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Sabato, 19 Settembre 2020

Martedì, 28 Aprile 2020 - nelPaese.it

Avrebbe dovuto svolgersi dal 18 al 23 maggio, a Siena, l'edizione 2020 di In-Box dal Vivo, manifestazione che, grazie alla sua natura ibrida di concorso e festival di teatro contemporaneo, ha attirato nel corso degli anni, nella città toscana, centinaia tra artisti, operatori, giornalisti, diventando un appuntamento di richiamo nel panorama teatrale italiano.

Ideato da Straligut Teatro e sostenuto dal Comune di Siena, dalla Regione Toscana e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, il progetto In-Box costituisce un caso unico in Italia: due reti nazionali di teatri che si dedicano alla promozione di artisti e compagnie emergenti tramite due bandi annuali che mettono in palio tournèe di repliche pagate. Si tratta del bando In-Box, dedicato al teatro e alle sue contaminazioni, e del bando In-Box Verde, riservato al teatro per le nuove generazioni.

Nato a Siena nel 2009 In-Box ha accolto in 11 anni 3562 candidature, ha premiato complessivamente 59 compagnie e distribuito un ammontare di 459 repliche con circa € 450.000 di cachet per gli artisti. Sta in questo, infatti, l’originalità del progetto, che va ad agire concretamente nell'ambito della circuitazione degli spettacoli, carenza cronica del sistema italiano, con un’azione multipla di talent scouting, di sostegno alla precaria dimensione professionale dello spettacolo dal vivo e di audience development; le compagnie selezionate si dividono le repliche in palio e durante la stagione successiva portano i loro spettacoli nei teatri dei partner delle due reti.

L'edizione 2020 era partita in maniera molto promettente: 79 teatri partner, sparsi su tutto il territorio nazionale, e 469 le candidature pervenute ai due bandi. L’emergenza sanitaria legata al Covid 19 ha impedito l’organizzazione di In-Box dal Vivo, fase finale di selezione che, dal 2016, si svolge ogni anno a Siena, ma il progetto In – Box proseguirà regolarmente nell'individuazione della rosa di spettacoli da premiare e tra i quali distribuire le 87 repliche in palio (50 per In-Box e 37 per In-Box Verde). Tutto avverrà online tramite Sonar (www.ilsonar.it), piattaforma ideata da Straligut come strumento di lavoro per artisti e operatori dello spettacolo dal vivo, dove i giurati stanno visionando, dall'inizio dell'anno, i video integrali degli spettacoli e hanno a disposizione tutti i materiali sulle compagnie in gara. Questa procedura di selezione avveniva, di norma, fino all'individuazione dei finalisti, quest'anno il meccanismo sarà esteso anche alla fase finale di selezione.

Per questa edizione i 79 teatri, che stanno lavorando online con molti momenti di confronto, sceglieranno 12-14 spettacoli (6 per In-Box e 6/8 per In-Box Verde), fra i 469 pervenuti, da lanciare nei prossimi 24 mesi. “Si tratta di un 'ritorno al futuro' per In-Box, che fino al 2013 si è sempre svolto interamente online, senza le finali “live” di In-Box dal Vivo. Crediamo sia stato fondamentale mettere al sicuro questa edizione anomala e garantire l'assegnazione delle repliche, e di questo ringraziamo tutti i partner del progetto. La distribuzione diventerà ancora più cruciale per la ripresa dello spettacolo dal vivo a emergenza finita; speriamo che questo sforzo e queste date assegnate siano un buon auspicio per il teatro italiano oltre che un sostegno concreto per gli artisti in un momento particolarmente difficile. In-Box dal Vivo tornerà a maggio 2021, ovviamente a Siena”, dicono Francesco Perrone e Fabrizio Trisciani, coordinatori del progetto.

Alla fine della prima settimana di maggio saranno individuati i finalisti In-Box e In-Box Verde. Entro il 18 maggio le repliche in palio saranno distribuite fra i finalisti e il 23 maggio ci sarà la proclamazione dei vincitori. Altre info su www.inboxproject.it e sui canali social del progetto (Facebook e Instagram).

Pubblicato in Cultura

La pandemia da Covid-19 che ha colpito la Grecia ha reso evidente quanto anni di recessione e misure di austerità abbiano messo in ginocchio il sistema sanitario del paese.

Lo ha denunciato oggi Amnesty International nel rapporto “Serve una rianimazione: il sistema sanitario greco dopo dieci anni di austerità”, che racconta come i pesanti tagli operati dal 2010 abbiano fatto sì che molte persone non possano permettersi e avere accesso all’assistenza sanitaria. Gli operatori sanitari hanno riferito ad Amnesty International di lavorare con notevoli carenze di personale, una situazione di crisi aggravata dall’insorgenza del Covid-19.

“Carenze di staff e attrezzature ora fanno notizia ma in realtà sono anni che la sanità greca sta andando in pezzi”, ha dichiarato Marie Struthers, direttrice di Amnesty International per l’Europa. “È fondamentale che il governo riconosca questa crisi come un campanello d’allarme e inizi a investire in assistenza sanitaria e sociale”, ha aggiunto Marie Struthers.

Il governo greco ha iniziato a introdurre misure di austerità nel 2010, in risposta alla crisi economica globale cominciata nel 2008. La spesa pubblica ha subito un taglio del 32 per cento nei vari settori, con una diminuzione della spesa sanitaria pubblica che si attesta intorno al 43 per cento tra il 2009 e il 2017. Le riforme strutturali hanno aumentato la quota dei costi dell’assistenza sanitaria a carico dei pazienti. Inoltre, i tre programmi di aiuto economico concordati con i creditori della Grecia prevedevano delle condizioni, alcune delle quali hanno favorito o influenzato le misure di austerità che hanno dato origine a una sanità indebolita. 

L’impatto è stato avvertito con forza da personale e pazienti. Amnesty International ha intervistato 75 persone ricorse alle cure del sistema sanitario pubblico e 55 operatori sanitari. Circa il 90 per cento degli intervistati ha riferito ad Amnesty International di aver affrontato tempi di attesa prolungati e molti hanno descritto le difficoltà incontrate nell’accesso all’assistenza sanitaria a causa dei costi elevati.

Un uomo ha detto ad Amnesty International: “Oggigiorno, se non hai denaro non puoi ricevere assistenza sanitaria”. Un altro ha dichiarato: “Se non si tratta di un’urgenza, non ti resta che aspettare soffrendo”. Nel 2019, un uomo ha dichiarato ad Amnesty International: “Le persone con redditi bassi e i lavoratori sono i gruppi che con la crisi ci hanno rimesso. Hanno pagato con le loro tasse, le loro prestazioni sociali e con la loro salute”.

Il primo caso di Covid-19 in Grecia è stato registrato a febbraio 2020. All’inizio di aprile un operatore sanitario ha dichiarato ad Amnesty International: “Durante la crisi economica, ci sono stati tagli alla sanità che hanno causato nella maggior parte degli ospedali un dimezzamento del personale necessario… [Nel nostro ospedale] lavoriamo con metà del personale necessario e se dovessero aumentare i casi [di Covid-19] non potremmo sostenere la situazione”. 

Consapevole della debolezza del proprio sistema sanitario, il governo ha risposto alla pandemia di Covid-19 con una serie di misure di contenimento, tra le quali un tempestivo lockdown che ha aiutato a ridurre al minimo il numero di contagi e decessi. Il governo ha anche offerto un sostegno economico alla popolazione e stanziato 200 milioni di euro aggiuntivi per il sistema sanitario. 

Durante la pandemia, molte delle difficoltà affrontate dagli operatori sanitari nel periodo di austerità si sono inasprite, suscitando serie preoccupazioni per la loro salute, la sicurezza e le condizioni di lavoro. 

Gli operatori sanitari hanno riferito ad Amnesty International di trovarsi a lavorare con personale ridotto, carenza di dispositivi di protezione individuali adeguati e senza attrezzature mediche appropriate come ventilatori e letti di terapia intensiva.

Per quanto la crisi economica e le misure di austerità avessero avuto effetti specifici soprattutto su alcuni gruppi prima della pandemia, l’arrivo del Covid-19 ha peggiorato la situazione. “Dopo dieci anni di investimenti insufficienti, i servizi sanitari pubblici combattono in maniera eroica per rispondere all’attuale pandemia”, ha dichiarato Marie Struthers.

“Con una recessione che incombe a livello mondiale come conseguenza della pandemia, possiamo trarre da questa situazione importanti insegnamenti. Non deve ripetersi o essere replicata la dolorosa esperienza della Grecia dell’ultimo decennio e sarebbe opportuno non ritornare alla deleteria strategia di austerity”, ha concluso Marie Struthers.

Pubblicato in Nazionale

Mentre si definiscono con maggiore precisione quelle che saranno le possibilità di movimento per le prossime settimane, continua ad aumentare l’insofferenza per il lockdown. Lo dice il Radar di Swg che monitora il sentiment degli italiani ogni settimana.

I vissuti individuali

L’incertezza è massima: l’Italia è spaccata in due tra chi ritiene il Paese pronto per la Fase 2 e chi è di opinione opposta. Rimane alto il senso di insicurezza per le cose più comuni. L’economia però non può più aspettare ed è giusto fare qualche forzatura per consentire alle aziende di ripartire.

“Ho assolutamente bisogno di riprendere le mie abitudini” cresce al 70%, “Non ce la faccio più a stare in casa” piomba al 57% mentre arriva al 26% chi denuncia un peggioramento delle relazioni familiari stando a casa. Aumenta il senso di insicurezza al lavoro o sui mezzi pubblici. Per due intervistati su tre i cambiamenti saranno definitivi.

La percentuale di italiani che ritiene che la nostra economia non riuscirà a riprendersi per molto tempo è del 76%. La paura e il bisogno di riaprire le attività produttive vanno di pari passo.

Le questioni aperte dalla pandemia

Alla soglia della «Fase 2» ci sono diversi nodi che alimentano il dibattito pubblico. Uno di questi è l’introduzione della App per tracciare i contatti delle persone in funzione del contenimento della diffusione del virus. L’ampia disponibilità a derogare alla difesa della propria privacy espressa dagli italiani un mese fa ora si riduce leggermente, ma rimane maggioritaria e quasi il 60% si mostra disponibile a scaricare l’applicazione.

Cosa è successo in Lombardia? Prevale l’idea che le cause della particolare drammaticità della situazione in questa regione siano contingenti, ma il 32% le attribuisce a una gestione inefficace della crisi. Ad ogni modo, non è il sistema sanitario lombardo ad essere bocciato. Si parla poi della crisi del calo del prezzo del petrolio: per metà degli italiani essa rappresenta un ulteriore fonte di preoccupazione, mentre pochi la interpretano come un’opportunità dal punto di vista ambientale.

Sport, spettacoli, cultura

Sport e cultura hanno avuto in questi mesi un’occasione imperdibile per ripensarsi in senso sostenibile. Questo il pensiero prevalente degli italiani, che appoggiano l’aiuto dello Stato alla cultura, ma non agli sport maggiori. Per quanto la maggioranza di appassionati pensi di tornare velocemente ai precedenti livelli di consumo, una quota non irrilevante (e maggiore sulle attività culturali dal vivo) potrebbe rivedere le proprie abitudini di consumo e ridurre il proprio interesse per la fruizione di queste attività.

L’idea della piattaforma nazionale per lo streaming delle manifestazioni culturali desta l’interesse di una quota rilevante della popolazione, coinvolgendo anche chi in passato non aveva un particolare interesse per queste attività.

Pubblicato in Nazionale

“Quali sono state le reazioni da parte delle persone con disabilità e delle loro famiglie dopo la conferenza stampa di ieri sera del Presidente del Consiglio dei Ministri?"

È la domanda ricorrente da parte di vari giornalisti che stanno contattando in queste ore la Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap.

"C'è una forte aspettativa da parte delle famiglie e delle persone, sentimento che talora ingenera equivoci." Commenta Vincenzo Falabella, Presidente della FISH, a poche ore dalle dichiarazioni pubbliche del professor Conte. "Alle numerose richieste pervenute ai nostri sportelli e alle nostre associazioni federate rispondiamo che questo DPCM non contiene ancora quelle misure a sostegno delle famiglie che pure il Presidente del Consiglio ha preannunciato ieri sera. Il primo atto in cui ci si può attendere un'azione decisa a sostegno delle famiglie è notoriamente il decreto legge che il Consiglio dei Ministri con tutta probabilità approverà prima della fine del mese."

Congedi, permessi, bonus e sostegni per i mesi a venire saranno quindi definiti nell'atteso decreto legge.

"In realtà FISH non si aspetta solo qualche giorno di permesso o semplici formule di flessibilità lavorativa, pur essenziali alle famiglie e ai lavoratori con disabilità. Su questi aspetti ci si attende chiarezza e velocità di applicazione e che non si ripeta la vergogna della mancata applicazione dell'articolo 26 del decreto 'Cura Italia', quello che avrebbe consentito ai lavoratori con grave disabilità o con rischi immunitari di astenersi dal lavoro fino a fine aprile. È rimasto e rimarrà lettera morta, anche dopo l'improbabile emendamento in fase di conversione in legge, generando aspettative totalmente disattese e umiliando i lavoratori con disabilità."

"FISH – prosegue Falabella – ha chiesto ed aspetta un intervento articolato, solido e strutturale a sostegno della emergenza che tanti nuclei con persone con disabilità, tante persone con disabilità, tanti caregiver familiari stanno attendendo e non hanno avuto fino a questo momento. Abbiamo chiesto non solo servizi ma anche, vista la straordinarietà della situazione, indispensabili sostegni di natura economica ad iniziare dall'innalzamento delle pensioni e degli assegni per invalidità civile a 600 euro. Ci auguriamo di poterne trovare traccia scritta nel prossimo decreto legge."

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione
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