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Sabato, 19 Settembre 2020

Mercoledì, 22 Aprile 2020 - nelPaese.it

“Già dalla fine di febbraio avevamo parlato della possibilità che il Covid-19 potesse essere presente nel sacco congiuntivale, anche in assenza di corrispondente altra sintomatologia infettiva, sottolineando come l’occhio attraverso la congiuntiva fosse una via di ingresso della infezione virale. Oggi anche lo studio pubblicato su ‘Annals of Internal Medicine’ dai ricercatori dell'Istituto Spallanzani di Roma , comunicato all'OMS per le sue implicazioni sul piano della salute pubblica, ci dà ragione”.

Così il presidente dell’Associazione italiana dei Medici Oculisti, Luca Menabuoni, commenta lo studio in questione, secondo cui gli occhi non sono solo una delle porte di ingresso del virus nell'organismo, ma anche una potenziale fonte di contagio, poiché il virus può replicarsi nella congiuntiva, oltre che nell'apparato respiratorio, ed essere rilevato tramite i tamponi oculari.

“Avevamo già scritto una lettera al ministro della Salute, ai governatori delle Regioni, ai direttori generali e ai direttori sanitari delle ASL- prosegue Menabuoni- affinché intervenissero per tutelare la salute dei medici, degli infermieri e dei pazienti che quotidianamente affollano i nostri pronto soccorso e ambulatori oculistici. Anche alla luce di questo nuovo studio, come ha affermato la dottoressa Castilletti, responsabile dell’Unità Operativa Virus Emergenti del Laboratorio di Virologia dello Spallanzani, appare evidente la necessità di un uso appropriato di dispositivi di protezione durante gli esami oculistici. Ci auguriamo che ora le nostre richieste vengano tenute in una ancora maggiore considerazione”.

Gli oculisti di AIMO avevano già espresso la necessità “di rafforzare percorsi adeguati, soprattutto per evitare che pazienti potenzialmente contagiosi condividano gli spazi con altri che hanno altro tipo di patologie- aggiunge Alessandra Balestrazzi, referente di AIMO per i rapporti con le istituzioni- di adeguare la strumentazione con presidi monouso e disinfettanti adeguati, previa capillare istruzione del personale”.

Adesso più che mai, secondo gli oculisti italiani, è necessario “predisporre presidi idonei per i medici e infermieri, maschere respiratorie filtranti per uso sanitario tipo FFP2, occhiali, maschere e visiere protettive, guanti e camici monouso per evitare il contagio del personale sanitario che è sempre in prima linea con dedizione e abnegazione. Anche medici di medicina generale e pediatri devono tenere conto di questa possibile via di contagio e di questo si dovrà necessariamente conto anche in vista delle riaperture della fase due, perché i tempi di vestizione e di disinfezione e la necessità di non affollare le sale d'attesa, allungheranno necessariamente il tempo necessario per ogni singola visita”, conclude Balestrazzi.

Pubblicato in Salute

Centinaia le adesioni per una proposta trasversale e unitaria di regolarizzare le persone straniere in Italia. Persone del mondo della cultura e accademico, giornalisti, giuristi, scrittrici, assieme a centinaia di associazioni, in rappresentanza di una società civile coesa nel chiedere  il riconoscimento della dignità alle centinaia di migliaia di persone straniere che, prive di permesso di soggiorno per lavoro o con un documento precario sono esposte oggi a maggiori rischi di sfruttamento e di emarginazione sociale.

Tra le adesioni individuali - oltre 250 in poche ore - hanno risposto Luigi Ciotti, Roberto Saviano, Clotilde Pontecorvo, Gherardo Colombo , Enrico Pugliese , Armando Spataro, Alessandro Robecchi, Ida Dominijanni, Giuliano Pisapia, Annamaria Rivera, Leoluca Orlando, Gad Lerner, Silvia Borelli, Vladimiro Zagrebelsky, Marina Boscaino, Salvatore Settis , Virginio Colmegna, Carlo Petrini, Elvira Mujčić, Livio Pepino,Shel Shapiro, Marzia Barbera, Yvan Sagnet, Giuseppe Cederna, Pina Sodano, Luigi Manconi, Silvia Vegetti Finzi  .
Centinaia le associazioni che, oltre all'ASGI, hanno aderito alla proposta, tra cui Libera, Gruppo Abele, la Campagna Ero straniero – L'Umanità che fa bene, 6000 sardine, Action Aid, SOS Rosarno, ARCI, Italiani Senza Cittadinanza, CNCA, ACLI, OXFAM. 

Nell'attuale emergenza sanitaria mondiale dove  è impossibile il movimento delle persone, anche per il ritorno nei Paesi di origine, per effetto della chiusura dei confini di moltissimi Paesi, è oggi più che mai necessario che il Governo e il Parlamento italiano promuovano una regolarizzazione dei cittadini stranieri presenti in Italia perseguendo due obiettivi oggi imprescindibili: l'emersione dall'invisibilità di migliaia di persone che vivono e/o lavorano nel territorio italiano ed una conseguente migliore tutela della salute personale e pubblica.

"Riteniamo necessario" si legge nella premessa della proposta destinata al Governo e al Parlamento ed in particolare alla Ministero dell'Interno, dell'Agricoltura, del Lavoro e della Salute "  non limitare la proposta a determinati settori produttivi, che rispondono alla sola esigenza di utilizzo di manodopera ove più forte è lo sfruttamento lavorativo, ma destinare la proposta a tutti/e coloro che vivono in Italia in condizione di irregolarità o di precarietà giuridica e che attraverso il permesso di soggiorno, per lavoro o per attesa occupazione, possono emergere come persone e non solo come manodopera. Soggetti di diritti e non solo braccia per il lavoro".

"Perché ciò sia possibile abbiamo ipotizzato non solo l'emersione dal lavoro irregolare o precario ma anche il rilascio di un permesso di soggiorno per "ricerca occupazione", che  finalmente svincoli la persona straniera da possibili ricatti o dal mercato dei contratti che hanno contraddistinto tutte le pregresse regolarizzazioni".  

"La proposta che sosteniamo - concludono le associazioni -  comprende perciò una duplice possibilità: la richiesta di permesso per "ricerca occupazione", di durata annuale e convertibile alla scadenza, oppure la richiesta di emersione dal lavoro irregolare, con sospensione dei procedimenti penali, amministrativi o fiscali in capo al datore di lavoro, fino all'esito del procedimento e loro estinzione in caso di definizione positiva, con rilascio di un permesso di soggiorno per lavoro di durata annuale e convertibile alle condizioni di legge".

Pubblicato in Nazionale

“Il caso che riguarda l'iscritto Vittorio Feltri va molto oltre le competenze che la legge ha demandato ai consigli di disciplina territoriali. Il presidente dell'Ordine lombardo mi ha rassicurato circa la trasmissione degli atti al giudice deontologico naturale, relativi all'ennesima segnalazione”.

A parlare è il presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti Carlo Verna. “Ma ritengo – prosegue Verna - che i comportamenti di questo signore rischino di travolgere l'immagine dell'intera categoria dei giornalisti italiani, che è mio dovere tutelare, a tal fine sarà dato mandato a un legale. L'Ordine nazionale si è tempestivamente relazionato con  Agcom,  cui tempo fa ha fornito un contributo significativo sul regolamento relativo al no hate speech, e monitorerà le trasmissioni in cui con maggiore frequenza in questi ultimi giorni sono state ascoltate espressioni  ampiamente fuori le righe caratterizzate da linguaggio discriminatorio”.

“Credo, infine, che il nostro codice preveda una sorta di fattispecie di ‘incauta ospitata’ a carico dei conduttori delle trasmissioni che pure saranno deferiti ai consigli di disciplina qualora non si dissocino fermamente come la carta dei doveri dei giornalisti esige , tema su cui la Cassazione ha puntualizzato : ‘esiste l'obbligo dell'intervistatore televisivo di intervenire se possibile nel corso dell'intervista, quantomeno interloquendo, chiedendo precisazioni, chiarendo, quando il caso, che quello espresso è solo il punto di vista dell'intervistato, se si rende conto che il dichiarante sta eccedendo i limiti della continenza’.  Se Feltri ha perso prima la lucidità e poi la bussola,forse perchè nella sua ossessione inconsciamente subisce l'idea che l'abbia inventata l'amalfitano Flavio Gioia, non saranno tollerate complicità.”

 

 

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Il 63% degli italiani è contrario ad una tassa di scopo, proporzionale rispetto al reddito, per sostenere la ripresa economica del Paese post Coronavirus, contro un 30% disposto ad accettarla ed un 7% che non si pronuncia.

Il dato emerge dalle risposte ad un sondaggio condotto, alla fine della scorsa settimana, nell'ambito dell'Osservatorio Coronavirus nato dalla collaborazione tra SWG e Area Studi Legacoop per testare opinioni e percezioni della popolazione di fronte ai problemi determinati dall'emergenza in corso.

Oltre alla domanda riguardante l'ipotesi di ricorrere ad un'imposizione fiscale ad hoc, agli intervistati è stato chiesto quali iniziative sarebbero disposti a sostenere personalmente per favorire la ripresa. Il 39% ha risposto di non essere disponibile a sostenere nessuna iniziativa, in quanto il sostegno alla ripresa del Paese è compito dello Stato, mentre il 27% ha espresso la disponibilità a finanziare progetti territoriali finalizzati al sostegno delle famiglie e delle persone in difficoltà (percentuale che sale al 34% nella classe di età 18-34) ed il 26% ad acquistare titoli di Stato a lunga scadenza (il 32% tra gli ultra cinquantacinquenni). La percentuale più elevata di chi pensa che il finanziamento della ripresa spetti esclusivamente allo Stato si registra nella classe di età 35-54 anni (43%), mentre il valore più basso (35%) nella fascia 18-34 anni.

“È allo Stato che in questa situazione di difficoltà i cittadini italiani chiedono di fornire le risposte necessarie”, ha commentato Mauro Lusetti, Presidente di Legacoop. “I risultati dei nostri sondaggi -sottolinea- mostrano la richiesta di un ruolo attivo del pubblico. Tuttavia, se chiamata in causa per concorrere finanziariamente ad affrontare la crisi, è evidente che la maggior parte dell’opinione pubblica rigetta l’ipotesi di una tassa di scopo. Piuttosto, occorre far leva sulla generosità e il senso civico degli italiani rispetto alle proprie comunità. In questo senso leggiamo la alta predisposizione dei giovani a finanziare progetti sociali a livello territoriale e un ampio sostegno, in particolare nella fascia più matura, per un 'prestito nazionale' volontario. In entrambe queste direzioni, la cooperazione avanzerà proposte concrete per stimolare i decisori pubblici e per contribuire alla ricostruzione del paese”.

Ai soggetti del campione sondato è inoltre stato chiesto, con la possibilità di dare tre risposte, di indicare quali settori produttivi ritengano che debbano essere maggiormente sostenuti in quanto parte del patrimonio nazionale. Il settore più indicato è stato quello della cultura e turismo (55%), seguito da agroindustriale (42%), artigianato (40%), manifatturiero (36%), terziario e servizi e commercio (24%), solidarietà e assistenza sociale (22%).

“Ripetiamo da anni -ha concluso Lusetti- che la cultura e il turismo sono una risorsa fondamentale per l’economia italiana: adesso è il momento di dimostrarlo. Se si ritiene che questi settori sono essenziali per la futura ripresa e la coesione sociale, non basta permettere alle librerie di riaprire: occorre investire e predisporre misure a tutela di questo patrimonio nazionale di esperienze imprenditoriali e dei lavoratori che lo animano".

 

 

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“A causa dell'emergenza sanitaria Covid-19, il mondo della Cultura è al collasso”. Così, registrando questa drammatica situazione, Fed.It.Art., la Federazione Italiana Artisti presieduta da Gino AURIUSO, che riunisce operatori culturali, spazi di aggregazione artistica e centri di formazione (teatro, musica e danza), il Forum Terzo Settore del Lazio con la portavoce Francesca DANESE e l’ARCI Lazio (che mette insieme più di cento circoli culturali tra Roma e Lazio) con il presidente Marco TRULLI, si appellano al Campidoglio per una serie di interventi indispensabili per la salvezza degli operatori culturali, teatrali e artistici in genere.

“Sopravvivremo alle conseguenze economiche-sociali del Coronavirus? Forse sì - si legge nell’Appello delle tre organizzazioni a Roma Capitale -, ma a patto di supportare immediatamente le centinaia di organizzazioni culturali disseminate ovunque, che danno lavoro a migliaia di operatori.” 

Gino AURIUSO, presidente di Fed.It.Art. afferma: “Sono questi spazi spesso degli autentici avamposti socio-culturali, che fanno da collante per le comunità periferiche e che oggi sono sul punto di chiudere e restituire i locali ai proprietari”. 

In questi spazi non solo affiorano talenti, ma si semina un bisogno culturale e una coscienza estetica, morale, culturale e civile. Sono queste le realtà meno protette da tutele pubbliche ma le più vicine alle specificità del territorio. Se non si aiuta la Cultura diffusa si rischia la desertificazione, con tutto quel che ne consegue. 

Nell’Appello congiunto di Fed.It.Art., Forum Terzo Settore del Lazio e Arci Lazio si sostiene che “anche Roma Capitale deve fare la sua parte, attraverso diversi interventi: al Comune di Roma proponiamo l’istituzione di un Fondo speciale salva-spazi (Teatri, Scuole di formazione artistica, Centri culturali, Circoli) per aiutare le strutture nel pagamento degli affitti; 
Riconoscendo alla Cultura il suo valore e la sua funzione di Servizio pubblico, sostenendo gli operatori culturali attraverso Avvisi pubblici che non solamente contribuiscano alle attività culturali, ma che le finanzino al 100% (come già indicato dall’Ordine del giorno dell’Assemblea capitolina del 13 Marzo scorso); sospendendo le tasse comunali (TARI, TOSAP, TASI, ecc.) fino alla fine della fase 2;  concedendo un credito a tasso zero con garanzia pubblica per i vincitori di bandi culturali attraverso accordi ad hoc tra Comune e banche; semplificando la fase amministrativa con abbattimento dell’eccessiva burocrazia”.  

“A tutte queste richieste, ad oggi, - aggiunge AURIUSO - il Vice Sindaco di Roma Capitale ha risposto con una convocazione di due ‘conference call’ il 23 e il 24 Aprile, senza però specificare le modalità del confronto. A nostro parere, c'è il rischio di un ascolto generico delle istanze che non comporterà reali provvedimenti”. 

ARCI Lazio, con Marco TRULLI aggiunge: “Siamo stati i primi a chiudere e saremo gli ultimi a riaprire. Senza un intervento economico immediato e tavoli di consultazione e progettazione si rischia il collasso del settore culturale. Nessun intervento di tutela ad oggi ha registrato il mondo dell'associazionismo e della Circolistica. I costi degli affitti a Roma anche per l'associazionismo di promozione culturale sono esorbitanti e le prescrizioni non permetteranno di sostenerne le spese. I nostri sono presìdi territoriali che durante l'emergenza stanno dimostrando l'importanza del ruolo di collante sociale e anche a loro sarà dato il compito di ricomporre la nostra comunità sociale, attraverso le iniziative artistiche che ogni giorno compongono una fetta rilevante dell'offerta culturale delle nostre città.” 

Per il Forum Terzo Settore del Lazio, Francesca DANESE sottolinea come siano necessari “interventi incisivi che sostengano realmente tante realtà diffuse sui territori, spazi e persone che, da sempre, producono cultura, creatività, innovazione e aggregazione sociale anche nei luoghi più periferici, una funzione importantissima ma spesso poco riconosciuta”. 

Alla Giunta Comunale - concludono l’Appello congiunto le tre organizzazioni a Roma Capitale - lanciamo dunque questo messaggio: non c'è più tempo, analizzate seriamente con noi le soluzioni praticabili, approfittiamo dell'emergenza Covid-19 per scavalcare qualche ostacolo burocratico e procediamo al più presto, con azioni chiare ed efficaci”.

Pubblicato in Lazio

Legacoop Marche e Confidicoop Marche hanno sottoscritto, in un momento così difficile e delicato per tutta l'economia nazionale e regionale, un protocollo d'intesa per fornire servizi d'eccellenza alle imprese cooperative che aderiscono all'associazione.

Il protocollo, firmato dal direttore di Legacoop Marche, Fabio Grossetti, e dal direttore di Confidicoop Marche, Emanuela D'Angelo, prevede di offrire alle cooperative aderenti a Legacoop Marche un supporto immediato e specializzato su tutta la materia creditizia, oggi divenuta ancor più strategica, nel tempo dell'emergenza Covid-19.

Una collaborazione che vedrà impegnati sin da subito Legacoop Marche e Confidicoop Marche nell'attuazione di tutte le misure messe in moto dal decreto Liquidità e dalla legge regionale n.13/2020 prevedendo delle azioni di supporto, di informazione e di sostegno dedicato alle cooperative aderenti in tutte le articolazioni da quello sociale e socio sanitario, dei servizi, del manifatturiero, dell'agroalimentare, della pesca e della cultura.

Questo accordo aggiunge un altro tassello alla riorganizzazione dei servizi di Legacoop Marche avviato agli inizi del 2020, un progetto che viene alimentato attraverso il miglioramento continuo dei servizi, con un partner di prestigio come Confidicoop Marche. Un accordo fondamentale per stare a fianco delle imprese cooperative, duramente colpite dall'emergenza economica provocata dalla drammatica situazione sanitaria promuovendo, in modo tangibile e concreto, interventi mirati all'informazione, alla consulenza finanziaria, al supporto nelle relazioni con il sistema creditizio e bancario. Un'azione di supporto alle cooperative per ricreare le condizioni per crescere e svilupparsi rilanciando gli investimenti e l'occupazione.

Pubblicato in Marche

Il primo caso confermato di un decesso per Covid-19 in Siria nord-orientale aumenta le preoccupazioni di Medici Senza Frontiere (MSF) per la preparazione e la capacità del paese di rispondere a un'epidemia di questo genere. Un sistema sanitario indebolito dal conflitto, ritardi nelle diagnosi e la chiusura delle frontiere rendono praticamente impossibile rispondere in modo adeguato all'epidemia di Covid-19.

Dopo nove anni di conflitto e operazioni militari nell'area, il sistema sanitario è al collasso. Molte strutture mediche non sono più in funzione e quelle ancora aperte faticavano a rispondere ai bisogni medici esistenti già prima dell'epidemia. Per la drammatica carenza di forniture e personale medico, diversi servizi e strutture sanitarie sono state costrette a chiudere, lasciando pazienti con malattie croniche e sistemi immunitari compromessi ancora più vulnerabili. MSF teme che le poche strutture mediche ancora aperte potrebbero presto essere travolte da un ingente afflusso di pazienti Covid-19 e molte persone saranno a rischio.

MSF lavora in collaborazione con le autorità sanitarie locali e altre organizzazioni per prepararsi a un aumento di pazienti Covid nell'area. MSF lavora in particolare all'Al Hassakeh National Hospital e al campo di Al Hol.

"Siamo molto preoccupati per la mancanza di test diagnostici, di attività di tracciamento dei contatti, per l'inadeguata capacità degli ospedali di gestire i pazienti e la limitata disponibilità di dispositivi di protezione individuale" dice la dott.ssa Crystal van Leeuwen, responsabile medico MSF per l'emergenza in Siria. "Al momento la risposta in Siria nord-orientale non è lontanamente sufficiente. È fondamentale un aumento significativo di assistenza da parte di attori sanitari, organizzazioni umanitarie e donatori".

MSF è particolarmente preoccupata per le condizioni nei campi rifugiati in tutta l'area, dove le persone vivono in spazi sovraffollati e congestionati, con scarso o nessun accesso alle cure mediche o all'acqua potabile. Nel campo di Al Hol, dove MSF ha iniziato a fornire cure medico-umanitarie a gennaio 2019, vivono circa 65.000 persone, di cui nessuna è autorizzata a lasciare l'area. Il 94% di loro sono donne e bambini. Secondo le autorità sanitarie locali, è stato individuato un paziente confermato di Covid-19 in Siria nord-orientale, ma i risultati del test sono arrivati in ritardo di due settimane, quando il paziente era ormai morto. Al momento l'unica capacità diagnostica disponibile nell'area è il Laboratorio centrale di Damasco. Testare i casi sospetti di Covid-19 e ricevere i risultati tempestivamente è molto complicato.

"La mancanza di capacità diagnostica affidabile e tempestiva rende praticamente impossibile individuare i casi nella prima fase, e questo ostacola pericolosamente la possibilità di rallentare la trasmissione del virus tra le comunità dall'inizio, quando è più importante" continua van Leeuwen di MSF.

Garantire che forniture e personale umanitario possano entrare in Siria nord-orientale attraverso l'Iraq nord-occidentale comporta numerose sfide. "Rispettiamo le misure contro il Covid-19 messe in atto dalle autorità del Kurdistan iracheno, ma occorre garantire esenzioni e facilitazioni agli operatori umanitari perché un adeguato livello di supporto possa raggiungere la Siria nord-orientale" dice Will Turner, responsabile dell'emergenza per MSF. "Gran parte del supporto umanitario alla Siria nord-orientale deve passare attraverso il Kurdistan iracheno. Abbiamo forniture supplementari estremamente necessarie e staff medico pronto a partire, ma non abbiamo le garanzie che possano entrare nel Kurdistan iracheno e proseguire verso la Siria".

MSF è pronta a supportare la risposta al Covid-19 in Siria settentrionale e in Iraq ma questa risposta resterà limitata se non verrà garantito un accesso tempestivo. MSF chiede con urgenza alle autorità di Kurdistan iracheno e Siria nord-orientale di facilitare un accesso tempestivo per le organizzazioni umanitarie, inclusa la possibilità che cargo umanitari e staff internazionale possano viaggiare ed entrare in entrambi i paesi.

MSF in Siria e Iraq per il Covid-19

In Siria nord-orientale MSF fa parte della taskforce umanitaria per il Covid-19 guidata dalle autorità sanitarie locali. Nell'ospedale di Al Hassekeh, MSF sta formando il personale e preparando la struttura per l'arrivo dell'epidemia. Tra le attività, la creazione di un reparto da 48 posti letto, l'introduzione di misure di sorveglianza, identificazione e gestione dei casi, e circuiti per reparti e triage, training sulle misure di prevenzione e controllo dell'infezione e sull'utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, per mitigare l'uso prolungato. MSF fornisce anche supporto logistico per la preparazione delle strutture mediche che dovranno ricevere i pazienti.

MSF continua le proprie attività regolari e il supporto all'ospedale e alla clinica ambulatoriale di Raqqa e all'ospedale materno di Kobane, sebbene la carenza di forniture e di possibilità di accesso del personale nel paese stia ostacolando significativamente queste attività.

Nel campo di Al Hol, continuiamo a gestire un centro nutrizionale e un centro di cure traumatologiche in una tenda per le persone che non possono raggiungere le cliniche. Forniamo supporto per la fornitura di acqua e servizi igienici nel campo. Abbiamo anche iniziato a mappare le persone vulnerabili che sono maggiormente a rischio di contrarre il virus in modo grave e stiamo diffondendo specifici messaggi di salute pubblica e distribuendo kit igienici. Ci stiamo preparando per trasformare il centro nutrizionale in centro per la gestione dei casi se ci sarà bisogno di maggiore capacità medica nel campo.

Ad Al Hassakeh, quando ci sono tagli alle forniture di acqua nella regione, MSF fornisce camion di acqua tra le comunità più vulnerabili nel campo.

In Siria nord-occidentale dall'inizio della pandemia di Covid-19, stiamo rivedendo i sistemi di triage e i flussi di pazienti negli ospedali e nei centri di salute che supportiamo nel governatorato di Idlib per garantire una rapida individuazione di possibili pazienti Covid. Questa misura viene presa per mettere i pazienti sintomatici sotto osservazione finché arriva un'ambulanza per portarli in una struttura dedicata per test e trattamenti. Nei campi abbiamo adattato i sistemi di triage delle nostre cliniche mobili per proteggere i pazienti e lo staff medico e abbiamo implementato misure di distanziamento sociale durante le distribuzioni di generi non alimentari. Stiamo anche diffondendo messaggi di salute pubblica su cosa fare per non ammalarsi o in caso di sintomi.

Anche in Iraq MSF sta contribuendo alla risposta contro il Covid-19. Il primo aprile abbiamo iniziato a supportare l'ospedale di Ibn El Khateeb gestito dal Ministero della Salute a Baghdad, identificato come uno dei principali ospedali per il Covid-19 in città. Stiamo fornendo alla struttura formazione tecnica sul triage e le misure di prevenzione e controllo dell'infezione.

A Mosul, MSF ha allestito un palazzo di 50 stanze gestito dal Ministero della Salute nel complesso ospedaliero di Al Salam per l'isolamento dei pazienti. Nello stesso complesso, un altro ospedale chiamato Al Shifaa ricostruito da MSF nel 2019 oggi è la principale struttura di riferimento per i pazienti Covid-19 nella provincia di Ninawa. MSF supporterà Al Shifaa realizzando 40 stanze per l'isolamento e 30 posti letto per i casi moderati e gravi.

Anche i progetti esistenti di MSF a Ninawa, Diyala, Kirkuk e Baghdad hanno rafforzato la propria capacità di triage, supporto nella prevenzione e controllo delle epidemie, e trasferimento dei casi negli ospedali del Ministero della Salute, secondo il protocollo stabilito dalle autorità sanitarie locali. MSF continuerà a monitorare la situazione e a confrontarsi sulle possibilità di fornire supporto al Ministero della Salute.

MSF e Covid-19 nel mondo

Sono oltre cinquanta gli operatori MSF impegnati nella risposta al coronavirus in Italia per condividere la propria esperienza nella gestione delle epidemie, in particolare nelle Marche e in Lombardia, con attività di supporto agli ospedali, a comunità vulnerabili come le strutture per anziani, ai medici di base e alle realtà del territorio. Diversi operatori che partono in missione con MSF da settimane sono in prima linea come medici del sistema sanitario nazionale.

L'intervento di MSF in risposta alla pandemia si estende in oltre 50 paesi tra Europa, Africa, Medio Oriente, Asia, Oceania e Sudamerica. I team MSF composti da medici, infermieri, logisti, promotori della salute e psicologi stanno supportando ospedali e centri di salute, formando gli operatori sanitari locali sulle misure per contenere il virus, e proteggendo persone vulnerabili come anziani, senzatetto e rifugiati, in collaborazione con le autorità sanitarie dei diversi paesi.

Pubblicato in Dal mondo

Il diritto allo studio, la formazione di migliaia di studenti, la necessità di innovare le tecniche, le strutture, i procedimenti e le logiche stesse della formazione sono sfide delicate e nevralgiche che comportano capacità, competenza e visione politica.

Il tema della disabilità è trasversale a tutte queste sfide, certamente non è una questione a parte o secondaria o da trattare in separata sede.

“Per questo motivo lascia perplessi e contrariati l’atto appena approvato dal Ministro dell’Istruzione che istituisce un Comitato di esperti che dovrebbe mettere rapidamente a punto un Piano generale per la scuola post-emergenza COVID”. A dirlo sono Fand e Fish Onlus.

“I nomi degli esperti – sostengono le federazioni delle associazioni con disabilità - e l’elencazione degli obiettivi del Comitato tradiscono purtroppo una considerazione del tutto marginale della disabilità. Non se ne trova traccia esplicita, non si rileva alcun nome che possa vantare esperienze o approfondimenti in materia di disabilità”.

Eppure la Fase 1, quella della piena emergenza, ha riservato molte lacune verso gli alunni con disabilità: “FAND e FISH l’hanno ripetutamente segnalato, denunciato, documentato anche in sede ministeriale: il sistema scolastico italiano non è stato in grado di supportare la didattica a distanza per gli alunni con disabilità, il sostegno, l’uso di ausili alla comunicazione e la personalizzazione di software didattico. Più volte le Federazioni hanno chiesto aiuti e supporti per gli studenti esclusi e per le famiglie lasciate sole. Poco si è ottenuto e – per il futuro immediato – queste mancanze richiedono impegno, coprogettazione, determinazione e conoscenza profonda dei dettagli, delle buone prassi e delle possibili soluzioni”.

Comune la reazione e l’istanza dei due presidenti Vincenzo Falabella (FISH) e Nazaro Pagano (FAND): “È un errore grave non avere considerato espressamente la variabile della disabilità negli obiettivi del nuovo Comitato. Dopo il recentissimo incontro con la Ministra Lucia Azzolina ci attendevano ben altro. A questo Comitato, pur carente di esperti sui temi che più ci interessano, auguriamo comunque buon lavoro. Alla Ministra Azzolina consigliamo invece di compensar e questa lacuna nell’interesse di tutti, in particolare dei diretti interessati. Saprà trovare le forme e i modi adatti per trasformare una delusione in una rinnovata produttiva disponibilità anziché acute; in un motivo di sterile conflittualità, senza dimenticare che la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità prevede il diretto coinvolgimento delle organizzazioni che le rappresentano, condizione al momento non rispettata”.

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