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Venerdì, 03 Aprile 2020

Martedì, 10 Marzo 2020 - nelPaese.it

È noto che la diffusione in Italia del Covid19 e le misure di prevenzione adottate dal Governo stanno provocando forti conseguenze in tutta Italia e, in maniera pesante, anche sulla cooperazione sociale.

Le cooperative sociali sono state colpite duramente dai provvedimenti restrittivi che hanno sospeso tutte le attività didattiche ed educative e chiuso numerosi altri presidi; ma, insieme alle legittime richieste di interventi a salvaguardia delle imprese e del reddito dei lavoratori, è grande la presenza attiva e solidale della cooperazione sociale.

Tantissimi sono gli operatori sociali, sanitari, educativi che prestano ogni giorno la loro attività in condizioni anche di estrema criticità per fornire tutte le prestazioni necessarie e per trovare soluzioni al fine di non abbandonare anziani, minori, famiglie e tutte le persone fragili e far fronte a bisogni a cui da soli non si riesce a rispondere.

Davanti a questa situazione la cooperazione sociale decide di reagire e far sentire la sua voce. Legacoopsociali vuole dare un segnale alle cooperative sociali per manifestare la presenza che sarà costante anche a distanza e l’orgoglio di far parte di un settore e una organizzazione che in ogni territorio continua ad esserci e a star vicino alle comunità.

"Dopo il decreto che chiude il nostro Paese dalle 13 di oggi lanceremo una campagna social pubblicando una foto dai nostri social con #noicisiamo e chiederemo a tutti i cooperatori e a chi condivide il nostro impegno di postare una foto con questo hashtag. Questa campagna vuole essere uno degli strumenti utili per amplificare un messaggio importante di condivisione, solidarietà, reazione, unione. Nel rispetto e per il rispetto della tutela della salute e della salvaguardia di tutti, noi ci siamo!"

Per sapere come partecipare visita il nostro sito www.legacoopsociali.it  - Le foto sono sulla pagina facebook https://www.facebook.com/Legacoopsociali/ e sul profilo twitter @legcoopsociali

 

Pubblicato in Nazionale

Il 22 dicembre 2018 una violenta eruzione esplosiva ha interessato il vulcano indonesiano Anak Krakatau. L'eruzione ha generato enormi quantità di ghiaccio e fulmini e causa del parziale collasso dell'edificio vulcanico in mare si è verificato uno tsunami.

Il caso è stato oggetto dello studio Anak Krakatau triggers volcanic freezer in the upper troposphere, condotto da un team internazionale di cui fanno parte i ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e pubblicato sulla rivista Nature Scientific Reports. Utilizzando dati satellitari, osservazioni da terra e un modello di colonna eruttiva, è stata per la prima volta messa in relazione l'altezza della nube vulcanica con la frequenza della generazione dei fulmini.

"Per sei giorni", spiega Stefano Corradini, ricercatore dell'INGV, "la tempesta, alimentata dal calore generato dall'attività vulcanica ha portato la colonna eruttiva a raggiungere altezze comprese tra sedici e diciotto chilometri con temperature alla sommità fino a -80 °C".

L'attività vulcanica che si verifica in atmosfere umide tropicali può favorire il trasferimento di calore e innescare temporali vulcanici. Tuttavia, questi fenomeni raramente durano per più di un giorno.

"Il vapore acqueo congelato ad alta quota", continua Stefano Corradini, "ha generato fino a dieci milioni di tonnellate di ghiaccio. Questa imponente quantità di ghiaccio mantenuta nell'alta troposfera per giorni, assieme alle rapide correnti ascensionali, ha provocato la generazione di un numero enorme di fulmini, fino a 72 al minuto. Eventi simili sono estremamente rari anche per i temporali meteorologici", conclude il ricercatore.

Pubblicato in Ambiente&Territorio

La notizia del decesso a Napoli presso il proprio domicilio di una donna risultata positiva al Covid-19 che, come fanno sapere i parenti, soffriva di epilessia e senza altre patologie a carico, sta diffondendo grande preoccupazione tra le oltre 500.000 persone che in Italia soffrono di epilessia. La Lega Italiana Contro l’Epilessia (LICE) e il suo presidente, Professor Oriano Mecarelli - Dipartimento Neuroscienze Umane Università La Sapienza (Roma), intervengono per fare chiarezza ed evitare inutili allarmismi.

“Dopo il caso a Napoli di una donna deceduta per infezione da Coronavirus, siamo stati inondati da numerosissime richieste di informazioni e chiarimenti da parte di pazienti e caregiver. L’Epilessia e il suo trattamento con i farmaci specifici non costituiscono in alcun modo - sottolinea il Prof. Mecarelli - un fattore di rischio maggiore riguardo la possibilità di essere contagiati dal Covid-19. Le persone con epilessia, a meno che non soffrano di altre patologie concomitanti, non sono immunodepresse e quindi il rischio che possano contagiarsi è lo stesso della popolazione generale. Le terapie con farmaci antiepilettici vanno assunte con regolarità come sempre. Resta inteso, inoltre, che per le persone con epilessia valgono le stesse raccomandazioni del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità come per tutti i cittadini italiani, raccomandazioni che ognuno di noi deve rispettare scrupolosamente per evitare ulteriore diffusione del contagio”.

Sarà comunque sempre e solo il proprio specialista di riferimento, l’epilettologo, a valutare la situazione e concordare con il paziente e/o i familiari le eventuali precauzioni da adottare per minimizzare il più possibile i rischi, cercando di interferire il meno possibile con la qualità di vita del paziente stesso.

 

 

Pubblicato in Salute
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