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Domenica, 12 Luglio 2020

Martedì, 31 Marzo 2020 - nelPaese.it

“I primi casi di positività al virus Covid-19 registrati in alcuni istituti penitenziari, hanno riportato l’attenzione sui rischi connessi alla sua possibile diffusione in carcere, dove le misure di prevenzione prescritte alla popolazione in libertà non possono essere rispettate in condizioni di sovraffollamento, come ieri ha detto anche Papa Francesco”.

il testo dell’appello della Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà, condiviso dai Garanti nominati da Regioni, Province e Comuni.

“Come più volte raccomandato dal Garante nazionale delle persone private della libertà – continuano i Garanti - e indicato anche dall’Organizzazione mondiale della sanità e dal Comitato europeo per la prevenzione della tortura, sono necessari importanti interventi deflattivi della popolazione detenuta che consentano la domiciliazione dei condannati a fine pena e la prevenzione e l’assistenza necessaria a quanti debbano restare in carcere”.

I provvedimenti legislativi presi dal Governo “sono largamente al di sotto delle necessità”. Se anche raggiungessero tutti i potenziali beneficiari (6000 detenuti, secondo il Ministro della Giustizia), “sarebbero insufficienti, come recentemente sottolineato dal Consiglio superiore della magistratura, dall’Associazione nazionale magistrati, dall’Unione delle Camere penali e dall’Associazione dei docenti di diritto penale”. Con quelle misure non solo “non si supera il sovraffollamento esistente (formalmente di 7-8000 persone, sostanzialmente di almeno diecimila), ma non si garantisce il necessario distanziamento sociale richiesto a tutta la popolazione per la prevenzione della circolazione del virus”. Servono, e urgentemente, ulteriori misure, di rapida applicazione, “che portino la popolazione detenuta al di sotto della capienza regolamentare effettivamente disponibile”.

“Noi, Garanti delle persone private della libertà nominati dalle Regioni, dalle Province e dai Comuni italiani, impegnati tutti i giorni sul campo, fianco a fianco con i magistrati di sorveglianza, dirigenti e operatori penitenziari e della sanità pubblica, del volontariato e del terzo settore, anche nella individuazione di mezzi e risorse necessarie per l’accoglienza dei condannati ammissibili alla detenzione domiciliare, facciamo dunque appello al Presidente della Repubblica, quale supremo garante dei valori costituzionali in gioco, ai Sindaci e ai Presidenti delle Regioni, delle Province e delle Aree metropolitane di cui siamo espressione e ai Parlamentari della Repubblica, affinché nell’esame del decreto-legge contenente le norme finalizzate alla riduzione della popolazione detenuta vengano adottate misure molto più incisive e di pressoché automatica applicazione, in grado di portare nel giro di pochi giorni la popolazione detenuta sotto la soglia della capienza regolamentare effettivamente disponibile”, conclude l’appello.

 

 

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“Scoraggiare l’utilizzo diffuso della mascherina chirurgica è errato e contribuisce a generare confusione nell’opinione pubblica che, oggi più di ieri, ha bisogno di essere rassicurata attraverso corrette informazioni e indicazioni univoche sugli accorgimenti da adottare per impedire il contagio e contrastare la diffusione del Covid-19. Il fatto che le mascherine siano difficilmente reperibili e che le scorte limitate siano correttamente destinate ai medici e agli infermieri che operano nel contesto sanitario non ci autorizza a sottovalutare il ruolo di barriera che, a tutti gli effetti, la mascherina chirurgica ricopre, soprattutto dopo le evidenze provenienti dalla Cina e dai Paesi limitrofi. Ovviamente chi è positivo per Covid-19 deve rimanere isolato fintantoché il tampone non si sia negativizzato e non può assolutamente uscire neanche con la mascherina. In chi sta bene, e per ragioni di stretta necessità deve uscire di casa anche se per pochi minuti, invece, la mascherina chirurgica è fondamentale per prevenire la potenziale trasmissione asintomatica o presintomatica1, 2”.

Così Susanna Esposito, Presidente dell’Associazione Mondiale per le Malattie e i Disordini Immunologici (WAidid) e Professore Ordinario di Pediatria all’Università di Parma.

Una funzione protettiva, dunque quella della mascherina chirurgica, che può essere dimostrata dalla natura stessa del nuovo coronavirus: alcuni pazienti affetti da Covid-19, infatti, possono presentare sintomi lievi o essere persino asintomatici contagiando, seppur inconsapevolmente, le persone con cui vengono a contatto. Sono, infatti, le goccioline emesse durante la respirazione - parlando, tossendo o starnutendo - il veicolo principale di trasmissione. Oggi sappiamo che la distanza minima da mantenere per impedire il contagio è di almeno 1 metro. Ma l’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive i Disordini Immunologici (WAidid) fa notare come alcune goccioline del respiro possano essere più grandi di 5 micron (cosiddette droplets), trasmettendo il virus fino a 1,5-2 metri dalla persona che le emette. Dal momento che non sempre è possibile rispettare questa ampia distanza, e considerato che Covid-19 persiste per alcune ore sulle superfici, a rivelarsi di primaria importanza è proprio la mascherina che garantisce la propria efficacia per un tempo massimo di 4 ore. Una volta utilizzata, dovrà essere rimossa seguendo opportuni accorgimenti (mai toccare la parte anteriore della mascherina e sfilarla accuratamente dagli elastici) e gettarla immediatamente in un cestino coperto. Subito dopo igienizzare le mani.

“Attualmente l'OMS raccomanda l’utilizzo della mascherina in presenza di sintomi respiratori o se ci si sta prendendo cura di una persona con sintomi. Ma non basta – evidenzia la Professoressa Susanna Esposito -. È opportuno ricordare come il nuovo SARS-CoV-2 possa essere trasmesso da 1 a 2 giorni prima della manifestazione dei sintomi. Dunque, se la comunità tutta, medici e operatori sanitari in prima linea ma non solo, indossasse la mascherina coprendo naso e bocca, la propagazione del virus incontrerebbe di certo un importante ostacolo, come indicato dalle autorità sanitarie di Hong-Kong.3 L'OMS ha chiesto un aumento del 40% nella produzione di dispositivi di protezione, comprese le mascherine, per proteggere medici e personale sanitario e il limite a raccomandarne l’utilizzo non può essere la difficoltà di approvvigionamento. Le autorità sanitarie – conclude la Presidente WAidid - dovrebbero comunque essere in grado di garantirle almeno a quella parte più fragile della popolazione (over 65, persone con pneumopatie, cardiopatie, diabete e immunodepresse) maggiormente a rischio di complicanze gravi da Covid-19. Sarebbe, inoltre, opportuno formulare raccomandazioni ufficiali e una comunicazione appropriata sull'uso delle mascherine come quelle già fornite per altre misure preventive, come l'igiene delle mani. Pensando al futuro e alla ‘nuova normalità’, è assolutamente necessario considerare che le mascherine chirurgiche dovranno fare parte del nostro guardaroba quotidiano”.

Data la difficoltà attuale nel reperire mascherine, l’Associazione Mondiale per le Malattie Infettive e i Disordini Immunologici (WAidid) raccomanda di scegliere la giusta tipologia a seconda delle attività che si svolgono e di alcune specifiche necessità:

Mascherina chirurgica: deve essere utilizzata da tutta la popolazione

Nello specifico, quando si ha necessità di uscire di casa per fare la spesa, andare in farmacia, per situazioni di emergenza e per recarsi a lavoro laddove non fosse possibile operare da remoto (personale di uffici aperti al pubblico, forze dell’ordine, alimentari e farmacie)

FFP3: necessaria per gli operatori sanitari che operano in aree di degenza con “procedure o setting a rischio di generazione di aerosol”4. L’aerosol è quello generato da pazienti COVID-19 durante intubazione, tracheotomia e ventilazione forzata.

FFP2 con valvola di esalazione: necessaria per i Soccorritori e il personale del Triage perché a contatto con persone potenzialmente contagiate. La valvola è di supporto a chi è costretto ad  utilizzarla  a  lungo tempo in  presenza  di  pazienti  potenzialmente malati

FFP2 senza valvola: adatta a proteggere Medici di Medicina Generale e Guardia Medica.

In alternativa, potranno utilizzare quella con valvola, ma si consiglia di porvi sopra una mascherina  chirurgica così da limitare la diffusione della propria esalazione dalla valvola. Deve essere inoltre indossata dalle Forze dell’Ordine in caso di emergenza e ausilio ai Soccorritori 

 Per gli addetti all’Ospedale, infermieri e/o gli stessi medici, quando non in reparto, si raccomanda di  utilizzare  la  mascherina chirurgica  per contrastare al massimo la diffusione del contagio.

L’uso delle mascherine deve essere sempre combinato con altre azioni di prevenzione, come il lavaggio frequente delle mani, il non toccarsi occhi, naso e bocca e il distanziamento sociale. Va, infatti, ricordato che nessuna misura da sola può fornire una protezione completa nei confronti delle infezioni, ma soltanto una serie di azioni è in grado di contrastare il contagio.

Pubblicato in Nazionale

ASGI, Legal Team Italia, Campagna LasciateCIEntrare, CILD, Progetto Diritti, Clinica Legale Immigrazione Università di Roma 3 e Antigone hanno scritto ai Giudici di Pace che, quotidianamente chiamati a convalidare o prorogare la misura del trattenimento amministrativo degli stranieri in attesa di espulsione o di respingimento differito, nei Centri di permanenza per i rimpatri italiani, rivestono - oggi più che mai - un ruolo primario e fondamentale nella tutela dei diritti umani.

“Il giudice – ricordano le associazioni - è vincolato, per legge, a verificare sia  la possibilità concreta di esecuzione dell'allontanamento dello straniero sia quella relativa alla altrettanto concreta possibilità che lo Stato di destinazione riaccolga lo straniero. In mancanza di queste verifiche il giudice viene meno al suo obbligo di garante della privazione della libertà personale cui è obbligato ai sensi dell'art. 13 della Costituzione repubblicana, cui ha prestato giuramento”. 

Inoltre le associazioni segnalano che oggi agli uffici dei Giudici di Pace continuano a pervenire richieste per convalidare e prorogare le detenzioni di cittadini stranieri, con l'effetto di imporre concentrazioni di persone, pericolose per la salvaguardia del diritto alla salute e alla vita sia degli stessi stranieri che del personale che nei centri di detenzione lavora.

I Giudici di pace sono quotidianamente chiamati a convalidare o prorogare la misura del trattenimento amministrativo degli stranieri in attesa di espulsione o di respingimento differito, nei Centri di permanenza per i rimpatri italiani. 

L'attuale drammatica pandemia riguarda anche gli stranieri, posto che il virus non guarda in faccia nessuno e non fa distinzioni sulla base della nazionalità, della razza, del colore della pelle o del possesso del passaporto, e nemmeno del permesso di soggiorno.

Il distanziamento sociale è il mantra che quotidianamente ci viene ripetuto, perché è l'unico modo per tentare di contenere il virus, unitamente all'imperativo categorico: state a casa. Divieti di assembramenti e riunioni, anche rigidissime limitazioni ad accedere agli uffici giudiziari e lavoro da remoto sono le ferree regole cui dobbiamo attenerci, in ossequio al nessun si muova.

Tuttavia, in questo contesto, continuano a pervenire ai loro uffici richieste di convalidare misure di trattenimento o di prorogare quelle già in atto con l'effetto di imporre concentrazioni di persone promiscue e pericolose per la salvaguardia del diritto alla salute e alla vita sia degli  stranieri che del personale che nei centri, a vario titolo, lavora. “Peraltro, in questa situazione di emergenza l'Amministrazione non è in grado nemmeno di assicurare e dimostrare che quella persona - il cui trattenimento Voi siete chiamati a legittimare - sia davvero, concretamente, accompagnabile coattivamente nel Paese di destinazione nei prossimi trenta giorni, perché molte frontiere sono chiuse, i voli sono cancellati, gli Stati extraeuropei non accolgono persone provenienti dal secondo Paese al mondo per contagi”.

“E dunque: a cosa serve convalidare, prorogare, trattenere? E, soprattutto, è legittimo farlo nelle attuali condizioni? Perché il Giudice è il garante della legittimità. Ed allora è al diritto positivo che conviene prestare attenzione”.

La lettera

Il trattenimento amministrativo non è una sanzione, né penale né amministrativa, pur essendo misura restrittiva della libertà personale, si configura come un incidente di esecuzione previsto dalla legge al fine esclusivo di garantire l'efficacia dell'esecuzione dei provvedimenti ablativi adottati nei confronti di cittadini dei Paesi non appartenenti all'Unione europea. 

E' inequivoco, in tal senso, l'art. 15, §1, della Direttiva 115/2008/CE: "Salvo che nel caso concreto possano essere efficacemente applicate altre misure sufficienti ma meno coercitive [ le misure alternative di cui all'art. 14, co.1 bis, TUI] gli Stati membri possono trattenere il cittadino di un Paese terzo sottoposto a procedure di rimpatrio soltanto per preparare il rimpatrio e/o effettuare l'allontanamento ... il trattenimento ha durata quanto più breve possibile ed è mantenuto solo per il tempo necessario all'espletamento diligente delle modalità di rimpatrio". La stessa norma, al §4, prescrive che "quando risulta che non esiste  più alcuna prospettiva ragionevole di allontanamento ... il trattenimento non è più giustificato e la persona interessata è immediatamente rilasciata".

Nel diritto interno, di recepimento del diritto unionale, l'art. 14, co. 1, d.lgs. 286/98 prescrive che "lo straniero sia trattenuto per il tempo strettamente necessario" alla rimozione degli ostacoli che si frappongono all'esecuzione di espulsioni e respingimenti, e, analogamente alla citata previsione della Direttiva 115/2008/CE, il comma 5 bis dello stesso art. 14 prescrive che il questore impartisce l'ordine di allontanamento entro sette giorni anche quando "dalle circostanze concrete non emerga più alcuna prospettiva ragionevole che l'allontanamento possa essere eseguito e che lo straniero possa essere riaccolto dallo Stato di origine o di provenienza".

E' altresì noto che - secondo la costante giurisprudenza della Suprema Corte - al giudice della convalida ( e della proroga) del trattenimento è inibita la valutazione della legittimità dell'atto presupposto (espulsione o respingimento, salvi i casi di manifesta illegittimità), egli deve però verificare esistenza e validità dell'espulsione e, per quanto rileva in questa sede, "la sussistenza dei requisiti previsti dall'art. 13 e dal presente articolo 14".

Consegue che la verifica della sussistenza sia della prospettiva ragionevole di possibilità concreta di esecuzione dell'allontanamento dello straniero che quella relativa alla altrettanto concreta possibilità che lo Stato di destinazione riaccolga lo straniero, costituiscono l'oggetto dei procedimenti di convalida e proroga dei trattenimenti. Il giudice è pertanto vincolato, per legge, ad effettuare entrambe queste verifiche. Diversamente opinando, e concretamente operando, il giudice viene meno al suo obbligo di garante della privazione della libertà personale cui è obbligato ai sensi dell'art. 13 della Costituzione repubblicana, cui ha prestato giuramento.

In applicazione dei citati principi, la concessione della convalida del trattenimento o la sua proroga debbono essere subordinati all'accertamento rigoroso, caso per caso e nel contraddittorio tra le parti, della effettiva concreta e ragionevole possibilità di procedere al rimpatrio in tempi brevi ivi compresa la verifica della disponibilità dello Stato di destinazione a riaccogliere lo straniero: il che presuppone l'apertura delle frontiere di detto Stato e l'esistenza attuale di voli, di linea o charter. In difetto di tali condizioni, se l'indisponibilità del vettore fosse indeterminata nel tempo, verrebbe concretamente meno il rapporto di stretta funzionalità tra la misura del trattenimento e l'effettivo rimpatrio, peraltro per cause indipendenti dalla volontà dello straniero.

 Inoltre, se è vero che le condizioni di vita nel CPR e la possibilità di dare piena attuazione alle eccezionali misure disposte a tutela della salute degli ospiti e dei lavoratori non rientrano nelle competenze del giudice della convalida o della proroga previste espressamente dal TU immigrazione, è però altrettanto vero che - per costante giurisprudenza della Cassazione - l'udienza di convalida del trattenimento costituisce la sedes in cui valutare la legittimità della omessa applicazione delle misure alternative di cui all'art. 14, co. 1 bis, TU Imm., posto che, secondo i giudici di legittimità, queste non attengono alla legittimità del decreto espulsivo, ma solamente alla fase della sua esecuzione.

Orbene, posto che il diritto alla salute è tutelato dalla Repubblica come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività (art. 32, co. 1, Cost.), nell'attuale eccezionale emergenza sanitaria, pare doveroso verificare la possibilità di ricorso alle misura alternative, tenendo anche conto che il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d'Europa, il 26 marzo 2020 ha dichiarato:

"Invito tutti gli Stati membri del Consiglio d'Europa a riesaminare la situazione dei richiedenti asilo respinti e dei migranti irregolari trattenuti nei centri di detenzioni e a rilasciarli nella massima misura possibile.

Di fronte alla pandemia globale di Covid-19, molti Stati membri hanno dovuto sospendere i rimpatri forzati di persone non più autorizzate a rimanere nei loro territori, compresi i cosiddetti ritorni di Dublino, e non è chiaro quando questi possano essere ripresi. In base alla legge sui diritti umani, la detenzione per immigrazione ai fini di tali rimpatri può essere lecita solo se è fattibile che il rimpatrio possa effettivamente aver luogo. Questa prospettiva non è allo stato praticabile. Inoltre, le strutture di detenzione per immigrati offrono generalmente scarse opportunità di distanziamento sociale e altre misure di protezione contro l'infezione da Covid-19 per i migranti e il personale che vi opera.

Molti Stati membri hanno provveduto a rilasciare i migranti trattenuti, tra cui Belgio, Spagna, Paesi Bassi e Regno Unito, quest'ultimo ha appena annunciato un riesame della situazione di tutti coloro che si trovano in detenzione per immigrazione. È ora importante che questo processo continui e che altri Stati membri seguano l'esempio. Il rilascio del più vulnerabile dovrebbe essere prioritario. Dal momento che la detenzione per immigrazione di minori, non accompagnati o con le loro famiglie, non è mai nel loro interesse, dovrebbero essere rilasciati immediatamente. Le autorità degli Stati membri dovrebbero inoltre astenersi dal dare nuovi ordini di trattenimento a persone che è improbabile che vengano rimosse nel prossimo futuro.

Gli Stati membri dovrebbero inoltre garantire che coloro che sono stati rilasciati dalla detenzione abbiano un accesso adeguato all'alloggio e ai servizi di base, compresa l'assistenza sanitaria. Ciò è necessario per salvaguardare la loro dignità e anche per proteggere la salute pubblica negli Stati membri. Il rilascio di detenuti immigrati è solo una misura che gli Stati membri possono prendere durante la pandemia di Covid-19 per proteggere i diritti delle persone private della libertà in generale, così come quelli dei richiedenti asilo e dei migranti.".

 

Infine, si vuole richiamare l'attenzione sul fatto che le sollecitazioni fin qui esposte debbono essere oggetto di attenta valutazione non solo in fase di udienze di convalida e proroga del trattenimento, ma anche in sede di riesame. 

L'istituto del riesame del trattenimento - previsto espressamente all'art. 15, §3, Direttiva 2008/115/CE - non è stato trasposto nel diritto interno e, forse per questo, trova scarsa applicazione nella giurisprudenza domestica, specie dei giudici di pace.

E' però importante sottolineare che, secondo la giurisprudenza della CGUE, tale strumento di tutela è self executing (sent. 28.4.2011, El Dridi c. Italia) perché incondizionato e sufficientemente preciso tale da non richiedere ulteriori elementi specifici per l'applicazione diretta negli Stati membri. Peraltro, anche la Suprema Corte, con ordinanza 29.9.2017, n. 22932, ha stabilito l'ammissibilità della domanda giudiziale di riesame del trattenimento tramite il procedimento camerale di cui agli artt. 737 e ss. c.p.c.

Trattasi, all'evidenza, di uno strumento particolarmente confacente con l'attuale situazione di pandemia perché consente al trattenuto di adire il giudice al fine di sottoporre elementi nuovi, non oggetto di valutazione precedente (in sede di convalida o di proroga), inerenti le sue condizioni di salute ovvero la valutazione attuale dell'esistenza di reali possibilità di rimpatrio e di accoglienza da parte del Paese di destinazione.

 

Rassegniamo pertanto tali osservazioni all'attenzione dei Giudici di pace, nella consapevolezza che -oggi più che mai- rivestono un ruolo primario e fondamentale nella tutela dei diritti umani.

 

Pubblicato in Migrazioni

Con 137 voti a favore 53 contrari e zero astenuti, il parlamento ungherese ha approvato una nuova legge che autorizza l'Esecutivo a governare, ai sensi dello stato d'emergenza, attraverso decreti, senza alcuna supervisione efficace, senza una chiara data di chiusura  e senza revisioni periodiche.

"Questa legge istituisce uno stato d'emergenza privo di controlli e a tempo indeterminato e dà al governo di Viktor Orbán via libera per limitare i diritti umani. Non è questo il modo di affrontare la crisi posta dalla pandemia di Covid-19", ha dichiarato David Vig, direttore di Amnesty International Ungheria.

"Abbiamo bisogno di forti garanzie in grado di assicurare che ogni misura limitativa dei diritti adottata sulla base dello stato d'emergenza sarà strettamente necessaria e proporzionale per proteggere la salute pubblica. Questa nuova legge conferisce al governo il potere illimitato di andare avanti a forza di decreti in nome della pandemia", ha aggiunto Vig.

"Durante i suoi anni come primo ministro, Orbán ha presieduto a un arretramento dei diritti umani, ha aizzato l'ostilità nei confronti di gruppi marginalizzati e ha cercato di ridurre al silenzio le voci critiche. Autorizzarlo a governare per decreti significherà con ogni probabilità proseguire lungo quella strada", ha concluso Vig.

Il progetto di legge era stato già criticato dal Consiglio d'Europa, dal Parlamento europeo, dall'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa e dall'International Press Institute.

La nuova legge prevede da un lato l'autorizzazione all'Esecutivo a governare attraverso decreti, senza una data di scadenza e senza alcuna clausola tale da consentire al parlamento di esercitare un controllo effettivo.

Dall'altro, introduce due nuovi reati incompatibili con le norme e gli standard del diritto internazionale dei diritti umani: chiunque diffonda informazioni false o distorte che interferiscano con "l'efficace protezione" della popolazione o crei in essa "allarme e agitazione" potrà subire una condanna fino a cinque anni di carcere. Inoltre, chiunque interferisca nell'esecuzione di ordini di quarantena o di isolamento potrà essere a sua volta punito con cinque anni di carcere, che diventeranno otto se quell'interferenza sia causa di morte.

Pubblicato in Dal mondo

Medici Senza Frontiere (MSF) chiede che non siano depositati brevetti su farmaci, test diagnostici e vaccini utili per la risposta alla pandemia di Covid-19. L'organizzazione medico-umanitaria esorta in particolare i governi a prepararsi a sospendere i brevetti, adottando misure alternative, quali il controllo dei prezzi, al fine di garantire la disponibilità e la riduzione del costo dei prodotti, oltre che il salvataggio del maggior numero di vite umane.

Il Canada, il Cile, l'Ecuador e la Germania hanno già preso provvedimenti emettendo una licenza obbligatoria per i farmaci, i vaccini e altri strumenti medici destinati al trattamento del Covid-19. Allo stesso modo, il governo israeliano ha rilasciato una licenza obbligatoria per i brevetti esistenti su un farmaco in corso di valutazione per il Covid-19.

A seguito di intense critiche da parte dei gruppi della società civile e di MSF, la casa farmaceutica Gilead ha appena rinunciato alla designazione speciale di "farmaco orfano" per il suo antivirale remdesivir, farmaco potenziale per il Covid-19, che le avrebbe consentito in via esclusiva di ricavare esorbitanti profitti dalla vendita di questo prodotto. Ciononostante, in attesa dei risultati preliminari degli studi clinici sul remdesivir per il trattamento di Covid-19 attesi per aprile, Gilead non si è ancora impegnata a non applicare i brevetti a livello globale.

"Gilead deve impegnarsi a non far valere o rivendicare i propri brevetti e altri diritti esclusivi speculando su questa pandemia" afferma Dana Gill, policy advisor per la Campagna sull'Accesso ai Farmaci di MSF negli Stati Uniti. "Gilead si sta preparando a pretendere tutto ciò che vuole per il remdesivir durante questa crisi sanitaria globale, e per gli anni a venire. Questo è ancora più intollerabile se si considera l'importante investimento dei contribuenti e di risorse pubbliche nella ricerca e sviluppo del remdesivir".

MSF è estremamente preoccupata per l'accesso a eventuali farmaci, test e vaccini destinati al trattamento del Covid-19, nei luoghi in cui lavora e in altri paesi colpiti da questa pandemia, e sollecita i governi a prepararsi rilasciando licenze obbligatorie in deroga ai brevetti su questi prodotti farmaceutici. La rimozione dei brevetti e di altri ostacoli è fondamentale per garantire che vi siano sufficienti fornitori a produrre e vendere questi prodotti a prezzi accessibili e in regime di libera concorrenza.

"Sappiamo cosa significhi non essere in grado di trattare i pazienti perché un farmaco necessario è troppo costoso o semplicemente non disponibile" dichiara il dr. Márcio da Fonseca, esperto di malattie infettive per la Campagna sull'Accesso ai Farmaci di MSF. "Nei paesi in cui le società farmaceutiche applicano i brevetti, esortiamo i governi ad utilizzare le deroghe previste dalla legislazione internazionale sulla proprietà intellettuale per scavalcare questi monopoli in modo che possano garantire la fornitura di farmaci a prezzi accessibili e salvare più vite".

Il produttore americano di test diagnostici Cepheid è un altro esempio di come si può fare profitto speculando durante una pandemia. L'azienda ha appena ricevuto un'autorizzazione rilasciata dalla FDA per l'uso di un test rapido Covid-19 (Xpert Xpress SARS-CoV-2) che fornisce risultati in soli 45 minuti, utilizzando apparecchiature diagnostiche già esistenti, abitualmente adoperate per la tubercolosi (TB), l'HIV e altre malattie.

Cepheid ha appena annunciato che farà pagare 19,80 dollari per ogni singolo test nei paesi in via di sviluppo, compresi i paesi più poveri al mondo, dove le persone vivono con meno di due dollari al giorno. L'esperienza di MSF e altre evidenze provenienti dalla ricerca sul test della Cepheid per la TB (che utilizza una cartuccia diagnostica distribuita a 10 dollari nei paesi in via di sviluppo), dimostrano che il costo di ogni cartuccia, inclusi produzione, spese generali e altre accessorie corrisponde a soli 3 dollari, e quindi ogni test potrebbe essere venduto, con un margine di profitto, a 5 dollari.

"Considerata la portata di questa pandemia, non è certo il momento di testare il prezzo più elevato che il mercato è disponibile a sostenere" afferma Stijn Deborggraeve, responsabile per la diagnostica della Campagna sull'Accesso ai Farmaci di MSF. "Ora sappiamo quanto è importante la diagnosi in questa pandemia, quindi i test devono essere resi accessibili a tutti i paesi".

MSF sottolinea che prezzi elevati e monopoli comporteranno il razionamento di medicinali, test e vaccini, e che ciò contribuirà solo a prolungare questa pandemia. "Le aziende produttrici di prodotti farmaceutici e strumenti diagnostici costituiscono parte del problema invece di fornire la soluzione.  Persino in una pandemia globali di proporzioni inaudite mostrano posizioni e scelte non condivisibili" commenta Gill di MSF. "Ci rivolgiamo pertanto ai governi affinché esercitino il loro potere esecutivo per rendere i farmaci, gli strumenti diagnostici e i vaccini sul Covid accessibili a tutti i Paesi e le popolazioni colpite".

 

 

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