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Lunedì, 06 Luglio 2020

Martedì, 12 Maggio 2020 - nelPaese.it

«In questo momento di grande difficoltà, in cui riesce difficile definire quali saranno le prospettive del teatro, i suoi tempi di riapertura e le nuove modalità di partecipazione agli spettacoli, Carrozzeria Orfeo vuole impegnarsi in una nuova sfida per intercettare il maggior numero di sensibilità possibili e coinvolgerle all'interno di un percorso virtuoso che possa indagare creativamente le disfunzioni del presente con lucidità critica, fantasia e ironia.  Ci siamo interrogati a lungo sulla possibilità di mantenere vivo un contatto con il nostro pubblico, con i colleghi, gli operatori del settore e, più in generale, con la cittadinanza in un momento in cui il linguaggio attraverso il quale ci siamo sempre espressi, il teatro, è impossibile da praticare. Contestualmente, non volevamo e non vogliamo incorrere nel pericolo di affidarci totalmente al caotico mondo della rete, ormai già saturo di spettacoli on line, dirette social e progetti spesso improvvisati che, a volte, più che aiutarci a trovare una rotta contribuiscono a far impazzire la bussola».

Da questa premessa, e per contribuire attivamente all'emergenza che il mondo della cultura si trova oggi ad affrontare, nasce Prove generali di solitudine un Concorso di scrittura teatrale aperto a tutti, anche ai non professionisti, senza distinzioni di età e professioni, ideato e promosso da Carrozzeria Orfeo, con il sostegno di Fondazione Cariplo, Marche Teatro, Teatro dell'Elfo, Teatro Bellini di Napoli, Teatro Stabile di Genova e in collaborazione con PAC Paneacquaculture.net.

Un Concorso di scrittura teatrale atipico dalla durata di due mesi (maggio/luglio) e composto da quattro diverse fasi autonome con cadenza bisettimanale a partire da mercoledì 13 maggio (secondo il calendario incluso nel Regolamento).

Ogni due settimane, Carrozzeria Orfeo proporrà ai partecipanti una parola chiave inerente all'emergenza sanitaria che stiamo vivendo e sulla quale gli autori dovranno scrivere. Gli stimoli non mancano. Contagio, Solitudine, Complottismo, Eroi, Pandemia, Vaccino, Reclusione, Prigionia, Ordine mondiale, Andràtuttobene, Balcone: sono solo alcune delle parole che negli ultimi mesi hanno creato una sorta di nuova "cosmologia" delle nostre vite, entrando forzatamente nella nostra testa e "colonizzando" il nostro cervello che sembra non riuscire a pensare più ad altro.

Prove generali di solitudine vuole dar voce a tutti quei "semireclusi" che intendono raccogliere la sfida di trasformare queste parole/slogan in arte e pensiero critico.

L'obiettivo primario è quello di trasformare le innumerevoli esperienze soggettive prodotte dal cosiddetto lockdown, in materiale artistico condivisibile, stimolare la comunità all'approfondimento individuale e contrastare le potenziali derive superficiali alle quali la comunicazione moderna spesso ci espone.  

Ogni parola chiave sarà accompagnata da uno stimolo drammaturgico (un breve brano, una poesia o una riflessione) selezionato dal drammaturgo della compagnia Gabriele Di Luca; da uno stimolo musicale originale composto da Massimiliano Setti e da uno stimolo grafico proposto dall'illustratore Federico Bassi, come ulteriori spunti iniziali ai quali "aggrapparsi" per indagare al meglio il tema/parola proposto.

Una volta ricevuto il materiale, gli autori avranno una settimana di tempo per inviare un monologo di massimo quattro pagine ispirandosi alla forma della stand-up comedy che durante la settimana successiva sarà valutato da una Giuria interna formata dagli attori e dai collaboratori di Carrozzeria Orfeo (Angela Ciaburri, Beatrice Schiros, Aleph Viola, Paolo Li Volsi, Alessandro Federico, Francesca Turrini, Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Raffaella Ilari, Natascia Sollecito Mascetti) e presieduta di volta in volta da una personalità del mondo dello spettacolo: Luca Zingaretti, Vinicio Marchioni, Paola Minaccioni, Lino Guanciale.

Ogni due settimane sarà decretata una terzina di vincitori che riceverà un Premio in denaro. Al termine ai dodici finalisti, compatibilmente con i prossimi decreti ministeriali, sarà chiesto di sviluppare ulteriormente i propri testi in vista di una futura messa in scena.

I testi vincitori di ciascuna fase saranno pubblicati sulla rivista online PAC Paneacquaculture.net. Leggi il programma completo di regolamento: https://lnkd.in/gUQcM53

 

Pubblicato in Cultura

Forte preoccupazione per l'impatto occupazionale che questa crisi potrebbe avere sulle imprese cooperative, operanti in più settori a livello nazionale.

Ad esprimerla, nel corso dell'audizione presso la Commissione Lavoro del Senato, i rappresentanti dell'Alleanza delle Cooperative, sottolineando come le potenziali ricadute occupazionali sono comprovate dal massiccio ricorso all’insieme di ammortizzatori sociali messi in campo. I dati dell’Osservatorio dell’Alleanza delle Cooperative Italiane, a fine marzo, riferiscono di un loro utilizzo da parte di oltre la metà delle imprese rappresentate. Inoltre, il 46% delle cooperative denuncia effetti di ricadute occupazionali; il 35% considera l’impatto talmente grave da compromettere perfino la continuità aziendale.

Da qui, le richieste dell'Alleanza di garantire con urgenza l'effettiva erogazione alle imprese delle risorse del Fondo di integrazione salariale e della Cassa integrazione in deroga, in quanto molti lavoratori che non hanno beneficiato dell'anticipo degli ammortizzatori da parte delle imprese sono ancora in attesa dei versamenti dell'Inps; di rispettare l'accordo raggiunto il 24 aprile tra le parti sociali per l'integrazione del protocollo sulla salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro, frutto di una mediazione utile a coniugare le opportune misure di sicurezza con la necessità di evitare inutili appesantimenti per le imprese; di attenuare gli impatti finanziari dei maggior costi legati alla gestione della sicurezza, siano essi di natura diretta (acquisto DPI e dispositivi medici) che indiretta (diminuzione della produttività e rimodulazione dei servizi); monitorare gli effetti in termini di responsabilità delle imprese, come del resto già dichiarato dal Ministro del Lavoro, in caso di riconoscimento di infortunio da parte dell’INAIL per i lavoratori che hanno contratto il virus COVID 19.

Riguardo ai ritardi nell'erogazione delle risorse per gli ammortizzatori sociali, l'Alleanza ha sottolineato come questi creino notevoli problemi finanziari alle cooperative che hanno anticipato l'erogazione dell'assegno ordinario. Da qui la richiesta di dare seguito a quanto dichiarato anche dal Ministro del lavoro in sede di stipula dell'accordo con ABI, ovvero all’individuazione di un’adeguata forma di garanzia che conceda alle imprese e alle cooperative la liquidità da destinare alla corresponsione delle indennità previste dagli ammortizzatori sociali.

Oltre a questi interventi diretti, in linea più generale sarebbe necessario garantire lo sblocco dei grandi cantieri e infrastrutture, con un piano di opere pubbliche anche in chiave green oltre che il pagamento dei debiti pregressi delle PPAA nei confronti delle imprese.

Infine, è fondamentale garantire le giuste risorse per il rilancio di politiche attive, fornendo adeguato spazio alla formazione anche attraverso l’eliminazione del prelievo forzoso, che da anni si perpetua, sulle risorse dei fondi interprofessionali.

 

 

Pubblicato in Lavoro

Continua l’analisi di SWG su come la pandemia legata al Covid-19 stia modificando i comportamenti e gli atteggiamenti di individui e consumatori. Sono i poveri ad essere più preoccupati di tutti. Questa settimana in primo piano: l’emotività e le previsioni degli italiani alla prova della «Fase 2»; le preoccupazioni principali della nuova Fase e le attese verso le azioni che dovrà intraprendere il Governo; le modalità con le quali il Paese sta vivendo la prospettiva delle riaperture commerciali.

Vissuti individuali

Entrati nella «Fase 2» con più timori che certezze, gli italiani mostrano di avere meno paura del Virus, ma non delle sue conseguenze rispetto all’occupazione. In un quadro emotivo immutato e dominato da un’incertezza che cresce ulteriormente, si riduce il pessimismo per la situazione economica e diminuiscono le paure circa la necessità di utilizzare i risparmi per coprire le spese quotidiane.

Si riduce il senso di insicurezza ad uscire di casa e aumenta la percentuale di intervistati che pensano che l’Italia sia pronta per la «Fase 2», per quanto rimanga alta la percentuale di chi ritiene che non ci siano ancora le condizioni di sicurezza necessarie per riaprire tutte le attività.

Gli italiani affrontano la Fase 2

L’uscita (parziale) dal lockdown non appare essere un totale sollievo, al contrario, l’avvio di questa nuova fase è accompagnato da diffuse preoccupazioni. Rimane vivo il timore di contrarre la malattia, non tanto per se stessi, quanto per le persone care, ma risulta difficile per gli italiani accettare l’idea che la vera «normalità» sia ancora lontana, soprattutto per quanto riguarda la socialità, il contatto fisico, gli incontri.

Alcune categorie manifestano poi criticità specifiche: i ceti sociali più deboli sono particolarmente preoccupati per la prospettiva economica, i genitori sono in apprensione per come riusciranno a gestire i figli. In tale situazione le aspettative nei confronti delle istituzioni sono elevate. Emerge innanzitutto una forte richiesta di snellire la burocrazia al fine di rendere le misure più efficaci, ma ci si aspetta anche interventi per prevenire una seconda ondata e vi è una forte consapevolezza che le imprese abbiano necessità di supporto da parte dello Stato.

Riapertura negozi e locali

Riapertura negozi e localiLa tanto attesa riapertura degli esercizi commerciali difficilmente vedrà da subito una situazione rosea. Molti consumatori si mostrano reticenti a tornare a fare acquisti fisicamente. E lo sono per motivi diversi: soprattutto perché hanno perplessità sul piano della sicurezza, ma anche perché prevedono lunghe file o per via di un calo delle proprie disponibilità economiche.

In ogni caso le riaperture più attese sono parrucchieri ed estetisti (in modo marcato tra le donne anziane), seguiti dai negozi, principalmente di abbigliamento, ma anche di articoli per la casa, cosmetici ed elettronica. Dell’afflusso limitato di clienti potrebbero risentire in particolare i negozi più piccoli, dato che vi è una maggiore propensione a recarsi nei centri commerciali o nei grandi esercizi.

Anche per la riapertura di bar e negozi c’è molta attesa, dato che poco meno della metà non gradisce sostituirli con le pratiche del delivery o dell’asporto.

Pubblicato in Nazionale

"Sussistono elementi di fondatezza poiché il provvedimento non pare supportato da idonea motivazione". Così il  30 aprile 2020 il  Tribunale Amministrativo Regionale del  Piemonte ha accolto  "ai soli fini del riesame" l'istanza cautelare proposta con il ricorso di ASGI avverso il diniego di accesso al CPR di Torino, rigettando sia pure implicitamente le obiezioni della pubblica amministrazione circa la legittimazione di ASGI  a presentare richiesta di accesso.

Il ricorso si era infatti reso necessario dopo che il 26 novembre 2019 la richiesta di accesso e visita nel Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) "Brunelleschi" di Torino, presentata dall'Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione, era stata rigettata dal Prefetto di Torino. La Prefettura competente aveva comunicato il 5 dicembre 2019 che che il Ministero dell'Interno aveva espresso parere negativo all'accesso di ASGI al CPR, quindi, senza ulteriore specifica, non era possibile autorizzare l'ingresso al medesimo centro. 

Nel parere del Ministero dell'Interno, ottenuto solo a seguito di accesso agli atti, da un lato, si paventavano non meglio specificate "esigenze di tutela dell'ordine e sicurezza pubblica del Centro" che rendevano impossibile l'ingresso (mentre, in base alla normativa vigente, potrebbero giustificare solo il differimento dell'accesso, ma non impedirlo in assoluto); dall'altro, si riteneva l'associazione non rientrante nelle categorie dei soggetti per i quali è possibile autorizzare l'accesso nel CPR, non potendosi invece dubitare dell'indubbia qualifica di ASGI di ente esponenziale che opera a tutela del pieno riconoscimento dei diritti e delle libertà fondamentali dei cittadini stranieri presenti in Italia e dei richiedenti protezione internazionale, anche attraverso attività di ricerca, monitoraggio e promozione dell'informazione.

Per ottenere l'annullamento del rigetto, ma soprattutto per contrastare futuri arbitri e abusi attraverso la formazione di un orientamento della giurisprudenza in materia, ASGI ha presentato ricorso al TAR Piemonte, con contestuale richiesta di misure cautelari, chiedendo, quindi, di sospendere il provvedimento e, nel merito, di riconoscere il diritto all'accesso ai luoghi di detenzione amministrativa a tutela della libertà e della dignità della persona con riferimento alle condizioni di trattenimento.

"Si tratta di un risultato significativo, poiché il Collegio si è espresso presumendo la fondatezza del ricorso, soprattutto considerato l'esercizio del potere amministrativo senza che sia stata fornita adeguata motivazione del rigetto" afferma Alessandro Praticò, avvocato e socio ASGI che ha seguito il caso "Riteniamo che tale risultato possa essere un importante passo verso l'effettiva accessibilità di tali luoghi, sia per finalità di garanzia dei diritti dei cittadini stranieri che vi sono trattenuti, sia per finalità di ricerca e monitoraggio sull'applicazione delle garanzie poste in essere al loro interno".

Alla luce di tale pronuncia, la Prefettura è tenuta ora a esprimersi nuovamente sull'istanza e il Ministero dell'Interno dovrà, dunque, fornire un nuovo parere, indicando, questa volta, i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che determinano la decisione. 

Questa decisione, quindi, appare fondamentale ai fini di una effettiva verifica della discrezionalità esercitata dalla pubblica amministrazione, ostacolando la prassi consistente nel negare l'accesso ai CPR a chiunque e sistematicamente. 

Pubblicato in Migrazioni

“Verso una transizione energetica socialmente equa” ma a colpi di aumenti di produzione di petrolio: è uno dei tanti paradossi di Eni, messi alla luce dal dossier “Follow the green – la narrazione di Eni alla prova dei fatti”, curato dall’associazione A Sud e dal Centro di Documentazione dei Conflitti Ambientali.

 

Il report accende i riflettori sulle modalità, spesso mistificatorie, con cui il colosso energetico italiano si racconta su temi sempre più centrali nel dibattito pubblico: economia circolare, cambiamenti climatici, fonti rinnovabili.

 

Da una parte la narrazione, dall’altra la realtà. Mentre si impegna, e impegna milioni, a promuovere un’immagine ecologica delle proprie attività, gli investimenti previsti fino al 2023 per lʼesplorazione e la produzione di idrocarburi rappresentano ancora il 74% del totale.

 

“Spesso sono gli stessi numeri forniti dall’azienda a contraddire lo storytelling – afferma Maura Peca, ricercatrice e coautrice del dossier – Solo nel 2019 Eni ha speso in attività di comunicazione 73 milioni di euro. Molte volte si è trattato di vero e proprio greenwashing, come nel caso della campagna pubblicitaria sul Green Diesel, recentemente sanzionata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Tra l’altro quel “biocarburante” è alla base della riconversione delle ex raffinerie di Porto Marghera e di Gela. Abbiamo inoltre scoperto che non solo attualmente i due siti vengono alimentati con olio di palma proveniente dall’Indonesia ma che anche nel caso degli oli esausti questi verranno importati dall’estero. Tutto il contrario della valorizzazione del territorio che è alla base dell’economia circolare”.

 

Nel recente piano strategico a lungo termine l’amministratore delegato Claudio Descalzi ha disegnato le prospettive dell’azienda fino al 2050: un orizzonte temporale che neanche lo Stato italiano si è dato, e che però sostanzialmente punta quasi tutto sulla progressiva sostituzione del petrolio col gas naturale. Da una fonte fossile a un’altra, seppur di minor impatto ambientale: è questa l’idea di transizione energetica di Eni?

 

“È tempo che il cane a sei zampe intraprenda un reale e credibile percorso di decarbonizzazione - osserva Marica Di Pierri, presidente del Cdca - pianificando a tappe serrate l’abbandono delle fonti fossili e la transizione verso fonti energetiche pulite e rinnovabili. L’azienda ha gli strumenti, le risorse economiche e le competenze per farlo. Serve un deciso cambio di rotta. Nel 2019 le emissioni storiche di gas serra hanno già raggiunto (e consumato) il 76% del carbon budget a disposizione per limitare l’incremento della temperatura al di sotto dei 2°C al 2100. Chi lo dice? Non il ministero dell’Ambiente, né l’Istituto Superiore di Sanità, né gli esperti dell’Ipcc né tantomeno le associazioni ambientaliste. È il contenuto delle slides curate da Eni nei corsi di educazione ambientale voluti dallʼAssociazione Nazionale Presidi”.

 

Le evidenze raccontate nella pubblicazione sarebbero state presentate da A Sud e CDCA, attraverso lo strumento dell’azionariato critico, nel corso dell’Assemblea degli azionisti di Eni in programma mercoledi prossimo 13 maggio, se l’azienda non avesse deciso di svolgerla a porte chiuse senza permettere, neppure attraverso gli strumenti telematici, i consueti interventi da parte dei singoli azionisti. Un modo comodo e indolore di escludere il dibattito dall’annuale riunione, che ha visto crescere negli ultimi anni le voci critiche e gli interventi di denuncia.

 

 

 

Pubblicato in Ambiente&Territorio
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