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Lunedì, 10 Agosto 2020

Martedì, 07 Aprile 2020 - nelPaese.it

In occasione della Giornata mondiale della salute, Amnesty International Italia ha lanciato oggi la campagna #Nessunoescluso per chiedere che non ci siano discriminazioni di alcun genere nella gestione dell’emergenza Covid-19 e sollecitare il governo italiano ad adottare provvedimenti coerenti con gli obblighi in materia di diritti umani.

Amnesty International Italia chiede il massimo impegno delle istituzioni affinché le persone e i gruppi vulnerabili che vivono in strutture inadeguate e non preparate a fronteggiare un’emergenza sanitaria possano mettere in pratica le misure di prevenzione raccomandate dall’Organizzazione mondiale della sanità e dalle stesse autorità sanitarie italiane. 

Insieme agli operatori sanitari, in prima linea nella risposta all’emergenza, e a tutti quei lavoratori particolarmente esposti o con forme contrattuali precarie o non regolari, i gruppi che Amnesty International Italia ritiene particolarmente a rischio sono migranti, rifugiati, senza fissa dimora, anziani, disabili e le persone private della propria libertà. 

Nel quadro di un’articolata risposta alle sfide poste ai diritti umani dal Covid-19, Amnesty International Italia intende sostenere concretamente organizzazioni che lavorano con i gruppi vulnerabili maggiormente esposti alle conseguenze dell’epidemia, lanciando un’operazione di raccolta fondi per fornire assistenza diretta a tali gruppi, grazie a una partnership con associazioni già attive sul campo che saranno selezionate nei prossimi giorni.

I fondi raccolti saranno destinati alle attività di individuazione di soggetti destinatari dell’intervento, al sostegno sociale, sanitario, psicologico, alla fornitura di beni di prima necessità, medicinali, dispositivi sanitari, materiale informativo e di supporto generale alla campagna.

Nell’ambito della campagna #Nessunoescluso Amnesty International Italia ha avviato anche un processo di monitoraggio di buone e cattive prassi. Attraverso la sua Task force osservatori, impegnata nel lavoro di monitoraggio sui diritti umani in Italia, e una struttura editoriale ad hoc, sarà realizzata una newsletter quotidiana che conterrà segnalazioni e informazioni sull’impatto del Covid-19 sulle categorie più vulnerabili e che analizzerà l’impatto, positivo e negativo, dell’attuazione delle misure di contrasto al Covid-19 sui diritti umani in Italia. 

“Siamo convinti che solo uniti usciremo da questa crisi, solo se nessuno resterà escluso saremo più forti domani. Sono infatti le persone più vulnerabili quelle che rischiano di pagare il prezzo più caro di questa pandemia. Se non riceveranno cure e protezione adeguate, il rischio di contagio non terminerà”, ha dichiarato Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia.

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Conclusa la quarta settimana di lockdown cala tra gli italiani il sentimento di paura per il contagio, mentre crescono le incertezze sul futuro, soprattutto dal punto di vista lavorativo. Negli ultimi giorni appare anche più chiaro che le tempistiche non saranno brevi e che il percorso di uscita dalla crisi sanitaria sarà lungo. Per il 60% è necessario risparmiare mentre il 39% teme di non poter pagare mutui, rate e bollette.

Il trascorrere dei giorni non sembra incidere sulla capacità di reagire positivamente alla situazione, che rimane stabile. Peggiora però l’immagine del futuro. Sono sempre meno gli italiani che pensano che la nostra nazione uscirà rafforzata da questa crisi, così come diminuisce la percezione che le persone in generale e gli stessi intervistati al termine della crisi saranno migliori.

Politica e scenari internazionali

La crisi legata alla pandemia cambia anche la percezione degli scenari politici a livello globale. L’empatia dovuta all’essere state le due realtà più colpite nella fase iniziale dell’epidemia, ma anche gli aiuti reciproci, producono un notevole avvicinamento degli italiani alla Cina, al punto da preferirla come alleato rispetto allo storico partner americano. Sul piano europeo invece, le dinamiche recenti hanno incrinato fortemente il rapporto dei cittadini con le istituzioni europee, ma ha anche diviso le opinioni pubbliche dei diversi stati membri. Gran parte degli italiani, come anche la maggioranza dei francesi, sostiene il bisogno di politiche solidali tra i paesi per condividere i costi della crisi. In termini finanziari ciò si traduce nell’assenso con l’ipotesi degli Eurobond, strumento che però trova la contrarietà di due terzi dei tedeschi. 

Riavvio imprese e banche sempre più “lontane”

Vi è ampia consapevolezza tra i cittadini che è importante non aspettare troppo con la riapertura delle attività produttive, seppure con tutti gli standard di sicurezza. Questa tendenza si lega ai diffusi timori per le ripercussioni economiche della pandemia.

Sul piano dei consumi, al momento della riapertura degli esercizi, gli italiani prevedono di acquistare più di tutto capi d’abbigliamento e viaggi. In ogni situazione di crisi le banche rivestono una posizione centrale.

 In questa fase viene percepito che stiano rispondendo in maniera meno efficace rispetto al passato alle esigenze dei cittadini e del tessuto produttivo, anche se nell’epicentro della crisi, nel Nord-ovest, questo giudizio risulta meno severo. 

Tra gli istituti economici sono le banche ad essere viste sempre più con distanza. Per le famiglie e per le imprese sono lontane dalle proprie esigenze mentre solo una minoranza del 25% le vede come un riferimento.

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Importante accordo tra Regione Lazio, ANCI Lazio e Parti sociali: con indicazioni omogenee per tutto il territorio regionale, diventa finalmente operativo l’Art.48.

I nidi d’infanzia, i servizi scolastici per alunni con bisogni educativi speciali e i centri diurni non si fermano. Con diverse modalità operative e garantendo la piena sicurezza degli operatori, riprenderanno anche le attività degli altri servizi socio-assistenziali e socio-sanitari che hanno subito blocchi. Questa, in estrema sintesi, la novità introdotta dalla firma del Protocollo d’intesa tra Regione Lazio, ANCI Lazio, Forum Terzo Settore Lazio, Legacoop Lazio, Confcooperative Lazio, AGCI Lazio, CNC, CGIL, CISL e UIL, approvato il 7 aprile con Delibera della Giunta regionale.

Un importante accordo che rende operativo quanto previsto dall’Art.48 del Decreto Cura Italia, con lo scopo di indirizzare le Pubbliche Amministrazioni verso un comportamento omogeneo su tutto il territorio regionale ed evitare l’insorgere di interpretazioni e controversie giudiziarie che non gioverebbero a nessuno.
Francesca Danese, Portavoce del Forum Terzo Settore Lazio, ha tenuto a rimarcare che “Sull’Art.48, dobbiamo ringraziare le Istituzioni perché hanno messo in campo un vero e proprio lavoro di “filiera”: a partire dal Ministro Gualtieri, che ha gettato le basi del provvedimento, fino all’Assessore Troncarelli e al Capo di Gabinetto Ruberti, che l’hanno recepito e reso operativo in maniera omogenea su tutto il territorio regionale.”

“Grazie a questo accordo riusciremo a portare avanti il nostro intento di non lasciare solo nessuno, combattendo le disuguaglianze che questa emergenza sta accentuando. – ha puntualizzato Francesca Danese – Dalle famiglie più fragili e in difficoltà, che in queste prime settimane di emergenza hanno subito un duro contraccolpo, ai tanti lavoratori del privato sociale, a cui finalmente viene riconosciuta pari dignità rispetto ai lavoratori pubblici.”

Con la riprogrammazione e co-progettazione dei servizi tra Pubblica Amministrazione e gestori privati, infatti, non verrà garantita solo la prosecuzione di servizi essenziali per le fasce più deboli e a rischio della popolazione. Grazie al principio del “vuoto per pieno”, i gestori dei servizi pubblici potranno fatturare gli importi integrali dei contratti e delle convenzioni in essere.
Questo significa, ove possibile, niente ricorso agli ammortizzatori sociali, che potranno essere impiegati dallo Stato in altri comparti produttivi e per interventi di altro genere, e stipendi garantiti per migliaia di lavoratori, oltre ad una importante e significativa limitazione dei danni economici per tutte le Cooperative del settore sociale.

“Non possiamo che ringraziare la Regione Lazio e l’ANCI Lazio, con il suo Presidente Riccardo Varone, per essersi rese disponibili a siglare questo accordo. – ha commentato Anna Vettigli, Responsabile Legacoopsociali Lazio – Questa situazione di emergenza ha messo in luce l’importanza del nostro lavoro per la tenuta dei servizi di pubblica utilità e la necessità di un pari trattamento rispetto ai lavoratori pubblici.”

“Finalmente sperimenteremo una reale co-progettazione dei servizi, basata non solo sulle risorse economiche disponibili, pur tenendo presente l’elemento imprescindibile della copertura finanziaria sulla base delle risorse previste nel bilancio dei Comuni, ma anche sui bisogni dell’utenza e sulle possibilità offerte dall’innovazione sociale.” ha concluso Vettigli.

Pubblicato in Lazio

"Le misure volte a limitare il contagio da Covid-19 hanno portato, nelle ultime settimane, alla progressiva chiusura, parziale o totale, di un elevato numero di attività produttive. Secondo i dati di Contabilità nazionale del 2017 riferiti al totale delle attività economiche e inclusive della componente dell'economia non osservata, la limitazione delle attività produttive coinvolgerebbe il 34,0% della produzione e il 27,1% del valore aggiunto". E' quanto si legge nella nota mensile dell'Istat.

"Seppure limitate nel tempo e ristrette a un sottoinsieme di settori di attività economica, tali misure sono in grado di generare uno shock rilevante e diffuso sull'intero sistema produttivo. Infatti, oltre agli effetti diretti connessi alla sospensione dell'attività nei settori coinvolti nei provvedimenti, il sistema produttivo subirebbe anche gli effetti indiretti legati alle relazioni intersettoriali"

Unioncamere: nel 2020 a rischio 420mila posti di lavoro

"Possibili 420mila occupati in meno nel 2020". E’ quanto emerge dall'aggiornamento realizzato a marzo da Unioncamere del modello di previsione dei fabbisogni occupazionali delle imprese private - come si legge in una nota - dell'industria e dei servizi che, sfruttando l'insieme delle informazioni a disposizione del sistema delle Camere di Commercio italiane, consente di effettuare "un primo approfondimento per l'anno 2020 caratterizzato dall'emergenza Covid-19". Si tratta di uno "scenario di crisi senza precedenti, in cui l'economia nazionale e internazionale è stata colpita da uno shock di ingenti proporzioni sia dal lato della domanda che da quello dell'offerta".

Le prime stime presentate in questo report, continua la nota di Unioncamere, "considerano uno scenario intermedio di progressiva uscita dalla crisi e di ripresa delle attività economiche entro il mese maggio, senza comunque tener conto dei possibili effetti delle misure a sostegno dell'economia che saranno attivate a livello nazionale ed europeo, dal momento che sono ancora in via di definizione. Nel 2020, al netto dei lavoratori che beneficeranno della cassa integrazione guadagni ordinaria o in deroga, si stima un calo dello stock di occupati dei settori privati dell'industria e dei servizi, in media annuale, di 422mila unità rispetto al 2019 (-2,1%). Infatti, si prevede per gli indipendenti una riduzione di 190mila unità (-3,4%) e per i dipendenti privati di 232mila unità (-1,6%)".

(Fonte: agenzia Dire)

 

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“In questa emergenza senza precedenti è fondamentale intervenire sul territorio per prevenire nuovi casi e decongestionare gli ospedali. Per questo è necessario intervenire nelle comunità più fragili, come le strutture per anziani, dove quando il contagio arriva si propaga in modo velocissimo” spiega Tommaso Fabbri, coordinatore dei progetti di MSF nelle Marche.

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Il Forum Disuguaglianze e Diversità e la Rete dei Numeri Pari, per conto delle tante realtà sociali impegnate giornalmente nel contrasto alle disuguaglianze e alle mafie nel nostro Paese, e alla luce del lavoro che conducono assieme da diversi mesi per realizzare un'indagine sulle oltre 300 pratiche di mutualismo oggi collegate fra loro nella Rete dei Numeri Pari, chiedono al Governo di mettere subito in campo "misure concrete ed efficaci" per frenare lo scivolamento nella disperazione sociale e dare risposte a milioni di cittadini e cittadine in difficoltà.

"Fare presto e bene, perché bisogna sconfiggere non solo il Covid-19 - scrivono Forum e Rete - ma la miseria e i problemi economici e sociali con cui già si convive dal 2008, e che dopo l'emergenza sanitaria rischiano di colpire con ancora maggiore violenza la popolazione del paese. Fare presto e fare bene, perché in nome dell'emergenza spesso vengono fatti più errori e seppelliti diritti democratici insostituibili. Fare presto e bene, perché quello che facciamo oggi nell'emergenza può già rappresentare la traccia futura sulla quale ricostruire il paese".

"Il Covid-19 ha smascherato e fatto emergere i fallimenti delle politiche economiche e sociali messe in campo in questi anni. Fare presto e bene, perché il paese non è più in grado di sopportare altri errori che si traducono in maggiori disuguaglianze, insicurezze sociali, ingiustizie ambientali ed ecologiche", prosegue la nota.

"Vanno rimessi al centro dell'agenda politica i bisogni ed i diritti fondamentali delle persone; vanno garantite politiche di sviluppo compatibili con i limiti del pianeta e con le sue capacità di autorigenerazione e regolazione; vanno promosse politiche economiche che rimettano insieme il diritto al lavoro con il diritto alla salute; vanno investite grandi risorse sulla transizione ecologica delle attività produttive e della filiera energetica; va contrastato l'isolamento nazionalista e ricostruita una solidarietà globale", concludono le due realtà del non profit italiano.

 

 

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Dopo la chiusura momentanea dei servizi territoriali per la salute mentale dovuta all'emergenza Covid-19, il gruppo di imprese sociali Gesco, d'intesa con l'Unità di Crisi del Dipartimento di Salute Mentale della Asl Napoli 1 Centro, ha attivato l'iniziativa del panaro della salute.

Si tratta di un pacco alimentare con beni di prima necessità, destinato a cento famiglie di sofferenti psichici, dieci per ogni distretto sanitario (corrispondente a ciascuna municipalità comunale).

Il pacco viene consegnato da educatori fino a qualche settimana fa attivi nei centri diurni, che, senza violare le normative sanitarie e prendendo tutte le precauzioni necessarie per tutelare la salute degli operatori e degli utenti, assicurano con modalità alternative la relazione di aiuto ed il necessario supporto alle famiglie.

«La consegna – spiega il direttore di Gesco, Giacomo Smarrazzo –  non consiste in una semplice visita domiciliare ma in una concreta possibilità di garantire una continuità terapeutica, sempre nel rispetto delle prescrizioni sanitarie. Nel recapitare il pacco alimentare l'educatore ha la possibilità di interloquire con il paziente e con la sua famiglia, sollecitarlo a fare una passeggiata – consentita in questi casi dalla legge – per poter svolgere un minimo di funzione di sostegno e di attività riabilitativa, in mancanza di altre possibilità».

Sempre d'intesa con il Dipartimento di Salute Mentale della Asl Napoli 1 Centro, Gesco sta anche predisponendo un vademecum per le famiglie dei sofferenti psichici costrette alla quarantena dal coronavirus.

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Combattere il coronavirus sul territorio, proteggendo comunità fragili come le strutture per anziani e formando medici di base per alleggerire il peso dell’epidemia sugli ospedali. È quanto sta facendo Medici Senza Frontiere (MSF) nelle Marche, in collaborazione con l’Azienda Sanitaria Unica Regionale (ASUR) e la Regione Marche.

Nei primi dieci giorni di attività, il team di MSF, composto da medici, infermieri, esperti di igiene e logisti, ha visitato una decina di strutture per anziani, da quelle che si trovano a gestire i primi casi a quelle dove il 100% degli ospiti è positivo, offrendo attività di formazione e supporto al personale, da settimane impegnato giorno e notte per proteggere i propri ospiti dal virus. Durante le visite nelle strutture, le équipe MSF hanno potuto riconoscere il grande lavoro degli operatori sanitari che hanno fatto tutto il possibile per rispondere all’epidemia con i dispositivi di protezione che avevano a loro disposizione.

“Nella nostra struttura vivono 240 ospiti al 90% non autosufficienti. Il supporto degli operatori MSF, che hanno vissuto in prima persona epidemie come l’Ebola o la Sars, è stato di grande aiuto” dice Vittorio Sgreccia, direttore sanitario dell’Opera Pia Mastai Ferretti a Senigallia. “Insieme abbiamo ispezionato la struttura e le procedure messe in atto e abbiamo accolto con piacere anche la formazione fornita al nostro personale con competenza, semplicità e umanità. Posso solo ringraziarli”.

Le strutture per anziani: proteggere i più fragili

MSF ha scelto di lavorare nelle strutture per anziani, in collaborazione con il sistema sanitario nazionale e locale, per aiutare le comunità più fragili di fronte al Covid-19. Non si tratta di ospedali ma di residenze dove persone anziane, spesso non più autonome, devono essere accudite con particolare dedizione e dove ci sono stanze comuni per mangiare, guardare la televisione e favorire la socialità tra gli ospiti. Gli operatori di queste strutture hanno dovuto rivedere completamente il loro modo di lavorare per limitare i molteplici fattori di trasmissione del virus.

“In questa emergenza senza precedenti è fondamentale intervenire sul territorio per prevenire nuovi casi e decongestionare gli ospedali. Per questo è necessario intervenire nelle comunità più fragili, come le strutture per anziani, dove quando il contagio arriva si propaga in modo velocissimo” spiega Tommaso Fabbri, coordinatore dei progetti di MSF nelle Marche. “Spesso le persone anziane hanno bisogno di un contatto stretto con l’operatore, avendo bisogno di una assistenza per svolgere le normali azioni quotidiane. Proteggerli entrambi quindi ha un doppio valore”.

MSF fornisce al personale formazioni pratiche sulle misure di prevenzione e l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, come guanti, mascherine e tute monouso. In presenza di casi sospetti o positivi che non hanno necessità di ricovero, insieme agli operatori delle strutture vengono individuate zone specifiche per assistere gli ospiti interessati. Viene poi identificato un circuito, cioè un percorso chiaro, che tutti gli operatori dovranno percorrere per passare in sicurezza dalle zone “pulite” a quelle “sporche”, attraverso accurate procedure di vestizione e svestizione per evitare la diffusione del virus.

“L’epidemia di Covid-19 ha stravolto la vita all’interno della struttura. Abbiamo dovuto chiudere a tutti i visitatori e la lontananza dai propri cari crea sofferenza negli ospiti. Noi ci stiamo mettendo tutto, anima, cuore, corpo, 24 ore su 24. È un momento difficile per noi operatori ma soprattutto per loro, ora ci sentiamo tutti rassicurati” dichiara Marta, infermiera presso la struttura “Opera Pia Mastai Ferretti” a Senigallia.

I medici di base: tenere il virus fuori dalla porta

All’ospedale di Jesi intitolato a Carlo Urbani, ex presidente di MSF che ha dedicato la sua vita allo studio e alla lotta contro epidemie come la Sars, MSF sta effettuando anche un ciclo di formazioni per i medici della Regione Marche che saranno impegnati ad assistere pazienti positivi a domicilio o negli hotel Covid, dove verranno accolti i pazienti in via di guarigione ma che hanno ancora bisogno di assistenza.

La formazione si focalizza sulle misure di prevenzione e mitigazione della diffusione della malattia con particolare riferimento ai dispositivi di protezione individuali. Per un medico che esegue molte visite a domicilio ogni giorno e quindi passa da una casa all’altra, è fondamentale sia per i pazienti che per lui stesso e i suoi familiari, usare i dispositivi di protezione nella maniera più corretta e in condizioni di sicurezza.

“Nelle nostre attività incontriamo ogni giorno operatori sanitari impegnati in prima linea contro il coronavirus che da molte settimane lavorano senza sosta in una situazione di totale eccezionalità. Molti di loro vivono nella paura di poter contagiare i propri cari. Per questo motivo, abbiamo sviluppato una parte specifica della formazione su tutte quelle misure e regole da seguire in casa per tenere il virus fuori dalla porta” dice Barbara Maccagno, responsabile medico dei progetti MSF nelle Marche.

 

Pubblicato in Salute

Quanto dovremo attendere per gustare di nuovo piatti tipici, sicuri e gustosi, fatti nel rispetto della tradizione e con cura artigianale? Sono già qui grazie a Tuttibuoni, newco nata dalla collaborazione tra la Cooperativa sociale Betadue e Terzo Cerchio srl.

"I nostri piatti - ricorda il coordinatore Simone Cipolli - si ordinano online, sul sito tuttibuoni.org. La consegna a domicilio avviene il giorno lavorativo successivo per gli ordini effettuati entro le ore 13 e consegniamo da lunedì a venerdì. I piatti poi sono semplici da preparare, possono essere conservati in frigo per 20 giorni ed essere rigenerati in pochi minuti in microonde, forno tradizionale o in padella".

Il menù? Ecco alcune proposte: ribollita toscana, tacchino ripieno, zuppa di legumi, contorni e primi di tutti i tipo e per tutti i palati.

"In questa fase - ricorda Cipolli - consegniamo nei comuni di Arezzo e del Valdarno, sia aretino che fiorentino ma contiamo di ampliare in poco tempo il raggio di azione. Puntiamo sulla nostra diversità e cioè sulla scelta di classici della cucina italiana e di piatti tipici del territorio, con un'attenzione particolare agli aspetti nutrizionali legati alla salute e al benessere".

"Tuttibuoni - sottolineano Gabriele Mecheri, Presidente di Betadue e Massimo Gironi, amministratore di Terzo Cerchio - è nata per declinare, a partire dalle esperienze maturate negli ultimi anni dai due partners rispettivamente nel campo dell'impatto sociale e della produzione alimentare, progetti sul food che vanno dalla produzione alla distribuzione a domicilio per la casa e per gli uffici fino allo street food. Oltre ai piatti pronti stiamo lavorando alla proposta di un paniere di prodotti selezionando le eccellenze enogastronomiche del territorio toscano realizzate con cura e passione da una rete di piccoli produttori che fanno dell'impatto sociale, del rispetto dell'ambiente e della biodiversità la propria ragione di lavoro. C'è un'attenzione sempre più marcata alla qualità delle produzioni agricole e, conseguentemente, dei piatti tipici e sani. È un settore nel quale si possono impegnare persone fragili e che consente la valorizzazione e quindi la salvaguardia dei piccoli produttori locali".

Pubblicato in Economia sociale

Sono in arrivo diversi interventi pubblici a favore dell’economia, in questa fase di crisi sanitaria, economica e sociale. Alcuni di questi interventi sono di carattere regionale, altri di carattere nazionale. Finanziamenti a sostegno delle attività economiche, dalle “partite iva” alle “grandi imprese”, altri strumenti per consentire un rapido e agevole accesso al credito bancario. Altre misure sono previste a favore delle famiglie, che costituiscono una fondamentale componente del sistema economico nazionale.

“L’accesso a questi strumenti sarà agevole e veloce. Nel complesso ci appare una cosa buona e utile per le famiglie e le attività economiche del nostro Paese. Non sottovalutiamo però il rischio che queste risorse possano finire, anche solo in parte, in mani sbagliate”.  

L’allarme è lanciato da Sos Impresa – Rete per la legalità.  “È necessario garantire ai destinatari finali di questi provvedimenti un accesso libero e sicuro – scrive in una nota l’associazione antiracket - al riparo da potenziali intermediazioni parassitarie e strumentali, sia di ordine criminale che di altro tipo. Bisogna garantire che il sistema bancario assicuri a tutti, famiglie e imprese, piccole e grandi, le medesime condizioni semplificate di accesso al credito. È necessario che le risorse messe in campo dalle Regioni e dal Governo centrale giungano tutte a destinazione e producano gli effetti postivi per le quali sono state concesse, sia a vantaggio dei singoli destinatari che dell’intero sistema Paese”.

I potenziali pericoli

È altresì necessario garantire che il percorso che seguiranno queste risorse “sia libero da ostacoli e permetta ai benefici di giungere per intero ai destinatari finali e legittimi, come previsto dalle norme”. I potenziali pericoli lungo questa strada possono essere molti e di diverso tipo. “Per tale motivo abbiamo – prosegue la nota - istituito un servizio gratuito di accompagnamento e verifica del successo di queste iniziative pubbliche. È necessario impedire a mafiosi e imbroglioni di ogni tipo di frapporsi tra lo Stato e i cittadini. Gli interessi parassitari e oscuri rischiano di avere la meglio se non vengono prevenuti e contrastati. Anche dalle banche potrebbero arrivare impedimenti strumentali”.

L’appello

“Rivolgiamo pertanto un appello a tutti coloro che sono in pieno titolo e diritto di accedere a questi aiuti, affinché si rivolgano esclusivamente a canali istituzionali (il proprio commercialista, la propria banca, i propri consulenti). Non bisogna cedere alla facile propaganda di sconosciuti o, peggio ancora, di ‘amici di amici’ di dubbie ed incerte origini. L’accesso a queste misure è semplice e veloce, non servono scorciatoie e raccomandazioni di alcun genere. Soprattutto bisogna sapere che questi aiuti sono diretti e senza “oneri” e commissioni, neppure quelle bancarie. L’appello è pertanto quello di non accettare aiuti “esterni” da nessuno e pretendere trasparenza, velocità e economicità da coloro i quali saranno preposti alla materiale erogazione di questi benefici”, scrive Sos Impresa.

L’associazione antiracket di Pianura e la Fondazione Paulus vigileranno su queste risorse e sul loro accesso libero e veloce a favore dei destinatari. “Raccoglieremo segnalazioni e offriremo consigli su come ottenere questi benefici qualora si presentassero difficoltà e impedimenti”.

L’Osservatorio Legalità anticrisi da Coronavirus ha già attivato una mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. ed una PEC Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  attraverso le quali sarà possibile inviare domande e richieste di contatto e dalle quali si riceveranno tempestive risposte.

 

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