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Sabato, 19 Settembre 2020

Venerdì, 24 Aprile 2020 - nelPaese.it

"Un buon risultato, raggiunto grazie al senso di responsabilità di tutte le parti sociali e al supporto assicurato dal governo, che consentirà una graduale ripresa delle attività produttive e la salvaguardia dell'occupazione nel rispetto della salute e della sicurezza dei lavoratori".

Il Presidente di Alleanza delle Cooperative, Mauro Lusetti, commenta così, anche a nome dei Copresidenti Maurizio Gardini e Giovanni Schiavone, l'intesa raggiunta questa mattina sull'integrazione del protocollo sicurezza che era stato siglato il 14 marzo.

"In vista dell'avvio della graduale ripresa delle attività imprenditoriali -sottolinea Lusetti- il protocollo è stato integrato sia per raccogliere i suggerimenti e le indicazioni fornite dall'Inail riguardo le procedure di corretta gestione della sicurezza nei luoghi di lavoro sia per correggere i limiti mostrati dalla sua applicazione".

"Il protocollo -conclude l'Alleanza- rappresenta un insieme di linee guida per le nostre cooperative che riprenderanno l'attività; non escludiamo che possano essere anche raggiunte intese a livello settoriale per entrare più dettagliatamente nel merito dei requisiti di sicurezza in funzione dei processi produttivi caratteristici dei singoli comparti di attività".

 

 

 

 

Pubblicato in Lavoro

A poco più di un mese dalla pubblicazione di un position paper sulla 'Valutazione della potenziale relazione tra l'inquinamento da particolato atmosferico e la diffusione dell'epidemia da Covid-19', la Societa' Italiana di Medicina Ambientale (Sima) fa sapere che il Coronavirus Sars-Cov-2 e' stato ritrovato sul particolato (PM).

 "Questa prima prova- commenta all'agenzia Dire Alessandro Miani, presidente Sima- apre la possibilita' di testare la presenza del virus sul particolato atmosferico delle nostre città nei prossimi mesi come indicatore per rilevare precocemente la ricomparsa del Coronavirus e adottare adeguate misure preventive prima dell'inizio di una nuova epidemia".

Questa prima parte della ricerca, prosegue il professor Leonardo Setti, coordinatore del gruppo di ricerca scientifica insieme al professor Gianluigi De Gennaro e al professor Miani, mirava "espressamente a cercare la presenza dell'Rna del Sars-CoV-2 sul particolato atmosferico. Le prime evidenze relative alla presenza del coronavirus sul particolato provengono da analisi eseguite su 34 campioni di PM10 in aria ambiente di siti industriali della provincia di Bergamo, raccolti con due diversi campionatori d'aria per un periodo continuativo di 3 settimane, dal 21 febbraio al 13 marzo".

I campioni sono stati analizzati dall'Universita' di Trieste in collaborazione con i laboratori dell'azienda ospedaliera Giuliano Isontina, che hanno verificato la presenza del virus in "almeno 8 delle 22 giornate prese in esame. I risultati positivi- precisa Setti- sono stati confermati su 12 diversi campioni per tutti e tre i marcatori molecolari, vale a dire il gene E, il gene N ed il gene RdRP, quest'ultimo altamente specifico per la presenza dell'Rna virale Sars-CoV-2. Possiamo confermare di aver ragionevolmente dimostrato la presenza di Rna virale del Sars-CoV-2 sul particolato atmosferico rilevando la presenza di geni altamente specifici, utilizzati come marcatori molecolari del virus, in due analisi genetiche parallele".

Secondo il professor De Gennaro questa è "la prima prova che l'Rna del Sars-CoV-2 può essere presente sul particolato in aria ambiente, suggerendo così che, in condizioni di stabilita' atmosferica e alte concentrazioni di PM, le micro-goccioline infettate contenenti il coronavirus Sars-CoV-2 possano stabilizzarsi sulle particelle per creare dei cluster col particolato, aumentando la persistenza del virus nell'atmosfera come gia' ipotizzato sulla base di recenti ricerche internazionali.

L'individuazione del virus sulle polveri potrebbe essere anche un buon marker per verificarne la diffusione negli ambienti indoor come ospedali, uffici e locali aperti al pubblico. Le ricerche hanno ormai chiarito che le goccioline di saliva potenzialmente infette possono raggiungere distanze anche di 7 o 10 metri, imponendoci quindi di utilizzare per precauzione le mascherine facciali in tutti gli ambienti". La prova che l'Rna del Sars-CoV-2 puo' essere presente sul particolato in aria ambiente, aggiunge ancora De Gennaro, "non attesta ancora con certezza definitiva che vi sia una terza via di contagio. Tuttavia, occorre che si tenga conto nella cosiddetta fase 2 della necessita' di mantenere basse le emissioni di particolato per non rischiare di favorire la potenziale diffusione del virus".

A tal proposito, l'epidemiologo Prisco Piscitelli spiega: "Ad oggi le osservazioni epidemiologiche disponibili per Italia, Cina e Stati Uniti mostrano come la progressione dell'epidemia Covid-19 sia piu' grave in quelle aree caratterizzate da livelli piu' elevati di particolato. Esposizioni croniche ad elevate concentrazioni di particolato atmosferico, come quelle che si registrano oramai da decenni nella Pianura Padana, hanno di per se' conseguenze negative sulla salute umana, ben rilevate e quantificate dall'Agenzia Europea per l'Ambiente, rappresentando anche un fattore predisponente a una maggiore suscettibilita' degli anziani fragili alle infezioni virali e alle complicanze cardio-polmonari. È arrivato il momento di affrontare il problema".

Commenta infine all'agenzia Dire Miani: "Siamo in stretto contatto con l'Organizzazione Mondiale della Sanità e con la Commissione Europea per condividere i risultati delle nostre analisi. Sono in corso ulteriori studi di conferma di queste prime prove sulla possibilità di considerare il PM come 'carrier' di nuclei contenenti goccioline virali, ricerche che dovranno spingersi fino a valutare la vitalità e soprattutto la virulenza del Sars-CoV-2 adesso al particolato. Intanto, la presenza del virus sulle polveri atmosferiche e' una preziosa informazione in vista dell'imminente riapertura delle attività sociali, che conferma l'importanza di un utilizzo generalizzato delle mascherine da parte di tutta la popolazione. Se tutti indossiamo le mascherine, la distanza inter-personale di 2 metri e' da considerarsi ragionevolmente protettiva permettendo cosi' alle persone di riprendere una vita sociale".

(Fonte: agenzia Dire)

Pubblicato in Nazionale

"La Regione Emilia-Romagna ha confermato la validità del sistema integrato di welfare, riconoscendo alla cooperazione sociale un ruolo fondamentale nella co-progettazione e nella gestione di servizi alla persona, a partire da quelli per anziani e disabili".

Lo segnalano le centrali cooperative riunite nell'Alleanza Cooperative Sociali Emilia-Romagna dopo l'incontro di ieri con la vicepresidente della Regione Elly Schlein e l'assessore alla Sanità Raffaele Donini.

"Le cooperative sociali gestiscono attualmente quasi il 70% dei posti accreditati in Regione dalla direttiva 514/2009" dichiarano i presidenti delle federazioni regionali di Confcooperative Federsolidarietà, Legacoopsociali e Agci Solidarietà". "Parliamo – precisano Luca Dal Pozzo, Alberto Alberani ed Emanuele Monaci - di circa 500 servizi accreditati frequentati da 23.000 persone nelle residenze e 4.500 nei centri diurni, con altri 18.200 utenti fragili che vengono seguiti con assistenza domiciliare".

Dal confronto di ieri è emersa la condivisione delle azioni da adottare nei prossimi giorni per proseguire nella collaborazione tra Regione e cooperazione sociale. “Elaborazione di linee guida chiare e condivise per le procedure di accoglienza e di diagnostica all'interno delle strutture per anziani. La possibilità per le cooperative sociali di procedere con l'autofornitura e gli acquisti in autonomia di mascherine e dispositivi di protezione individuale, evitando così incomprensioni con la Protezione Civile. Una modalità chiara e condivisa per la fatturazione dei servizi sospesi durante l'emergenza, come i centri diurni per anziani e disabili. La possibilità di impiegare a supporto delle operatrici e degli operatori socio-sanitari (e per svolgere solo compiti ausiliari e non professionali verso i pazienti no Covid) anche personale con esperienza nella cura di persone anziane e caregiver, prevedendo formazioni specifiche. La previsione di una nuova co-progettazione dei servizi in accreditamento rivolti alle persone con disabilità e anziane, alla luce dell'esperienza maturata con l'emergenza sanitaria Covid-19”.

 

 

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

Lo stato di emergenza connesso alla pandemia da SARS-CoV-2 ha prodotto una repentina modifica nella modalità di comunicazione con i familiari dei malati in tutti i setting di cura CoViD19, a causa delle misure di completo isolamento sociale. Il carico di enorme sofferenza psicologica si manifesta con una paura diffusa. Gli stessi operatori sanitari sono isolati dalle proprie famiglie, e devono gestire le conseguenze dell’isolamento dai propri congiunti anche nei malati che assistono.

Per offrire indicazioni operative condivise e basate su evidenze ed esperienze internazionali, le quattro società scientifiche maggiormente coinvolte nella prima linea CoViD19 (SOCIETA' ITALIANA DI ANESTESIA, ANALGESIA, RIANIMAZIONE E TERAPIA INTENSIVA-SIAARTI; ASSOCIAZIONE NAZIONALI INFERMIERI DI AREA CRITICA-ANIARTI; SOCIETA' ITALIANA CURE PALLIATIVE-SICP e SOCIETA' ITALIANA MEDICINA EMERGENZA URGENZA-SIMEU) hanno messo a punto e diffuso il Position Paper Intersocietario intitolato: “ComuniCoViD - Come comunicare con i familiari in condizioni di completo isolamento”. È un Documento operativo progettato e realizzato per essere utile a tutta la comunità sanitaria nazionale.

Il Position Paper è destinato alle realtà assistenziali in cui vengono gestite persone affette da CoViD19, in particolare se con quadri clinici instabili, ed il suo scopo è “facilitare l’équipe di cura nella comunicazione con i familiari, anche nelle condizioni estreme di completo isolamento”, visto che è noto che i malati e i loro familiari “ricordano quanto hanno ricevuto in termini non solo di risultati clinici ma anche di umanità, vicinanza e sostegno psicologico da parte delle équipe di cura”. La percezione di un'autentica partecipazione umana alla vicenda di malattia, sottolinea il Documento, “sarà particolarmente importante in caso di morte del paziente, e potrà influenzare il processo di elaborazione del lutto”.

“Ci è sembrato necessario mettere a punto questo Documento in tempi rapidissimi”, sottolinea Giovanni Mistraletti, responsabile del Progetto Intensiva 2.0 di SIAARTI, “perché ricevevamo numerose richieste da parte di colleghi, che si domandavano come comunicare le notizie cliniche senza potersi vedere di persona con i familiari. Ci sono problemi tecnici, giuridici, psicologici ed etici non scontati; era necessario che qualcuno esprimesse opinioni chiare ed autorevoli, presentandole in modo immediatamente fruibile. Certo, questo nostro contributo è una goccia nel mare, ma crediamo possa migliorare davvero il benessere dei familiari, e anche quello degli operatori”.

“Per noi infermieri di area critica, la partecipazione a questo Documento” afferma Silvia Scelsi, presidente ANIARTI, “è l'espressione di una esigenza che viene dal profondo sentire della professione, di presa in carico totale e di accompagnamento della persona malata e dei suoi familiari, nell'espressione dei loro bisogni, in un momento di totale difficoltà, rappresentato dalla malattia e dal ricovero in area critica. L'infermiere stabilisce una relazione di cura che gli permette di poter leggere i bisogni espressi dalla persona e progettare risposte adeguate, ma la relazione in questo particolare contesto viene alterata dalle necessità poste dall’isolamento sanitario: gli strumenti di comunicazione devono essere quindi adeguatamente modificati per raggiungere comunque l'obiettivo ed evitare che la persona ricoverata e la famiglia aggiungano all'esperienza già dura anche il senso di abbandono che genera l'isolamento.”

“Abbiamo ritenuto di proporre congiuntamente questo Position paper - commenta Salvatore Manca, presidente nazionale SIMEU - perché la gestione dell'emergenza è una filiera complessa, costituita da competenze complementari che hanno però basi comuni: il fattore tempo e la necessità di affrontare e comunicare momenti emotivamente molto impegnativi, per i pazienti, i familiari e gli stessi sanitari. È necessaria una cultura della comunicazione che deve essere parte integrante del bagaglio delle competenze sanitarie. Migliorare la comunicazione, fra professionisti e verso i pazienti e i loro familiari, non significa solo migliorare l'efficacia delle cure, ma rinsaldare un rapporto di fiducia reciproca".

“L'importanza della comunicazione con i familiari in questa drammatica fase”, precisa Italo Penco, Presidente SICP, “è essenziale in quanto va incontro ad un bisogno fondamentale dei familiari stessi, quasi sempre confinati in casa e impossibilitati ad accedere ai luoghi di cura, di avere regolari informazioni sulle condizioni cliniche del loro caro ricoverato e di essere rassicurati sul controllo delle sofferenze anche in caso di peggioramento".

Il Documento intersocietario “COMUNICOVID. COME COMUNICARE CON I FAMILIARI IN CONDIZIONI DI COMPLETO ISOLAMENTO” è composto da tre parti concettuali ed operative, che si integrano dando vita ad un approccio complessivo che risponde sia a problematiche teorico-organizzative che a necessità pratico-operative: presentazione degli Statements per la comunicazione ai familiari in condizioni di isolamento; istruzioni per gli operatori sanitari sulla comunicazione telefonica, corredate da checklist e da scheda operativa; discussione di tematiche chiave della situazione attuale, quale cornice teorica degli Statements.

Ma quali sono in una fase così intensa e convulsa come quella emergenziale gli scopi della comunicazione clinica con i familiari? Secondo il Position Paper – posti i cardini essenziali della comunicazione, che rimangono la verità dei contenuti, la coerenza e la gradualità – la comunicazione clinica ha questi obiettivi: fornire in modo comprensibile le notizie circa la malattia e le possibili opzioni di cura; ottenere informazioni sulle aspettative dei familiari riguardo alla malattia e sui valori e le scelte della persona ricoverata; manifestare empatia, dimostrare partecipazione e modularla caso per caso, per creare la migliore relazione di cura possibile con i familiari; rendere possibile l’espressione delle emozioni; prevenire incomprensioni e conflitti con l’équipe di cura.

Posti questi elementi essenziali, SIAARTI, ANIARTI, SICP E SIMEU hanno identificato Dieci dichiarazioni (Statements) fondamentali della comunicazione tra team sanitario e famiglia: Comunicare al familiare di riferimento le notizie cliniche almeno una volta al giorno e nel caso di ogni aggravamento sostanziale ed imprevisto. La comunicazione di notizie cliniche va effettuata dal medico che ha in cura il paziente. Esentare da questo compito un operatore che lo percepisca come troppo gravoso. Considerare e tutelare l’equilibrio emotivo degli operatori sanitari.Utilizzare una comunicazione telefonica, di videochiamata o, in casi particolari, scritta. Comunicare tramite email/sms può essere una utile strategia complementare.Comunicare con modalità adeguate all’interlocutore, inequivocabili, veritiere, argomentate. Ricostruire insieme ai familiari le volontà del malato. Informare esaustivamente sul controllo della sofferenza. Lasciar spazio ed accogliere le emozioni del familiare.

Ampio spazio è offerto all'interno del Position Paper alla riflessione sullo “spazio relazionale” che anche in emergenza è utile e necessario creare per stabilire una forma di contatto, con il malato, con i familiari, tra operatori, mosso da un sentimento di vicinanza che non si rivolge solo verso gli altri, ma che diviene bisogno per noi stessi, per dare un senso a questo terribile isolamento degli affetti. In questo senso “una telefonata, una videochiamata, una email, un racconto scritto, tendono a sostituirsi alla mancanza di un contatto fisico che il virus proibisce: poter comunicare con i familiari consente di creare uno spazio di ascolto in cui si raccolgono paure, angoscia di morte, timori per sé stessi e per i propri cari lontani, e in cui si tenta di infondere fiducia e speranza”.

Il Documento – che si presenta anche nella sua presentazione grafica con un'immagine autentica, una fotografia scattata all'interno di una terapia intensiva proprio in tempo di CoViD19 – è stato scritto da autori appartenenti a diverse discipline (medici, infermieri, psicologi, giuristi) ed è stato poi revisionato da un gruppo di esperti che include professionisti, persone che hanno vissuto l'esperienza del ricovero in Terapia Intensiva e loro familiari. È stato infine approvato dal Consiglio Direttivo di SIAARTI, ANIARTI, SICP e SIMEU.

La presentazione dei contenuti del Position Paper “COMUNICOVID. COME COMUNICARE CON I FAMILIARI IN CONDIZIONI DI COMPLETO ISOLAMENTO” sarà tema di un Webinar promosso dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nella giornata di Venerdì 24 aprile (alle ore 17), con la partecipazione di Giovanni Mistraletti (SIAARTI), Alberto Giannini (SIAARTI), Silvia Scelsi (ANIARTI), Luciano Orsi (SICP) e Fabio De Iaco (SIMEU).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in Salute
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