Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Sabato, 19 Settembre 2020

Martedì, 21 Aprile 2020 - nelPaese.it

Il 2019 è stato un anno di conferma: le imprese del Terzo settore, infatti, hanno confermato le previsioni positive rispetto alle entrate e agli investimenti formulate l’anno precedente. È quanto emerge dalla IX edizione dell’Osservatorio su “Finanza e Terzo settore” promosso da UBI Banca e AICCON (Associazione Italiana per la promozione della Cultura della Cooperazione e del Non Profit).

Secondo i dati raccolti dall’indagine, il 96% dei soggetti intervistati ha effettuato investimenti negli ultimi 3 anni e la principale fonte di copertura di tali investimenti è stato l’autofinanziamento (50,4%) – cui fanno ricorso in particolare le Srl con qualifica di impresa sociale (52,2%) e le cooperative di tipo A (51,0%) – seguito dalle risorse erogate dagli istituti bancari (28,8%), canale cui fanno principalmente ricorso i consorzi (52,5%).

Cresce, tra i soggetti dell’imprenditorialità sociale in Italia, la consapevolezza relativamente alla disponibilità di strumenti di finanza a impatto sociale (+10,1% rispetto all’edizione precedente), in particolar modo tra i consorzi (76,9% contro il 44,0% del campione totale). Il 33,6% di chi conosce il tema è interessato all’utilizzo (19,1%) o sta già utilizzando strumenti di questo tipo (14,5%). Le cooperative sociali di tipo A sono le realtà che mostrano i livelli più elevati di utilizzo della finanza a impatto sociale (20,9%) e anche quelle che dichiarano un maggiore interesse in tal senso (25,6%). Lo strumento più conosciuto e utilizzato risulta essere quello della finanza agevolata (es. Fondo Rotativo per le imprese del MISE, fondi agevolati BEI, ecc.).

 “L’Osservatorio testimonia come la capacità degli istituti bancari in termini di offerta di risposte specialistiche personalizzate e diversificate costituisca l’elemento imprescindibile per dare vita a relazioni stabili con i soggetti afferenti al mondo dell’impresa sociale”, afferma Riccardo Tramezzani, Responsabile dell’Area UBI Comunità. “In questo momento, più che mai, siamo al fianco dell’imprenditorialità sociale italiana, vero e proprio asset da preservare e valorizzare per il contributo fornito al welfare pubblico e alla cura dei nostri territori. Vogliamo continuare a essere co-attori di un sistema più ampio di cui ci sentiamo parte: un sistema di relazioni ed economie che erogano servizi, generano occupati e alimentano benessere. L’Osservatorio ci restituisce una fotografia sempre più ampia e dettagliata della diversità di queste esperienze che stanno allargando il loro bacino di attività verso nuovi investimenti e verso nuove metriche per misurare il valore prodotto. Le sfide che ci aspettano, oggi più che mai, richiedono nei territori una presenza solida ed autorevole dell’imprenditorialità sociale e UBI Banca non farà mancare il suo apporto in quanto, da sempre, banca “del e per” il territorio.”

Il 77% circa delle imprese che hanno fatto richiesta di finanziamento alle banche nell’ultimo triennio (50,4%) ha ottenuto l’intero importo richiesto. La principale modalità di impiego dei finanziamenti ottenuti è data dagli investimenti a medio-lungo termine (42,0%), dato che conferma quanto rilevato nell’edizione precedente dell’Osservatorio. Elevati i livelli di soddisfazione della relazione con gli istituti di credito – il 79,6% si dichiara soddisfatto – soprattutto rispetto alla percezione dell’esistenza di un’offerta adeguata di prodotti e servizi (53,6%), dato confermato anche rispetto alla funzione della banca nei processi di sviluppo del mondo della cooperazione sociale e dell’impresa sociale: il 35,2% del campione pensa che il ruolo della banca debba essere quello di soggetto erogatore di un’offerta di servizi di credito dedicata. Si afferma, altresì, la necessità di ripensare la banca anche come soggetto in grado di supportare l’imprenditorialità sociale attraverso l’assunzione di un ruolo consulenziale di accompagnamento (34,0%).

“In questo contesto, profondamente trasformato, siamo coscienti che il ruolo di UBI Banca risulta decisivo per l’impresa sociale italiana, chiamata a garantire la continuità delle proprie attività e servizi innovativi e profondamente diversi dal passato”, sottolinea Guido Cisternino, Responsabile Terzo Settore ed Economia Civile di UBI Banca. “Sebbene la strada da percorrere sia ancora lunga, UBI Comunità, forte della sua reputazione e dell’alto grado di personalizzazione dei suoi servizi, intende ulteriormente investire in essi e innovare la propria offerta e modello di servizio nella direzione che l’osservatorio suggerisce. Il ruolo della banca, così come inteso da UBI Comunità, è quella non solo di erogatore di servizi per quanto distintivi e personalizzati, ma di player in grado di contribuire a promuovere e costruire reti, sostenere investimenti, creare legami tra le diverse realtà e le comunità e condividere saperi”.

Anche la IX edizione dell’Osservatorio, come in passato, si è posta l’obiettivo di analizzare i fabbisogni finanziari e le prospettive evolutive dell’imprenditorialità sociale italiana: rispetto al 2020, le previsioni sugli investimenti confermavano una buona percezione in termini prospettici da parte delle cooperative sociali e delle imprese sociali, con oltre 4 organizzazioni su 5 che prevedevano di investire nel corso dell’anno (+20,0% rispetto all’anno precedente). Nel 52,3% dei casi i soggetti intervistati confermavano l’autofinanziamento (modalità indicata soprattutto dalle cooperative di inserimento lavorativo – 54,7%) quale principale fonte di copertura, seguito dall’affidamento agli istituti bancari (26,3%), cui prevedevano di fare ricorso la metà dei consorzi.

Sempre in termini previsionali, per il 2020 veniva confermato il trend positivo dell’anno precedente: il 74,4% e il 75,6% dei soggetti intervistati prevedeva rispettivamente entrate da contributi ed Enti Pubblici e da mercato stabili o in crescita. In evidenza i dati delle cooperative sociali di tipo A e delle Srl con qualifica di impresa sociale: rispettivamente l’85,3% e il 72,3% anticipava una situazione stabile o di crescita relativamente alle entrate da contributi ed Enti pubblici e l’81,3% e il 75,0% per quelle derivanti dalla vendita di beni e servizi sul mercato.

“La nona edizione del rapporto restituisce, per il secondo anno consecutivo, la fotografia del mondo dell’impresa sociale osservando congiuntamente la cooperazione sociale e le Srl con qualifica di impresa sociale, un universo imprenditoriale che persegue finalità comuni d’interesse generale, attraverso paradigmi di produzione del valore differenti” sostiene Paolo Venturi, direttore AICCON.  “I risultati mostrano i tratti di questa eterogeneità: le Srl con qualifica di impresa sociale risultano fortemente orientate all’interlocuzione con gli investitori privati ed evidenziano una significativa propensione agli investimenti. La cooperazione sociale si conferma la più avanzata in termini d’intraprendenza e apertura ai nuovi mercati. Questa fase storica, segnata da profonde discontinuità, accelererà i cambiamenti già in atto nell’impresa sociale italiana e aumenterà la convergenza e il bisogno di un rapporto strategico con le Banche. L’esito di quello che sta accadendo lo si potrà cogliere con la rilevazione del prossimo anno, che ci permetterà di comprendere la trasformazione in termini di comportamenti e aspettative delle imprese sociali nonché il cambiamento agito dall’emergenza sanitaria in atto rispetto alla loro propensione ad investire”.

L’indagine campionaria è stata redatta nei mesi di novembre e dicembre 2019 e quindi le previsioni formulate dagli intervistati circa le prospettive e le attese relative al 2020 non tengono conto delle conseguenze dell’emergenza sanitaria manifestatasi nei primi mesi dell’anno a seguito della diffusione di COVID-19.

Pubblicato in Economia sociale

Sin dall'inizio della pandemia di COVID-19, la Fondazione Carla Fendi si è distinta per il suo impegno, destinando numerosi contributi sia a Spoleto che in varie parti d'Italia, tanto a beneficio di enti e strutture pubbliche quanto a sostegno di realtà private, tutte impegnate in prima linea nell’emergenza nazionale.

Grazie allo spirito costruttivo e alla generosità della Fondazione Carla Fendi, ora anche la Cooperativa Il Cerchio potrà continuare a svolgere in condizioni sanitarie di assoluta sicurezza i propri servizi rivolti ai più deboli.

Dall'inizio dell'emergenza, la Cooperativa Il Cerchio non ha mai interrotto né sospeso i propri servizi, tenendo sul campo i suoi 130 operatori e assistendo ogni giorno circa 500 persone tra anziani, persone con disabilità di vario genere, minori con genitori problematici. La Cooperativa tiene inoltre vive e aperte quattro residenze protette dove vivono 75 anziani autosufficienti e non, la comunità per minori Uffa che accoglie 11 bambini in difficoltà economico-sociale, la comunità alloggio Le Ville in cui vivono 13 persone con disagio psico-fisico.

Per poter lavorare in condizioni di sicurezza per sé stessi, per le rispettive famiglie e per gli stessi utenti, tutti i giorni gli operatori hanno bisogno di presidi sanitari monouso (mascherine, guanti, indumenti tecnici): per dotare il proprio personale delle protezioni individuali necessari occorre affrontare una spesa che, per la Cooperativa, ammonta a circa 10 mila euro al mese.

La donazione della Fondazione Carla Fendi sarà quindi di estremo aiuto, permettendo di acquistare il necessario equipaggiamento per gli operatori della Cooperativa e garantendo così la prosecuzione dei servizi di assistenza domiciliare e nelle strutture gestite sul territorio.

“Il momento è difficile per tutti, ma soprattutto per i più deboli, come sempre accade” dichiara la Presidente della Cooperativa Il Cerchio Serenella Banconi “ed è per questo motivo che il gesto del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Carla Fendi, che ha deliberato un contributo consistente per la nostra realtà, assume un'importanza ancor più altisonante della cifra in sé, già importante. A loro il nostro più sentito e sincero ringraziamento”.

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in Umbria

Le organizzazioni di solidarietà, cooperazione e volontariato internazionale aderenti ad AOI e Link2007, impegnate in Italia e all'estero in iniziative e progetti di solidarietà e cooperazione internazionale con l’obiettivo di sconfiggere la povertà e l’emarginazione sociale e attualmente in prima linea con azioni di contrasto alle conseguenze sanitarie e sociali della pandemia da Covid-19, esprimono “grande preoccupazione” per le condizioni in cui si trovano nel nostro Paese almeno 600 mila immigrati irregolari costretti ai margini della vita sociale e chiedono al Governo “l’attivazione di misure immediate di regolarizzazione”.

“Una ragione sanitaria e umanitaria: nel nostro Paese si trovano più di 600 mila immigrati irregolari costretti ai margini della vita sociale senza assistenza alcuna, con un altissimo livello di rischio di contrarre il virus covid-19 e di aggravare i livelli di emergenza sanitaria dell’intera comunità”, sostengono Aoi e Link.

Una ragione economica e sociale: “Organizzazioni di categoria e sindacati - aggiungono sostengono le ragioni di un’immediata regolarizzazione e degna accoglienza e integrazione delle persone immigrate presenti in Italia, tra cui quelle impegnate nell'agricoltura, ponendo l’accento anche sull'evidente necessità di rispondere ad un rischio oggettivo di blocco di raccolte e semine per i prossimi mesi, data la mancanza di manodopera, bloccando così il ricorso al lavoro sommerso e al caporalato”.

In Portogallo nelle scorse settimane il governo ha concesso a immigrati e richiedenti asilo con permesso di soggiorno ‘pendente’ l’assistenza sanitaria e l’accesso ai servizi pubblici almeno fino al 1 luglio prossimo.

“Sosteniamo le ragioni di questa scelta – prosegue la note - efficacemente spiegate dal Ministro dell’Interno portoghese Eduardo Cabrita, che definisce un dovere morale, etico e civile, ‘proprio di una società solidale in tempi di crisi, assicurare a cittadine e cittadini migranti l’accesso alla salute, alla sicurezza sociale e alla stabilità occupazionale e abitativa’ ”.

AOI e Link2007, unitariamente, chiedono al Governo e al Parlamento italiani “di approvare un atto di giustizia e garanzia dei diritti costituzionali, di contrasto allo sfruttamento dei poteri criminali e necessario alla sicurezza della salute per tutti, attivando le misure di regolarizzazione definitiva o temporanea, a secondo delle richieste e necessità, per i 600.000 migranti che vivono nel nostro Paese così da garantire la salute di tutta la cittadinanza e da permettere loro di svolgere un ruolo importante per la tenuta dell’economia e della coesione sociale delle nostre comunità”.

Pubblicato in Migrazioni

"Personalmente, non vedo la mia famiglia da un mese e mezzo, mi sono auto-quarantenata, non vado nemmeno a fare la spesa per paura di contagiare qualcuno. Esco solo per andare al lavoro. Però posso dire che tutti questi sacrifici valgono la pena. Perché assistere alla prima estubazione, poi alla seconda e alla terza e così via mi dà speranza. Quindi, c’è un “lato positivo” in questa storia: dopo tante morti, c’è ancora un barlume di vita che spinge e combatte. Mi riempie il cuore di gioia vedere i “sopravvissuti del coronavirus” uscire dalla terapia intensiva. Mi fa credere che non è tutto perduto".

Li abbiamo visti tutti, in televisione o su internet: medici anestesisti-rianimatori e infermieri di area critica alle prese con emergenze continue e turni da molte ore vissuti dentro le tute antivirus, con il volto segnato dalle maschere e dalle visiere. Li abbiamo visti stringere la mano di chi stava soffrendo, mentre gestivano come sempre le apparecchiature complesse e salvavita che fino a ieri erano sconosciute ai più. Ancora oggi stanno governando quelle “cure intensive” che sono effettivamente il più avanzato baluardo della lotta contro il CoViD19. Tutto questo, accettando di assumere un carico immenso di drammaticità, ansia e dolore che non sempre è stato colto fino in fondo.

"Vorrei prendere a schiaffi chi ha detto che andrà tutto bene. Persone morte da SOLE, SENZA TIRARE IL FIATO, A CENTINAIA. Parenti a casa, soli, senza avere contatti, notizie. Noi al lavoro… terrorizzati. Malati che sembrano andare bene e dopo due ore si inchiodano e in 24 ore muoiono, senza che tu sia riuscito a fare niente. Terapie date a caso, dubbi su tutto. Anche su come ti chiami. ANDRA TUTTO BENE COSA?".

Con il Progetto “SCRIVIAMO LA STORIA”, un'iniziativa di comunicazione e condivisione professionale avviata dalla Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI), decine di testimonianze di esperienze di prima linea sono oggi disponibili sul sito web https://vissuto.intensiva.it/, rappresentando una occasione di “medicina narrativa” volta al benessere degli operatori che avvertono la necessità di una condivisione professionale delle esperienze vissute in un momento così eccezionale. “Crediamo nel potere curativo delle parole”, dice la presentazione del progetto, “crediamo nella condivisione dei pensieri e delle emozioni. Crediamo che 'liberandosene' si possa stare un po’ meglio”.

Questo blog pubblico fa parte del preesistente Progetto INTENSIVA 2.0, volto a migliorare la comunicazione con i familiari dei pazienti critici, nella convinzione che “la Terapia Intensiva è un tutt’uno: non si può curare bene i pazienti se non ci si prende cura anche dei familiari e degli operatori sanitari”. Durante la pandemia da CoViD19, i responsabili del Progetto hanno creato una pagina dove raccontare liberamente il vissuto degli operatori. Questo invito è stato raccolto da più di 100 medici e infermieri in un mese, con contributi provenienti da tutte le Regioni coinvolte nella lotta contro la pandemia.

"Oggi abbiamo vinto noi, nelle nostre tute 4 taglie più grandi, senza identità per i nostri pazienti, sudati, con il triplo guanto, la mascherina, la doppia cuffia e la visiera, e una sete allucinante. Oggi ha vinto questa Signora, e a vederla forse non lo ha ancora realizzato. Oggi abbiamo vinto noi che in questo inferno ci facciamo forza, medici e infermieri che si affidano l’uno all’altro per FINALMENTE gioire insieme di questi momenti. Oggi abbiamo dimesso dalla nostra Terapia Intensiva la prima paziente. Oggi la commozione era più grande delle lacrime versate sentendo i bollettini quotidiani, dei turni no, della paura di non farcela e di non vedere la fine. E allora mi spiego l’adrenalina e la carica di questi 23 giorni. Tutto questo per arrivare oggi qui. Tutto questo per non smettere. Qui si lotta!"

“Abbiamo avviato questa raccolta (e offerta) di testimonianze – sottolinea Giovanni Mistraletti, Ricercatore di anestesia-rianimazione dell'Università Statale di Milano e coordinatore del Progetto INTENSIVA 2.0 – perché desideriamo essere vicini, sentire che non siamo soli, ma attorniati da colleghi che ci comprendono, ci consolano e ci sostengono. Questo, spesso, è di grande sollievo. Inoltre, crediamo sia giusto condividere fra di noi e anche pubblicamente il nostro punto di vista, perché ci siamo trovati di fronte ad un dramma impensabile solo qualche settimana prima. Abbiamo dovuto affrontare problemi molto complessi, ed era impossibile prevedere di doversi preparare ad un quadro sociosanitario di questa portata. Talvolta abbiamo ricevuto critiche incredibili, fomentate da notizie gonfiate o da giornalisti che cercavano scandali più che raccontare la verità. Condividere il proprio vissuto può essere davvero liberante, e può innescare un circolo virtuoso di buone idee che ci possono permettere di vivere meglio il nostro lavoro”.

“Questa raccolta si sta trasformando in un eccezionale archivio professionale”, commenta Flavia Petrini, Presidente SIAARTI, “perchè ci permetterà di elaborare, mantenendone la memoria, l’esperienza storica che abbiamo vissuto, per superare lo stress dei momenti più drammatici dell'epidemia, attraverso la condivisione delle criticità, le speranze e le attese, con la certezza che comunicando si possano superare gli aspetti più critici, per migliorare insieme”. E, a conferma delle parole della Presidente, nella raccolta di interventi di Scriviamo la Storia, emergono confessioni drammatiche, ma ricche di prospettiva e reale umanità:

“Passato tutto questo, non ricorderò i turni massacranti o le notti insonni o la ginnastica coronarica quando sai di non poter intubare un paziente che avresti rianimato in qualsiasi altra situazione. Ricorderò solo gli occhi: gli occhi dei colleghi, degli infermieri, dei pazienti. Che ti guardano cercando le stesse conferme che cerchi tu nei loro. Solo quelli, terribilmente bellissimi”.

Il blog del Progetto “Scriviamo la Storia” è sempre accessibile, continua a raccogliere esperienze ed è supportato direttamente dalla start-up Gioielleria italiana, un soggetto imprenditoriale che ha promosso la produzione del bracciale ITALY STAY STRONG: tutti i proventi della vendita del gioiello saranno devoluti a SIAARTI per proseguire in questa importante iniziativa.

 

 

 

 

 

Pubblicato in Nazionale

Dal centro alla periferia, fino alla collina. La povertà al tempo del Covid 19 morde Napoli che ha bisogno di reddito e beni di prima necessità.  Oltre 10mila sono state le spese già effettuate con i buoni spesa mentre già 3mila sono le nuove richieste con la riapertura del bando il 20 aprile per 5 giorni.

Nel dettaglio questi sono stati i numeri quartiere per quartiere: Arenella 585, Avvocata 985, Bagnoli 415, Barra 815, Chiaia 484, Chiaiano 553, Fuorigrotta 962, Mercato 351, Miano 604, Montecalvario 772, Pendino 730,  Pianura 1238, Piscinola 379, Poggioreale 50,  Ponticelli 860, Porto 128, Posillipo 113, S. Ferdinando 367, S. Carlo 1426, S. Giovanni a Teduccio 412, S. Giuseppe 97, S. Lorenzo 1362, S. Pietro a Patierno 398, Scampia 604, Secondigliano 673, Soccavo 705, Stella 1041, Vicaria 286, Vomero 274, Zona Industriale 110.

Sono cifre che rappresentano solo una stima della bomba sociale di una città composta da un complesso welfare informale fatto di lavoro nero, nuclei familiari allargati e incidenza delle attività illegali a bassa soglia.

“La misura del bonus spesa – spiega l’Assessore alle Politiche Sociali Monica Buonanno – inizia a dare i suoi frutti: sono state già acquistate le prime 10467 spese, effettuate da altrettanti nuclei familiari con reddito pari allo 0, mediante l’utilizzo dei pin nei supermercati convenzionati. Per la prima tranche di bonus, che ricordiamo è suddiviso in circa 100 euro a settimana per quattro settimane e 120 euro nel caso di famiglie con neonati, è stato speso il primo milione prelevato dal Fondo ‘Cuore di Napoli’ per far fronte alla crescente domanda delle persone che, a causa della pandemia da virus Covid-19, si sono trovate di colpo senza reddito e senza alcun sostegno economico. Questo ci ha permesso di dare subito alla città una boccata di ossigeno per permettere a tutti coloro che sono stati esclusi dalle misure del Decreto Cura Italia di poter continuare a fare la spesa e provvedere al sostentamento della famiglia. Le prossime settimane saranno coperte dai Fondi della Protezione Civile”.

Dalle ore 14,30 di ieri, quando è stata riaperta la piattaforma per la richiesta dei bonus, abbiamo ricevuto 3077 altre richieste di cui 538 da parte di cittadini stranieri. Sarà possibile richiedere il bonus fino alle ore 20,00 di venerdì 24 aprile per tutti i cittadini residenti nel territorio del Comune di Napoli, anche titolari di residenza di prossimità o richiedenti asilo o in attesa di protezione internazionale, che non abbiano reddito o l’abbiano perso per effetto dei provvedimenti restrittivi dettati per il contenimento dell’emergenza sanitaria.

“Tutte queste azioni sono state messe in campo per garantire ai cittadini risposte concrete che abbiano la giusta empatia politica”, conclude Buonanno.

 

 

Pubblicato in Lavoro
  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Aprile 2020 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
    1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30