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Mercoledì, 15 Luglio 2020

Martedì, 24 Marzo 2020 - nelPaese.it

Ventuno organizzazioni umanitarie e per i diritti umani hanno chiesto al governo della Grecia di ridurre immediatamente la congestione di migranti e richiedenti asilo nei Centri di accoglienza e identificazione (Cai) nelle isole dell’Egeo, onde evitare una crisi della salute pubblica nel contesto dell’attuale pandemia da Covid-19.

Migliaia di persone – anziani, malati cronici, bambini e minori non accompagnati, donne incinte, neo-mamme e disabili – sono intrappolate sulle isole greche in condizioni deplorevoli e di sovraffollamento estremamente pericolose. Costringere i richiedenti asilo a rimanere in una situazione che viola i loro diritti umani e che mette in pericolo la loro salute, il loro benessere e la loro dignità non può essere giustificato da alcuna ragione sanitaria.

Il diritto internazionale dei diritti umani prevede che le necessità sanitarie dei migranti e dei richiedenti asilo siano affrontate e dispone che – pur in un contesto di pandemia come quello attuale – le limitazioni ai diritti per ragioni di salute pubblica o di emergenza nazionale siano legittime, necessarie, proporzionali e non discriminatorie.

Il 17 marzo il governo greco ha annunciato l’adozione di misure per prevenire la diffusione del Covid-19 nei Cai delle isole dell’Egeo: in sintesi, la quarantena di questi centri, con migliaia di migranti e richiedenti asilo intrappolati al loro interno.

Tali misure, secondo quanto dichiarato dal ministero per l’Asilo e la migrazione, prevedono la sospensione di tutte le attività e di tutte le strutture speciali allestite nei Cai, come l’educazione informale, e l’interruzione per due settimane delle visite e della fornitura di servizi essenziali da parte delle organizzazioni e delle agenzie di aiuto umanitario. Sono stati predisposti rigidi controlli sia sui movimenti in uscita dai Cai, persino per reperire alimenti, sia sulla circolazione interna senza una valida ragione.

Il 22 marzo il primo ministro greco ha annunciato il divieto di “tutti i movimenti non necessari” sul territorio nazionale. A quella data, la popolazione dei Cai sulle isole di Lesbo, Samo, Chio, Kos e Lero era di 37.427 persone, superiore di 31.400 unità rispetto alla capienza massima prevista di 6095. Le condizioni in questi centri non possono essere considerate idonee per vivere in modo dignitoso e umano. L’accesso all’acqua corrente, ai gabinetti e alle docce è limitato, l’attesa in fila per la distribuzione del cibo dura ore, non vi è numero sufficiente di medici e infermieri.

Pertanto, è pressoché impossibile rispettare le linee-guida per la protezione dal Covid-19. In questo modo, le persone corrono un elevato rischio di essere esposte alla trasmissione del virus. Le 21 organizzazioni umanitarie e per i diritti umani chiedono al governo greco di adottare provvedimenti per prevenire la diffusione del Covid-19 e di preparare un piano d’emergenza da attuare non appena sia riscontrato il primo caso di positività nei Cai.

Se e quando si verificasse, una quarantena che intrappolasse migliaia di persone sane in campi affollati accanto a persone positive, aggiunta all’assenza di un’adeguata e appropriata presenza di personale medico, provocherebbe quasi certamente la morte evitabile di numerose persone.

Le 21 organizzazioni chiedono pertanto al governo greco di adottare le seguenti misure per ridurre il rischio di contagio da Covid-19 nei Cai e per contribuire a proteggere la salute pubblica collettiva:

- trasferire le persone che si trovano attualmente nei Cai in strutture più piccole situate sulla terraferma, come appartamenti e alberghi, prendendo tutte le misure necessarie per uno spostamento sicuro. In questo modo il governo potrà seguire le linee-guida contro la diffusione del Covid-19. Dovrà essere data priorità agli anziani, ai malati cronici e a quelli che versano in condizioni di salute critiche, ai disabili, alle donne incinte, alle neo-mamme e ai loro bambini, ai bambini e ai minori non accompagnati; 

- adottare misure speciali per garantire accesso universale e libero ai servizi di salute pubblica per i migranti, i richiedenti asilo e i rifugiati, senza alcuna discriminazione e compresi i tamponi e le cure per i positivi al Covid-19; 

- rifornire i centri di accoglienza dei prodotti sanitari e igienici necessari e assicurare una fornitura costante di acqua, assicurando la disinfezione costante delle aree comuni come i servizi igienici e assicurare tempestivamente la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti; 

- informare tutti i residenti nei Cai, in tutte le lingue necessarie e in modo comprensibile anche dalle persone con disabilità, su come prevenire il contagio da Covid-19 e su cosa fare in caso di sintomi; 

- assicurare che siano a disposizione misure quali l’isolamento volontario e la quarantena e la presenza di personale medico adeguatamente formato e dotato di dispositivi di protezione;

- venire incontro alle specifiche necessità delle persone che vivono in insediamenti informali nei pressi dei Cai, che possono avere problemi ancora più acuti in termini di mancanza di acqua, prodotti e servizi igienico-sanitari e raccolta dei rifiuti;

- garantire che fino a quando i Cai non saranno decongestionati siano disponibili e presenti medici e infermieri in numero adeguato così come personale specializzato nella salute mentale. Ove possibile, questi servizi potrebbero essere forniti da remoto.

Pubblicato in Dal mondo

La pandemia di Covid-19 colpisce senza risparmiare nessuno. Chi viveva in condizioni di povertà assoluta è spinto ancora più ai margini con un'espansione della povertà senza precedenti.

L'Alleanza contro la Povertà esprime “profonda preoccupazione per gli effetti della pandemia di Covid-19 sulle fasce più fragili della popolazione. L'emergenza sanitaria è già diventata economica e porterà a un drammatico aumento della povertà nel nostro Paese”. 

Per questo, l'Alleanza ritiene che per far fronte all'emergenza “servano misure immediatamente esecutive per fare in modo che le persone non cadano in povertà. Sono inoltre fondamentali, sin da ora, misure adeguate a sostegno degli attori sociali e istituzionali del territorio a cui competono compiti di cura e di assistenza”.

Sarà necessario che il Reddito di Cittadinanza sia rafforzato per raggiungere tutte le persone in condizioni di povertà con interventi mirati, volti innanzitutto: “a correggere criteri di accesso penalizzanti per le famiglie numerose, i minori e gli stranieri, che saranno ulteriormente colpiti dalla crisi in corso, a rafforzare la presa in carico delle persone in condizione di bisogno, attraverso un'implementazione dell’infrastruttura sociale sul territorio”.

L'Alleanza chiede quindi un confronto nel merito con le istituzioni, mettendo a disposizione esperienza e competenze maturate negli ultimi anni di azione sul tema della lotta alla povertà.

Pubblicato in Lavoro

“È necessario e urgente distribuire i presidi sanitari anche ai volontari e agli operatori impegnati nelle attività di assistenza alle persone che già si trovavano in una condizione di fragilità e marginalità: in questo periodo difficile ai bisogni di anzi ani soli, disabili, minori in comunità, migranti provvedono in larga p arte le associazioni, le organizzazioni di volontariato e le cooperative sociali. Ma i loro sforzi rischiano di fermarsi perché non dispongono di presidi sanitari di protezione, una carenza che sta esponendo sia i volontari che chi viene aiutato ad un rischio enorme di contagio: sono molti i volontari già ammalati e purtroppo anche quelli che sono morti”.

Questa la situazione illustrata dalla portavoce del Forum del Terzo Settore, Claudia Fiaschi, in una lettera inviata al capo della Protezione Civile e commissario straordinario per l’emergenza Covid, Angelo Borrelli e alla ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali Nunzia Catalfo.

È stata fatta una verifica fra le principali reti aderenti impegnate nell’emergenza, e quello che viene fuori è che il fabbisogno minimo di dispositivi sanitari per le prossime quattro settimane è imponente. “Non riguarda solo le mascherine, da tempo introvabili, ma camici, occhiali di protezione, guanti, liquidi igienizzanti, termometri a infrarossi, tute di protezione per agenti biologici”.

Se questo materiale non verrà messo urgentemente a disposizione della rete di associazioni, “rischia di collassare il sistema di aiuto rivolto a migliaia di persone in condizioni di marginalità e fragilità, alle quali l’epidemia di Coronavirus sta aggiungendo ulteriori sofferenze”, conclude la nota.

Pubblicato in Nazionale

Oltre 200 concerti "da casa" annunciati e più di 25.000 euro di donazioni raccolti: è il primo bilancio dell'attività di #iosuonodacasa, l'iniziativa congiunta avviata da otto siti di informazione musicale (Allmusicitalia, Frequenzaitaliana, Musicadalpalco, Newsic, Ondefunky, Onstage, Optimagazine, Rockol) e sostenuta da altri sei (bellacanzone.it, fourzine.it, ilmohicano.it, rocknation.it, spettacolo.eu, spettacolonews.com) per dare la massima visibilità alle iniziative spontanee che si moltiplicano da parte di artisti della musica, che realizzano concerti "casalinghi" da diffondere via social per sostituire, per quanto possibile, i concerti dal vivo che sono attualmente sospesi in tutta Italia.

Sin dal suo inizio, il progetto ha voluto coinvolgere tutti gli artisti musicali. Per prendere parte all'iniziativa, tutti gli artisti che includono nella loro comunicazione (stampa, radio, tv e social) l'hashtag #iosuonodacasa, possono comunicare giorno e ora della propria performance domestica all'indirizzo email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Ogni giorno, sui siti musicali che hanno dato vita e contribuiscono al progetto, viene aggiornato il calendario dei concerti in streaming. Insieme alla diffusione dell'informazione, #iosuonodacasa si propone soprattutto l'obiettivo di sollecitare donazioni da parte degli spettatori dei concerti "domestici" degli artisti.

L'Associazione Nazionale Italiana Cantanti ha concesso l'utilizzo del proprio numero solidale 45527, che raccoglie donazioni via telefono. Il valore della donazione è di 2 euro per ciascun SMS inviato da cellulare personale (WINDTRE, Tim, Vodafone, PosteMobile, Coop Voce e Tiscali). Da rete fissa, invece, è possibile donare 5 € o 10 € (con Tim, Vodafone, WINDTRE, Fastweb e Tiscali, mentre solo 5 euro con TWT, Convergenze, PosteMobile). È possibile donare anche attraverso bonifico bancario (Banca Fideuram, coordinate bancarie Iban IT 83 U032 9601 6010 0006 7281370 intestato a La Partita del Cuore Umanità senza Confini) con causale Terapia Intensiva Ospedale Niguarda.

I fondi raccolti, infatti, sono destinati ad aumentare i posti "unità posto letto rianimazione" (letto, respiratore, pompa, infusionali, monitor) disponibili per l'emergenza Coronavirus (COVID-19) dell'ospedale Niguarda di Milano.

#iosuonodacasa chiede agli artisti di impegnarsi, durante il loro concerto "da casa", a rendere sempre visibile il numero di telefono solidale e a sollecitare ai loro spettatori donazioni via telefono.

Pubblicato in Cultura

Le proprietà magnetiche dei licheni trapiantati ed esposti in città costituiscono un valido indicatore del bioaccumulo di metalli pesanti – quali ferro, cromo, rame e antimonio – emessi principalmente dalle azioni di frenatura di automobili e mezzi di trasporto. È quanto emerge da una ricerca condotta da ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) in collaborazione con i colleghi dell'Università di Siena e dell'Università Federico II di Napoli, recentemente pubblicata sulla rivista "Applied Sciences".

Le polveri sottili atmosferiche da inquinamento antropico sono oggetto di un crescente interesse epidemiologico che, oltre a essere testimoniato da molteplici ricerche scientifiche, gode di ampia rilevanza sui quotidiani nazionali. In particolare, la crescente attenzione per le polveri sottili si è focalizzata sul dibattuto ruolo del particolato atmosferico (PM) nel trasporto e nella diffusione di contaminanti chimici e biologici, inclusi i virus.

"Nello studio da noi pubblicato", spiega Aldo Winkler, Primo Tecnologo dell'INGV e coautore dell'articolo, "sono state esaminate e comparate le proprietà magnetiche, chimiche e morfologiche delle polveri sottili accumulate dai licheni trapiantati ed esposti per tre mesi in venticinque siti nella città di Milano che, con i suoi 1,4 milioni di abitanti, è una delle più densamente popolate d'Italia".

Il capoluogo lombardo si trova in Pianura Padana, una regione notoriamente caratterizzata da inversione termica, stagnazione di masse d'aria e clima continentale, con inverni lunghi e rigidi e temperature elevate in estate: tali caratteristiche la rendono una delle zone maggiormente affette da inquinamento da particolato fine atmosferico (il PM2.5 e PM10, a seconda del suo diametro aerodinamico) in Europa.

"In questo contesto", prosegue il ricercatore, "la suscettività magnetica dei licheni costituisce un parametro semplice e veloce da misurare, utile alla caratterizzazione dell'inquinamento atmosferico di origine antropica in tempi rapidi e con costi contenuti. La nostra ricerca ha dunque evidenziato, e statisticamente validato, come le proprietà magnetiche dei trapianti lichenici costituiscano un valido indicatore del bioaccumulo dei metalli pesanti presenti nel particolato atmosferico. Inoltre, la combinazione di analisi chimiche, magnetiche e morfoscopiche ci ha permesso di individuare nell'abrasione dei freni  la principale sorgente delle polveri sottili magnetiche (ad alto contenuto in metalli pesanti) intercettate dai licheni esposti nella città di Milano", conclude Winkler.

Pubblicato in Nazionale

"Aver raggiunto un accordo sulla cassa integrazione con la Regione Marche e con tutte le associazioni di categoria è un risultato importante per le cooperative e tutte le imprese interessate, che va a vantaggio dei lavoratori. In questo momento di grande difficoltà, è un passo di cui siamo molto soddisfatti, un sostegno all'attività imprenditoriale, a fianco del lavoro". Il presidente di Legacoop Marche, Gianfranco Alleruzzo, commenta così la firma dell'intesa istituzionale regionale, siglata il 20 marzo anche dall'associazione di cooperative, e che prevede il sostegno al reddito per i lavoratori dipendenti che non hanno accesso agli strumenti ordinari per un periodo di nove settimane, dal 23 febbraio 2020.

Alla firma, in videoconferenza, erano presenti l'assessore regionale al Lavoro, Loretta Bravi e i rappresentanti delle associazioni imprenditoriali e sindacali riconosciute nella Commissione regionale Lavoro tra cui Legacoop Marche. L'intesa fa seguito al decreto "Cura Italia" che ha messo a disposizione 3,3 miliardi di euro che verranno ripartiti tra le Regioni, ai quali si potranno aggiungere fondi residui regionali pari a 27,2 milioni di euro.

La CIGD è prevista per i datori di lavoro del settore privato inclusi quelli agricoli, della pesca, del terzo settore e del mondo delle professioni, con unità produttive nelle Marche. Non sono previsti dal decreto i datori di lavoro domestico, per cui la Regione sta studiando un'alternativa.

Lavoratori beneficiari sono i lavoratori dipendenti sia a tempo determinato che indeterminato (operai, impiegati, quadri, apprendisti con contratto professionalizzante, soci lavoratori delle cooperative con rapporto di lavoro subordinato, lavoranti a domicilio in regime di mono commessa, pescatori anche delle acque interne, imbarcati a qualunque titolo e /o iscritti a ruolino di equipaggio e tutti gli altri lavoratori dipendenti con qualsiasi forma contrattuale di lavoro subordinato). Non è prevista una anzianità minima aziendale. Per i lavoratori a tempo determinato la CIGD termina alla scadenza del contratto.

I lavoratori per i quali viene chiesta la concessione del trattamento di integrazione salariale in deroga devono risultare in forza presso i datori di lavoro richiedenti alla data del 23 febbraio 2020 (salvo la possibilità di includere i lavoratori che sono stati assunti successivamente entro la data di entrata in vigore del decreto).

Pubblicato in Marche

“È dal 25 febbraio, nelle prime fasi dell’epidemia di Covid-19, che la SIPPS chiede di fare chiarezza per proporre strategie operative funzionali. La raccomandazione è sempre la stessa: salvaguardare il sistema sanitario e proteggere il personale medico e paramedico esposto in prima linea. Per seguirla basta, soddisfare tre richieste”.

A dirlo è Giuseppe Di Mauro, presidente della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS), che precisa quali sono: “E’ necessario evitare in tutti i modi l’assalto agli ospedali e soprattutto ai servizi di pronto soccorso che potrebbe renderli i luoghi più pericolosi; adottare corridoi preferenziali in cui poter canalizzare l’eventuale afflusso di migliaia di casi o supposti tali nei prossimi giorni o mesi; mettere a disposizione ospedali militari delle grandi città (attualmente quasi inutilizzati), in modo tale da trasformarli in breve tempo in centri di diagnosi, isolamento e smistamento per i casi necessitanti di terapia intensiva”.

L’adozione di corridoi preferenziali e/o dedicati è “una misura necessaria, anche se non sufficiente, per evitare il diffondersi del contagio. A distanza di un mese molto è stato fatto- continua Di Mauro- si sono identificati i centri Covid per la gestione dei casi documentati (confermati dalla positività del tampone) che necessitano di ricovero, si è definita l’assistenza domiciliare per i casi sospetti o accertati non gravi, si stanno sperimentando nuove terapie, si sono creati nuovi posti letto in rianimazione grazie alle generose donazioni di enti e privati cittadini. La popolazione rispetta le restrizioni decretate dal governo, sono previste sanzioni e pene per i trasgressori, si effettuano controlli. Nella gestione dell’epidemia persistono, però- puntualizza Di Mauro- alcuni punti deboli: la carenza del personale sanitario e dei presidi, in primis, e la gestione dei casi sospetti (quindi potenzialmente contagiosi) che necessitano di ricovero, ma che non hanno ancora ricevuto una diagnosi perché non hanno fatto il tampone o non hanno ancora ricevuto il risultato”.

In molti ospedali i pazienti in età pediatrica sono gestiti in spazi dedicati, fa sapere Maria Carmen Verga, segretario nazionale SIPPS, “spesso vicini alle aree di pronto soccorso, anch’esse dedicate ai casi sospetti, non circolano per l’ospedale, non accedono al reparto dove sono ricoverati pazienti con altre patologie e dove il personale non indossa i presidi di protezione. L’inosservanza di queste basilari misure- aggiunge- può infatti comportare un grave rischio per il personale e per tutti gli eventuali contatti”.

È ampiamente documentato, infatti, che tra “le principali cause di contagio ci sono proprio le procedure non corrette in ambiente ospedaliero- - precisa Ernesto Burgio, componente del comitato scientifico SIPPS sulla Newsletter Covid-19- e che in condizioni di estrema necessità si tende ad abbassare la soglia di sicurezza. Sono di questi giorni le proteste per il reclutamento di specializzandi e neolaureati e per l’utilizzo delle mascherine chirurgiche nell’assistenza dei pazienti positivi al Covid-19 al posto di quelle omologate FFP3. E’ pertanto necessario verificare urgentemente se ci sono e quali sono gli ospedali in cui non sono stati approntati spazi e percorsi dedicati ai casi sospetti, la cui gestione rimane perciò indefinita ed improvvisata”.

La SIPPS conclude ribadendo che “la sicurezza è una priorità assoluta e vuole portare all’attenzione un’altra criticità auspicando che tutti gli ospedali che non hanno ancora provveduto organizzino immediatamente i percorsi e le aree dedicate ai casi sospetti- termina Di Mauro- in corso di definizione diagnostica”.

Pubblicato in Salute

Cancelli chiusi per figli e nipoti. Nessun volontario. Una boccata d'aria all'aperto solo nelle strutture che hanno giardini propri e inaccessibili dall'esterno. La tecnologia salva le relazioni: video chiamate con whatsapp e audiolibri. Ma le relazioni sono salvate dalla qualità umana e dalla professionalità. La cooperativa sociale Koinè ha messo in linea le socie dei servizi per l'infanzia con quelle che si occupano degli anziani e le prime hanno prodotto "audiolibri" che le seconde fanno ascoltare agli ospiti delle Rsa. I primi "titoli": Il giro del mondo in 80 giorni, L'uomo che piantava gli alberi, Marcovaldo, Il piccolo principe, Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico.

"Alcuni anziani hanno una vaga memoria dell'influenza asiatica delle fine degli anni Cinquanta ma una cosa come questa non l'hanno mai vista - racconta Monica Massegnan della Rsa Pionta. Oggi la loro sofferenza più grande è quella di non poter vedere figli e nipoti. Il contatto con l'esterno è rappresentato dalle video chiamate. Le prime volte erano un po' incerti su questo strumento ma adesso, appena mi vedono, mi chiedono quando possono fare la chiamata. Noi cerchiamo di mantenere la normalità della giornata. Continuiamo a giocare, ad esempio al Musichiere: abbiamo comprato anche amplificatori nuovi. Poi ascoltiamo gli audiolibri e leggiamo. Abbiamo rallentato e selezionato di più la lettura dei quotidiani: non vogliamo aumentare l'angoscia".

Nelle Rsa ci sono anziani con condizioni di salute e consapevolezze diverse. "Qualcuno - sottolinea Maria Capacci delle Rsa Pescaiola - ci chiede e si chiede perché i parenti non vengono più. Una risposta? 'Ma sono stata cattiva?'. Per noi non è semplice tenere un punto di equilibrio e dare risposte che non contribuiscano ad alimentare la paura".

"Questa c'è per tutti - aggiunge Manola Ghezzi della Rsa di Subbiano. Il cellulare funziona e la videochiamata ancora di più ma non è certo la stessa cosa che poter abbracciare la figlia o il figlio. L'altro giorno un'ospite si è messa a piangere e allora siamo andate in terrazza insieme a parlare e, lo ammetto, anche a fumare una sigaretta. Pensava che avrebbe finito i soldi e che i parenti non sarebbero più venuti. Le ho detto di stare tranquilla perché sarei andata io fuori a comprare quello che le serviva e i soldi li avremmo presi dalla cassa della struttura, senza problemi. Talvolta ci sono timori che nemmeno possiamo immaginare.  Le ho detto che noi ci siamo e ci saremo. Proviamo a fare di tutto: balliamo, cantiamo, facciamo un po' le sceme anche se abbiamo il cuore pesante. Noi siamo con loro ma voglio dire che anche la cooperativa è con noi: in queste settimane sentiamo più che mai di essere parte di un gruppo che sostiene ogni suo componente, sempre e fino in fondo".

Villa Fiorita è, dal punto di vista del numero degli ospiti, la struttura più grande gestita da Koinè. "Abbiamo creato piccoli salottini e piccoli gruppi - ricorda Alessandra Milesi. Utilizziamo al massimo le video telefonate e qualche ospite si commuove e comincia  a piangere ancora prima che si avvii il collegamento. Una nonna ha detto alla nipote: 'non uscire di casa che c'è questo bobo fuori'. Noi operatrici continuiamo a farcela perché siamo un gruppo che reagisce molto bene. Siamo una cooperativa vera: l'ho sempre pensato ma mai che si potesse arrivare a questo punto di coesione".

La questione centrale è quella della fiducia tra gli ospiti e le operatrici. Loriana Seri è la referente delle attività assistenziale nella Rsa Pionta: "continuiamo tutte le attività possibili. Ovviamente non viene più la parrucchiera ma alle nostre anziane ci pensiamo noi. Proviamo a non far mancare nulla. Ci riconoscono una per una anche quando abbiamo la mascherina. I risultati del lavoro quotidiano di anni lo si vede anche in occasioni difficili come questa".

 

Pubblicato in Toscana
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