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Venerdì, 29 Maggio 2020

Giovedì, 09 Aprile 2020 - nelPaese.it

È partita la corsa all’accaparramento del Plaquenil, farmaco a base di idrossiclorochina, un potente antireumatico solitamente utilizzato per malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide, la sindrome di Sjogren o il lupus eritematoso sistemico (LES) ma al quale Aifa ha dato il via libera per il trattamento dei casi meno gravi di infezione da SARS-CoV-2.

Il risultato è che in pochi giorni il Plaquenil e gli altri farmaci a base di idrossiclorochina sono diventati merce rara nelle farmacie di tutto il territorio nazionale. Per questo proprio questa mattina Aifa ha pubblicato delle indicazioni che contengono una possibile soluzione per affrontare il problema senza che ne abbiano pregiudizio né le persone in terapia cronica né chi veramente dovesse averne bisogno per contrastare il COVID-19.

“Comprendiamo il panico che il coronavirus ha scatenato nella popolazione – racconta Ilaria Ciancaleoni Bartoli, direttore dell’Osservatorio Malattie Rare – ma questo non può giustificare comportamenti irresponsabili: acquistare idrossiclorochina ‘in via preventiva’, per tenerlo a casa in caso di una eventuale necessità, significa togliere una terapia fondamentale a chi ne ha, invece, sicuro e immediato bisogno.  Questo farmaco si può prendere solo su prescrizione: per ogni prescrizione non necessaria c’è una persona affetta da artrite reumatoide, sindrome di Sjogren o LES che rischia di dover interrompere le terapie, è importante che i medici dicano ‘no’ alle ricette ‘facili’, anche di fronte alle richieste insistenti di persone comprensibilmente spaventate”.

Secondo il direttore dell’Osservatorio “la soluzione proposta da Aifa è interessante e potrebbe essere d’aiuto nella gestione della carenza, il problema è che non è vincolante. La Asl di Modena già da qualche giorno aveva stabilito delle modalità precise di prescrizione del farmaco in caso di COVID-19, rimandando la competenza alle Unità Speciali di Continuità Assistenziale, ma non sappiamo cosa faranno tutte le altre Asl e come ogni regione si muoverà: il rischio è che anche stavolta la tutela non sarà uniforme sul territorio. Ci appelliamo quindi a tutte le Regioni affinché mettano in pratica al più presto questa soluzione con le modalità più idonee, ma fin quando questo non sarà fatto sentiamo il bisogno di appellarci alla coscienza dei medici nel fare le prescrizioni”.

L’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha autorizzato la clorochina e l’idrossiclorochina negli studi clinici o nei programmi di utilizzo in emergenza per il trattamento del COVID-19. I due medicinali infatti, attualmente utilizzati per il trattamento della malaria e di alcune malattie autoimmuni, sono oggetto di studio in tutto il mondo poiché potenzialmente in grado di curare la malattia da coronavirus (COVID-19).

Tuttavia, non ci sono ancora evidenze scientifiche che dimostrino l'efficacia nel trattamento del COVID-19 e sono da prescrivere dopo valutazione attenta del paziente perché sia la clorochina che l’idrossiclorochina possono avere effetti indesiderati gravi, in particolare sul cuore, soprattutto a dosi elevate o in associazione ad altri farmaci. In generale, non devono essere presi o prescritti per evitare di ammalarsi, ma solo in presenza di sintomi.


 

 

Pubblicato in Salute

“Negli ultimi decenni il con tributo delle Fondazioni di origine bancaria al progresso sociale delle nos tre comunità, con il sostegno alle iniziative di istituzioni e delle organizzazioni del Terzo settore è stato importante e prezioso. Non sol o per le risorse erogate ma anche per la buona innovazione sociale che si è sperimentata, fattori su cui le nostre comunità devono poter contare anche per il futuro. Superata l’emergenza, infatti, ci sarà da ricostruire l’economia ma anche il tessuto sociale del Paese. Per questo, l’appello pubblicato ieri sulla stampa va nella direzione sbagliata. Espropriare il patrimonio delle Fondazioni, significa distrarlo da ciò di cui c’è maggiormente bisogno: prendersi cura di chi soffre, è povero o emarginato”.

È quanto dichiarato da Claudia Fiaschi, portavoce nazionale del Forum Terzo Settore in merito al ruolo ricoperto in queste settimane da lle Fondazioni bancarie per aiutare a fronteggiare l’emergenza Corona virus.

“Già ora molte attività sociali non si potrebbero realizzare senza le risorse delle Fondazioni ex-bancarie, dal contrasto alla povertà minorile all’housing sociale. Per non par lare del sostegno a tutto il volontariato italiano o delle iniziative sui beni culturali dei nostri piccoli Comuni. Certo, è un fatto che le Fondazioni sono presenti, in grandissima parte, nel centro nord ed iniziative mirabili come quella della Fondazione con il Sud non sono sufficienti, da so le, a dare risposte alle tante emergenze sociali del Mezzogiorno, ma senza l’impegno delle Fondazioni di origine bancaria saremmo privi anche di questo avamposto di sviluppo sociale ed economico.Terzo settore, Enti locali, Fondazioni ex-bancarie – conclude Fiaschi – condividono da sempre nelle nostre comunità sfide di sviluppo e di presidio sociale, con un impatto tanto più efficace laddove questi soggetti definiscono insieme le politiche erogative delle Fondazioni. E’ una bella storia di impegno civico condiviso che deve continuare e deve rafforzarsi”.

 

Pubblicato in Nazionale

Utilizzare Whatsapp in maniera consapevole per vivere e comunicare un'epoca che domani sarà storia. Sono settimane di isolamento forzato a casa quelle che anche i giovani dell'Area Coneglianese stanno vivendo e rispettando con comportamenti responsabili, atti a non diffondere ulteriormente il contagio da Covid-19.

I lavori dei Consigli comunali dei ragazzi sono sospesi, i Gruppi giovani non si stanno incontrando più e i Centri giovani sono tutti fisicamente chiusi. Per questo le diverse equipe di educatori della Cooperativa sociale Itaca, facenti parte del Servizio Operativa di Comunità dell'Ulss 2 Marca Trevigiana, si sono interrogate su come poter rimanere accanto ai ragazzi e alla comunità in questo particolare momento, in cui tutti siamo chiamati con forza alla responsabilità.

È nata "La storia siamo noi. Distanti ma attivi" una progettualità innovativa, condivisa con l'Ulss 2 e con i 12 Comuni dell'Area Coneglianese per mantenere vive le relazioni instaurate con i ragazzi ed entrare in contatto, attraverso loro, con altri preadolescenti e adolescenti del territorio.

Diamo valore ai (nuovi) pensieri di ragazze e ragazzi

L'idea è quella di dare valore alle esperienze e ai pensieri di ragazze e ragazzi in questi momenti di isolamento forzato, raccogliere le loro testimonianze, educandoli ad un utilizzo consapevole di media e strumenti tecnologici in modo propositivo e utile anche alle comunità, che si trovano di fronte ad un evento che di ordinario ha veramente poco.

Le disposizioni dei diversi DPCM per il contenimento del contagio da coronavirus "ci mettono tutti davanti ad una riorganizzazione della quotidianità, ci chiedono di modificare le nostre abitudini e i nostri stili di vita. Bambini, preadolescenti e adolescenti stanno vivendo giorni di assenza fisica da scuola, da attività sportive e educative che prima scandivano la loro routine".

La distanza sociale come opportunità

La distanza sociale e relazionale che oggi ci viene imposta, se a tratti può spaventare e porre di fronte a molte domande, dall'altro può rappresentare un'opportunità per condividere valori educativi importanti e un'occasione per sviluppare competenze (soft skill) preziose oggi e domani. Da qui l'idea di rimodulare le progettualità preesistenti, riconvertendole alla nuova realtà che oggi stiamo vivendo, per raccogliere le loro testimonianze di vita di questo periodo così particolare e unico, mantenendo vive le relazioni instaurate con i ragazzi dei CCR, Gruppi Giovani e Centri Giovani.

I numeri

Il progetto "La storia siamo noi. Distanti ma vicini" vede coinvolto uno staff composto da una decina di educatori e una coordinatrice di progetto, tutti di Itaca, i destinatari al momento sono circa 200 ragazze e ragazzi dagli 11 anni in su, numero che potrebbe anche ampliarsi.

Coinvolti tutti i 12 Comuni dell'Area Coneglianese attraverso i seguenti servizi: a Gaiarine il CCR, a San Pietro di Feletto CCR e Gruppo giovani; poi ci sono i CCR di Orsago, Mareno di Piave, San Vendemiano, Santa Lucia di Piave, Susegana, San Fior di Treviso con anche il Centro giovani; il CCR di Codognè, a Vazzola CCR e Centro giovani, a Godega di Sant'Urbano il CCR.

#Ioacasasto

Gli educatori Itaca dell'Operativa di comunità hanno così iniziato a coinvolgere i ragazzi utilizzando la messaggistica istantanea di Whatsapp: "abbiamo chiesto loro di condividere con noi pensieri, considerazioni, emozioni, stati d'animo, riflessioni in merito al tempo che stanno vivendo". La prima azione messa in campo è stata #ioacasasto..., "abbiamo proposto loro di completare l'hashtag per raccogliere i loro vissuti in questo periodo, il cosa stanno facendo e di instaurare l'inizio di una nuova conversazione attraverso un canale diverso da quello solitamente utilizzato, ma al contempo il più gettonato di questi giorni".

I ragazzi hanno risposto in maniera straordinaria

Sono stati davvero in tanti a rispondere a #ioacasasto, oltre 100 i messaggi arrivati da circa 200 ragazzi e ragazze dei CCR, Gruppi giovani e Centri giovani in una sola settimana, segno che la proposta è stata accolta con positività. "Hanno scelto di condividere con noi i loro pensieri. C'è stato chi ha espresso il suo impegno a stare a casa per il bene della Comunità e chi ha raccontato in modo simpatico cosa sta facendo nella sua quotidianità. Ci ha colpito molto l'atteggiamento propositivo con cui hanno accolto le restrizioni dovute al coronavirus, ma anche il forte desiderio di tornare a riabbracciare gli amici e i loro cari ad emergenza superata. Non per ultima, infatti, è emersa anche la voglia di tornare ad una normalità fatta di famiglia, scuola e sport".

 

Pubblicato in Veneto

Quale è la situazione di carenza e indisponibilità su tutto il territorio dei farmaci e dispositivi in questo periodo di emergenza COVID.19? La Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei servizi farmaceutici delle Aziende Sanitarie (SIFO) ha avviato in queste settimane una Rete nazionale - Emergenza COVID-19 (https://www.sifoweb.it/sifo-covid-19-link.html) come canale interattivo di condivisione di documenti, best practice e segnalazioni da parte dei farmacisti ospedalieri e dei Servizi farmaceutici territoriali SIFO, che quotidianamente sono chiamati a rispondere ai bisogni dei pazienti, delle Aziende Sanitarie e delle Cabine di Regia Regionali e che, per questo, hanno il "polso" della situazione.

Mancano medicinali come antibiotici, antivirali e antiemorragici. Poi c’è carenza di dispositivi di protezione, mascherine, guanti, tamponi e ventilatori. E tanto altro ancora. 

 “L'impegno quotidiano dei farmacisti ospedalieri e dei Servizi farmaceutici territoriali, nella prima linea di questa emergenza senza precedenti, ha prodotto una raccolta informativa riguardante le carenze più significative su tutto il Paese”, è la sottolineatura di Simona Serao Creazzola, presidente SIFO, “La capillarità del nostro osservatorio e delle sue rilevazioni sul campo, permette, ancora una volta da oggi, di mettere a fattor comune le similitudini e le differenziazioni territoriali. I primi dati che desideriamo condividere con Istituzioni e Agenzie centrali, esprimono carenze che permettono di intuire la difficoltà con cui oggi ci troviamo a gestire sia i pazienti Covid-19 che anche i pazienti con altre patologie che in questo momento subiscono, loro malgrado, una contrazione di disponibilità di farmaci. E' opportuno che tutti – colleghi, personale medico, Istituzioni, stakeholders del Sistema Sanitario Nazionale - siamo coscienti di come l'emergenza si stia abbattendo sul sistema di approvvigionamento di farmaci al letto del paziente”.

Da oggi è possibile offrire quindi - grazie alla "RETE NAZIONALE-EMERGENZA COVID.19” - un primo quadro sintetico delle carenze di approvvigionamento sentite come più critiche dai farmacisti ospedalieri in prima linea. Questo quadro tiene conto del fatto che i farmaci sono gli stessi su tutto il territorio nazionale, ma le realtà epidemiologiche così come quelle organizzativo-logistiche dell’assistenza sanitaria sono diverse; le regioni maggiormente coinvolte e colpite dall’epidemia presentano un alto consumo di farmaci che sottraggono le disponibilità alle regioni attualmente meno colpite.

E' da tener presente che questo “quadro delle indisponibilità e delle carenze” varia continuamente nel tempo, sia perché varia la situazione pandemica nelle varie regioni sia perché l’AIFA ha autorizzato le aziende produttrici all’importazione dall’estero della quasi totalità dei farmaci carenti. Su quest’ultimo aspetto, sono diverse le aziende che si stanno organizzando, consce che tutto il mondo ormai richiede gli stessi prodotti per superare l’empasse creatasi a causa dell'epidemia.

 

Pubblicato in Nazionale

La "fase 2" della riapertura, di cui si parla in queste ore, ci metterà di fonte alla drammatica fotografia di un paese colpito non soltanto dal lutto e dalle conseguenze sanitarie dell'epidemia di Covid-19, ma anche profondamente ferito da una crisi economica che si sta abbattendo sulle famiglie più povere e su tutti i nuclei familiari improvvisamente impoveriti dall'emergenza e dalla chiusura delle attività produttive e commerciali non essenziali.

Questo il quadro che emerge dall'indagine condotta da Save the Children, che ha analizzato anche le conseguenze economiche della crisi sanitaria tra le famiglie con figli minorenni beneficiarie del progetto "Non da soli", lanciato immediatamente dall'Organizzazione in risposta all'emergenza Covid-19 per supportare i nuclei più fragili. Moltissime famiglie hanno visto improvvisamente cambiare la propria disponibilità economica (77,6%), il 73,8% ha perso il lavoro o ridotto drasticamente il proprio impegno retribuito.

Nel 63,9% dei casi la mancanza di entrate economiche ha fatto ridurre la spesa per l'acquisto di beni alimentari. Di quelle intervistate, solo una famiglia su 10 ha in casa un tablet e 1 su 3 un computer. Pur essendo molto difficile fare stime in questo momento, sulla base degli elementi disponibili, sembrerebbe piuttosto concreto, in assenza di interventi immediati, il rischio che il numero dei bambini in condizioni di poverta' assoluta aumenti di un ulteriore milione, un numero che potrebbe essere anche piu' alto se non verranno presi provvedimenti a sostegno delle famiglie in difficolta'. Nel 2019, infatti, dopo anni in cui l'incidenza e il numero di bambini in poverta' sono sempre saliti o si sono stabilizzati, quando i dati saranno disponibili e' possibile che si osservi per la prima volta una diminuzione della poverta' minorile provocata dal reddito di cittadinanza, avviato nel marzo 2019, di cui hanno beneficiato famiglie con circa mezzo milione di minorenni.

È stata ridotta la spesa per l'acquisto di beni alimentari e in una famiglia su due anche la spesa per l'acquisto o il pagamento di altri beni e servizi di prima necessita' (affitto e utenze 35,9%, farmaci 30,8%, prodotti per l'infanzia 26,9%, materiale scolastico 3,8%, materiale per comunicare on-line 2,6%).

In questo scenario di difficolta' emergenti, ci sono molte incertezze rispetto al supporto che le famiglie potranno ricevere dalle istituzioni: una famiglia su tre di quelle intervistate non sa se ricevera' un aiuto pubblico (30,4%) e piu' di una su 4 pensa che non lo ricevera' (26,9%). "L'indagine che abbiamo effettuato con le famiglie che gia' versavano in situazioni di disagio socio-economico ha mostrato come la crisi sociale che accompagna quella sanitaria abbia acuito criticita' e problemi gia' presenti. La poverta' minorile triplicata nell'ultimo decennio, la dispersione scolastica, che dopo un periodo di calo ha subito un nuovo aumento negli due ultimi anni, le maggiori difficolta' che affrontano le famiglie straniere escluse dall'accesso agli aiuti pubblici: sono tutti aspetti che rischiano di trasformare questa crisi in un detonatore verso disuguaglianze territoriali e sociali ai danni dei bambini. Con il nostro intervento sul territorio registriamo ogni giorno un significativo aumento di richieste di aiuto di beni di prima necessita'.", spiega Raffaela Milano.

Il fronte educativo

La crisi sociale ed economica ha risvolti pesanti sul fronte educativo: l'emergenza Coronavirus e la chiusura prolungata delle scuole sta colpendo molti bambini e adolescenti che rischiano di rimanere isolati rispetto alla loro classe e non raggiunti dalla didattica a distanza. Anche in questo caso i dati resi disponibili da Istat vengono confermati dall'analisi delle interviste delle famiglie fragili messa a fuoco dall'indagine di Save the Children. Gli ultimi dati Istat disponibili parlano di un 42% dei minori che vivono una condizione di sovraffollamento delle proprie abitazioni e di un 7% di bambini e adolescenti vittime di un grave disagio abitativo.

È in quelle case piccole e affollate, con famiglie in condizioni economiche ulteriormente peggiorate, che i bambini e gli adolescenti cercano uno spazio per studiare e concentrarsi. "L'emergenza sanitaria e la prolungata chiusura delle scuole hanno fatto sparire dal radar molti studenti a rischio, nonostante l'impegno di insegnanti e dirigenti per contattarli uno ad uno e l'intervento di molte associazioni che affiancano le scuole e i loro alunni garantendo il sostegno della comunita' educante. Per un bambino che vive in contesti svantaggiati anche i tre mesi di vacanza estiva rischiano di causare una perdita di apprendimento rispetto ai coetanei in condizioni di vantaggio socio-economico e oggi siamo di fronte allo scenario di mesi di chiusura delle scuole.

Se la didattica a distanza non riuscira' a raggiungere tutti, saremo di fronte al rischio concreto di indebolire ulteriormente gli alunni in condizioni piu' critiche", spiega Raffaela Milano. In base agli ultimi dati OCSE - PISA, sottolinea Save the Children, piu' di un ragazzo su 5 a livello nazionale ha dei livelli insufficienti in Lettura e Matematica, con differenze sostanziali rispetto alla media europea, con forti discrepanze tra Nord e Sud del nostro paese. La prossima 'tornata' 2021 rischia di portare ad un incremento dei low achievers, cioe' alunni 15enni che non raggiungono i livelli minimi di competenze.

La dispersione scolastica in Italia si attesta sul 14,5% (dato 2018). Dopo un periodo di calo, il trend e' in ripresa negli ultimi due anni di rilevazione (nel 2016 era il 13,8%, poi risalito al 14% nel 2017 e di ulteriore mezzo punto nel 2018). Nella attuale crisi, che investe fortemente la sfera educativa, il rischio concreto e' che, se non si corre ai ripari, questo trend di risalita possa avanzare, riportandoci a valori come quelli del 2008 (quando la percentuale era del 19,6%).

L'accesso alla didattica digitale e' ancora oggi spesso un miraggio, laddove device e connessioni sono un privilegio che molte famiglie non possono permettersi: i dati Istat rilevano che il 12,3% dei ragazzi tra 6 e 17 anni non ha un computer o un tablet a casa (850 mila in termini assoluti), la quota raggiunge quasi il 20% nel Mezzogiorno (470 mila ragazzi). Il 57% lo deve condividere con la famiglia e solo il 6,1% vive in famiglie dove e' disponibile almeno un computer per ogni componente. Tra le famiglie con minori (0-17 anni) circa 1 su 7 non ha un computer o un tablet a casa (il 14,3%), con differenze geografiche nette che passano da picchi del 21,4% al Sud lall'8,1% nel Nord-Ovest.

Quindi anche se quasi tutte le famiglie con figli hanno accesso ad internet, magari attraverso il cellulare di un genitore, risulta molto difficile seguire le lezioni online e svolgere compiti a distanza (stampare e inviare schede, elaborati, esercizi), se non sono presenti almeno un computer o un tablet in casa da utilizzare varie ore al giorno. Sono poi necessarie competenze digitali per accedere e utilizzare al meglio le piattaforme e anche in questo caso vi sono molte lacune. Istat stima che tra gli adolescenti 14-17enni, che sono impegnati in questa fase con la didattica a distanza in varie forme e livelli di complessita', solo il 30,2% presenti alte competenze digitali (pari a circa 700 mila ragazzi), il 3% non ha alcuna competenza digitale mentre circa i due terzi presentano competenze digitali basse o di base.

Tra le famiglie intervistate da Save the Children, quasi sei su dieci (57,2%) non hanno una connessione internet casalinga, mentre la quasi totalita' degli intervistati ha a disposizione almeno una rete mobile (95,5%). La maggior parte delle famiglie ha a disposizione 2 o 3 dispositivi (59,7%).

Il possesso di un buon numero di dispositivi non deve trarre in inganno: si tratta infatti quasi sempre di smartphone, a disposizione del 98,9% delle famiglie, ma meno di pc, presenti in una famiglia su 3 (30,9%) e rare volte di tablet, a disposizione solo di una famiglia su dieci (12%). Ad aggravare la situazione, quasi 1 famiglia su 5 dispone di meno di 30 giga al mese (19,8%). Di questi, l'8,3% dispone di meno di 5 giga al mese. Il problema della mancanza di connessione e della difficolta' ad avere supporti informatici adeguati, mette quindi in gravi difficolta' quei bambini e adolescenti che si trovano a dover fare i conti con i compiti e le lezioni a distanza: nel 30,6% delle famiglie intervistate i figli non riescono a seguire le lezioni a distanza, perche' queste non sono offerte dalla scuola o per l'impossibilita' di seguirle.

La possibilita' di seguire le lezioni a distanza e' infatti legata al numero di dispositivi in possesso della famiglia: con due dispositivi il 40,2% delle famiglie non riesce a far seguire le lezioni a distanza ai propri figli. La condizione migliora con l'aumentare dei dispositivi, anche se permane un numero di famiglie che si dichiara non in grado di far seguire la didattica a distanza ai figli (23,8% con 3 dispositivi, 13,9% con 4, 2% con 5 e cosi' via).

Cosi' la disponibilita' mensile di GIGA: riesce a seguire le lezioni a distanza il 4,7%% di chi ha meno di 5 GIGA mensili, l'8,9% di chi ne ha meno di 30 e invece l'86,4% di chi ne ha piu' di 30 Tra i motivi che rendono impossibile seguire la didattica a distanza, nella quasi totalita' dei casi (97,9%) le famiglie annoverano anche il problema della concomitanza delle lezioni tra i fratelli.

"Con il prolungarsi della chiusura delle scuole, il digital divide territoriale e sociale mette a rischio il diritto all'istruzione, La scuola italiana, grazie alla dedizione di molti docenti, ha cercato di rispondere all'emergenza mettendo in campo soluzioni creative e inaspettate. Allo stesso tempo, e' evidente come l'istituzione scolastica sia giunta a questa crisi impreparata sul fronte della didattica a distanza, sia per quanto riguarda la preparazione stessa dei docenti che la possibilita' per gli studenti di fruire di questa opportunita' e per questi motivi e' indispensabile raggiungere, grazie ad un patto tra scuole, comuni, terzo settore e mondo produttivo, tutti gli studenti ancora oggi esclusi dalla didattica a distanza, provvedere a fornirli di device e connessioni e accompagnarli, anche attraverso un sostegno individualizzato, alla ripresa del percorso educativo".

"Siamo di fronte al rischio concreto- conclude Raffaela Milano- di un forte aumento della poverta' educativa, gia' tanto presente nel nostro Paese. Mai come oggi sono da evitare misure spot e disarticolate che rischiano di creare sprechi e diseconomie e bisogna affrontare la crisi attraverso un piano organico immediato e di lungo periodo, da costruirsi a partire dai territori'. 

(Fonte: agenzia stampa Dire)

Pubblicato in Nazionale

Segnalazioni di episodi di violenza che si sarebbero verificati ai danni dei detenuti reclusi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) sono state raccolte dall'associazione Antigone.

I fatti risalirebbero alle proteste registrate nei giorni scorsi a Santa Maria Capua Vetere dopo il primo caso accertato di positività al coronavirus di un detenuto. "Stiamo raccogliendo queste denunce - spiega Antigone - mettendoci anche in contatto con alcuni dei familiari che ci hanno contattato, al fine di valutare la presentazione di un esposto alla procura della Repubblica affinchè si possa far luce su quanto avvenuto. Abbiamo inoltre girato queste segnalazioni anche al garante nazionale per le persone private della libertà, al garante regionale per i diritti dei detenuti e al magistrato di sorveglianza competente, affinchè si possano attivare in merito".

Intanto oggi una trentina di familiari dei detenuti, appresa la notizia che ieri sono risultati positivi al Covid-19 altri due detenuti, hanno manifestato per alcuni minuti fuori al carcere casertano. L'iniziativa segue una medesima azione svolta ieri a Napoli dai parenti dei reclusi nel carcere di Poggioreale.

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Segnalazioni di episodi di violenza che si sarebbero verificati ai danni dei detenuti reclusi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) sono state raccolte dall'associazione Antigone.

I fatti risalirebbero alle proteste registrate nei giorni scorsi a Santa Maria Capua Vetere dopo il primo caso accertato di positività al coronavirus di un detenuto. "Stiamo raccogliendo queste denunce - spiega Antigone - mettendoci anche in contatto con alcuni dei familiari che ci hanno contattato, al fine di valutare la presentazione di un esposto alla procura della Repubblica affinchè si possa far luce su quanto avvenuto. Abbiamo inoltre girato queste segnalazioni anche al garante nazionale per le persone private della libertà, al garante regionale per i diritti dei detenuti e al magistrato di sorveglianza competente, affinchè si possano attivare in merito".

Intanto oggi una trentina di familiari dei detenuti, appresa la notizia che ieri sono risultati positivi al Covid-19 altri due detenuti, hanno manifestato per alcuni minuti fuori al carcere casertano. L'iniziativa segue una medesima azione svolta ieri a Napoli dai parenti dei reclusi nel carcere di Poggioreale.

Pubblicato in Diritti&Inclusione

L'Orchestra Erasmus lancia un messaggio di speranza e unità con un'inedita interpretazione "a distanza" dell'Intermezzo della Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni. Su iniziativa dell'Agenzia Nazionale Erasmus+ Indire, 38 studenti dei Conservatori e degli Istituti di musica italiani hanno registrato, ognuno nella propria abitazione, un contributo individuale che poi è stato assemblato in un unico video, sotto la conduzione del Maestro Elio Orciuolo, del Conservatorio "Nino Rota" di Monopoli.

Per il Direttore Generale dell'Agenzia, Flaminio Galli: "Distanti, per rispettare le norme anti contagio, ma uniti dal linguaggio universale della musica e dai valori del programma Erasmus, questi studenti hanno espresso a nome di un'intera generazione un forte messaggio di solidarietà e di speranza in un periodo di incertezza e sofferenza. In condizioni avverse, hanno fatto prevalere lo spirito unitario e il senso di appartenenza, regalandoci una performance emozionante di grande valenza simbolica".

Pubblicato in Cultura

Le ONG Sea-Watch, Medici Senza Frontiere, Open Arms e Mediterranea esprimono la propria preoccupazione per la decisione del governo italiano "di strumentalizzare la situazione di emergenza sanitaria per chiudere i propri porti alle persone salvate in mare da navi straniere, riferendosi ancora una volta, di fatto alle navi civili di ricerca e soccorso".

Con un decreto il cui scopo evidente è quello di fermare le attività di salvataggio nel Mediterraneo, "senza fornire alternative per salvare la vita di chi scappa dalla Libia", l'Italia ha privato i suoi porti della connotazione di "luoghi sicuri", propria di tutti i porti europei, equiparandosi a Paesi in guerra o dove il rispetto dei diritti umani non è garantito e "operando una selezione arbitraria di navi a cui l'accesso è negato".

"Sarebbe stato possibile trovare molte soluzioni diverse - spiegano le Ong in una nota - conciliando il dovere di garantire la salute di tutti a terra con quello di soccorrere vite in mare, un dovere che non può mettere sullo stesso piano le navi di soccorso con le navi da crociera. In un momento in cui l'Italia chiede e ottiene solidarietà da parte dei suoi partner internazionali e delle stesse ONG per far fronte all'emergenza Covid-19, il governo dovrebbe mostrare la stessa solidarietà verso persone vulnerabili che rischiano la loro vita in mare perché non hanno alternative".

Nessuna fra le organizzazioni firmatarie di questo comunicato è attualmente in mare con le proprie navi, dal momento che, proprio per adeguarsi alle misure sanitarie di prevenzione e risposta a Covid-19, stanno riorganizzando i propri assetti e operazioni. "Siamo profondamente consapevoli della situazione di emergenza che tutti stiamo vivendo - preseguono le Ong - tanto che, come noto, abbiamo messo tutti le nostre risorse e il nostro personale a disposizione del sistema sanitario italiano impegnato contro il Covid-19, al quale stiamo offrendo supporto in questa tragica emergenza. Noi non siamo in mare, ma lo è, insieme a 150 sopravvissuti a un naufragio fra i quali una donna incinta, una delle navi umanitarie battenti bandiera straniera alle cui attività si riferisce il decreto. L'emergenza sanitaria non intacca la necessità di trovare al più presto una soluzione dignitosa per Alan kurdi".

"Il decreto di fatto strumentalizza l'emergenza sanitaria - aggiungono - riprendendo l'impianto già utilizzato nel recente passato per ostacolare le attività di soccorso in mare, in un momento difficile in cui più che mai sarebbe necessaria un'assunzione di responsabilità a livello europeo per poter ottemperare all'obbligo di soccorso.Come già il Decreto Sicurezza Bis, anche questo strumento classifica come una minaccia l'ingresso di navi straniere che hanno salvato naufraghi nel mar Mediterraneo Centrale, reiterando il riferimento implicito alla responsabilità libica, o allo sbarco in Paesi lontani, contro la normativa internazionale".

"In questi giorni difficili l'empatia e la solidarietà verso il prossimo, soprattutto chi lotta per continuare a vivere e chi ha perso delle persone care, hanno permesso a tutti noi di restare forti. Proprio in un momento come questo la sofferenza di cittadini colpiti da un'emergenza sanitaria non può diventare motivo per negare un sostegno - che è anche un obbligo legale - a chi non perde il respiro su un letto di terapia intensiva ma annegando. Tutte le vite vanno salvate, tutte le persone vulnerabili vanno protette, a terra come in mare. Farlo è possibile e doveroso", concludono le Ong. 

Pubblicato in Migrazioni

Le ONG Sea-Watch, Medici Senza Frontiere, Open Arms e Mediterranea esprimono la propria preoccupazione per la decisione del governo italiano "di strumentalizzare la situazione di emergenza sanitaria per chiudere i propri porti alle persone salvate in mare da navi straniere, riferendosi ancora una volta, di fatto alle navi civili di ricerca e soccorso".

Con un decreto il cui scopo evidente è quello di fermare le attività di salvataggio nel Mediterraneo, "senza fornire alternative per salvare la vita di chi scappa dalla Libia", l'Italia ha privato i suoi porti della connotazione di "luoghi sicuri", propria di tutti i porti europei, equiparandosi a Paesi in guerra o dove il rispetto dei diritti umani non è garantito e "operando una selezione arbitraria di navi a cui l'accesso è negato".

"Sarebbe stato possibile trovare molte soluzioni diverse - spiegano le Ong in una nota - conciliando il dovere di garantire la salute di tutti a terra con quello di soccorrere vite in mare, un dovere che non può mettere sullo stesso piano le navi di soccorso con le navi da crociera. In un momento in cui l'Italia chiede e ottiene solidarietà da parte dei suoi partner internazionali e delle stesse ONG per far fronte all'emergenza Covid-19, il governo dovrebbe mostrare la stessa solidarietà verso persone vulnerabili che rischiano la loro vita in mare perché non hanno alternative".

Nessuna fra le organizzazioni firmatarie di questo comunicato è attualmente in mare con le proprie navi, dal momento che, proprio per adeguarsi alle misure sanitarie di prevenzione e risposta a Covid-19, stanno riorganizzando i propri assetti e operazioni. "Siamo profondamente consapevoli della situazione di emergenza che tutti stiamo vivendo - preseguono le Ong - tanto che, come noto, abbiamo messo tutti le nostre risorse e il nostro personale a disposizione del sistema sanitario italiano impegnato contro il Covid-19, al quale stiamo offrendo supporto in questa tragica emergenza. Noi non siamo in mare, ma lo è, insieme a 150 sopravvissuti a un naufragio fra i quali una donna incinta, una delle navi umanitarie battenti bandiera straniera alle cui attività si riferisce il decreto. L'emergenza sanitaria non intacca la necessità di trovare al più presto una soluzione dignitosa per Alan kurdi".

"Il decreto di fatto strumentalizza l'emergenza sanitaria - aggiungono - riprendendo l'impianto già utilizzato nel recente passato per ostacolare le attività di soccorso in mare, in un momento difficile in cui più che mai sarebbe necessaria un'assunzione di responsabilità a livello europeo per poter ottemperare all'obbligo di soccorso.Come già il Decreto Sicurezza Bis, anche questo strumento classifica come una minaccia l'ingresso di navi straniere che hanno salvato naufraghi nel mar Mediterraneo Centrale, reiterando il riferimento implicito alla responsabilità libica, o allo sbarco in Paesi lontani, contro la normativa internazionale".

"In questi giorni difficili l'empatia e la solidarietà verso il prossimo, soprattutto chi lotta per continuare a vivere e chi ha perso delle persone care, hanno permesso a tutti noi di restare forti. Proprio in un momento come questo la sofferenza di cittadini colpiti da un'emergenza sanitaria non può diventare motivo per negare un sostegno - che è anche un obbligo legale - a chi non perde il respiro su un letto di terapia intensiva ma annegando. Tutte le vite vanno salvate, tutte le persone vulnerabili vanno protette, a terra come in mare. Farlo è possibile e doveroso", concludono le Ong. 

Il tavolo asilo

Le associazioni del Tavolo asilo nazionale manifestano "la propria preoccupazione per il Decreto interministeriale emesso il 7 aprile 2020 n. 150 in cui il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti di concerto con altri ministri", ha dichiarato che per l’intero periodo dell’emergenza sanitaria nazionale i porti italiani non assicurano i necessari requisiti per la classificazione e definizione di "porto sicuro" (place of safety) solo per le navi soccorritrici battenti bandiera straniera che abbiano soccorso esseri umani fuori dalle nostre acque Sar (area marittima di ricerca e soccorso).
 
"La dichiarazione appare inopportuna e non giustificabile in quanto con un atto amministrativo, di natura secondaria, viene sospeso il diritto internazionale, di grado superiore, sfuggendo così ai propri doveri inderogabili di soccorso nei confronti di chi è in pericolo di vita", scrivono le associazioni. 
 
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