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Venerdì, 29 Maggio 2020

Giovedì, 02 Aprile 2020 - nelPaese.it

"I vari provvedimenti emanati dal governo per fronteggiare la crisi sanitaria da coronavirus hanno del tutto dimenticato di affrontare un tema, al quale invece l'interesse dell'intera collettività - nessuno escluso - impone si dia una risposta urgente". Inizia così l'appello* per la sanatoria dei migranti irregolari ai tempi del Covid-19 promosso da Legal Team Italia, Campagna LasciateCIEntrare, Progetto Melting Pot Europa e Medicina Democratica che in pochi giorni ha raccolto un'ampia adesione di moltissime realtà sociali locali e nazionali e di cittadini e cittadine. 

L'appello richiede al governo di tornare ad affrontare il tema della regolarizzazione dei migranti sprovvisti di permesso di soggiorno o che rischiano di perderlo a breve, a maggior ragione in questo momento in cui le scelte si muovono nell'interesse di tutela della salute collettiva, che deve necessariamente comprendere anche quei migranti che, privi del permesso di soggiorno, non hanno accesso alla sanità pubblica. "Si tratta dei seicentomila migranti - scrivono i promotori - presenti in Italia sprovvisti per effetto della legislazione italiana (dalla Bossi-Fini alla legge Salvini) del permesso di soggiorno, che devono vivere spesso in condizioni abitative precarie o insalubri e condivise con altre persone e che non possono accedere al servizio sanitario nazionale, non hanno un medico di base cui rivolgersi in caso di malattia, ma come tutti rischiano di essere contagiati dal coronavirus o di diventare, loro malgrado, veicolo di contagio. Seicentomila persone private dei diritti fondamentali, e adesso in primo luogo di quello alla salute, a causa delle politiche di chiusura delle frontiere praticate dai governi di ogni colore".

"Di fronte alla malattia - proseguono - siamo tutti uguali e tutti devono aver eguale diritto alle cure mediche, a poter uscire di casa per acquistare generi di prima necessità senza rischiare di subire un controllo e finire rinchiusi in un Centro di permanenza per il rimpatrio (CPR). In attesa di un profondo ripensamento delle politiche migratorie, il momento che stiamo attraversando richiede una risposta urgente e generalizzata: una sanatoria subito, che abbia come unico presupposto la presenza in Italia a oggi".

Dall'appello (qui il testo completo con le adesioni al 2 aprile: https://www.lasciatecientrare.it/appello-per-la-sanatoria-dei-migranti-irregolari-ai-tempi-del-covid-19/) è nata una campagna con una propria pagina facebook "Siamo qui - Sanatoria subito" e un primo appuntamento per sabato 4 aprile alle ore 15. Un momento pubblico di confronto al quale sarà possibile partecipare attraverso una piattaforma web che cercherà di trovare i modi ai tempi del Covid-19 di fare pressione sul governo.

L'intera assemblea verrà ripresa in diretta video sulla pagina facebook "Siamo qui - Sanatoria subito" e su www.meltingpot.org, in diretta radio sulle frequenze di Radio Onda D'Urto www.radiondadurto.org.

Pubblicato in Migrazioni

Il responsabile regionale di Legacoop Sociali, e presidente di Legacoop Calabria, Lorenzo Sibio, ha scritto una lettera alla direzione commissariale dell’Azienda sanitaria provinciale n. 5 di Reggio Calabria in merito alla situazione delle strutture che si occupano di salute mentale.

“La salute mentale è un bene prezioso, alla stessa stregua di quella fisica, e da questo punto di vista è unanimemente riconosciuto che l’attuale emergenza Covid-19 determinerà conseguenze a lungo termine; per questo non vogliamo essere lasciati da soli – scrive Sibio - Questa emergenza da coronavirus ha messo in evidenza la nostra fragilità, le enormi debolezze di un sistema, tra cui quello sanitario, che già in “tempo di pace” faticava enormemente ed ora si trova ad affrontare una crisi senza precedenti, privo di strumenti di protezione e senza il supporto delle Istituzioni. In questo particolare momento storico la vera dimostrazione è che tutto regge soltanto sulla buona volontà di qualche migliaio di operatori sanitari e sociali che portato sulle loro spalle la responsabilità di tenere in vita servizi essenziali tra i quali quelli psichiatrici – si legge ancora nella lettera all’Azienda sanitaria provinciale n, 5 - In Italia, mentre tutta la sanità è sottoposta a un grandissimo stress e ad una sfida senza precedenti, la salute mentale, i suoi utenti, le famiglie e tutti i cittadini che percepiscono lo stress in maniera importante, soffrono in silenzio”.

“Nella nostra Regione e nell’ASP 5, questo stress e questa sofferenza viene vissuta in maniera ancora più drammatica dagli utenti, dalle loro famiglie e dagli operatori delle cooperative sociali impegnate a garantire l’assistenza presso le Strutture Residenziali psichiatriche, per il silenzio assordante di questa gestione Commissariale – prosegue la lettera - Al grande senso di responsabilità dimostrato dagli operatori delle cooperative sociali impegnate a sostenere servizi psichiatrici essenziali a rischio collasso, in un momento in cui la preoccupazione di sapere che si sta affrontando una sfida terribile per tutti, gravosa ed impossibile, se si pensa alla condizione cui si è costretti ad operare e non certamente di aiuto, non consegue né si rileva nessuna attenzione da parte di chi, oggi, per dovere istituzionale rappresenta non solo l’Azienda Sanitaria ma anche lo stesso governo".

Pubblicato in Calabria

È morto all'ospedale Sant'Orsola di Bologna un detenuto positivo al Covid 19. E' la prima vittima tra i reclusi. A quanto si apprende da fonti penitenziarie l' uomo era agli arresti domiciliari presso il nosocomio.

L'uomo, un italiano di 77 anni, era ricoverato da giorni nell'Unità operativa Medicina d'Urgenza del Sant'Orsola. Durante il ricovero era stato sottoposto a tampone naso-faringeo che aveva dato esito positivo.

"Il primo detenuto morto per covid-19 – dichiara Patrizio Gonnella, presidente Antigone - conferma tutte le nostre preoccupazioni sulle conseguenze tragiche di un contagio all'interno delle carceri. Per questo non si può più perdere tempo. Bisogna subito intervenire per ampliare le insufficienti misure previste nel decreto Cura-Italia. Bisogna mandare agli arresti domiciliari almeno altri 10.000 detenuti tra quelli che hanno un fine pena breve e coloro che soffrono di patologie o hanno età per cui un contagio potrebbe essere fatale. Sappiamo che il 67% dei detenuti ha almeno una patologia sanitaria. Di questi l'11,5% era affetto da malattie infettive e parassitarie, l'11,4% da malattie del sistema cardio-circolatorio, il 5,4% da malattie dell'apparato respiratorio. Inoltre che il 62% dei reclusi ha 40 anni o più e che, al 31 dicembre 2019, ben 5.221 persone avevano più di 60 anni”.

“In questo momento – aggiunge Gonnella - di grande sforzo da parte del governo il carcere rischia di essere un luogo a rischio anche per gli operatori. Oltre 120 poliziotti sono già risultati positivi, senza contare medici, infermieri penitenziari e ovviamente i detenuti. Il governo deve intervenire subito".

(Fonte: Ansa e Redattore Sociale)

 

Pubblicato in Nazionale

Come ogni realtà, anche la Cooperativa Sociale E.Di.T. ed suoi operatori sono stati emotivamente travolti da un'emergenza sanitaria difficile da arginare e anche da "pensare" per la sua violenta incidenza sulle vite di ogni persona. Ma, adesso più che mai, si fa sentire il richiamo morale e professionale a dare il proprio contributo, a continuare ad operare nei nostri ambiti di interesse, pur dovendo inventarci nuovi contesti e utilizzando altri strumenti.

Da ciò, nasce l'idea di TANA LIBERI TUTTI!, un gioco-contenitore che si svolge a distanza, ciascuno da casa propria, con l'obiettivo di tornare a guardare oltre. Oltre, in senso temporale e teso ad un "dopo", quando questa emergenza si potrà dire superata. Ma anche, e soprattutto, oltre la difficoltà oggettiva di queste ore. Da sempre in tutte le nostre attività andiamo alla ricerca di un punto di vista alternativo per poter scrutare l'orizzonte con occhi sempre affamati di scoperte e per poter imparare vicendevolmente nuovi modi di vedere noi stessi, gli altri e il mondo che ci circonda.

TANA LIBERI TUTTI! è una sfida divertente da fare insieme, adatta a tutte le età. Si può partecipare liberamente e gratuitamente, come e quando si vuole, col tempo che si può dedicargli: non ha finalità altra che il coltivare una vicinanza, una prossimità di intenti e di speranza per il nostro futuro.

Le regole del gioco sono semplici: appena sarà costituito un piccolo nucleo iniziale di partecipanti, questi riceveranno ogni giorno (a mezzo posta elettronica o WhatsApp) una proposta, una prova da superare o un'attività da svolgere e documentare per avanzare nel tabellone virtuale di gioco. Ogni volta, le varie squadre potranno decidere se partecipare alla sfida quotidiana oppure saltarla e attendere la successiva.

Il gioco, infatti, è all'insegna del divertimento, della leggerezza e dello stare insieme seppur a distanza. Il modulo di partecipazione è disponibile a questo link, ovvero su www.editcooperativa.it, dove sono disponibili anche altre informazioni utili. Per partecipare è necessario inviare il modulo compilato a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Allo stesso indirizzo ( Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. ) è possibile inviare suggerimenti, idee, progetti, pensieri, disegni, richieste e proposte.

«Bastonati dall'evidenza della criticità – commenta lo staff organizzativo del gioco, nato in seno alla Coop. Sociale E.Di.T. di Terni - e spaventati dalle incertezze che essa porta con sé, abbiamo trascorso queste prime settimane senza riuscire a dare risposte concrete alle comprensibili difficoltà che l'attuale situazione presenta: nessuna risposta, nessuna attuabilità progettuale in un contesto incerto, nessuna possibilità di intervento concreto e "sul campo" per mantenere un livello di normalità e per perseguire quelle buone pratiche dello stare insieme che tanto amiamo. Per questo oggi ci sentiamo in dovere di dare un segnale di vicinanza ai nostri utenti abituali (minori, disabili e migranti). Restiamo a casa. Ma restiamo liberi di giocare»

Pubblicato in Umbria

La sanificazione di tutte le sedi operative del Consorzio Sisifo è stata completata ieri. Gli interventi, come da protocollo nazionale, hanno riguardato Catania, Messina, Agrigento, Caltanissetta, Gela, San Piero Patti.

La sanificazione è stata messa in atto, oltre che per legge, a tutela di tutti i dipendenti, collaboratori e utenti, avverrà, da ora in poi, a scadenza periodica ed è stata il passo successivo dopo un'ulteriore pulizia degli ambienti, con la disinfezione vera e propria, basata sul rilascio di prodotti chimici (ma anche acqua bollente, vapori, radiazioni etc etc) al fine di ridurre la presenza di agenti patogeni come batteri, spore fungine e virus eventualmente presenti sulle superfici.

“La sanificazione effettuata da Sisifo presso tutte le sedi è stata dunque un vero e proprio step in più della disinfezione, attraverso la quale si è proceduto con ulteriori misure al fine di rendere un ambiente ancora più sicuro per la presenza umana, andando ad esempio a intervenire su livelli di ventilazione, temperatura, procedure per tenere lontani parassiti”.

Pubblicato in Sicilia

La scienza e la ricerca per la scuola: fisica e astrofisica, spazio, ambiente, natura, tecnologia, matematica, scienze umane e sociali, innovazione e risparmio energetico e tutto quanto può essere compreso nella definizione di ricerca scientifica a disposizione di insegnanti e studenti che in questo periodo si sono organizzati con la didattica a distanza, ma anche delle famiglie che li supportano.

L'iniziativa è di tutti gli enti pubblici di ricerca italiani, che hanno fatto fronte comune per riunire contenuti, video e contributi interattivi in un'unica piattaforma, quella dell'Istituto Nazionale di Documentazione Innovazione e Ricerca Educativa (INDIRE). Da Ingv al Cnr, da Ispra all’Istat passando per l’Istituto superiore di sanità i principali centri si sono mobilitati per questa iniziativa.

Il materiale, continuamente aggiornato e che fa riferimento alla migliore produzione di comunicazione del mondo della ricerca, è organizzato per temi, tag e ente di appartenenza e diventa non solo strumento didattico e di approfondimento, ma anche stimolo per allargare gli orizzonti della conoscenza.

 

 

 

Pubblicato in Nazionale

Durante la Giornata mondiale della consapevolezza dell'autismo, riconosciamo e celebriamo i diritti delle persone con autismo. Le persone con autismo hanno il diritto all'autodeterminazione, all'indipendenza e all'autonomia, nonché il diritto all'istruzione e al lavoro su base di uguaglianza con gli altri.

Stiamo attraversando un periodo senza precedenti nella nostra storia. Una pandemia dall’impatto globale, sulla salute, sull’economia e sul modo in cui viviamo il nostro quotidiano. Mentre continuiamo ad affrontare questa emergenza unica e in continua evoluzione, è importante restare uniti come comunità, cercando di essere generosi e sostenendo le persone che vivono in un contesto di disagio sociale ed economico.

Mentre restiamo al sicuro a casa nostra, per chi ha il privilegio di averne una, ci sono persone che affrontano diversi ostacoli per avere un pasto freddo e un posto dove dormire. La tempesta passerà ma la gentilezza e la solidarietà rimarranno parte del nostro essere umano. È in momenti come questi che il coraggio e la resilienza fanno la differenza.

Come sottolineato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, dobbiamo garantire che la rottura e l'interruzione prolungata dei sistemi di supporto a seguito del COVID-19 non aumenti le disuguaglianze sociali. Pertanto, la risposta globale deve essere inclusiva per tutte le persone, in particolare per quelle che soffrono di forme di disabilità e disturbi del neurosviluppo/autismo. È indispensabile garantire che i nuovi modi di lavorare, apprendere e interagire l’un l’altro siano accessibili anche a loro.

Play for Change Onlus, Organizzazione benefica Internazionale, si dedica allo sviluppo di programmi sportivi ed educativi con l’obiettivo di migliorare le prospettive di vita di bambini e giovani che vivono in contesti di vulnerabilità e disagio economico, sociale e culturale. Presenta  la testimonianza di Veronica Tuccillo, presidente dell’associazione Sempre Più In Alto che opera nel Rione Sanità di Napoli, con cui collaboriamo per il progetto Jucà pe Cagnà.

La testimonianza

Quest’anno celebriamo la giornata mondiale per l’autismo chiusi nelle nostre case con i nostri figli “speciali”.

La situazione è certamente drammatica per chi si affida ai centri di riabilitazione tradizionali, dove il genitore non è mai coinvolto nel processo terapeutico. In questo momento di solitudine, si sente di conseguenza perso, abbandonato e solo nell’affrontare problematiche, soprattutto comportamentali, che tendono ad aggravarsi in assenza dei giusti interventi contenenti e stimolanti.

Più di sempre, in questo periodo sento forte il grido di aiuto delle famiglie che necessitano di formazione più che di assistenzialismo. Il bimbo/ragazzo è e resta figlio, alunno e discepolo e ad accompagnarlo nella sua crescita evolutiva deve esserci il suo primo e principale «educatore»: il genitore.

Per diventare “educatore”, un genitore deve con assoluta priorità e nel minor tempo possibile essere responsabilizzato, formato e avviato nella cura del proprio figlio passando da «mero spettatore» visto e trattato con «rassegnazione» a «parte attiva del percorso di crescita e progresso del proprio figlio».

I progressi che la presenza costante di un genitore consapevole consente sono inimmaginabili. Solo il suo «amore incondizionato», accompagnato dall’appoggio degli altri educatori (insegnanti, operatori, maestri, assistenti), arriva infatti a offrire a un figlio «imprigionato» la possibilità di attraversare la nube che lo avvolge per tornare, sia pure con fatica, a costruire le sue autonomie e a guardare con speranza il futuro.

Anche in queste settimane di isolamento generalizzato, il nostro metodo ci consente di proseguire il lavoro proprio perché è il genitore a essere al centro del percorso riabilitativo e ci è possibile sostenerlo da lontano attraverso messaggi, chiamate e video degli esercizi dei loro figli che commentiamo insieme. Il nostro obiettivo resta lo stesso di ogni giorno: consentire ai nostri figli di «vedere la luce di una speranza reale per il futuro» (per citare Dora, la mamma di Simone) o, come affermano Marina, mamma di Francesco, e Manuela, mamma di Giovanni, «imparare a scorgere i colori di un mondo che offre fiducia, determinazione, entusiasmo e coraggio».

Per arrivare a conseguire questi risultati, non cediamo mai alla tentazione della «pietà» o pietismo – come mi ha scritto Francesca, mamma di Sofia – ma cerchiamo piuttosto di insegnare ai nostri figli il gusto impareggiabile della «libertà».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in Sport sociale

Oggi, 2 aprile, ricorre la giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo, una giornata per riflettere su questo tema che riguarda moltissime persone in Italia e in tutto il mondo.

La Cooperativa Il Cerchio, da sempre attenta a questa tematica, pone grande attenzione a questa data, organizzando iniziative ed eventi. “Anche quest’anno erano in fase di organizzazione alcune importanti iniziative con i ragazzi del Centro Coriandoli (Centro Semiresidenziale dedicato a ragazzi affetti da disturbi dello Spettro Autistico) di Spoleto, in cui avremmo presentato una serie di lavori, condivisi anche con i ragazzi dell’Istituto Alberghiero. Insieme ad alcuni di loro, infatti, abbiamo iniziato un percorso incentrato sui concetti di individualità e diversità, su come questi possano essere delle risorse e non degli ostacoli”.

Purtroppo, a causa dell’emergenza si è dovuto interrompere questo percorso e annullare gli eventi di presentazione dei risultati dei lavori (per i quali avevamo già riservato la Sala Frau). “Avevamo preparato, per l’occasione, tantissime lampadine blu da diffondere in tutte le case, per illuminare il mondo del colore dell’autismo, almeno per un giorno, ma abbiamo dovuto fermare anche questa bella iniziativa”.

“Però non ci siamo dati per vinti e non abbiamo lasciato soli i nostri ragazzi. Con l’aiuto della tecnologia, di applicazioni come Skype e Whatsapp, riusciamo ad essere in contatto quotidiano con loro per parlare, stare insieme, sapere come va e come stanno vivendo questo delicato momento. Inoltre stiamo cercando di dare un supporto ai familiari, per sopperire al sostegno che il Centro Diurno riusciva a garantire e che, da un giorno all’altro, è forzatamente venuto a mancare”.

In occasione di questa giornata i ragazzi di Young People (i grafici del nostro gruppo) fanno un bel disegno, un coloratissimo arcobaleno, come un grande messaggio di speranza, un segno per dire “andrà tutto bene”.

“Abbiamo dovuto rinviare le iniziative che avevamo programmato, ma ci siamo e non molliamo”.

Pubblicato in Umbria
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