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Mercoledì, 12 Agosto 2020

Lunedì, 30 Marzo 2020 - nelPaese.it

Un grande e sentito “grazie” a tutti gli edicolanti d’Italia: lo inviano le cooperative di giornalisti associate a Legacoop Culturmedia, non solo quelle dei quotidiani e dei periodici cartacei, ma anche del mondo dell’informazione radiofonica, delle agenzie e del web.

La campagna multimediale prevede una pagina pubblicitaria e uno spot di 20 secondi. È pianificata su una ventina di testate cartacee e web, su una cinquantina di radio del territorio nazionale e in alcune realtà della grande distribuzione cooperativa, che hanno concesso l’utilizzo del proprio circuito “in store”.

Fra le testate cooperative che partecipano figurano Il Manifesto, il Corriere Romagna, l'agenzia di stampa Area, La Voce di Mantova, la Romagna Cooperativa, Estense.com, la Provincia di Civitavecchia, Luna Nuova, Abc Milano, ilReporter.it, Sprint e Sport, Lo Spunk, Ravennanotizie.it, il network Romagnanotizie, Salto.bz, SettesereQui e Sabato Sera.
 
Il messaggio fa parte dell’iniziativa di comunicazione nazionale #lacooperazionenonsiferma, lanciata da Legacoop per rimarcare i principi mutualistici nell’emergenza. La creatività è stata realizzata internamente da coop Bacchilega e ufficio comunicazione Legacoop Romagna.

«In questi giorni gli edicolanti sono rimasti aperti. Con questo servizio essenziale hanno assicurato che la lunga filiera dell’informazione plurale, dai produttori ai cittadini, non si spegnesse nonostante la crisi. Un ringraziamento anche alle Poste che stanno continuando ad assicurare i servizi di consegna in abbonamento», dice la presidente di Legacoop Culturmedia nazionale, Giovanna Barni.  

«Il nostro pensiero – aggiunge il coordinatore del gruppo di lavoro Mediacoop, Luca Pavarotti – va a una parte indispensabile della filiera, che come le cooperative di giornalisti è impegnata per garantire un’informazione corretta e puntuale, contro ogni tipo di fake news».

 

Pubblicato in Cultura

“È indispensabile aiutare le imprese sane a non finire inesorabilmente nella rete della criminalità che è già pronta ad investire, ci risulta la stia già facendo, immettendo nel mercato ingenti disponibilità finanziarie per controllare tramite l’usura, e poi acquisire di fatto e legalmente, interi comparti economici e produttivi”.

A lanciare l’allarme è SOS Impresa – Rete per la Legalità, in un documento in cui illustra e le proposte operative a sostegno delle Pmi e delle famiglie a rischio usura in questo particolare momento di emergenza sanitaria, economica e sociale.

“I soldi di cui dispongono le consorterie mafiose in tutta Italia – si legge nel documento - rischiano di arrivare prima dello Stato e rendere, oltre che tardivo ed inutile, addirittura dannoso un successivo intervento pubblico a sostegno di queste imprese nel frattempo diventate imprese mafiose o pesantemente infiltrate dalle organizzazioni mafiose. È, quindi, a nostro avviso indispensabile ed urgentissimo intervenire con forza a sostenere le imprese a rischio anche attraverso adeguate immissioni di liquidità e alleggerimenti tributari e normativi tali da respingere le sirene criminali che ti offrono oggi il minimo per prendersi poi tutto”.

“Al sistema economico più sano e produttivo del Paese è ben chiaro il rischio che corre aderendo alle lusinghe delle mafie, ma deve essere messo in condizione di respingerle. Accanto all’intervento nei confronti delle piccole e medie imprese, appare urgente intervenire anche a favore delle famiglie, anche quelle che finora si sono sostenute con l’economia irregolare e precaria, che gli ha garantito il minimo della sussistenza quotidiana e che oggi non hanno più la possibilità di realizzare”.

Tra le proposte operative avanzate dalle associazioni antiracket e antiusura aderenti a “SOS IMPRESA Rete per la Legalità”, interventi “semplici, leggeri e soprattutto velocissimi a favore delle imprese più esposte ai già menzionati rischi: la sospensione dalla segnalazione in Centrale Rischi per le PMI fino al 31 dicembre 2020, la sospensione DURC ed erogazione contributi anche a imprese con DURC non in regola fino al 31 dicembre 2021, la liquidazione immediata dei crediti tributari sia a livello nazionale che locale. Possibile intervenire subito anche nel settore del credito alle famiglie, attraverso i fondi di rotazione destinati alla solidarietà antiracket e antiusura

“La nostra rete associativa – conclude la nota - è immediatamente disponibile a confermare il proprio impegno per la liberta delle imprese dai condizionamenti mafiosi delle imprese, per la prevenzione del racket e dell’usura per le famiglie e per le imprese e per la solidarietà a chi denuncia estortori e usurai collaborando efficacemente con le forze dell’ordine e la magistratura. Rispondiamo, quindi, all’invito del premier Conte dicendo noi ci siamo, siamo qui e siamo pronti a collaborare”.

 

 

Pubblicato in Nazionale

Costruire subito un sostegno immediato al reddito delle persone e delle famiglie per contrastare l'impoverimento e mantenere la coesione sociale e democratica del Paese. Dalla collaborazione tra il Forum Disuguaglianze e Diversità (ForumDD) e l'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), assieme a Cristiano Gori, docente di politica sociale all'Università di Trento, nasce una proposta per integrare il Decreto "Cura Italia" e fronteggiare immediatamente la caduta di reddito delle famiglie dovuta alla crisi innescata dalla diffusione della pandemia Covid-19.

È il contributo che due alleanze di organizzazioni della società, impiegando le conoscenze e il sentire dei propri associati, danno alle Autorità in un momento grave del paese al fine di completare il lavoro avviato con il Decreto "Cura Italia".

Nell'immediato servono due cose: impedire l'impoverimento delle persone e l'acuirsi delle già elevate disuguaglianze; evitare il collasso produttivo, anche del sistema diffuso di micro-imprenditorialità. La proposta mira a completare in queste due direzioni l'impianto del Decreto, tenendo conto dell'attuale situazione sociale e occupazionale. Lo fa con due proposte di rapida attuazione: l'introduzione del "Sostegno di Emergenza per il Lavoro Autonomo" (SEA) e del "Reddito di Cittadinanza per l'Emergenza" (REM). Il SEA e il REM sono misure temporanee ed eccezionali, la cui durata è uniformata a quella delle prestazioni straordinarie per il lavoro dipendente introdotte in seguito al diffondersi della pandemia. Se le Autorità raccogliessero questo contributo, potrebbero dargli corpo, utilizzando le competenze e i dati di cui dispongono.    

Il SEA mira a sostituire il bonus una tantum di 600 euro per gli autonomi al fine di sostenere il reddito e tutelare il lavoro. L'importo della misura non è fisso, ma cambia in base alle diverse situazioni: poiché l'obiettivo è di sostenere soprattutto chi è in grave difficoltà, l'ammontare del contributo viene determinato in modo progressivo a seconda delle condizioni economiche del nucleo familiare del lavoratore autonomo. Il SEA punta, inoltre, a mantenere la capacità produttiva del lavoro per cui il suo valore è anche parametrato alla perdita di guadagno (in proporzione al proprio volume abituale di attività), così da supportare in misura maggiore chi subisce più danni.

Il REM utilizza i dispositivi del Reddito di Cittadinanza, che viene esteso ai nuovi richiedenti per la durata del periodo di emergenza. L'obiettivo è costruire subito una diga contro l'impoverimento, raggiungendo tutta la popolazione in condizione di necessità e che non beneficia di altre prestazioni di welfare. Il vantaggio di questa misura (sulla quale, nel periodo di crisi, convergerebbero le nuove domande di Reddito di Cittadinanza) è che rimodula uno strumento già esistente e prevede, per velocizzarne l'attuazione: la riduzione della documentazione necessaria, la semplificazione delle procedure, l'informazione automatica degli aventi diritto, la modifica dei vincoli legati al patrimonio mobiliare e immobiliare, l'allentamento temporaneo delle sanzioni legate alla condizione di lavoro irregolare.

La proposta si basa su quattro principi: "Nessuno resti indietro", affinché il pacchetto di azioni raggiunga chiunque venga colpito dalla crisi; "Risposte a misura delle persone" perché è necessario diversificare gli interventi in base alle differenti, e specifiche, esigenze. Il riconoscimento delle condizioni deve costituire l'unico criterio che giustifica risposte differenti evitando trattamenti preferenziali; "La semplicità è la prima strada per sostenere subito chi è in difficoltà", per mettere in campo prestazioni che siano agevoli da attuare, comunicare e ricevere, come insegna l'esperienza internazionale; "Cominciare oggi a costruire il welfare di domani": le azioni realizzate nell'immediato devono rappresentare il miglior punto di partenza per quelle che sarà necessario predisporre in seguito.

La raccolta firme di adesione, iniziata con il documento "Nessuno resti indietro per colpa del coronavirus" (che ha raggiunto circa 1000 adesioni) continua sulle proposte congiunte del ForumDD e di ASviS.

Pubblicato in Economia sociale

“Nelle cooperative sociali sono a rischio 200mila occupati per l’impossibilità di continuare a svolgere servizi socio-sanitari, sociali ed educativi: per questo abbiamo scritto al Presidente del Consiglio, segnalando la necessità di integrare quanto già previsto nell’art.48 del DL Cura Italia con una norma che obblighi le pubbliche amministrazioni ad erogare in continuità le quantità previste dagli accordi vigenti e già appostate nei bilanci anche in regime di sospensione o chiusura delle attività per attività alternative, che peraltro le cooperative stanno già facendo”.

Ad affermarlo è stato Mauro Lusetti, Presidente di Legacoop, nel corso dell’intervista rilasciata questa mattina a Sportello Italia, l’approfondimento economico del GR1 RAI.

“I Comuni - ha chiarito Lusetti - hanno appostato nei loro bilanci risorse importanti per la gestione di questi servizi che le cooperative non possono più erogare per la sospensione disposta dal Cura Italia, con effetti pesantissimi sia per i 6 milioni di famiglie che ne usufruiscono sia per i lavoratori delle cooperative; noi chiediamo che queste risorse vengano comunque utilizzate, chiarendo che siamo disponibili a ritarare e ricalibrare i servizi per i contratti già in essere che hanno per oggetto attività sociosanitarie, sociali ed educative, ricalibrandole e modificandole in base alle attuali esigenze e modalità di erogazione sempre nella massima sicurezza di utenza e lavoratori.

“La chiusura dei servizi -ha aggiunto il Presidente di Legacoop- non elimina i bisogni delle persone che ora vivono situazioni di grave disagio, in particolare i bambini e gli anziani. Per questo crediamo che sia necessaria una risposta urgente da parte delle amministrazioni”.

Pubblicato in Lavoro

La cooperazione serra le fila e fa sistema, ancora una volta reinventandosi e innovando. E, sentendosi parte della risposta nazionale all’emergenza Coronavirus, dà vita a una rete che già oggi vede dodici cooperative del sistema Legacoop impegnate insieme nella produzione di mascherine di protezione igienico-facciali. Cinque delle imprese – per lo più cooperative sociali – sono del Veneto, territorio da cui parte l’idea stessa del progetto: sono la coop veronese Quid (la capofila, impresa che coniuga moda, sostenibilità e inclusione sociale), la padovana Giotto (nota realtà presente in carcere anche con un laboratorio tessile), le rodigine Porto Alegre e Di tutti i colori (entrambe gestiscono un laboratorio di sartoria in cui lavorano persone richiedenti asilo e rifugiati), e ancora Centro Moda Polesano, l’ultimo workers buy out nato in Veneto (coop costituita a fine 2018 da ex lavoratrici di un’impresa in crisi).

L’iniziativa – che vede come capofila insieme alla veronese Quid la cooperativa CSC di San Cesario sul Panaro (Modena) – è sostenuta con un finanziamento di 100mila euro da Coopfond, il Fondo di promozione di Legacoop, ed è supportata da Legacoop Produzione e Servizi.

Il progetto coniuga e declina alcuni dei valori prioritari del mondo cooperativo: la mutualità, la collaborazione tra cooperative, l’attenzione alla comunità. «Ancora una volta la cooperazione trae ispirazione dal proprio dna generativo e mette in campo tutta la propria capacità di resilienza e di innovazione» sottolinea Adriano Rizzi, presidente di Legacoop Veneto, che aggiunge: «Si tratta di una vera e propria operazione temporanea di conversione della produzione, coordinata dalla nostra associazione e nata in risposta all’appello unitario delle cooperative per quella che è diventata ormai un’emergenza nell’emergenza, nonché un fattore di criticità nel contrasto al propagarsi dell’epidemia: la grave carenza di mascherine. Dispositivi fondamentali, oltre che per l’ambito strettamente ospedaliero e sanitario, anche per tutti quei servizi essenziali di pubblica utilità (da quelli sociosanitari ai servizi di pulizie e la sanificazione, ma pure della logistica e dei trasporti, fino all’agroalimentare) che vedono impegnate numerose nostre cooperative e che si vuole continuare a garantire».

La mascherina prodotta dalle rete di coop è in tessuto di cotone, sottoposta a trattamenti antigoccia e antimicrobici, riutilizzabile fino a 100 volte dopo lavaggio e disinfezione, dunque anche sostenibile. Oggi se ne possono confezionare circa 25mila al giorno (oltre il 50 per cento della produzione avviene in Veneto), ma la previsione è almeno di raddoppiarne la quantità grazie all’aggregazione di ulteriori cooperative. Un primo stock di 400mila pezzi è ora in produzione e inizierà ad essere distribuito già dai prossimi giorni.

Per la realizzazione delle mascherine, le cooperative hanno condiviso un tutorial di “formazione a distanza” predisposto dalla stessa cooperativa sociale Quid: «Siamo particolarmente orgogliosi di essere parte di questo progetto di valore condiviso, in cui diverse cooperative sono coinvolte in un bel lavoro di coordinamento e relazione» dice soddisfatta la presidente Anna Fiscale.

Pubblicato in Nazionale

Lo ripetono da quando è iniziata l'emergenza coronavirus: oltre alla "prima linea" degli ospedali esiste anche il fronte delle strutture e dei servizi socio sanitari: dalla case di riposo alle comunità per famiglie o persone in difficoltà, dai servizi domiciliari ai centri diurni. Migliaia di persone fragili, che hanno bisogno di aiuto e di essere protette. Così come chi ci lavora, tanto che ormai il 30% dei dipendenti delle cooperative sociali è ormai contagiato.

Appelli alla Regione Lombardia, al Governo e anche ai Comuni, rimasti inascoltati. Con conseguenze pesanti. "Questa volta gli innocenti non sono bambini, ma persone anziane con disabilità. Ma muoiono lo stesso, a centinaia. Tanti a casa a loro, molti di più nelle residenze socio-sanitarie regionali -scrive in un appello denuncia il Forum del Terso settore della Lombardia insieme ad altre sigle e associazioni delle realtà non profit-. Sono le persone con disabilità e fragilità, soprattutto anziane ma non solo, a cui in queste settimane è stata negata ogni forma elementare di difesa dal Covid19 e che ora stanno pagando con la vita questa negligenza".

"A queste persone, infatti, una volta contratta la malattia, viene negato l’accesso ai pronto soccorso e agli ospedali, lasciandole morire nei loro letti -è la denuncia pesantissima del terzo settore lombardo-. Muoiono nelle case o nei servizi residenziali, senza poter avere accesso a tutte le cure a cui vengono invece sottoposte le persone che riescono ad essere ricoverate. Viene attuato così, in modo silenzioso, quanto già previsto dalle 'linee guida' degli anestesisti italiani: di fronte alla carenza di posti letto in terapia intensiva viene data la precedenza alle persone giovani e senz’altre patologie rispetto a quelle anziane con patologie pregresse".

"Le persone che li assistono, si tratti di parenti o di operatori sociosanitari, rimangono ancora sprovvisti delle mascherine e dei dispositivi di protezione necessari per evitare di contagiare e di essere contagiati. Anche nella distribuzione “pubblica” dei dispositivi di protezione individuali, infatti, sono state privilegiate, sinora, le strutture sanitarie rispetto a quelle sociosanitarie".

"Sono persone che muoiono nel silenzio: spesso non rientrano neanche nel conteggio dei 'decessi per Covid19' perché a loro è stato negato anche il diritto alla diagnosi, prima ancora che al trattamento e alla cura, come già alcuni sindaci stanno denunciando. Persone che, si dice, 'sarebbero morte lo stesso' e che invece, lo sappiamo e lo dicono anche le statistiche, se curate in modo adeguato avrebbero potuto continuare a vivere chi per uno, chi per due, chi per dieci o vent’anni".

"Non vi è nulla di naturale in questa scelta crudele di sacrificare le persone più fragili, illudendosi così di salvare quelle più forti. Con le loro vite stiamo sacrificando anche la nostra dignità, la dignità di ognuno di noi. Per alcuni, per molti di loro, siamo ancora in tempo a cambiare rotta. Facciamolo!"

"Forniamo subito agli enti gestori tutti i presidi di protezione, i medici, i farmaci necessari per garantire diagnosi e cure tempestive. Permettiamo alle persone con disabilità di qualunque età di poter accedere, almeno in condizioni di parità rispetto al resto della popolazione, alle terapie intensive quando utile e necessario. Non neghiamo a nessuno la speranza e la possibilità di poter guarire e vivere".

L'appello denuncia è firmato da Forum Terzo Settore Lombardia, Ledha, Uneba Lombardia, Alleanza Cooperative Italiane-Welfare Lombardia ed è sottoscritta anche da Acli Lombardia, Aism Lombardia, Ancescao Lombardia, Anffas Lombardia, Anteas Lombardia, Arci Lombardia, Arlea, Associazione Banco Alimentare Lombardia, Auser Lombardia, Cnca Lombardia, Ceal, Federazione, Regionale Lombarda Società San Vincenzo de’ Paoli, Movimento Apostolico Ciechi Milano, Movimento Apostolico Ciechi Varese, Uildm Comitato Lombardo.

(Fonte: Redattore Sociale/dp)

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«Questo era Eugenio: un uomo gentile e allergico alla retorica. Uno che, mentre era in terapia intensiva, ci chiedeva di occuparci del suo compagno di stanza, una persona anziana sola giunta in ospedale da una Rsa senza nemmeno il pigiama o l’asciugamani».

È con toni commossi che Francesca Danese, portavoce del Forum del Terzo Settore del Lazio, vuole ricordare Eugenio De Crescenzo, vicepresidente di AGCI (Associazione Generale Cooperative Italiane), morto a Roma.

Oltre ad essere tra i membri del Forum, De Crescenzo era attivo nel Coordinamento Periferie, nel Coordinamento Valore Sociale, nelle vertenze per il futuro dei nidi convenzionati, per la difesa dei piccoli teatri, nella costruzione della rete di relazioni del mondo della cooperazione, nell’Osservatorio Pubblica Amministrazione, una volontà solidale che non lo ha mollato un istante nemmeno nel letto di terapia intensiva dal quale, mentre si batteva contro il Covid, ha continuato a incitare i suoi, e ad aiutare chi gli era vicino.

«Roma piange uno dei suoi uomini migliori, il Lazio è più povero. Ciao, compagno nostro. Tutto il Forum del Terzo Settore del Lazio ti saluta con una carezza elegante e gentile come te».

«Ci addolora profondamente la notizia, appena appresa, del decesso di Eugenio De Crescenzo, vice-presidente dell’Associazione generale delle cooperative italiane (Agci) del Lazio e responsabile di Agci Solidarietà Lazio»: così il presidente del Consorzio Parsifal Daniele Del Monaco.

«Sapevamo da giorni delle condizioni critiche in cui Eugenio si trovava e dell’estrema sofferenza dei familiari che non hanno potuto, come succede a molti nell’attuale stato di emergenza, essergli vicino. E abbiamo seguito con apprensione le notizie sul peggioramento del suo stato di salute che quotidianamente abbiamo ricevuto dai suoi amici cooperatori più stretti. A loro, alla moglie e ai familiari, esprimiamo il nostro cordoglio e la nostra vicinanza. A Eugenio, la nostra riconoscenza per tutto il lavoro e l’impegno che ha speso nella sua vita professionale in favore delle cooperative sociali e degli ideali di uguaglianza e di solidarietà che hanno sorretto sia la sua attività di rappresentanza che quella delle imprese e dei soci che hanno riconosciuto in lui una guida responsabile e competente».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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“E’ positiva la scelta del Governo di stanziare risorse immediate a favo re delle famiglie in difficoltà e di affidare direttamente ai Comuni la gestione di queste risorse. Abbiamo apprezzato le parole del Presidente del Consiglio quando ha voluto ricordare il ruolo fondamentale che svolge il volontariato e tutto il Terzo settore affiancandolo a quello delle amministrazioni comunali come antenne sociali sui bisogni delle persone”. E’ quanto dichiarato dalla portavoce del Forum Nazionale de l Terzo settore Claudia Fiaschi che commenta così la conferenza stampa del presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

“L’impegno a cui ci chiama il Governo a nome di tutti gli itali ani non è mai mancato da quando è cominciata la crisi e siamo pronti ad intensificarlo. In questa battaglia siamo stati da subito in prima linea per aiutare le tante persone che si trovano in una situazione di disagio e fragilità alle quali da sempre siamo a fianco e sicuramente non risparmieremo le nostre energie. Ma per essere davvero utili ed efficaci – spiega Fiaschi – è indispensabile che volontari ed operatori vengano dotati almeno dei dispositivi di protezione individuali, oggi mancanti. Diversamente la nostra operatività diventa molto rischiosa, per noi stessi e per le persone con cui veniamo a contatto. Ricordo che le organizzazioni di Terzo settore, associazioni, cooperative, sono state duramente colpite da questa emergenza come e più degli altri comparti dell’economia del Paese. Ci aspettiamo che Governo e Parlamento adottino misure appropriate alla gravità della situazione, diversamente questa grande risorsa di solidarietà e di impegno civico corre il rischio di disperdersi”.

“Collaboriamo con molti Comuni nella distribuzione degli aiuti alle persone e alle famiglie più bisognose e metteremo senz’altro a disposizione tutto il nostro entusiasmo e le nostre competenze per risponder e alle necessità di questa emergenza.” Conclude Fiaschi.

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