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Lunedì, 10 Agosto 2020

Lunedì, 06 Aprile 2020 - nelPaese.it

Il Governo sta per approvare nuove disposizioni a sostegno di un Paese già fortemente provato dall'emergenza COVID 19, dalla conseguente crisi economica e dall'enorme disagio sociale in evidente progressione.

"Le persone con disabilità e le loro famiglie – esposte ai maggiori rischi sanitari e sociali – vivono questi momenti e le incertezze per il futuro con forte senso di preoccupazione ed ansia. I servizi spesso già di difficile fruizione, i sostegni già insufficienti, lo stato di povertà e il rischio di impoverimento che spesso accompagnano la disabilità sono condizioni su cui chiediamo un immediato intervento politico, organizzativo, finanziario."

Così si esprime Vincenzo Falabella, Presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap, commentando i più recenti fatti della cronaca, della politica e dei dibattiti parlamentari e ricordando le proposte presentate la scorsa settimana che vogliono sostenere caregiver familiari, persone che vivono sole o con un operatore, che intendono intervenire nei drammi che si stanno consumando nelle RSA...

"Purtroppo però i più recenti provvedimenti, in particolare il decreto legge 'Cura Italia', oltre ad essere largamente insufficienti alla gravità della situazione in cui versano tantissime famiglie, persone con disabilità, anziani soli, sono in parte ancora lettera morta, in parte forieri di nuove disparità a cui ci auguriamo venga posto rimedio velocemente."

Il Presidente FISH si riferisce in modo particolare all'articolo (il 26) del decreto "Cura Italia" che prevede che le assenze dei lavoratori con grave disabilità o con patologie che comportano immunodepressione, o esiti da patologie oncologiche, fino a fine aprile, siano equiparate a ricovero ospedaliero. "A oltre 15 giorni dall'entrata in vigore, quella disposizione è ancora inapplicata: i lavoratori con disabilità, le aziende, le amministrazioni, i medici sono stati abbandonati nel caos senza nessuna indicazione operativa se non un articolo di legge carico di ambiguità. Non si comprende quali siano le procedure, chi siano i medici autorizzati a rilasciare la certificazione, se questa debba essere presentata anche dalle persone con grave disabilità, se quel periodo di assenza incida o meno sul comporto... L'abbiamo chiesto in ogni dove, raccogliendo il silenzio dell'INPS, del Ministero della Salute, del Ministro della Pubblica Amministrazione e un sostanziale immobilismo della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Il testo è talmente incerto che lo stesso Governo ne ha proposto un emendamento (troppo limitato) in sede di conversione in legge: il che significa vederlo forse applicato a maggio."

Lettera morta, quindi. Ma non è tutto: "La scorsa settimana vi è stato un gran parlare dell'indennità straordinaria ai lavoratori autonomi (i c.d. 600 euro). Vi è stata una domanda talmente elevata da mandare in tilt anche i sistemi di INPS (peraltro con grossi problemi di accessibilità, come denunciato dall'Associazione "Coscioni"). Ebbene i lavoratori con disabilità che siano titolari di pensione di invalidità civile (290 euro al mese) nella circolare applicativa di INPS vengono di fatto esclusi da questo supporto straordinario. Ne abbiamo chiesto conto al Presidente di INPS, al Ministero del Lavoro, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, raccogliendo anche qui il silenzio."

Conclude Falabella: "Se queste sono le premesse, ci attende un futuro tutt'altro che roseo. In questi giorni il Parlamento ha il compito di convertire in legge il decreto 'Cura Italia'. Abbiamo proposto solidi investimenti per la disabilità e la non autosufficienza: ci auguriamo vi sia una convergenza bipartisan. Quanto al Governo, vi sono altre sfide per garantire la tenuta del Paese e per proteggere i più fragili. Ci vuole coraggio, determinazione, investimenti congruenti ed evitare quelle disparità del recente passato verso le persone con disabilità che abbiamo riscontrato e denunciato più volte quali ad esempio il reddito e la pensione di cittadinanza, strumenti che trattano meno favorevolmente le famiglie in cui sono presenti persone con disabilità rispetto agli altri. Cambiare rotta, fare meglio, fare presto!"

 

 

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Sospesa l’attività agonistica e dilettantistica ad ogni grado e livello, chiuse palestre, piscine e centri sportivi, vietate passeggiate e jogging all’aperto seppur in solitudine, ma lo sport e l’attività fisica restano un perno per il benessere fisico e psicologico anche al tempo del Covid-19. Fare movimento e salvaguardare la propria forma fisica è una necessità imprescindibile per la salute di tutta la popolazione costretta a casa dall’emergenza.

È quanto ribadisce oggi anche la Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia (SIOT) in occasione della Giornata Mondiale dello Sport. SIOT ricorda che fare movimento, anche tra le mura domestiche, è una disciplina imprescindibile del benessere della popolazione di ogni età, e in particolar modo per quelle fasce di popolazione più colpite e penalizzate dalla situazione di emergenza, come gli anziani, gli atleti e i bambini.

“Anche in questa fase di emergenza e isolamento forzato ma necessario – spiega il Professor Francesco Falez, Presidente SIOT - è fondamentale per tutti stabilire una routine che includa anche l'attività fisica. Farlo non è difficile, attraverso semplici esercizi di ginnastica, stretching e di rinforzo muscolare, oppure corsi di ballo, yoga o aerobica o rintracciabili anche su social media, app e siti web che offrano lezioni di ogni tipo facilmente fruibili da casa”.

Oltre 13 milioni di anziani a rischio sedentarietà

Oltre ad essere i più vulnerabili ai rischi del contagio, sono soprattutto gli anziani a pagare le principali conseguenze di uno stile di vita sedentario. In Italia, paese più “vecchio” dopo il Giappone, gli over 65 sono oltre 13 milioni (ISTAT), e, seppure sia giusto limitare le uscite di casa per tutelarne la salute, è altresì importante mantenere vivo il movimento per salvaguardare, soprattutto è per gli anziani, il proprio benessere fisico. Tra le discipline, raccomandate da SIOT, sono indicate la ginnastica a corpo libero, il Tai Chi,il Pilates e tutto ciò che mantiene il coordinamento e il movimento armonico, sollecitando lo scheletro e la muscolatura, per prevenire osteoporosi e sarcopenia. Attività sportive a basso impatto, quindi, che migliorano di fatto la tonicità e l’elasticità muscolare dell’anziano, con conseguente miglioramento non solo delle performance funzionali ma anche dal punto di vista di un positivo impatto psicologico e sociale.

Atleti professionisti e amatoriali a riposto: l’allenamento continua a casa

Dall’atletica al calcio, dal basket al ciclismo, milioni di atleti professionisti e amatoriali sono messi a riposo dalla condizione di emergenza, con conseguenze ineluttabili sulle proprie performance e sul proprio stato di benessere. Tuttavia è possibile continuare ad allenarsi, attraverso programmi personalizzati di lavoro di cui possono approfittare i professionisti ma accessibili anche agli amatori, che potranno beneficiare delle numerose fonti messe a disposizione dal web dopo aver consultato il proprio coach. In questo modo anche chi è abituato a fare sport può rispettare le regole dell’isolamento senza conseguenze per la propria forma fisica. Unica attenzione, quando sarà possibile tornare a svolgere le normali attività, soprattutto se competitive e agonistiche, sarà necessaria una fase di pre-allenamento mirato per recuperare a pieno le proprie capacità sportive senza rischio di infortuni o incidenti muscolari, sempre con l’aiuto del proprio preparatore atletico.

Ginnastica, ballo e gioco attivo per bambini e adolescenti in isolamento

In una condizione prolungata di isolamento è fondamentale anche per bambini e adolescenti mantenere quelle abitudini che permettano di scandire il tempo e organizzare al meglio la giornata. Compreso l’esercizio fisico, che aumenta le energie, e migliora la qualità del sonno aiutando a scaricare eventuali tensioni, oltre a contrastare gli effetti negativi di uno stile di vita troppo sedentario. Non potendo praticare gli sport abituali (basket, nuoto, calcio, ecc.), è opportuno che i bambini facciano esercizio quotidiano, attraverso la ginnastica da fare a casa o con espedienti come il ballo e il gioco attivo.

 

Pubblicato in Sport sociale

“È indispensabile una convocazione urgente della Cabina di Regia interministeriale, prevista dalla legge sul Terzo settore. Stiamo rischiando di disperdere energie e risorse e di non esser efficaci nell’aiuto alle tantissime persone e famiglie che sono colpite da questa emergenza.” Questo l’allarme lanciato da Claudia Fiaschi, portavoce del Forum del Terzo Settore al termine della riunione del coordinamento del Forum tenuta nelle scorse ore.

“È necessario – spiega Fiaschi – raccordare e indirizzare i provvedimenti sull’emergenza prevedendo il coinvolgimento del Terzo settore perché, nonostante molti servizi sociali e socio sanitari oggi siano chiusi, ci stiamo comunque facendo carico di buona parte dei servizi e delle iniziative di aiuto alle persone più deboli: dagli anziani, ai non autosufficienti, ai minori, dalle persone con disabilità, alle persone con disagio psichico, a chi vive in condizioni di marginalità. La Protezione Civile, di cui per altro alcuni dei nostri enti fanno parte, da sola non basta. Si tratta di far fronte ad una emergenza non solo sanitaria ma anche sociale di vasta portata che richiede risposte strutturali e di medio lungo periodo.”

“Sono molte le cose da fare e con urgenza. È indispensabile che anche le organizzazioni del Terzo settore siano messe in condizioni di poter svolgere al meglio il proprio impegno. Sono centinaia i volontari e gli operatori ammalati e in alcuni casi deceduti anche a causa della difficoltà di distribuzione dei dispositivi di protezione individuale – prosegue Fiaschi –. Le misure introdotte nel decreto del Governo a sostegno delle imprese devono essere necessariamente estese alle organizzazioni di Terzo settore, all’associazionismo, al volontariato. Le procedure amministrative vanno velocizzate al massimo: a partire dalle erogazioni del 5×1000 ai contributi per le ambulanze, al saldo, alle anticipazioni per i progetti e così via. I provvedimenti di attuazione della legge sul Terzo settore vanno sbloccati subito. E vanno infine immaginate iniziative strategiche per la ricostruzione.”

“Temiamo che questa crisi, unica per portata nella storia recente del nostro mondo, renda ancora più debole la nostra società. Più deboli e indifese le persone in difficoltà materiale e in marginalità sociale. Più deboli e rarefatte le relazioni sociali, più debole la coesione e il capitale sociale del Paese. Per questo bisogna agire subito – conclude la Portavoce Claudia Fiaschi –, la Cabina di Regia costituisce la sede per una rapida concertazione di interventi immediati e per impostare le azioni di rilancio per il dopo crisi con tutti gli attori istituzionali interessati.”

 

 

Pubblicato in Nazionale

Dopo l’annuncio della sindaca di Roma, Virginia Raggi, di proporre l’esame del tampone alle persone senza fissa dimora che vivono nell’area della capitale intorno alla stazione ferroviaria Tiburtina, Amnesty International Italia ha chiesto alla prima cittadina un intervento più ampio a tutela delle persone senza fissa dimora.

“L’intervento deve mirare a prevedere una presa in carico efficace dei quasi 8000 senza fissa dimora che vivono sul territorio di Roma, garantendo la possibilità di un alloggio e di accesso ai servizi igienicosanitari di base per potersi proteggere dall’infezione da Coronavirus”, scrive Amnesty.

“Difendere il diritto alla salute – continua la Ong - e a un alloggio adeguato per le persone più vulnerabili è un imperativo sociale anche e soprattutto nei momenti di emergenza”.

Per questo motivo, Amnesty International Italia sta monitorando attentamente “gli interventi messi in campo dagli amministratori locali, raccomandando l’allestimento di strutture comunitarie dove le persone possano dormire e trascorrere tutte le ore diurne, senza l’obbligo di uscire durante la giornata, avendo anche l’accesso ai servizi igienico-sanitari di base. Per sconfiggere il Coronavirus è importante dare la possibilità di stare in un alloggio adeguato anche a chi una casa non ce l’ha”.

“Consapevole dello sforzo portato avanti dalle amministrazioni locali nell’attuare le misure adeguate per far fronte a questa situazione di emergenza e proteggere al meglio la salute delle persone”, Amnesty International Italia ha chiesto però che queste misure tengano conto anche delle persone più fragili e che, pertanto, sia garantito loro anche un altro diritto fondamentale: quello a un alloggio adeguato.

Un invito che però non può essere rispettato da tutti: “in Italia, infatti, sono oltre 50.000 le persone che vivono in strada, in situazioni di estrema precarietà, isolamento o nei cosiddetti assembramenti di necessità: persone che non hanno un alloggio dove ripararsi e la cui salute è a rischio, così come la salute di tutte le persone con cui possono entrare in contatto”, conclude la nota di Amnesty Italia.

 

 

Pubblicato in Lazio

È risultato positivo nel carcere di Santa Maria Capua Vetere un detenuto che, a quanto si è saputo, già dal 26 marzo manifestava sintomi di malessere riconducibili ad un contagio da Covid19.

"Questo caso ci era stato segnalato lo scorso 31 marzo dai famigliari dell'uomo, preoccupati per il suo stato di salute e per le minime cure a cui era stato sottoposto fino a quel momento. Con il nostro difensore civico e la nostra sede regionale campana lo abbiamo dunque preso in carico e seguito, chiedendo al carcere quali fossero le condizioni dell'uomo, a quali cure fosse stato sottoposto e sollecitando la richiesta di sottoporlo al tampone per verificare il possibile contagio". A dirlo è Patrizio Gonnella, presidente di Antigone.

"Dal provveditorato regionale eravamo stati messi al corrente del fatto che il tampone sarebbe stato eseguito nel pomeriggio di ieri, e oggi abbiamo avuto conferma della sua positività e del trasferimento dell'uomo nella terapia intensiva dell'Ospedale Cotugno" chiarisce Luigi Romano, presidente di Antigone Campania.

"Questo caso - sottolinea Gonnella - ci dà l'idea di quanto sia complicato gestire casi di positività da coronavirus negli istituti di pena. In questo momento siamo fortemente preoccupati e ci auguriamo che vengano prese tutte le misure per isolare i detenuti e il personale penitenziario che è stato a contatto con l'uomo, allo scopo di garantire la tutela della salute".

L'istituto di Santa Maria Capua Vetere al 29 febbraio contava 1.000 detenuti a fronte di 818 posti regolamentari. Inoltre annosa, e da anni irrisolta nonostante i ripetuti solleciti, la questione del mancato allaccio alla rete idrica cittadina. Il carcere è servito da un pozzo semi-artesiano con annesso impianto di potabilizzazione e nei mesi estivi la situazione diventa intollerabile.

"Purtroppo quello del carcere in questione non è un caso unico nel panorama italiano. Per questo - conclude Gonnella - bisogna fare in fretta a mandare a casa almeno altri 10.000 detenuti. Le carceri, con il loro sovraffollamento, i problemi strutturali e l'inevitabile promiscuità, rischiano di diventare dei focolai peggiori delle Residenze Sociali per Anziani dove, in questi giorni, stiamo vedendo numeri enormi di contagi con conseguenze spesso drammatiche".

Pubblicato in Nazionale

"Ricomincio Da Me", progetto di caregiving per donne e famiglie di pazienti oncologici tramite cosmesi e trattamenti di bellezza, nato a Messina e diffuso ora in tutto il territorio nazionale, non si ferma nemmeno con la quarantena imposta per contenere l'epidemia di Covid-19. Il progetto, che è valso il premio Farmacista dell'anno 2019 di Cosmofarma alla sua ideatrice, la dottoressa napoletana Myriam Mazza, diventa 2.0. Sembra incredibile, che la cura e l'attenzione al benessere di queste coraggiose donne possa essere erogato a "distanza", ma è esattamente quello che sta accadendo. 
 
I laboratori si sono spostati dalle stanze alle chat WhatsApp, i suggerimenti di cosmesi sono diventati video-pillole che a cadenza settimanale vengono pubblicati sulla pagina Facebook di Ricomincio Da Me. In queste ore è stato avviato pure il canale Instagram @ricominciodame.myriam e la squadra sta lavorando alla realizzazione di un web-format. Sempre più "amiche" si rivolgono attraverso gli strumenti digitali alla dottoressa Mazza e - de facto - permettono così al progetto di continuare ad andare avanti nonostante l'impossibilità di abbracciarsi, sfiorarsi, toccarsi. 
 
"Non mi aspettavo - spiega Myriam Mazza - un riscontro del genere. Ho cominciato quasi per caso a pubblicare i miei video online, anche perché non sono avvezza a questi strumenti. Devo dire che la mia squadra in questo senso ha giocato un ruolo fondamentale, spronandomi a continuare. Lo ritengo un piccolo miracolo: siamo passati dalla convinzione di dover bloccare tutto alla possibilità di continuare tutto a distanza semplicemente con la voglia e la passione che ci unisce nonostante siamo fisicamente lontane".

"Da ora - continua Mazza - siamo on-line H24. Facciamo dirette, abbiamo gruppi e a breve creeremo anche un canale YouTube. Le amiche sono anche duplicate perché in questo modo raggiungiamo anche nuove persone che, o per curiosità o per necessità, ci contattano. Ho trasformato in virtuale il mio progetto di accudimento e assistenza per le donne. Un amico carissimo mi ha suggerito un motto: 'A Napoli ogni impedimento è un giovamento'. Ed io di questo ne sono una maestra, questo progetto nonostante sapesse di buono, ha affrontato e affronta tante difficoltà al punto che non sarà certo un virus a fermarmi. Neanche se ha la corona".
 
"Mi sento di dire - chiude la dottoressa - che ci riabbracceremo presto. Stavolta per davvero. E saremo anche più numerose".

Pubblicato in Parità di genere

Negli anni 2018-2019 il 52,1% dei bambini e ragazzi tra 6 e17 anni hanno letto nell’ultimo anno almeno un libro nel tempo libero (circa 3 milioni 600 mila). Tra i giovani lettori il 46,9% ha letto fino a 3 libri (lettori deboli), il 40,7% da 4 a 11 libri (lettori medi) e il 12,5% 12 o più libri (lettori forti). Lo rileva l’Istat con lo speciale “Spazi in casa e disponibilità di computer per bambini e ragazzi”.

Sono soprattutto le ragazze a dichiarare di aver letto almeno un libro nel tempo libero (il 58,2% contro il 46,4% dei coetanei). Tra le ragazze, inoltre, risulta più alta la quota di chi ha letto e-book/libri on line (10,5% contro 6,4%). La percentuale più elevata di lettori si registra, per i ragazzi, tra gli 11 e i 13 anni (53%), per le ragazze nella fascia di età successiva (66,2%).

Si osserva una forte associazione tra capitale culturale familiare e abitudine alla lettura dei figli: legge il 67,6% dei ragazzi che vivono in famiglie in cui almeno uno dei due genitori è laureato ma la quota scende al 37,7% se i genitori hanno conseguito al massimo la scuola dell’obbligo.

Ampia la differenza territoriale anche nella lettura

Emergono forti differenze territoriali nell’abitudine alla lettura. Oltre il 60,0% dei bambini e i ragazzi di 6-17 anni residenti nel Nord dichiara di leggere libri, nel Sud la quota si attesta al 39,4%.

Nelle Isole, la Sardegna registra un livello di lettori pari al 52,6% (in linea con le regioni del Centro), mentre in Sicilia la quota tocca il 32,7%.

Oltre 4 minori su 10 vivono in condizioni di sovraffollamento abitativo

Nel 2018 il 27,8% delle persone vive in condizioni di sovraffollamento abitativo. Tale condizione di disagio è più diffusa per i minori, il 41,9% dei quali vive in abitazioni sovraffollate.

Il disagio si acuisce se, oltre ad essere sovraffollata, l’abitazione in cui si vive presenta anche problemi strutturali oppure non ha bagno/doccia con acqua corrente o ha problemi di luminosità. La condizione di grave deprivazione abitativa riguarda il 5% delle persone residenti e, ancora una volta, è più diffusa tra i giovani. Infatti, vive in condizioni di disagio abitativo il 7,0% dei minori e il 7,9% dei 18-24enni. La quota scende al crescere dell’età fino ad arrivare all’1,8% fra le persone di 75 anni e più.

 

 

 

 

 

Pubblicato in Cultura

L’emergenza legata alla diffusione del Covid-19 ha messo in evidenza la necessità di avere a casa spazi sufficienti per chi ci vive e una strumentazione informatica adeguata per consentire agli studenti la possibilità di seguire le lezioni a distanza, a chi lavora di potere continuare a farlo anche da casa e a chi lo vuole di relazionarsi con gli altri, guardare film, trovare occasioni di svago per il tempo libero. L’Istat ha svolto la rilevazione “Spazi in casa e disponibilità di computer per bambini e ragazzi” che fa emergere molte criticità sulla realizzazione della “scuola a distanza” nel nostro Paese.

Un terzo delle famiglie non ha computer o tablet in casa

Negli anni 2018-2019, il 33,8% delle famiglie non ha un computer o un tablet in casa, il 47,2% ne ha uno e il 18,6% ne ha due o più. La percentuale di chi non ne possiede sale al 70,6% tra le famiglie di soli anziani (65 anni e più), ma scende al 14,3% tra le famiglie con almeno un minorenne. L’impatto del livello di istruzione è molto forte: nelle famiglie mediamente più istruite (in cui almeno un componente è laureato) la quota di quanti non hanno nemmeno un computer o un tablet si riduce al 7,7%.

Nel 22,7% delle famiglie sono meno della metà i componenti che hanno a propria disposizione un pc da utilizzare. Solo per il 22,2% delle famiglie è disponibile un computer per ciascun componente.

Penalizzate le famiglie del Mezzogiorno: 4 su 10 non hanno pc o tablet

La percentuale di famiglie senza computer supera il 41,0% nel Mezzogiorno, con Calabria e Sicilia in testa (rispettivamente 46,0% e 44,4%), ed è circa il 30,0% nelle altre aree del Paese. Più elevata nel Mezzogiorno anche la quota di famiglie con un numero di computer insufficiente rispetto al numero di componenti: il 26,6% ha a disposizione un numero di pc e tablet per meno della metà dei componenti e solo il 14,1% ne ha almeno uno per ciascun componente.

Viceversa, nelle regioni del Nord la proporzione di famiglie con almeno un computer in casa è maggiore. In particolare a Trento, Bolzano e in Lombardia oltre il 70% delle famiglie possiede un computer, e la quota supera il 70% anche nel Lazio.

Nel Nord, inoltre, la quota di famiglie in cui tutti i componenti hanno un pc sale al 26,3%

Rispetto alla dimensione del comune, la percentuale più alta di famiglie senza computer si osserva nei comuni di piccole dimensioni (39,9% in quelli fino a 2.000 abitanti), la più bassa nelle aree metropolitane (28,5%).

Se si considerano le famiglie con minori, la quota di quante non hanno un computer scende al 14,3%, ma le differenze territoriali risultano ancora più accentuate con valori che vanno dall’8,1% del Nord-ovest (6% in Lombardia) al 21,4% del Sud.

Oltre la metà dei ragazzi condivide con la famiglia pc o tablet

Negli anni 2018-2019, il 12,3% dei ragazzi tra 6 e 17 anni (850 mila) non ha un computer o un tablet a casa e la quota raggiunge quasi un quinto nel Mezzogiorno (circa 470 mila).

Il 57,0% lo deve condividere con la famiglia. In questi casi meno della metà dei familiari dispone di un pc da utilizzare. Sebbene la maggior parte dei minori in età scolastica (6-17 anni) viva in famiglie in cui è presente l’accesso a internet (96,0%), non sempre accedere alla rete garantisce la possibilità di svolgere attività come ad esempio la didattica a distanza se non si associa ad un numero di pc e tablet sufficienti rispetto al numero dei componenti della famiglia.

Soltanto il 6,1% dei ragazzi tra 6 e 17 anni vive in famiglie dove è disponibile almeno un computer per componente.

Solo 3 ragazzi su 10 hanno competenze digitali elevate

Nel 2019, il 92,2% dei ragazzi di 14-17 anni ha usato internet nei 3 mesi precedenti l’intervista, senza differenze di genere. Tuttavia meno di uno su tre presenta alte competenze digitali (il 30,2%, pari a circa 700 mila ragazzi), il 3% non ha alcuna competenza digitale mentre circa i due terzi presentano competenze digitali basse o di base.

Le ragazze presentano complessivamente livelli leggermente più elevati di competenze digitali (il 32% dichiara alte competenze digitali contro il 28,7% dei coetanei). Tale differenze sono più marcate se si considerano communication skills (83,3% contro 76,3%) mentre si attenuano per le altre competenze rilevate (information skills, software skills e problem solving skills) (cfr. Glossario).

Dal punto di vista territoriale è abbastanza evidente il gradiente Nord - Mezzogiorno, con le regioni del Nord-est che presentano i livelli più elevati su quasi tutte le competenze digitali. I differenziali territoriali sono molto rilevanti per software skills e problem solving skills; si riducono leggermente su information skills e si annullano per communication skills.

Pubblicato in Nazionale

"Abbiamo continuato la nostra azione di interlocuzione verso il Governo e le forze parlamentari, con le reti sociali – spiega Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp - manifestando una preoccupazione che è emersa in attesa del decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze e che riguarda il presunto tetto annuo lordo delle collaborazioni sportive per poter accedere all'indennità dei 600 euro prevista dal decreto legge Cura Italia, per il mese di marzo. Il nostro impegno sta continuando anche in queste ore affinché non vengano determinate soglie, permettendo così l'accesso all'indennità a coloro che nello sport non solo lavorano, ma soprattutto di questo lavoro fanno il proprio sostentamento e quello del proprio nucleo familiare".

"C'è sicuramente bisogno di uno sforzo finanziario per allargare la platea, ne siamo consapevoli, ma questo è - aggiunge Manco - lo abbiamo già detto, a questo governo va riconosciuto il risultato di aver considerato i collaboratori sportivi veri e propri lavoratori. Noi della Uisp lo abbiamo definito un punto di non ritorno dal quale partire per riconoscere definitivamente le mansioni, le funzioni, le competenze nello sport, non essendo più essi ruoli residuali nello sport di base del nostro Paese. Il ministro per lo Sport Vincenzo Spadafora, nella recente videoconferenza con gli Enti di Promozione Sportiva, ha anticipato un ulteriore intervento anche per il mese di aprile. E siamo convinti che sarà così. Se lo sport dovrà essere uno dei motori della ripartenza, allora rendiamolo evidente, concretamente, fin da ora".

"Nel frattempo – conclude Manco - continuiamo ad essere in contatto con Sport e Salute SpA, che ringraziamo per la disponibilità dimostrata fino ad oggi; non appena verrà emanato il Decreto interministeriale e pubblicate le prime indicazioni utili ai fini della presentazione delle domande, ne daremo immediata diffusione sia sulla piattaforma "Servizi per le Associazioni e le Società Sportive" dell''Area Riservata web Uisp

2.0 che sul sito dell'Uisp Nazionale www.uisp.it, restando a completa disposizione dell'intera rete associativa, come Uisp Nazionale e con tutti i nostri Comitati regionali e territoriali".

 

 

 

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