Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Mercoledì, 15 Luglio 2020

Mercoledì, 25 Marzo 2020 - nelPaese.it

Medici Senza Frontiere (MSF) amplia le sue attività nella risposta al Covid-19 in Italia supportando diverse strutture per anziani nelle Marche, nell’area della regione che comprende le città di Fabriano, Jesi, Senigallia e Ancona.

“Nell’affrontare un’epidemia le attività di prevenzione possono svolgere un ruolo decisivo per evitare nuovi contagi e frenare la diffusione del virus, soprattutto tra le persone più a rischio. Di fronte al coronavirus i nostri anziani, che in ogni società rappresentano un insostituibile punto di riferimento per tutti, sono i più vulnerabili e noi faremo tutto il possibile per proteggerli lavorando fianco a fianco con il personale delle strutture che li ospitano, in stretta collaborazione anche con l’ASUR” dichiara Tommaso Fabbri, capo progetto di MSF per risposta al Covid-19 nelle Marche.

Il team di MSF, composto da medici, infermieri ed esperti di igiene, tutti con esperienze pregresse in missioni umanitarie nella gestione di epidemie complesse, supporterà i gestori, il personale delle strutture, i Comuni, rispetto alle procedure di contenimento del virus. All’interno delle strutture, saranno individuati circuiti interni e aree dedicate che aiuteranno a proteggere ospiti e personale, evitando l’insorgere di nuovi casi che, diventando critici, richiederebbero il ricovero in ospedali già a rischio di sovraffollamento.

“Ringraziamo Medici Senza Frontiere – afferma il presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli – per il qualificato contributo offerto a supporto delle nostre strutture e speriamo che questa collaborazione possa ampliarsi nei prossimi giorni. La nostra finalità è quella di mettere in campo tutto il meglio per fronteggiare questa emergenza e l’esperienza del team di MSF non può che accrescere le nostre potenzialità in termini operativi”.

Nel pieno dell'emergenza coronavirus, le strutture per anziani sono tra i luoghi più vulnerabili. Al loro interno risiedono persone in età avanzata, le più colpite dalla malattia, sono comunità dove molte persone vivono insieme a stretto contatto, e inevitabilmente non dispongono di apparati medici specializzati come quelli delle strutture ospedaliere.

Grande soddisfazione anche della D.ssa Nadia Storti, Direttore Generale dell’ASUR (Azienda Sanitaria Unica Regionale). “Questa collaborazione ci rende orgogliosi. L’ASUR, col decisivo supporto della Regione Marche, sta facendo un lavoro imponente. Ma nulla potrebbe senza i nostri dipendenti, quelli sanitari in prima linea e quelli assegnati ai servizi di supporto. Per questo enorme sacrificio e spirito di squadra, li voglio ringraziare uno ad uno.  La collaborazione con MSF aiuterà a sostenere il nostro territorio nella lotta contro il Covid-19 all’interno delle strutture socio-sanitarie, in accordo con il Direttore di Distretto e con i Medici di Medicina Generale, che potranno trovare in MSF sostegno e consulenza. Questo modello di “presa in carico” è molto importante anche per ridurre l’afflusso presso gli ospedali, continuando a garantire assistenza ai dimessi”.

Oggi sono una trentina gli operatori MSF impegnati nella risposta al coronavirus in Italia per condividere la propria esperienza nella gestione delle epidemie, nelle Marche e nel lodigiano. MSF ha offerto la propria disponibilità anche alle autorità sanitarie di altre regioni, dalle più colpite a quelle dove la prevenzione può fare la differenza, e spera di essere autorizzata ad ampliare le proprie attività per supportare un maggior numero di regioni. Altri operatori che partono in missione con MSF sono già in prima linea negli ospedali italiani come medici del servizio sanitario nazionale. MSF è impegnata contro il coronavirus anche in Spagna, Francia, Belgio e Grecia e siamo in contatto con le autorità sanitarie in Afghanistan e in altri paesi in cui lavoriamo, dove le nostre équipe si preparano all’epidemia.

Pubblicato in Marche

Il Coronavirus determinera' "uno shock di dimensioni inimmaginabili all'economia internazionale". E' quanto si legge nella memoria dell'Istat sul Cura Italia, depositata in Senato.

Pero', "fino alla fine di maggio si avranno esclusivamente misure relative alla fase iniziale della crisi e nelle quali sara' quasi impossibile identificare/isolare l'ampiezza dell'effetto di contrazione dell'economia derivante dalla situazione che si e' progressivamente aggravata. È immediato ipotizzare che il gap di produzione/valore aggiunto si determinera' in tutta la sua ampiezza nel secondo trimestre, con tutti gli indicatori e le statistiche relative all'economia e al mercato del lavoro che ne registreranno i risultati".

Borgomeo: fondi senza vincoli al terzo settore

Realizzare un’operazione straordinaria di sostegno al Terzo settore meridionale, mediante la concessione di contributi a fondo perduto da erogare non a singoli progetti, ma a tutte le organizzazioni con esperienza e radicamento nei territori. È questa la proposta lanciata dal presidente della Fondazione Con il Sud, Carlo Borgomeo, al ministro per il Sud e la Coesione territoriale, Giuseppe Provenzano, sulle pagine del Mattino di oggi. “Il Terzo settore è in prima linea nei servizi di assistenza sociale e di prossimità - spiega una nota della Fondazione con il Sud -, spesso colmando grandi lacune del pubblico soprattutto al Sud. E proprio le organizzazioni non profit meridionali, nel complesso meno strutturate e con una già precaria situazione finanziaria, sono quelle più esposte. Il rischio è di perderle e di far saltare un welfare comunitario che faticosamente si sta costruendo, rafforzando al Sud, con una crisi di portata ancora maggiore per tantissime, troppe famiglie”.
 
Secondo Borgomeo, “le recenti misure adottate dal governo non sono sufficienti, le dimensioni della crisi suggeriscono ben altri interventi. È il momento di realizzare un'operazione straordinaria, mediante la concessione di contributi a fondo perduto da erogare,  non in base a una faticosa selezione di progetti, ma a tutte le organizzazioni di Terzo settore meridionale con esperienza e radicamento nei territori”. Per Borgomeo, le risorse necessarie possono arrivare dai fondi strutturali, oppure anche disimpegnando alcune risorse del Fondo sociale europeo e dall’anticipazione dei fondi Sie 2021-2027. La Fondazione, intanto, è a disposizione a titolo gratuito per supportare una proposta, conclude Borgomeo, “indispensabile” per una ricostruzione che tenga conto delle comunità e del sociale.

(Fonte: agenzia Dire - Redattore Sociale)

Pubblicato in Nazionale

In una lettera, sottoscritta anche da altre 17 organizzazioni, le Ong chiedono il trasferimento urgente in strutture di accoglienza di chi vive nei "ghetti" o è senza dimora e, nel frattempo, l'accesso all'acqua e ai servizi igienici.

Trasferire urgentemente tutte le persone che vivono negli insediamenti informali, sia rurali che urbani, in strutture di accoglienza idonee a garantire il rispetto delle misure igienico-sanitarie previste dai decreti in materia di emergenza COVID-19.

Lo chiedono in una lettera inviata a tutte le Regioni le organizzazioni INTERSOS e ASGI insieme ad altri 17 firmatari. "Nei "ghetti" -spiegano le Ong- si vive in condizioni di promiscuità, con scarso e talvolta nullo accesso all'acqua e ai servizi igienici. In queste condizioni è impossibile mettere in atto le misure necessarie di prevenzione dell'epidemia, a partire dal lavaggio delle mani. Inoltre -aggiungono- in caso di contagio, sarebbero difficili anche misure di contenimento".

Le organizzazioni chiedono inoltre ai Governatori che, mentre si provvede ai trasferimenti, garantiscano subito agli insediamenti informali una serie di misure utili a ridurre i rischi di contagio: fornitura di acqua potabile e servizi igienici; distribuzione di kit igienici (disinfettanti, fazzoletti, detergenti); raccolta periodica dei rifiuti; attività di informazione sulla prevenzione fatta insieme ai mediatori culturali e disponibilità di alloggi per eventuali casi di isolamento volontario o quarantena.

I firmatari 

INTERSOS, ASGI, ARCI nazionale, ARCI Salerno, A Buon Diritto Onlus, ActionAid, Campagna Ero Straniero, CNCA, Dedalus, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Médecins du Monde - Missione Italia, Medici Contro la Tortura, Medici Senza Frontiere, Medici per i Diritti Umani, Nero e non Solo! Onlus, Oxfam, Sanità di Frontiera, Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM), SOS Rosarno, Terra!

Pubblicato in Nazionale

La pandemia legata al Covid-19 sta modificando profondamente i comportamenti e gli atteggiamenti di individui e consumatori, che, fortemente limitati nei loro spostamenti, stanno sperimentando un radicale cambiamento delle loro abitudini e dei loro stili di vita. Gli effetti nel breve periodo riguardano non solo l’area psico emotiva, ma anche la gestione delle relazioni, i consumi, il lavoro, il rapporto con le istituzioni. Un cambiamento epocale i cui effetti potrebbero non limitarsi al breve periodo, ma avere conseguenze più durature.

SWG ha deciso di creare un nuovo strumento che sarà capace, con cadenza quotidiana, di tradurre i mille segnali deboli che vengono dalla società e dagli operatori economici, dalle istituzioni e dalla politica, sintetizzandoli in dati leggibili e chiari, utili per prendere decisioni, anticipare tendenze, comprendere strategie. Sono tre fronti i essenziali: opinione pubblica, fronte “interno”, cioè dipendenti, collaboratori e clienti, stakeholder di riferimento. Il report che viene presentato è la sintesi dei dati raccolti sul fronte dell’opinione pubblica nella prima settimana di monitoraggio, sia attraverso la rilevazione quotidiana di monitoraggio che attraverso la rilevazione settimanale di approfondimento.

Il sentiment al tempo di Covid-19

La settimana appena trascorsa si è caratterizzata per un’ulteriore crescita della consapevolezza degli italiani rispetto alla gravità della situazione, che si accompagna ad un forte sentimento di incertezza. Se la speranza è che la situazione si risolva entro due-tre mesi, i timori per un possibile contagio crescono, soprattutto pensando ai propri familiari. Due intervistati su tre dichiarano di riuscire a reagire positivamente, per quanto sia comunque alto il bisogno di tornare alle proprie abitudini. I trend sono stabili. Ciò vuol dire che, per quanto poco più di un terzo dei nostri concittadini facciano fatica a reagire, la situazione non si sta deteriorando.

Il governo e i decreti

Apprezzati gli sforzi di Protezione Civile e Regione Lombardia, netta invece la bocciatura per l’Unione Europea. Il Governo riscuote una valutazione non brillante, ma discreta. A contribuire all’immagine dell’esecutivo è anche l’ampia approvazione delle misure adottate per sostenere le imprese e i cittadini. Da un confronto fatto con dati provenienti da altri Paesi si evince come il consenso per i provvedimenti presi dal Governo in Italia sia particolarmente alto.

Economia: tutto cambia

L’impatto dell’epidemia sulle economie famigliari si evidenzia chiaramente. La contrazione dell’attività lavorativa e le apprensioni per gli sviluppi futuri inducono già la maggioranza degli italiani a ridurre le spese e a tagliare i costi non essenziali. In prospettiva, anche dopo la fine dell’emergenza, nell’ottica di limitare le uscite, i primi servizi di cui le famiglie potrebbero fare a meno sarebbero gli abbonamenti, soprattutto quelli inerenti le piattaforme musicali e i videogiochi a pagamento. Sottoscrizioni a parte, risulta a forte rischio di tagli anche la beneficenza. Le possibili ripercussioni economiche emergono in maniera dirompente dalle previsioni dei lavoratori autonomi, un quarto dei quali si ritiene a rischio chiusura. Si staglia quindi sull’orizzonte un significativo indebolimento di quello che è di fatto la spina dorsale del tessuto produttivo del Paese.

Pubblicato in Nazionale

In queste settimane difficili e drammatiche di emergenza per il Coronavirus, circa 15mila lavoratrici e lavoratori delle cooperative sociali del Veneto sono impegnati quotidianamente nell’arduo compito di garantire l’erogazione di numerosi servizi essenziali: quelli di assistenza, cura e accoglienza delle persone più fragili, ma anche di altri come la pulizia e la sanificazione degli ambienti. Compiti delicati e importanti, per i quali è indispensabile utilizzare i dispositivi di protezione individuale (dpi: mascherine, guanti, occhiali protettivi, camici, termometri, etc), a tutela della propria e dell'altrui salute. Dispositivi la cui reperibilità sul mercato – come è noto – purtroppo risulta oggi pressoché impossibile, con grave rischio per la continuità stessa di tali servizi.

A evidenziarlo unitariamente, esprimendo la loro forte preoccupazione, sono le sigle venete di Confcooperative-Federsolidarietà, Legacoop, Fp Cgil, Fp Cisl, Fisascat Cisl, Fpl Uil, Uil Tucs, che lanciano insieme un appello: «Chiediamo a tutte le istituzioni e alla Protezione civile di garantire anche agli operatori di questi settori i dpi necessari, a seconda dei diversi bisogni dei singoli servizi, affinché possano operare in sicurezza loro stessi e, al contempo, tutelare le persone vulnerabili a cui prestano cura. Solo così si potrà continuare ad assicurare servizi indispensabili per la comunità, che non possono fermarsi e che in molti casi consentono alle persone di continuare a vivere più “normalmente” in questi frangenti così difficili».

Si tratta, infatti, di lavoratrici e lavoratori che garantiscono il funzionamento dei servizi di segretariato sociale, delle comunità di accoglienza (per minori, disabili, anziani, tossicodipendenti, persone con problemi di salute mentale, persone malate di Hiv), delle residenze sanitarie assistenziali (rsa), dei servizi domiciliari infermieristici e socioassistenziali, dei dormitori per persone senza dimora, dei servizi di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati, e ancora dei consultori familiari, dei servizi di sanificazione e pulizia di ambulatori, ospedali, uffici pubblici e condomini…

«L’esposizione di questi operatori ai rischi di contagio per sé e per gli altri è spesso pari a quella degli operatori ospedalieri. Perciò chiediamo che nell'accesso ai dpi siano considerati a pari merito» continuano le organizzazioni, dicendo ancora: «Siamo pronti ad assumerci il compito di organizzare forme di raccordo e di distribuzione dei dispositivi di sicurezza individuali che potranno essere disponibili».

«Solo nella collaborazione tra tutte le parti risiede la possibilità di fare fronte a questa emergenza – concludono convinte Confcooperative-Federsolidarietà, Legacoop, Fp Cgil, Fp Cisl, Fisascat Cisl, Fpl Uil, Uil Tucs –: contiamo pertanto sulla sensibilità e l'attenzione delle istituzioni a questo nostro appello».

 

Pubblicato in Veneto

Un’iniziativa all’insegna della cooperazione, della responsabilità e dell’innovazione quella intrapresa da un gruppo di dodici cooperative del sistema Legacoop che ha ad oggetto la produzione di mascherine per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus COVID-19. Produzione che, a seguito di una riconversione dell’attività da parte delle imprese, apre i battenti nella mattinata di oggi, mercoledì 25 marzo, con una prima realizzazione, poi ampliabile, di uno stock di 400.000 mascherine, con disponibilità di consegna già da domani giovedì 26 marzo.

Il progetto di intervento, sostenuto con un finanziamento di 100mila Euro da Coopfond, il Fondo di promozione di Legacoop, vede come capofila le Cooperativa CSC di San Cesario sul Panaro (MO) e la Coop sociale Progetto Quid di Verona, ed è stato attivato per rispondere in modo concreto e collaborativo all’emergenza sanitaria che ha investito il nostro Paese come il resto del mondo e che trova proprio nella mancanza di mascherine uno dei principali fattori di criticità al contrasto del diffondersi dell’epidemia, sia in ambito ospedaliero e sanitario sia in tutti i settori che operano in servizi essenziali di pubblica utilità. Settori dove operano imprese che, in base alla vigente normativa, sono chiamate a continuare ad erogare i propri servizi, quali le pulizie e la sanificazione, l’autotrasporto e la logistica, le cooperative sociali e quelle che operano nel settore agroalimentare, ecc. e che grazie alla disponibilità di mascherine possono continuare a svolgere le loro attività, altrimenti compromesse con evidenti conseguenze negative sull’intera collettività.

“Cooperazione tra cooperative è uno degli storici principi su cui si basa il movimento cooperativo fin dalla sua costituzione. – dichiara il Presidente di Legacoop, Mauro Lusetti - Ancor più prezioso e prioritario in un periodo di grave emergenza sanitaria, economica e sociale. L’iniziativa messa in campo ne è una concreta dimostrazione, un esempio della cooperazione che non si ferma, che si reinventa, che collabora, che innova, senza sosta, per tutelare lavoratori e imprese e per essere al fianco delle persone, dei territori e delle comunità. Insieme, e uniti oggi più di ieri, avremo una possibilità in più di farcela anche questa volta”.

Le mascherine in produzione saranno di cotone e dotate di un doppio meccanismo con, da un lato, un trattamento Antimicrobico non migrante e ad azione meccanica, che agisce quindi forando meccanicamente la parte cellulare del microorganismo entrando a contatto con circa 25.000 “aculei”, e dall’altro, un trattamento Waterproof, quindi antigoccia, che garantisce l’impermeabilizzazione del tessuto e quindi blocca il passaggio di gocce o di salivazione dall’utente all’ambiente e viceversa.

“Innovazione quindi alla base del progetto, non dimenticando però per gli aspetti legati alla sostenibilità. – dichiara Gianluca Verasani, responsabile del settore industriale di Legacoop Produzione e Servizi, che ha curato l’avvio del progetto -Il tipo di tessuto utilizzato prevede fino a 100 lavaggi a mascherina, con evidente risparmio negli approvvigionamenti da parte delle imprese e nei costi nel medio-lungo termine. Coerentemente anche con gli obiettivi di riduzione dei rifiuti usa e getta e quindi con un occhio attento alla sostenibilità,questo tipo di mascherina va a ridurre così anche il problema dello smaltimento, in quanto ricordiamo che le mascherine sono un rifiuto speciale e quindi non gettabile nella normale raccolta differenziata”.

Oltre alla cooperativa CSC e Progetto Quid hanno aderito al progetto dal Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Calabria e Sicilia, le cooperative Centro Moda Polesano, Giotto, Di Tutti I Colori, Porto Alegre, Art Lining, Princess Più, Beta Due, Arnera, Orchidea Blu, Le Camiciaie. L’adesione al progetto risponde anche, per alcune cooperative, specialmente per quelle ad alta intensità di manodopera, all’obiettivo di soddisfare il bisogno interno dell’impresa, provvedendo autonomamente alla produzione delle mascherine, ricevendo tutti i materiali necessari e un tutorial, elaborato da Progetto Quid, per la corretta produzione.

Tutte le imprese interessate all’acquisto delle mascherine possono prenotare il proprio ordine contattando direttamente la cooperativa CSC Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

 

 

Pubblicato in Lavoro

Il Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti (CPT) ha fornito le indicazioni relative al trattamento delle persone private della libertà nel contesto della pandemia del Coronavirus

“La pandemia del Coronavirus (COVID-19) – scrive il Cpt - ha posto di fronte a sfide straordinarie le autorità di tutti gli Stati membri del Consiglio d'Europa. Ci sono sfide specifiche e impegnative per il personale che lavora nei diversi luoghi di privazione della libertà, tra cui le strutture di custodia di polizia, gli istituti penitenziari, i centri di detenzione per migranti, gli ospedali psichiatrici e le case di cura sociale, così come nelle diverse strutture di nuova creazione dove le persone sono messe in quarantena”.

“Pur riconoscendo l’indiscutibile imperativo di agire con fermezza per combattere COVID-19 – continua la nota - il CPT deve ricordare a tutti gli operatori la natura inderogabile della proibizione della tortura e dei trattamenti inumani o degradanti. Le misure di protezione dal virus non devono mai tradursi in un trattamento inumano o degradante per le persone private della libertà”.

“Secondo il CPT – conclude - i seguenti principi dovrebbero essere applicati da tutte le autorità competenti responsabili per le persone private della loro libertà all'interno dell'area del Consiglio d'Europa”.   

Pubblicato in Nazionale

Dopo lo studio della Società di medicina ambientale si è aperto il dibattito sulla relazione tra coronavirus e inquinamento. Ieri è arrivata la ricerca di Ingv, oggi arriva anche l’intervento del Centro Meteo Italiano con risposte ad alcune domande sulla questione.

Da quando è iniziata l'emergenza coronavirus e il Governo ha attuato misure restrittive in tutto il Paese, i livelli di smog sembrano essersi molto ridotti. Le condizioni meteorologiche subiscono influenze da questo stop?

La riduzione del traffico come di alcune industrie per lo stop voluto dal governo per fronteggiare l'emergenza coronavirus sicuramente sta avendo un impatto sulla diminuzione degli inquinanti emessi nell'atmosfera. Per quanto riguarda le condizioni meteorologiche, almeno quelle a larga scala, possiamo dire che non risentano praticamente per nulla di uno stop per il momento così esiguo sia nel tempo che nello spazio. Al più potremmo trovare qualche correlazione per quanto riguarda alcune particolari condizioni microclimatiche anche se gli effetti si produrrebbero solo in caso di blocchi più prolungati.

Le immagini dell'ESA che stanno girando su internet in questi giorni, raccontano un'ombra sulla Pianura Padana che dal rosso intenso sbiadisce fino al giallo: che impatto ha questa riduzione dell'inquinamento sull'atmosfera?

Le immagini diffuse dall'ESA e provenienti dal satellite Copernicus Sentinel-5P mostrano un calo della concentrazioni di alcuni inquinanti, segnatamente sulla Pianura Padana. Questo è ovviamente legato alla drastica riduzione del trasporto veicolare e in parte anche alla diminuzione delle attività industriali. Come avvenuto in Cina dunque, anche sull'Italia e
probabilmente nei prossimi giorni anche su altre aree dell'Europa, il calo si deve alle misure adottate per contenere l'epidemia. Di un'atmosfera più pulita non se ne può che beneficiare.

Secondo l'Arpa si sono ridotte le quantità di polveri sottili grazie ad una riduzione della circolazione degli autoveicoli, ma la concentrazione generale dei valori Pm 10 non sarebbe coinvolta a causa delle condizioni meteo stabili di questi giorni. Qual è la tendenza meteo nei prossimi giorni?

La concentrazione particolarmente alta degli inquinanti nei primi mesi di questo 2020 si deve sicuramente alle condizioni meteo che hanno visto una prevalenza di anticicloni con conseguente stabilità atmosferica e ristagno dell'aria nei bassi strati. Nel corso dei prossimi giorni è comunque previsto un cambio di circolazione con il possibile arrivo per la prossima
settimana di una massa d'aria artico-continentale. Freddo accompagnato da pioggia e vento, fattori sicuramente favorevoli per un'ulteriore pulizia dell'aria.

 

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Emergenza coronavirus: Con i Bambini ha assicurato ai 355 progetti in corso – che coinvolgono 6.600 organizzazioni e oltre 480.000 minori – la possibilità di attivare sistemi di apprendimento a distanza nelle scuole che ne sono sprovviste. Attivata anche una pagina web dedicata al racconto delle iniziative di apprendimento a distanza che man mano vengono avviate sul territorio, per non disperdere le buone pratiche messe in atto e per condividere modelli ed esperienze.

“Resto a casa ma imparo ugualmente”. Con questo messaggio e auspicio, Con i Bambini per far fronte all’emergenza determinata dalla diffusione del coronavirus e nel rispetto delle indicazioni previste dall’ultimo Decreto del governo, invita le 6.600 organizzazioni tra mondo della scuola, Terzo settore, istituzioni, privati coinvolti dai 355 progetti selezionati nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile a continuare a supportare, per quanto possibile, le comunità, le scuole, le famiglie e i minori che vivono particolari situazioni di fragilità.

In particolare l’invito è ad attivare sistemi di apprendimento a distanza nelle scuole che ne sono sprovviste, ma anche a raccontare e condividere modelli ed esperienze di buone pratiche. Per questo motivo, ha attivato una nuova sezione del portale percorsiconibambini.it, il network dei progetti, dedicata alle esperienze di apprendimento a distanza La sezione è visibile su questo link, con la possibilità di ricercare le esperienze anche a livello territoriale. 

In queste ore i progetti hanno iniziato a condividere sul portale le prime azioni e attività messe in campo. Per i più piccoli, ad esempio, sono state attivate video favole e video laboratori (psicomotricità, musica, creatività digitale, ecc); tutorial per i genitori e bambini (cucina, creatività, anche tutorial per creare e spedire cartoline per i 100 anni di Gianni Rodari); video incontri tra mamme.

Spazio anche alle iniziative di apprendimento a distanza per i ragazzi: esperienze di didattica musicale a distanza; laboratori virtuali rivolti agli adolescenti e alle loro famiglie; corsi ed esercitazioni online per gli studenti; colloqui individualizzati a distanza per dare continuità alle attività di sostegno educativo e psicologico, ecc. La pagina web dedicata alle esperienze di apprendimento a distanza è stata pubblicata e sarà implementata nei prossimi giorni con la condivisione degli interventi che saranno man mano avviati dai progetti.

Pubblicato in Diritti&Inclusione
  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Marzo 2020 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
            1
2 3 4 5 6 7 8
9 10 11 12 13 14 15
16 17 18 19 20 21 22
23 24 25 26 27 28 29
30 31