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Mercoledì, 23 Settembre 2020

Lunedì, 17 Febbraio 2020 - nelPaese.it

Con questa intervista il portale Sociale.it inizia un viaggio nel mondo della Cooperazione Sociale di inclusione lavorativa. Partendo da Roma, con l’ambizione di conoscere esperienze anche di altre regioni. Lo scopo è comprendere lo stato di salute complessivo di questo settore produttivo, che ha un importante impatto sociale, ma che è anche lasciato un “po’ da parte” dalle Istituzioni che se ne dovrebbero occupare.

Questo sarà il tema del convegno “Effetto Impresa Sociale”, che si svolgerà a Roma il prossimo 18 febbraio 2020, presso la il Centro Convegni della Città dell’Altra Economia, in Largo Dino Frisullo  snc, a Roma. Parla Mario Dany De Luca , presidente della cooperativa sociale integrata Maggio ’82, una delle realtà più “storiche” della Capitale, ed editore di sociale.it

Mario Dany De Luca, come nasce la Maggio ’82?

Mario Dany De Luca La cooperativa nasce nel 1982 con l’obiettivo di realizzare l’inclusione lavorativa delle persone in condizione di svantaggio, in particolare quelle con disabilità.

Oggi siamo una cooperativa sociale di tipo B, d’inserimento lavorativo di persone svantaggiate, ma all’epoca la nostra nasce, insieme altre esperienze simili, come un’iniziativa imprenditoriale pionieristica. Soprattutto se si considera che la legge nazionale sulla cooperazione sociale, la 381 del 91, arriverà solo quasi 10 anni dopo e quella regionale del Lazio, la 24, addirittura nel 1996.

L’idea di creare una impresa che includesse a prescindere dalla condizione di disabilità, non nasceva dalla volontà di fare “beneficienza” per gli “handicappati, ma per dare risposta a dei bisogni, ai diritti fondamentali, quelli all’autonomia e alla vita indipendente, che trovano nel diritto al lavoro e alla socialità una base necessaria.

Una lotta, questa, che s’inscrive a pieno titolo nell’ambito del più ampio movimento per il riconoscimento dei diritti civili sociali che, a partire dagli anni ’60 del secolo scorso, ha coinvolto tutta la nostra società, incluse le persone con disabilità che volevano essere riconosciute come parte attiva nei processi sociali. Fino ad allora, nei confronti degli “inabili”, come venivano definiti nel lessico dell’epoca, esistevano solo interventi frammentari e settoriali. Negli anni successivi, si afferma un nuovo modo di concepire le persone con disabilità, non solo come destinatari di cura e di assistenza, ma come persona. Per la maggior parte delle persone con disabilità, soprattutto quelle in condizioni più gravi, il lavoro rimaneva, però, un miraggio per tanti motivi. Al di là delle condizioni “fisiche” e delle capacità lavorative di ciascuno, restava immutato il divario in termini di diseguaglianza nelle condizioni partenza. Per molti di loro, soprattutto con disturbi mentali e cognitivi, c’era poi un pesantissimo stigma sociale, solo nel 1978 la legge “Basaglia” avvierà, un lento ancorché incompiuto sgretolamento.

Ecco, le persone con disabilità vivevano, diciamolo, ancora in un mondo a parte, per lo più, di fatto, escluse dalla società. Per questo motivo, in tutta Italia, gruppi di attivisti, le famiglie, le comunità di base, religiose e non, maturarono in quegli anni la consapevolezza che le leggi potevano servire, ma che per essere efficaci e produrre un cambiamento effettivo, occorreva rendere le persone con disabilità parte attiva nella società. Ecco quindi il lavoro come strumento di socialità, non solo di produzione di reddito e, di conseguenza, di dignità. In quel momento nasce l’idea di un nuovo modello di cooperazione, quella integrata, ovvero dove le persone lavorano insieme al di là di ogni differenza e condividono i medesimi obiettivi. Maggio’82 nasce proprio in quegli anni, in quel contesto, con quei valori e con quelle motivazioni.

 Qual è oggi la realtà della cooperativa che presiedi?

Noi abbiamo iniziato con il giardinaggio e la manutenzione delle aree verdi. Oggi, lavoriamo soprattutto con gli enti pubblici, in particolare con ospedali ed aziende sanitarie. Forniamo servizi di supporto amministrativo. Inoltre, organizziamo attività di formazione e progetti di sviluppo ed inclusione sociale.

Dalle poche decine degli inizi, oggi siamo quasi 400 tra dipendenti e soci lavoratori, il 40 per cento persone con disabilità, tutti contrattualizzati con il Contratto Nazionale della Cooperazione Sociale.

Siamo profondamente legati al territorio dove siamo nati.

Nonostante le difficoltà che s’incontrano oggi per stare sul mercato nel nostro settore – nel pubblico, sempre meno bandi a cui possiamo partecipare – cresciamo e ci sviluppiamo, creiamo posti di lavoro, includendo persone in condizione di svantaggio e mettendo al centro dei nostri servizi le persone, i cittadini, gli utenti.

Ciò riafferma la forza  e la bontà dell’idea di cooperazione sociale integrata!

Creiamo e lasciamo ricchezza sul territorio in termini non solo di occupazione, reddito, soprattutto per chi è maggiormente esposto alla marginalità economica e sociale, ma anche di relazione sociale fuori e dentro il posto di lavoro, per non citare la qualità della relazione che cerchiamo di creare tra le pubbliche amministrazioni ed il cittadino che, per, noi è una motivazione ed una questione centrale.

Quali sono gli obiettivi, i progetti e le prospettive per il futuro di Maggio ’82?

Credo che la risposta sia in quanto ho detto in precedenza. Non puntiamo a sopravvivere, che è comunque un prerequisito, ma a svilupparci e a crescere rispettando il modello della cooperazione sociale integrata e, in una prospettiva più ampia, nel nuovo contesto che ha creato il Testo Unico del Terzo Settore. Questo, anche diversificandoci, sia in termini di tipologia di servizi offerti e di territori in cui siamo presenti.

La cooperazione sociale, fondata sul mutualismo, ha fatto enormi passi in avanti rispetto ai suoi albori e ha saputo crescere valorizzando settori considerati marginali e commercialmente non appetibili dalle imprese tradizionali.

Ci sono però molte minacce per il futuro, a partire da una certa disattenzione nei nostri confronti, tanto che, da qualche anno, da partner in percorsi virtuosi per la creazione di inclusione lavorativa e sociale, sembriamo quasi essere divenuti un problema per molti.

C’è poco ascolto e poca considerazione. Forse anche per via di alcune sacrosante inchieste giudiziarie, che, per altro, hanno coinvolto pochi soggetti, provocando però sovraesposizione mediatica negativa per l’intero settore. In più, la crisi ed i tagli del bilancio degli enti pubblici rendono il nostro contesto operativo d’elezione molto difficile.

La situazione non è uguale ovunque. In alcune aree del Paese questo atteggiamento negativo, come anche gli effetti della crisi, si avvertono di più. In altre, nonostante la crisi, c’è almeno più ascolto ed attenzione. In alcune regioni, infatti, alla luce della riforma del Terzo Settore, sono state emanate nuove leggi regionali sulla cooperazione sociale, molto innovative, che raccolgono la maggior parte delle istanze del settore.

A mio parere, al di là dell’entusiasmo e dell’impegno, contano sempre più l’innovazione tecnologica e sociale, la competenza e l’esperienza, la progettazione dell’impatto sociale, la comunicazione d’impresa sociale, la qualità dei servizi e la relazione con le persone a cui li offri.

Tutto questo ci avvicina, da un certo punto di vista, ad un’impresa tradizionale in termini di rincorsa alla “performance”, ma in un’ottica che ci rende completamente differenti. Parlo di sostenibilità e impatto sociale positivo versus la mera crescita di fatturato, utili e remunerazione di azionisti e investitori. Non dobbiamo, inoltre, dimenticare che, al di là di ogni legge vigente, sull’inserimento lavorativo delle categorie protette è proprio la cooperazione sociale integrata il più potente motore di occupazione per le persone con disabilità gravi o gravissime. Per le imprese tradizionali, spesso l’inserimento di lavoratori con disabilità rappresenta un problema e un costo, null’altro.

Credo sia necessario ribadirlo per gli altri, perché, chi fa vera cooperazione sociale, questi concetti li ha chiarissimi in ogni istante e li applica non solo sul lavoro, ma anche negli altri momenti e contesti della sua vita. Questi sono i temi centrali del convegno “Effetto Impresa Sociale”, che si svolgerà il prossimo 18 febbraio.

Quali sono i punti di forza e le opportunità che potete sfruttare e le debolezze e i rischi che dovete affrontare per il vostro progetto d’impresa?

Per quanto riguarda i punti di forza, vorrei parlare non solo della nostra realtà, ma dell’intera cooperazione sociale. Direi il commitment, l’impegno verso gli obiettivi della cooperativa, che, lo evidenzio ancora una volta, per noi non sono solo economici, visto che gli utili vengono reinvestiti nella quasi totalità nell’impresa e nel suo sviluppo. Poi, le competenze e l’esperienza del nostro capitale umano, cui offriamo, costantemente, percorsi di formazione e di crescita professionale. Infine, la duttilità, la capacità di ascoltare il territorio e di dare risposta ai suoi bisogni. In tema di opportunità, credo che si debba ascoltare l’epoca: tutto ci parla di sostenibilità dello sviluppo, anche in termini modelli economici e di consumo, d’inclusione, come piena affermazione dei diritti civili e sociali di ciascuno e di superamento delle discriminazioni in un mondo globalizzato. La risposta a questi aspetti arriva direttamente dall’idea di cooperazione, in particolare quella integrata. Aggiungo, poi, che anche il privato, oltre che il pubblico, può migliorare il proprio rapporto con i cittadini, che sono anche utenti e clienti, grazie alla modalità da pari a pari con cui sappiamo offrire i nostri servizi. Anche per loro un’opportunità, quindi guardiamo anche ad altri mercati, non più solo al pubblico. Dico, vi siete mai imbattuti, ad esempio in qualche servizio clienti, che sia on line, telefonico o frontale, magari esternalizzato: un’esperienza frustrante 9 volte su 10 e personale addetto sottopagato e precarizzato che lavora praticamente a cottimo. Noi sappiamo mettere la persona al centro, sia esso l’utente o il lavoratore. Questo non significa solo qualità del servizio, ma anche giustizia sociale e sostenibilità.

La nostra principale debolezza viene proprio dal nostro modello d’impresa che ha bisogno di un contesto sociale e culturale favorevole per svilupparsi. Questo, lasciatemelo dire, non è un momento favorevole per chi fa inclusione, è evidente per tutti. I populismi, i nazionalismi, i sovranismi, i razzismi hanno prodotto una sorta di riflusso. Oggi le persone sono ripiegate nell’individuale, nell’interesse personale, e preferiscono il sociale virtuale a quello reale, con tutte le distorsioni dei concetti di società e comunità a cui assistiamo ogni giorno. La cooperazione sociale ha dimostrato di avere la capacità d’intercettare i bisogni, soprattutto nelle periferie, non solo territoriali, da cui il pubblico è distante e a cui è sordo, anche per mancanza di fondi e di idee. Siamo, però, anche una sorta di spartiacque contro questa tempesta che minaccia di consumare il territorio entro cui si può sviluppare una società sana ed aperta.

Infine, i rischi. Il principale, che ho citato anche prima, è la discesa nel nostro mercato di soggetti privati che non rispettano le regole della concorrenza, cui noi siamo vincolati, complici, anche, le offerte economicamente più vantaggiose, al limite del massimo ribasso, e i controlli sul dumping contrattuale sostanzialmente assenti. Una partita che vede il nostro capitale umano in una lotta impari e soccombente contro le società di capitali. Una lotta che produce povertà sociale, occupazionale e precarietà, che allarga il divario sociale e non redistribuisce gli utili sul territorio. Su questo gran parte politica da troppo tempo è stata sedotta dalle parole magiche del neoliberismo, delle privatizzazioni e del libero mercato. Ora è venuto il momento di invertire la tendenza, mostrando più attenzione alle nostre istanze.

Chi si succede al governo non manca di lodare la cooperazione, in particolare quella sociale, che, spesso, se non sempre, sostituisce lo Stato dove è assente: è la cosiddetta sussidiarietà. Dal pubblico, il partner principale, nuove regole ed obblighi, il Testo Unico sul Terzo Settore, ma risorse investite da anni esponenzialmente in caduta: cosa chiedete alla politica nazionale e locale?

Di applicare le leggi, prima di tutto. Ci sono normative nazionali e regionali, persino comunali, che impongono di riservare una percettuale delle gare di appalto alla cooperazione sociale, ma sono quasi del tutto disattese. La situazione in Italia è, come al solito, a macchia di leopardo. Occorre, poi, innescare un dibattito sull’opportunità di abbandonare un uso distorto del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa e l’idea che un prezzo concorrenziale corrisponda necessariamente al risultato di un design dei servizi più efficiente. Bisogna esaltare, invece, i fattori che migliorano l’impatto sociale nell’affidamento di un servizio ad un certo tipo soggetto piuttosto che ad un altro. Dietro ai megasconti, in realtà, si nasconde per lo più il dumping contrattuale e la precarizzazione dei lavoratori, condizione che dovrebbe essere deprecata da ogni legislatore lungimirante. Quindi, un peggioramento dei livelli retributivi dei lavoratori ed un abbassamento della qualità dei servizi. Senza dimenticare che talvolta l’esaltazione del solo criterio dell’offerta economica più vantaggiosa mette fuori mercato la cooperazione sociale. Di evidenze di questo fenomeno ce ne sono tante e dovrebbero far riflettere.

Il convegno intende richiamare la politica e le parti sociali alla consapevolezza di come la cooperazione sociale d’inclusione lavorativa, avendo una evidente rilevanza economica e sociale, debba essere tutelata e promossa, a partire dalla piena applicazione delle norme esistenti, riaffermare quel contesto di condizioni di partenza più favorevoli alla loro attività.

Come è stato più volte sottolineato, la cooperazione sociale risponde ai bisogni dei cittadini, crea occupazione e sviluppo sostenibile nel territorio.

Oggi si parla molto di sostenibilità, il “green new deal” è nell’agenda politica europea e in quella del governo italiano, non solo come necessità, ma anche in termini di opportunità di sviluppo per il futuro. Per questo occorre cambiare non solo il modello economico, ma anche quello sociale, per creare una società più equa, inclusiva e solidale.

La cooperazione sociale è sinonimo di inclusione di solidarietà ed equità. In quest’ottica, essa rappresenta un valore aggiunto che va sostenuto e diffuso. Per farlo, le leggi ci sono, possono e devono essere migliorate, soprattutto tenendo conto delle novità introdotte dalla riforma del Terzo Settore, ma, prima di tutto devono essere pienamente applicate ed adeguatamente finanziate.

Ecco, alla politica chiedo di non far più da spettatore, ma d’intervenire, per cominciare concretizzando quello che esiste. Noi faremo la nostra parte, come sempre abbiamo fatto.

A me piace, e concludo, continuare a pensare al mondo della cooperazione sociale, con lo stesso approccio che ha il fotografo innamorato della sua professione – e cito un grande autore di cui ora non ricordo il nome – che, quando schiaccia il bottone, è persuaso di prendere non solo quello che sta vedendo, ma anche quello sta immaginando.

E in questo mio sogno c’è una buona dose idealismo, che per me non è solo una bella parola. L’inserimento lavorativo è un interesse civico generale, ed ancora la cooperazione sociale ha una capacità e una sensibilità particolari nell’integrare lavoratori fragili in un contesto produttivo.

Continuo a sognare, poi, che lo Stato debba sostenere con rinnovato impegno e con una corresponsione di risorse pubbliche il nostro settore, nella convinzione che nessuno debba essere mai lasciato solo, che nessuno debba essere mai lasciato indietro.

Insomma, siamo ancora quello che volevamo essere da grandi, non abbiamo perso l’anima!

Pubblicato in Economia sociale

Torna a Palermo dal 18 al 23 febbraio 2020 la tredicesima edizione di Esperienza inSegna, la manifestazione scientifica cui l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) partecipa anche quest'anno con laboratori, conferenze, percorsi didattici e uno stand dedicato.

Il tema di questa edizione, "Cambiamento climatico e sostenibilità", prevede un ricco programma di appuntamenti che si terranno presso l'Edificio 19 - Complesso Polididattico dell'Università degli Studi di Palermo.

I ricercatori della Sezione di Palermo dell'INGV animeranno la giornata di venerdì 21 febbraio con due conferenze: "Lo studio del clima e dei cambiamenti climatici: il contributo della Geochimica", tenuta dal ricercatore Marcello Liotta, e "Le grotte: un luogo ideale per il monitoraggio del cambiamento del clima", a cura del collega Paolo Madonia.

Presso lo stand dell'INGV sarà possibile osservare un modello di vulcano con simulazioni di processi di degassamento della camera magmatica, un sismografo durante l'attività di monitoraggio sismico e uno degli osservatori di nuova generazione per il monitoraggio ambientale sottomarino, con proiezioni di materiale audio-visivo che ne documenterà funzionamento e fasi di deposizione. Verranno poi presentate alcune rocce - vulcaniche e non - provenienti dalla Sicilia e, attraverso un modello, i ricercatori dell'Istituto descriveranno ai visitatori il funzionamento di vari tipi di faglie.

Novità di quest'anno l'esposizione "MonitorArte vulcanica", una creativa sinergia tra arte, scienza e sostenibilità ambientale realizzata dagli studenti della IV D del Liceo Artistico Statale "Vincenzo Ragusa e Otama Kiyohara" di Palermo con la collaborazione della Sezione locale dell'INGV. Saranno esposti cinque vecchi monitor di PC, riciclati a nuova vita in forma artistica con tecniche di pittura acrilica e collage, che oggi custodiscono al loro interno delle stampe 3D dei vulcani italiani monitorati dall'INGV.

Altra novità sarà, inoltre, l'esposizione di un modello tridimensionale di una fumarola con la strumentazione utilizzata per il campionamento dei gas vulcanici.

Agli insegnanti degli Istituti scolastici in visita saranno distribuiti libri, opuscoli e DVD realizzati dal Laboratorio Didattica e Divulgazione Scientifica dell'INGV e da EDURISK a supporto del progetto formativo e di diffusione delle conoscenze sul rischio sismico e vulcanico.

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Arrivano a piedi, dopo aver camminato per ore, con le proprie gambe, trasportate su una brandina di ferro o in spalla a parenti o amici. Altre giungono in macchina, sdraiate sui sedili posteriori abbassati, dopo viaggi di diverse ore. Sono le donne che si presentano ogni giorno per un parto di emergenza negli ospedali di Medici Senza Frontiere (MSF) di tutto il mondo, con la propria vita e quella del loro bambino attaccate a un filo.

Ogni due minuti nel mondo un'équipe di MSF aiuta una donna a far nascere un bambino, per un totale di 309.500 parti assistiti (dati 2018). Per queste donne e i loro figli, MSF lancia la campagna di raccolta fondi "Nati in emergenza": dal 16 febbraio al 7 marzo si possono donare 2 euro con SMS da rete mobile, 5 o 10 euro con chiamata da rete fissa al numero 45596, oppure online sul sito www.msf.it/natiemergenza.

I fondi raccolti andranno a sostegno di 6 progetti: l'ospedale di Khost in Afghanistan, che con 2.000 bambini nati ogni mese è il più prolifico dei centri di MSF, Quello di Castor, a Bangui, in Repubblica Centrafricana, uno dei paesi con la mortalità infantile più alta, e quello di Mocha in Yemen, costruito nel 2018 vicino alla linea del fronte per curare feriti di guerra e assistere i parti in emergenza; la maternità di Mosul Ovest in Iraq, aperta nel 2017 per far fronte alla fuga di molti medici e paramedici; il centro di salute materno-infantile nel campo rifugiati di Shatila in Libano, dove siriani, palestinesi, libanesi e altre comunità vivono in condizioni drammatiche; e la clinica pediatrica fuori dal campo per migranti e rifugiati di Moria, sull'isola di Lesbo, dove donne e bambini vivono in uno stato di emergenza cronica e in un ciclo continuo di sofferenza umana.

"Vediamo donne che arrivano per un parto di emergenza senza mai aver fatto un'ecografia durante tutta la gravidanza. Quando le adagiamo sulla barella non sappiamo se il bambino sia vivo o meno, in che posizione si trovi, e nemmeno della possibile presenza di gemelli. Abbiamo pochi minuti per raccogliere tutte le informazioni e capire cosa fare" dichiara Giorgia Sciotti, ginecologa di MSF, rientrata da qualche settimana dalla sua seconda missione in Afghanistan.

Sono diversi i motivi per cui si nasce in emergenza, dai conflitti armati, che limitano gli spostamenti delle persone timorose di diventare bersaglio di attacchi aerei e combattimenti, a sistemi sanitari fragili o del tutto assenti, che costringono le donne incinte a partorire in casa, con ostetriche non adeguatamente formate. Dove non ci sono cure l'intervento indipendente di MSF può fare la differenza. Per renderlo possibile bastano soltanto 10 euro per garantire un parto sicuro con un'assistenza qualificata.

"A volte le donne raggiungono un nostro ospedale dopo aver già partorito e in shock emorragico. Mentre cominciamo la corsa frenetica alla ricerca del sangue, ci capita di vedere che il cordone ombelicale è stato tagliato con pezzi di lamiera o vetro, con il rischio consistente di infezione da tetano. E così, a poche ore dalla nascita, un neonato può già combattere per la vita" dichiara Ileana Boneschi, ostetrica di MSF, che ha lavorato in Iraq e Afghanistan.

Dal 16 febbraio al 7 marzo si dona al numero 45596 per sostenere l'azione di MSF per garantire un parto sicuro e cure pediatriche in Afghanistan, Iraq, Yemen, Libano, Repubblica Centrafricana e Grecia. Il valore della donazione sarà di 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulari Wind Tre, TIM, Vodafone, PosteMobile, Iliad, Coop Voce, Tiscali. Sarà di 5 euro per le chiamate da rete fissa TWT, Convergenze, PosteMobile e di 5 e 10 euro da rete fissa TIM, Vodafone, Wind Tre, Fastweb e Tiscali. I fondi raccolti tramite la numerazione solidale saranno destinati all'azione di MSF in questi paesi.

L'iniziativa ha ricevuto il sostegno di Responsabilità Sociale Rai, Mediaset, La7, Sky e della Lega Serie A.

 

 

Pubblicato in Salute

Uno scrigno di colori e di racconti per trasmettere quanto sia importante condividere esperienze e contesti conosciuti e, al contempo, dare la possibilità a tutti di scoprirne di nuovi, attraversandoli insieme, perché solo incontrandosi e conoscendosi l’impossibile può diventare possibile. Parte da qui la giornata nata Intorno al libro "Nel campo di Vitôr, che mercoledì 19 febbraio alle 16.30 sarà presentato in anteprima assoluta alla Comunità Nove nel Parco di Sant’Osvaldo a Udine, in via Pozzuolo 330.

Il libro racchiude una storia regalata da Chiara Carminati e illustrata dagli artisti di CipArt, gruppo d'arte economica della Comunità Nove. La presentazione si inserisce all'interno della cornice “Disturbo? Con ferma delicatezza” di cui costituisce la quarta tappa, iniziativa legata alla Giornata Mondiale della Salute Mentale organizzata da Cooperativa sociale Itaca e Dipartimento di salute mentale dell’Asufc. in collaborazione con Consorzio Cosm e Duemilauno Agenzia Sociale.

Tra le collaborazioni attivate da “Nel campo di Vitôr” quella molto intensa con il progetto “Ortoliamo al ritmo della vita” dell’associazione dei Genitori Scuola dell’Infanzia di via d’Artegna di Udine. Finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia - Welfare Famiglie, Ortoliamo nasce dalla sinergia che l'associazione Genitori ha costruito in questi anni con il tessuto associativo attivo in città attorno al tema dello star bene, declinato in più ambiti e luoghi: dall'agricoltura sostenibile al mangiar sano, dalla cura del luogo in cui viviamo alla cura delle relazioni, con particolare attenzione all'inclusione sociale e al fare comunità.

Per tutti, fare insieme rappresenta un'opportunità di crescita culturale, emotiva, affettiva, sociale e relazionale, tanto che Ortoliamo si sviluppa anche attorno al tema delle buone pratiche di cura, grazie alle sinergie create con un ricco partenariato che ne sostiene le attività e ne condivide i principi.

Istituto V Comprensivo di Udine, primo partner del progetto, sostiene i percorsi che Ortoliamo promuove all'interno della scuola. Psicomotricità e musicoterapia fanno da collante tra le esperienze che i bambini sperimentano dentro la scuola e ciò che vivono fuori, fornendo loro gli strumenti per sintonizzarsi con il proprio stato d'animo, rallegrarsi, consolarsi, ridurre lo stress, percepire, riconoscere e liberare.

Cooperativa Itaca, Cosm e Circolo Arci Bar Sport aiutano il progetto a scoprire il valore della diversità. Attraverso le attività laboratoriali “Alimentare Watson!” e “Orto in tasca” segnano la strada verso un rapporto più consapevole con il cibo e il modo di produrre. Mentre Cooperativa Pervinca ha aperto ai bambini le porte del proprio centro, consentendo la costruzione di un ponte intergenerazionale.

“Ortoliamo al ritmo della vita” ha permesso, così, di raccogliere in un libro pensieri e pratiche di cura, accoglienza e valore delle diversità, tra un campo fantastico e il Parco di Sant’Osvaldo, tra scuole e luoghi di cura, tra quartieri e città. Mercoledì 19 febbraio alla Comunità Nove nel Parco di Sant’Osvaldo, la presentazione in anteprima del libro “Nel campo di Vitôr” sarà accolta da un ricco programma: a partire dalle 16.30 “mangiamo insieme” con la merenda comunitaria, a seguire seminiamo arte con un “laboratorio di campo”, poi un tuffo nei colori di CipArt, e ancora leggiamo insieme la storia di Vitôr e, infine, cantiamo con i 100 bambini del Coro della Scuola primaria Silvio Pellico.

 

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

A quasi un anno dal riconoscimento dell'aumento economico per i lavoratori della cooperazione sociale, come definito dal rinnovo del contratto nazionale del settore, è urgente introdurre i consoni adeguamenti negli appalti pubblici del Veneto. Diversamente, ciò inciderà in misura grave sul costo del lavoro per le circa 800 cooperative sociali del Veneto, sentenziando il rischio di insostenibilità per alcune e la lesione dei diritti dei loro 40mila lavoratori.

È stata questa la grande questione posta all'ordine del giorno nel recente incontro richiesto da Cisl Fp e Fisascat, UIitucs e Uilfpl, Legacoop e Confcooperative del Veneto ─, organizzazioni che compongono il Comitato misto paritetico regionale ─, all'assessore alla Sanità, Servizi sociali e Programmazione sociosanitaria Manuela Lanzarin.

Alta, infatti, la preoccupazione delle associazioni e delle sigle sindacali per il mancato adeguamento, che mette a repentaglio la qualità nell'erogazione dei servizi, per lo più di cura, assistenza e inclusione e rivolti a fasce fragili della popolazione. Tutto ciò, peraltro, favorisce l'affidamento del servizio o l'aggiudicazione dell'appalto secondo la logica del "massimo ribasso", principio che lede la cooperazione "buona e sana", escludendola dalle gare, e lascia spazio a possibili infiltrazioni di cooperative spurie.

Di fronte a questo scenario illustrato dalle organizzazioni all'assessore, la Lanzarin si è resa disponibile ad affrontare la questione: «Dando atto che già nelle recenti procedure di gara le Aziende attualizzano il costo del lavoro, mi sono comunque impegnata a promuovere gli incontri per valutare le misure affinché le Ulss recepiscano nei propri bandi di appalto criteri tesi a premiare la qualità dei servizi offerti, tenuto conto, ad ogni modo, come già oggi i bandi siano redatti secondo il criterio dell'offerta economicamente vantaggiosa, con l'assegnazione di 70 punti alla qualità tecnica dell'offerta e di 30 punti al prezzo».

«Siamo soddisfatti per la disponibilità e l'impegno a lavorare insieme dichiarati dall'assessore, che ha confermato di comprendere appieno la criticità della situazione: abbiamo riscontrato un terreno fertile di dialogo e di ascolto. L'obiettivo comune è evitare che le cooperative rispettose del contratto collettivo nazionale siano messe a dura prova nella loro stabilità economica, minando così anche l'occupazione, l'innovazione sociale e il welfare del territorio in cui operano» commentano le organizzazioni, che hanno anche rinnovato alla Lanzarin la richiesta di istituire un tavolo permanente con le istituzioni locali coinvolte nella gestione degli appalti dei servizi sociali e sociosanitari.

In occasione dell'incontro i membri del Comitato hanno richiamato il "Protocollo sulla legalità in materia di appalti pubblici", recentemente siglato da Cisl Fp e Fisascat, UIitucs e Uilfpl, Legacoop e Confcooperative del Veneto e già inviato agli enti competenti assieme alle tabelle ministeriali sul costo del lavoro delle cooperative sociali. Un documento che è un patto reciproco e una piattaforma comune di impegno e di visione, per contrastare discrezionalità e parzialità nell'affidamento dei servizi da parte degli enti pubblici, tutelare le cooperative sociali "sane" e mettere in campo azioni di monitoraggio e di contrasto di quegli appalti che scelgono come unico criterio dell'aggiudicazione il "minor prezzo".

Pubblicato in Veneto

JobLab è il nome breve di un progetto della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap (FISH). Quello completo e significativo è JobLab – Laboratori, percorsi e comunità di pratica per l’occupabilità e l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità.

Il progetto è stato riconosciuto meritevole di finanziamento dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali attraverso lo specifico Fondo per il finanziamento di progetti e attività di interesse generale nel terzo settore. Avviato a fine 2018, terminerà nel giugno 2020 con un evento finale a Roma.

L’obiettivo di JobLab è di affrontare il tema del diritto al lavoro delle persone con disabilità, nella consapevolezza che quello lavorativo è un ambito in cui si configura una delle forme più evidenti di discriminazione basata sulla disabilità e di preclusione alle pari opportunità. JobLab mette in campo azioni di formazione e animazione, di promozione di reti, di ricerca ed indagine, di diffusione e di comunicazione.

Molte sono le azioni in programma: dagli eventi di formazione e animazione territoriale – già realizzati a Torino, Milano, Roma, Terni, cui seguiranno altri 10 appuntamenti – alla comunità di pratica per la condivisione di conoscenze ed esperienze, alla ricerca sul disability manager, a strumenti di comunicazione e sensibilizzazione (podcast e docufilm).

Ma in queste ore si lancia una delle azioni centrali: un’indagine campionaria per conoscere le reali condizioni di lavoro e delle pari opportunità delle persone con disabilità.

Come lavora una persona con disabilità? Quali sono le sue condizioni di vita? Che difficoltà incontra sul posto di lavoro? Quali opportunità e quali ostacoli per il suo avanzamento in carriera? JobLab tenta di indagare il fenomeno in modo approfondito e con tutti i crismi della ricerca sociale. La ricerca interesserà tutto il territorio nazionale e sarà tra le prime ad approfondire questo argomento. L’indagine è curata, su incarico di FISH, da IREF – Istituto di Ricerche Educative e Formative.

I lavoratori con disabilità possono collaborare a questa ricerca compilando un semplice questionario online (https://it.surveymonkey.com/r/Joblab-QualitadelLavoro) e magari aiutando nella diffusione dello stesso.

 

Pubblicato in Lavoro

Una valigia sul palco, l'unico oggetto portato da Rinor e i suoi genitori dalla Moldavia quando aveva 3 anni, una storia di immigrazione a lieto fine che fa sorridere anche per il suo spiccato accento umbro. Così si è aperto l'evento "Generare futuro: i giovani e il Servizio Civile in Legacoop" che si è svolto al Postmodernissimo di Perugia (14 fabbraio 2020) per celebrare la conclusione dei 30 progetti di Servizio Civile, realizzati da 12 Cooperative Sociali di Legacoop Umbria a cui hanno partecipato 160 ragazzi di età compresa tra i 18 e 29 anni.

La valigia è stata lasciata lì anche durante le testimonianze dei ragazzi che hanno appena concluso questo viaggio a rappresentare simbolicamente il bagaglio di nuove consapevolezze. Per ogni progetto una piccola presentazione dell'anno intenso trascorso e la proiezione dei video realizzati da loro dove non sono mancati momenti di commozione nel ricordare i bei momenti trascorsi.

"Hanno vissuto a stretto contatto con la disabilità –afferma Andrea Radicchi Responsabile Servizio civile Legacoop Umbria- con la salute mentale, gli anziani, i minori. Un primo approccio nel mondo del lavoro . Per noi è sempre emozionante e giusto dare risalto all'esperienza di Servizio Civile nelle nostre cooperative, consapevoli che oggi si chiude un ciclo che porterà comunque tanti di loro a fare di quest'esperienza la loro occupazione. A breve comunque altri 150 ragazzi inizieranno lo stesso percorso, e quest'iniziativa fa da trait d'union per chi finisce e per chi inizia questa nuova avventura".

Si è entrati nel vivo della giornata grazie al contributo di Michele Marmo – Presidente AssociAnimazione, Jacopo Teodori - Rappresentante Coop Centro Italia e Gabriele Biccini – Rappresentante Cooperativa sociale Asad i quali hanno stimolato i ragazzi nel vivere con fiducia e da protagonisti il proprio tempo per contribuire così a realizzare una società più equa e più giusta.

Poi il contributo di Sabrina Mancini responsabile nazionale del Servizio Civile in Legacoop che ha messo in luce l'importanza del Servizio Civile per la crescita personale e professionale dei giovani. Ha proseguito sulla stessa linea Gabriele Goretti - Formatore Servizio Civile evidenziando quale obiettivo principale di questa esperienza il creare nei giovani un senso civico e di appartenenza consapevole alla comunità in cui si vive.

I lavori si sono conclusi con la consegna, da parte di Dino Ricci – Presidente Legacoop Umbria, degli attestati di partecipazione. Nel suo saluto Ricci ha sottolineato l'importanza di un ruolo attivo dei giovani "senza la vostra energia, senza il valore che le nuove generazioni sono in grado di portare difficilmente si possono creare nuove risposte alle sfide del proprio tempo".

 

Pubblicato in Umbria
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