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Martedì, 18 Febbraio 2020

Mercoledì, 05 Febbraio 2020 - nelPaese.it

Ampliare la collaborazione già attiva da tempo e sviluppare nuove iniziative formative, di orientamento al lavoro e imprenditorialità: sono solo alcuni degli obiettivi dell'intesa firmata, stamattina, dal Rettore e dalla presidente Rita Ghedini

Già nel giugno 2016, l'Università di Bologna e Legacoop Bologna hanno sottoscritto un protocollo d'intesa per esplorare insieme opportunità di collaborazione, attivare progetti e attività multidisciplinari nei settori di reciproco interesse.

Con la firma del nuovo accordo quadro di collaborazione, da parte del Rettore Francesco Ubertini e della presidente Rita Ghedini, l'Alma Mater e Legacoop Bologna si impegnano a sviluppare nuovi progetti di collaborazione, ampliando ambiti e attività di interesse.

Grazie al protocollo del 2016, Legacoop ha rafforzato la collaborazione con il mondo della ricerca e dell'innovazione e aumentato la partecipazione di studenti e ricercatori nei programmi di promozione cooperativa.

Nello scorso mandato sono stati coinvolti oltre 5.000 giovani grazie alla collaborazione con l'Università di Bologna e il suo incubatore, Alma Cube srl, per lo Start Up Day dove il modello di impresa cooperativa è stato presentato attraverso la piattaforma Millennials.Coop. Ottimi risultati hanno dato anche i programmi di Open Innovation dell'Università di Bologna insieme a Ideasquare del Cern di Ginevra, i percorsi di formazione per manager cooperativi realizzati insieme a Bologna Business School, la fruttuosa collaborazione con AlmaVicoo per percorsi di ricerca e attività di formazione all'imprenditorialità dei giovani.

L'edizione Think4food 2019 ha visto premiati 2 progetti di impresa nati dalle esperienze di studenti e dalla ricerca nell'università: Squiseat e LacToLab. Il nuovo accordo, della durata di cinque anni, prevede collaborazioni in ambito di ricerca per lo sviluppo di progetti, bandi e programmi, assegni e borse di studio per lo svolgimento di attività di ricerca, borse di Dottorato, creazione e accesso condiviso a infrastrutture di ricerca e laboratori comuni, promozione di iniziative di divulgazione dei risultati della ricerca.

Per quanto riguarda la didattica, l'accordo prevede l'organizzazione congiunta di attività formative, come corsi di formazione post lauream, summer e winter school, corsi di alta formazione e formazione permanente, scuole di specializzazione, corsi di aggiornamento e riqualificazione, corsi integrativi per neolaureati e dottorati di ricerca.

Non mancherà l'organizzazione di iniziative di orientamento rivolte agli studenti delle scuole superiori, per favorire una migliore conoscenza del funzionamento del mercato del lavoro e scelte professionali più consapevoli, come anche di eventi di orientamento, tirocini e stage rivolti agli studenti universitari per un primo contatto con il mondo del lavoro.

Saranno promossi, inoltre, progetti e iniziative di sensibilizzazione all'imprenditorialità e autoimprenditorialità, eventi per diffondere la cultura imprenditoriale cooperativa e per supportare la nascita e crescita di imprese cooperative.

"Rinnoviamo per altri cinque anni una collaborazione che già nei primi tre è stata molto fruttuosa, abbracciando progetti e attività ad ampio spettro. – afferma il Rettore Francesco Ubertini. – Formazione, lavoro, imprenditorialità e autoimprenditorialità in forme cooperative, ricerca: si lavorerà ancora insieme su questi temi, convinto della grande capacità di Bologna di attrarre e sviluppare giovani talenti, terreno fertile per le iniziative in programma da Alma Mater e Lagacoop".

"La collaborazione con l'Università di Bologna è di importanza strategica per la competitività delle cooperative e dell'intero territorio - commenta Rita Ghedini, presidente di Legacoop Bologna - Sono tre i grandi ambiti di interesse delle cooperative bolognesi per il futuro, sui quali intendiamo finalizzare la collaborazione con l'Ateneo: lavoro qualificato e coinvolgimento dei giovani, innovazione nelle imprese e sviluppo sostenibile. La creazione di un vero e proprio ecosistema dell'innovazione e lo scambio continuo tra luoghi della ricerca e mondo produttivo, sono gli obiettivi di fondo del protocollo, strumenti che mettiamo a disposizione delle imprese cooperative e del territorio".

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

Povertà sanitaria e nuove dipendenze: due ambiti in cui diventa sempre più necessario intervenire. I dati parlano chiaro: da una parte, oltre 12 milioni di italiani che, anche come conseguenza dell’arretramento del finanziamento pubblico in sanità, nell’ultimo anno sono stati costretti a rinviare o rinunciare a prestazioni sanitarie per motivi economici; dall’altra la sempre maggiore diffusione delle nuove dipendenze, in cui non è implicato l’uso e abuso di sostanze chimiche, ma di un comportamento o un’attività lecita e socialmente accettata.

Si tratta di problematiche come il gioco d’azzardo patologico, lo shopping compulsivo, la cosiddetta “new technologies addiction” (dipendenza da TV, internet, social network, videogiochi) che spesso continuano ad essere curate secondo gli standard applicati per il trattamento delle dipendenze da sostanze come droghe e alcol.

E’ in questo contesto che la Fondazione CON IL SUD promuove la quarta edizione del Bando Socio Sanitario, mettendo a disposizione 4,5 milioni di euro per sostenere interventi di contrasto alla povertà sanitaria e la sperimentazione di cure specifiche per le “nuove dipendenze” al Sud.

L’iniziativa si rivolge alle organizzazioni di terzo settore di Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia che potranno proporre interventi in uno solo degli ambiti previsti: lo sviluppo di sistemi innovativi e integrati di accesso alle cure per persone in condizione di povertà sanitaria (a disposizione 3 milioni di euro) oppure la sperimentazione di metodologie alternative di cura per le nuove dipendenze (a disposizione 1,5 milioni di euro).

Le partnership di progetto dovranno essere composte da almeno tre organizzazioni: due del Terzo settore più l’ente pubblico responsabile dei servizi socio-sanitari del territorio in cui si vuole intervenire. Potrà essere coinvolto anche il mondo delle istituzioni, dell’università, della ricerca e quello economico. Il Bando prevede due fasi: la prima, finalizzata alla selezione delle proposte con maggiore potenziale impatto sul territorio e la seconda, di progettazione esecutiva, con l’obiettivo di ridefinire eventuali criticità rilevate nella fase di valutazione.

“Fenomeni come la migrazione sanitaria evidenziano ancora una volta una forte disparità tra Nord e Sud: a livello di offerta sanitaria, ma anche di standard qualitativi”, ha commentato Carlo Borgomeo, Presidente della Fondazione CON IL SUD. “E’ ormai evidente che il Terzo settore assume oggi un ruolo importantissimo anche in questo ambito, fornendo sempre più spesso servizi che il Sistema Sanitario Nazionale ha difficoltà ad erogare e garantendo quindi la possibilità di cure a moltissime persone in difficoltà. Un ruolo, quello del Terzo settore, che non può e non deve essere sostitutivo o alternativo a quello pubblico, ma complementare.”

Le proposte dovranno essere presentate online, attraverso la piattaforma Chàiros dal sito www.fondazioneconilsud.it. Il bando scade il 17 aprile 2020. Con le tre precedenti edizioni del bando sono stati sostenuti, con circa 13 milioni di euro, 36 progetti per la cura e integrazione di persone disabili e anziani non autosufficienti.

Il contesto

Sono più di 12 milioni gli italiani in difficoltà economiche che, per la crisi ma anche per la riduzione degli investimenti pubblici in sanità, nell’ultimo anno hanno rinunciato a curarsi. Secondo una recente indagine, 1 cittadino su 3 ha difficoltà di accesso al Servizio Sanitario Nazionale per i costi dei ticket e dei farmaci, i lunghi tempi di attesa, le difficoltà a ricevere assistenza, la scarsa informazione e l’eccesso di burocrazia prevista per l’assistenza domiciliare. Per rispondere ai bisogni di cura dei cittadini la spesa per il sistema sanitario dovrebbe essere incrementata tra i 20 ed i 30 miliardi di euro. La compartecipazione della spesa a carico dei cittadini già nel 2015 copriva un quarto della spesa complessiva, aggirandosi intorno a 35 miliardi di euro.

Il rapporto tra lo stato di salute della popolazione e la spesa sanitaria per cittadino fa registrare dati preoccupanti soprattutto nel Sud Italia (indice di buona salute 3/10 e spesa sanitaria pro capite di 1.949 euro, a fronte di un indice di buona salute di 6,8/10 ed una spesa sanitaria pro capite di circa 2.500 euro nelle regioni del Nord Italia). Anche i tempi di attesa aumentano con la diminuzione della spesa sanitaria pro capite, passando da una media di 35 giorni nel Centro-Nord (ad esclusione del Lazio) ad una di 70 giorni nel Sud Italia.

La situazione non è rosea neanche sul fronte delle nuove dipendenze. Secondo il Libro Blu 2017 dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, nel 2017 il volume di denaro giocato dagli italiani è aumentato del 6% rispetto all’anno precedente, superando quota 100 miliardi di euro. Quasi la metà della spesa (48,9 miliardi di euro) è relativa a slot machine e VLT (Video Lottery Terminal).

Per quanto riguarda invece la dipendenza dalle nuove tecnologie digitali, uno studio internazionale GfK (Growth from Knowledge) evidenzia che nel nostro Paese la percentuale di chi ammette di avere problemi di dipendenza da tecnologia è del 29%. Le persone maggiormente colpite sono i trentenni (37%) e chi ha un reddito medio-alto (32%) e basso (31%)

 

Pubblicato in Economia sociale

Legambiente ha presentato a Palermo Pendolaria 2019,il suo rapporto annuale sul trasporto ferroviario in Italia, per fare il punto su che cosa si muove e che cosa no sulla rete, in termini di soldi, convogli e persone, e approfondire i risultati prodotti dagli investimenti. Pendolaria, dal 2008, racconta numeri e storie, buone pratiche e denunce da parte dei comitati pendolari che vengono raccolte durante l’anno e sono consultabili sul sito www.pendolaria.it. 

All’incontro, introdotto dal vicepresidente di Legambiente Edoardo Zanchini e coordinato dal presidente di Legambiente Sicilia Gianfranco Zanna, sono intervenuto tra gli altri il ministro per il Sud e la Coesione Territoriale Giuseppe Provenzano, il direttore generale del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti Angelo Mautone, l’assessore ai Trasporti della Regione siciliana Marco Falcone, dirigenti di Trenitalia e RFI.

“Abbiamo scelto di presentare Pendolaria a Palermo perché sono le grandi città e il Sud le due emergenze del nostro Paese nel trasporto ferroviario – ha dichiarato il vice presidente di Legambiente Edoardo Zanchini – La nuova Commissione europea guidata da Ursula Von der Leyen si è impegnata per politiche e obiettivi più ambiziosi e per un piano di investimenti da mille miliardi di euro per raggiungere i target fissati con l’Accordo di Parigi sul Clima e fermare la crescita della temperatura del Pianeta. I trasporti sono l’unico settore che in Italia ha visto crescere le emissioni dal 1990 ad oggi; dobbiamo scegliere di accelerare il cambiamento della mobilità con politiche più incisive e l’obiettivo di raddoppiare il numero di viaggiatori giornalieri su treni regionali e metropolitane, dagli attuali 5,7 a 10 milioni. Il cambiamento della mobilità è imprescindibile per conseguire gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 fissati dall’Unione europea al 2030 e al 2050 in cui si dovrà aver raggiunto la totale decarbonizzazione”.

Il 2019 è stato per il nostro trasporto ferroviario un anno particolare: ha celebrato i dieci anni dall’entrata in funzione delle linee ad alta velocità e diversi cambiamenti tanto sulle linee nazionali, con la concorrenza tra treni veloci, quanto nelle Regioni, che hanno ormai tutte un contratto di servizio con gli operatori del servizio ferroviario.

I numeri sono in aumento sia per i treni a lunga percorrenza, in particolare con il clamoroso successo dell’alta velocità, sia per i treni regionali e le linee metropolitane laddove presenti. Cinque milioni e 699mila persone prendono ogni giorno in Italia treni regionali e linee metropolitane. Nel 2018, rispetto all’anno precedente, circa 45mila persone in più hanno preso i treni regionali (+1,6%) e anche coloro che utilizzano le linee metropolitane sono aumentati, con quasi 65mila viaggiatori giornalieri in più (+2,4%). Nel 2014 il numero di viaggiatori era complessivamente di 5,1 milioni, per cui si deve segnalare una crescita dell’11,7% in cinque anni.

Nel dettaglio, i passeggeri che usufruiscono del servizio ferroviario regionale sono 2milioni e 919mila, di cui 1,413 milioni utilizzano i convogli di Trenitalia e 1,506 milioni quelli degli altri 20 concessionari. L’aumento di passeggeri sui treni regionali dal 2010 a oggi è stato dell’8,2%.

Due milioni e 78mila persone al giorno prendono, invece, le metropolitane presenti in 7 città italiane (Milano, Roma, Napoli, Torino, Genova, Brescia e Catania), con un aumento complessivo di quasi 65mila passeggeri tra il 2018 e il 2017, dovuto in particolare alle linee di metro di Milano, Catania e Brescia dove si registra una crescita costante e consistente.

Il numero di coloro che invece ogni giorno prendono il treno per spostarsi su collegamenti nazionali è di circa 50mila persone sugli Intercity e 170mila sull’alta velocità tra le Frecce di Trenitalia ed Italo. I numeri sono complessivamente in aumento, ma con rilevanti differenze: mentre sugli Intercity tra il 2010 ed il 2018 abbiamo una riduzione che sfiora il 46%, sulle Frecce di Trenitalia si verifica un +114%, incluso Italo che è in forte crescita.

In 10 anni il bilancio dell’alta velocità è imponente: i numeri sono cresciuti di anno in anno, grazie al raddoppio della flotta dei treni AV: 74 nel 2008, 144 nel 2019. I passeggeri trasportati sui treni AV di Trenitalia sono passati dai 6,5 milioni del 2008 a 40 milioni nel 2018, con un aumento del 517%.

Ma anche i dati del trasporto regionale sono significativi. Per esempio, in Lombardia 802mila persone prendono il treno ogni giorno: +6,9% tra il 2017 e il 2018 e +43,4% rispetto al 2009 quando erano 559mila. In Alto Adige, grazie a investimenti in nuovi treni e corse frequenti, i passeggeri sono triplicati sulle linee riqualificate (da 11.000 nel 2011 a quasi 30.000). Sono 31mila i viaggiatori in più in Puglia e 100mila in Emilia-Romagna. O nelle città, come a Milano dove le linee di metropolitana segnano una continua crescita, con 12,5 milioni di passeggeri in più nei primi 9 mesi del 2019 (+4,7% rispetto al 2018); a Firenze dove il tram trasporta oltre 93.000 persone al giorno e a Bergamo dove nel 2018 il Tram delle Valli ha trasportato 3,75 milioni di passeggeri (+5,7% rispetto al 2016). Le situazioni positive sono tante e Legambiente racconta nel rapporto 57 buone pratiche.

Tra le notizie liete per i pendolari, c’è l’arrivo di nuovi treni. Sono 2.894 i treni in servizio nelle regioni ogni giorno, da Ragusa ad Aosta, gestiti dai diversi concessionari (Trenitalia, Trenord, CTI, Atac, etc.). L’età media dei convogli sulla rete ferroviaria regionale sta calando (in particolare al nord e nel centro Italia), è arrivata a 15,4 anni, grazie al trend iniziato negli scorsi anni con l’immissione di nuovi convogli di Trenitalia. Con gli investimenti realizzati da alcune Regioni sono inoltre entrati in esercizio circa 450 treni nuovi, in particolare in Toscana, Lombardia, Emilia-Romagna (l’unica Regione, insieme alla Valle d’Aosta, dove in questi anni è stata effettuata una gara per scegliere il gestore del servizio ferroviario regionale), Provincia di Trento, Lazio e Campania. Infine, gli investimenti decisi nella XVII legislatura, stanno permettendo complessivamente nel quadriennio 2017-2020 l’entrata in circolazione di 210 nuovi treni. Per quanto riguarda gli Intercity, si stanno investendo 300 milioni tra revamping e la riconversione dell’intera flotta.

Tra le diverse parti d’Italia perdurano, tuttavia, differenze enormi nella qualità e nell’offerta del servizio ferroviario. In alcune aree il servizio è tra i più competitivi al mondo, come tra Firenze e Bologna dove l’offerta, per quantità e velocità dei treni, non ha paragoni in Europa; ma fuori dalle direttrici principali dell’alta velocità e dalle Regioni che in questi anni hanno investito, la situazione del servizio sta peggiorando, con meno treni in circolazione e, di conseguenza, meno persone che prendono il treno. In particolare il Meridione continua a soffrire di un’assenza di progetto.

Nel complesso, dopo anni di tagli, la quantità di treni regionali in servizio, considerati tutti i gestori, è risalita al livello del 2010. In Lombardia, in Emilia-Romagna e in Veneto aumentano le persone che prendono il treno, in Piemonte il numero di passeggeri torna a superare il livello del 2011 nonostante la soppressione del servizio su alcune linee. Anche in Sicilia si è recuperato in parte il crollo dei passeggeri avvenuto negli ultimi anni, e oggi sono 42mila i viaggiatori al giorno (tra Trenitalia e Circumetnea). Negativa la situazione in Campania, dove tornano a calare i passeggeri, passando dai 467.000 del 2011 a 262.000 nonostante negli ultimi anni il trend fosse in miglioramento. In negativo anche i dati in Molise (-11% di passeggeri e la Termoli-Campobasso chiusa), in Umbria e soprattutto in Basilicata dove il calo si attesta sul 34%. Per i convogli a lunga percorrenza finanziati con il contributo pubblico, principalmente gli Intercity, l’offerta treni/chilometri è scesa del 16,7% dal 2010 al 2018 e i passeggeri sono diminuiti conseguentemente del 42,8%.

“Questo quadro evidenzia le sfide dei trasporti in Italia – ha aggiunto Edoardo Zanchini – che oggi riguardano in particolare le aree urbane e il Mezzogiorno. Nel 2019 non è stato inaugurato neanche un chilometro di linee metro, quando il ritardo è drammatico e solo investendo in una cura del ferro sarà possibile cambiare la situazione di inquinamento e traffico che attanaglia le nostre città. Al Sud muoversi in treno tra le città è praticamente impossibile, perché i collegamenti sono meno che nel 2010 a seguito dei tagli e i treni sono più vecchi e lenti che nel resto d’Italia. Oggi abbiamo presentato le nostre proposte per uscire da questa situazione e chiediamo al Governo di smetterla con un dibattito che ruota tutto alle grandi opere e di affrontare queste sfide. Serve un piano per il Sud fatto di treni nuovi da mettere su linee da elettrificare e potenziare, ed è urgente cambiare le priorità infrastrutturali del Paese spostandole nelle aree urbane. Il dato positivo è che ovunque in Italia si è investito sul ferro i risultati sono stati positivi, con una quota crescente di cittadini che ha rinunciato all’auto proprio perché esisteva un’alternativa agli spostamenti in automobile che sono ancora preponderanti nel nostro Paese”.

Nelle aree urbane spicca il maggior ritardo infrastrutturale italiano rispetto ai Paesi europei. La nostra dotazione di linee metropolitane si ferma a 247,2 chilometri (in 7 città in cui vivono circa 15 milioni di persone), lontano dai valori del Regno Unito (oltre 672 km), della Germania (649,8) e della Spagna (609,7). Il totale di chilometri di metropolitane italiane è inferiore o paragonabile a quello di singole città europee come Madrid (291,3 km), Londra (464,2 km) o Parigi (221,5 km). Solo in Italia il dibattito politico sui trasporti e le infrastrutture ignora completamente le aree urbane; è qui che bisognerebbe concentrare gli investimenti, ma non avviene. I dati Istat raccontano che 25,8 milioni di persone (il 42% della popolazione nazionale) vivono nelle 16 principali aree metropolitane e conurbazioni italiane, dove si registra la quota prevalente degli spostamenti delle persone e dove il tasso di auto di proprietà è tra i più alti al mondo: 70,7 veicoli ogni 100 abitanti. Ma non basta disporre di linee metropolitane, occorre anche che i treni metropolitani passino con la giusta frequenza, per garantire un’offerta di qualità.

Dramma Mezzogiorno

Drammatica è la situazione al Sud, dove i treni sono vecchi (età media 19,3 anni rispetto ai 12,5 anni al Nord) e pochi (sono stati addirittura ridotti gli intercity e i regionali in circolazione negli ultimi dieci anni) e viaggiano su linee in larga parte a binario unico e non elettrificate. Rispetto al resto del Paese sono di meno sia le Frecce, che gli Italo, gli Intercity e i regionali. Ci sono in tutta la Sicilia 486 corse al giorno dei treni regionali contro le 2.560 della Lombardia: quasi 5,3 volte tanto (a fronte di una popolazione di 5 milioni di persone in Sicilia e 10 milioni in Lombardia). Le corse giornaliere in Provincia di Bolzano sono 266, quasi quante quelle offerte in Sardegna (297) dove però la popolazione è oltre il triplo. In Calabria sono 341 le corse giornaliere, meno delle 355 effettuate in Liguria dove popolazione ed estensione sono inferiori.

Innumerevoli gli esempi di un’assenza totale di regia e controllo lungo alcune direttrici importanti. Tra Cosenza e Crotone non esiste collegamento diretto e servono almeno un cambio e quasi 3 ore di tragitto per percorrere 115 km. Tra Ragusa e Palermo sono previsti solo 3 collegamenti al giorno, tutti con un cambio, per arrivare a destinazione in 4 ore e mezza (erano 4 tre anni fa). Tra Siracusa e Trapani (266 chilometri in linea d’aria) esistono solo tre possibilità e la più rapida richiede 11 ore e 21 minuti, con tre cambi. In Basilicata tra Potenza e Matera con Trenitalia non è più previsto alcun collegamento e con le Ferrovie Appulo Lucane servono 2 cambi e 3 ore e 20 minuti (di cui una parte in pullman per lavori sulla linea). In Puglia, invece, tra Taranto e Lecce almeno esiste un Intercity Notte che transita in orari di pendolarismo, però solamente da Taranto verso Lecce.

Ma anche al Sud dove si investe il successo è garantito e Legambiente ha raccolto 10 storie di successo: da Palermo a Catania, con metro e tram, a Bari, Napoli, Cagliari con treni urbani sempre più frequentati a quelli delle Appulo Lucane in Puglia, fino alla nuova bellissima stazione di Matera a quella di Scampia, per arrivare al successo di passeggeri che hanno i nuovi treni messi sulle linee in Sicilia, Puglia, Sardegna. Le schede con numeri e foto raccontano la fame di trasporto su ferro che c’è nel Mezzogiorno.

Occorre cambiare le priorità infrastrutturali del nostro Paese e recuperare i tagli al trasporto ferroviario. Dal 2000 a oggi nulla è cambiato nel dibattito sulle priorità infrastrutturali italiane, con un’attenzione che ci si concentra sempre sulle grandi opere: dal 2002 al 2017 i finanziamenti statali hanno premiato per il 60% gli investimenti in strade e autostrade. Emblematici sono i dati degli interventi realizzati dal 2010 al 2017: 275 km di autostrade (tra cui ricordiamo la Bre.Be.Mi., il Quadrilatero nelle Marche ed Umbria, parte della Asti-Cuneo), a cui si aggiungono altri 1.543 km di strade nazionali, a fronte di 70 chilometri di metropolitane e 34,5 km di tram (17 km a Palermo, 12,5 a Venezia, 6 a Cagliari).

Dal 2016 ad oggi la ripartizione dei finanziamenti è in parte cambiata, per il superamento della Legge Obiettivo e per l’approvazione nella scorsa legislatura, grazie al Ministro Delrio, di finanziamenti per lo sviluppo del trasporto rapido di massa. In attuazione del DM 22/12/2017 e dei fondi europei FSC sono stati ripartiti 4,2 miliardi di euro per investimenti nelle città. Inoltre a dicembre 2019 sono stati ripartiti ulteriori 2,3 miliardi di Euro per interventi in attuazione della Legge di Bilancio 2018. La novità è che per la selezione di questi interventi è stata definita una procedura che verifica la coerenza con le Linee guida del MIT per la valutazione degli investimenti pubblici.

I finanziamenti statali per il servizio ferroviario regionale hanno visto una diminuzione tra il 2009 ed il 2019 del 21,5%, mentre i passeggeri crescevano di oltre l’8%. Per i trasporti su gomma e su ferro si è passati da una disponibilità di risorse di circa 6,2 miliardi di euro a 4,8 miliardi nel 2019. Nella XVII legislatura per il servizio del trasporto pubblico locale la dotazione di risorse è stata resa strutturale e svincolata dall’andamento dell’accisa, in modo da superare l’incertezza delle oscillazioni e il legame con i consumi di benzina e gasolio. La dotazione del Fondo Nazionale TPL è pari a 4.876.554 euro per il 2019 ed a 4.875.554 euro per il 2020, risorse del tutto inadeguate per potenziare il trasporto ferroviario regionale e gli investimenti indispensabili a recuperare la differenza dagli altri Paesi europei.

Le priorità di Legambiente per il rilancio del trasporto ferroviario sono: “più treni sulla rete ferroviaria; priorità agli investimenti infrastrutturali nelle città; un piano per muoversi al Sud in treno”.

In particolare per rilanciare il trasporto ferroviario servono almeno 500 milioni di euro all’anno da destinare al fondo per il TPL e il trasporto ferroviario regionale; garantire che almeno 2 miliardi di euro all’anno dei fondi introdotti nelle ultime Leggi di Bilancio per gli investimenti dello Stato siano indirizzati a un programma di nuove linee di tram e metropolitane nelle città; aggiungere agli investimenti previsti almeno 600 milioni di euro all’anno per continuare nel rinnovo del parco circolante regionale, per le metropolitane e tram, per gli Intercity, per le Frecce da introdurre nelle linee al sud.

“Le risorse ci sono: si possono recuperare dai sussidi all’autotrasporto, dagli introiti delle autostrade, dalla cancellazione di investimenti sbagliati (come quelli per nuove autostrade al nord). E in questa direzione dovrebbe andare anche la revisione delle priorità infrastrutturali dei prossimi anni di Anas e delle concessionarie autostradali, per indirizzare la spesa verso la manutenzione e gli investimenti davvero necessari), dai bilanci delle Regioni che devono far crescere la spesa nel bilancio per portarla al 5% in modo da prevedere obiettivi più ambiziosi nei Contratti di servizio”.

 

Pubblicato in Nazionale

Sarà il duo Ivan Cottini e Maria Bernardi a ballare sul palco dell'Ariston: celebrerà la bellezza e  la vita. Lui, persona con Sclerosi multipla e lei, danzatrice e sua compagna di viaggio, si esibiranno sabato 8 febbraio alla finalissima di Sanremo, la giornata che decreterà il vincitore della 70ma edizione del  Festival della canzone italiana, seguita da milioni di persone in tutto il mondo.

E' stato il conduttore Amadeus a volerli dopo aver visto un video di Ballando con le Stelle, trasmissione presentata da Milly Carlucci, in cui Cottini e Berardi si sono esibiti.

Una serata in cui portare un solo messaggio: la diversità è bellezza ed è un valore aggiunto per la società. E come dice Cottini: "sarà una grande fatica per me essere sul quel palco perché la malattia sta progredendo e non mi dà tregua ma voglio essere lì ed accettare l'invito e sarò a Sanremo a mostrare che tutto è possibile se lo si vuole e che la mente non conosce disabilità" Per lui la danza è l'antidoto alla sua malattia, come ha dichiarato recentemente:  "Quando ballo non mi sento malato ed è il mio modo di prendere la sclerosi multipla a calci. Io dopo che ho ballato sto bene di testa anche se fisicamente son dolorante. E se si sta bene di testa si vince su tutto, malattie comprese. È questo il mio grande segreto".

Chi è Ivan Cottini

Ivan Cottini, marchigiano, è nato nel 1984 e durante la sua carriera ha fatto il fotomodello e il ballerino, fino alla sua partecipazione ad Amici di Maria De Filippi. A 27 anni ha scoperto di avere la sclerosi multipla. Tutto è svanito in un attimo: fidanzata, lavoro futuro. Da quel momento la sua vita è cambiata radicalmente. Dalla depresione alla posività. Mettercela tutta per combattere la malattia ed essere un esempio per chi convive con la SM. Oggi Ivan ha una nuova compagna e una figlia e nonostante la malattia, per lui una forma aggressiva di SM che debilita velocemete il suo corpo,  Ivan non ha abbandonato la sua passione per il ballo. La danza e sua figlia Viola continuano ad essere la sua ragione di vita.

Il messaggio che Ivan porta avanti è arrivato lontano... ha aiutato e aiuta ogni giorno tantissime persone e tanti giovani che di fronte alla malattia si erano arresi, ma che  con l'esempio di Ivan hanno cominciato a reagire!! Ivan è supportato da AISM, Associazione Italiana Sclerosi Multipla, con la quale ha partecipato a molte serate di beneficenza e incontri nelle scuole, per sensibilizzare la persone e i giovani sulla SM ma anche per raccogliere fondi. Sua la donazione di pulmini alla sede provinciale di AISM - Pesaro nelle Marche.

Per il suo impegno personale e sociale, Ivan Cottini è stato insignito col titolo di Cavaliere della Repubblica dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

 

Pubblicato in Cultura

Secondo Swg il contagio da coronavirus preoccupa il 62% degli italiani. E per il 72% si tratta di una vera e propria emergenza tanto che più di un terzo degli italiani ha modificato le proprie abitudini quotidiane. Di fronte a questa paura di massa è necessario fare chiarezza prima che si ripetano atteggiamenti irrazionali e ostili verso le persone asiatiche.

Non è pandemia

L'epidemia di Coronavirus non costituisce "a oggi" una pandemia. Lo ha dichiarato Sylvie Briand, direttore del dipartimento per la Gestione dei rischi infettivi dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Come riferiscono fonti di stampa concordanti, la responsabile ha spiegato nella sede dell'Oms a Ginevra che attualmente esiste una epidemia con diversi focolai e poi ha aggiunto: "Noi stiamo intervenendo per estinguerli uno ad uno".

Briand ha confermato che l'Organizzazione sta coadiuvando i governi nel rimpatrio dei propri connazionali dalla Cina, a partire da "frequenti colloqui per armonizzare i protocolli sanitari". Infine, la dirigente ha confermato che secondo gli studi condotti dall'Oms, il virus non ha subito mutazioni e al contrario risulterebbe "abbastanza stabile".

L'epidemia di un un nuovo ceppo di Coronavirus iniziata nella città cinese di Wuhan ha già causato 427 morti nel Paese asiatico, e due decessi all'estero

Chi muore per il virus

Secondo uno studio descrittivo del The Lancet - pubblicato in data 30 gennaio - ad esempio, presi in considerazione 99 pazienti che hanno contratto il 2019-nCov, il 67% di questi sembrava già essere affetto da malattia cronica.

'Epidemiological and clinical characteristics of 99 cases of 2019 novel coronavirus pneumonia in Wuhan, China: a descriptive study', è il titolo del recentissimo studio che scende ben più in profondità del generico dato inerente alle malattie croniche. E riporta come il 40% dei contagiati fosse già affetto da patologie cardiovascolari o celebrovascolari. L'11% da patologie al sistema digestivo e il 13% aveva problemi inerenti al sistema endocrino. Tumori maligni, disturbi del sistema nervoso e di quello respiratorio, interessavano invece circa il 3% dei contagiati presi in esame.

Seppure i dati rimangono parziali, visto il ridotto campione di studio, le evidenze scientifiche - come tra l'altro continua a risuonare dalle voci più esperte del panorama medico, virologico e infettivologico - possono rassicurare. Dai dati sul The Lancet, infatti, emerge come circa il 31% dei malati sia stato alla fine dismesso dall'ospedale, contro un 11% che, invece, è deceduto.

Il Paese pronto a odiare

"Flussi incontrollati di affermazioni scientificamente infondate o del tutto false, dichiarazioni irresponsabili di esponenti politici, provvedimenti incomprensibili di enti locali e un'informazione ossessivamente concentrata sul coronavirus hanno dato luogo a una vergognosa ondata di sinofobia nel nostro paese". E' il commento di  Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia, sulle discriminazioni, gli insulti e gli atti di violenza sempre più frequenti nei confronti della comunità cinese.

"Persone di nazionalità cinese, cittadini italiani di origine cinese, asiatici sospettati a prima vista di essere cinesi sono visti come degli untori a prescindere dalle loro storie personali. Rischiano di farne le spese soprattutto le bambine e i bambini, il cui diritto all'educazione è messo a rischio da azioni dettate dalla psicosi e dal panico", ha aggiunto Rufini.

"Viviamo in un paese sempre più incline ad ascoltare cinici propagatori di odio, dunque un paese pronto a odiare", conclude il direttore di Amnesty Italia.

(Fonte: Redattore Sociale)

 

 

 

 

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