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Venerdì, 03 Aprile 2020

Lunedì, 09 Marzo 2020 - nelPaese.it

Le Nazioni unite hanno reso noto le risposte del governo italiano alle raccomandazioni fatte dalle delegazioni di oltre 120 Paesi nell'ambito della Revisione Periodica Universale (Universal Periodic Review – UPR) lo scorso 4 novembre. 

L'Italia ha accettato 292 raccomandazioni su 306. Tra queste quelle sulla creazione di un'Istituzione nazionale per i diritti umani indipendente  e 16 delle 17 raccomandazioni sui diritti umani delle persone LGBTI. Tra queste, quelle riguardanti una legge contro l'omotransfobia, il divieto di interventi chirurgici cosmetici su bambini intersex e la protezione dei rifugiati LGBTI.

Il governo si è limitato invece a prenderne nota della raccomandazione 171, fatta dall'Islanda, che chiede una legge che riconosca entrambi i genitori dello stesso sesso e l'accesso all'istituto dell'adozione per le coppie dello stesso sesso. «L'accettazione di 16 raccomandazioni sui diritti umani delle persone LGBTI è uno straordinario successo del nostro lavoro. Ora occorre subito una Road Map per l'implementazione delle raccomandazioni accolte con il pieno coinvolgimento della società civile, come richiesto anche dalle Nazioni Unite. Delude profondamente, invece, la scelta dell'Italia di limitarsi a prender nota della raccomandazione dell'Islanda sulle adozioni e la genitorialità arcobaleno. Sul diritto all'uguaglianza e dei figli dei genitori dello stesso sesso ad avere entrambi i genitori riconosciuti non si transige e continueremo a batterci per ottenerlo», dice Yuri Guaiana, presidente dell'Associazione Radicale Certi Diritti e coordinatore del lavoro di advocacy relativo al terzo ciclo dell'UPR svolto da una coalizione composta da Arcigay, Associazione Radicale Certi Diritti, Centro Risorse LGBTI, Gaycs e OII-Italia. 

«È sconfortante - dichiara Gabriele Piazzoni, segretario generale Arcigay - registrare ancora oggi una così evidente resistenza da parte della politica italiana ad affrontare il tema dell'omogenitorialità, come se fosse un'opzione da valutare col tempo e non una realtà già diffusa nel nostro Paese, priva da sempre di un riconoscimento. Non ci stancheremo mai di dirlo: quel rifiuto a trattare il tema e a colmare questa lacuna ricade sulla testa di famiglie e in particolare di minori, ai quali viene negato il diritto a una famiglia solida, con due genitori investiti allo stesso modo delle stesse responsabilità».

«Nonostante l'Italia abbia recepito dall'Onu 16 dei 17 rilievi mossi nell'ambito della tutela dei diritti delle persone lgbti, dimostrando pertanto quantomeno una consapevolezza del lavoro da svolgere, non può non deludere la mancanza di coraggio sul tema dell'omogenitorialità, che infierisce su un ritardo che da anni denunciamo essere insostenibile» , conclude Piazzoni.

Pubblicato in Parità di genere

Messe alla sbarra per aver soccorso i migranti sui barconi. Colpite da una feroce campagna politico-mediatica come “scafisti”. Da due anni il nemico numero uno dei “sovranisti” nostrani. Oggi la Lombardia a guida Lega Nord di Matteo Salvini chiede aiuto con il cappello in mano a Emergency e Medici Senza Frontiere per l’emergenza coronavirus: "il loro aiuto è necessario" dice l'assessore della giunta regionale.

E non è un caso che lo stesso Salvini è calato nel silenzio più totale crollando nei sondaggi: i virus non lo hanno portato i migranti dai barconi ma un bianco italiano, la regione più colpita è la Lombardia non una del Sud, a trovarsi in grande crisi è “il modello sanitario lombardo” mentre l'ex ministro dell'Interno si copre di ridicolo attaccando il governo in un momento di emergenza nazionale. Una sconfitta su tutta la linea mentre c’è un Paese che ora prova a reagire e praticare il buon senso contro le fake news e il panico, l’esatto opposto di una propaganda che per anni ha costruito odio, rancore e insofferenza verso ogni comportamento di convivenza civile.

"Nel frattempo continuiamo a lavorare nei nostri ambulatori - dichiara Emergency fondata da Gino Strada -, con un protocollo di triage che permette di individuare pazienti con sintomi compatibili con il virus, di informarli e indirizzarli ai servizi competenti in un’ottica di tutela della salute pubblica. Molti nostri pazienti appartengono alle fasce più vulnerabili della popolazione (migranti, senza tetto, rom ) e in questo momento hanno ulteriori difficoltà di accesso ai Servizi del Sistema Sanitario Nazionale. L’informazione è fondamentale per questa fascia di popolazione perché molti di loro non hanno accesso all'informazione basilare sulle norme di prevenzione del contagio predisposte dal ministero della Salute"

Medici senza frontiere si è mossa a livello nazionale, contattando il Governo e in particolare il Ministero della Salute. “Nella situazione straordinaria causata dalla diffusione del Coronavirus in Italia, abbiamo offerto il nostro aiuto alle autorità sanitarie italiane mettendo a disposizione i nostri medici e la nostra esperienza -spiega Claudia Lodesani, infettivologa e presidente di Medici senza frontiere in Italia -. Siamo in contatto con la taskforce del governo per capire dove e in che modo potremo dare il nostro supporto e definiremo insieme i dettagli in base ai principali bisogni”.

“Sono tanti gli italiani che partono in missione con noi e tanti di loro sono sanitari impegnati ogni giorno negli ospedali del nostro paese -aggiunge la presidente di Msf Italia-. In questo momento difficile ci è sembrato doveroso mandare un segnale di solidarietà ai nostri colleghi e di vicinanza alla popolazione italiana, cercando di contribuire nel nostro piccolo al grandissimo sforzo che il sistema sanitario nazionale sta compiendo senza sosta da più di un mese”. Medici senza frontiere ha offerto il proprio supporto anche in altri paesi in cui lavora. "Siamo in contatto con le loro autorità sanitarie e uffici Organizzazione mondiale della sanità nel caso fosse ritenuto utile", conclude.

Questo virus ha messo, probabilmente, fine a una “bestia” politico-comunicativa svelando come sia fragile un sistema economico e sociale che lascia a terra i più deboli e i più fragili o chi vive di lavoro. Da questa crisi si cela l’occasione per ricostruire questo Paese, con il buon senso e con la civiltà di un nuovo modello economico.

Pubblicato in Editoriale

Napoli, grazie ad una collaborazione tra l’Azienda Ospedaliera dei Colli e Istituto Nazionale Tumori Irccs Fondazione Pascale, due pazienti affetti da polmonite severa Covid 19 sono stati trattati con tocilizumab, un farmaco off label anti interluchina 6 che viene solitamente utilizzato nella cura dell’artrite reumatoide ed è farmaco di elezione nel trattamento della sindrome da rilascio citochimica dopo trattamento con le cellule CAR-T. 

La somministrazione, avvenuta nella giornata di sabato ed avviata per la prima volta in Italia, è stata possibile grazie a una stretta collaborazione tra il direttore della Uoc di Oncologia dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, Vincenzo Montesarchio; il direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto “Pascale” di Napoli, Paolo Ascierto insieme al virologo Franco Buonaguro e alcuni medici cinesi, tra cui Wei Haiming Ming del First Affiliated Hospital of University of Science and Technology of China e il team composto da tutto il personale del Cotugno e che ha visto in prima linea, tra gli altri, Rodolfo Punzi, direttore del dipartimento di Malattie infettive e urgenze infettivologiche; Roberto Parrella, direttore della Uoc Malattie infettive ad indirizzo respiratorio; Fiorentino Fragranza, direttore della Uoc Anestesia rianimazione e terapia intensiva; Vincenzo Sangiovanni, direttore della Uoc Infezioni sistemiche e dell’immunodepresso; Nicola Maturo, responsabile del Pronto Soccorso infettivologico del Cotugno e Luigi Atripaldi, direttore del laboratorio di Microbiologie e virologia.  

“Già a distanza di 24 ore dall’infusione, sono stati evidenziati incoraggianti miglioramenti soprattutto in uno dei due pazienti, che presentava un quadro clinico più severo” spiegano Montesarchio e Ascierto. “Nell’esperienza cinese - aggiungono - sono stati 21 i pazienti trattati che hanno mostrato un miglioramento importante già nelle prime 24-48 ore dal trattamento, che si effettua con un’unica somministrazione e che agisce senza interferire con il protocollo terapeutico a base di farmaci antivirali utilizzati”

Sulla scorta di questi primi elementi si sta valutando la possibilità di trattare altri pazienti in condizioni critiche. “In un momento come questo è di fondamentale importanza unire le forze e le esperienze dei nostri migliori professionisti per potenziare al massimo il sistema sanitario regionale e per dotarci di tutti gli strumenti necessari per fornire ai pazienti affetti da Covid 19 tutte le cure necessarie. Ringraziamo tutto il personale delle strutture ospedaliere coinvolte che, con rapidità e grande preparazione, hanno attivato tutte le procedure necessarie per garantire ai pazienti ogni strada percorribile nel percorso terapeutico” dichiarano Maurizio di Mauro, direttore generale dell’Azienda Ospedaliera dei Colli e Attilio Bianchi, direttore generale dell’Istituto Nazionale Tumori Irccs Fondazione Pascale.

Pubblicato in Salute

In sede di Comitato Misto Paritetico Regionale, riunitosi d’urgenza nel pomeriggio di oggi, Agcisolidarietà Lazio, Confcooperative Federsolidarietà Lazio, Legacoopsociali Lazio, FP Cgil Roma e Lazio, Cisl FP Lazio e UilFpl Roma e Lazio hanno firmato il protocollo d’intesa per l’attivazione del Fondo di Integrazione Salariale in conseguenza delle misure urgenti a sostegno dei lavoratori interessati dai provvedimenti di chiusura delle scuole e dei servizi per l’infanzia, come disposto dal DPCM del 4 marzo 2020.

In considerazione del momento particolarmente complicato vissuto da tutte le lavoratrici e lavoratori dipendenti delle cooperative sociali, operanti nei settori interessati da chiusure o riduzione di attività quali a titolo esemplificativo inclusione scolastica, asili nido, centri di aggregazione, si è convenuto di stabilire modalità univoche per tutto il territorio regionale, per consentire l’accesso al Fondo di Integrazione Salariale al fine di salvaguardare le retribuzioni delle migliaia di lavoratrici e lavoratori coinvolti.

Contestualmente, in attesa di ulteriori provvedimenti atti a tutelare le retribuzioni e il lavoro, si è deciso di chiedere un incontro urgente alla Regione Lazio per individuare soluzioni alternative, che permettano sia alle Cooperative che ai lavoratori sospesi di proseguire l’importante funzione sociale svolta.

 

Pubblicato in Lazio

Coronavirus, dopo il decreto del Governo esplodono le carceri italiane. Tensioni e rivolte, da Nord a Sud, da Alessandria a Frosinone, dopo il caso di Salerno. Lo stop ai colloqui per le restrizioni a causa delle misure contro il virus ha fatto esplodere le proteste. Il blocco era stato imposto per evitare possibili infezioni. Il bilancio è pesantissimo: 6 vittime a Modena, con altri due detenuti in rianimazione: in corso le indagini per capire le cause dei decessi. A Pavia due agenti in ostaggio nella giornata di ieri.

Sono andate in scena "proteste dei detenuti negli istituti penitenziari di Napoli Poggioreale, Modena, Frosinone, Alessandria San Michele; battiture delle inferriate da parte dei reclusi sono, inoltre, in atto da parte dei detenuti a Foggia e Vercelli. E un centinaio di persone hanno richiesto di effettuare i colloqui presso la Casa Circondariale di Napoli Secondigliano stazionando per alcune ore". È stata l'Osapp (Organizzazione sindacale autonoma polizia penitenziaria) per voce del segretario generale Leo Beneduci a dare il quadro della situazione, per cui "in questo particolare momento si devono individuare nelle proteste in atto gravi carenze nell'organizzazione e nella catena di comando tra l'Amministrazione Centrale e gli enti periferici".

"Poco fa – dichiara Patrizio Gonnella, presidente di Antigone – abbiamo appreso della morte di un detenuto avvenuta oggi nel carcere di Modena durante le proteste. Non sappiamo cosa sia accaduto ma chiediamo che vi sia una inchiesta rapida. Temevamo che la tensione stesse crescendo negli istituti di pena e temevamo che ciò potesse portare a delle tragedie. Non sappiamo come sia avvenuta la morte, ma ogni episodio di questo tipo è sempre una tragedia”. “Ribadiamo che, di fronte a una situazione eccezionale come quella che sta vivendo tutto il paese, va spiegato con calma ai detenuti cosa sta accadendo in riferimento alle limitazioni assunte per rispondere all'emergenza coronavirus. Ribadiamo con ancora più urgenza e determinazione che bisogna assicurare loro - in assenza di colloqui visivo - il diritto a comunicare anche giornalmente, telefonando ai propri cari, anche tramite l'utilizzo di skype, nonché la possibilità di uscire in detenzione domiciliare. Vanno assunti tutti i provvedimenti necessari a ridurre la tensione", aggiunge Gonnella.

“Sono stato tutto il pomeriggio nel carcere di Poggioreale – scrive sulla pagina facebook il Samuele Ciambriello, Garante dei detenuti della Campania - dove c'è stata una rivolta violenta che ha coinvolto almeno quattro padigilioni, in uno, il Napoli, i ristretti sono saliti sul tetto dell'edificio. Il divieto di colloqui per la paura del coronovirus, Il sovraffollamento, le celle e le condizioni verificate in tante mie visite in alcuni reparti dell'Istituto di Napoli-Poggioreale possono essere facilmente considerate in violazione dell'articolo 3 della Convenzione europea per la tutela delle libertà fondamentali e dei diritti umani che inderogabilmente vieta 'trattamenti o pene inumane o degradanti', sono argomenti da trattare, denunciare alla Politica e alle autorità competenti.Così come il temporeggiare del Governo, la poca informazione, le contraddizioni nei decreti. Però la violenza dei detenuti non è accettabile, nè giustificabile. Tanti padiglioni di Poggiorele hanno inteso protestare pacificamente con la "battitura" di pentole. La protesta è arrivata in tante carceri italiane :Modena, e Frosinone, ma anche Vercelli, Alessandria, Foggia. Occorrono provvedimenti di sano realismo, di liberazione anticipata, arresti domicliari, e di clemenza”.

"Sono al carcere di San Vittore e anche qui da questa mattina alcuni detenuti, a cui non va data nessuna giustificazione, hanno distrutto gli ambulatori del secondo e del terzo raggio e sono sul tetto. Dentro questa emergenza drammatica in cui vive tutto il Paese, c'è una emergenza che va pure subito affrontata a tutela degli agenti, degli operatori e degli stessi detenuti. Il Decreto che di fronte alla sospensione dei colloqui, resa necessaria dal Coronavirus, impone di consentire le comunicazioni a distanza coi parenti non basta. Serve subito affrontare il problema del sovraffollamento. Si mettano ai domiciliari tutti coloro che hanno pochi mesi ancora da scontare per arrivare a fine pena. Non si risolverebbe nulla se, come pensa qualcuno, si tornasse a chiudere le celle superando la vigilanza dinamica. Serve consentire ai Direttori di poter lavorare, ricostruendo un clima che il sovrappopolamento pregiudica". Lo scrive su Facebook il senatore milanese Franco Mirabelli, Vicepresidente del Gruppo PD al Senato e Capogruppo PD in Commissione Giustizia del Senato.

"Il decreto recentemente entrato in vigore prevede una serie di misure per contrastare la diffusione del Covid-19 negli istituti di pena. È fondamentale ridurre immediatamente la tensione nelle carceri informando i detenuti sui contenuti del decreto, relativi alle misure alternative alla detenzione e soprattutto alle modalità di comunicazione con l'esterno, nell'ottica di illustrare le finalità precauzionali delle limitazioni imposte", dichiara Amnesty International Italia.

"Inoltre - prosegue la nota - in considerazione delle ormai tristemente note situazioni di sovraffollamento di molti istituti penitenziari e delle critiche condizioni igienico-sanitarie, è necessario che siano adottate tutte le dovute precauzioni al fine di limitare al massimo il rischio di contagio all'interno delle strutture, a tutela del diritto della salute dei detenuti e del personale di polizia penitenziaria".

(Fonte: agenzia LaPresse)

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