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Venerdì, 29 Maggio 2020

Lunedì, 11 Maggio 2020 - nelPaese.it

Grazie a ITASolidale, l'organizzazione collegata al Gruppo ITAS Assicurazioni che sostiene economicamente progetti di solidarietà sociale, il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) ha potuto distribuire gratuitamente decine di migliaia di mascherine alle proprie organizzazioni socie. 

ITASolidale, infatti, ha fatto una donazione al CNCA di oltre 54.000 euro proprio per questo scopo. Al momento sono state consegnate ai nostri soci 49.200 mascherine, ma altre ne saranno distribuite nei prossimi giorni. La maggior parte delle mascherine sono state fornite a organizzazioni attive nel nord Italia.  

"L'emergenza coronavirus ha colpito duramente le organizzazioni di terzo settore impegnate nei servizi di assistenza sociale", dichiara Riccardo De Facci, presidente del CNCA. "Siamo stati costretti a riorganizzare i servizi, modificando modi e tempi del lavoro sociale. E abbiamo dovuto dotarci dei dispositivi di protezione individuale come le mascherine. Ringraziamo, perciò, ITASolidale per la donazione che ci ha fatto. In un momento così difficile, una tale generosa azione di sostegno è particolarmente preziosa per chi deve fronteggiare la diffusione del virus e, insieme, le incertezze economiche che pesano anche sul futuro delle organizzazioni di terzo settore."  

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Un nuovo rapporto di Amnesty International, "Nessun luogo è sicuro per noi’: attacchi illegali e sfollamenti di massa nella Siria nordoccidentale", esamina in dettaglio 18 casi, la maggioranza dei quali tra gennaio e febbraio 2020, durante i quali le forze governative siriane e/o russe hanno mirato a strutture sanitarie e scuole nelle province di Idlib, in quella occidentale di Aleppo e nordoccidentale di Hama.

Di conseguenza, prima del cessate il fuoco del 5 marzo, quasi 1 milione di persone a Idlib, molte delle quali erano state già sfollate più volte, è stato costretto a scappare di nuovo e ha passato gli ultimi mesi in condizioni disumane.  

“Quanto si è visto nello sfollamento e nella conseguente emergenza umanitaria scatenata dall’ultimo violento attacco contro Idlib non ha precedenti neanche nei nove anni della disastrosa crisi siriana. Con migliaia di vite a rischio, il Consiglio di sicurezza dell’Onu non deve interrompere la catena di aiuti umanitari essenziali transfrontalieri”, ha dichiarato Heba Morayef, direttrice di Amnesty International per il Medio Oriente e l’Africa del Nord.  

“L’ultima offensiva ha mantenuto un ripugnante modello di attacchi sistematici e generalizzati mirati a terrorizzare la popolazione civile. Intanto, è proseguito il prezioso sostegno militare della Russia, che ha anche condotto direttamente attacchi aerei illegali, nonostante le prove che esso stia favorendo crimini di guerra e crimini contro l’umanità da parte delle forze militari siriane”, ha proseguito Heba Morayef.

Solide prove a sostegno dei racconti dei testimoni

Per il proprio rapporto, Amnesty International ha intervistato 74 persone, tra le quali sfollati, insegnanti, medici e operatori umanitari. A conferma dei racconti dei testimoni, video e foto unitamente ad analisi di immagini satellitari realizzate da esperti, segnalazioni di persone che monitoravano la direzione dei voli da terra e comunicazioni di volo delle forze aeree siriane. 

Queste registrazioni audio delle trasmissioni dalle cabine di pilotaggio di aerei da guerra forniscono importanti prove del coinvolgimento delle forze militari russe in almeno un attacco illegale che ha messo fuori uso un ospedale.

Attacchi sugli ospedali

Secondo la direzione sanitaria di Idlib, gli attacchi siriani o russi hanno danneggiato o distrutto 10 strutture sanitarie a Idlib e Aleppo tra dicembre 2019 e febbraio 2020, uccidendo nove tra medici e altro personale. Decine di strutture sanitarie hanno dovuto chiudere tutte insieme.

Amnesty International ha documentato gli attacchi che hanno causato la chiusura di cinque ospedali nelle varie zone sotto il controllo del gruppo armato d’opposizione. 

Un medico che è sopravvissuto a uno di questi attacchi, tre bombardamenti aerei russi in prossimità dell’ospedale al-Shami ad Ariha il 29 gennaio del 2020, ha riferito ad Amnesty International che questi bombardamenti hanno raso al suolo almeno due fabbricati vicini all’ospedale, uccidendo 11 civili tra i quali uno dei suoi colleghi e ferendone oltre 30.   

“Mi sono sentito così impotente. Il mio amico e collega che moriva, bambini e donne che fuori gridavano”, ha dichiarato, per poi aggiungere che “la difesa civile ha impiegato due giorni per estrarre i corpi” dalle macerie.

Amnesty International ha concluso che questo attacco illegale è stato condotto dalle forze russe, in base a dichiarazioni dei testimoni e altre informazioni affidabili, in special modo le osservazioni fatte da persone che monitoravano i voli da terra. 

Attacchi sulle scuole

Secondo l’Ong siriana Hurras Network (Rete siriana per la protezione dei bambini), sono state 28 le scuole colpite da attacchi aerei e di terra tra gennaio e febbraio 2020. Sono state dieci le scuole colpite in una sola giornata, il 25 febbraio, provocando l’uccisione di nove civili. 

Amnesty International ha svolto indagini sugli attacchi commessi su sei scuole in questo periodo durante il quale le forze siriane hanno anche utilizzato barili bomba sganciati per via aerea e bombe a grappolo sparate da terra contro due scuole, rispettivamente il 28 gennaio e il 25 febbraio.

Un insegnante ha dichiarato ad Amnesty International:

“Una bomba [di munizioni a grappolo] è esplosa vicino ai miei piedi, facendomi sollevare la carne… Il dolore era insopportabile, come se mi stessero bruciando i piedi. Due studenti stavano camminando davanti a me. Uno è morto sul colpo e l’altro è sopravvissuto per miracolo. Sono sicuro che si trattasse di munizioni a grappolo perché ho sentito più esplosioni. Conosco molto bene il suono di un attacco con le munizioni a grappolo. Si sentono una serie di piccole esplosioni, come se dal cielo, invece della pioggia, piovessero frammenti di proiettili”.

Amnesty International ha identificato il residuato come un razzo sparato da terra 9M27K da 220mm, di produzione russa e passato all’esercito siriano. Il razzo contiene munizioni a grappolo 9N210 o 9N235, vietate dal diritto internazionale. 

Civili, un obiettivo deliberato

Gli incidenti documentati nel rapporto mostrano come forze russe e siriane continuino a compiere deliberatamente attacchi contro civili e strutture civili. Si tratta di gravi violazioni del diritto umanitario internazionale, secondo il quale le parti belligeranti sono tenute a distinguere tra obiettivi militari e combattenti e civili e beni di natura civile e devono indirizzare i propri attacchi solo contro i primi. Inoltre, si tratta di crimini di guerra e coloro che ordinano o commettono tali atti sono responsabili a livello penale. Oltre all’immunità dagli attacchi che deriva dal loro essere obiettivi civili o popolazione civile, gli ospedali e le altre strutture sanitarie, gli operatori sanitari e i bambini beneficiano anche di protezione speciale durante i conflitti armati.

Inoltre, molte delle strutture sanitarie colpite erano incluse nella cosiddetta lista di “non conflitto”, di obiettivi da non colpire, che l’Onu aveva precedentemente condiviso con le forze della coalizione guidata dagli Usa e le forze russe e turche in Siria per indicare quali siti non attaccare.   

Uno sfollamento impressionante e condizioni disastrose

L’ultimo attacco a Idlib ha costretto tra dicembre 2019 e marzo 2020 quasi un milione di persone, delle quali oltre l’80 per cento donne e bambini, a scappare verso zone in prossimità della frontiera turca.  

Una donna, madre di tre figli e la cui famiglia è stata sfollata due volte negli ultimi otto mesi ha dichiarato ad Amnesty International: “Mia figlia, che è in prima elementare, ha sempre paura… Mi ha chiesto [dopo che eravamo stati sfollati]: ‘Perché Dio non ci uccide? Nessun posto è sicuro per noi’”.

Con le spalle al muro in uno spazio che diventa sempre più piccolo, questi civili continuano a vivere in condizioni inaccettabili a fronte di una risposta umanitaria messa eccessivamente a dura prova. È più che mai necessaria una consistente e tempestiva assistenza.  

Aiuti essenziali a rischio

A luglio del 2014, il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha approvato all’unanimità una risoluzione che autorizzava gli aiuti transfrontalieri nella Siria nordoccidentale e in altre aree del paese sotto il controllo dei gruppi armati d’opposizione, senza necessità di consenso da parte del governo siriano. Da allora, la risoluzione è stata ripetutamente prorogata, sebbene abbia incontrato grandi difficoltà negli ultimi anni e ne sia stato ridotto l’ambito di applicazione a gennaio 2020. La scadenza è fissata per il 10 luglio.

La Siria e i suoi alleati stanno tentando di mettere fine a questo meccanismo e di far passare gli aiuti, invece, attraverso Damasco, il che renderebbe molto difficile per l’Onu e per i suoi partner umanitari la consegna di aiuti in maniera tempestiva e consistente. Il governo ha continuamente cercato di limitare le operazioni assistenziali attraverso prescrizioni di natura burocratica. Inoltre, ha “bandito” e perseguitato volontari con legami con le aree sotto il controllo dell’opposizione. Gruppi armati come Hay’at Tahrir al-Sham hanno anche ostacolato le organizzazioni umanitarie nello svolgimento concreto delle proprie attività. 

“I funzionari Onu hanno già definito Idlib ‘una catastrofe’ umanitaria, che potrà solo peggiorare se il Consiglio di sicurezza non saprà guardare oltre le manovre politiche e sostenere la preziosa ancora di salvezza degli aiuti umanitari transfrontalieri”, ha concluso Heba Morayef.

 

Pubblicato in Dal mondo

La casa, rifugio sicuro per eccellenza a fronte dell'emergenza sanitaria, per molti italiani è al tempo stesso fonte di preoccupazione riguardo alla possibilità di continuare a pagare affitti e rate del mutuo.

E' quanto emerge dalle risposte ad un sondaggio condotto, alla fine della scorsa settimana, nell'ambito dell'Osservatorio Coronavirus nato dalla collaborazione tra SWG e Area Studi Legacoop per testare opinioni e percezioni della popolazione di fronte ai problemi determinati dall'emergenza in corso.

Il 50% di coloro che abitano in affitto pensa che nei prossimi mesi potrà incontrare delle difficoltà nel pagare il canone (il 16% sicuramente sì, il 34% probabilmente) ed il 46% di chi abita in una casa di proprietà acquistata con il mutuo pensa che avrà difficoltà a pagarne le prossime rate (il 14% sicuramente, il 32% probabilmente).

Alle preoccupazioni per i prossimi mesi si affiancano i problemi del presente. Al momento, le maggiori difficoltà investono chi vive in affitto. Il 54% degli intervistati che abitano in affitto ha infatti denunciato difficoltà nel pagamento del canone. Di questi, il 33% ha dovuto limitare altre spese per pagarlo, il 18% lo ha fatto in ritardo e il 3% non lo ha pagato. Ma anche chi ha acceso un mutuo non vive certo tranquillo. Sebbene sia più bassa (43%) la percentuale complessiva di chi afferma di aver incontrato difficoltà nel pagamento della rata, è identica la percentuale sia di chi per pagarla ha dovuto limitare altre spese (il 33%) sia di chi non l'ha pagata affatto (il 3%), mentre il 7% dichiara di aver pagato in ritardo.

Su questo sfondo, quasi tre intervistati su quattro (il 73%) pensano che sarebbe necessario potenziare le politiche abitative a favore del bene casa.

“In un momento difficile come questo, oltre al già grande problema della carenza di alloggi, molti cittadini hanno una preoccupazione ulteriore: non perdere la casa” – ha commentato Mauro Lusetti, presidente di Legacoop – “Affitti e rate di mutuo, nel caso di problemi sul lavoro, sono fonte di angoscia e sacrifici nelle famiglie di questo paese. Per questo chiediamo di incrementare i fondi già previsti per gli inquilini incolpevolmente morosi, garantendo che tali benefici siano riconosciuti anche a coloro che partecipano a programmi abitativi delle cooperative di abitanti e degli enti del terzo settore. In ogni caso, occorre affrontare la questione con grande incisività mettendo mano all'edilizia residenziale, sociale e privata. Ma occorrono anche idee nuove; per questo abbiamo proposto un piano di edilizia abitativa 4.0, perché dovremo ricostruire un paese più moderno, giusto e sostenibile.”

Agli intervistati sono inoltre state proposte quattro caratteristiche primarie dell'abitazione, chiedendo di indicare quanto la casa dovrebbe rispondere alle relative funzioni. Il 78% ha indicato il prezzo di accesso basso, il 73% l'organizzazione dello spazio che consenta diverse funzioni, tra le quali lo smart working; il 68% l'offerta di servizi a domicilio; il 61% la rispondenza a funzioni di socialità e costruzione di comunità.

Pubblicato in Nazionale

Parcometri al posto dei disabili. C’è il rischio che succeda a Ravenna, dove le ruspe del Comune sono in arrivo nel parcheggio San Vitale (ex Caserma Gorizia), a pochi metri dai tesori dell’arte bizantina. In gioco c’è l’occupazione di dieci persone che lavorano nel parcheggio, tutte con disabilità, tutte con alle spalle percorsi di inserimento calibrati sulle loro abilità e caratteristiche. 

La comunicazione è arrivata a sorpresa a Romina Maresi, presidente della cooperativa sociale San Vitale: «proprio il primo giorno di riapertura del parcheggio dopo il lockdown, abbiamo appreso che dovremmo sgombrare entro dieci giorni. Una vera e propria doccia fredda, perché fino ad oggi la nostra collaborazione con il Comune di Ravenna è stata costellata di significativi progetti condivisi, pensati e realizzati per il bene della comunità».

Il progetto comunale – di cui in città si parla da tempo – è di attrezzare l’area di sosta con sensori e altri dispositivi tecnologici che dovrebbero sostituire le attività attalmente svolte dai nostri operatori. La gestione del parcheggio passerebbe direttamente ad Azimut. «Nel passato anche recente la San Vitale ha proposto varie soluzioni, inclusa quella di sostenere l’investimento necessario a riqualificare l’area, in cambio della gestione poliennale dello spazio, mantenendo così l’esperienza delle persone che vi lavorano. Nel progetto del Comune, invece, dovrebbe rimanere solo un custode, senza alcun contatto con i cittadini». 

È possibile ricollocare queste persone altrove? «Spostare una persona che ha alle spalle un percorso di fragilità e una normalità faticosamente riconquistata non è come spostare un’automobile: occorrono cautela e rispetto». Il parcheggio fa parte della storia della cooperazione sociale a Ravenna. «È la prima attività svolta dalla cooperativa San Vitale, alla fine degli anni Ottanta, oltre alla gestione del deposito delle biciclette della stazione e all’azienda agricola». 

Erano i tempi in cui i principi di Franco Basaglia e lo spirito da cui nacque la cooperazione sociale erano ancora forti. «la dignità delle persone disabili si tutela dando loro un lavoro utile, non un sussidio», spiega Maresi, “noi crediamo nel lavoro di cittadinanza, reddito e dignità, non nel demotivante reddito di cittadinanza, soldi per restare a casa e sentirsi inutili”.

L’accusa di opporsi al cambiamento per paura del nuovo non sfiora la presidente. «La cooperativa San Vitale è anche un centro di ricerca e di innovazione sociale riconosciuto da istituzioni e università. Per difendere e incrementare l’occupazione delle oltre 400 persone a cui diamo lavoro abbiamo investito e dato vita a esperienze che sono diventate veri e propri casi di studio. Anche le ultime sfide, l’albergo sociale e tutto quello che stiamo realizzando sul turismo sostenibile, nascono dall’idea di scommettere sulla comunità e sulla nostra capacità di fare impresa. Non possiamo credere che il Comune, che è sempre stato al nostro fianco in tutto questo tempo, ora abbia deciso di inaugurare la cosiddetta “fase due” in questo modo. Sappiamo che la pandemia sta già peggiorando quantità e qualità dell’occupazione, creando nuove diseguaglianze e ampliando quelle già esistenti, penalizzando così soprattutto persone come i nostri attuali operatori del parcheggio. Ravenna vuole contrastare le diseguaglianze ignorando il destino di 10 apprezzate persone con disabilità?”

Il Comune ha accolto questo appello ricevendo il plauso di Legacoop Romagna: “la risposta del Comune di Ravenna al giusto e accorato appello della presidente della cooperativa San Vitale, Romina Maresi, affinché venga tutelata un’esperienza sociale che da più di 30 anni qualifica la città, pare contenere un passo in avanti significativo.

È importante che il Sindaco assicuri che nessun lavoratore perderà il posto. Anzi, è fondamentale, perché fino all’altro ieri Azimut, negli innumerevoli incontri tenuti negli ultimi due anni, garantiva al massimo un posto di sorvegliante dal lunedì al sabato, per un massimo di sei ore giornaliere nello stesso parcheggio. Eventuali altre opzioni lavorative non sono mai state definite.  Proponiamo dunque di sedersi con spirito costruttivo attorno a un tavolo, per trovare una soluzione positiva per i lavoratori e per tutta la città”.

 

Pubblicato in Lavoro

Forum Disuguaglianze e Diversità (ForumDD) e Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) si sono impegnati da fine marzo, con ripetuti interventi pubblici, per rendere più eque le prestazioni di protezione sociale del lavoro autonomo e per l'introduzione di una misura di protezione sociale (il Reddito di emergenza, o Rem) che arrivasse alle persone in maggiori difficoltà e prive di altre tutele pubbliche in questi primi mesi di crisi. Lo hanno fatto attraverso la presentazione di una proposta fondata su una approfondita elaborazione tecnica e sull'apertura al confronto con tutti i soggetti interessati, con l'obiettivo di non lasciare indietro gli ultimi.

Nelle settimane successive, il Rem, è progressivamente entrato nel dibattito politico. "Tuttavia, al momento della verità, la proposta circolata nella bozza di Decreto Rilancio si è rivelata decisamente insoddisfacente. Le due organizzazioni, in una nota, hanno sottolineato la differenza di obiettivi fra la loro proposta e ciò che emergeva dalla bozza di Decreto: nella proposta ForumDD-ASviS si chiedeva di erogare il Rem il più in fretta possibile e raggiungere il maggior numero possibile di famiglie in difficoltà, mentre nella bozza del Decreto l'obiettivo era evitare irregolarità e contenere la spesa pubblica dedicata", spiegano Asvis e Forum DD.

E' stato ricordato dalle due organizzazioni che è prassi internazionale in queste condizioni estreme accettare un numero di irregolarità superiore rispetto alle situazioni ordinarie. E' stata comunque prevista (come era solo implicito nel testo del Decreto) l'attuazione di verifiche successive sulle autocertificazioni. Nel formulare le richieste, ForumDD e ASviS hanno sempre sottolineato l'esigenza di una misura della durata necessaria a permettere agli interessati di non essere angustiati dalla sopravvivenza e di poter riprogrammare la propria vita in questa fase così pesante. E, quindi, la necessità di dotare l'intervento di un'adeguata copertura finanziaria. 

Di fronte all'assenza di risposte adeguate, come sempre, la risposta delle organizzazioni non è stata solo di critica. E' stata elaborata una proposta di emendamento alla bozza di Decreto allora in circolazione, in modo da assicurare tempestività, non scoraggiare i richiedenti e consentire all'amministrazione una verifica delle informazioni auto-certificate.

E siamo a oggi. "ForumDD e ASviS non hanno ricevuto alcuna risposta sul perché l'emendamento non vada bene. Anzi, dalle ipotesi commentate dai mezzi di informazione sembra che la proposta del Governo resterà quella o addirittura che essa possa peggiorare. In particolare, la durata prevista per il Rem e, quindi, il relativo budget sembrerebbero – sulla base delle informazioni disponibili – ridotti negli ultimi giorni. Si conta forse sul fatto che nessuno si accorgerà di cosa davvero significhi il provvedimento? Che non si comprendano i limiti della sua efficacia? Che non emerga l'obiettivo di scaricare il vincolo di spesa sulla parte più vulnerabile e senza voce della popolazione?"

Le due organizzazioni chiedono dunque al Governo di convincere che le cose non stiano così. Di spiegare perché non viene accettata la proposta di emendamento. Di confrontarsi come è proprio della democrazia, ancor più in questo momento. Non si tratta di un riferimento retorico. ForumDD e ASviS chiedono "questa trasparenza ai sensi della nostra Costituzione che, all'articolo 118, stabilisce che lo Stato favorisce "l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà". Le due organizzazioni chiedono l'attuazione di un diritto nell'esercizio del loro ruolo".

 

Pubblicato in Nazionale
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