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Sabato, 19 Settembre 2020

Mercoledì, 29 Aprile 2020 - nelPaese.it

La diversità genetica delle antiche varietà locali di grano duro (landraces) può aumentare l'adattabilità delle colture ai cambiamenti climatici e perfezionare le caratteristiche nutrizionali della pasta.

Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista "Frontiers in Genetics" dal CREA con il suo Centro Cerealicoltura e Colture Industriali , in collaborazione con l'Università di Napoli Federico II, l'Università degli Studi di Sassari, l'Università di Bari "Aldo Moro" e l'Università Politecnica delle Marche. La ricerca è stata condotta con l'obiettivo di comprendere gli effetti del miglioramento genetico sulla diversità biologica del grano duro e di dare nuovo impulso all'attività sementiera nazionale, alla luce delle nuove sfide agro-ambientali, dei cambiamenti climatici in atto e delle mutate esigenze dei consumatori.

Lo studio

I ricercatori hanno recuperato e studiato i profili genetici di una collezione di varietà di grano duro, suddivisa in 3 gruppi: 1) vecchie popolazioni e varietà locali (landraces), 2) vecchie cultivar, selezionate a partire dall'inizio del XX secolo e 3) varietà moderne a taglia bassa coltivate in Italia a partire dagli anni 70 fino ad oggi.

I risultati hanno evidenziato il ruolo chiave svolto dalla varietà Cappelli nella storia del grano duro italiano, segnando il passaggio dalle vecchie varietà locali, coltivate nell'800, alle varietà moderne. Sin dalla sua costituzione, infatti il grano Cappelli è stato parte integrante di tutti i programmi di miglioramento genetico condotti in Italia. Ciò, se da una parte, ha esaltato le peculiarità quanti-qualitative della varietà selezionata da Nazareno Strampelli nel 1915, dall'altra, invece, ha determinato un appiattimento del panorama varietale per diversi decenni, fino all'affermazione delle varietà moderne a taglia bassa. Questa nuova fase, segnata dall'approvazione della "Legge di purezza della pasta" (L. 580/67) che fissava i limiti qualitativi della materia prima, si è tradotta, a partire dagli anni '70, nell'introduzione di nuovi materiali genetici e quindi di nuova variabilità genetica, attraverso un rilancio del settore sementiero privato e lo sviluppo di numerose varietà produttive di alto valore qualitativo.

Le ricadute L'analisi dei profili genetici di oltre 250 varietà di grano duro coltivate negli ultimi due secoli in Italia ha mostrato come le vecchie varietà locali (landraces) siano state scarsamente sfruttate nei programmi di miglioramento genetico.  Si tratta, invece, di un prezioso capitale di risorse cui attingere oggi con le moderne biotecnologie (es. selezione genomica, editing del genoma) per selezionare varietà efficienti non solo per resa e contenuto proteico, ma anche per aspetti legati alla sostenibilità delle produzioni (resistenza ai patogeni ed efficienza nell'utilizzo dell'acqua e dell'azoto) e alle caratteristiche nutrizionali e salutistiche della granella (composizione in fibra, amido, micronutrienti, assenza di micotossine e di metalli pesanti). Inoltre, la diversità genetica delle varietà locali italiane ben si presta ad attività di pre-breeding, in quanto le landraces, rispetto ai progenitori selvatici del grano duro (es. farro), hanno il vantaggio di essere già ben adattati alle nostre condizioni ambientali.

Per leggere l'articolo pubblicato:Taranto F., et al. "Whole genome scan reveals molecular signatures of divergence and selection related to important traits in durum wheat germplasm." Frontiers in Genetics 11 (2020): 217. https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fgene.2020.00217/full

Pubblicato in Ambiente&Territorio

In poco più di un mese Auser ha realizzato, nel solo Comune di Reggio Emilia, 1.000 consegne a domicilio di spese e farmaci.

Un’attività che, da metà marzo, da quando cioè è stata avviata, ha avuto una grande espansione. Un aiuto per la popolazione che è diventato sempre più prezioso, soprattutto per gli anziani. Gli interventi vengono coordinati dai volontari che rispondono al numero dedicato alle consegne (370/3118908) e vedono impegnati, sul territorio, 53 volontari.

Nelle ultime settimane, inoltre, è stata attivata una collaborazione fra Auser e il Centro Diabetologico Ausl di Reggio Emilia: finora sono state realizzate circa 80 consegne di medicinali al domicilio dei malati di diabete. L’iniziativa è stata attivata per garantire una maggior tutela rispetto a quelle persone che potrebbero essere più esposte al Covid-19.

Auser, vista anche la grande richiesta da parte della cittadinanza di consegna a domicilio di spesa e farmaci, cerca nuovi volontari: chi vuole può contattare i numeri  370/3118908 (per Reggio Emilia) e al 345/1791829 (per tutta la provincia).

Per saperne di più su tutte le attività che Auser sta portando avanti a Reggio Emilia e provincia consultare il sito www.auserreggioemilia.it.

«Desideriamo ringraziare tutte le volontarie e i volontari che ogni giorno aiutano la comunità e che, anche in un periodo difficile come questo, continuano a offrire il proprio contributo, sia facendo volontariato sul territorio sia dando supporto da casa. Ringraziamo anche i nuovi volontari, diversi giovani, che si sono avvicinati ad Auser in questo momento di emergenza, con il desiderio di aiutare le persone più fragili e sostenere il territorio. Ogni volontario è prezioso.», afferma la presidente provinciale Auser Vera Romiti.

 

 

 

Pubblicato in Economia sociale

JobLab è il nome breve di un progetto della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap (FISH). Il progetto mette in campo un insieme articolato di azioni di formazione e animazione, di promozione di reti, di ricerca e indagine, di diffusione e comunicazione nella convinzione di quanto sia rilevante favorire la conoscenza sui diritti, i servizi e gli strumenti per l’inclusione lavorativa. È importante che le conoscenze, almeno quelle di base, sulla legge 68/1999, sui percorsi, i servizi, gli incentivi, le regole per il collocamento mirato siano diffuse e consolidate fra gli operatori sociali e fra i quadri e gli operatori associativi.

“Il collocamento mirato delle persone con disabilità” è appunto il titolo del corso, ideato con la modalità della Formazione a Distanza, che si articola di 8 lezioni centrando i temi portanti: dalla identificazione degli aventi diritto, al ruolo e ai compiti dei diversi servizi, dalle modalità di iscrizione alle liste alla chiamata numerica o diretta, dagli obblighi delle aziende al sistema degli incentivi e delle sanzioni.

I partecipanti, oltre che seguire le diverse videolezioni, possono scaricare i materiali di sintesi e di approfondimento per ciascuna lezione, verificando anche passo passo l’efficacia dell’apprendimento.

Per realizzare al meglio il percorso FAD, FISH si è avvalsa dell’esperienza e delle capacità tecniche e didattiche di Forum PA, che ha elaborato i contenuti redatti dall’Agenzia E.Net coordinata dal responsabile scientifico Carlo Giacobini.

Il corso FAD prevede il rilascio di un attestato di frequenza e, agli assistenti sociali, anche di tre crediti formativi riconosciuti dal CNOAS (Consiglio Nazionale Ordine degli Assistenti Sociali) anche grazie al patrocinio di ISTISSS.

L’iscrizione al corso FAD è gratuita, ma avviene registrandosi prima alla Comunità di pratica del progetto. Ciò consente, a chi sia interessato, di approfondire successivamente il tema anche in una relazione collaborativa con gli altri partecipanti

Il corso FAD rimarrà aperto fino al 15 luglio 2020 a questo link https://www.fishonlus.it/progetti/joblab/

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Durante l'emergenza sanitaria le esperienze Erasmus+ scaturite dai progetti di cooperazione per il mondo della scuola forniscono risorse utili alla formazione online per i docenti che si trovano ad utilizzare la didattica a distanza.

Da anni le tematiche dell' e-learning e dell'apprendimento a distanza sono al centro di molti partenariati strategici Erasmus+ finanziati dall'Agenzia Erasmus+ Indire e realizzati dalle scuole italiane assieme ad organizzazioni legate al mondo della scuola in Europa.

Un esempio arriva da Rimini, dove il Centro Zaffiria ha coordinato il progetto APP YOUR SCHOOL. Il partenariato strategico per l'innovazione e lo scambio di buone pratiche si è sviluppato in cooperazione organizzazioni e scuole della Repubblica Ceca, Finlandia, Grecia, Lituania, Polonia, Portogallo e Turchia. Il progetto si è concluso nel 2019 e mostra quanto sia fondamentale investire nella creatività delle persone e nel digitale per migliorare i percorsi di apprendimento.

Tra gli obiettivi del progetto: promuovere la creatività giovanile attraverso lo sviluppo di "digital atelier". Si tratta di laboratori in cui l'insegnante propone le attività di scoperta e appropriazione usando le metodologia e gli approcci sperimentati da Alberto Manzi e Bruno Munari. Nel laboratorio viene proposta una esperienza educativa basata sull'uso creativo dei media, dei social, delle app, promuovendo modi innovativi di interagire con i media e di portare a termine positivamente azioni e comportamenti digitali incardinate nella vita quotidiana. Inoltre, durante il progetto sono state trasferite le pratiche mediali extrascolastiche (e le competenze degli studenti) all'interno del curricolo scolastico; si è promosso lo sviluppo della scuola come luogo in cui immaginare, pensare e "prototipare" il futuro; è stata valutata l'alfabetizzazione mediale e tecnologica degli studenti, le competenze sviluppate fuori dalla scuola, il loro livello di impegno e partecipazione civica.

Le risorse per a disposizione per la formazione dei docenti

Sono stati realizzati seminari nazionali ed europei per la formazione dei docenti e un toolkit in 8 lingue rivolto agli insegnanti per progettare e realizzare gli Atelier Digitali. I materiali sono disponibili e scaricabili a questo link:  https://bit.ly/2wGnTqG

Pubblicato in Cultura

Sono dispositivi medici di tipo I, in quanto hanno ottenuto dall'ISS l’approvazione alla produzione e alla commercializzazione grazie alla conformità alle norme UNI EN 14683 e UNI EN ISO 10993 (e in attesa della certificazione CE per la metà di maggio), sono lavabili 15 volte e prodotte con un trattamento anti-goccia (che blocca le goccioline espulse da chi le indossa) e anti-microbico.

Si tratta delle mascherine che 12 cooperative hanno iniziato a produrre poco più di un mese fa, grazie ad un progetto congiunto con Legacoop, e vendute fino ad oggi in 681mila pezzi.

Adesso, nel momento in cui l'avvio della fase due rende probabile un aumento della domanda di questi dispositivi di protezione individuale, le cooperative che le producono (coordinate dalla Cooperativa Sociale Quid) hanno scritto al Commissario Straordinario per l'emergenza Covid-19, Domenico Arcuri, affinché valuti la loro disponibilità, su forniture di oltre 500mila pezzi, di assicurare un prezzo unitario al distributore che, considerando la possibilità di utilizzo della mascherina fino a 15 volte, ammonterebbe ad € 0,25+IVA (risultante dal prezzo complessivo diviso per le 15 volte in cui la mascherina può essere utilizzata).

"Le mascherine prodotte dalle nostre cooperative -sottolinea il Presidente di Legacoop, Mauro Lusetti- sono frutto di un progetto che abbiamo attivato in linea con il principio della cooperazione tra cooperative per dare un contributo al Paese in un periodo di grave emergenza, stando al fianco dei lavoratori e delle comunità. A differenza delle produzioni usa e getta, queste mascherine, realizzate in tessuto naturale e utilizzabili più volte, rispondono all'obiettivo di una produzione ed un consumo sostenibili e sono frutto di un percorso di riconversione industriale totalmente italiano".

Pubblicato in Lavoro

Mantenere le relazioni con le famiglie e i bambini, garantendo la continuità e rinsaldando ancor di più l’Alleanza educativa, punto di forza nella normalità e, a maggior ragione, in questo periodo di sospensione.

È su queste premesse, e con un occhio al Vademecum di Save the Children per proteggere i bambini nei contesti di emergenza, che è nato #IORESTOALNIDOEASCUOLA, progetto della Cooperativa Sociale Cadiai inserito in un percorso di riflessioni pedagogiche mirate ad aiutare le famiglie a gestire i bambini in questo periodo critico, con una serie di proposte educative in continuità con quello che abitualmente viene svolto nei servizi. Allo stesso tempo, visto l’orientamento della Regione, la Cooperativa sta già pensando al futuro per essere pronti con modalità adeguate all’eventuale apertura di centri estivi.

“Siamo consapevoli – spiega Franca Guglielmetti, Presidente Cadiai – di quanto per i bambini sia importante il rapporto con le figure educative di riferimento, con i compagni di sezione, con quelle attività routinarie che costituiscono momenti ed esperienze particolarmente pregnanti e significative, vere e proprie occasioni di apprendimento e di crescita. Vogliamo proporre una continuità delle attività che trasmette un senso di sicurezza e aiuta al contempo le famiglie a scegliere le attività da proporre ai loro bambini e a non lasciarli troppo tempo a contatto con i media. Se il bambino non può andare al nido o alla scuola dell’infanzia, allora il nido e la scuola dell’infanzia possono in qualche forma arrivare all’interno delle case”.

“Riteniamo importante, oggi più che mai, continuare a mantenere viva ed autentica la nostra Alleanza educativa costruita con cura e dedizione nei mesi passati insieme – aggiunge Daria Quaglia, pedagogista Cadiai –. Questo momento di sospensione può essere per le famiglie un momento importante dedicato alla narrazione familiare: accanto alle esperienze del fare che puntualmente inviamo tramite diversi canali, crediamo sia fondamentale condividere l'importanza del racconto delle loro storie.

Il progetto è nato per mantenere attiva la nostra funzione educativa attraverso il filo conduttore della relazione con le famiglie e con i bambini, allo scopo di non depauperare tutto il lavoro fatto e gli obbiettivi raggiunti insieme. La CO-EDUCAZIONE è sempre stato il nostro punto di partenza e continuerà ad esserlo anche in questo momento di "dis-continuità" forzata, questa volta solo attraverso nuovi mezzi comunicativi, come i canali digitali”.

Con #IORESTOALNIDOEASCUOLA si trasporta l’esperienza giornaliera dei servizi Cadiai all’interno delle case per entrare in relazione con le famiglie, cercando di garantire il più possibile tutti gli elementi che caratterizzano la vita quotidiana all’interno della struttura: dalle attività mattutine e pomeridiane al supporto educativo e pedagogico a favore dei genitori, dall’attenzione all’alimentazione, agli incontri tematici di approfondimento.

Il progetto, al quale hanno aderito il Comune di Bologna e altri Comuni della Città Metropolitana, partito in forma sperimentale nelle settimane scorse, è da dopo Pasqua pienamente operativo su tutti i nidi e scuole dell’infanzia Cadiai di Bologna (Arcobaleno dei Pulcini, Gaia, Giovannino, Pollicino, Elefantino Blu, Abba – questi ultimi tre sia nido che scuola dell’infanzia e Progetto 1-6 come scuola dell’infanzia) e si sta estendendo anche alla provincia.

COME FUNZIONA

Con grande attenzione cura e professionalità da parte dei gruppi di lavoro (educatrici, collaboratrici e coordinatori pedagogici e gestionali), la famiglia riceve proposte mirate che partono dai loro bisogni individuali: bisogni di continuità educativa il più possibile vicina alle routine che giornalmente veniva assicurata e progettata nel servizio.

Tra le iniziative messe in campo ci sono per esempio la realizzazione del canale CADIAI INFANZIA su Youtube dove le famiglie possono consultare video tematici (per esempio playlist dedicate al bambino e alle famiglie, canzoni, proposte laboratoriali, incontri individuali con le famiglie e/o a piccoli gruppi etc), sono stati attivati spazi di download di proposte specifiche per le varie sezioni del nido e della scuola, nonché momenti live attraverso piattaforme dedicate. È stato anche attivato un servizio di “Fiabe al telefono” che dal lunedì al venerdì consente di ascoltare una favola letta da un’educatrice esperta. COLLOQUI VIRTUALI con le famiglie ed i bambini interessate per il sostegno e la condivisione della giornata. Infine, è stato potenziato il servizio di Sportello Pedagogico con l’obiettivo di sostenere e orientare i genitori nel proprio ruolo di adulti “educanti” ma anche nei confronti del nostro gruppo di lavoro, per prenderci cura del loro stato emotivo e psicologico in questa fase di grande trasformazione economica, sociale, culturale e sicuramente anche personale.

“Quando questo tempo straordinario, di pausa forzata, si risolverà, il nostro pensiero educativo a favore delle esperienze reali, concrete, extra-digitali sarà sempre posto in primo piano – puntualizza Daria Quaglia–. Ora però viviamo un tempo in cui dobbiamo sfruttare in maniera positiva la tecnologia che può tenerci in contatto, seppur a distanza. Sempre in modo non sterile, ma arricchente, a sostegno del dialogo e della relazione. Questo significa che il bambino non va lasciato solo davanti allo schermo, passivamente. L'utilizzo della tecnologia è a sostegno delle famiglie, non si sostituisce in nessun modo a loro in questo periodo di emergenza straordinaria”.

I feedback dei genitori sono molto positivi e incoraggiano ad andare avanti in questa direzione: “Vi ringrazio per le email e per i vostri continui spunti di lavoro – ha scritto una mamma –, soprattutto grazie per le letture dei libri... a me è venuto il magone quando mio figlio ha sentito per la prima volta la lettura di "bubo" letta dalla sua dada che non solo ha riconosciuto ma che poi chiamava per tutta casa chiedendomi di andare all'asilo!!! ci mancate molto ma soprattutto manca molto a mio figlio la sua quotidianità, i compagni e le dade! Stiamo facendo molte cose insieme e abbiamo fatto molti progressi”. “Trovo bellissimo – ci scrive un’altra mamma – che spieghiate ai genitori che in questo momento si devono sostituire alle dade come "insegnare" ai bambini delle cose fondamentali attraverso gesti apparentemente inutili (per noi adulti). Bravissimi.”

 

Pubblicato in Nazionale

Quarantuno volti di lavoratori e lavoratrici lgbti impegnati nell'emergenza sanitaria raccolti in un video per celebrare il 1° maggio, la festa dei lavoratori.  La campagna, dal titolo Io ci sono, noi ci siamo, ha come protagonisti medici, volontari e volontarie, infermieri e infermiere, operatori e operatrici in ambito sociosanitario, sindaci, impiegati pubblici, educatori ed educatrici, giornalisti, tutte persone lgbti che durante questo periodo drammatico hanno fatto la loro parte per prendersi cura delle persone malate o in difficoltà. 

I 41 testimonial della campagna hanno risposto a un appello diffuso alcune settimane fa dall'associazione, inviando una  foto e una frase per testimoniare la loro esperienza sul campo come professionisti o volontari. 

La campagna è un omaggio a tutti loro che hanno contribuito alla realizzazione del video, ma anche a tutti coloro che non sono rappresentati ma che stanno comunque lavorando per la salute pubblica. "La campagna - spiega Manuela Macario, responsabile politiche per il lavoro nella segreteria nazionale di Arcigay - è anche un'affermazione della visibilità che le persone lgbti hanno il diritto di avere anche nei contesti lavorativi. Non dover nascondere la propria identità, la propria dimensione sentimentale e relazionale, significa lavorare in condizioni di maggior benessere; significa sentirsi parte di una squadra, sentirsi parte di quella comunità che è formata dai propri colleghi. E in momenti così difficili come quelli che stiamo ora vivendo è quanto mai essenziale essere uniti, essere parte di un insieme, fare squadra. Tutto ciò è possibile solo se ognuno e ognuna, nel proprio contesto lavorativo può sentirsi libero di agire e narrare se stesso, senza timore di essere giudicato e discriminato, senza paura di essere escluso".

Nella giornata del 1° maggio, alcuni dei protagonisti del video parteciperanno a una diretta Facebook organizzata da Arcigay alle 16 e trasmessa dalla pagina Facebook dell'associazione e dall'homepage del sito arcigay.it. Si ringraziano per il contributo alla realizzazione della campagna  Luciana Passaro, che ne ha curato l'editing, e il giovane compositore Mattia Vlad Morleo che ha gentilmente concesso l'utilizzo del suo brano Rugiada, colonna sonora del video.

 

Pubblicato in Parità di genere

Da Siena a Philadelphia passando per Avellino e Napoli. Passa per queste città la scoperta che porta un contributo alla lotta contro i tumori. Dopo quattro anni di ricerca finanziati con fondi statali e federali americani lo studio è stato pubblicato sulla rivista Nucleic Acids Research dell'Università di Oxford.

Si tratta di una proteina nota per il suo ruolo nella regolazione dell’espressione genica, cioè quel cammino che dal gene porta alla produzione della proteina corrispondente, che ha in realtà un compito fondamentale nel prevenire l’accumulo di mutazioni e l’insorgenza di malattie come il cancro.
La sua sigla – come riporta l’Ansa – è HNRNPD e chi ha svelato questo ruolo sono i ricercatori del gruppo di Antonio Giordano, Direttore dell’Istituto Sbarro per la ricerca sul cancro presso la Temple University di Philadelphia (Usa) e professore all’Università di Siena.

Lo scienziato ha messo insieme un team interamente italiano che, dopo quattro anni di ricerca finanziati con fondi statali e federali americani, ha pubblicato sulla rivista Nucleic Acids Research(dell’Università di Oxford) uno studio sul ruolo della proteina HNRNPD nella riparazione del Dna: “Quando i nostri meccanismi di riparazione non funzionano più – spiega Giordano – si verificano non solo tumori ma anche altre patologie e il nostro studio aiuterà anche a chiarire la funzione che alcuni farmaci hanno o potrebbero avere nel cercare di fermare la progressione tumorale”.

Direttore dell’Istituto Sbarro per la ricerca sul cancro presso la College of Science and Technology at Temple University, Giordano ha creato un team composto da ricercatori italiani presenti a Philadelphia in costante contatto con i team italiani dell’ Università degli Studi di Siena, dell’Istituto Tumori di Napoli Pascale e CROM di Mercogliano (Avellino).

L’abilità delle cellule di riparare il Dna danneggiato è fondamentale nello sviluppo del cancro. Gli autori dello studio “hanno scoperto – spiega Giordano – che silenziarel’espressione di HNRNPD influisce negativamente sulla risposta globale al danno del Dna. Ma hanno anche dimostrato che l’eliminazione totale di HNRNPD compromette la risposta cellulare al danno al Dna indotto dal farmaco chemioterapico camptotecina e rende le cellule tumorali più sensibili a questo farmaco e anche all’olaparib, un farmaco che mira specificamente al processo di riparazione del Dna usato contro alcuni tipi di cancro al seno e delle ovaie”.

I ricercatori hanno identificato HNRNPD con un approccio noto come ‘gene fishing’ (pesca genetica) utilizzando una struttura sintetica di Dna progettata da Luigi Alfano Istituto Nazionale Tumori IRCCS "Fondazione G. Pascale" Crom Centro Ricerche Oncologiche , autore principale dello studio) nel laboratorio ‘Ciclo cellulare e cancro’ coordinato da Francesca Pentimalli. E nella ‘pesca genetica’, la struttura sintetica di Dna è stata utilizzata come ‘esca’ per catturare le proteine nucleari in grado di legarsi con essa.

Un gruppo di tali proteine è stato isolato e successivamente identificato da Luca Binie Claudia Landi dell’Università di Siena. Tra queste i ricercatori si sono concentrati su HNRNPD la cui perdita induce senescenza cellulare e invecchiamento prematuro nei topi, caratteristiche associate a una difettosa risposta al danno del Dna. “L’identificazione dei meccanismi di riparazione del Dna – osserva Giordano – si è rivelato un approccio potente per la terapia del cancro, come esemplificato dall’uso clinico dell’olaparib per il trattamento di vari tumori. L’identificazione di HNRNPD potrebbe essere utile per progettare nuovi approcci antitumorali“.

(Fonte: Ansa)

 

 

 

Pubblicato in Salute

Il Tribunale di Brescia, con decreto emesso in data odierna ha dichiarato discriminatoria la delibera del Comune di Bonate Sopra (Bergamo) che limitava l'accesso ai buoni spesa destinati al sostegno delle famiglie colpite dall'emergenza COVID ai soli stranieri in possesso del permesso di soggiorno per lungo soggiornanti, escludendo quindi i titolari di un permesso ordinario per famiglia o lavoro, i titolari di protezione internazionale, i richiedenti asilo). 

Il Tribunale ha accertato il carattere discriminatorio della condotta tenuta dal Comune di Bonate Sopra e della delibera n. 33 del 6/4/2020 (pubblicata in data 10/4/2020) con la quale erano stati adottati criteri e modalità di selezione delle domande per l'erogazione delle risorse da destinare a misure urgenti di solidarietà alimentare sotto forma di "buoni spesa", ai sensi dell' Ordinanza della Protezione civile 658/2020, nella parte in cui tali criteri contenevano, per gli stranieri extra UE, il requisito del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo "anziché dei soli requisiti relativi alla condizione di disagio economico e alla domiciliazione nel territorio comunale." 

Il Comune di Bonate era infatti uno dei pochi, in tutta Italia che aveva scelto di "selezionare" gli stranieri richiedendo loro un requisito di lungo residenza in Italia pur a fronte di una prestazione di assoluta emergenza, destinata a rispondere alle immediate esigenze alimentari derivanti dal blocco delle attività. 

In primo luogo il Tribunale di Brescia, nel ricostruire il quadro normativo relativamente agli aiuti alimentari per acquistare beni alimentari e di prima necessità, ricorda la discrezionalità limitata dei Comuni nella fissazione dei criteri di accesso alla prestazione. 

Secondo il Tribunale di Brescia (giudice dott.ssa Pipponzi) il criterio indicato dal Comune di Bonate Sopra è "precluso dall'Ordinanza governativa" ed è anche illogico perché esclude proprio gli stranieri più bisognosi che, proprio per carenza di un reddito minimo non hanno ancora avuto accesso al permesso di lungo periodo. E aggiunge che comunque gli aiuti alimentari costituiscono misure emergenziali volte a soddisfare le difficoltà economiche delle persone maggiormente vulnerabili nel rispetto del "diritto all'alimentazione che costituisce il presupposto per poter condurre un'esistenza minimamente dignitosa e la base dello stesso diritto alla vita e alla salute, quindi che appartiene a quel nucleo insopprimibile di diritti fondamentali che spettano necessariamente a tutte le persone in quanto tali;" 

Il ricorso era stato proposto dalle associazioni ASGI e da Fondazione GUIDO PICCINNI - con il patrocinio degli avvocati Alberto Guariso e Livio Neri - in rappresentanza della generalità degli stranieri e dunque la decisione riguarda tutti gli stranieri finora esclusi a causa della clausola sul titolo di soggiorno. Il Giudice ha però anche sancito che il riferimento deve essere quello del mero domicilio sul territorio e non della iscrizione anagrafica, con ciò imponendo al Comune di tenere conto anche delle persone bisognose che per qualsiasi motivo non hanno potuto iscriversi all'anagrafe: sotto questo aspetto la decisione non potrà che essere applicata dal Comune anche agli italiani, che non potrebbero ovviamente ricevere un trattamento più limitativo rispetto a quello degli stranieri. 

Le Associazioni che hanno promosso il ricorso esprimono "soddisfazione per questa importante pronuncia che fa seguito ad altra analoga del Tribunale di Roma e apre la strada al riconoscimento di un welfare universale che si basi – soprattutto in questo periodo di emergenza – sul criterio dell'effettivo bisogno (in ossequio alle indicazioni della recente sentenza della Corte Costituzionale n. 44/2020) e non su presunti requisiti di "radicamento" sul territorio locale o nazionale".

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