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Sabato, 31 Ottobre 2020

Venerdì, 03 Aprile 2020 - nelPaese.it

Si svolgerà con una diretta streaming da Faenza - sul canale You Tube user/teatroduemondi - sabato 4 aprile dalle 15 alle 18, l'incontro internazionale Mauerspringer. Forme di espressione artistica e di partecipazione nel teatro di strada promosso dal Teatro Due Mondi e curato da Cristina Valenti (docente di Storia del Nuovo Teatro e Teatro sociale, Università di Bologna), con il patrocinio di Dipartimento delle Arti - Alma Mater Studiorum Università di Bologna, Dipartimento di Scienze dell'Educazione 'Giovanni Maria Bertin' - Alma Mater Studiorum Università di Bologna.

L'appuntamento – che si sarebbe dovuto svolgere presso gli spazi del DAMSLab di Bologna – è l'evento conclusivo del progetto Europeo MAUERSPRINGER cofinanziato dal programma Europa creativa dell'Unione Europea e realizzato con il contributo di Regione Emilia-Romagna e Comune di Faenza, in collaborazione con Unione della Romagna Faentina, Goethe Zentrum di Bologna, Alliance Française di Bologna, Assemblea Legislativa Regione Emilia-Romagna, Europe Direct Emilia Romagna.

L'incontro vuole essere una riflessione a più voci sul teatro di strada come espressione artistica, sul rapporto con il pubblico, su come possa promuovere reciproca conoscenza e avvicinare le persone. Ruolo che sarà ancora più significativo nel prossimo futuro, una volta usciti dall'emergenza sanitaria che stiamo vivendo e che ci costringe a vivere nella distanza sociale.

Ad aprire saranno i saluti di Mauro Felicori, Assessore Cultura e Paesaggio della Regione Emilia-Romagna, Massimo Isola, Assessore alla Cultura e Vicesindaco di Faenza, Manuela Rontini, Consigliera regionale dell'Emilia-Romagna.

Seguirà l'incontro internazionale "Saltare muri, percorrere strade - Dialogo tra parole e immagini", aperto da Cristina Valenti (Dipartimento delle Arti, Università di Bologna) che coordinerà gli interventi insieme a Federica Zanetti (Dipartimento di Scienze della Formazione, Università di Bologna).

Partecipano Alberto Grilli (Teatro Due Mondi /Italia), Danièle Marty (Cie du Hasard /Francia), Jacques Livchine e Hervée de Lafond (Théâtre de l'Unité /Francia), Raul Cancelo (Hortzmuga Teatroa / Spagna), Siegmar Schröder (Theaterlabor Tor 6 / Germania), Dijana Milosevic (Dah Teatar / Serbia), Krzysztof Żwirblis (Polonia).

Mauerspringer è un progetto di cooperazione teatrale europea inserito all'interno del programma Europa creativa in cui i 6 partners coinvolti si sono impegnati, ciascuno nel proprio paese, in un percorso di workshop aperti a non attori e di creazione di 6 spettacoli teatrali originali sul tema dei muri e del loro superamento. Gli spettacoli, dopo aver animato le piazze e le strade dei diversi paesi d'Europa, sono giunti nel settembre scorso in Romagna per la tappa italiana dove, a Faenza e in alcuni Comuni dell'Unione della Romagna Faentina, si è svolto il Festival Mauerspringer la cui idea centrale, asse portante dell'intero progetto, è stata quella di attivare percorsi di partecipazione dei cittadini. 

Esperimento diffuso di cittadinanza attiva, il Festival ha visto la partecipazione di non professionisti che, a fianco degli artisti, sono diventati parte attiva degli spettacoli e anello di congiunzione tra le esperienze artistiche e le comunità del territorio. Parallelamente, il progetto ha dato vita ad azioni allargate di audience development volte a promuovere nel pubblico una nuova consapevolezza sui valori della cittadinanza europea.

 

Pubblicato in Lettera al Direttore

In queste ore molti comuni stanno decidendo sui criteri di ripartizione dei primi stanziamenti deliberati dal governo (ordinanza del 29.3.2020 pubblicata in GU il 30.3.2020) per incrementare il fondo di solidarietà comunale e contrastare le situazioni di bisogno createsi a seguito dell'emergenza.

Già alcuni comuni hanno deliberato escludendo tutti gli stranieri o, in altri casi, ammettendo al beneficio solo gli stranieri titolari di un permesso di soggiorno a tempo indeterminato.

“Simili esclusioni sono illogiche, ingiuste e in contrasto con le vigenti norme di legge”, dicono i primi firmatari di un appello: Asgi, Avvocati per niente, Cgil Umbria, Caritas Ambrosiana e Actionaid.

Le associazioni firmatarie ricordano in primo luogo che si tratta di interventi straordinari destinati a supplire alla perdita di occasioni di lavoro provocata dall'emergenza. “In quanto tali, devono essere rivolti a tutti coloro che appartengono a una comunità territoriale e hanno subito gli effetti di tale particolare situazione,  indipendentemente dalla nazionalità, dal titolo di soggiorno, dalla durata della permanenza precedente sul territorio”.

In particolare, per quanto riguarda i titoli di soggiorno, va ricordato che numerose norme (artt. 2, 41 e 43 TU immigrazione, oltre a varie direttive UE) garantiscono la parità di trattamento con gli italiani nell'accesso alle prestazioni di assistenza sociale “a tutti gli stranieri regolarmente soggiornanti, anche se titolari di un permesso di soggiorno per famiglia, lavoro o protezione internazionale; pertanto non è consentito ai Comuni operare distinzioni a seconda del titolo di soggiorno”.

Quanto agli stranieri privi di titolo di soggiorno, va tenuto conto – senza voler considerare qui la evidente opportunità di un provvedimento di regolarizzazione – “che in questa particolare situazione essi non hanno alcuna possibilità di lasciare il nostro paese stante il blocco della mobilità internazionale e l'indisponibilità dei paesi di origine a riammetterli nel territorio. Si tratta dunque di persone "irregolari", ma di fatto costrette a restare nel nostro paese; e di persone che, a causa dell'emergenza, hanno dovuto abbandonare i loro precari lavori (rider, badante ecc.)  subendo le conseguenze più immediate e pesanti del blocco: non vi è dunque alcun motivo per escluderli dall'aiuto”.

Infine, quanto al requisito della residenza nel Comune, “lo stesso non deve essere considerato (né per gli italiani, né per gli stranieri) come residenza anagrafica, pena l'esclusione dei soggetti senza fissa dimora che sono anch'essi in condizione di particolare bisogno o dei richiedenti asilo che, in conseguenza dell'entrata in vigore del primo decreto sicurezza, non vengono iscritti all'anagrafe dalla maggior parte dei Comuni, pur avendo comunque diritto, ai sensi dell'art. 13 d.l. 113 convertito in l. 132/2018, ad accedere ai servizi erogati sul territorio”.

Per questi motivi, le associazioni firmatarie chiedono a tutte le amministrazioni comunali di deliberare i criteri di ripartizione dei contributi per l'emergenza Covid tenendo conto dei seguenti criteri: “Includere in ogni caso tutti i cittadini stranieri regolarmente soggiornanti, anche se titolari di un permesso di soggiorno breve, per non incorrere in violazioni delle norme di legge in materia provocando, oltre che una palese ingiustizia, un inevitabile contenzioso giudiziario.Includere in ogni caso gli stranieri nella fase di rinnovo del permesso di soggiorno, tenendo conto che tutti i permessi in corso sono prorogati fino al 15.6.2020 (art. 103 DL 18/2020). Includere anche gli stranieri privi di titolo di soggiorno, facendo riferimento al domicilio nell'ambito comunale sulla base di documentazione reperibile (pagamento bollette, iscrizione a scuola, ecc.) o delle informazioni in possesso dei servizi sociali.Includere coloro che (italiani o stranieri) risultino privi di iscrizione all'anagrafe pur essendo effettivamente domiciliati nel comune”.

Il virus non conosce confini e steccati: “non ricreiamoli all'interno delle nostre comunità locali e valorizziamo invece il patrimonio di solidarietà e di coesione sociale che abbiamo sperimentato in queste settimane”, conclude l’appello.

 

Pubblicato in Nazionale

In questo tempo, così faticoso e sospeso, in cui per “stringerci” siamo tutti chiamati a restare distanti e a sentirci parte di una comunità nonostante i vissuti di solitudine di cui ciascuno di noi sta facendo esperienza, il Consiglio Comunale delle Ragazze e dei Ragazzi del Comune di Sacile non rinuncia a fare la sua parte e a continuare a costruire ponti, di vicinanza, solidarietà, presenza.

Il CCRR, frutto di un proficuo e ormai consolidato negli anni, lavoro di co-progettazione tra il Comune di Sacile, la Scuola secondaria di primo grado Balliana Nievo e l’equipe educativa della Cooperativa Itaca del Progetto Giovani, è da sempre impegnato a tradurre il concetto di cittadinanza attiva che anima il servizio, in azioni concrete, in progetti e iniziative a misura di bambino e ragazzo ma a beneficio di un’intera comunità.

E lo è soprattutto oggi, tempo in cui il saper fare deve lasciar spazio al saper sostare, e l’esserci perde dell’intensità fisica di ieri ma guadagna in riflessione, in consapevolezza emotiva, in attenzione per l’altro - soprattutto se fragile.

I consiglieri stanno infatti lavorando in questi giorni per inviare dei videomessaggi di incoraggiamento ai nonni e ai preziosi (più che mai adesso) operatori della Casa di riposo Residenza protetta di Sacile, nostri amici da molto tempo, in attesa di poterli riabbracciare.

C’è chi, come Antonietta, legge una fiaba sul valore del dono e della ricchezza delle cose semplici, chi, come Ludovica, suona uno strumento, chi, come Daniele, canta con trasporto “Sul cappello che noi portiamo” e chi, come Vittoria scrive sul tablet per tutti noi “Andrà tutto bene”.

Il loro impegno non si ferma qui. L’equipe educativa della Cooperativa Itaca che li accompagna ha infatti già fissato il primo appuntamento on line, la prima seduta, nella storia lunga 8 anni dei CCR sacilesi, che si svolgerà su piattaforma digitale. Solo lo spazio sarà virtuale, perché l’urgenza di condividere il proprio sentire, tra paure e speranze, preoccupazioni e nuove consapevolezze non è forse mai stata così sentita e reale. Per tutti, ragazzi e adulti.

Il Centro Giovani Zanca, pur essendo chiuso, prosegue a distanza il suo impegno di aggregare e far partecipare, come nel caso delle studentesse dell’indirizzo Scienze Umane dei Licei Pujati di Sacile, impegnate nel progetto di Cittadinanza Attiva “Partecipo dunque sono”, un progetto che si propone di inserire nel tessuto comunitario, in particolare in realtà a vocazione sociale (Casa di Riposo, Centro Diurno, Doposcuola) giovani volontari interessati a spendersi in un percorso di servizio, arricchente per se stessi e per gli altri. Anche le volontarie stanno lavorando a dei contributi a distanza per alleggerire, rincuorare, rallegrare i beneficiari delle loro azioni e dei loro interventi.

Come i consiglieri del CCRR, hanno inoltre risposto, attraverso un questionario on line, a delle domande-stimolo formulate dagli educatori per dare voce e parole al loro vissuto emotivo in questo momento di solitudine e di socialità forzata in famiglia, raccontando cosa di più manca, cosa si teme, cosa fa compagnia, cosa significa essere oggi cittadini attivi, come ci si prefigura per loro la fine dell’emergenza sanitaria.

Pur nella fatica e frustrazione di tener viva una relazione educativa a distanza, l’equipe del Progetto Giovani del Comune di Sacile è consapevole che educare, in questi tempi, è aprire orizzonti di speranza, far alzare lo sguardo ai nostri giovani, che stanno dando una gran prova di maturità e senso civico, andare oltre, con la mente e l’animo, alle restrizioni necessarie delle misure governative e far intravedere spiragli del domani.

Che se affrontiamo oggi con senso di responsabilità, ci troverà, ce lo auguriamo, più consapevoli, più coerenti, più solidali, più attenti e impegnati a creare e custodire bellezza, nostra e altrui.

Più confortati dal calore di una nuova vicinanza.

Come invita il cantautore Vinicio Capossela “E ancora proteggi la grazia del mio cuore adesso e per quando tornerà l’incanto, l’incanto di te, di te vicino a me”, proteggiamoci oggi da distanti, per abbandonarci al conforto di un vero abbraccio domani.

 

 

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

Creare con la stampante 3D visori protettivi per i medici e gli infermieri impegnati nell'emergenza Covid-19. È quanto sta accadendo in questi giorni all'Indire, Istituto nazionale di Documentazione Innovazione e Ricerca Educativa, dove un gruppo di ricercatori del progetto Maker@Scuola sta stampando dispositivi protettivi destinati ad alcuni presìdi medici e ospedali della Toscana.

"Tutto è partito dal contatto che il nostro gruppo di ricerca ha avuto all'interno di 3D Print Covid 19, un gruppo su Facebook – spiega Lorenzo Guasti, ricercatore di Indire – che mette in comunicazione maker di varie parti d'Italia. Noi ci inseriamo in un movimento nazionale per far fronte a una richiesta crescente di questi dispositivi da parte di molti medici, che segnalano problemi di approvvigionamento legati all'emergenza Coronavirus. C'è un bisogno sempre maggiore di integrare le loro forniture con ulteriori dispositivi protettivi e ci stiamo muovendo in questo senso. Abbiamo appena iniziato – conclude Guasti - e vogliamo solo dare un piccolo contributo basato sulle nostre competenze e sul lavoro che ogni giorno portiamo avanti nelle sperimentazioni didattiche a scuola e nell'ambito della ricerca scientifica. Lo spirito è quello dei maker: condividere conoscenza e mettersi a disposizione della comunità".

Si tratta di numeri in rapida crescita. Finora sono stati stampati e consegnati venti visori protettivi alla Misericordia di Sesto Fiorentino (FI) e sono in produzione trenta prototipi all'Ospedale di Pistoia. Inoltre, l'Istituto è in contatto con la Cooperativa Humanitas di Prato e l'Ospedale di Ponte a Niccheri per ulteriori forniture. Nei prossimi giorni sono pronti ad essere realizzati altri 50 pezzi.

Il gruppo Maker@Scuola di Indire è impegnato nel monitoraggio delle più interessanti esperienze in ambito educativo legate al movimento dei "Maker", della didattica laboratoriale e dell'uso delle stampanti 3D nelle scuole. Nel progetto per la creazione dei visori protettivi è coinvolto il gruppo di ricerca composto da Lorenzo Guasti, Luca Bassani, Alessandro Ferrini, Lorenzo Calistri e Gabriele Pieraccini.

 

Pubblicato in Cultura

La lettera che Consorzio Parsifal ha inivato ai caregiver per testimoniare il supporto e gli sforzi in questo periodo non facile e con tutte le difficoltà legislative e burocratiche attualmente esistenti.

La lettera

Che non sarebbe finita domani lo sapevamo tutti. Ma sentircelo dire dal Presidente del Consiglio dei ministri, in una delle tante dirette serali a reti unificate di cui ormai temiamo anche il solo annuncio, è un'altra cosa.

Avere la certezza che dovremo essere ancora costretti e confinati in appartamento, che non potremo uscire se non per le necessità vitali, che dovremo stare ancora lontani da parenti e amici, ha acuito il senso di soffocamento e lo sconforto di noi tutti e ha minato le nostre poche certezze di riuscire davvero a resistere, fino a quando l'incubo non cesserà.

Abbiamo pianto per la rabbia e lanciato qualche maledizione al povero Giuseppe Conte, subito dopo abbiamo provato a consolarci, a stringere di nuovo i pugni e i denti, a scavare dentro noi stessi per cercare qualche residua ragione per non mollare.

Questo è successo ieri sera a noi tutti, nelle nostre case.

Ora però fermiamoci un momento e proviamo a immaginare cosa può essere successo lontano da noi, lontanissimo, in luoghi dove questo stesso annuncio è arrivato a persone con ridotte o diverse capacità motorie, intellettive e sensoriali.

Così come a loro, la notizia del protrarsi di questo stato di emergenza è arrivata ai loro familiari, alle loro mamme, ai loro papà, alle loro sorelle e ai loro fratelli.

È arrivata a persone abituate da sempre ad assumersi il maggior carico della cura, ma che in tempi normali, per lo meno, ricevono stabilmente assistenza, aiuto, attenzioni, vicinanza, e che adesso si trovano e si sentono segregate dentro le mura domestiche come se fossero in una cella d'isolamento.

Le pensiamo lontanissime: invece queste persone abitano nelle nostre stesse città, nei nostri paesi, nei nostri quartieri, nei nostri palazzi.
Sono i vicini della porta accanto, e sono molti di più di quanto immaginiamo.

Persone che stanno vivendo una situazione straziante che, protraendosi, diventerà insostenibile. Persone che ricevono come un insulto l'invito ad approfittare di restare a casa per leggere un libro in più, per guardare il film che avrebbero voluto rivedere da anni, per riscoprire passioni e hobbies dimenticati e sepolti, perché non hanno un minuto di tempo, perché l'obbligo della cura si prende tutto e non lascia un attimo per sé, perché le crisi sono dietro l'angolo, l'ansia di non riuscire a reggere è altissima e lo stress della tenuta di equilibri delicati, a maggior ragione dentro spazi angusti, non ti abbandona mai.

Queste persone noi le conosciamo bene perché siamo accanto a loro sempre in tempi normali.

Sono persone straordinarie che ci sorprendono di continuo per i loro giacimenti di energie nascosti e d'improvviso svelati da un gesto o una parola che ci rimangono attaccati addosso, per gli abissi di rabbia e le vette di incredibile buonumore e ottimismo, per la loro capacità di apprezzare ogni piccola cosa.

Sono persone di fronte alle quali le nostre beghe quotidiane ci sembrano degli affarucci piccoli così.

Queste persone, oggi più che mai, hanno bisogno di aiuto.

Se crollassero loro, insieme a loro crollerebbe il mondo.

Vogliamo essere chiari: non ci piace il lessico bellicista che da quando è scoppiata l'epidemia da coronavirus sta permeando il nostro linguaggio e il nostro pensiero. Questi continui rimandi alle trincee, agli eroi, al nemico, all'economia di guerra. Siamo d'accordo con Annamaria Testa, che ha pubblicato tre giorni fa su Internazionale un articolo il cui titolo è un incitamento diretto: "Smettiamo di dire che è una guerra". «Non è una guerra ed è pericoloso pensare che lo sia perché in questa cornice risultano legittimate derive autoritarie». Quel che sta succedendo a Budapest ci preoccupa tanto quanto quel che sta succedendo a Bergamo, a Madrid e a New York.

Però, se per individuare le priorità bisogna riferirsi alle prime linee, ebbene: le case delle persone disabili e i loro caregiver sono una prima linea, non meno di quanto lo siano gli ospedali, le farmacie e le dispense di generi alimentari. Vanno tutelate non meno dei pazienti positivi e dei medici e degli infermieri che stanno cercando di salvarli. Hanno bisogno di essere protette e di non sentirsi sole.

Con questa lettera aperta vogliamo rivolgerci a loro.

Vogliamo essere con voi, a maggior ragione adesso che la prospettiva di uno stato di emergenza che non finirà presto si sta concretizzando: è realtà.

Il decreto-legge Cura Italia ci offre una possibilità concreta per offrirvi continuità e vicinanza. C'è un articolo, il 48, che, se ben applicato, può diventare una parte importante della soluzione. Alcune associazioni di advocacy ne stanno osteggiando l'applicazione. Temono che ai caregiver verranno tolti i servizi e le poche risorse su cui hanno contato finora. Dicono: se i servizi non potranno esserci dati adesso, ci rimanga il credito, che spenderemo quando la situazione tornerà alla normalità.

Ma questa è un'illusione. Ci vorrà ancora molto tempo perché si esca davvero dall'emergenza. Quel credito si accumulerà e non verrà speso. Finirà, direttamente o meno, a coprire altre necessità. Paradossalmente potrebbe finire per sostenere i fondi di integrazione salariale e gli ammortizzatori sociali per erogare gli assegni agli operatori, agli educatori e ai riabilitatori delle cooperative.

Non prendiamoci in giro: la coperta è una, ed è corta. Quando l'emergenza cesserà, non ci saranno soldi residui o tesoretti nascosti in reconditi forzieri.

Noi non vogliamo accedere alla cassa integrazione, in qualsiasi modo la si chiami. Vogliamo fare il nostro lavoro di sempre, sollevarvi dal carico di cura. Vogliamo essere con voi, facendo ricorso ad una o a più delle diverse modalità di servizio che l'articolo 48 delinea.

L'articolo 48 dice proprio questo: non dice che si debbano sospendere i servizi, anzi dice che vanno realizzati tutti anche se con modalità diverse.

Dice che le pubbliche amministrazioni debbono rimodularli e che debbono farlo co-progettando, cioè coinvolgendo tutti gli interessati. Dice che le imprese che realizzano i servizi, quasi sempre imprese non profit come le cooperative sociali, vanno sostenute anch'esse, riconoscendo loro gli importi interi già contrattualizzati, secondo una modalità che chiamiamo "vuoto per pieno", ma che per noi è da intendersi come l'ultima possibilità. Vogliamo infatti essere sostenuti per quel che facciamo, non per quello che non facciamo.

Le imprese sociali sono un po' come voi: dei pilastri del sistema nazionale. Se crolliamo noi, con noi crolla un bel pezzo di mondo.

Nel Lazio c'è una straordinaria possibilità che è passata sotto silenzio, o a cui non è stata data abbastanza risonanza. È una deroga, di cui si è assunta la responsabilità la Direzione regionale delle politiche sociali, per permettere alle persone con disabilità di uscire di casa più spesso di quanto possano farlo gli altri. Anche una semplice passeggiata, per chi soffre di autismo o disturbi psichiatrici, è preziosa. Anche una boccata d'aria è terapeutica.

La nostra proposta non è soltanto di convertire i servizi di assistenza educativa e scolastica o quelli dei centri diurni e semi-residenziali in servizi domiciliari o a distanza. È anche quella di uscire insieme fuori di casa con i vostri figli e nipoti, o con i vostri genitori, laddove le loro capacità lo permettano, e – in una condizione di piena sicurezza e protezione dai rischi di contagio – sollevare voi dal carico di cura per qualche ora ogni giorno.

Noi vogliamo esserci e ci siamo.

Contiamo di poterlo fare insieme a voi.

Consorzio Parsifal

Pubblicato in Lazio

Covid 19 e giustizia. Tribunali chiusi, procedimenti penali e civili al palo. Per capire come si sta adeguando la macchina amministrativa della giustizia abbiamo in ascolto Giovanni Siniscalchi, penalista e segretario generale della Fondazione Castelcapuano di Napoli.

Le domande sono relative ai temi sensibili: quali sono le conseguenze per la giustizia civile e penale? Per quanto riguarda la parte penale come i reati predatori e processi sensibili come si attivano i tribunali? In merito al versante civile nel decreto la parte relativa ai minori e alle separazioni permette la visita ai propri figli: qual è il metro da usare nell’interesse dei bambini?

E infine sul piano complessivo dell’emergenza si parla molto di privacy sacrificata e dei timori rispetto ai diritti costituzionali. Quali rischi?

Ecco le risposte di Siniscalchi nell'intervista al Giornale Radio Sociale: clicca qui

Pubblicato in Nazionale

Il settore sociale dell’Alleanza delle Cooperative in Umbria esprime ad una sola voce la propria soddisfazione per la decisione della Giunta Regionale di sottoscrivere il protocollo per l’attuazione dell’art. 48 del DPCM 18 marzo 2020. La scelta politica, di onorare i contratti in essere, frutto del proficuo dialogo intercorso con gli Assessori competenti intende dare risposte ad un comparto, quello della cooperazione sociale, che "è un pezzo fondamentale del sistema di welfare del nostro territorio".

“Con questa scelta - in un momento così difficile - si permetterà la rimodulazione e la riprogrammazione di una serie di servizi a favore dei cittadini più deboli utilizzando risorse già presenti nei bilanci degli enti; favorendo la permanenza al lavoro di un numero elevato di lavoratori, che così non utilizzeranno gli ammortizzatori sociali, liberando le limitate risorse della CIG in deroga e degli altri ammortizzatori a favore di chi non ha altri mezzi”, scrive in una nota l’Alleanza delle cooperative sociali dell’Umbria.

“I rappresentanti dell’Alleanza delle Cooperative (Massimo Giovannelli AGCI Solidarietà, Andrea Bernardoni Legacoopsociali e Carlo di Somma Confcooperative Federsolidarietà) ci tengono a ringraziare per il proficuo dialogo intercorso nell’apposita cabina di regia del tavolo della crisi, coordinata dagli Assessori Fioroni e Agabiti, l’assessore al Welfare e Sanità Coletto e la presidente della Giunta Regionale Tesei che non ha fatto mancare il suo apporto al percorso, unitamente al Consigliere Regionale Andrea Fora che ha pubblicamente promosso l’adozione del provvedimento”.

L’auspicio ora è che “anche i Comuni, con i quali è aperto il confronto, attraverso l’ANCI Umbria, possano assumere la decisione di aderire al protocollo e così permettere, per quanto di loro competenza, il prosieguo anche in forma rimodulata e possibile dei servizi che per loro tramite le cooperative sociali svolgono sui territori”.  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in Umbria

Amnesty International ha diffuso una serie di raccomandazioni agli stati europei in cui chiede di assicurare che la loro risposta alla pandemia da Covid-19 sia in linea con i loro obblighi internazionali e regionali sui diritti umani. 

Le raccomandazioni, contenute in un documento intitolato “L’Europa a un bivio”, delinea cosa gli stati europei dovrebbero e cosa non dovrebbero fare nella loro risposta alla pandemia. 

Tra le prime: assicurare il diritto alla salute, garantire il diritto all’alloggio, all’acqua e ai servizi igienico-sanitari e proteggere le persone più vulnerabili. “Le restrizioni ad alcuni dei nostri diritti più fondamentali si stanno diffondendo in Europa quasi alla stessa velocità del virus. Mentre molte di queste sono necessarie per proteggere la salute pubblica, la storia non giudicherà positivamente coloro che avranno usato la pandemia come pretesto per discriminare, reprimere o censurare”, ha dichiarato Marie Struthers, direttrice per l’Europa di Amnesty International. 

“Gli stati hanno l’obbligo di prendere misure per contrastare la diffusione della pandemia ma i diritti umani devono rimanere al centro di tutte le azioni di prevenzione, contenimento e trattamento del virus”, ha aggiunto Struthers.

La richiesta centrale di Amnesty International agli stati europei è quella di prendere tutte le misure, investendo ogni risorsa possibile, per contrastare la pandemia e garantire a tutti il diritto alla salute. Ciò significa anche riconoscere che alcuni gruppi sono più a rischio di contrarre il virus: ad esempio, gli anziani e le persone che già hanno complicazioni di salute.

Gruppi vulnerabili quali i richiedenti asilo, i rifugiati e i migranti – soprattutto coloro che si trovano in campi sovraffollati – corrono a loro volta rischi maggiori di essere contagiati. Lo stesso vale per gruppi marginalizzati come i rom, i senza fissa dimora e le persone private della loro libertà che si trovano nelle prigioni, nei centri di detenzione per immigrati o in altre strutture del genere.

Gli stati europei devono anche tenere conto del fatto che per le donne e i bambini, in questa fase, può aumentare il pericolo di subire violenza domestica e che le vittime possono essere costrette a rimanere in isolamento in casa insieme a mariti o fidanzati violenti. Per questo, Amnesty International chiede di destinare risorse a misure che mitighino il rischio di violenza e che consentano a tutte le donne di continuare ad avere accesso a servizi di protezione e sostegno, comprese le immigrate irregolari senza timore di essere destinate all’espulsione. 

Molti governi europei hanno già introdotto lo stato d’emergenza e preso provvedimenti che limitano la libertà di movimento, di associazione, di espressione e di manifestazione, così come il diritto alla vita privata e familiare e il diritto al lavoro. Sebbene alcune misure di emergenza siano giustificate, i governi devono assicurare che queste sia sempre legittime, necessarie, proporzionali, temporanee e soggette a controlli indipendenti e revisioni.

Pur in presenza di limitazioni necessarie al movimento delle persone, la pandemia non dovrà essere usata per lasciare indietro i rifugiati. Il diritto di chiedere asilo deve rimanere in vigore così come il divieto di rinviare persone verso luoghi in cui potrebbero subire gravi violazioni dei diritti umani.

“Mano a mano che passano i giorni, è sempre più evidente come la crisi del Covid-19 stia colpendo tutti. Ma all’interno delle nostre società alcuni stanno soffrendo molto di più di altri”, ha sottolineato Struthers.   “Questa crisi sta rivelando come esclusione, disuguaglianza e violazioni dei diritti umani siano collegate. Ma può costituire per i governi europei anche un’opportunità per fare quei cambiamenti radicali necessari per diventare la società che vogliamo: una società che ponga i diritti umani al centro di ogni provvedimento, che non lasci nessuno indietro e che si prenda cura dei gruppi più a rischio”, ha concluso Struthers

Pubblicato in Nazionale
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