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Venerdì, 03 Aprile 2020

Mercoledì, 11 Marzo 2020 - nelPaese.it

Ci sono professioni particolarmente coinvolte nella gestione dei pazienti in questi tempi di criticità da Covid-19: una di queste è quella del fisioterapista della riabilitazione respiratoria, che offre assistenza specialistica proprio a persone con gravi insufficienze respiratorie. Come stanno operando i fisioterapisti respiratori per far fronte alle richieste di assistenza nelle zone maggiormente colpite dal virus? 

“In questa fase così critica stiamo lavorando a supporto di tutte quelle misure messe in atto per combattere l'emergenza Coronavirus - dichiara Marta Lazzeri, presidente dell'Associazione Riabilitatori dell'Insufficienza Respiratoria (ARIR) - Come fisioterapisti respiratori sin dall’inizio dell’emergenza siamo al fianco dei medici intensivisti, medici della medicina d’urgenza, degli pneumologi e del personale infermieristico nella gestione del quadro respiratorio di chi è colpito in maniera più o meno severa dal Covid-19, mentre per quanto riguarda la gestione del paziente che viene sedato e  intubato entriamo in gioco durante le manovre di pronazione (quando necessaria) e successivamente nella fase di 'svezzamento' dalla ventilazione meccanica invasiva e subito dopo l'estubazione. Così come saremo a supporto di tutti i pazienti che dovranno recuperare il respiro spontaneo  e la ventilazione dalle vie aeree naturali, ma anche e le normali attività fisiche come camminare, o svolgere le attività della vita quotidiana spesso compromesse dopo lungi periodi di sedazione, allettamento ed immobilità vestirsi”.

Ma di fronte alle criticità che sta affrontando la “prima linea”, gli sforzi e le competenze specialistiche dei fisioterapisti sono investite nelle terapie intensive e soprattutto nelle semintensive.

Su questo piano Marta Lazzeri precisa che "ad oggi siamo presenti soprattutto in quei reparti che sono stati trasformati da aree di degenza in strutture di terapia intensiva intermedia. Per intenderci dove le funzioni respiratorie di questi pazienti vengono supportate attraverso sistemi di ossigenazione ad alto flusso,  o attraverso l’utilizzo del casco per la somministrazione di Cpap o della ventilazione non invasiva. 

Chiaramente tutto ciò seguendo le indicazioni che le Società scientifiche stanno emanando e collaborando strettamente con i medici intensivisti-rianimatori, medici d’urgenza, e pneumologi e infermieri”. Ma l'emergenza sta assumendo dimensioni preoccupanti soprattutto in Lombardia, con sempre maggior richiesta di gestione dei pazienti critici: come sono presenti sul territorio e nei centri di cura lombardi i fisioterapisti? 

“Stiamo riorganizzando la nostra presenza, intensificandola: ad esempio in alcuni ospedali milanesi - conclude la presidente di ARIR – quali il Policlinico e l’Ospedale Niguarda di Milano in cui abitualmente siamo presenti sette giorni su sette, abbiamo incrementato il numero dei fisioterapisti respiratori presenti nel fine settimana e sono stati istituiti turni, per estendere la nostra presenza ed attività in reparto durante l'intera giornata. Ci stiamo adattando giorno per giorno ai numeri di questa vasta ed imprevedibile emergenza”.

 

Pubblicato in Salute

Videochiamate per non interrompere il filo diretto tra gli ospiti dei Centri per anziani e le loro famiglie. La Cooperativa sociale Cadiai – che gestisce 10 Residenze per anziani nel territorio della Città Metropolitana di Bologna e di Milano – ha pensato di offrire ai famigliari la possibilità di incontrare i propri congiunti attraverso Skype, il popolare sistema di comunicazione che consente di fare videochiamate tramite Internet.

Ogni Residenza è stata dotata di una utenza dedicata che sarà messa a disposizione delle famiglie, su appuntamento. L’obiettivo è di organizzare incontri video che possano in qualche modo sostituire le visite, al momento sospese per l’emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus, ad eccezione di casi particolari per i quali è previsto l’ingresso del parente.

«Per i nostri ospiti la visita dei famigliari è un momento molto importante – afferma Franca Guglielmetti, Presidente Cadiai –. Per questo motivo, abbiamo deciso di organizzare incontri in video che potessero in qualche modo accorciare le distanze e alleviare, almeno in parte, la difficoltà del momento. Ogni residenza è stata dotata della strumentazione necessaria ed è stata definita una tabella organizzativa per individuare gli orari opportuni e definire gli appuntamenti. Inoltre, per tutelare la privacy, in ciascuna struttura è stata individuata una zona riservata alla comunicazione tra l’ospite e il proprio famigliare. In questo modo le sessioni di videochiamata saranno svolte in maniera “protetta”».

 

 

 

 

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

Proposte concrete per le imprese che gestiscono servizi sociali e socio sanitari e la richiesta di indicazioni univoche rispetto all'erogazioni dei servizi stessi: questo il cuore della nota che l'Alleanza delle Cooperative della Campania, settore sociale, ha inviato alla Regione Campania in queste ore.

"Siamo disposti a mettere a garantire la continuità dei servizi nel rispetto delle indicazioni sanitarie, ma chiediamo che la Regione Campania intervenga in materia per dettare modalità operative omogenee rispetto all'erogazione, visto che non c'è, ad oggi, uniformità nelle decisioni dei Comuni, anche se afferenti ad uno stesso capoluogo. Gli operatori dei servizi educativi per l'infanzia, di specialistica scolastica, di educativa territoriale, di assistenza domiciliare, dei centri diurni, sono in confusione, come lo sono gli utenti e i loro familiari" fanno sapere i Coordinatori dell'Alleanza delle Cooperative della Campania, settore sociale (Agci solidarietà, Confcooperative Federsolidarietà e Legacoopsociali).

Giovanpaolo Gaudino (Confcooperative) aggiunge: "La residenzialità a tutti i livelli (minori, disabili, salute mentale, ecc.) consta di servizi insospendibili che, proprio per questo, comportano, in questa fase, un alto rischio di stress per i lavoratori e gli stessi gestori, a cominciare dal fatto che non si possono mettere a loro disposizione i dispositivi di protezione individuale. Abbiamo anche chiesto che, in questo periodo, per gli ospiti delle comunità per minori vengano sospese le visite da parte dei parenti ed eventuali rientri presso le case familiari e che i contatti siano garantiti con tutti i sistemi di comunicazione a disposizione".

Il documento al vaglio della Regione Campania apre anche ad una discussione sulle misure economiche a sostegno delle aziende gestrici dei servizi in questo periodo di emergenza.

Anna Ceprano (Legacoop) spiega: "Sarebbe fondamentale verificare la possibilità di riconoscere parte dei corrispettivi dei contratti per le prestazioni non effettuate. Per quanto riguarda gli ammortizzatori sociali, per le cooperative che possono aderire al Fondo di Integrazione Salariale (FIS), con le modalità previste per legge, ci si è mossi a livello nazionale per chiedere la semplificazione delle procedure e l'incremento della dotazione del Fondo stesso. Mentre, a livello regionale, abbiamo sottoscritto un accordo sindacale per agevolare le cooperative sociali che applicano il CCNL di settore nella presentazione della domanda al Fondo".

Ancora Giuseppina Colosimo (Agci) aggiunge: "Critica anche la situazione delle scuole paritarie, spesso gestite proprio da cooperative sociali. Abbiamo chiesto per le famiglie che fanno i conti con la sospensione delle attività scolastiche congedi straordinari, con la possibilità di voucher a copertura delle spese aggiuntive sostenute o di mancato guadagno nel caso di genitori che non siano lavoratori dipendenti (liberi professionisti, consulenti, lavoratori autonomi, titolari di partita IVA)".

Concludono dall'Alleanza: "Confidiamo in un confronto immediato con la Regione Campania per non aggiungere emergenze all'emergenza".

 

Pubblicato in Campania

“Tutto il sistema del welfare nazionale si basa su due pilastri, da una parte il pubblico, dall’altra l’energia sussidiaria del Terzo Settore – così lancia l’allarme del mondo del non profit e del volontariato italiano Claudia Fiaschi, portavoce del Forum del Terzo settore –. Indispensabile e urgente mettere in sicurezza e continuità l’opera di  milioni di volontari, operatori e organizzazioni del Terzo settore Italiano”.

“Siamo in costante contatto con tutte le nostre associazioni – aggiunge Fiaschi –Riceviamo molte segnalazioni da quelle legate alla difficoltà di mobilità dei volontari impegnati in opera di aiuto ai cittadini più fragili, chiusure e lavoratori messi a riposo forzato a causa del blocco dei servizi  e dei pagamenti conseguenti, irreperibilità sul mercato dei dispositivi di protezione indispensabili per garantire in sicurezza la continuità del servizio e degli aiuti alla popolazione. Situazioni allarmanti che richiedono una risposta coraggiosa, efficace e tempestiva”.

“L’ultimo report censiva solo nelle ex zone rosse – puntualizza Fiaschi – circa 95 mila enti e oltre 300 mila lavoratori e un milione di volontari, cioè il 40% di tutto il Terzo Settore italiano, già fermo. Ora che le misure di contenimento decise dal Governo sono state estese a tutto il territorio nazionale, la situazione è destinata rapidamente a peggiorare. E’ necessario intervenire subito”.

 

Pubblicato in Nazionale

"Sono 12 morti tra le carceri di Modena e Rieti. E' questo il tragico bollettino delle proteste verificatesi in molti penitenziari italiani. Una violenza verso cose e persone che abbiamo chiesto in più occasioni, attraverso appelli diretti ai detenuti, di cessare e che ha anche danneggiato la maggior parte dei reclusi che hanno protestato pacificamente. Proprio la fine delle violenze è elemento fondamentale per portare avanti alcuni dei provvedimenti che già nei giorni scorsi auspicavamo per rispondere alle limitazioni che l'emergenza coronavirus ha portato anche nelle carceri".

 Queste le dichiarazioni di Patrizio Gonnella, presidente di Antigone. "L'emergenza legata al diffondersi del Covid-19 - prosegue Gonnella - richiede nelle carceri provvedimenti diretti ad affrontare quanto sta accadendo, salvaguardando i più vulnerabili e i rapporti con le famiglie. Per questo, come Antigone, abbiamo avanzato 5 proposte all'Amministrazione Penitenziaria e alla Magistratura di Sorveglianza che potrebbero essere implementate nell'arco di pochi giorni, rispondendo all'urgenza e alla serietà che la situazione richiede" conclude il presidente di Antigone.

Le 5 proposte

“La direzione di ciascun istituto penitenziario provvederà all'acquisto di uno smartphone ogni cento detenuti presenti – con attivazione di scheda di dati mobili a carico dell'amministrazione – così da consentire, sotto il controllo visivo di un agente di polizia penitenziaria, una telefonata o video-telefonata quotidiana della durata di massimo 20 minuti a ciascun detenuto ai numeri di telefono cellulare oppure ai numeri fissi già autorizzati”.

“L'affidamento in prova in casi particolari di cui all'art. 47-bis della legge 354/75 è esteso anche a persone che abbiano problemi sanitari tali da rischiare aggravamenti a causa del virus Covid-19”.

“La detenzione domiciliare di cui all'articolo 47-ter, primo comma, della legge 354/75 è estesa, senza limiti di pena, anche a persone che abbiano problemi sanitari tali da rischiare aggravamenti a causa del virus Covid-19”.

“Tutti i detenuti che usufruiscono della misura della semilibertà possono trascorrere la notte in detenzione domiciliare”.

“La magistratura, nei limiti in cui lo riterrà possibile, trasformerà provvedimenti di esecuzione delle sentenze emesse nei confronti di persone che si trovano a piede libero, in provvedimenti di detenzione domiciliare”.

La questione tossicodipendenza 

"L'emergenza coronavirus ha aggiunto ulteriore pressione in una situazione già oltre il limite del sopportabile, a causa di un sovraffollamento pesante e continuo", dichiara Riccardo De Facci, presidente del CNCA, "Alle rivolte di questi giorni bisogna rispondere non solo con la repressione, ma attivando misure alternative alla detenzione per un numero congruo di detenuti. E predisponendo modi di comunicazione tra detenuti e familiari diversi dalla presenza fisica, utilizzando gli strumenti offerti da internet o altri che non comportano rischi di contagio. Quello che è accaduto a Modena, poi, con le morti per overdose, rende evidente che negli istituti di pena devono essere presenti strumenti per intervenire in caso di overdose, superando l'ipocrisia che vuole il carcere libero dalle sostanze psicoattive."

Pubblicato in Nazionale
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