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Giovedì, 02 Aprile 2020

Giovedì, 12 Marzo 2020 - nelPaese.it

Per affrontare le epidemie e tutelare la salute dei detenuti depenalizzare, decriminalizzare, legalizzare. Forum Droghe, l'associazione che da 25 anni si occupa della riforma delle politiche sulle droghe con status consultivo all'ONU, interviene sui recenti eventi accaduti in alcune carceri italiane a seguito della crisi del coronavirus.

"Siamo molto preoccupati per questi eventi - dichiara Stefano Vecchio, Presidente di Forum Droghe - nel corso dei quali sono morti quindici detenuti, alcuni sembra per intossicazione acuta da psicofarmaci e metadone, sui quali chiediamo chiarezza. Un vero paradosso, per una misura che avrebbe dovuto proteggere la salute di coloro che vivono nelle carceri. Purtroppo non vi è stata informazione preventiva e coinvolgimento dei detenuti: lo stop repentino dei colloqui con i famigliari e la sospensione di tutte le misure di semilibertà e dei permessi senza che fossero perseguite adeguate soluzioni alternative, ha causato il dramma di questi giorni".

Per Vecchio "le morti per presunta assunzione di psicofarmaci e metadone mettono a nudo l'ostinata miopia di un sistema penitenziario che si ostina a negare l'evidenza della circolazione delle sostanze all'interno delle carceri, e che quindi non si attrezza per ridurre i danni di quest'uso. A partire dalla mancata presenza di farmaci salvavita come il naloxone." "Per affrontare l'emergenza - continua il Presidente di Forum Droghe - ci sono proposte molto ragionevoli e realmente "protettive per la salute", come la scarcerazione anticipata dei detenuti con pene residue limitate, l'attivazione di tutte le misure alternative possibili per coloro che ne hanno diritto, la collocazione agli arresti e detenzioni domiciliari, che avrebbero il risultato "salutare" di decongestionare le carceri italiane, oltre a garantire comunque forme di comunicazione adeguate con i famigliari per chi è detenuto."

Per Hassan Bassi, segretario di Forum Droghe "è urgente e fondamentale accertare le cause che hanno portato alla morte delle persone detenute, ad oggi non tutte chiare, secondo criteri di massima tempestività e trasparenza. Poi, come non ci stanchiamo mai di ripetere, è urgente cambiare la legge sulle droghe che continua a riempire le carceri, e per lo più per piccoli reati. Senza contare coloro che ne commettono altri legati al loro stato di "tossicodipendenza". Pur in parte sovrapponibili, rappresentano il 35% ed il 28% della popolazione detenuta come dimostriamo ell'ultimo Libro Bianco. Da tempo Forum Droghe - precisa Bassi - con molte altre associazioni ha elaborato e proposto alla discussione del Parlamento disegni di legge che prevedono sia una completa decriminalizzazione delle condotte legate all'uso personale di droghe sia un abbassamento delle pene per i reati minori, una revisione radicale del sistema degli interventi nella prospettiva della Riduzione del danno, e l'ampliamento delle misure alternative alla detenzione per il piccolo spaccio. Oltre che naturalmente la regolazione legale della cannabis. I detenuti sono oggi più di 62.000, queste sono misure necessarie non solo per affrontare l'emergenza dell'oggi, ma per garantire la sostenibiltà del nostro sistema penitenziario e i diritti umani delle persone detenute."

 

Pubblicato in Salute

In questo momento di grande emergenza sanitaria e sociale, il lavoro dei volontari in aiuto alle persone sole e meno autosufficienti diventa ancora più prezioso. Anche piccole attenzioni come l’ascolto telefonico, la spesa o i medicinali portati a casa, la consegna di un pasto caldo, o le attività più impegnative tipo l’accompagnamento verso i luoghi di cura per le terapie salvavita come la dialisi, diventano di fondamentale importanza.

“Noi dobbiamo continuare a svolgere il nostro ruolo - sottolinea il presidente nazionale Enzo Costa in una nota alle strutture-  si devono, fermare le attività di socializzazione ma il punto di riferimento, di appoggio, di prossimità, Auser nel territorio non va spento, dobbiamo continuare a garantire la telefonia e i servizi leggeri alla persona, dobbiamo metterci in rete con la Protezione Civile, i Comuni, le Unità Sanitarie Locali, i Prefetti. Dobbiamo dimostrare che nei momenti di bisogno l’Auser c’è, e continuerà ad esserci sempre, perché è parte integrante delle nostre comunità, parte attiva.”

“I nostri volontari vanno muniti di modulo di autocertificazione - prosegue Costa -  che dice esplicitamente che escono per “lavoro volontario di prima necessità” rivolto a persone sole e fragili, vanno muniti di lettera di incarico firmata dal Presidente dell’associazione e dobbiamo informare le Autorità Locali, Comuni e Prefetti, su quanto manteniamo attivo dando disponibilità ad operare in rete. I nostri Volontari devono essere dotati di strumenti di protezione efficaci tipo mascherine, guanti, gel, se nelle rispettive zone non sono reperibili vanno chiesti ai Comuni o alla Protezione Civile da oggi ci hanno promesso che inizieranno delle distribuzioni straordinarie in tutti i territori”.

Auser c’è con le sue donne e i suoi uomini, uniti e impegnati tutti insieme  perché ci sia un domani migliore.

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Sono a rischio 200.000 occupati che erogano servizi di welfare a 6 milioni di italiani. Lo scrivono Confcooperative – Federsolidarietà, LegacoopSociali, Agci Solidarietà, Fp Cgil, Cisl Fp, Cisl Fisascat, Uil Fpl e UilTucs in una lettera al presidente del consiglio, ai ministri del Lavoro e dell’Economia, ai presidenti della Conferenza Stato Regioni, dell’Anci e dell’Upi per lanciare l’allarme sui presidi sociosanitari, sociali ed educativi che il mondo della cooperazione sociale sta garantendo.

«A seguito dei decreti emanati per fronteggiare il fenomeno del coronavirus – si legge nella lettera – le Parti firmatarie del CCNL Cooperazione sociale segnalano con forza che accanto alla necessità di sostenere tutti i presidi sanitari, tema che il Governo sta affrontando seriamente e con continuità, vi è anche l’esigenza parallela, non meno rilevante, dei presidi sociosanitari, sociali ed educativi che il mondo della cooperazione sociale ha garantito e che ora rischia il tracollo. Si tratta di servizi che hanno una finalità di interesse generale che tutelano 6 milioni di famiglie. Il tracollo di tali servizi ha evidenti ricadute occupazionali, al momento stimate in 200mila lavoratori, certamente come in altri settori. Ma si tratta intanto di numeri rilevanti, centinaia di migliaia di persone, strettamente connessi ai divieti e alle restrizioni prodotti dai decreti e diffusi in tutta Italia.

Ma quel che è più grave è che le attività di interesse generale garantite dalla cooperazione sociale hanno dirette ricadute su persone e famiglie che si vedono negare la possibilità della presa in carico di anziani e disabili a causa della chiusura dei centri diurni, o l’interruzione dell’assistenza e cura domiciliare, oltre che le interruzioni dei servizi educativi.

Poiché questi servizi di interesse generale consentono a milioni di italiani di avere dei sostegni reali e concreti, riteniamo ed auspichiamo che tale settore sia tutelato in modo attento ed efficace prevedendo l’utilizzo di risorse già appostate a bilancio con i contratti stipulati con la PA, la cui interruzione non può ricadere sulle cooperative sociali, sui loro soci lavoratori e dipendenti. Si tratta di contratti, già stipulati, che le pubbliche amministrazioni stanno interrompendo, ma per i quali sono stati appostati fondi pubblici e sui quali le famiglie ricevono servizi specifici.

Pertanto, è fondamentale predisporre un dispositivo normativo che consenta (ed anzi obblighi), in modo chiaro ed esplicito, le pubbliche amministrazioni ad erogare in continuità le quantità previste dagli accordi vigenti e già appostate nei bilanci anche in regime di sospensione o chiusura delle attività. Tale soluzione alternativa ai meri ammortizzatori sociali o con un utilizzo in forma congiunta, potrebbe essere adottata attraverso una precisa disposizione governativa per garantire retribuzioni a tutti i lavoratori del settore, dare respiro finanziario alle Cooperative e allo stesso tempo produrre un ritorno economico allo Stato in termini di gettito fiscale e non ultimo liberare maggiori risorse per sostenere i settori gravemente colpiti dalla crisi.

Siamo altresì disponibili anche a ritarare e ricalibrare i servizi per i contratti già in essere che hanno per oggetto attività sociosanitarie, sociali ed educative, ricalibrandole e modificandole in base alle attuali esigenze e modalità di erogazione sempre nella massima sicurezza di utenza e lavoratori.

A tal proposito riteniamo fondamentale che le cooperative sociali, nello svolgimento dei servizi essenziali alla persona e negli interventi nei presidi sanitari possano contare sulla distribuzione dei DPI da parte delle ASL e/o della Protezione civile al pari dei servizi sanitari pubblici al fine di non incorrere nel rischio di interruzione del servizio.

In un momento così grave che sta vivendo il Paese, le parti firmatarie del CCNL Cooperative Sociali non possono che sostenere quanto disposto finora dal Governo per frenare il diffondersi del contagio e con questa breve lettera vogliono interpretare l’indirizzo di ricostruzione di un nuovo concetto di comunità, di unità di intenti e allo stesso tempo lanciare un forte allarme per la tenuta di un settore che nell’ottica del principio costituzionale di sussidiarietà contribuisce a sostenere le fasce più deboli ed esposte di questo Paese, producendo sviluppo di prossimità. È in quest’ottica che vengono formulate queste proposte che vanno nella direzione, di sostegno ai servizi, alle Cooperative e ai lavoratori del settore».

 

 

Pubblicato in Nazionale

Coronavirus, le conseguenze sul terzo settore. Aiutateci ad aiutare è stato il grido del Forum nazionale mentre la cooperazione italiana attraverso l’Alleanza plaude agli sforzi del governo ma chiedi interventi specifici.

Terzo settore

“Abbiamo chiesto e ottenuto rassicurazioni sull’estensione a tutto il Terzo settore delle misure di sostegno al reddito dei lavoratori, come la Cassa integrazione in deroga, indipendentemente dalla forma giuridica dei soggetti, siano essi imprese o associazioni. Verranno affrontate le criticità legate alla sospensione dei servizi educativi, scolastici e sociali che stanno avendo pesanti ripercussioni sugli operatori impiegati. Verrà favorita la distribuzione dei presidi sanitari agli operatori degli ETS; saranno prorogati i termini per l’approvazione dei bilanci per gli enti vincolati da obblighi di leggi, come le Onlus; chiarite le norme sugli spostamenti dei volontari che svolgono attività di assistenza o aiuto per consentire la prosecuzione dell’attività. C’è stato anche un impegno a sostenere presso gli altri ministeri l’adozione di misure pure necessarie come la sospensione di tutti i versamenti e gli adempimenti tributari, contributivi e assistenziali.” così la portavoce nazionale del Forum del Terzo Settore Claudia Fiaschi riassume l’esito del vertice con la Ministra del Lavoro Nunzia Catalfo per fare il punto sugli effetti dell’emergenza Coronavirus sugli Enti del Terzo settore.

“E’ stato un incontro positivo per valutare la situazione sull’emergenza Coronavirus.- spiega Fiaschi -. Abbiamo ricordato al Ministro le attività che stanno svolgendo senza sosta da settimane le organizzazioni di Terzo settore per aiutare tutti i cittadini, e specialmente quelli più fragili, garantendo una fondamentale collaborazione con il sistema sanitario. Per questo motivo rinnoviamo la necessità di intervenire immediatamente per metter e in campo le misure di sostegno economico al Terzo settore, che dispone di scarse risorse finanziarie e perciò è esposto come e più de gli altri agli effetti della crisi.”

“Con fidiamo che gli impegni presi ieri dalla Ministra possano essere attuati velocemente perché non abbiamo più tempo a disposizione” conclude Fiaschi.

Alleanza cooperative

“La quantità delle risorse messe a disposizione e l’articolazione delle misure che il governo si appresta a varare, così come annunciate dal Ministro Gualtieri, rappresentano uno sforzo importante per affrontare i problemi che l’emergenza epidemiologica da Covid-19 sta provocando alle famiglie e alle imprese”. Ad affermarlo è Mauro Lusetti, presidente dell’Alleanza delle Cooperative, anche a nome dei copresidenti Maurizio Gardini e Giovanni Schiavone.

“Oltre a rispondere all’esigenza prioritaria di tutelare la salute dei cittadini potenziando il Servizio sanitario nazionale – aggiunge Lusetti – vengono infatti prospettati interventi di sostegno alle imprese e ai lavoratori, che anche noi avevamo richiesto con urgenza nel corso dell’incontro a Palazzo Chigi della settimana scorsa, in considerazione dei pesanti riflessi dell’emergenza sanitaria sulle attività economiche”.

“In particolare – sottolinea il presidente dell’Alleanza – riteniamo importante l’adozione di misure di sospensione dei versamenti tributari e contributivi per le aziende che registrino riduzioni del livello di attività e di fatturato ed il potenziamento del Fondo centrale di garanzia a sostegno delle PMI, prolungando le garanzie ed aumentandone le percentuali in specifiche aree e filiere”

“Apprezziamo inoltre – dice Lusetti – la volontà di sbloccare e accelerare gli investimenti anche con la nomina di commissari ad hoc e di alleggerire l'impianto del codice degli appalti in modo rendere più snelle le procedure”.

“Chiediamo comunque – conclude – che nell’articolazione delle misure si provveda anche a: estendere gli ammortizzatori in deroga a tutte le imprese, comprese le micro nel segmento 1 – 4 lavoratori; adottare interventi urgenti con iniezione di liquidità per consentire anche alle imprese più fragili e meno patrimonializzate di accedere alla moratoria siglata con Abi sulla sospensione dei mutui; impegnare la Cdp in un’iniezione di liquidità finalizzata a compensare i ritardi di pagamenti della PA; riconoscere un equo indennizzo alle imprese che erogano servizi continuativi. Infine, ma non ultimo, adottare misure straordinarie per il made in Italy”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in Nazionale

Chiamiamola come vogliamo, questa piccola grande rivoluzione lavorativa è in realtà una rivoluzione anche sociale e culturale, sebbene imposta da un serrato susseguirsi di decreti nazionali, ordinanze locali e raccomandazioni medico-sanitarie cogenti.

La mia cooperativa, che è una cooperativa sociale di discrete dimensioni e attiva proprio nelle regioni di Emilia Romagna, Piemonte e Lombardia (sic!), ha subìto un duro colpo, come tante nel nostro settore, per le repentine e oscillanti misure preventive di chiusura e richiusura di servizi per l’infanzia, per disabili, per anziani e per altre categorie fragili. Ma negli ultimi giorni, di fronte all’inevitabile e necessaria sospensione di più della metà delle nostre attività, la Direzione è riuscita ad approntare a tempo di record un sistema di efficiente e consapevole ridistribuzione dei carichi di lavoro, sospendendo quelli non strettamente necessari e riorganizzando quelli che occorre portare avanti, anche in modalità ridotta, per la tutela degli ospiti e dei lavoratori rimasti attivi.

 Se infatti è vero che una metà dei nostri servizi è stata chiusa, l’altra metà che sta lavorando ha necessità di farlo in condizioni difficili e stressanti, con maggiori cautele, con acquisti di forniture specifiche e con un costante aggiornamento rispetto alle informazioni provenienti da Stato, Regioni, Comuni, in raccordo con la sede tecnico amministrativa di Modena.

Innanzitutto, alle funzioni che possono non sospendere la propria attività e che riescono a lavorare da remoto, con una connessione internet e dotazione strumentale adeguata, è stato accordato – come alla sottoscritta – il famoso telelavoro, o smartworking che dir si voglia. Alle funzioni impegnate in prima linea nei servizi rimasti aperti, come le strutture residenziali o l’assistenza domiciliare considerata non differibile, sono stati assegnati i supporti necessari, dal punto di vista delle risorse umane, degli acquisti, della consulenza medico-legale, delle procedure di sicurezza e di divulgazione delle corrette informazioni. Infine, ad alcune funzioni legate ai servizi chiusi è stata chiesta la disponibilità ad assumere incarichi aggiuntivi di monitoraggio e supervisione delle operazioni speciali legate alle procedure di contenimento del Coronavirus, istituendo un’apposita commissione interna.

Nel mentre, si cerca di lavorare anche, ovviamente, in prospettiva futura, pensando a quali saranno le opzioni di recupero delle attività quando tutto sarà tornato alla normalità, quali saranno gli statuti che interverranno a tutela dei colleghi rimasti a casa dal lavoro, come riprogrammeremo le attività annullate, ad esempio le assemblee dei soci e la commissione elettorale, e tanti altri spunti su cosa cambierà nelle nostre strutture. Come già dai primi decreti, sono stati aboliti incontri e assembramenti, sono state adottate le misure di sicurezza e sanificazione, esposta la cartellonistica, collocati i distributori di soluzioni idroalcoliche e predisposti turni di lavoro essenziali nel rispetto delle distanze e degli spazi di lavoro stabiliti.

 Le videochiamate, o conference call che dir si voglia anche qui, sono diventate pane quotidiano, le chat sono diventate luogo di incontro reale, le telefonate si sono fatte più lunghe ma di certo più cortesi e meno sbrigative, perché bisogna riuscire a farsi capire a voce, senza cenni, sguardi, strette di mano e tutta quella gestualità che ci caratterizza, come italiani, e credo che un po’ ci manchi già. Non solo come persone, ma anche nei nostri ruoli professionali. Ma sappiamo che è necessario e credo che in questa difficile fase di adattamento funzionale stiamo gettando le basi per qualcosa che in futuro potrebbe tornarci utile e diventare (anche) una buona prassi aziendale: siamo infatti diventati più virtuali per essere meno virali. Il “lavorare da casa” sembrava essere appannaggio solo delle grandi ditte, delle multinazionali, delle aziende dotate di poteri elettronici fuori dal comune, ma da lunedì 9 marzo non è così, tutti, grandi e piccoli, moderni o vecchia maniera, tecnologici o non, stanno provando a fare la loro parte e a ri-pensare il lavoro in un modo innovativo, che fino a poco tempo fa era impraticabile. Ricordo bene quella volta che, con un metro quasi di neve in città caduto nella notte, andai al lavoro a piedi, impiegandoci un’ora in moonboot e tenuta da sci, per andare a fare le deviazioni ai telefoni di reperibilità dei servizi che coordinavo.

Ricordo anche che nel periodo del sisma che colpì l’Emilia Romagna nel 2012 avevamo istituito diverse unità di emergenza e che cambiavo spesso ufficio e postazione, tra una scossa di assestamento e l’altra, per cercare di portare avanti i servizi del mio settore. E poi ci sono state altre nevicate, alluvioni, giornate di afa paralizzante, e sono sempre stata disposta a spostarmi in ogni modo – a piedi, in bici, in bus – per raggiungere l’ufficio, il computer, il telefono quando era necessario farlo, anche in condizioni di disagio. Ma stavolta sono felice e plaudo alla scelta della mia cooperativa Gulliver, così come di tante altre aziende del territorio, che – complice anche il progresso tecnologico che ci è venuto incontro e ci ha agevolato nel gestire le distanze con un click – ha saputo fare un cambio, o switch che dir si voglia ancora, di mentalità subitaneo e significativo, coerentemente con le limitazioni e le riduzioni incorse nelle ultime settimane.

A volte per agire un cambiamento occorrono stimoli forti e tempi improcrastinabili, ma il risultato può portarci a percorrere strade che non avremmo previsto in origine se sappiamo cogliere la sfida in modo coraggioso e consapevole. E secondo me è qui la forza della cooperazione sociale: saper conciliare la corretta politica del #iorestoacasa per la sicurezza collettiva con la presenza importante e resistente del #noicisiamo per il benessere collettivo.

Alessia Bellino - coop sociale Gulliver

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