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Domenica, 12 Luglio 2020

Lunedì, 20 Aprile 2020 - nelPaese.it

Le persone spesso non si rendono conto che il mondo digitale influenza in mondo reale. Anche con i rifiuti. Le attività online contribuiscono all'incrementano dell'impronta di carbonio, ovvero l'inquinamento pro capite. Rappresentano il 3 per cento dell'inquinamento da gas serra globale. Pari alla quantità prodotta dalle industrie aeree.

Pulendo i nostri rifiuti digitali aiutiamo a ridurre questa percentuale e a creare una maggiore consapevolezza. Inoltre la rimozione dei rifiuti digitali dai dispositivi di archiviazione li rende più veloci ed efficaci. 

Anche noi possiamo fare la nostra parte. Let's do It! World Network ha lanciato la campagna Digital Cleanup in occasione della Giornata della Terra. Mercoledì 22 aprile si celebra infatti il 50esimo anniversario dell'Earth day. In questo momento siamo costretti a casa per l'emergenza sanitaria. Ma anche da lì possiamo fare la differenza. 

Partecipare è semplice. Pulisci i dati e cancella dal tuo smartphone e dal tuo pc le app ed i programmi che non utilizzi. Cancella lo spam e le mail vecchie che non ti servono. Qui puoi trovare tutte le indicazioni nel dettaglio.

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Nel 2019 è stata registrata una diminuzione generale nelle esecuzioni, ha dichiarato Amnesty International nel suo rapporto globale sulla pena di morte nel mondo pubblicato oggi. L’associazione ha registrato però il numero più alto di esecuzioni in un solo anno in Arabia Saudita, dove le autorità hanno messo a morte 184 persone.

In Iraq il numero delle esecuzioni è raddoppiato e l’Iran continua a venire subito dopo la Cina, dove il numero esatto di persone messe a morte resta un segreto di stato. Tuttavia, questi stati sono in controtendenza rispetto alla tendenza globale che ha visto una diminuzione delle esecuzioni per il quarto anno consecutivo – almeno 657 nel 2019 a fronte di almeno 690 del 2018: il minimo storico dell’ultimo decennio.

“La pena di morte è una pena disumana e ripugnante e non esistono prove attendibili che essa scoraggi i reati più della pena detentiva. La vasta maggioranza dei paesi lo riconosce e vedere che le esecuzioni continuano a diminuire in tutto il mondo è incoraggiante”, ha detto Clare Algar, direttrice di Amnesty International per la ricerca e l’advocacy.

“Tuttavia vi è un numero limitato di paesi che, in controtendenza, ha fatto sempre più ricorso alle esecuzioni. Ciò è avvenuto in Arabia Saudita, dove è stata utilizzata anche come arma nei confronti dei dissidenti politici, uno sviluppo preoccupante. Così come è stato sconcertante l’enorme aumento di esecuzioni registrato in Iraq, quasi raddoppiate in un solo anno”, ha aggiunto Clare Algar.

I cinque paesi con il maggior numero di esecuzioni nel 2019 sono Cina (migliaia), Iran (almeno 251), Arabia Saudita (184), Iraq (almeno 100) ed Egitto (almeno 32). Sulla Cina non sono a disposizione cifre ma il numero delle esecuzioni è stimato nell’ordine delle migliaia. Altri paesi con numeri alti di esecuzioni, tra i quali Iran, Corea del Nord e Vietnam, hanno continuato a nascondere il loro pieno ricorso alla pena di morte limitando l’accesso alle informazioni in merito.   

Aumenti delle esecuzioni in una minoranza di paesi

Sono solo venti i paesi responsabili del numero totale di tutte le esecuzioni nel mondo, tra i quali Arabia Saudita, Iraq, Sud Sudan e Yemen che hanno messo a morte un numero sostanzialmente maggiore di persone nel 2019 rispetto al 2018.

L’Arabia Saudita ha messo a morte 184 persone, sei donne e 178 uomini: poco più della metà erano cittadini stranieri. Nel 2018 erano state 149.

La maggioranza delle esecuzioni era connessa a reati di droga e omicidi. Tuttavia, Amnesty International ha documentato l’aumento del ricorso alla pena di morte come arma politica contro i dissidenti dalla minoranza musulmana sciita dell’Arabia Saudita.

Il 23 aprile 2019 c’è stata un’esecuzione di massa di 37 persone, 32 delle quali erano sciiti condannati per “terrorismo” dopo processi basati su confessioni estorte sotto tortura.Una delle persone messe a morte il 23 aprile era Hussein al-Mossalem. Aveva subito ferite multiple, una frattura del naso, della clavicola e della gamba nel periodo in cui era detenuto in regime di isolamento. Inoltre, aveva ricevuto percosse con manganello elettrico e altre forme di tortura.

Era comparso dinanzi al Tribunale speciale dell’Arabia Saudita, creato nel 2008 per giudicare chi era accusato di reati di terrorismo ma sempre più utilizzato per mettere a tacere il dissenso. 

In Iraq, il numero di persone messe a morte è raddoppiato dalle 52 del 2018 alle almeno 100 del 2019, perlopiù a causa del continuo ricorso alla pena di morte per le persone accusate di far parte del gruppo armato “Stato islamico”.

In Sud Sudan le autorità hanno messo a morte almeno 11 persone nel 2019, il numero più alto mai registrato dall'indipendenza del paese nel 2011, e lo Yemen almeno sette rispetto agli almeno quattro del 2018. Anche il Bahrain ha ripreso le esecuzioni dopo una pausa di un anno, mettendo a morte tre persone nel corso dell’anno.

Mancanza di trasparenza sul ricorso alla pena di morte 

Molti paesi non hanno pubblicato o fornito informazioni ufficiali sul ricorso alla pena di morte, il che sottolinea la mancanza di trasparenza nelle pratiche di molti governi. 

L’Iran è secondo solo alla Cina nel ricorso alla pena di morte. Sono state messe a morte almeno 251 persone nel 2019, rispetto alle almeno 253 del 2018, di cui quattro minorenni all’epoca del reato. Tuttavia, una mancanza di trasparenza rende difficile confermare il numero complessivo effettivo di esecuzioni, che potrebbe essere di gran lunga maggiore. 

In un caso, le autorità iraniane hanno messo segretamente a morte due ragazzi, Mehdi Sohrabifar e Amin Sedaghat, nella prigione di Adelabad a Shiraz, nella provincia di Fars il 25 aprile 2019. Erano stati entrambi arrestati all’età di 15 anni e condannati per stupro plurimo a seguito di un processo ingiusto. Non solo non avevano saputo di essere stati condannati a morte ma i loro corpi portavano i segni delle cinghiate, segno che erano stati frustati prima dell’esecuzione.

“Persino i paesi più convinti fautori della pena di morte trovano difficoltà nel giustificarne il ricorso e scelgono la segretezza. Molti di essi si sforzano di nascondere le modalità di ricorso alla pena di morte, essendo consapevoli che non reggerebbero al vaglio internazionale”, ha dichiarato Clare Algar.

“Le esecuzioni si svolgono in segreto in tutto il mondo. In alcuni paesi, dalla Bielorussia al Botswana fino all’Iran e il Giappone, le esecuzioni sono condotte senza informare preventivamente familiari, avvocati o in alcuni casi gli interessati stessi”, ha proseguito Clare Algar.

Abolizione globale a portata di mano

Per la prima volta dal 2011, c’è stato un calo nel numero di paesi in cui è stata applicata la pena di morte nell’area dell’Asia e Pacifico, con esecuzioni in sette nazioni. Giappone e Singapore hanno drasticamente ridotto il numero di persone messe a more, rispettivamente da 15 a 3 e da 13 a 4.

Per la prima volta dal 2010, non sono state registrate esecuzioni in Afghanistan. Anche a Taiwan e in Thailandia, dove nel 2018 c’erano state esecuzioni, sono state registrate delle sospensioni; al contempo, Kazakistan, Russia, Tagikistan, Malesia e Gambia hanno continuato a rispettare le moratorie ufficiali. 

Sono 106 i paesi che in tutto il mondo hanno abolito la pena di morte dal loro ordinamento per tutti i reati e 142 quelli che l’hanno abolita nella legge o nella prassi. 

Inoltre, molti paesi hanno compiuto progressi positivi nel mettere fine alla pena di morte.   Ad esempio, il presidente della Guinea Equatoriale ad aprile ha annunciato che il governo introdurrà una normativa atta ad abolire la pena di morte. Sviluppi positivi che potrebbero portare all’abolizione della pena di morte sono stati registrati anche nella Repubblica Centrafricana, in Kenya, Gambia e Zimbabwe.

Anche le Barbados hanno eliminato la pena di morte obbligatoria dalla Costituzione.  Negli Usa, il governatore della California ha istituito una moratoria ufficiale sulle esecuzioni nello stato americano, che registra il maggior numero di persone nel braccio della morte, e il New Hampshire è divenuto il 21° stato americano ad abolire la pena di morte per tutti i reati.

Tuttavia, alcuni tentativi nelle Filippine di reintrodurre la pena di morte per “reati efferati legati a sostanze stupefacenti e frodi” e le azioni dello Sri Lanka per la ripresa delle esecuzioni per la prima volta in oltre 40 anni hanno compromesso i progressi verso l’abolizione della pena di morte in tutto il mondo. Il governo federale statunitense ha anche minacciato di riprendere le esecuzioni dopo quasi venti anni dall’ultima persona messa a morte.

“Dobbiamo continuare a tenere alta l’attenzione verso l’abolizione della pena di morte in tutto il mondo”, ha dichiarato Clare Algar.

“Chiediamo a ogni singolo stato di abolire la pena di morte. Bisogna esercitare una pressione a livello internazionale sui pochi che ancora la applicano perché mettano fine per sempre a questa pratica disumana”, ha concluso Clare Algar.

 

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Un’Europa cooperativa salverà il sogno europeo. Lettera aperta alle istituzioni europee dell'Alleanza cooperative italiane

La lettera

Egregia Presidente, le scriviamo per esprimerLe alcune considerazioni sulla emergenza in corso e sulla urgente necessità di affrontare con strumenti adeguati gli effetti devastanti che sta producendo nella vita sociale ed economica del nostro continente e, in particolare, del nostro paese.

Le città sono vuote, le imprese sono ferme, le persone sono chiuse in casa in attesa di poter riprendere la propria vita. Nelle prove più dure della storia si è spesso ad un bivio: egoismo o solidarietà? Solitudine o cooperazione?

Anche in questa fase crediamo che la cooperazione è la soluzione, la via di uscita per gli Stati e i cittadini europei. L’Italia ha subito per prima l’emergenza, e le cooperative italiane hanno continuato a lavorare per la salute delle persone e per garantire prodotti e servizi necessari alle comunità.

L’Europa dei cittadini e di tutte le imprese, indipendentemente da forma e dimensione, l’Europa dei diritti sociali, della democrazia e delle libertà, l’Europa dei mercati aperti e della sostenibilità economica e sociale al contempo: questa è la nostra Europa, non quella del rigore burocratico, della tecnocrazia e degli egoismi nazionali.

Ora è il momento di correggere la rotta e, a fronte di una pandemia che minaccia la vita di milioni di cittadini, la solidarietà non può essere subordinata alle sole ragioni di bilancio.

L’Europa sorge “cooperativa”, prima di costituirsi in “Comunità”, e poi compattarsi in Unione. Oggi, affermare i soli interessi nazionali significherebbe alimentare pulsioni nazionalistiche già divampate fino a intaccare seriamente le istituzioni comuni.

E' tempo di ampliare la capacità di azione delle politiche fiscali e monetarie. La situazione impone interventi straordinari, fin qui inediti, che consentano agli Stati di avere risorse dirette a sostegno dell’economia reale e a salvaguardia delle persone, di chi soffre di più.

L’accordo raggiunto in Eurogruppo è solo un primo passo; ma non potrà essere il solo Mes, seppur a condizioni apparentemente rivisitate e per l’ammontare di risorse previste per singolo Paese, a salvare l’Italia e l’Europa.

Auspichiamo, invece, che il “Recovery Fund”, previsto nell’accordo, ma rimandato, sia uno strumento efficace, da implementare con l’emissione di Eurobond straordinari e garanzie in comune.

Oggi è tangibile il rischio di alimentare, con politiche depressive per i prossimi anni, sfiducia e, questa volta, aperta avversione dei cittadini verso l’Unione Europea.

Il movimento cooperativo italiano continuerà a lavorare perché nessuno resti indietro: nessuno si salva da solo. E’ questa l’Europa che vogliamo.

L’Italia è un grande paese, libero e democratico, e chiede di potere dare appieno il proprio contributo, “in condizioni di parità con gli altri stati”, ad una Europa che torni ad essere ancora, e finalmente, cooperativa.

Mauro Lusetti, Presidente Alleanza Cooperative Italiane

Maurizio Gardini, Copresidente Alleanza Cooperative Italiane

Giovanni Schiavone, Copresidente Alleanza Cooperative Italiane

 

 

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Un’Europa cooperativa salverà il sogno europeo. Lettera aperta alle istituzioni europee dell'Alleanza cooperative italiane

La lettera

Egregia Presidente, le scriviamo per esprimerLe alcune considerazioni sulla emergenza in corso e sulla urgente necessità di affrontare con strumenti adeguati gli effetti devastanti che sta producendo nella vita sociale ed economica del nostro continente e, in particolare, del nostro paese.

Le città sono vuote, le imprese sono ferme, le persone sono chiuse in casa in attesa di poter riprendere la propria vita. Nelle prove più dure della storia si è spesso ad un bivio: egoismo o solidarietà? Solitudine o cooperazione?

Anche in questa fase crediamo che la cooperazione è la soluzione, la via di uscita per gli Stati e i cittadini europei. L’Italia ha subito per prima l’emergenza, e le cooperative italiane hanno continuato a lavorare per la salute delle persone e per garantire prodotti e servizi necessari alle comunità.

L’Europa dei cittadini e di tutte le imprese, indipendentemente da forma e dimensione, l’Europa dei diritti sociali, della democrazia e delle libertà, l’Europa dei mercati aperti e della sostenibilità economica e sociale al contempo: questa è la nostra Europa, non quella del rigore burocratico, della tecnocrazia e degli egoismi nazionali.

Ora è il momento di correggere la rotta e, a fronte di una pandemia che minaccia la vita di milioni di cittadini, la solidarietà non può essere subordinata alle sole ragioni di bilancio.

L’Europa sorge “cooperativa”, prima di costituirsi in “Comunità”, e poi compattarsi in Unione. Oggi, affermare i soli interessi nazionali significherebbe alimentare pulsioni nazionalistiche già divampate fino a intaccare seriamente le istituzioni comuni.

E' tempo di ampliare la capacità di azione delle politiche fiscali e monetarie. La situazione impone interventi straordinari, fin qui inediti, che consentano agli Stati di avere risorse dirette a sostegno dell’economia reale e a salvaguardia delle persone, di chi soffre di più.

L’accordo raggiunto in Eurogruppo è solo un primo passo; ma non potrà essere il solo Mes, seppur a condizioni apparentemente rivisitate e per l’ammontare di risorse previste per singolo Paese, a salvare l’Italia e l’Europa.

Auspichiamo, invece, che il “Recovery Fund”, previsto nell’accordo, ma rimandato, sia uno strumento efficace, da implementare con l’emissione di Eurobond straordinari e garanzie in comune.

Oggi è tangibile il rischio di alimentare, con politiche depressive per i prossimi anni, sfiducia e, questa volta, aperta avversione dei cittadini verso l’Unione Europea.

Il movimento cooperativo italiano continuerà a lavorare perché nessuno resti indietro: nessuno si salva da solo. E’ questa l’Europa che vogliamo.

L’Italia è un grande paese, libero e democratico, e chiede di potere dare appieno il proprio contributo, “in condizioni di parità con gli altri stati”, ad una Europa che torni ad essere ancora, e finalmente, cooperativa.

Mauro Lusetti, Presidente Alleanza Cooperative Italiane

Maurizio Gardini, Copresidente Alleanza Cooperative Italiane

Giovanni Schiavone, Copresidente Alleanza Cooperative Italiane

 

 

Pubblicato in Nazionale

In Italia vi sono oltre 20.000 imprese sociali, con più di 500.000 occupati e oltre 12 miliardi di valore della produzione aggregato impegnate nel welfare, nella cultura e nell’inserimento lavorativo di oltre 50.000 persone svantaggiate. Sono imprese che stanno dando un contributo importante nell’affrontare la crisi indotta da Covid-19, impegnate nella gestione nell’emergenza sanitaria e sociale. In poche settimane hanno modificato la propria offerta di servizi e si sono impegnate per assicurare servizi essenziali ai cittadini e alle comunità in cui operano, ponendo particolare attenzione alle fasce più deboli della popolazione.

Sono organizzazioni in prima linea nel contrasto della pandemia e nello stesso tempo stanno pagando un importante prezzo economico. Molte di queste realtà hanno registrato un crollo del fatturato dell’80% e registreranno forti perdite di bilancio nel 2020 che rischiano di provocare il default di molte imprese. Le più colpite sono quelle che inseriscono al lavoro persone svantaggiate – in larga parte disabili e persone con disturbi psichici – che, perdendo il lavoro garantito dalle imprese sociali, rischiano di essere definitivamente espulsi dai processi produttivi e di inclusione sociale.

Superata l’emergenza le imprese sociali potranno dare un importante contributo alla riorganizzazione del sistema sanitario ed alla ricostruzione del sistema economico ponendo attenzione alle persone più fragili, ai bisogni ed alle risorse presenti nella comunità. La ricostruzione del Paese, infatti, non sarà solo una questione di risorse disponibili ma anche di modelli e di strumenti utilizzati.

È questo il testo di un appello lanciato su change.org da decine di cooperatori sociali che ha ricevuto già migliaia di firme a sostegno.

“Crediamo che per affrontare la situazione attuale e ricostruire il Paese non siano sufficienti gli interventi a protezione del reddito delle famiglie e a sostegno delle imprese ma che siano necessarie anche misure che difendono e rafforzano le infrastrutture sociali, di cui le imprese sociali sono un elemento fondamentale. Per queste ragioni chiediamo al Governo ed a tutte le forze politiche presenti in Parlamento l’adozione – in tempi rapidi – di alcune misure a sostegno delle imprese sociali, molte delle quali sono a costo zero".

Ecco le proposte contenute nell’appello lanciato sul web e sulle piattaforme social.

Proroga dei contratti e delle convenzioni

Introdurre la proroga sino al 30 giugno 2023, anche in deroga alle normative in materia di contratti pubblici, di tutti i seguenti atti qualora già scaduti o in scadenza prima di tale data:
contratti per la fornitura di servizi socioassistenziali, sociosanitari e socioeducativi e legati alle politiche attive del lavoro; contratti per la fornitura di servizi erogati da organizzazioni che garantiscono l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate ai sensi dell’art. 5 della legge 381/1991 o dell’art. 112 del d.lgs. 50/2016; accreditamenti in ambito socioassistenziale, sociosanitario e socioeducativo, fatto salvo il mantenimento, da parte degli enti accreditati, dei requisiti previsti per l’accreditamento; convenzioni con Enti del Terzo settore per la realizzazione delle attività di interesse generale di cui all’art. 5 del d.lgs. 117/2017. Le proroghe si intendono a condizioni invariate fatti salvi eventuali adeguamenti derivanti da rinnovi contrattuali.

Co-progettazione e moratoria degli appalti

Stabilire che, al fine di promuovere il coinvolgimento della società civile nell’emergenza da Covid19 e nella ricostruzione del Paese: l’acquisto o la promozione da parte di tutte le amministrazioni pubbliche di beni o servizi di interesse generale di cui all’art. 5 del d.lgs. 117/2017 sono di norma realizzate tramite procedimenti di coprogettazione ai sensi dell’art. 55 del d.lgs. 117/2017; nei casi in cui si renda necessario procedere tramite affidamento di servizi, tale scelta deve essere motivata dall’amministrazione pubblica, in questo caso è preferibile, laddove compatibile, il ricorso alle forme di affidamento di cui all’art. 143 del d.lgs. 50/2016; sino al 30 giugno 2023 è fatto divieto alle amministrazioni pubbliche di utilizzare forme di affidamento dei servizi disciplinate dal d.lgs. 50/2016.

Tutela dei lavoratori dei servizi di welfare

Stabilire che, al fine di garantire la qualità del lavoro e la qualità dei servizi in ambito educativo, scolastico, socioassistenziale, sociosanitario, sanitario, socioeducativio e delle politiche attive del lavoro sia nel periodo dell’emergenza Covid-19 che nel periodo successivo all’emergenza, i contratti tra amministrazioni pubbliche e enti privati gestori si adeguano automaticamente al rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative. Definire, inoltre, che le rette dei servizi educativi e scolastici, socioassistenziali, sociosanitari, sanitari e socioeducativi si adeguano automaticamente nella componente del costo del lavoro al rinnovo dei contratti collettivi nazionali di lavoro sottoscritti dalle organizzazioni maggiormente rappresentative.

Tutela delle persone svantaggiate inserite al lavoro nell’emergenza da Covid19

Stabilire che, al fine di tutelare i percorsi di inserimento lavorativo di persone svantaggiate ai sensi dell’art. 4 della legge 381/1991 o dell’art. 112 del d.lgs. 50/2016, in caso di sospensione di attività causata dalle misure di contenimento dell’emergenza Covid-19 realizzate da imprese sociali che inseriscono al lavoro persone svantaggiate ai sensi dell’art. 4 della legge 381/1991 o dell’art. 112 del d.lgs. 50/2016 le pubbliche amministrazioni corrispondono comunque il pagamento dell’importo contrattualmente dovuto, attingendo alle risorse iscritte a bilancio preventivo per l’esecuzione del contratto, a condizione che le imprese interessate attivino percorsi formativi o laboratoriali per
tutti i propri lavoratori e mantengano in funzione le strutture produttive, anche sulla base di una rimodulazione concordata con le amministrazioni pubbliche, che sia finalizzata soprattutto a costruire opportunità di inclusione lavorativa per le persone che, a seguito dell’emergenza Covid- 19, si trovano in condizione di marginalità sociale, economica e lavorativa.

Appalti e concessioni riservate

Stabilire che, al fine di tutelare i percorsi di inserimento lavorativo delle persone svantaggiate, nella ricostruzione del Paese le amministrazioni pubbliche e le società controllate dalle amministrazioni pubbliche ogni anno applichino l’Art. 112 del d.lgs. 50/2016 in procedure di appalto e concessione che rappresentano almeno un decimo del valore delle procedure totali poste in essere nell’anno.

Sostegno finanziario e fiscale

Estendere a tutte le organizzazioni del Terzo settore le misure di sostegno finanziario e fiscale previste dai diversi provvedimenti adottati dal governo per fronteggiare l’emergenza da Covid19 – moratoria dei debiti bancari, moratoria dei versamenti fiscali e interventi a sostegno della liquidità.
La situazione di emergenza che stiamo vivendo può, inoltre, rappresentare l’occasione per introdurre delle innovazioni di processo – anche queste a costo zero – che potrebbero generare innovazione nell’intero Terzo settore. Tra queste crediamo che sia rilevante sperimentare procedure per la certificazione delle competenze in contesti formali, non formali (sono gli apprendimenti intenzionali acquisiti tramite attività di tirocinio, volontariato, etc.) e informali (sono gli apprendimenti non intenzionali acquisiti in contesti familiari, indirettamente nei contesti lavorativi o nel tempo libero) in modo da sfruttare la vocazione all’inclusività delle cooperative sociali di inserimento lavorativo che rappresentano delle realtà imprenditoriali capaci di includere, oltre agli svantaggiati ex art.4 L.381/91, anche tutte le persone che da questa crisi si troveranno a vivere (ancora o per la prima volta) una condizione di marginalità e povertà.

 

 

Pubblicato in Nazionale

"La piena padronanza degli strumenti digitali consentirà anche ai giovani meno fortunati di poter avere piena cittadinanza in un mondo come l'istruzione che, passata l'emergenza sanitaria da coronavirus, sarà completamente rivoluzionato. L'alfabetizzazione digitale è una delle sfide del nostro tempo, soprattutto nelle periferie del Paese. Per questo, è importante sostenere le iniziative di queste ore come quella della Direzione Generale dell'ufficio scolastico regionale della Campania e della Fondazione Salvatore, per supportare le scuole pubbliche nella sfida della digitalizzazione e per la promozione di corsi per l'utilizzo della strumentazione tecnologica".
 
Ad affermarlo è Domenico De Maio, Direttore Generale dell'Agenzia Nazionale per i Giovani, l'ente della Presidenza del Consiglio dei Ministri che gestisce per l'Italia i maggiori programmi europei diretti ai giovani come Erasmus+ e Corpo Europeo di Solidarietà.
 
L'Agenzia Nazionale per i Giovani vuole rafforzare l'appello indirizzandolo anche agli animatori digitali scolastici ed agli animatori socio educativi come gli Youth Worker che hanno una solida esperienza in tema di strumenti digitali per supportare ed accompagnare i ragazzi in un utilizzo consapevole e corretto. Sarà fondamentale il ruolo dell'educazione digitale nei prossimi mesi.
 
"Il nostro network radiofonico ANG inRadio rilancerà l'appello tramite le 44 antenne istituzionali digitali sul territorio dedicate e gestite da giovani" conclude il Direttore Domenico De Maio.

L’esperienza di RadiodaSud

Tra queste radio c’è RadiodaSud: la web radio dei diritti e dell'antimafia nata nel 2016 da un'idea della nostra associazione, daSud, come laboratorio e opportunità di sperimentazione per i ragazzi e le ragazze di ÀP, l'Accademia Popolare dell'antimafia e dei diritti con sede all'interno dell'IIS Enzo Ferrari di Cinecittà-Don Bosco. 

Interamente gestita dai ragazzi e fino a un mese e mezzo fa operativa dalla sua postazione fissa all'interno della biblioteca di ÀP, RadiodaSud sotto il coordinamento di Pasquale Grosso di Associazione daSud si è reinventata a fronte della chiusura obbligatoria delle scuole imposta dalle norme governative in materia di contrasto della diffusione del Covid-19. Così oggi RadiodaSud si fa da casa. Tra le novità radiofoniche nate durante questo periodo di isolamento, segnaliamo il programma settimanale Tra Quattro Mura - Diario di una quarantena realizzato da casa con ogni mezzo a disposizione per registrare, per raccontarsi e per offrire spunti, riflessioni e consigli. 

Ogni mercoledì su Spreaker - la piattaforma online di podcasting dove è stato di recente effettuato il passaggio da Mixcloud - tre nuove puntate dove si alternano quattro rubriche fisse. "Letture consigliate" è la rubrica curata da Alfredo Talib, classe 2001, che ogni settimana offre consigli su titoli e libri da leggere durante la quarantena. "Le Note in chiave" è invece la rubrica curata da Nicolò Conti, classe 1999, che ci riporta all'ascolto della musica classica e alla scoperta dei grandi che ne hanno fatto la storia.

"Il fondo dei pop corn" è la rubrica curata da Mattia De Cristofaro, classe 2001, interamente dedicata al cinema e alle recensioni di film. "Minuti di recupero" è infine la rubrica curata da Alessio Biagiotti, classe 2006, in assoluto il più giovane speaker della radio, che ha fatto della sua passione per il calcio un momento da condividere con gli ascoltatori di RadiodaSud con notizie e riflessioni sul mondo del calcio e sulle incognite del campionato.

 

Pubblicato in Cultura

“Non possiamo interrompere la nostra attività che oggi sostiene migliaia di persone fragili che devono poter continuare a contare su di noi. Un numero destinato a crescere irrimediabilmente dopo la fine di questa emergenza, quando saremo costretti a confrontar ci con ancora più povertà e diseguaglianze. Per questo chiediamo alle Istituzioni di non fermarci, ma anzi di aiutarci a continuare il nostro lavoro che rischia altrimenti di cessare”. 

Con queste parole la portavoce nazionale del Forum del Terzo Settore Claudia Fiaschi spiega il senso della campagna #Nonfermateci lanciata oggi attraverso i social dal Forum con il sostegno di 87 associazioni in rappresentanza di oltre 350.000 organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione social e, imprese sociali, per complessivi 5 milioni e mezzo di volontari e 850.00 0 lavoratori.

La campagna consiste in cinque ‘car d fotografiche’ per ricordare quanto siano importanti le attività ed il lavoro silenzioso, ma costante, svolto dalle organizzazioni del Terzo settore, dai volontari ed operatori, che ogni giorno con il loro im pegno portano aiuto e sostegno ai cittadini più fragili e vulnerabili, intensificano le relazioni sociali, rafforzano la fiducia tra i cittadini e la coesione sociale delle comunità.

“Il Terzo settore – spiega Fiaschi – è un comparto della società e dell’economia del quale il nostro Paese non può fare a meno, e che, anche in questo momento difficile, sta dimostrando tutto il suo valore. Gli effetti di questa crisi potranno rendere ancora più debole la nostra società e verranno colpite soprattutto le persone in difficoltà materiale e in marginalità sociale. Si al lenteranno i legami e le relazioni sociali e migliaia di associazioni, di imprese sociali, di luoghi di benessere, crescita e socialità, saranno costretti a chiudere se non saranno aiutati a ripartire. Terminata la fase di emergenza il nostro Paese potrà rialzarsi solo se avrà saputo sostenere chi si è sempre occupato di proteggere le persone. È poi importante ricordare che il Terzo settore – conclude Fiaschi – è anche un tessuto economico che impegna quasi un milione di lavoratori. Per questo con la nostra campagna #NonFermateci chiediamo a Governo e Parlamento aiuti concreti, ora e per la ricostruzione. Perché c’è un’Italia che non può aspettare”.

 

Pubblicato in Nazionale

Non c’è nessuna prova scientifica che l’infezione da COVID-19 possa manifestarsi con crisi epilettiche in assenza di altri sintomi. È quanto dichiara la Lega Italiana Contro l’Epilessia (LICE) in merito ad alcune recenti affermazioni riportate dai media secondo cui l’infezione da COVID-19 potrebbe manifestarsi inizialmente anche con crisi epilettiche, in soggetti che non hanno una precedente diagnosi di epilessia e in assenza di febbre e altri sintomi influenzali.

Secondo la LICE, società scientifica completamente dedicata alla ricerca in ambito epilettologico ed al miglioramento della diagnosi e cura dell’epilessia, allo stato attuale non vi sono evidenze scientifiche a dimostrazione che l’infezione da COVID-19 si possa manifestare inizialmente con crisi epilettiche, in assenza di altri sintomi.

I soggetti che presentano una crisi epilettica d’esordio devono essere valutati e diagnosticati in strutture appropriate e la valutazione deve avere l’obiettivo di inquadrare, dal punto di vista sindromico, le epilessie all’esordio.

La valutazione clinica, associata a quella strumentale con elettroencefalogramma (EEG) e neuroimmagini, potrà senz’altro discernere, i soggetti che presentano crisi epilettiche nell’ambito di una diagnosi di epilessia e quelli che presentano crisi epilettiche definite come “sintomatiche acute”, ovvero che possono rappresentare il sintomo di una patologia acuta del sistema nervoso centrale, come encefaliti/encefalopatie o infiammazioni del sistema vascolare cerebrale, che al contrario, potrebbero essere parte dei sintomi da infezione da COVID-19.

LICE pertanto non può che smentire quanto affermato sui mass-media, al fine di tranquillizzare la popolazione in generale e soprattutto i genitori di bambini che hanno avuto un esordio di epilessia nel corso della pandemia da COVID-19.

Nell’ambito dell’attività di comunicazione della LICE è stato reso pubblico già da diverse settimane un vademecum che rassicura i pazienti con epilessia e che spiega come affrontare l’emergenza da COVID-19, Il vademecum è disponibile e facilmente consultabile sul sito delle Società (www.lice.it).

 

Pubblicato in Salute

In merito ad  un video che in queste ore sta girando in rete che riporta notizie allarmistiche relative ad  un "cratere" che si sarebbe formato "durante le festività pasquali" nell'area flegrea, arriva la smentita di Ingv.

“Il "cratere" cui  si riferisce il video è  l'area fumarolica di Pisciarelli – è scritto in una nota - il  presunto "cratere" non si è formato nelle feste pasquali, ma è attivo da ben oltre 10 anni; la Sezione dell'INGV "Osservatorio Vesuviano" effettua misure continue (h24) nell'area attraverso l'utilizzo di stazioni geochimiche che misurano: la temperatura della fumarola, il flusso di CO2 e la concentrazione di CO2 misurata in aria”.

Inoltre, con l'utilizzo di stazioni sismiche viene monitorato (h24) anche il tremore fumarolico. “La Sezione dell'INGV "Osservatorio Vesuviano" effettua sopralluoghi e campionamenti almeno settimanali nell'area di Pisciarelli; l'evoluzione del processo di intensificazione dell'attività idrotermale nell'area di Pisciarelli è ben noto e costantemente descritto in lavori scientifici e  nei Bollettini rilasciati settimanalmente e mensilmente e consultabili su questo link; l'area di Pisciarelli è chiusa al pubblico, per motivi di sicurezza, dal mese di novembre del 2018 (Ordinanza n. 190 del 30.11.2018 del Sindaco di Pozzuoli).

“Si smentisce, pertanto, il contenuto del video apparentemente realizzato in violazione alla predetta ordinanza sindacale, alle ordinanze vigenti per il contenimento del Covid-19 (ordinanze del Presidente della Regione Campania e della Presidenza del Consiglio dei Ministri) e che contiene anche elementi di  possibile procurato allarme che saranno prontamente segnalate alle autorità competenti”, aggiunge Ingv.

In questo periodo di emergenza COVID-19, l'INGV garantisce “la piena operatività delle sue Sale di monitoraggio sismico, vulcanico e allerta maremoto di Roma, Napoli e Catania e della reperibilità dei gruppi di emergenza, in assoluta sicurezza per tutti coloro che vi operano”.

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Nella mattinata del 19 aprile 2020, al Nuovo Cratere di Sud-Est dell'Etna è avvenuto un episodio di attività stromboliana e modeste fontane di lava, accompagnate da emissione di cenere.

Questa attività è iniziata intorno alle ore 09:15 (locali), e ha generato un pennacchio di vapore e cenere che si è alzato fino a 5 km sopra il livello del mare.

Il vento lo ha spinto la nube eruttiva verso i settori orientali del vulcano: fra gli abitati di Zafferana Etnea (versante sud-orientale) e Linguaglossa (versante nord-orientale), si sono verificate leggeri ricadute di cenere fina.

L'attività ha interessato una o due bocche nell'area del "cono della sella", che si era formato nella primavera del 2017. Non si è osservata emissione di colate di lava.

Alle ore 13:00, l'attività del Nuovo Cratere di Sud-Est era sostanzialmente conclusa, mentre ora continua, senza variazioni significative, l'attività stromboliana ed effusiva al cratere Voragine, che è in corso dal 12 settembre 2019.

L'Osservatorio Etneo dell'INGV ha monitorato l'attività anche mediante sopralluoghi sul terreno eseguendo dei campionamenti dei prodotti eruttati per essere analizzati in laboratorio.

In questo periodo di emergenza COVID-19, l'INGV garantisce la piena operatività delle sue Sale di monitoraggio sismico, vulcanico e allerta maremoto di Roma, Napoli e Catania e della reperibilità dei gruppi di emergenza, in assoluta sicurezza per tutti coloro che vi operano.

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