Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Mercoledì, 05 Agosto 2020

Mercoledì, 04 Marzo 2020 - nelPaese.it

Servizi prima infanzia, assistenza domiciliare, servizi complementari come quelli di pulizia e ristorazione e tutto l'ambito del turismo sociale. Sono tutti i settori della cooperazione di tipo A e tipo B che coinvolgono circa 30mila lavoratori in Toscana, che rischiano di essere duramente colpiti dagli effetti dell'allarme Coronavirus.

Un sistema che rischia il collasso, se la Regione Toscana continuerà ad ignorare le richieste avanzate dalle cooperative sociali toscane in conseguenza del rinnovo del contratto nazionale di settore sottoscritto a marzo 2019 ed entrato in vigore a maggio dello stesso anno: è il messaggio emerso questa mattina durante la conferenza stampa convocata dalle tre Centrali cooperative Confcooperative-FEDERSOLIDARIETA’ Toscana, Dipartimento Welfare Legacoop Toscana e AGCI-Sociale Toscana.

Nel giugno scorso le cooperative sociali toscane avevano chiesto un incontro urgente alla Regione Toscana e all'Anci Toscana per avviare un confronto che portasse alla revisione dei prezzi corrisposti per i servizi già affidati alle cooperative e per insediare un tavolo che affrontasse gli elementi critici nell'ambito degli appalti pubblici per i servizi alla persona.

“Alle rassicurazioni offerte dalla Regione – dicono i rappresentanti delle tre Centrali cooperative Alberto Grilli per Confcooperative-FEDERSOLIDARIETÀ Toscana, Marco Paolicchi per Dipartimento Welfare Legacoop Toscana e Federico Pericoli per AGCI-Sociale Toscana - non è seguito nulla, nessun risultato concreto, nessuna misura”.

Negli ultimi dieci anni, gli anni della grande crisi durante i quali le cooperative sociali hanno retto il sistema di welfare regionale, proteggendo i cittadini dai tagli selvaggi alle prestazioni pubbliche, i compensi per le cooperative sono rimasti gli stessi. Oggi le cooperative sociali devono fare i conti con un costo del personale incomprimibile che pesa tra il 75% e il 93% sui bilanci, a fronte di una redditività dei servizi prossima allo zero, a tempi di pagamento che vanno ben oltre i limiti di legge e al mancato riconoscimento degli incrementi tariffari conseguenti all'adeguamento Istat. Un mix di elementi che sta mettendo a dura prova un comparto dove lavorano oltre 30mila persone.

In Toscana operano 550 cooperative sociali riunite nelle tre centrali (Confcooperative, Legacoop e AGCI) che occupano 30mila persone, di cui 2.100 svantaggiate, attive in tutti i settori socio-sanitari assistenziali e educativi. Il 70% degli occupati è composto da donne, i giovani sono oltre il 60%, in quasi l'80% dei casi i lavoratori sono impiegati stabilmente con contratti a tempo indeterminato. Oltre al valore diretto generato dalle cooperative sociali attraverso le loro attività produttive, va considerato il risparmio di risorse pubbliche che deriva dall'inserimento lavorativo delle persone svantaggiate: inserendo nel mondo del lavoro i soggetti più fragili, si risparmiano i soldi pubblici che sarebbero necessari per accudire queste persone in comunità terapeutiche e centri specializzati e le risorse che andrebbero a finanziare i sussidi sociali.

Va aggiunto il fatto che oggi la quasi totalità dei servizi sociali e educativi in Toscana è affidata alle cooperative sociali: ad esempio, l'80% degli asili nido della regione è affidato alla gestione delle coop. “L'assenza di risposte da parte della Regione – concludono i rappresentanti delle tre Centrali cooperative - mette a rischio non solo la sopravvivenza di imprese che operano correttamente, migliaia di posti di lavoro, le opportunità per i lavoratori svantaggiati ma anche la tenuta del sistema di welfare regionale che garantisce gran parte dei servizi pubblici ai cittadini”.

 

Pubblicato in Nazionale

La Cooperativa sociale Itaca aderisce anche quest'anno con i propri servizi, e in stretta collaborazione con gli enti locali di riferimento, a M'illumino di Meno la Giornata del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili lanciata da Caterpillar e Radio2. L'edizione 2020 è dedicata ad aumentare alberi, piante e il verde intorno a noi, ma non mancheranno le classiche cene a lume di candela. I territori del Friuli Venezia Giulia coinvolti sono 18, i primi a partire giovedì 5 marzo, saranno i ragazzi del Progetto Autismo di Via Canaletto a Pordenone: iniziative fino al 15 marzo a Brugnera, Sacile e Cimolais (PN), Pasian di Prato, Paluzza, Villa Santina, Cervignano del Friuli, Carlino, Porpetto, Latisana, Muzzana del Turgnano, San Giorgio di Nogaro, Torviscosa, Bagnaria Arsa e Basiliano (UD), e Sagrado (GO).

"Gli alberi e le piante emettono ossigeno, filtrano le sostanze inquinanti, prevengono l'erosione del suolo, regolano le temperature. Gli alberi sono lo strumento naturale per ridurre la principale causa dell'aumento dei gas serra nell'atmosfera terrestre e quindi dell'innalzamento delle temperature" recita il manifesto 2020 di M'illumino di Meno.

In provincia di Pordenone

I primi a partire saranno i ragazzi del Progetto Autismo di via Canaletto a Pordenone, che il 5 marzo dalle 10 alle 12 allestiranno le fioriere sui davanzali della struttura. Una decina le persone coinvolte e diverse le collaborazioni, prima tra tutte quella con Comune di Pordenone e Azienda sanitaria Friuli Occidentale (Asfo), e poi con Uet Il nostro fiore di Sacile, Uet del Seminario, associazione Bonsai, volontari degli Orti sociali pordenonesi in un'ottica di cittadinanza attiva.

Il 6 marzo nel Pordenonese vedrà all'opera anche il Centro diurno per anziani Casa Vittoria di Brugnera, dove alle 10.30 verranno messe a dimora piante di alloro, rosmarino, menta, timo, e anche fiori tra cui ortensie e gerani, sia in terra che in vasi da esporre sui davanzali.

Il Centro diurno disabili di Sacile il 6 marzo allestirà davanzali fioriti sia con essenze perenni che con fiori colorati, così da anticipare la giornata dell'8 marzo e la primavera. I beneficiari verranno coinvolti nella scelta delle piante, nell'invasamento e nell'allestimento.

La Residenza assistenziale alberghiera di Cimolais proporrà la tradizionale cena a lume di candela e la messa a dimora in terra e vasi di alcune piante. L'evento riguarderà l'intera giornata del 6 marzo fin dal mattino, con residenti e operatrici che pianteranno piante aromatiche di salvia, menta, basilico, timo e rosmarino, oltre ad un giovane abete circondato da primule in prossimità dell'ingresso della struttura, come simbolo dell'importanza della riforestazione. In soggiorno sarà lasciato a disposizione degli anziani residenti un quaderno sul quale potranno indicare un'azione che, in base al loro vissuto ed esperienza, possa essere un utile esempio di tutela dell'ambiente. Alle 19 la tradizionale cena a lume di candela, ogni tavolo sarà arricchito da una pianta aromatica.

In provincia di Udine

La Comunità residenziale Calicantus di Pasian di Prato, che accoglie persone con disabilità, aderirà il 6 marzo all'iniziativa piantando in un vaso la pianta del Calicantus con una suggestiva cerimonia a lume di candela, per battezzare la riforestazione della Comunità dopo i lavori di ristrutturazione.

La Casa di riposo Brunetti di Paluzza, visto il tema "verde" di quest'anno, ha scelto il 6 marzo a partire dalle 15 di far rifiorire gli spazi comuni. Attraverso attività di giardinaggio con piante e fiori di stagione, una ventina di anziani residenti potrà contribuire non solo a ridurre l'emissione di anidride carbonica, ma anche ad abbellire la residenza.

All'Asp Stati Uniti d'America di Villa Santina sarà un "Progetto sensoriale" a coinvolgere, il 6 marzo dalle 15 alle 17 circa, una ventina di clienti attraverso quattro dei cinque sensi. Sarà bandito il senso della vista, gli anziani in pieno stile M'illumino di Meno saranno impegnati a luci spente per il risparmio energetico. I presenti si disporranno attorno ai tavoli, attraverso l'udito verranno proposti i rumori della natura che gli anziani dovranno riconoscere; a seguire si passerà all'olfatto con le erbe aromatiche, al gusto per individuare gli alimenti, e infine al tatto, disponendo alcune foglie aromatiche ed oggetti che gli anziani dovranno cercare di identificare.

La Casa di Riposo Sarcinelli di Cervignano del Friuli, oltre alla oramai consueta cena a lume di candela, il 6 marzo pianterà nel proprio giardino un albero di Paulownia alla presenza di alcuni residenti, del personale in servizio e con il prezioso ausilio del giardiniere del Comune di Cervignano.

Il 6 marzo dalle 15.30 alle 17.30 la Comunità educativa Tal Grim di Ronchis pianterà due ciliegi in giardino, all'opera i 10 ragazzi accolti in comunità, 3 educatori, 2 adulti con disabilità amici della Comunità e 2 volontari che aiuteranno nella piantumazione.

Doposcuola rinviati al 9 e 10 marzo

Inizialmente previsti il 6 marzo, a seguito della recente ordinanza della Regione Friuli Venezia Giulia per contenere il coronavirus, il coinvolgimento dei Doposcuola del Comune di Carlino e del Comune di Porpetto con una cinquantina di bambini delle scuole primarie è slittato rispettivamente a lunedì 9 e martedì 10 marzo. A Carlino sono in fase di definizione "laboratori verdi" con gli educatori di Itaca. A Porpetto i bimbi decoreranno con i pennarelli dei bicchierini usa e getta rigorosamente di carta, aggiungendo il loro nome e quello della piantina che poi semineranno dentro al terriccio, a seguire poi decoreranno un cartoncino con il nome del doposcuola e dell'iniziativa. Alla piantina così messa a dimora verrà aggiunto un mini volantino arrotolato di M'illumino di Meno, un modo per fare da ponte doposcuola-famiglia per contribuire alla sensibilizzazione sul tema ambientale.

M'illumino di meno nei cag della Bassa friulana e isontino

Non potevano mancare i servizi educativi gestiti da Itaca nella Bassa friulana, che anche quest'anno hanno scelto di aderire in massa e con entusiasmo a M'illumino di Meno. Gli appuntamenti dei Centri di aggregazione giovanile, in stretta collaborazione con i Comuni e le scuole di riferimento, si snoderanno in 9 territori dal 6 al 15 marzo.

Il 13 marzo dalle 15 alle 18.30 al Cag di Torviscosa "Riciclo e piantumo", laboratorio di orto urbano che prevede la costruzione di fioriere ricavate da bancali di pellet, con messa a dimora di erbe aromatiche. Le piantine resteranno al Centro e se ne occuperanno le ragazze e i ragazzi del Cag. Sempre il 6 marzo dalle 18.30 alle 22 serata di Musica e giochi "al buio" nella sala d'attesa del centro intermodale - Cag di Latisana in collaborazione con gli allievi della scuola di musica, una classe del liceo di Latisana e i ragazzi del Centro giovani.

Il 7 marzo dalle 16 alle 18 ritrovo al Centro civico di Sagrado in via D'Annunzio 17 dove il Gruppo Giovani di Sagrado organizza una ''Caccia al tesoro ecologica negli spazi pubblici del Comune di Sagrado''.

Il 9 marzo alle 15 creazione di un "Orto di erbe aromatiche" da mettere a disposizione della comunità di Carlino nello spiazzo antistante l'ex latteria. Sempre il 9 marzo alle 16 organizzazione partecipata al Centro di aggregazione giovanile Spassatempo di San Giorgio di Nogaro della festa "No Water No Party", in occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua del 22 marzo.

Il 10 marzo a Porpetto alle 15 iniziativa in collaborazione con la locale scuola primaria: i bambini della 3^ elementare faranno da speciali ciceroni nell'orto didattico della scuola ai ragazzi del Centro giovanile Il Muretto, i quali doneranno una pianta da mettere a dimora tutti insieme.

L'11 marzo alle 16 al Centro giovanile Stanzute di Muzzana del Turgnano (come ogni mercoledì e venerdì pomeriggio) attività partecipate di sensibilizzazione su temi ambientali rivolte a tutta la comunità.

Il fine settimana del 14 e 15 marzo a Bagnaria Arsa a partire dalle 11.30 "Giornate Ecologiche 2020", azioni partecipate a cura del Comune di Bagnaria Arsa con la partecipazione delle locali associazioni e del Consiglio Comunale dei Ragazzi e delle Ragazze. Le attività di sensibilizzazione verteranno su tematiche ambientali e vedranno il coinvolgimento della comunità.

Ultimo ma non ultimo, in un'ottica di messa in rete con i territori, seppur slegato per questa iniziativa dai servizi Itaca, il coinvolgimento dell'Amministrazione comunale di Basiliano che il 6 marzo alle 20.30 organizza una serata di presentazione del libro "Un viaggio nei nostri boschi" a cura di Giorgio Comuzzi e Valeria Murianni. L'evento si terrà nella sala conferenze del Centro Civico di Villa Zamparo, che per l'occasione verrà illuminata con fonti energetiche rinnovabili.

 

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

Amnesty International ha reso noto che nelle proteste scoppiate in Iran lo scorso novembre le forze di sicurezza hanno ucciso almeno 22 ragazzi e una ragazza, di età compresa tra 12 e 17 anni. In quasi tutti i casi, 22 su 23, a uccidere sono stati proiettili veri sparati contro manifestanti e persone che assistevano alle proteste senza prendervi parte.

"Negli ultimi mesi è emerso un quadro sempre più tetro sull'ampiezza della repressione, attraverso l'uso della forza letale, delle proteste. È devastante sapere che il numero dei giovani uccisi dalle forze di sicurezza sia così alto", ha dichiarato Philip Luther, direttore delle ricerche sul Medio Oriente e l'Africa del Nord di Amnesty International.  "Occorrono indagini indipendenti e imparziali su queste uccisioni, in modo che le persone sospettate di averle ordinate ed eseguite siano sottoposte a processo", ha aggiunto Luther.

Nel corso delle sue ricerche, Amnesty International si è basata su video, fotografie, certificati di morte e di sepoltura, resoconti di testimoni oculari, di familiari e amici delle vittime e su informazioni raccolte da attivisti per i diritti umani e giornalisti. In 10 casi Amnesty International ha verificato che le vittime erano state colpite da proiettili al capo o al busto, indice di una precisa volontà di sparare per uccidere.

In due casi, i certificati di morte hanno fornito particolari agghiaccianti, come lo spappolamento del cervello o la frantumazione del cranio in un caso ed emorragia interna dovuta alla perforazione del cuore e dei polmoni. Le cause di una delle morti sono ancora da chiarire: secondo una fonte la vittima sarebbe deceduta a causa di un pestaggio in testa, secondo un'altra dopo essere stata al viso colpita da pallini di metallo sparati da distanza ravvicinata. Dodici delle 23 uccisioni sono avvenute il 16 novembre, otto il 17 novembre e tre il 18 novembre, dunque pochi giorni dopo l'inizio delle proteste, che risale al 15 novembre.
 
Riguardo alla località, i 23 ragazzi sono stati uccisi in 13 diverse città situate in sei province (Esfahan, Fars, Kermanshah, Khuzestan, Kurdistan e Teheran), a conferma del carattere nazionale della sanguinosa repressione. "Il fatto che gran parte delle uccisioni di ragazzi sia avvenuta in soli due giorni testimonia ulteriormente che le forze di sicurezza iraniane erano impegnate in un'ondata di uccisioni per stroncare subito il dissenso a ogni costo", ha commentato Luther.

"Poiché le autorità iraniane rifiutano di aprire indagini indipendenti, imparziali ed efficaci, è doveroso che gli stati membri del Consiglio Onu dei diritti umani dispongano un'inchiesta", ha aggiunto Luther. Il 25 febbraio Amnesty International ha scritto al ministro dell'Interno Abdolreza Rahmani Fazli fornendogli i nomi dei 23 minorenni uccisi, la loro età e il luogo di morte chiedendo di chiarirne le circostanze. Fino al 3 marzo, l'organizzazione per i diritti umani non aveva ricevuto alcuna risposta.

Tra coperture e intimidazioni

Amnesty International ha parlato coi familiari di alcuni dei minorenni uccisi, che hanno denunciato di aver subito minacce e intimidazioni attraverso sorveglianza e interrogatori. Almeno una famiglia ha ricevuto velate minacce di morte nei confronti dei figli ancora vivi: se avessero continuato a parlare sarebbe accaduto "qualcosa di terribile".

Queste testimonianze confermano quanto già verificato da Amnesty International, ovvero un clima di intimidazioni nei confronti delle famiglie che osano parlare delle uccisioni dei loro parenti. Buona parte di questi nuclei familiari sono stati costretti a dichiarare per iscritto che non avrebbero parlato coi giornalisti o ad accettare le condizioni imposte dallo stato per le commemorazioni altrimenti non avrebbero avuto indietro le salme dei loro parenti. In molti casi, funzionari dei servizi di sicurezza e dell'intelligence hanno sottoposto i familiari delle vittime a sorveglianza e hanno persino presenziato ai funerali e alle altre commemorazioni per verificare che le condizioni fossero rispettate.

Le famiglie dei minorenni uccisi hanno riferito di essere state obbligate a seppellire in fretta i loro corpi, sempre in presenza di funzionari dello stato, impossibilitate pertanto a richiedere un'autopsia indipendente. Queste condotte paiono essere state funzionali all'obiettivo di nascondere le prove della repressione. In generale, le ricerche di Amnesty International hanno evidenziato che le famiglie dei manifestanti uccisi sono state costantemente tenute lontane dalle autopsie ufficiali e non hanno avuto accesso alle informazioni riguardanti le circostanze delle morti.

In alcuni casi, funzionari dello stato hanno lavato e preparato i corpi per la sepoltura senza informare le famiglie, che si sono viste consegnare i corpi avvolti nei tessuti solo pochi minuti prima della prevista sepoltura e senza poter aprire il tessuto per vedere in che condizioni fossero e vedere l'impatto delle ferite.

In altri casi, le autorità hanno rifiutato di riconsegnare oggetti personali delle vittime, come i telefoni cellulari, forse nel timore che questi contenessero immagini di azioni illegali da parte dello stato. "Come se la perdita dei loro cari non fosse stata un'esperienza già crudele, le famiglie dei manifestanti uccisi stanno subendo una spietata campagna di minacce e intimidazioni per costringerle al silenzio. Le autorità sembrano intenzionate a impedire a tutti i costi a famiglie straziate dal dolore di chiedere la verità e ottenere prove che potrebbero servire a incriminare i responsabili. Tutto questo porta la firma di una copertura di stato", ha concluso Luther.

Pubblicato in Dal mondo

Un uomo eritreo di 26 anni è morto tragicamente in un incendio divampato nel centro di detenzione di Dhar el Jebel, a sud di Tripoli, nella notte tra sabato 29 febbraio e domenica 1° marzo. L’uomo è stato avvolto dalle fiamme mentre dormiva in una delle celle sovraffollate del centro, dove oltre 500 rifugiati e migranti sono detenuti arbitrariamente nella regione montuosa del Gebel Nefusa.

Lo staff di Medici Senza Frontiere (MSF), che dal maggio 2019 fornisce assistenza umanitaria alle persone intrappolate in questo remoto centro di detenzione, sta supportando i sopravvissuti offrendo assistenza psicologica e distribuendo beni di prima necessità per sopperire agli oggetti andati persi nell’incendio. L'incendio ha distrutto un edificio in cui erano ammassate 50 persone e ne ha danneggiato parzialmente un secondo. Un incidente simile, legato alle disastrose condizioni di vita, si era già verificato a dicembre, senza provocare vittime.

"Il nostro psicologo riferisce di un livello di disperazione molto elevato. Le persone sono sotto shock, paralizzate da traumi di cui non vedono la fine. L'incendio e la tragica morte del giovane uomo si sommano al terribile ciclo di abusi ed eventi traumatici che i nostri pazienti affrontano in Libia. Ci dicono di sentirsi soli e indifesi, dopo mesi o addirittura anni in detenzione. La loro unica speranza è di vedere accolte le loro richieste di asilo. Devono uscire da qui" dichiara Christine Nivet, coordinatrice di MSF nel Gebel Nefusa.

Attualmente la maggior parte delle persone che sono detenute arbitrariamente nel centro di detenzione di Dhar el Jebel sono richiedenti asilo, eritrei e somali, già registrati dall'UNHCR. Sono persone fuggite dai loro paesi d'origine per cercare sicurezza e asilo e non possono tornare indietro. Hanno vissuto esperienze terribili durante il loro viaggio, soprattutto in Libia. Alcuni sono stati rapiti e torturati da trafficanti di esseri umani per estorcere denaro ai loro parenti. Altri hanno tentato di attraversare il Mediterraneo per cercare un luogo sicuro in Europa e sono stati riportati indietro dalla Guardia costiera libica, supportata dall'UE, e poi condotti nei centri di detenzione, soprattutto a Tripoli.

Dopo gli scontri tra milizie scoppiati nella capitale libica nell'agosto 2018, molti sono stati trasferiti dai centri di detenzione a Tripoli a quelli nel Gebel Nefusa, più lontani dalla linea del fronte ma remoti e isolati, in condizioni disperate e praticamente senza assistenza. Le équipe di MSF che per prime hanno visitato il centro di Dhar el Jebel a maggio 2019 avevano riscontrato una situazione medica catastrofica. Dopo un’epidemia di tubercolosi durata mesi, almeno 22 migranti e rifugiati sono morti per questa e altre malattie, tra settembre 2018 e maggio 2019.

Almeno 2.000 migranti e rifugiati in Libia sono ancora rinchiusi per un tempo indefinito e senza alcun processo legale in orribili centri di detenzione, dove sono esposti ad abusi e condizioni pericolose. Il meccanismo di evacuazione dei rifugiati dalla Libia è al momento estremamente limitato, soprattutto per la mancanza di posti per l’accoglienza offerti da paesi sicuri. Nonostante l’aggravarsi del conflitto in Libia, continua senza sosta il sostegno dell'Unione Europea alla Guardia costiera libica, che intercetta le persone che fuggono via mare e li riporta in un paese in guerra dove subiscono pericolose e ben note condizioni di violenza.

“Le persone in cerca di sicurezza sono sempre più in trappola in Libia. Alcuni dei nostri pazienti sono bloccati nel centro di Dhar el Jebel da tre anni. Quello che possiamo fare come medici per alleviare la loro sofferenza è molto limitato perché i nostri pazienti rimangono nelle stesse difficili condizioni per un periodo prolungato, mentre il loro diritto alla protezione internazionale resta inascoltato. Le evacuazioni e i reinsediamenti di rifugiati e richiedenti asilo dalla Libia devono urgentemente essere aumentati” afferma Nivet di MSF.

MSF chiede la fine della detenzione arbitraria di migranti e rifugiati in Libia. Mentre si organizza la loro evacuazione, devono essere allestiti con urgenza meccanismi di protezione che includano ripari per i più vulnerabili. Questo può funzionare solo se l'Europa smette di respingere le persone che fuggono via mare e se i paesi sicuri si impegnano ad accogliere un maggior numero di sopravvissuti.

 

 

 

Pubblicato in Migrazioni

Lombardia, ecco come reagisce la cooperazione al Covid 19. Consegna della spesa a casa senza costi aggiuntivi per gli ultre 65enni, seminari su internet rivolti ai lavoratori e alle aziende che in questo periodo si trovano ad affrontare un rallentamento della propria attivita' e hanno bisogno di conoscere meglio gli strumenti a disposizione per lo smart working, incontri divulgativi 'dirottati' su piattaforme social, onde evitarne l'annullamento. Queste sono alcune delle attivita' di risposta delle cooperative milanesi all'emergenza scatenata dal covid-19.

"Dall'emergenza Coronavirus arrivano i primi anticorpi delle nostre cooperative associate, imprese operose, mai rassegnate, e impegnate a contenere la desertificazione economica", afferma il presidente della Legacoop lombarda Attilio Dadda, sottolineando come tutte queste piccole realta' associate partecipino "insieme per la salute comune e per la ripresa". Dunque, dall'appello per il sostegno urgente ai lavoratori dello spettacolo della Fondazione Centro Studi Doc, rete di professionisti del mondo della musica, dell'arte e dello spettacolo organizzati in una piattaforma cooperativa, Legacoop regionale non sta con le mani in mano e prova a pensare ai lavoratori che in questo periodo si trovano ad affrontare un rallentamento della propria attivita' e a lavorare in smart working. Come la cooperativa Gnucoop, che ha deciso di organizzare Smartcoop, un ciclo di seminari web formativi gratuiti sui nuovi strumenti collaborativi per il lavoro agile, rivolti alle cooperative.

La cooperativa Prassicoop ha invece messo insieme un quadro delle prescrizioni, dei suggerimenti e delle procedure per minimizzare i rischi di contagio e superare al meglio questo momento critico: una guida alle prescrizioni delle diverse regioni, rivolta principalmente al settore commercio (bar, ristoranti, locali di intrattenimento e spettacolo e simili) e scaricabile sul sito della cooperativa. Anche dal comparto turismo, in sofferenza per la chiusura dei luoghi della cultura e per la disdetta di visite e prenotazioni, proposte di fruizione alternativa: Mantova Tours, area turistica della cooperativa Charta, ha lavorato ad una proposta di visite 'perimetrali', "alla scoperta del fuori, quando il dentro e' chiuso".

Nella stessa direzione, le proposte di Dedalo, cooperativa pavese di promozione culturale e turistica, di itinerari all'aperto, percorsi lenti che aprono a un'idea di turismo responsabile. A preferire una modalita' alternativa, piuttosto che cancellare l'iniziativa di divulgazione scientifica che aveva in programma, e' invecela cooperativa Hagam di Varese, che conferma l'incontro del 4 marzo dalle 18.30, non piu' pubblico ma virtuale tramite diretta Facebook, con Dario Bressanini, docente di chimica ed esperto con cui discutere di Coronavirus con un approccio scientifico, per una corretta informazione. Nel corso della diretta, come fanno presente gli organizzatori, sara' possibile partecipare, scrivendo i propri commenti e domande.

Dalla cooperazione sociale, fortemente colpita dalla sospensione delle attivita' scolastiche ed extra scolastiche decretate dal ministero, arrivano segnali di continuita', rivolti in primis ai bambini, e alle loro famiglie, a cui cooperatori e cooperatrici "non possono erogare i loro servizi socio educativi". Ecco dunque la nascita di 'Attivita' Anti Noia ai Tempi del Corona', l'idea della cooperativa sociale Eureka! che raccoglie, in continuo aggiornamento sul sito, proposte di giochi e attivita' per le famiglie raccontate dalle educatrici in modalita' 'smart education',ossia con video tutorial realizzati dalle educatrici "per permettere alle famiglie di trarre il meglio da questa imprevista situazione", come si legge dalla pagina Facebook della cooperativa.

Con l'apertura alla didattica a distanza suggerita dal ministero dell'istruzione, la cooperativa sociale Imiberg, che gestisce l'omonimo istituto scolastico a Bergamo, ha invece inaugurato lunedi' 2 marzo le lezioni a distanza per venti classi delle superiori, adempiendo al regolare programma scolastico e favorendo la partecipazione attiva degli studenti tramite app. Anche i circoli cooperativi, in alcuni territori periferici veri e propri presidi di socialita', provano nuove modalita' di relazione con i propri soci, come il caso della cooperativa Labriola, punto d'incontro per ragazzi, famiglie ed anziani, nella periferia nord di Milano, che ha deciso di restare in contatto con i propri soci attraverso il canale Facebook.

Gia' due le dirette serali sperimentate, con la possibilita' di commentare e partecipare attivamente. L'invito della cooperativa agli utenti e' di contribuire anche alla programmazione culturale del circolo, "proponendosi con i propri talenti e le proprie idee, lanciando di fatti un nuovo modo di entrare in relazione con i circoli cooperativi".

È di oggi anche la notizia di Coop Lombardia che offrira' per tutto il mese di marzo, ai cittadini milanesi over 65, la consegna gratuita della spesa a domicilio, in collaborazione con Supermercato24, per gli acquisti effettuati sul circuito Coop.

(Fonte: Dire/Redattore Sociale)

 

Pubblicato in Nazionale
  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Marzo 2020 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
            1
2 3 4 5 6 7 8
9 10 11 12 13 14 15
16 17 18 19 20 21 22
23 24 25 26 27 28 29
30 31