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Giovedì, 02 Aprile 2020

Lunedì, 16 Marzo 2020 - nelPaese.it

Giovedì scorso, nel suo editoriale, Claudio Cerasa scriveva delle persone costrette ad essere presenti in un momento in cui la maggior parte della popolazione deve stare a casa. Scriveva di quelle persone che devono offrire a chi sta a casa gli strumenti giusti per sentirsi protetti e sicuri.

Raccontava di quella zona grigia che esiste tra chi si prende cura di noi (medici) e chi prende decisioni per noi (politici), racconta di quel mondo mediano di persone indispensabili costrette, per decreto, a lavorare negli stessi giorni in cui a buona parte del resto del paese viene chiesto di stare a casa. E parlava di coloro che lavorano negli ipermercati, nelle piccole botteghe, nei distributori di benzina, nelle rivendite di articoli medicali, nelle farmacie, nei servizi bancari, nel settore agricolo, nelle edicole, nelle redazioni di radio e televisioni, nel mondo della logistica.

 Però, anche uno attento come lui dimenticava quella miriade di persone che ogni giorno, affidando la propria incolumità al destino, lavorano per prendersi cura delle persone più bisognose, per garantire che tutto rimanga uguale anche se tutto è cambiato, per mantenere intatto il mondo delle persone più fragili, nonostante ora la fragilità sia qualcosa di palpabile, per ognuno di noi. Anche lui dimenticava di quella miriade di persone invisibili che lavorano nelle retrovie, senza farsi notare, senza fare rumore, senza nessuno che li fotografa mentre si sono addormentati sfiniti su una sedia o su tavolino precario. Precario come il loro futuro. Perché se ogni cooperativa sociale per la quale lavorano, vanta crediti per almeno mezzo milione di euro verso la Regione Calabria, se ogni cooperativa sociale per la quale lavorano, deve accendere linee di credito per lo stesso importo per garantire la prosecuzione dei servizi ed il pagamento dei loro stipendi, il loro futuro non può che essere precario. Allora sarebbe un bel segnale, in questo momento, se la Regione Calabria provvedesse immediatamente, entro questa settimana, al pagamento delle spettanze, almeno quelle relative al 2019.

Almeno quelle. Sarebbe un bel segnale se facesse un provvedimento straordinario (che poi dovrebbe essere ordinario) come ha dimostrato di saper fare la precedente Giunta, seppur per una sola Oganizzazione del privato sociale!

E se le strutture tutelari per minori, quelle che accolgono disabili, anziani, donne in difficoltà ed altre persone in situazioni di fragilità chiudessero proprio ora? E se veramente lo facessero? Ma davvero non ci si rende conto, all’interno della cittadella regionale, del dramma che vivono ogni giorno, da anni, le organizzazioni del privato sociale che gestiscono strutture e servizi socio-assistenziali? Ma davvero si può essere così sordi alle istanze che arrivano ogni giorno da chi è costretto a gestire persone e cose in condizioni così precarie? “Ho otto minori in Casa famiglia e 350 euro sul conto corrente” mi ha scritto stamattina il coordinatore di una struttura. E mi vengono i brividi a pensare che alla normale gestione della casa, adesso deve far fronte alla gestione dell’emegenza Covid-19. Ma davvero non ve ne importa nulla? Molti Dipartimenti della Regione hanno comunicato che i dipendenti regionali, giustamente, hanno iniziato a lavorare con le modalità del “lavoro facile”. Da casa, insomma. Bene, siamo felici che li abbiano messi in sicurezza. E noi? Noi non possiamo applicare lo smart working. Noi tutti dobbiamo alzarci ogni mattina ed affidare la nostra salute al destino.

 Dobbiamo affidarla a quella percentuale di possibilità che abbiamo nel non toccare nulla che non abbia già toccato una persona infetta. E gli educatori come glielo spiegano ai bambini che non possono stare in braccio, che non possono essere abbracciati, che non possono giocare tra loro a stretto contatto come è naturale che sia? E come li compie, l’operatore sanitario, quelle manovre a stretto contatto con il disabile senza dispositivi di sicurezza che nessuno ancora ha provveduto a rendere fruibili alle Organizzazioni del terzo settore? Ma davvero vogliamo rendere le strutture ed i servizi focolai legalizzati?

Provveda immediatamente la Regione Calabria e quando tutto questo finirà, come scriveva il direttore de Il Foglio, forse sarebbe bene non dimenticare chi in questa emergenza, nonostante tutto, ha fatto il possibile – e anche di più – per evitare che la paura, oltre che la tristezza, potesse essere lì, pronta, come direbbe De Gregori, ad aggredirci le gambe.

Giancarlo Rafele – presidente coop sociale Kyosei

Pubblicato in Calabria

Organizzare la chiusura dei servizi socio-sanitari solo dopo un rilevamento dei bisogni e delle possibilità di accoglienza e di cura in famiglia degli utenti. È questa la proposta del gruppo di imprese sociali Gesco, per scongiurare che tante persone in condizioni di estremo disagio siano semplicemente trasferite dai servizi sanitari e socio sanitari territoriali (centri diurni e semi-residenziali per anziani, disabili, persone non autosufficienti pazienti psichiatrici, minori e adulti) a famiglie che non sono in grado di prendersene cura.

«Sono sicuramente apprezzabili le misure fin qui adottate dal Governo e dalle Regioni – afferma il presidente di Gesco, Sergio D'Angelo - Servono a prevenire la diffusione del Covid-19 e a tutelare la salute di tutti. Come si fa, ad esempio, a non condividere l'invito a stare tutti a casa, i divieti ad assembramenti, a tenere eventi, a favorire il lavoro agile? Ma siamo certi che la casa sia sempre il luogo più sicuro per tutti? E chi la casa non ce l'ha perché vive in strada? Trovo personalmente apprezzabile anche la scelta di chiudere servizi, attività e esercizi commerciali. Inviterei solo ad essere più cauti sull'opportunità di sospendere le attività dei centri diurni socio sanitari, della salute mentale, quelli per disabili e anche i centri antiviolenza o i semiresidenziali per tossicodipendenti e senza fissa dimora. Non si corre forse il rischio di fare qualcosa, in nome della prudenza, molto poco sicura per tutti e in fondo anche ingiusta?».

La proposta di Gesco è che si tenga conto dei profili e della storia individuale e familiare di ciascun utente, già mappati da ciascun servizio, in modo da poter capire immediatamente se sia il caso di rimandarlo in famiglia oppure no. In questo ultimo caso, di attivare forme di assistenza domiciliare e, qualora l'utente non possa essere accolto in famiglia, di prevedere che resti in carico alle strutture socio-sanitarie. Gesco propone, infine, di attivare sostegno psicologico a distanza, attraverso i mezzi tecnologici a disposizione delle famiglie (smartphone, pc, collegamenti Skype).

«Si tratterebbe di una modalità – conclude Sergio D'Angelo – che permetterebbe di decongestionare significativamente i centri e di ottemperare così alle direttive regionali per prevenire il contagio e, allo stesso tempo, di offrire un sostegno a chi è in condizioni precarie estreme».

 

Pubblicato in Nazionale

Emergenza coronavirus, la Cooperativa sociale Itaca reitera alle Autorità di Governo regionali competenti del Friuli Venezia Giulia e del Veneto la richiesta di dpi, in primis le mascherine protettive, condizione necessaria per proseguire in sicurezza i servizi a persone anziane o con disabilità, dislocati nei territori sia a domicilio sia nelle strutture. La presidente di Itaca, Orietta Antonini: "Sinora abbiamo garantito tutti i servizi, ma ora entriamo nella fase più critica e rischiamo di non poter più ottemperare alle richieste di sicurezza stabilite dalle autorità. Senza mascherine non potremo più garantire i servizi a persone anziane o con disabilità nei territori regionali, e non è nelle nostre intenzioni. Chiediamo alla Regione FVG e alla Regione del Veneto di intervenire con la massima urgenza".

Sinora abbiamo garantito tutti i servizi

"Siamo consapevoli dell'emergenza che stiamo affrontando e delle priorità che essa comporta, ed è per questo che reiteriamo alle Regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto la richiesta di fornitura dei presidi di protezione, necessari per proseguire i servizi socio assistenziali essenziali verso le persone in condizioni di fragilità, anziani e persone con disabilità, sia a domicilio sia nelle strutture". La richiesta, che ormai ha assunto caratteri di urgenza non più differibile, arriva dalla presidente della Cooperativa sociale Itaca, Orietta Antonini: "Nelle ultime settimane, dall'inizio dell'emergenza Covid-19, Itaca ha garantito i servizi con la competenza e la professionalità del personale coinvolto, e ringraziamo di cuore tutti i nostri operatori impegnati sul campo in questo momento non facile per nessuno di noi, lo abbiamo fatto seguendo le indicazioni delle Autorità sanitarie e con il supporto delle Amministrazioni locali".

Ora entriamo nella fase più critica

"Ora entriamo nella fase più critica: rischiamo anche noi il collasso - afferma la presidente di Itaca - a fronte della carenza dei dispositivi, le mascherine in particolare, a cui a breve si aggiungerà, anche in conseguenza a ciò, la carenza del personale".

Molte persone e servizi che coinvolgono tutta la cooperazione sociale, anche a livello nazionale, si stanno attrezzando autonomamente con mascherine realizzate con tutto ciò che hanno a disposizione. "Non posso che ringraziare questi operatori e apprezzarne le iniziative, adottate soprattutto a protezione degli altri, in particolare delle persone anziane che sono le più esposte". "Ma nel mio ruolo - prosegue Antonini - non posso ammettere che con tali rimedi si possano ritenere ottemperate le misure di sicurezza da adottare richiamate dalle normative, ordinanze e dai recenti e numerosi protocolli, che prevedono l'utilizzo di mascherine chirurgiche nei casi in cui si operi senza la distanza minima raccomandata, anche in assenza delle circostanze espressamente indicate nelle precauzioni standard".

Senza mascherine, non potremo più garantire i servizi

"La mancanza dei dispositivi ci allarma perché ci costringerà, tra pochissimi giorni, a non essere più nelle condizioni di garantire i servizi, rischiando così di riversare ulteriori problemi sul sistema sanitario, già allo stremo. E non è nelle nostre intenzioni".

Le richieste urgenti alla Regione FVG e alla Regione Veneto

Per tutti questi motivi, "chiediamo con la massima urgenza alle Regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto un esplicito sostegno - utile anche nei confronti del personale coinvolto - a condividere con noi le scorte di dispositivi e mascherine in particolare, da destinare a persone e strutture che presentino casi sospetti o in quarantena domiciliare, previa valutazione dell'Autorità sanitaria e della Protezione civile".

"Chiediamo, altresì, precise indicazioni regionali, valide per circostanze generali, sia sull'utilizzo delle mascherine (come richiamate dalle indicazioni dell'Istituto Superiore di Sanità), sia sull'utilizzo di mascherine di diversa tipologia da quelle già indicate nei protocolli in essere, come anche previsto dal 'Protocollo condiviso di Regolamentazione delle misure di contrasto e contenimento Covid 19 negli ambienti di lavoro' del 14 marzo".

Il fabbisogno giornaliero

Ad oggi i servizi in carenza di Dpi sono tutti i servizi residenziali e domiciliari che Itaca gestisce in Veneto, Friuli Venezia Giulia e Lombardia. Oltre un migliaio gli operatori di Itaca coinvolti, come oltre un migliaio sono i beneficiari tra servizi residenziali per anziani, servizi residenziali alla disabilità e alla salute mentale, servizi domiciliari alle persone in condizioni di fragilità, anziani, disabili e anche minori. Di questi ultimi, molti hanno fortemente ridotto l'attività.

"Stimiamo che il fabbisogno giornaliero per la Cooperativa Itaca sia di oltre 700 mascherine al giorno. Un numero che potrebbe essere contenuto se, come dovrebbe essere, venisse raccomandata anche alle istituzioni pubbliche locali, che sono i nostri diretti interlocutori, l'adozione di tutte le indicazioni date dall'Istituto Superiore della Sanità".

L'appello ai lavoratori di Itaca

La presidente di Itaca conclude con un appello. "Mi rivolgo anche ai nostri operatori: le misure più efficaci da applicare, in vigore già dal 24 febbraio, includono comportamenti e procedure in base a cui la mascherina chirurgica è da utilizzare in casi ben specificati. Le oggettive e diffuse difficoltà di approvvigionamento - precisa Orietta Antonini - rendono necessario far convergere i giusti dispositivi verso gli operatori e servizi coinvolti nell'emergenza".

Pubblicato in Nazionale

Assistenza leggera, consegna a domicilio di spese e medicinali (nel rispetto delle regole sulla distanza), supporto telefonico e a distanza con skype e youtube. Il volontariato non si è fermato nemmeno in questi giorni di emergenza. A Napoli una risposta concreta alle fasce più deboli è arrivata col progetto delle Agenzie di Cittadinanza, attivato dal CSV Napoli e dall'Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Napoli.

Le Agenzie di Cittadinanza sono attive nelle dieci Municipalità del Comune di Napoli da oltre tre anni e sono gestite da reti costituite da Associazioni di Volontariato e realtà del Terzo settore.
Hanno lo scopo di sensibilizzare sulle problematiche più rilevanti della comunità, incrementare la partecipazione e attivare forme di aiuto leggero alle fasce sociali più a rischio.
Garantiscono attività di segretariato sociale, percorsi di valorizzazione dell'impegno civico, attività culturali, di prevenzione e benessere, percorsi di autonomia per le persone con disabilità e per gli anziani nonché opportunità di incontro e socializzazione intergenerazionale.
Nonostante le difficoltà, in tutte le Municipalità è stato garantito comunque il servizio, seppure rimodulato in base alle esigenze di sicurezza.

"Siamo grati alle associazioni, alle realtà del terzo settore e ai volontari che animano il progetto di Agenzie di Cittadinanza. Non si sono fermati, non hanno fermato la solidarietà: il loro è messaggio di amore e di resistenza civile, che arriva direttamente al cuore della gente. Con il Comune di Napoli ed in particolare con l'assessore alle politiche sociali proseguiremo su questa strada, anzi intensificheremo il nostro impegno in questo periodo così delicato per tutti", dichiara il Presidente di CSV Napoli, Nicola Caprio.

L'assessorato alle politiche sociali, peraltro, nelle prossime ore attiverà un numero di telefono per i cittadini che hanno bisogno di assistenza (0817955555) e una piattaforma digitale dove poter trovare tutti i numeri utili dei servizi attivi per un supporto alle persone più fragili.
Spiega l'assessore Monica Buonanno: "Napoli ha un grande cuore solidale e con le Agenzie di Cittadinanza vogliamo, anche in una fase così complicata, valorizzare e rafforzare le molteplici espressioni di cittadinanza attiva e le reti del volontariato, mettendo al centro le persone e i loro bisogni. Insieme possiamo dire che nessuno è da solo".

Per tutti quelli che vogliono offrire assistenza, inoltre, è possibile registrarsi al format online http://www.comune.napoli.it/coronavirus-aiuto .

 

 

Pubblicato in Campania

Mentre il numero di persone contagiate dal Covid-19 aumenta rapidamente in molti paesi dell’Europa, attuale centro dell’epidemia, Medici Senza Frontiere (MSF) lancia un appello a tutti gli Stati membri perché dimostrino solidarietà al di là dei propri confini nazionali. Forniture mediche essenziali, inclusi dispositivi di protezione individuale a partire dalle mascherine per proteggere gli operatori sanitari, devono essere inviate con urgenza dove sono più criticamente necessarie.

In Italia, dove MSF sta supportando quattro ospedali nel lodigiano, la carenza di dispositivi di protezione nonostante tutti gli sforzi delle autorità sanitarie è allarmante e lascia il personale medico in prima linea pericolosamente esposto al virus. La mancanza di questi dispositivi alimenterà l’epidemia e ostacolerà la capacità di salvare vite. Secondo gli ultimi dati dell'Istituto Superiore di Sanità, circa 1.700 operatori sanitari in Italia, pari all’8% dei casi totali di coronavirus nel paese, sono stati contagiati mentre assistevano giorno e notte il crescente numero di pazienti gravi, che richiedono degenze lunghe e cure specialistiche in terapia intensiva.

“Anche in ospedali europei di altissimo livello vediamo medici e infermieri sopraffatti, che accolgono fino a 80 ambulanze al giorno, mentre la drammatica carenza di dispositivi di protezione – per cui alcuni indossano la stessa mascherina per 12 ore – li pone ad alto rischio di contrarre il virus” dice la dott.ssa Claudia Lodesani, presidente di MSF, attualmente a Lodi come coordinatrice della risposta MSF al coronavirus in Italia. “Ogni giorno riceviamo nuove richieste di aiuto, per avere più medici e più forniture. Se non arrivano al più presto i dispositivi protettivi necessari, sempre più operatori sanitari si ammaleranno, riducendo la capacità di assistere i pazienti, creando nuovi focolai epidemici e indebolendo pericolosamente la lotta contro l’epidemia”.

In questo momento di crisi, nessun paese può farcela da solo, nessuno può produrre tutte le forniture di cui ha bisogno. Tutti gli Stati membri europei devono al più presto rendere operativi i meccanismi di solidarietà predisposti dall’Unione Europea e condividere le risorse necessarie per combattere la pandemia nelle aree in cui oggi è più violenta.

“Oggi è l’Italia ad avere urgente bisogno di materiali medici per proteggere gli operatori sanitari, ma fra poche settimane toccherà ad altri paesi. Oltre ad aumentare la produzione, i governi europei devono poi garantire che le forniture possano essere spedite agevolmente nelle aree focolaio dell’epidemia. La minaccia di chiudere le frontiere rischia di ostacolare il flusso di risorse e personale medico verso le aree più colpite” dice Brice de le Vingne, coordinatore della task force di MSF per il Covid-19.

Per prevenire e ritardare ulteriori contagi ed evitare il collasso dei propri sistemi sanitari, i governi europei stanno prendendo drastiche misure di salute pubblica, come isolamento e distanza sociale, che si basano fortemente sulla collaborazione delle persone. MSF chiede che la stessa collaborazione venga promossa tra gli Stati per evitare che accumulino le forniture al proprio interno. Gli operatori sanitari rappresentano la nostra prima linea collettiva contro il virus e per proteggerli devono essere garantiti aiuti al di là di ogni frontiera.

“Questo virus non si ferma di fronte alle frontiere e anche la solidarietà deve poterle superare. “Il coronavirus continua a diffondersi e tutti i paesi affronteranno la stessa sfida a meno che l’epidemia non venga contenuta fin da subito con un forte impegno comune” dichiara la dr.ssa Stella Egidi, referente medico di MSF impegnata nella risposta al coronavirus in Italia

Oltre a supportare gli ospedali e la cura individuale dei pazienti, è fondamentale rafforzare tutte le misure standard che hanno dimostrato efficacia nel controllo di altre epidemie. Tra queste, l’azione proattiva per individuare e tracciare i contatti, i test diagnostici, l’isolamento dei pazienti e dei contatti ad alto rischio, la mobilitazione della popolazione per fermare il contagio e un rigido sistema di triage dei pazienti lievi e critici negli ospedali. A livello individuale, tutti devono seguire strettamente le misure di igiene e distanza sociale, per aiutare a frenare l’epidemia, evitare il sovraffollamento degli ospedali e proteggere l’accesso alle cure mediche per chi ne ha bisogno.

Serve tutto questo per controllare l’epidemia e ridurre al minimo la perdita di vite umane, sia tra i pazienti di Covid-19 sia tra tutti gli altri malati e feriti che hanno bisogno di cure mediche salvavita.

Pubblicato in Salute

"Dobbiamo impegnarci a rispettare le regole al fine di contenere il contagio da Covid-19, anche se costa sacrificio, ma è indispensabile per superare questo momento. Dobbiamo farlo per il nostro bene, per quello dei nostri cari, ma anche per tutta la comunità".

È improntato al rispetto rigoroso dei dispositivi emanati dal Governo e al senso di responsabilità di ogni singolo cittadino, giovane o adulto che sia, il messaggio che Lorenzo - il sindaco del Consiglio comunale dei ragazzi di San Vendemiano (Tv) - ha voluto lanciare, in accordo e piena condivisione con tutti i colleghi del Ccr, con l'Amministrazione comunale della cittadina trevigiana e con la Cooperativa Itaca che gestisce il servizio all'interno dell'Operativa di Comunità dell'Ulss 2 Marca Trevigiana, ai giovani concittadini sanvendemianesi, ma che potrebbe tranquillamente essere rivolto a giovani e adulti di tutto il Veneto e, più in generale, d'Italia.

"Siccome è già da un po' che non ci vediamo e per un po' ancora non ci potremo vedere, ci tenevo a fare una riflessione con voi. Molti saranno contenti per questa inaspettata "vacanza" - prosegue il sindaco del CCR -, ma penso che tutti stiate comprendendo che in realtà non è una vacanza, stiamo vivendo una situazione difficile. Ho sempre creduto nell'importanza della collaborazione, tant'è che quando mi sono candidato sindaco del CCR ho proposto per i nostri progetti lo slogan "Diamoci una mano". Ecco, in questo periodo fisicamente la mano non ce la possiamo dare, ma virtualmente sì.

Quindi oggi più che mai vorrei che tutti dessimo una mano alla Comunità. Ragazzi, bastano davvero poche piccole precauzioni. Se sapremo, uno ad uno, metterle in pratica, potremo davvero dare un grande contributo. Diamo prova di responsabilità e senso civico, facciamo sì che questa emergenza si trasformi in un esempio di solidarietà".

In queste settimane di assenza forzata da scuola, i tredici consiglieri, hanno tra gli 11 e i 14 anni e tutti frequentano l'Istituto comprensivo di San Vendemiano - che sostiene fortemente il progetto CCR -, si sono mantenuti in contatto tra loro attraverso gli strumenti digitali e virtuali, facendo girare l'appello via Whatsapp nei gruppi di classe e pubblicandolo sul Blog del consiglio comunale dei ragazzi

Pubblicato in Veneto

“Rivolgiamo un appello a tutti i cittadini crotonesi. In questo momento di difficoltà, tensione, preoccupazione è importante essere vigili ma anche responsabili. Per questo motivo, invitiamo le persone ad organizzarsi per donare il sangue, presso il centro trasfusionale della città di Crotone, perché l’appello dei Talessitemici non può passare inosservato”. È quanto chiedono Ass. Spalatori di Nuvole Ass. Nonostante tutto resistiamo Forum Terzo Settore Crotone CSV Aurora Crotone Arci Crotone Consorzio Jobel Ass. Terra e Libertà Ass. Baubò Ass. Le CentoCittà MGA Sindacato Nazionale Forense Coop. Soc. Agorà Kroton Ass. Maslow Ass. MDDC Ass. Cotroneinforma.

“C’è bisogno di sangue – continua l’appello - e, secondo noi, in questo momento chi è nelle condizioni di donarlo lo deve fare. Il tutto avverrà, ovviamente, in piena sicurezza. Facciamolo recandoci al Centro Trasfusionale di Crotone, oppure contattando l’Avis di Crotone. Se queste due opzioni risultano complesse inviateci, privatamente la vostra disponibilità (scrivendo privatamente alla pagina Facebook di Nonostante tutto resistiamo) e, attraverso l’Avis vi faremo avere un appuntamento per recarvi al Centro Trasfusionale”

“Ognuno in questo momento deve compiere piccoli gesti che insieme ci aiutano ad andare aventi ed aiutano chi è in difficoltà a stare bene”

Pubblicato in Calabria

L'Alleanza delle Cooperative in Umbria (Dino Ricci Legacoop Umbria; Carlo di Somma Confcooperative Umbria e Gabriele Nardini AGCI Umbria) sta monitorando e sostenendo, in questa fase critica per tutto il Paese, le proprie associate nella gestione dei servizi essenziali in cui moltissime cooperative sono coinvolte. Proprio per questo ci tiene a sollecitare le istituzioni sull'importanza di poter avere accesso a quei dispositivi di sicurezza che permettono ai nostri soci e dipendenti di continuare a lavorare in piena sicurezza.

Le cooperative attraverso i loro soci garantiscono in tutti i settori il mantenimento delle filiere essenziali che non possono fermarsi, pensiamo alla cooperazione sociale nei servizi alla persona sia residenziali sia domiciliari; pensiamo alla cooperazione agroalimentare e a tutta la sua filiera; a quella della logistica e delle pulizie professionali; alle cooperative impegnate nella distribuzione commerciale. Tutto questo mondo non si può fermare, ma per continuare ad operare ha bisogno di strumenti e dispositivi che facciano lavorare le persone in piena sicurezza.

Per questo l'Alleanza delle Cooperative in Umbria ha inviato comunicazioni ufficiali a Regione, Prefetture, Anci e Protezione Civile per poter avere risposte circa l'accesso delle cooperative ad approvvigionamenti di questi dispositivi di protezione individuale. Le Centrali Cooperative si sono anche rivolti a canali di mercato per garantire adeguate forniture di Dpi da mettere a disposizione dei lavoratori, riscontrando però difficoltà nel reperirli.

L'Alleanza delle Cooperative in Umbria condivide i contenuti del "Protocollo condiviso di regolamentazione per il contrasto e il contenimento della diffusione del Virus Covid-19 negli ambienti di lavoro" siglato dal Governo con le OO.SS. e le associazioni d'impresa che sottolinea l'importanza di fornire ai lavoratori i dispositivi di protezione per far andare avanti i servizi essenziali e crede prioritario garantire la continuità dei servizi essenziali facendo operare in sicurezza i lavoratori.

Le Centrali Cooperative, infine, chiedono che le cooperative sociali "abbiano indicazioni chiare e precise sui servizi che sono da ritenere essenziali e che quindi vanno mantenuti e quelli che invece possono essere sospesi".

L'Alleanza delle Cooperative, infine, esprime sostegno e vicinanza a tutti i lavoratori impegnati nello svolgimento di servizi essenziali che affiancano in questi giorni il fondamentale lavoro degli operatori sanitari che in prima linea combattono contro il Covid-19, ma sottolinea che in questa battaglia "non esistono seconde linee o retrovie, insieme si lotta e insieme si vince"

 

 

Pubblicato in Umbria

Gli eventi tragici dei giorni scorsi hanno scosso alle fondamenta il sistema penitenziario italiano. Quasi 50 istituti sono stati coinvolti in proteste che in alcuni casi, fortunatamente pochi, sono degenerate in manifestazioni violente. Tra le conseguenze più tragiche vi sono i 14 morti e le diverse persone detenute in ospedale in condizioni precarie. La paura, la solitudine, la disperazione, il sovraffollamento e i rischi di contagio da Covid-19 sia per i detenuti che per lo staff penitenziario impongono risposte urgenti ed efficaci, allo scopo di non recidere i rapporti con il mondo esterno.

I posti disponibili nelle carceri italiane sono 50.931, cui vanno sottratti quelli resi inagibili nei giorni scorsi. I detenuti presenti, alla fine di febbraio, erano 61.230. Alcuni istituti arrivano a un tasso di affollamento del 190%. Ogni giorno i detenuti sentono dire alla televisione che bisogna mantenere le distanze, salvo poi ritrovarsi in tre persone in celle da 12 metri quadri. Le condizioni igienico-sanitarie sono spesso precarie. Nel 2019 Antigone ha visitato 100 istituti: in quasi la metà c'erano celle senza acqua calda, in più della metà c'erano celle senza doccia. Spesso mancano prodotti per la pulizia e l'igiene. Con questi numeri, se dovesse entrare il virus in carcere, sarebbe una catastrofe per detenuti e operatori. Per gli uni e per gli altri bisogna muoversi subito.

Antigone, Anpi - associazione nazionale partigiani d'italia, Arci e Gruppo Abele hanno elaborato le proposte per superare l'isolamento dei detenuti, per deflazionare il sistema penitenziario senza ripercussioni per la sicurezza, per proteggere i lavoratori: “ci auspichiamo che siano immediatamente adottate”.   

Le proposte per ridurre il numero dei detenuti e proteggere i più vulnerabili

“L'affidamento in prova in casi particolari di cui all'art. 47-bis della legge 354/75 è esteso anche a persone che abbiano problemi sanitari tali da rischiare aggravamenti a causa del virus Covid-19 con finalità anche di assistenza terapeutica.

“La detenzione domiciliare di cui all'articolo 47-ter, primo comma, della legge 354/75 è estesa, senza limiti di pena, anche a persone che abbiano problemi sanitari tali da rischiare aggravamenti a causa del virus Covid-19”. “A tutti i detenuti che usufruiscono della misura della semilibertà è concesso di trascorrere la notte in detenzione domiciliare”.

“Salvo motivati casi eccezionali, i provvedimenti di esecuzione delle sentenze emesse nei confronti di persone che si trovano a piede libero sono trasformati dalla magistratura in provvedimenti di detenzione domiciliare”. “La detenzione domiciliare prevista dalla legge 199 del 2010 e successivamente dalla legge 146 del 2013 è estesa ai condannati per pene detentive anche residue fino a trentasei mesi”.

“La liberazione anticipata è estesa fino a 75 giorni a semestre con norme applicabili retroattivamente fino a tutto il 2018”.

Le proposte per ridurre l'isolamento dei detenuti in questa fase

“La direzione di ciascun istituto penitenziario provvederà all'acquisto di uno smartphone ogni cento detenuti presenti – con attivazione di scheda di dati mobili a carico dell'amministrazione – così da consentire, sotto il controllo visivo di un agente di polizia penitenziaria, una telefonata o video-telefonata quotidiana della durata di massimo 20 minuti a ciascun detenuto ai numeri di telefono cellulare oppure ai numeri fissi già autorizzati”.

“Verranno attivati canali di corrispondenza e-mail con i parenti autorizzati alle visite”

Le proposte per la prevenzione del contagio e per sostenere lo staff penitenziario

“Fornitura immediata e straordinaria di dpi a tutto il personale penitenziario. Immediata e progressiva sanificazione di tutti gli ambienti carcerari, a cominciare dagli spazi comuni di socialità, da quelli adibiti a caserme e uffici del personale, dalle officine di lavorazioni e dai magazzini. Piano straordinario e immediato di assunzioni di personale penitenziario  Riportare la salute in carcere al centro delle politiche sanitarie, nazionali e territoriali, attraverso il reclutamento straordinario di medici, infermieri e operatori socio-sanitari da destinare all'assistenza sanitaria in carcere. L'assunzione di specifici piani di salute e prevenzione per ogni singolo istituto penitenziario. Vanno ripresi e rafforzati il percorso, i principi e le finalità contenute nella legge vigente: deve essere garantita qualità ed uniformità degli interventi e delle prestazioni sanitarie nei confronti dei detenuti, degli internati e dei minorenni sottoposti a provvedimenti restrittivi”.

 

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