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Sabato, 19 Settembre 2020

Mercoledì, 15 Aprile 2020 - nelPaese.it

La Regione Campania lo scorso 9 aprile ha approvato il Decreto n.83 “La Campania riparte-Programma transitorio per i servizi socio-sanitari e riabilitativi nella fase emergenziale COVID 19”, dove stabilisce il riavvio dei servizi erogati dai Centri di Riabilitazione e dalle Cooperative.

La Fish Campania “pur apprezzando la ripartenza dei servizi socio-sanitari e lo sforzo messo in campo dalla stessa Regione ciò che riguarda l’attivazione dei servizi alternativi come le Unità di continuità assistenziale territoriale (UCAT), esprime forti dubbi per quanto riguarda l’apertura dei Centri semiresidenziali ex art. 26 e i Centri diurni integrati per anziani, persone affette da demenza e persone con disabilità, già a partire dal 14 aprile 2020”.

“I nostri timori - dichiarano dalla Fish Campania - sono riconducibili al fatto che ad oggi ci troviamo ancora in una situazione emergenziale, dove le persone con disabilità, soprattutto quelle con disabilità intellettiva e del neuro-sviluppo, sono esposte ancora di più al rischio di contagio. Tutti noi stiamo facendo grandi sacrifici, ma riavviando tutte le prestazioni socio-sanitarie, senza mettere in campo misure di prevenzione, potrebbero annullarsi qualora in modo inconsapevole si potessero innescare possibili casi di contagio, come è accaduto in Lombardia”.

Per poter ripartire dal 14 aprile, la Fish Campania ha proposto al Presidente De Luca con una nota inviata lo scorso 13 aprile, di procedere con:

“la somministrazione regolare di test diagnostici a scopo preventivo a tutti gli operatori, le persone con disabilità e le loro famiglie, a prescindere dal riscontro di un operatore o di una persona disabile e/o familiare positivo al coronavirus; la distribuzione di DPI alle strutture pubbliche e private convenzionate, per anziani e disabili, agli operatori, alle persone con disabilità e alle loro famiglie. formare tutti gli operatori, persone con disabilità e le loro famiglie per quanto riguarda le procedure da rispettare in materia di prevenzione; sanificare tutti i luoghi frequentati dalle persone con disabilità e dagli operatori”.

L’attivazione di queste misure andrebbe a tutelare le persone con disabilità, le famiglie, gli operatori delle Cooperative e dei Centri di riabilitazione. “Senza questi provvedimenti - rincalzano dalla Federazione - chiediamo il rinvio del Decreto n.83 a quando l’emergenza da COVID-19 entrerà nella cosiddetta FASE 2, molto probabilmente a maggio”.

La Fish Campania si augura che “la Regione Campania metta in campo tutte le misure di prevenzione possibili per garantire che l’erogazione dei servizi possa avvenire in totale sicurezza, al contrario di come purtroppo è avvenuto in altre Regioni come la Lombardia e non demandando tutta la responsabilità alle famiglie delle persone con disabilità e a agli enti gestori dei servizi socio-sanitari”.

Pubblicato in Campania

"Per superare l'emergenza coronavirus e per far ripartire le città italiane servono risposte e soluzioni eccezionali. Per questo, cari Sindaci, non vi limitate all'ordinario, non restituiteci le vecchie città. Il vostro mestiere richiede visione di futuro, soluzioni inedite, capacità di guidare la comunità verso frontiere nuove. E oggi che tutti abbiamo sperimentato una condizione eccezionale, non c'è momento migliore per osare lo straordinario. Insieme ce la possiamo fare". 

Con queste parole Legambiente scrive una lettera ai sindaci delle città italiane e al presidente dell'Anci Antonio Decaro indicando ai primi cittadini un pacchetto di 5 misure sostenibili e concrete per ripensare la mobilità in città post COVID-19, evitando che l'auto, le moto e gli scooter, siano per i cittadini la soluzione più sicura per proteggersi dal virus e per spostarsi dentro e fuori l'area urbana.

Un pacchetto quello proposto dall'associazione ambientalista che prevede: mezzi pubblici più sicuri attraverso monitoraggi, controlli e tornelli per contingentare gli ingressi e garantire le distanze di sicurezza, e prevedendo più risorse per realizzare tutto ciò. Più bici e nuove ciclabili nelle aree urbane replicando le esperienze che arrivano da diverse città del mondo. È poi prevedendo, tra le altre misure, il rafforzamento della sharing mobility, la mobilità condivisa - auto soprattutto elettriche, bici, e-bike, scooter elettrici e monopattini – attraverso accordi con le imprese per avere più mezzi in città e in più quartieri a costi molto più contenuti; invitando i cittadini a rottamare l'auto e scegliendo la mobilità sostenibile e i bonus green. Ed infine incentivando sempre di più lo smart working, avviando un dialogo con il Governo per prevedere dei vantaggi fiscali per le aziende e i lavoratori che decidono di puntare su lavoro agile e sul mobility management di comunità. 

Si tratta di misure attuabili in pochi mesi, con risorse relativamente contenute e alcune già disponibili, perché si tratta di attuare provvedimenti già contenuti in Leggi dello Stato. Ad esempio per quanto riguarda la realizzazione di nuove ciclabili, Legambiente ricorda che nella Legge di Bilancio 2020 sono stati stanziati 150 milioni di euro per il co-finanziamento di percorsi ciclabili urbani. L'importante, dunque, sarà avere idee chiare per affrontare con progetti semplici e praticabili la fase in cui le città si rimetteranno in moto, perché il dopo non sia più come il prima.

 

"Le nostre città – Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente - possono essere un fantastico banco di prova per dimostrare che si può cambiare il mondo in meglio, sperimentando le vie green verso nuovi modelli di sviluppo. Occorre intervenire subito su quelle misure che hanno una valenza sanitaria e ambientale e che possono dare delle risposte alle regole imposte dal Covid19. Con queste 5 misure che proponiamo oggi ai sindaci, milioni di lavoratori, studenti e famiglie potranno muoversi da subito in maggiore sicurezza e libertà contribuendo a ridurre le emissioni di gas serra. Per far ciò è indispensabile un impegno da parte di tutti, cittadini, sindaci, società di trasporto e governo, consapevoli che il Paese oltre ad un decreto Cura Italia, ha bisogno anche di provvedimenti che mettano al centro le città e i comuni perché è da qui che bisogna prima di tutto ripartire". 

Per quanto riguarda la Liguria, Santo Grammatico, presidente regionale dell'associazione ambientalista sottolinea come "tutti gli indicatori ambientali, in questa difficile fase che stiamo vivendo sono migliorati, in particolare quelli che riguardano l'inquinamento atmosferico e da emissioni di anidride carbonica nelle città. Il percorso che speriamo rapidamente ci porterà all'uscita da questa emergenza pandemica, dovrà portare alla riapertura delle attività produttive con soluzioni che possano mantenere alta la qualità ambientale. Il rischio potrebbe essere, una volta sconfitto il virus, tornare a produrre danni sanitari a causa dell'incremento degli inquinanti. I sistemi ambientali, sociali, sanitari ed economici sono strettamente interconnessi e per questo che proponiamo anche ai sindaci liguri cinque soluzioni realizzabili per andare verso una apertura consapevole e sostenibile delle nostre città".

Sicuri sui mezzi pubblici.  “Molte persone avranno paura a prendere bus e treni, tram e metro per timore del contagio. Per questo man mano che le città ricominceranno a muoversi, si dovranno programmare con attenzione le corse, garantire le distanze di sicurezza, bisognerà ripensare anche gli orari della città per evitare congestione e traffico nelle ore di punta. Sarà fondamentale un continuo e attento monitoraggio, sia dei mezzi che delle stazioni, dove si dovranno introdurre controlli e tornelli per contingentare gli ingressi oltre a garantire una quotidiana sanificazione. In Spagna il governo ha stabilito l'obbligo di mascherine sui mezzi pubblici e ha garantito la distribuzione di oltre 10 milioni da distribuire nelle stazioni principali. Per fare tutto questo ci vogliono risorse. In parte il governo ha risposto, ma è evidente che non basta perché le aziende pubbliche hanno bisogno di investimenti e già soffrono per la riduzione di introiti da biglietti dovuta a questi mesi di stop”.

Più persone in bici e percorsi ciclabili nuovi. “La bici è il mezzo che permette il migliore distanziamento: per cui è ora il momento di realizzare percorsi ciclabili temporanei (con segnaletica orizzontale e verticale) lungo gli assi prioritari e le tratte più frequentate, riservando lo spazio per poi dotarli di protezioni e passaggi esclusivi mirando a trasformarli nei mesi successivi in vere ciclabili. È la soluzione che stanno praticando già diverse città del mondo: da Montpellier con una striscia di vernice e cordoli di protezione con conetti provvisori, a Berlino allargando le piste ciclabili con nuove strisce laterali. Stesse misure decise a Bogotà, a Vancouver, New York, Boston e Parigi. In Nuova Zelanda il Governo ha deciso di finanziare queste misure da parte dei Comuni. Questi interventi sono a costo quasi zero e le risorse per realizzare vere ciclabili ci sono: nella Legge di Bilancio 2020 sono stati stanziati 150 milioni di Euro per il co-finanziamento di percorsi ciclabili urbani. Cosa aspetta il Ministero delle Infrastrutture a emanare il Decreto che fissa i criteri per l'erogazione dei fondi? Intanto però i Comuni si possono preparare, in modo da avere progetti seri da candidare e un piano da cui "si evinca la volontà di procedere allo sviluppo strategico della rete ciclabile urbana", come sottolinea la Legge, in modo che nel 2021 possano partire i cantieri. E che si tratti di reti ciclabili fatte bene, magari copiando format che già funzionano”.

Rafforzare la sharing mobility. “Le più efficienti alternative all'auto privata in città, per chi non vorrà prendere i mezzi pubblici, dovranno diventare tutti i mezzi in sharing: auto (meglio elettriche), bici, e-bike, scooter elettrici e monopattini. I Comuni dovranno stringere accordi con le imprese per avere più mezzi e in più quartieri, a costi molto più contenuti. Serviranno risorse, ma il servizio potrà avere grande successo e in parte ripagarsi. In ogni caso saranno soldi ben spesi quelli per potenziare il servizio (con controllo, sanificazione e ridistribuzione dei mezzi nelle diverse ore e luoghi della città) perché avremo offerto mobilità sostenibile a buon mercato a milioni di cittadini”.

Aiutare i cittadini a rottamare l'auto e scegliere la mobilità sostenibile. “Qui i Sindaci devono farsi sentire, perché le risorse ci sono! Cosa aspetta il Ministero dell'Ambiente a mettere a disposizione i fondi per "Programma Buoni di mobilità" previsti dal decreto Clima approvato a dicembre scorso? Sono previsti 75 milioni per il 2020 e 180 milioni di euro per le annualità successive. Si tratta di 1.500 euro alle famiglie che rottamano una vecchia auto che non può più circolare (Euro3 o più inquinante) oppure 500 euro per un vecchio ciclomotore, per acquistare abbonamenti, e-bike e sharing mobility. Si potrebbe così subito dimezzare la spesa media per i trasporti per 250 mila famiglie italiane (3.500 euro all'anno secondo l'Istat)”.

Più smart working. “Ai Sindaci Legambiente chiede di spingere sul lavoro agile per riorganizzare il lavoro dell'amministrazione pubblica e aiutare tutte le attività che scelgono di andare in questa direzione. Serviranno risorse, ma soprattutto idee nuove e andrà coinvolto il Governo, ma esistono tutte le possibilità per premiare con vantaggi fiscali sia le aziende che i lavoratori che decideranno di puntare su soluzioni innovative di smart working e mobility management di comunità. Ad esempio i vantaggi fiscali di cui oggi beneficiano le auto aziendali possono essere estesi anche a mezzi e investimenti organizzativi per il lavoro a distanza, ai mezzi pubblici, alla condivisione e alla mobilità elettrica o muscolare in tutte le sue forme”.

 

Pubblicato in Liguria

Torna il “radar” di Swg per capire la reazione e i cambiamenti di percezione da parte degli italiani in questa emergenza Covid-19.  Questa settimana viene proposto, in particolare, un approfondimento su come le famiglie stanno vivendo la scuola a distanza e su cosa si aspettano che succeda nella fase 2 della pandemia.

I vissuti individuali

La settimana trascorsa è stata cruciale nel ridefinire i tempi della crisi e le modalità che ci accompagneranno alla sua conclusione. Nell’opinione degli italiani il processo sarà decisamente più lungo di quanto si aspettassero anche solo poche settimane fa e sarà caratterizzato da un lungo periodo di convivenza, durante la quale si potrà uscire, ma non tornare alla normalità a cui eravamo abituati.

Al termine della crisi ci si aspetta di trovare un’Italia più debole, colpita duramente sul fronte del lavoro: il 52% pensa che qualcuno in casa perda il suo posto di lavoro. Le famiglie italiane da subito hanno iniziato a risparmiare (il 61%) in vista dei mesi che ci attendono, ma cresce la quota di chi teme che i risparmi non siano sufficienti (62%).

La fase 2

Si sta dibattendo ampiamente della cosiddetta «Fase 2» e si stanno già prospettando una serie di misure che dovrebbero regolarla. Gli italiani sono consapevoli del fatto che alla riapertura bisognerà fare i conti con diverse restrizioni e si mostrano molto disponibili a rispettarle, anche se per alcune norme non sarà affatto facile.

Vi è inoltre una diffusa disponibilità a sottoporsi agli esami sierologici e ai tamponi (il 55%), anzi, più della metà li auspica con forza. Risulta condivisa anche la necessità di utilizzare le mascherine nella vita di tutti i giorni nel periodo post-lockdown, anche perché i cittadini ci si stanno abituando, pur avendo non poche difficoltà a reperirle (81%).

La scuola a distanza

Gran parte delle scuole ha oramai attivato la didattica a distanza, il che non è stato semplice, per via delle differenze di dotazioni e conoscenze tecnologiche sia delle famiglie che dei docenti: oltre il 50% ha problemi con la disponibilità dei dispositivi in casa (tablet, pc, connessioni, scanner, stampanti).

Tutto sommato sembra che il rapido adattamento a questa pratica sia riuscito discretamente bene: per gran parte delle famiglie le difficoltà si sono rivelate superabili e la soddisfazione per come si sono organizzate le scuole risulta piuttosto elevata (72%).

È da tener conto tuttavia anche di alcune problematiche legate alla motivazione dei ragazzi e a questo proposito la comunicazione che non ci saranno bocciature viene ritenuta prematura. I genitori con figli nell’età scolastica si mostrano inoltre già in gran parte preparati alla prospettiva del prolungamento della chiusura delle strutture scolastiche fino a giugno, anche se per una parte, soprattutto chi ha figli più piccoli e nel frattempo tornerà al posto di lavoro, ciò comporterà non pochi problemi.

Pubblicato in Nazionale

Si chiama “A braccia aperte” ed è il settimo bando promosso dall’impresa sociale Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile per sostenere interventi, da progettare insieme a partenariati qualificati e con esperienza, a favore degli orfani di vittime di crimini domestici e femminicidio. A disposizione complessivamente 10 milioni di euro, in funzione della qualità dei progetti che saranno successivamente elaborati.

Con i Bambini, insieme ai partenariati che saranno selezionati attraverso il bando, promuoverà interventi di presa in carico, formazione e inclusione socio-lavorativa dei minori e dei giovani divenuti orfani a seguito di crimini domestici. Gli interventi saranno destinati anche al sostegno delle famiglie affidatarie e dei caregiver, ovvero di chi si prende cura del minore nella gestione delle responsabilità affidategli e nell’accompagnamento dei ragazzi e delle ragazze, alla creazione o al potenziamento della rete degli attori che, a vario titolo, si occupano di loro.

L’iniziativa si rivolge a partenariati integrati e multidisciplinari in grado di prendere in carico tempestivamente e individualmente i minori, offrendo loro un supporto specializzato e costante in seguito all’evento traumatico, garantendone il graduale reinserimento sociale e la piena autonomia personale e lavorativa.

Dopo aver individuato i partenariati con i rispettivi soggetti responsabili, nella seconda fase questi saranno chiamati a definire, mediante un lavoro di co-progettazione coordinato da Con i Bambini, un piano operativo degli interventi. Il soggetto responsabile deve essere un ente di Terzo settore. Possono appartenere al partenariato, oltre al mondo non profit e della scuola, anche quello delle istituzioni, dei sistemi di istruzione e formazione professionale, dell’università, della ricerca e il mondo delle imprese.

La realtà dei cosiddetti “orfani speciali”, figli di vittime di crimini domestici prevalentemente di genere femminile, è tanto complessa quanto ancora sommersa: non esistono stime ufficiali sull’effettivo numero di casi. Nei casi di femminicidio, perdono la madre in modo atroce (l'assassino 8 volte su 10 è il loro padre) e perdono anche la figura paterna. Gli studi dimostrano che le situazioni vissute hanno, sulle persone minorenni che diventano orfani a seguito di questi eventi, un impatto psicologico devastante e ciò si riflette inevitabilmente anche nella loro sfera relazionale e scolastica. A questa già delicata situazione si sommano le questioni giuridiche e gli aspetti legali, tra cui la decadenza della responsabilità genitoriale, l’affidamento del minore e la designazione del tutore.

Ad oggi la mancanza di dati esaustivi sul fenomeno non permette di quantificare adeguatamente i casi di orfani di crimini domestici né di definirne la diffusione territoriale, per cui una rilevazione puntuale in fase di co-progettazione sarà propedeutica a qualsiasi intervento insieme ad un’azione di formazione rivolta a tutti gli operatori socio sanitari, che sarà coordinata da Con i Bambini.

Gli enti di Terzo settore interessati potranno candidarsi on line tramite la piattaforma Chàiros su conibambini.org entro il 26 giugno 2020. Naturalmente, considerando le difficoltà della progettazione dovute alla necessità di mantenere le distanze sociali, Con i Bambini ha deciso di allungare i tempi di pubblicazione del bando e di prevedere, laddove necessario, proroghe alle scadenze già fissate.

Con i Bambini e Fondazione CON IL SUD proseguiranno con le attività di pubblicazione di bandi e avvio di nuove iniziative a sostegno delle organizzazioni del Terzo settore che, ancor più in questa fase, sono indispensabili al paese e alle persone più fragili, quelle che stanno subendo maggiormente le conseguenze della drammatica crisi in corso.

Pubblicato in Nazionale

Pensare ora al miglioramento della rete assistenziale delle Terapie Intensive per garantire la qualità dell’assistenza nel futuro, anche di fronte a nuove emergenze: è questo l'obiettivo dell’APPELLO che la SIAARTI (Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva) e l’AAROI-EMAC (Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani Emergenza Area Critica) lanciano come piattaforma di dialogo verso tutti i livelli istituzionali e politici.

La pandemia e l’evoluzione epidemiologica dell’infezione da SARS-CoV-2 hanno fatto emergere gravi criticità del SSN, tra queste, la più grave è stata l’insufficiente dotazione di posti letto di Terapia Intensiva. La necessità ancora oggi di aumentare - e successivamente di stabilizzare - il numero dei posti letto nei Reparti di Rianimazione - Terapia Intensiva su base nazionale richiede considerazioni per troppo tempo disattese in Italia.

Considerazioni che SIAARTI e AAROI-EMAC non intendono rimandare. A tal fine sottopongono all’attenzione di Istituzioni, del Governo, della Conferenza Stato-Regioni, dei decisori sul territorio, della classe politica e dei Cittadini l'APPELLO CONGIUNTO, espresso in 5 PUNTI QUALIFICANTI con il quale si sottolineano aspetti imprescindibili e urgenti per il miglioramento della rete assistenziale. La loro sottovalutazione – avvertono – potrebbe portare ad un pericoloso sbilanciamento di tutto il SSN a scapito della qualità dell'assistenza.

I 5 PUNTI IN SINTESI

1- PER UNA VISIONE COMPLETA DELLE CURE INTENSIVE

Per creare nuovi posti letto di cure intensive non è sufficiente semplicemente acquistare un ventilatore ed un monitor, ma è indispensabile una dotazione ben più complessa, in termini di risorse tecnologiche/letto e per struttura, oltre che umane e logistiche per garantire standard di sicurezza e qualità delle prestazioni. Sarebbe un errore imperdonabile dimenticarlo.

2 - PER UN ADEGUATO INCREMENTO DEI POSTI LETTO INTENSIVI

È fondamentale prevedere che cosa accadrà al termine del periodo emergenziale e come saranno stabilizzati i nuovi posti letto di Terapia Intensiva. Si ritiene imprescindibile esprimere i criteri da adottare che possano portare ad un incremento dell’offerta “stabilizzata”: si considera che tale aumento possa essere ricompreso fra il 35 ed il 50% degli attuali.

3 – PER UN NUOVO APPROCCIO EMERGENZIALE

È urgente e necessario riconsiderare correttamente le dotazioni tecnologiche, la logistica e la riprogettazione delle aree di cure intensive per garantire standard appropriati e qualità assistenziale. Servono azioni sinergiche e modulabili, ma sempre preservando l’eccellenza italiana delle Terapie Intensive rispetto al panorama europeo e mondiale.

4 – PER GARANTIRE COMPETENZE SPECIALISTICHE DI TERAPIA INTENSIVA

Tutto il Paese ha toccato con mano la dedizione e la competenza con cui gli Anestesisti Rianimatori si sono spesi. Dimenticare la loro specificità nell'immediato futuro sembra fuori luogo e fuori contesto, oltre ad essere decisamente rischioso per le caratteristiche della popolazione italiana, che ha già scontato una inadeguata disponibilità di cure intensive, ma che nel futuro potrebbe pagare una riorganizzazione non oculata del Sistema Sanitario Nazionale.

5 – PER GOVERNARE LA NECESSITA' DI SPECIALISTI CORRELATI AD UNA RISPOSTA DI CURE INTENSIVE ADEGUATA

Un aumento dei posti letto “stabilizzati e strutturati” di Terapia Intensiva necessita senza ombra di dubbio di Medici Specialisti di Anestesia Rianimazione, Terapia Intensiva e del Dolore, oltre che di Infermieri di Area Critica che rappresentano anch’essi una professionalità preziosa e imprescindibile. Per garantire questo aumentato fabbisogno di specialisti, servono soluzioni semplici, immediatamente realizzabili, utilizzando strumenti di cui il Paese può già disporre ed a costi sostenibili per:

 

  • STABILIZZAREi posti letto di Terapia Intensiva utilizzando le tecnologie acquisite e già finanziate da Governo e Regioni - il già indicato aumento di 35%-50% rispetto all'attuale;
  • ATTIVAREle dotazioni organiche degli Specialisti in Anestesia Rianimazione Terapia Intensiva e del Dolore attraverso:

 

  1. l'incremento significativo (2000/2500 unità) delle Borse di Studioindirizzate alle Scuole di Specializzazione in Anestesia, Rianimazione, Terapia Intensiva e del Dolore;
  2. l'arruolamento in servizio - secondo quanto già previsto dal Decreto Cura Italia 2020 – delquarto e quinto anno delle Scuole di Specializzazione: questo permetterebbe di immettere con la sola integrazione economica del contratto MIUR di avere sul campo immediatamente oltre 1000 Anestesisti Rianimatori con competenze intensivologiche allineate al Core Curriculum europeo aggiornato alle nuove emergenze.

 

L'APPELLO di SIAARTI e AAROI-EMAC termina con l'immediata disponibilità dei due soggetti (che rappresentano la totalità degli Anestesisti Rianimatori del nostro Paese) a supportare le Istituzioni Centrali e Regionali in tutti i passi che potranno essere congiuntamente realizzati per gestire al meglio i 5 punti segnalati per superare l'attuale fase di emergenza. Questo percorso è giudicato essenziale da SIAARTI e AAROI-EMAC per entrare nel prossimo periodo storico del SSN con una visione realmente nuova, concretamente utile alla sanità nazionale ed ai cittadini, capace di assumere dall'attuale situazione di crisi quei dati e valori di gestione organizzativa ed assistenziale che il nostro Paese non può esimersi di imparare.

 

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