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Domenica, 12 Luglio 2020

Giovedì, 23 Aprile 2020 - nelPaese.it

Sono 120 i giovani umbri fra i 18 e i 28 anni che hanno ripreso lo scorso 16 aprile il proprio impegno nei progetti di servizio civile di Legacoop Umbria, rimodulati dopo l'esplosione dell'emergenza Covid-19.

Il Dipartimento per le Politiche Giovanili ed il Servizio Civile Universale ha pubblicato la Circolare di “impiego operatori volontari nell’ambito dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”. La finalità è consentire la riattivazione dei progetti sospesi: è dovere delle Istituzioni, degli Enti e dei volontari continuare ad assicurare, con responsabilità e consapevolezza, il loro contributo quotidiano. Gli operatori volontari di Legacoop saranno operativi nel sostegno agli anziani e ai soggetti fragili, assistenza Sociale, supporto al sistema scolastico, attività di comunicazione, realizzazione di progetti educativi o culturali, welfare leggero e supporto alla diffusione degli strumenti di prevenzione

«Le nostre Cooperative, anche se tuttora si trovano ancora in una fase emergenziale, condividono lo spirito e le finalità del Servizio Civile Universale . Per queste motivazioni abbiamo analizzato ogni singola situazione - spiega Andrea Radicchi Responsabile Servizio Civile Legacoop Umbria – e siamo riusciti a riattivare il servizio per 120 operatori volontari. In molti casi questa operazione ha richiesto energie e versatilità, in altri ha portato ad attivare collaborazioni con altre cooperative del sistema Legacoop e gemellaggi con altri enti. Le nuove emergenze ci fanno riscoprire il senso profondo del servizio civile: difendere la Patria in modo nonviolento per noi significa avere cura delle persone più fragili e dell’intera collettività umbra. Abbiamo inoltre riscontrato una importante risposta da parte degli operatori volontari consapevoli che la loro scelta possa aiutare il nostro territorio ad affrontare questa sfida al meglio».

Lo strumento del servizio civile ha dato, da subito, una spinta veloce per la ripartenza in quanto le forze giovani e motivate della nostra Regione stanno dando quell’energia e quella freschezza di cui il nostro sistema ha bisogno anche nella fase “2”.

“Ho scelto il progetto “Gli altri siamo noi” per fare un’esperienza diretta in una Comunità diurna per minori - racconta Raffaele 24enne operatore volontario di Assisi – ma ho accettato la rimodulazione del progetto perché lo spirito di squadra e umanità non devono mai mancare donando un pezzo del proprio cuore e del proprio coraggio per ripartire più forti di prima”

“La riattivazione del mio progetto in una comunità residenziale per disabili – spiega Federico 23enne di Foligno – mi ha permesso di sperimentare una modalità di comunicazione da remoto con alcuni ragazzi della struttura, soprattutto con una ipovedente. Attraverso la mia passione per i libri e la letteratura abbiamo creato uno spazio di lettura, un incontro virtuale che si estenderà a breve ad altri gruppi di lettura.”

“In un momento così difficile e carico di incertezze le nostre cooperative attraverso i propri operatori stanno quotidianamente fronteggiando in prima linea l’emergenza sanitaria continuando ad operare nei vari servizi – spiega Radicchi - Le cooperative, in particolare quelle sociali, sono state colpite duramente dai provvedimenti restrittivi che hanno sospeso tutte le attività didattiche, educative e culturali chiuso numerosi altri servizi. Tantissimi sono gli operatori sociali, sanitari, educativi che prestano ogni giorno la loro attività in condizioni anche di estrema criticità per fornire tutte le prestazioni necessarie e per trovare soluzioni al fine di non abbandonare anziani, minori, famiglie e tutte le persone fragili e far fronte a bisogni a cui da soli non si riesce a rispondere. Alla Circolare del Dipartimento abbiamo subito replicato con una riattivazione dei progetti, condivisa con i nostri operatori volontari, partendo anche dalle caratteristiche personali dei ragazzi per poter dare una risposta al nostro territorio con servizi a volte diversi da quelli offerti finora.”

Per i giovani sarà ancora di più una esperienza valoriale importante per la loro crescita personale e una iniezione di fiducia per la collettività e il bene comune. Con l’auspicio che nei prossimi mesi questi operatori volontari che oggi hanno risposto “si”, “noi ci siamo”, siano il volano da cui ripartire per costruire solide fondamenta per il futuro.

 

Pubblicato in Umbria

Nelle prime due settimane del mese di marzo 2020 le chiamate al 1522, il numero nazionale per le segnalazioni di violenza e stalking, sono diminuite del 55% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Ma la riduzione delle richieste di aiuto non è il riflesso di una riduzione del fenomeno: le misure restrittive adottate in questa fase di emergenza accrescono la difficoltà nel richiedere aiuto da parte di una donna costretta alla coabitazione forzata con un uomo maltrattante.

Per questo la cooperativa La Esse e la casa religiosa Domus Nostra hanno deciso di non rinviare oltre l’avvio del Centro delle donne libere dalla violenza, che da questa settimana sarà attivo da remoto e appena possibile aprirà, dal lunedì al venerdì, nella sua sede a Quinto di Treviso.

L’iniziativa nasce con finanziamento della Regione del Veneto grazie alla sinergia tra le due realtà trevigiane che mettono insieme le rispettive competenze e l’esperienza maturata in anni di lavoro con le donne e i minori, per garantire un contatto immediato. Per tutta la durata dell’emergenza sarà attivo il numero 3401008065, con segreteria h 24, disponibile anche con chat Whatsapp, e sarà possibile scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e attraverso la pagina Facebook.

Il nuovo Centro Antiviolenza accoglie e sostiene le donne nel loro percorso di uscita da situazioni di maltrattamento famigliare e violenza di genere, con il supporto di una rete di professioniste. L’equipe di lavoro coinvolge psicologhe, educatrici ed avvocate da anni impegnate in progetti e servizi per l’empowerment delle donne che subiscono maltrattamenti in famiglia, sia nel Centro Antiviolenza del Comune di Venezia che nel trevigiano, dove gestiscono la casa rifugio Casa Luna del Comune di Treviso che dispone anche di una pronta accoglienza.

In questo periodo il Centro Antiviolenza non è aperto al pubblico ma da remoto garantisce ascolto telefonico per la prima fase di accoglienza e valutazione del rischio e supporto nella messa in sicurezza per donne in pericolo. Un aiuto anche nella connessione con i Servizi Sociali Comunali e dell’Aulss di riferimento, e con le realtà del privato sociale, soprattutto per comprendere l’organizzazione di tutti questi servizi durante il periodo di emergenza.

Il servizio potrà dare inoltre sostegno psicologico, consulenza legale e orientamento nella ricerca di lavoro. Le operatrici concorderanno di volta in volta il canale più opportuno per agire in sicurezza, oltre al contatto telefonico, sarà possibile usare le piattaforme online skype, hangouts, zoom.

 

Pubblicato in Veneto

Amnesty International Italia, grazie ai dati raccolti da diverse associazioni, registra un generale e preoccupante incremento di episodi di violenza domestica nei confronti delle donne e sottolinea l’importanza, nell’ambito della campagna #nessunoescluso, di mantenere alto il livello di attenzione su questo problema nella gestione dell’emergenza da Covid-19. L’attuale stato di isolamento forzato sta intrappolando diverse donne nella situazione di subire le violenze dei propri partner che, in alcuni casi, diventano efferati omicidi.

In Italia, secondo le statistiche del Telefono Rosa, le richieste di aiuto delle donne, seppur calate di oltre il 55% rispetto all’analogo periodo del 2019 nelle prime due settimane di lockdown. La rete D.i.Re ha invece registrato una crescita esponenziale nella seconda metà del mese con circa 2900 casi di donne che si sono rivolte ai centri antiviolenza nel mese di marzo, oltre il 74% rispetto alla media mensile registrata nel 2018 (ultimo anno in cui i dati sono disponibili). Le maggiori richieste di aiuto sono arrivate dalla Lombardia e dalla Toscana. 

Amnesty International Italia ricorda e invita tutte le donne che subiscono violenza domestica a contattare il numero gratuito 1522, servizio pubblico promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità che offre anche la possibilità di chat per chi non potesse parlare. In alternativa si possono contattare i centri antiviolenza della rete Di.Re e di Differenza Donna, quest’ultima offre anche sostegno legale.

In questo periodo la Polizia di Stato ha esteso YouPol, l’app realizzata dalla Polizia di Stato per segnalare episodi di spaccio e bullismo, anche ai reati di violenza domestica. L’Associazione WeWorld ha lanciato un numero verde - 800.13.17.24 - per dare supporto alle donne in difficoltà o che si sentono oppresse dalla quarantena.

Inoltre, anche in l’Italia è stata lanciata l’iniziativa “mascherina 1522", una frase che le donne in difficoltà, per problemi di violenza domestica, possono utilizzare nelle farmacie per ricevere informazioni o attivare una forma di aiuto. Si tratta di un accordo tra i centri antiviolenza e la Federazione Farmacisti. Un ulteriore dato emerso da queste statistiche è che il 98% delle donne che hanno chiesto aiuto sono italiane, ciò significa che le donne migranti – come sottolineato da DifferenzaDonna - sono le prime a essere diventate invisibili, si tratta di una forma di discriminazione che rende ancora più difficile l’uscita da una situazione di violenza che vale anche per le donne con disabilità.

Amnesty International Italia accoglie con favore il potenziamento e l’incremento delle attività per tutelare e proteggere le donne vittime di violenza e ricorda di avere recentemente lanciato la campagna #nessunoescluso proprio per chiedere che non ci siano discriminazioni di alcun genere nella gestione dell’emergenza sanitaria in corso e sollecitare il massimo impegno da parte delle Istituzioni ad attuare provvedimenti coerenti con gli obblighi in materia di diritti umani.

 

 

Pubblicato in Nazionale

Dalla Grecia all'Islanda, dall'Italia alle Maldive. Tutto in un touch. Studenti, ricercatori o semplici curiosi potranno ritrovarsi, con un clic, sulle pendici di vulcani attivi, sui fondali oceanici, lungo faglie attive o all'interno di caldere vulcaniche. Ambienti reali fotografati con i droni e fruibili attraverso la realtà virtuale direttamente da casa.

Lo staff del Laboratorio di Realtà Virtuale per le Scienze della Terra – GeoVires (https://geovires.unimib.it/) del Dipartimento di Scienze dell'Ambiente della Terra dell'Università di Milano-Bicocca ha infatti deciso di mettere a disposizione quaranta siti geologici virtuali, denominati "Virtual Outcrops", per rendere esplorabili in prima persona siti geologici di varie parti del mondo. Sarà così possibile effettuare delle vere e proprie escursioni geologiche attraverso la realtà virtuale o i video a 360°, utilizzando degli appositi visori collegati a smartphone o PC. Chi non ha i visori, può comunque esplorare i siti in tre dimensioni.

Ogni Virtual Outcrop è arricchito da un'apposita spiegazione, in inglese, e dall'indicazione delle pubblicazioni scientifiche di riferimento, così da guidare gli utenti attraverso la fruizione e la comprensione del sito geologico. Tanti gli aspetti scientifici che potranno essere "studiati": dalla tettonica attiva ai vulcani, dai fondali marini del Mar Mediterraneo alle barriere coralline dell'Oceano Indiano fino ai fossili in laboratorio. La condivisione dei Virtual Outcrop continuerà anche dopo la pandemia, con lo scopo di mettere la scienza a disposizione di tutti. Sarà quindi sempre possibile esplorare siti che, in molti casi, sarebbero difficilmente raggiungibili a causa della loro localizzazione in regioni remote del pianeta.

“Riteniamo - spiega Fabio Bonali, tra gli ideatori dell'iniziativa e ricercatore di Geologia strutturale - che mai come in questo periodo sia importante condividere materiale utile per diffondere la conoscenza, rendendolo utilizzabile e fruibile da quante più persone possibili, in particolar modo usando tecniche di realtà virtuale. Da qui, la scelta di allestire il sito web, in collaborazione con altri istituti ed organizzazioni sia italiane sia straniere che da tempo lavorano sulla realtà virtuale all'interno di progetti condivisi”.

A livello italiano, stanno collaborando con GeoVires Lab il consorzio interuniversitario CRUST, l'Università degli Studi dell'Insubria di Varese e l'Osservatorio Etneo - INGV di Catania; a livello internazionale l'Università di Atene e l'European Geosciences Union.

“Il Laboratorio di Cartografia e Droni dell'Osservatorio Etneo dell'INGV - spiega Emanuela De Beni, ricercatrice dell'INGV che ha partecipato al progetto insieme al collega Massimo Cantarero -  ha messo a disposizione dei colleghi dello staff del Laboratorio di Realtà Virtuale per le Scienze della Terra dell'Università di Milano-Bicocca una serie di modelli "virtual outcrop" realizzati tramite tecniche fotogrammetriche SfM (Structure from Motion) per la loro diffusione in realtà virtuale. I droni mostrano ormai da anni delle grandi potenzialità quali strumenti indispensabili per il monitoraggio ambientale, la ricerca scientifica e la divulgazione. Siamo quindi fieri di condividere con altri colleghi i prodotti realizzati, con l'obiettivo comune di incrementare la possibilità di visitare siti unici e geologicamente molto interessanti come quelli che caratterizzano il territorio siciliano”.

GeoVires Lab nasce dall'esperienza maturata in due precedenti progetti, Argo3D (http://argo3d.unimib.it/) e 3DTeLC, coordinati da Alessandro Tibaldi, docente di Geologia strutturale. In quell'occasione è stato sviluppato un software mirato a consentire agli studenti di Milano-Bicocca di utilizzare la realtà virtuale immersiva per futuri studi geologici, con navigazione su modelli ad altissima risoluzione in grado di garantire una didattica innovativa e coinvolgente.

“Questo laboratorio rappresenta un'iniziativa di comunicazione scientifica estremamente innovativa, basata sull'utilizzo di immagini scattate ad altissima risoluzione, tramite droni, nel corso di una serie di spedizioni di ricerca in Islanda, sull'isola di Santorini e sull'Etna, alle quali ho recentemente partecipato - dice Federico Pasquaré Mariotto, docente di Comunicazione delle Emergenze ambientali dell'Università dell'Insubria -. Si tratta di una strategia di insegnamento virtuale che è particolarmente adatta ad essere utilizzata durante periodi di lockdown, ma che rappresenterà probabilmente uno dei capisaldi della didattica in ambito geologico e ambientale anche dopo il ritorno alla normalità”.

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Medici Senza Frontiere (MSF) sta rispondendo all’epidemia di Covid-19 in Brasile. Le équipe dell’organizzazione hanno iniziato a lavorare nella città di San Paolo, la più grande del paese e quella con il maggior numero di casi positivi di Covid-19, e a Boa Vista, nel Nord del paese, dove vive un numero significativo di migranti e richiedenti asilo venezuelani. 

A San Paolo, le attività MSF si concentrano in luoghi frequentati dalla popolazione dei senzatetto. A Boa Vista lavoriamo con i migranti e i richiedenti asilo venezuelani che vivono in condizioni precarie, in pochi spazi sovraffollati e spesso senza accesso regolare all’acqua potabile. MSF avvierà presto attività a Rio de Janeiro e un team è stato inviato nella città di Manaus, nello Stato di Amazonas, per valutare un possibile supporto alla risposta locale contro l’epidemia.  

In Brasile la complessità della pandemia è aggravata dal contrasto sorto tra diversi livelli di governo in relazione al distanziamento sociale, con pareri discordanti. 

“L’esperienza di altri Paesi in cui l’epidemia è arrivata prima che in Brasile ha mostrato l’importanza di adottare misure di distanziamento sociale” spiega Ana de Lemos, direttore generale di MSF Brasile. “È fondamentale rallentare il tasso di contagio quanto più possibile per ridurre il numero di casi gravi che raggiungono gli ospedali nello stesso momento. In una situazione come questa è cruciale avere un orientamento chiaro. Invece, stiamo assistendo alla diffusione di indicazioni contraddittore che ostacolano il rispetto delle misure necessarie”. 

A San Paolo tra i senzatetto: “Senza cure chi vive in strada morirà in strada” 

Il lavoro di MSF a San Paolo è iniziato nei primi giorni di aprile e si concentra su persone senza fissa dimora, migranti, rifugiati, tossicodipendenti e anziani. Questi gruppi di popolazione erano in uno stato di grande vulnerabilità già prima dell’epidemia. I nostri team forniscono visite mediche per la diagnosi e il tracciamento dei casi sospetti di Covid-19, indirizzano i pazienti in condizioni severe alle strutture ospedaliere e fanno attività di educazione alle misure di igiene. L’intervento è realizzato in collaborazione con le autorità locali e le organizzazioni che già lavoravano con i senzatetto in città. 

“Se non riusciamo a individuarli tempestivamente, i pazienti in condizioni gravi che vivono in strada moriranno in strada” afferma Silvia Dallatomasina, coordinatrice MSF per il Covid in Brasile. 

Le équipe di MSF stanno anche visitando i dormitori, le mense sovvenzionate dal governo e le realtà che distribuiscono cibo ai senzatetto. Inoltre, stiamo fornendo attività di formazione sull’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale agli operatori sanitari. 

A Boa Vista tra i migranti dal Venezuela 

Anche a Boa Vista, nello stato del Roraima, stiamo lavorando con le comunità vulnerabili, in particolare con i migranti e richiedenti asilo venezuelani. Il lavoro di MSF è realizzato in collaborazione con le autorità locali e con le altre organizzazioni, nell’ambito della “Operação Acolhida”, un’iniziativa delle autorità brasiliane e dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati per assistere i migranti venezuelani che arrivano in Brasile.  

Negli ultimi anni, è arrivato nel Roraima un alto numero di migranti e richiedenti asilo fuggiti dal Venezuela. Alla fine del 2018, MSF ha avviato attività a Boa Vista per supportare il sistema sanitario nazionale a gestire i bisogni in aumento. Con l’epidemia, MSF sta continuando questi progetti adattando parte delle attività per aiutare ad affrontare le nuove sfide del Covid-19. 

Le nostre équipe visitano regolarmente gli insediamenti informali dove vive un’ampia parte della popolazione migrante. La capacità dei campi ufficiali, dove le condizioni igieniche ed abitative sono ragionevoli, è di circa 7.000 persone. Ma ci sono decine di migliaia di persone che non trovano posto all’interno dei campi e vivono in insediamenti spontanei, spesso in condizioni di sovraffollamento, senza acqua potabile, rete fognaria e corrente. Altri ancora vivono in strada.  

“Il sistema sanitario nello stato di Roraima era già fragile e l’arrivo dell’epidemia ha peggiorato ulteriormente la situazione” spiega Silvia Dallatomasina di MSF. “Stiamo cercando di ridurre il peso sul sistema sanitario locale, sia in relazione al Covid-19 che alle altre malattie.”  I team di promozione della salute di MSF hanno visitato gli insediamenti informali, fornendo indicazioni sulle misure di igiene e distanziamento sociale. In collaborazione con altre organizzazioni, stiamo lavorando anche per ampliare l’accesso all’acqua nei campi ufficiali e informali e stiamo distribuendo kit per l’igiene sul posto.  

Il lavoro del personale sanitario a Boa Vista presta particolare attenzione alle persone con malattie pre-esistenti, perché sono le più vulnerabili al Covid-19. MSF fornirà anche formazione sulle misure di controllo e prevenzione dell’epidemia agli operatori sanitari che lavoreranno nell’ospedale allestito dal governo a Boa Vista per assistere i pazienti Covid. 

Oltre alle misure specifiche legate al Covid-19, MSF continua a portare avanti le attività dei suoi progetti, incluse cure mediche primarie in tre strutture sanitarie pubbliche, sessioni di salute mentale nei campi ufficiali e informali e le attività di promozione alla salute. 

Pubblicato in Dal mondo

In un bene confiscato alla camorra a Casal di Principe nasce il laboratorio per produrre i presidi contro il coronavirus: saranno destinati alle operatrici dei Centri antiviolenza di tutta Italia e contribuiranno a sostenere l’autonomia delle donne in uscita dalla violenza. 

Restare a casa per contrastare il contagio e contribuire a fermare la spirale di sofferenza che in modi diversi accomuna tutti al fine di tutelare e garantire la salute dell’intera comunità. Una misura che per la maggior parte della popolazione risulterà apparentemente semplice da rispettare in virtù del sacrificio minimo richiesto per fronteggiare la ferocia del Covid19 e che invece può non esserlo per le tante donne vittime di violenza per le quali l’obbligo di isolamento a casa può trasformarsi in un vero e proprio incubo.

Perché se già in condizioni normali è estremamente complicato liberarsi dalla violenza agita da mariti, compagni, padri, uomini dentro le mura domestiche, adesso – con le donne costrette nelle loro abitazioni – lo è ancora di più.

Fortunatamente le realtà che, da sempre e quotidianamente, si occupano della condizione delle donne anche in questa occasione si sono fatte trovare pronte e anzi hanno fatto in modo di mettersi ancora di più al servizio dell’intera collettività. In questo contesto, un aiuto concreto arriva dal Sud, quel Sud additato anche in questo periodo come esempio negativo: per il sistema sanitario deficitario e la presenza delle mafie che ostacolerebbero i finanziamenti dall’Unione europea.

Qui, in una realtà complessa come la Campania, da 20 anni opera la Cooperativa Sociale E.V.A. – un modello per tutto il Paese nella prevenzione e il contrasto della violenza maschile contro le donne e i bambini. Gestisce cinque Centri antiviolenza e tre case rifugio, tra cui Casa Lorena, Casa delle donne contro la violenza. Un luogo concreto e dell’anima che risponde praticamente e simbolicamente a tutte le dimensioni sopra citate. È infatti un centro che è stato realizzato in un bene confiscato alla camorra e pensato per accogliere e sostenere donne vittime di maltrattamento e abuso intra ed extra familiare.

Ma quello che lo rende ancora più utile è la scelta di non fermarsi ai percorsi di uscita dalla violenza, ma di dare alle donne anche l’opportunità di autodeterminarsi da un punto di vista lavorativo. Sia grazie alla presenza di uno sportello di orientamento alla formazione e al lavoro, sia perché la cooperativa E.V.A. ha deciso di investire direttamente in interventi di inserimento lavorativo per sostenere l’autonomia economica delle donne realizzando “Le ghiottonerie di Casa Lorena”, un laboratorio di catering, di produzione di confetture e pasticceria.

Adesso compie un passo in più: insieme alle associazioni Co2 Crisis Opportunity Onlus, daSud APS, la Rete San Leucio Textile e il Consorzio Agrorinasce, con un finanziamento della Regione Campania per il buon utilizzo dei beni confiscati, ha avviato un laboratorio per produrre accessori di alta moda sempre in un bene confiscato al clan dei Casalesi. A causa di questa terribile pandemia, ha deciso di rimodulare temporaneamente l’attività e di impegnare le donne fuoriuscite da situazioni di violenza nella produzione di mascherine contro il virus.

Al progetto aderiscono anche la sartoria del laboratorio del Teatro di San Carlo che metteranno a disposizione la loro arte sartoriale per trasmettere i loro saperi artigianali.

«Viviamo tutti settimane molto difficili - afferma Lella Palladino della Cooperativa Sociale E.V.A. – ma ci sono territori nel nostro Paese in cui le difficoltà diventano drammatiche: le diseguaglianze sociali preesistenti durante la quarantena si acuiscono. È quindi oggi più che mai indispensabile sostenere l’autonomia economica delle donne più in difficoltà reagendo alla crisi con azioni concrete che promuovano occupazione ed empowerment».

Inoltre i presidi di protezione confezionati dalla Cooperativa E.V.A. saranno anche destinati gratuitamente alle operatrici dei Centri antiviolenza di tutta Italia. Un'iniziativa che ha ricevuto il plauso della Ministra per le Pari Opportunità Elena Bonetti, oltre che un’idea potente e una sperimentazione virtuosa capace per la prima volta in Italia di tenere insieme il contrasto alle mafie, alla violenza di genere e al contagio.

Purtroppo però quel finanziamento da solo non è sufficiente a raggiungere obiettivi tanto ambiziosi. Come spiegano le organizzazioni promotrici dell’iniziativa, «c’è bisogno del sostegno e del supporto delle tante e dei tanti che, credono nelle potenzialità e nella forza di questo progetto per dimostrare da subito che l'esperienza negativa che stiamo vivendo porta con sé qualcosa di straordinario e cioè la costruzione di una società migliore che non lascia indietro nessuna».

Presto sarà così avviata una campagna di raccolta fondi a sostegno di una mascherina contro la violenza sulle donne, contro le mafie, contro il Covid19.

Pubblicato in Parità di genere

Questo 25 aprile 2020 in cui per la prima volta la Comunità di San Benedetto al Porto come il resto della città non potrà scendere in piazza per manifestare, abbiamo deciso di festeggiare con tutti gli amici e compagni condividendo un brano del docu-film "Il Canto del Gallo" (regia di Ugo Roffi, Chiarelettere Editore), dove Andrea racconta cosa è stata per lui la Resistenza e cosa significhi essere partigiani.

Come sempre Andrea riempie la scena ed è il protagonista. Si vede Andrea a Reggio Emilia, nel 2008, durante la Festa dell'Anpi dove saluta il partigiano Odino, lì presente, e ricorda come sopravvisse all'eccidio della Benedicta e ai campi di concentramento, aprostrofandolo con "Belin se sei sfigato"; in chiesa mentre canta 'Bella Ciao' insieme a Gino Paoli, in un'altra celebrazione del 25 aprile ricorda i Fratelli Cervi, legge brani della Città Futura di Gramsci e infine canta Bella Ciao durante la messa per festeggiare i 42 anni della Comunità San Benedetto al Porto sventolando un fazzoletto rosso.

Nel brano ci sono anche le testimonianze di Massimo Bisca, presidente Anpi Genova e Liguria che spiega il rapporto tra Resistenza sociale e lotta armata e come Don Gallo con il suo pensiero sia a tutti gli effetti "partigiano della Costituzione"; Vittorio Gallo, figlio di Dino, fratello di Andrea svela il legame fortissimo che correva tra i due fratelli e la scelta "totale" di partecipare alla Resistenza di Dino che influenzò così tanto il fratello minore, Andrea.

"Questa sera, quando torno a casa, voglio essere più uomo, più prete, più coordinatore di comunità, più antifascista, più anticapitalista" - dice Andrea nel filmato, e lo ripeteva spesso. In queste parole, nel suo messaggio, la Comunità di San Benedetto continua a riconoscersi, così come i tanti amici che continuano a stare al nostro fianco. Oggi più che mai abbiamo bisogno di osare la speranza, ricordando Andrea, e il suo messaggio.

Il documentario "Il Canto del Gallo" per la regia di Ugo Roffi, edito nel dicembre del 2012 da Chiarelettere (durata 90 minuti) alterna interviste realizzate ex novo con immagini di archivio della Comunità San Benedetto di Sergio Gibellini e fotografie dell'archivio di Don Andrea Gallo. Quello che verrà pubblicato per il 25 aprile è uno dei 5 brani di cui è composto il documentario: "Don Gallo, Partigiano della Costituzione" dedicato al rapporto tra Don Gallo e la Resistenza.

 

Pubblicato in Liguria

«Le idee nascono da un'urgenza, da un bisogno e da una volontà di realizzarle. C'è il 25 Aprile da festeggiare e quest'anno il rapporto con la memoria, la partecipazione e l'ideale non potrà esprimersi come sempre attraverso i canti, i cortei, la comunità e la passione che ci muove dentro.

Le condizioni attuali, a causa dell'emergenza sanitaria e del conseguente isolamento, dovrebbero indurci a riflettere sul rapporto che abbiamo con il valore della libertà, l'idea e la memoria di questa giornata. Cercando di superare questo nostro isolamento, abbiamo pensato, però, di elaborare una diversa proposta che desse significato alle lotte quotidiane e ci unisse con chi nel concetto e nella pratica della Resistenza ci mette contenuto, riflessione, immaginario e creatività oltre la ricorrenza.

Abbiamo, perciò, pensato e creato un video, ispirandoci alla citazione di un brano di EMILY Collettivo Musicale: "Siamo uomini e donne nella rete connessi e collegati", una frase dall'accezione in realtà negativa, in quanto riferita ad un mondo globalizzato e sempre più ingiusto, dalle forti diseguaglianze, a cui abbiamo voluto dare, però, attraverso questa iniziativa, un nuovo senso e un motivo per essere presenti e uniti nella lotta e nella memoria attorno alla stessa comunità sensibile e solidale, nonostante la distanza sociale».

EMILY Collettivo Musicale, collettivo nato nel 2006, con contenuti militanti e dalla poetica sociale, è stato il perno attorno al quale si sono unite le forze di diverse artiste/i e attiviste/i parmensi che hanno abbracciato l'iniziativa e partecipato con un loro contributo alla realizzazione del video, ognuno dei quali è stato libero nell'interpretazione e nel messaggio.

L'idea di unire diverse espressività artistiche nasce dalla volontà precisa di porre il riflettore sull'importanza della cultura come elemento fondante di una società più libera e più giusta, capace di veicolare messaggi di solidarietà e partecipazione in un momento invece di grave crisi del settore, sia economico che sociale.

Il video sarà trasmesso in live streaming sabato 25 aprile alle ore 12 sui canali social di EMILY Collettivo Musicale e degli artisti partecipi, oltre che in un evento facebook condiviso insieme all'Arci La.Loco di Osnago (Lecco) e i ragazzi di Zoe Records, con i quali il collettivo avrebbe dovuto organizzare un live per la giornata.

Al video e alla sua realizzazione partecipano: EMILY Collettivo Musicale, Gianluca Fogliazza (disegnatore, autore e interprete teatrale), Laura Cleri (autrice e attrice teatrale), Hisam Allawi (poeta e attivista curdo), Elisabetta Salvini (ricercatrice e storica, presidente Casa delle Donne di Parma), Lorenzo Melegari (videomaker).

 

Pubblicato in Cultura

La pesante crisi sanitaria, economica e sociale prodotta dal contagio da coronavirus sta producendo nel nostro Paese un'altra emergenza altrettanto pericolosa per il futuro dei cittadini, del sistema economico e per le libertà democratiche. Questa emergenza è quella prodotta dalle mafie.

Le mafie, a vari livelli, e nelle loro diverse specificità ed interessi, stanno lavorando ovunque nel tentativo di utilizzare anche questa emergenza per aumentare il proprio potere, economico e politico, a danno di tutti.

Queste preoccupazioni sono state al centro di un documento già pubblicato lo scorso 30 marzo, frutto della riflessione delle associazioni antiracket e antiusura aderenti a SOS IMPRESA-Rete per la Legalità. Un allarme che è stato oggetto di prese di posizioni delle più alte cariche dello Stato: dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, da Papa Francesco al ministro dell’Interno Lamorgese, dal capo della Polizia al procuratore nazionale antimafia Cafiero De Raho, oltre che da un ampio numero di magistrati. Finanche dalla Banca d’Italia ha richiamato il mondo bancario a comportamenti virtuosi e responsabili nei confronti delle imprese e delle famiglie in linea con le indicazioni del Governo e dell’interesse generale del Paese prima di tutto.

Papa Francesco, dall'alto del suo magistero, ha richiamato i rischi inerenti alla diffusione di povertà e dell’usura.

SOS Impresa-Rete per la Legalità ritiene che “la presenza forte e diffusa delle organizzazioni mafiose in questo momento nel nostro Paese sia ancora più pericolosa e potenzialmente lesiva anche della stessa tenuta democratica nazionale. Rileviamo elementi di una attività di fomentazione e organizzazione del disagio sociale popolare in aree e settori fortemente a rischio, soprattutto nelle periferie dei grandi centri urbani. Soffiano sulla tensione sociale in attesa di utilizzarla insieme a frange di estremismo populista e della destra estrema eversiva”.

Sulla base di queste riflessioni e per dare un contributo fattivo a partire delle specificità del nostro intervento, contrastare il racket e l'usura, “abbiamo deciso di costituire un Osservatorio nazionale antiracket e antiusura con lo scopo di promuovere e sostenere la raccolta di segnalazioni ed informazioni utili sulle attività mafiose in corso in tutto il Paese e segnalarle alle autorità competenti attraverso canali discreti e riservati”.

“Ci poniamo l'obiettivo di contribuire a delineare mappe territoriali delle criticità criminali – prosegue Sos Impresa - di monitorare i comparti economici più a rischio, mettere a disposizione delle forze dell'ordine e della magistratura testimonianze sul modus operandi della criminalità organizzata sui territori, offrire conoscenze esaustive sul welfare criminale utilizzando a pieno la rete nazionale delle nostre associazioni, gli imprenditori in prima fila e quelli che assistiamo, i commercianti, gli artigiani che vivono e lavorano sulla strada, nei quartieri, nelle città”.

“Noi riteniamo che sia indispensabile, e dovere di tutti, aiutare le imprese sane e le famiglie italiane a non finire inesorabilmente nella rete della criminalità, che è già pronta ad investire”, aggiunge l’associazione antiracket.

L’enorme disponibilità finanziarie e la velocità decisionale di cui dispongono le consorterie mafiose in tutta Italia “rischiano di arrivare prima dello Stato e rendere, oltre che tardivo ed inutile, addirittura dannoso un successivo intervento pubblico a sostegno di queste imprese che nel frattempo rischiano di essere diventate imprese a capitale mafioso o pesantemente infiltrate dalle organizzazioni criminali”

“Per queste ragioni – continua la nota - pensiamo che anche il mondo delle banche non possa sottrarsi al suo ruolo di protagonista in questa battaglia per contrastare il rischio mafioso. È successo troppo spesso, in passato, che i comportamenti e le scelte che alcune, anche importanti, componenti del sistema bancario, hanno eluso provvedimenti importanti a favore dei denuncianti e delle vittime dell'estorsione e dell'usura, pensiamo all'Accordo Quadro del 2007 e, troppo spesso, hanno assunto atteggiamenti compiacenti a favore dei poteri forti e di interessi grigi piuttosto che per gli interessi dei propri risparmiatori e del Paese. Non possiamo non rilevare come talune rigidità del sistema bancario e alcuni comportamenti troppo discrezionali favoriscano il dilagare del fenomeno usuraio in tutta Italia”.

“Anche su questo fronte intendiamo raccogliere segnalazioni e denunce di eventuali atteggiamenti di indisponibilità e/o discriminazione da parte di istituti o agenzie bancarie che gireremo direttamente agli organismi di vigilanza bancaria preposta al controllo della regolarità del sistema.

Rifuggendo da ogni atteggiamento autoreferenziale siamo impegnati anche nel fare rete con il vasto e vario mondo delle associazioni antimafia nel tentativo di dare vita ad una iniziativa unitaria che contribuisca a rendere più forte ed efficace lo sforzo che ognuno sta mettendo in campo nel comune obiettivo di difendere decenni di impegno e conquiste antimafia e per impedire che si torni indietro o che le stesse mafie si rafforzino sfruttando la crisi sanitaria, economica e sociale che il nostro Paese sta attraversando”, sottolinea Sos Impresa.

Tra le diverse iniziative l’organizzazione accompagnerà l’attività dell’Osservatorio con una massiccia campagna di sensibilizzazione su social nazionali dal titolo “Tutti uniti contro il virus della mafia”.

“Abbiamo, pertanto, messo a disposizione di questa iniziativa il nostro numero verde 800 900 767 e la nostra mail istituzionale Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. per raccogliere qualsiasi segnalazione, anche anonima per tradurla in denuncia concreta nelle sedi opportune e preposte”, conclude la nota.

  

 

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