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Lunedì, 06 Aprile 2020

Venerdì, 21 Febbraio 2020 - nelPaese.it

"La giustizia penale minorile continua a essere un modello che punta non sul carcere e questa è una buona notizia". A dirlo è stato Patrizio Gonnella introducendo la presentazione di "Guarire i ciliegi", il quinto rapporto di Antigone sugli Istituti Penali per Minorenni, avvenuta nella mattinata di oggi all'interno della Comunità Borgo Amigò, un luogo che incarna quello che per Antigone deve essere l'obiettivo ultimo della giustizia minorile: dare risposte sul terreno sociale e non penale. Non a caso il titolo del rapporto ha rappresentato un omaggio alla canzone "Un medico" di Fabrizio De André, dove il protagonista da bambino aveva il sogno di guarire i ciliegi.

"Compito del sistema della giustizia minorile - ha spiegato Susanna Marietti, coordinatrice nazionale di Antigone e curatrice del rapporto - è infatti quello di proteggere i sogni dei ragazzi, promuovere per loro ogni possibilità futura, facendo sì che il giovane percepisca di avere davanti a sé tutte le alternative di vita aperte e non si senta stigmatizzato e costretto dall'esperienza penale".

Un obiettivo che il sistema della giustizia minorile italiano ha fatto in gran parte suo. A testimoniarlo ci sono i numeri. Al 15 gennaio 2020 i minori e giovani adulti detenuti nei 17 IPM italiani erano 375. Raramente le presenze sono scese sotto le 400 unità (dunque il dato attuale è un dato quasi eccezionale) ma, altrettanto raramente, sono salite sopra le 500. Rispetto ai suoi vicini di dimensioni rilevanti l'Italia ricorre alla detenzione in maniera residuale. In Francia e Germania, nel 2017, gli istituti di pena per minori ospitavano 794 persone detenute; nel Regno Unito 895. In Italia 452.

"Numeri bassi che sono una buona notizia - come ha evidenziato ancora Gonnella - e che si accompagnano ad una diminuzione anche dei numeri della criminalità minorile". Fra il 2014 e il 2018 le segnalazioni da parte delle forze di polizia all'autorità giudiziaria riguardanti i delitti commessi da minori sono infatti diminuite dell'8,3%, passando da oltre 33.300 nel 2014 a 30.600 nel 2018. Fra i delitti calano gli omicidi volontari (-46,6%) e colposi (-45,4%), i sequestri di persona (-17,2%), i furti (-14,03%), le rapine (-3,9%) e l'associazione per delinquere (-82,5%). Preoccupa invece la crescita, rispetto al 2014, dei minori segnalati per associazione di tipo mafioso (+93,8%: erano 49 nel 2014, sono diventati 95 nel 2018).

A fronte di queste segnalazioni gli imputati minorenni sono per il 70% italiani (tra questi il 40% è nato nel Nord Italia) e per il 30% stranieri. Tuttavia si registra una sovra-rappresentazione di questi ultimi negli IPM. Gli stranieri rappresentano infatti il 57,1% dei ragazzi e delle ragazze recluse.

A fronte di questo scarso utilizzo della detenzione negli Istituti Penali per Minori, un ruolo rilevante è quello costituito dalle comunità di accoglienza nell'ambito delle quali oggi sono inseriti 1.104 ragazzi provenienti dall'area penale. La loro presenza è quasi raddoppiata negli ultimi 10 anni, e questi numeri hanno fatto del sistema delle comunità un asse portante del sistema della giustizia minorile nel nostro paese.

La maggioranza dei ragazzi entra in comunità in misura cautelare. Un gruppo più ristretto arriva invece in comunità provenendo dagli IPM. Circa il 20% del totale dei ragazzi che entra in comunità lo fa nell'ambito di un progetto di messa alla prova. Tuttavia, anche in caso di reclusione in IPM, la vita detentiva è spesso ricca di attività che aiutano i giovani a guardare al futuro con maggiore speranza.

"Per grande parte la prassi dentro gli IPM non ha dovuto aspettare 43 anni per avere un ordinamento penitenziario specifico per le carceri minorili – ha spiegato Susanna Marietti durante la presentazione del rapporto. Durante gli anni passati, con il nostro Osservatorio abbiamo riscontrato pratiche avanzate, che il decreto dell'ottobre 2018 si è limitato a codificare ma che erano arrivate ben prima delle norme. Però oggi si può e si deve fare un salto in avanti, verso un modello di detenzione, fino a quando questa continuerà ad esistere nel sistema minorile, che ha davvero le potenzialità per affermarsi come rivoluzionario e per allargarsi un domani anche al di fuori degli istituti per minori. Come molte volte è successo in passato, la giustizia minorile può costituire il cuneo dal quale allargare le maglie del sistema in generale".

Il rapporto completo con le schede degli istituti e i video con le immagini girate dentro le carceri si trova sul sito www.ragazzidentro.it

 

 

Pubblicato in Nazionale

Legacoop e Confcooperative assieme alle segreterie delle categorie delle Organizzazioni Sindacali FP CGIL, CISL FP, FISASCAT CISL, UIL FPL, UIL TUCS, hanno formalmente costituito il Comitato Misto Paritetico Provinciale per affrontare la corretta applicazione del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro delle cooperative sociali.

"La cooperazione sociale mantovana raggiunge un importante risultato, dopo svariati anni di mancato confronto, che consente di stabilire proficue relazioni sindacali con positive ricadute sugli addetti impiegati nel settore nonché sulla qualità dei servizi resi".

Tra le azioni condivise dalle parti la sensibilizzazione degli enti locali e della pubblica amministrazione affinchè negli appalti, e nelle convenzioni si tenga conto dei costi connessi all’applicazione del C.C.N.L. Cooperative Sociali oltre che degli aumenti che a regime, nel corso del 2020, porteranno un aumento lordo complessivo del 6%.

Nel corso dell’incontro le parti hanno condiviso anche modalità di informazioni e procedure da osservare nei casi di cambio di appalto: tra le funzioni spiccano la valutazione della corretta applicazione del C.C.N.L. di settore e l’impegno ad avviare le procedure per la definizione di un contratto di secondo livello per dare corso al riconoscimento del cosiddetto Premio Territoriale di Risultato previsto dal rinnovo contrattuale siglato a livello nazionale nel maggio dello scorso anno.

 

Pubblicato in Lavoro

Rispetto al recente annuncio della Ministra Lamorgese, Forum Droghe, la storica associazione che si occupa di politiche sulle droghe a livello nazionale ed internazionale (con status consultivo all'ONU) interviene sulla carcerazione per fatti di lieve entità legati allo spaccio di droghe.

"Ci risiamo – commenta amaro Stefano Vecchio, Presidente di Forum Droghe – il Governo con i suoi Ministri dell'Interno Lamorgese e della Giustizia Bonafede vogliono intervenire sulla legge sulle droghe con un solo obiettivo: mandare in carcere i piccoli spacciatori. Come se il carcere non fosse già pieno di spacciatori, per lo più piccoli, che rappresentano il 35% dei detenuti in Italia come dimostrato dal Libro Bianco sulle droghe. Ma il tema non è se ci siano troppi o pochi spacciatori in carcere; il punto di cui anche questo Governo non vuole prendere atto, è che nonostante si continuino ad arrestare, condannare e incarcerare spacciatori il mercato nero delle droghe è più florido che mai”.

“Non sono bastati 30 anni di fallimentare repressione sulle droghe – aggiunge Vecchio - per attestare l'incapacità di affrontare il fenomeno con il codice penale? E' necessario, al contrario, un cambio di rotta radicale nelle politiche sulle droghe centrato sul governo sociale del fenomeno e sulla prospettiva della Riduzione del Danno. Per questo Forum Droghe si ritroverà a fine mese insieme ad una larga fetta di Società Civile a Milano per una Conferenza nazionale sulle droghe. Autoconvocata perchè da quasi 11 anni i Governi succedutisi sono stati talmente interessati al tema da non procedere all'obbligo di legge del confronto triennale con operatori, privato sociale e Società Civile. Una conferenza che è aperta e per questo invitiamo i Ministri a venire a venire confrontarsi il 28 e 29 febbraio a Milano con la viva realtà e le proposte concrete."

Per Hassan Bassi, segretario di Forum Droghe "è ora di smetterla con questo continuo richiamo al carcere quando si parla di droghe: non serve più carcere, serve un diverso approccio ai consumi di sostanze psicoattive e al mercato che ne consegue. Nel percorso della conferenza nazionale autoconvocata le organizzazioni della Società Civile italiana hanno organizzato numerosi laboratori che hanno dimostrato come l'approccio penale sia inutile e dannoso, e come invece lavorando sulla reale prevenzione (che non sono i cani nelle scuole) e la Riduzione del Danno e dei Rischi si possa intervenire come maggiore efficacia limitando i danni e le sofferenze. Proprio domani avremo due eventi a Roma, promossi da CNCA e ITARDD, che porranno in primo piano proprio questi temi”.

“La proposta della Ministra – prosegue Bassi - colpirebbe solo la parte più debole del mercato delle sostanze, anzi spesso dei semplici consumatori che operano nel piccolo spaccio per garantirsi sostanze per uso personale. E sopratutto un esercito di emarginati che trovano nel piccolo spaccio l'unico mezzo per il proprio sostentamento. Impegnare le forze dell' ordine e riempire le carceri di piccoli spacciatori impedisce interventi ben più importanti contro i grandi signori delle mafie del narcotraffico. Uno spreco di inchiostro e di risorse inutile."

"Proprio sullo spaccio di lieve entità – interviene infine Leonardo Fiorentini, Direttore di Fuoriluogo –  sono iniziate alla Camera le audizioni su 2 progetti di legge antitetici di modifica del comma 5 dell'articolo 73 del DPR 309/90. Da una parte quello che moltiplica le pene  voluto dall'ex Ministro della Paura, ovvero uno squallido esempio di populismo penale della Lega. Dall'altra il Disegno di Legge presentato da Riccardo Magi ed altri deputati. E' necessario infatti come azione minima di inversione di rotta, fare un esercizio di mera intelligenza legislativa, portando la distinzione fra le diverse sostanze anche sulla lieve entità, proprio per dividere il mercato delle droghe più pericolose da quello della cannabis, e dando un supporto normativo all'indicazione della Corte di Cassazione rispetto alla non punibilità della coltivazione di canapa ad uso personale. Essendo questa la sostanza più consumata e normalizzata oggi rappresenta nel nostro paese l'80% dei consumi, l'80% dei sequestri, l'80% delle segnalazioni ai Prefetti e circa il 50% delle denunce penali. Un'enormità di peso per il sistema repressivo, penale e penitenziario e per le persone che usano cannabis. Partiamo da qui."

 

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