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Lunedì, 10 Agosto 2020

Mercoledì, 08 Aprile 2020 - nelPaese.it

Oggi è stato diramato un comunicato stampa da parte del Commissario nazionale antiracket Prefetto Annapaola Porzio che dà atto dei risultati del lavoro del Comitato di Solidarietà presso il Ministero dell’Interno in questi primi mesi del 2020.

SOS IMPRESA Rete per la Legalità esprime grande soddisfazione per i dati che il Prefetto Porzio ha reso pubblici e ai quali si onora di aver contribuito attivamente. In modo particolare Franco Arcuri, presidente di SOS Impresa Foggia e Luigi Cuomo, presidente nazionale di SOS IMPRESA Rete per la Legalità, a nome dell’intera organizzazione antiracket e antiusura, registrano con soddisfazione il dato delle istanze di ristoro pervenute al Comitato dalle vittime degli attentati mafiosi di Foggia che dal 3 gennaio scorso hanno avuto ad oggetto l’impresa dei fratelli Vigilante.

“In meno di tre mesi è stato possibile raccogliere le istanze, trasmetterle alla Prefettura locale e giungere, oggi, alla delibera del Comitato che accoglie totalmente le richieste di ristoro dei danni emergenti delle vittime dirette e indirette dei primi due attentati dinamitardi del 3 e del 16 gennaio scorso, ha dichiarato Franco Arcuri, e questo dato conferma la convinzione che quando i cittadini e gli imprenditori onesti collaborano, lo Stato risponde con tempestività ed efficienza. Quando poi questa relazione, conclude Arcuri, tra i cittadini, le imprese e lo Stato è accompagnata dalle associazioni antiracket il tutto diventa più semplice, rapido ed efficiente. Proprio come le vicende di Foggia testimoniano.”

Da questi dati nasce l’appello di SOS IMPRESA-RplL a tutti i cittadini e agli operatori economici a collaborare con lo Stato segnalando e denunciando tutti i segnali percepiti o tutti i tentativi di avvicinamento delle consorterie criminali che soprattutto in questa delicata e difficile fase sanitaria, economica e sociale stanno cercando di accrescere il loro potere criminale e parassitario a danno dell’economia legale e delle fasce più deboli della popolazione.

“Le associazioni antiracket aderenti a SOS IMPRESA RplL, dichiara Luigi Cuomo, hanno già dichiarato il loro forte ed incessante impegno accanto alle imprese e ai cittadini onesti, in modo particolare in questa fase, per arginare il forte tentativo di penetrazione e condizionamento mafioso dell’economia e nella società. Collaborando e restando uniti, ha concluso Cuomo, potremo vincere questa fase di estrema difficoltà economica e rischio criminale che incombe su tutti ma che è già molto fortemente attenzionato dalle forze investigative sia nazionali che locali.

SOS IMPRESA RplL ricorda il proprio numero verde 800 900 767 al quale è possibile rivolgere le richieste di aiuto e solidarietà antiracket e antiusura in qualsiasi momento in modo assolutamente riservato.

 

Pubblicato in Lavoro

"Quali obiettivi dobbiamo porci, in un momento in cui i bambini sono lontani dal nido, si trovano dentro le loro case a trascorrere lunghe giornate senza la possibilità di usufruire dei tanti luoghi e tempi di socializzazione, nonché delle occasioni di apprendimento abituali?". Sono alcune delle domande che si sono poste le educatrici del nido d'infanzia di Cervignano del Friuli (Ud), servizio comunale gestito dalla Cooperativa Itaca.

Le stesse domande se le sono poste le equipe educative che da diverse settimane, in tutta Italia, si trovano alle prese con il Covid-19 e con la sospensione dei servizi socio educativi anche alla prima infanzia. Le restrizioni imposte dai vari DPCM per il contenimento del contagio da coronavirus, stanno comportando - e comporteranno ancora per diverso tempo - il distanziamento sociale, impedendo alle persone di relazionarsi l'una all'altra secondo le modalità seguite prima del coronavirus.

All'interno di questo scenario, nuovo un po' per tutti, il team di educatrici e di operatori del nido d'infanzia di Cervignano ha aperto delle riflessioni profonde sul ruolo del servizio oggi verso la comunità, verso i bambini e le famiglie che frequentavano il nido, o che avrebbero iniziato a frequentarlo a breve.

In che modo sintonizzarsi attraverso la modalità "non in presenza", per progettare strumenti educativi e didattici che in qualche modo possano connettere le famiglie, genitori e bambini, con il nido?

"L'obiettivo ci è stato chiaro da subito e ci siamo mossi per tessere un filo invisibile, che potesse collegare tutti noi operatori del nido con le famiglie. Abbiamo pensato di offrire loro tracce fotografiche e narrative delle esperienze che i bambini hanno vissuto al nido prima del Covid-19, per poter riaccendere e riconnettere i loro e i nostri ricordi, le emozioni e gli interessi".

"Così, abbiamo puntato sulla dimensione relazionale proprio nel momento in cui la relazione umana - come l'avevamo sempre pensata e vissuta - veniva ridotta al minimo per evitare la diffusione del contagio. A nostra disposizione avevamo la nostra pagina Facebook "Nido di Cervignano", nata circa tre anni fa per raccontare e documentare le nostre attività".

Ora l'obiettivo è cambiato: "vogliamo trasmettere alle famiglie l'idea che noi ci siamo, che non si devono sentire soli. Per questo pubblichiamo spesso post sulla pagina, vogliamo trasmettere alle mamme e ai papà conoscenze pedagogiche, spunti di riflessione, occasioni di confronto".

Le educatrici postano in media un contenuto al giorno in cui offrono anche suggerimenti su attività che i bimbi possono "fare" tranquillamente da casa, riflessioni su "come" trascorrere questi tempi dilatati con i propri bambini, recuperando il piacere dello stare insieme.

"Il bello di tutto ciò è che si è creata veramente una dimensione relazionale: sono gli stessi bambini a farci richieste molto precise, ci chiedono ad esempio di cantar loro una determinata canzone, gli stessi genitori ci inviano immagini delle attività che hanno sperimentato assieme ai propri bimbi".

Siamo sempre stati abituati, tutti, alle relazioni umane fisiche, faccia a faccia, di persona. Il coronavirus ci ha "costretti" a pensarne e sperimentarne di nuove, sostituendo il virtuale al reale. "La nostra pagina Facebook è diventata in queste settimane uno strumento imprescindibile di dialogo e di scambio con le famiglie. Starà a tutti noi saper imparare da questa esperienza ad emergenza finita, perché nulla sarà più come prima".

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

In tutta l’Africa Subsahariana, le persone hanno difeso i propri diritti sfidando proiettili e pestaggi, conflitti e repressione di stato. Lo ha dichiarato quest’oggi Amnesty International pubblicando il suo rapporto sulla situazione dei diritti umani nell’Africa Subsahariana.

L’organizzazione ha messo in evidenza il coraggio e l’audacia di chi è sceso in strada per chiedere un cambiamento ma ha anche denunciato la risposta dei governi, che continuano a violare i diritti umani in tutta la regione. Il rapporto esamina i maggiori progressi compiuti dallo scorso anno, tra i quali la deposizione del presidente sudanese Omar al-Bashir, la risposta del governo dello Zimbabwe alle proteste di massa e i crescenti attacchi sui civili in Mozambico e Mali.

“Nel 2019 abbiamo visto l’incredibile forza del popolo nelle proteste di massa nell’Africa Subsahariana. Dal Sudan allo Zimbabwe, dalla Repubblica Democratica del Congo alla Guinea, le persone hanno affrontato repressioni brutali per difendere i propri diritti,” ha dichiarato Deprose Muchena, direttore di Amnesty International per l’Africa orientale e meridionale.

“In alcuni casi, queste proteste hanno portato a grandi cambiamenti: dopo il rovesciamento del leader sudanese Omar al-Bashir a lungo alla guida del paese, le nuove autorità hanno promesso riforme attente ai diritti umani; in seguito alle proteste, il governo dell’Etiopia ha presentato un corposo pacchetto di riforme attente ai diritti umani. Sfortunatamente, ulteriori necessari cambiamenti sono stati bloccati da governi repressivi che proseguono impuniti sulla strada delle violazioni”, ha aggiunto Deprose Muchena.

Conflitto e crisi

I civili sono colpiti da conflitti mortali e violente crisi. Nella regione sudanese del Darfur, le forze governative hanno continuato a commettere possibili crimini di guerra e altre gravi violazioni di diritti umani, tra cui uccisioni illegali, violenze sessuali, saccheggi sistematici e sfollamenti forzati.

Nella Repubblica Democratica del Congo, decine di gruppi armati locali e stranieri, insieme alle forze di sicurezza, hanno continuato a violare i diritti umani provocando la morte di 2000 civili e lo sfollamento forzato di almeno un milione di persone durante il 2019.

In Somalia, i civili hanno continuato a convivere con gli attacchi del gruppo armato di al-Shabaab, mentre le forze governative e quelle internazionali alleate non sono riuscite a prendere precauzioni sufficienti per non coinvolgere i civili nei loro attacchi contro al-Shabaab. 

I gruppi armati hanno condotto attacchi diretti contro i civili in Camerun, nella Repubblica Centrafricana e in Burkina Faso, dove i governi non sono riusciti a proteggere i civili.

Un netto peggioramento della sicurezza si è registrato anche nel Mali centrale con l’uccisione diffusa di civili ad opera di gruppi armati e di autoproclamati “gruppi di auto-difesa”. In risposta, le forze di sicurezza maliane hanno commesso esecuzioni extragiudiziali e torture.

In Mozambico, gruppi armati hanno continuato a condurre attacchi contro la popolazione a Cabo Delgado e sono state diffuse informazioni secondo le quali le forze di sicurezza avrebbero commesso gravi violazioni dei diritti umani in risposta alla violenza.

In Etiopia, la risposta da parte delle forze di sicurezza agli scontri etnici tra le comunità è stata sproporzionata.

Nelle regioni anglofone del Camerun, i gruppi separatisti armati hanno continuato a commettere abusi come omicidi, mutilazioni e sequestri. Inoltre, sono state numerose le strutture sanitarie ad essere distrutte dai separatisti. Le forze militari hanno risposto con esecuzioni extragiudiziali e abitazioni date alle fiamme.

“L’accesso alle cure mediche resta una grande preoccupazione per le persone in tutta la regione, in considerazione degli scarsi fondi destinati alla sanità che hanno portato a una carenza di posti letto e farmaci negli ospedali. I governi dei paesi dall’Angola allo Zimbabwe, dal Burundi al Camerun non sono riusciti a rispettare il diritto alla salute e i conflitti hanno peggiorato la situazione”, ha dichiarato Samira Daoud, direttrice di Amnesty International per l’Africa occidentale e centrale.

“Con l’incombente pandemia da Covid-19, non c’è tempo da perdere: dobbiamo affrontare le disuguaglianze e le violazioni dei diritti umani che rendono la sanità inaccessibile a così tante persone”, ha proseguito Samira Daoud.

Violenta repressione di Stato

In tutta la regione, i difensori dei diritti umani sono stati perseguitati e hanno subito aggressioni per aver preso posizione e aver preso la parola contro i governi. Burundi, Malawi, Mozambico, Swaziland, Zambia e Guinea Equatoriale hanno tutti assistito a un giro di vite sull’attivismo.

Ad esempio, in Malawi gli attivisti che hanno organizzato e guidato dimostrazioni contro presunti brogli elettorali nelle elezioni di maggio sono stati attaccati e hanno subito intimidazioni da parte di squadre giovanili del partito al potere e sono stati oggetto di un’azione legale da parte delle autorità. Il voto è stato successivamente annullato dal tribunale e il paese si prepara a una nuova tornata elettorale nei prossimi mesi di quest’anno.

In Zimbabwe, almeno 22 tra difensori dei diritti umani, attivisti e rappresentanti della società civile e dell’opposizione sono stati incriminati per il loro presunto ruolo nell’organizzazione di proteste contro l’aumento dei prezzi del carburante nel gennaio 2019. Le forze di sicurezza hanno scatenato un violento giro di vite che ha causato la morte di almeno 15 persone e il ferimento di altre decine.

In Guinea, dove le autorità hanno vietato oltre 20 dimostrazioni sulla scorta di motivazioni vaghe e oltremodo generiche, le forze di sicurezza hanno continuato ad alimentare la violenza durante le manifestazioni e lo scorso anno sono rimaste uccise almeno 17 persone.

In 17 paesi nella regione dell’Africa subsahariana, alcuni giornalisti sono stati arbitrariamente arrestati e fermati nel 2019. In Nigeria ad esempio, sono stati registrati 19 casi di aggressione, arresto arbitrario e fermo di giornalisti, molti dei quali hanno dovuto affrontare accuse costruite.

In Burundi, le autorità hanno continuato a reprimere l’attività dei difensori dei diritti umani e delle organizzazioni della società civile, rendendole anche oggetto di procedimenti penali e passibili di lunghi periodi di detenzione.

Sfollamento

Continue violazioni dei diritti umani hanno costretto centinaia di migliaia di persone nella regione ad abbandonare le proprie abitazioni in cerca di protezione. Gli sfollati interni sono stati 600.000 nella Repubblica Centrafricana, oltre 222.000 in Ciad e oltre mezzo milione in Burkina Faso.

In Sudafrica, è proseguita una terribile sistematica violenza xenofobica nei confronti di rifugiati, richiedenti asilo e migranti, in parte dovuta ad anni di impunità per passati attacchi e ai fallimenti della giustizia penale. Dodici persone, tra sudafricani e stranieri, sono morti in seguito alla violenza esplosa tra agosto e settembre.

Le vittorie dei diritti umani

Nonostante il quadro nero, lo scorso anno sono anche state registrate alcune importanti vittorie relative diritti umani. Proteste di massa in Sudan hanno messo fine al regime repressivo di Omar al-Bashir ad aprile del 2019 e le nuove autorità hanno promesso ampie riforme per migliorare il godimento dei diritti umani; il governo etiope ha revocato la normativa della società civile che aveva limitato il diritto di libertà di associazione ed espressione e presentato una nuova legge al parlamento in sostituzione della draconiana legislazione anti-terrorismo. Nella Repubblica Democratica del Congo, le autorità hanno annunciato il rilascio di 700 detenuti, tra i quali molti prigionieri di coscienza.

Sono state molte le vittorie relative a singoli individui. In Mauritania, il blogger e prigioniero di coscienza Mohamed Mkhaïtir è stato rilasciato dopo oltre cinque anni trascorsi in detenzione arbitraria. Sebbene l’impunità per molte violazioni dei diritti umani sia proseguita, nel corso dell’anno sono stati registrati piccoli progressi.

Il Comando delle forze armate Usa per l’Africa (Africom) nell’aprile del 2019 ha ammesso per la prima volta di aver ucciso dei civili nei suoi attacchi aerei diretti contro al-Shabaab, aprendo la strada alla riparazione per le vittime.

Sono stati anche fatti dei progressi nei tribunali ordinari della Repubblica Centrafricana che hanno esaminato alcuni casi di violazioni da parte di gruppi armati. La Corte penale speciale ha ricevuto 27 ricorsi e lo scorso anno ha dato avvio alle indagini. “Nel 2019 attivisti e giovani hanno contestato il sistema. Nel 2020, i leader devono ascoltare le loro richieste e lavorare per riforme assolutamente necessarie che rispettino i diritti di ciascuno”, ha concluso Samira Daoud.

 

Pubblicato in Dal mondo

"Il provvedimento adottato dal governo, per quanto è stato finora reso noto, contiene misure importanti per sostenere la nostra economia; in particolare, è positivo l'impegno per assicurare liquidità alle imprese agevolandone l'accesso al credito, ma è indispensabile garantire che i tempi di istruttoria delle banche siano compatibili con l'emergenza in atto per far affluire subito le risorse a chi ne ha bisogno".

Il Presidente di Alleanza delle Cooperative, Mauro Lusetti, anche a nome dei Copresidenti Maurizio Gardini e Giovanni Schiavone, commenta così il decreto legge approvato ieri dal Consiglio dei Ministri, riservandosi una valutazione più approfondita dopo la lettura del testo.

"Vediamo con favore -sottolinea Lusetti- il potenziamento del fondo di garanzia per le PMI che rappresentano una parte essenziale del sistema produttivo, ma sarebbe anche necessario affrontare il fenomeno del ritardo dei pagamenti da parte delle pubbliche amministrazioni".

"Quello che ci preoccupa -aggiunge il Presidente dell'Alleanza- è il tempo, che, nella situazione attuale, non è una variabile ininfluente: per questo è necessario un rapido via libera da parte della UE ed occorre accelerare al massimo i tempi di istruttoria delle banche; fondamentale per questo sarà anche il ruolo ed il sostegno alle attività dei Confidi per un affiancamento ed un accompagnamento delle imprese in questa difficile fase."

"Se l'obiettivo -sottolinea Lusetti- è quello di consentire alle imprese di salvaguardare capacità produttive e competenze professionali indispensabili ad affrontare, non appena se ne determineranno le condizioni, la ripresa dell'attività, bisogna tenerle in vita e tutelare il lavoro, facendo affluire – al più presto - le risorse di cui hanno necessità".

"Da questo punto di vista -conclude Lusetti- auspichiamo che nel decreto annunciato dal governo per i prossimi giorni siano adottate misure adeguate di stimolo alla domanda per i settori maggiormente in difficoltà, così come politiche di rilancio dell'economia in direzione di un green new deal, della progettazione di nuovo sistema di welfare e di protezione delle persone, di un forte sostegno all’innovazione e alla digitalizzazione delle imprese".

Pubblicato in Economia sociale

Intervista al sottosegretario all'Editoria Andrea Martella: si parla di numerosi argomenti di interesse per le l’editoria e per le cooperative editoriali nella crisi Covid-19.

Nei giorni scorsi ha riportato l’attenzione sulle fake news, le bufale, particolarmente pericolose in tempi di emergenza sanitaria. Anche le cooperative di giornalisti associate a Legacoop Culturmedia hanno lanciato una campagna per sostenere un’informazione puntuale e corretta. Per combattere le fake news ha deciso di dare vita ad una vera e propria task force, di cosa si tratta? La battaglia coinvolgerà anche chi le diffonde e rilancia sui social? Ha richiamato all'ordine anche la politica su questo...

Sabato abbiamo istituito l'Unità di monitoraggio che avrà come compiti quelli di analizzare modalità e fonti che generano e diffondono le fake news. Uno strumento di servizio contro l’insidia della disinformazione che indebolisce lo sforzo di contenimento del contagio. Questa emergenza ha messo in evidenza la necessità di non sottovalutare la diffusione di notizie false che possono creare situazioni di allarme e pericolo. Far passare che i gargarismi con la candeggina sono efficaci non è una opinione è invece una fake e quando raggiunge milioni di cittadini può essere un problema. È una struttura snella aperta al contributo e alle interlocuzioni con istituzioni e società. Quindi ben vengano iniziative come quella di Legacoop per sostenere una informazione puntuale e corretta. Serve davvero un patto sociale per contrastare queste pericolose tossine.


Edicole aperte - con molte cautele anche nelle zone rosse, come Medicina e Rimini - e filiera editoriale garantita fino alle consegne agli abbonati. Eppure qualcuno ha lamentato che i giornali non sono «attività essenziali», non servono per mangiare...

Il governo ha preservato dalla chiusura delle attività la filiera editoriale proprio per la sua funzione di servizio pubblico. Voglio ringraziare gli edicolanti per il loro preziosissimo lavoro in queste settimane difficili. È anche per questo che per le edicole abbiamo previsto alcune specifiche misure nel decreto di marzo a partire dal raddoppio del credito di imposta, da 2 a 4 mila euro, estendendolo oltre alle tasse locali e al canone di affitto anche alle spese di connessione e di recapito a domicilio dei giornali. Informare ed essere informati è un principio inderogabile per le democrazie a maggior ragione in situazioni di emergenza. Acquistare un quotidiano, una rivista, un periodico è, invece,essenziale perchè è uno spazio di libertà autentico mentre gli spazi fisici si sono ristretti.

 All’inizio dell’anno a Imola, ragionando del futuro dell’editoria locale, ha ricordato che nella Legge di bilancio è stato introdotto il «congelamento» per il 2020 della riduzione dei finanziamenti e che era in avvio un cantiere per arrivare alla riforma dell’editoria o Editoria 5.0 entro l’estate. L’emergenza in atto come ha cambiato questi piani?

Innanzitutto il differimento dei tagli lo abbiamo stato portato al 2022 (decreto proroga termini) Certamente l'emergenza incide sul calendario ma stiamo comunque lavorando per portare avanti alcune riforme per sostenere e innovare il settore. Editoria 5.0.rimane l'obiettivo finale per dare un piano di riforma strutturale ad un settore dopo 40 anni.

Quanto sta accadendo ha provocato l’aggravamento della situazione, con crollo dei fatturati pubblicitari, vendite. Come per altri settori dell’economia si stanno valutando ulteriori provvedimenti per questo 2020 per la tenuta delle aziende editoriali?

Sono pienamente consapevole degli effetti sul settore. Proprio per questo nel decreto "cura italia" abbiamo previsto che il credito di imposta pubblicità per il 2020 si applichi sul 30% dell'investimento complessivo e non più sulla quota incrementale. È stata una prima misura, ora verificheremo nel dialogo con la filiera di individuare altre leve di intervento per aiutare il settore ad affrontare la crisi.

Nelle ultime settimane abbiamo visto l’editoria locale (tv, radio, giornali, web) rappresentare un vero e proprio servizio per gli abitanti dei territori travolti dall'emergenza Coronavirus, si sta tenendo conto in modo particolare dell’editoria locale?

La stampa locale assolve a questa funzione per vocazione direi. In questa fase ancora di più. Ci sono aspetti anche umani che la rendono davvero più prossima. Per questo c'è un confronto e un dialogo in atto per individuare possibili misure di sostegno.
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La necessità del distanziamento sociale ha portato all’ulteriore espansione del mondo digitale, che richiede competenze, attrezzature, connessioni, risorse e quindi investimenti ma produce marginalità scarse, soprattutto se rapportate alle realtà editoriali locali. Si sta ragionando anche su questo nella riforma dell’editoria o per provvedimenti più immediati?

C'è un tema innovazione che investe anche questo settore. Fermo restando l'importanza della "carta" emerge la necessità di aiutare la modernizzazione anche su base locale l'idea di editoria 5.0 nasce anche dalla previsione di investimenti per ammodernamento e accesso alle tecnologie.

Per il sistema radio e tv locali anch'esse importanti nell'informazione di servizio, sono previsti ulteriori provvedimenti dopo il primo segnale della cassa in deroga?

La cassa in deroga non è mai un segnale positivo ma solo un rimedio emergenziale. Considerata l'importanza del settore anche per la qualità della nostra democrazia l'obiettivo degli interventi deve essere quello di avere un settore che ce la fa e continua a informare I propri lettori ascoltatori e telespettatori. A partire dal rafforzamento delle misure sulla pubblicità ma anche con altri interventi cercheremo di affrontare questa delicatissima crisi.

 

A cura di Lara Alpi – Sabato Sera per Tavolo Mediacoop

 

Pubblicato in Cultura
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