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Lunedì, 06 Luglio 2020

Mercoledì, 13 Maggio 2020 - nelPaese.it

Ecco il commento dell'Uisp-Unione Italiana Sport Per tutti all'intervento che il ministro allo sport Vincenzo Spadafora ha tenuto oggi in Senato: "Abbiamo ascoltato il Ministro Spadafora, durante l'informativa al Senato per fronteggiare l'emergenza da Covid 19 - scrive Vincenzo Manco, presidente Uisp - condividendo la linea prudenziale adottata finora rispetto alla riapertura, accogliamo con favore la notizia che entro il 25 maggio potrà ripartire lo sport di base e potranno riaprire i 'centri, le palestre, i centri danza e circoli sportivi'.

Le parole del Ministro tuttavia, sul tema della sicurezza, continuano a non offrire la chiarezza necessaria per subordinare i relativi comportamenti dei vari soggetti sportivi alla riapertura. Quando si fa riferimento ai protocolli adattabili alle diverse situazioni, si dice che devono garantire la sicurezza dei propri clienti, ovvero attraverso la disponibilità degli spazi a disposizione le imprese relative a palestre o altra tipologia d'impianto possono modulare la loro offerta agli utenti.

Non è invece chiaro come si faccia a garantire, a parità di disciplina sportiva, la stessa identica sicurezza a tutti i partecipanti stante che ciascuno potrà adattare le linee guida per poter ripartire, così come non è chiaro come si faccia ad adattare un protocollo quando nello stesso impianto, soggetti diversi organizzano e praticano la stessa disciplina sportiva. Queste due specificità non riguardano i clienti, bensì la stragrande maggioranza dei praticanti che sono i tesserati delle Asd/Ssd e dei diversi organismi sportivi, tra i quali la differenza tra la stessa disciplina non esiste se non nell'approccio alla pratica che può essere agonistica di prestazione o amatoriale.

Proprio qualche giorno fa abbiamo espresso, al Ministro Vincenzo Spadafora attraverso una lettera che alleghiamo, gli stessi dubbi che non ci pare siano fugati dalle dichiarazioni fatte oggi nell'informativa al Senato. Chiediamo pertanto che su questo il Ministro si pronunci nello specifico al fine di non permettere comportamenti discrezionali legati a promuovere in modo surrettizio protocolli che, anche per finalità di concorrenza, potrebbero far correre rischi riguardo alla salute dei praticanti".

Pubblicato in Sport sociale

Medici senza Frontiere (MSF) è devastata dal terribile attacco di ieri contro donne incinte, madri e i loro bambini nel nostro reparto di maternità nell'ospedale Dasht-e-Barchi a Kabul.

Mentre donne incinte e neonati cercavano cure mediche, in uno stato tra i più vulnerabili nella vita, un numero imprecisato di aggressori ha preso d'assalto la maternità con una serie di esplosioni e di spari, durati per ore.

MSF condanna questo insensato atto di vile violenza, che è costato la vita a molte persone e ha privato donne e bambini di cure mediche essenziali a Kabul, dove l'accesso alle cure è già limitato. La maternità si trova nella parte occidentale della città, in un'area abitata da oltre 1,5 milioni di persone.

“Piangiamo la perdita di diversi pazienti e abbiamo indicazioni che almeno un collega del nostro staff locale afghano è stato ucciso. Per ora, ancora con tanta incertezza, il nostro team medico sta facendo ogni sforzo possibile per seguire i bambini appena nati nella maternità, garantire la migliore assistenza possibile ai nostri pazienti e ai feriti, fornire supporto psicologico al personale colpito e alle persone in lutto”.

Durante l'attacco una donna ha dato alla luce il suo bambino ed entrambi stanno bene. Il nostro staff, composto da ostetriche, medici, infermieri, addetti alle pulizie, cuochi, guardiani e personale amministrativo, fornisce servizi fondamentali alle donne che hanno bisogno di cure materne, in particolare nei casi di gravidanze complicate.

Le attività mediche nella maternità di Dasht-e-Barchi sono state temporaneamente sospese. I pazienti sono stati evacuati negli ospedali vicini e il personale è stato portato in salvo.

Oggi più che mai, MSF è solidale con la popolazione afgana. MSF ha aperto la maternità da 55 posti letto nell'ospedale Dasht-e-Barchi nel 2014. Dall'inizio dell'anno, le équipe di MSF hanno aiutato a nascere 5.401 bambini, 524 di loro sono stati curati nell'unità neonatale perché in condizioni critiche.

 

 

Pubblicato in Nazionale

Un servizio telefonico gestito da medici e mediatori interculturali, attività di prevenzione e promozione della salute in centri di accoglienza e insediamenti informali, potenziamento dei servizi di medicina generale. Si allarga l’intervento di Medici Senza Frontiere (MSF), in collaborazione con l’Azienda Sanitaria Locale Roma 2 e Médecins du Monde (MDM), per proteggere dall'epidemia di coronavirus le fasce più fragili della popolazione, italiana e straniera, che vivono in condizioni di marginalità e vulnerabilità sociale nella periferia sud-est della capitale.

Le nuove attività, sancite da un Protocollo di intesa siglato dai tre enti, portano alla chiusura naturale del presidio medico presso il Selam Palace, edificio che ospita più di cinquecento rifugiati provenienti dal Corno d’Africa: aperto per individuare e isolare eventuali casi con sintomi da Covid-19 dopo il ricovero in strutture ospedaliere di alcuni abitanti, in quasi un mese di attività il presidio non ha identificato alcun caso sospetto. Personale socio-sanitario della ASL Roma 2 continuerà a monitorare l’edificio, facilitando l’iscrizione degli abitanti al Servizio Sanitario Regionale e il loro accesso ai medici di medicina generale e ai servizi pubblici territoriali.

“Con l’inizio della Fase 2, è ancora più importante concentrare l’attenzione sul territorio, a cominciare dai centri collettivi, formali e informali, dove le persone vivono in situazioni di precarietà e hanno maggiori difficoltà di accesso alle cure. Per farlo, è cruciale unire le risorse delle associazioni con quelle già esistenti nel sistema sanitario pubblico” spiega Giuseppe De Mola, coordinatore dei progetti di MSF a Roma.

Medici e mediatori di MSF e MDM risponderanno attraverso una linea telefonica dedicata ai bisogni di salute delle comunità, con un’attenzione particolare rivolta all’individuazione e alla gestione dei casi Covid-19. In prima battuta, gli operatori coinvolgeranno gli eventuali medici di famiglia degli utenti del servizio. In caso di necessità, un team medico delle due organizzazioni, in collaborazione con il servizio di Assistenza Domiciliare della ASL Roma 2, effettuerà visite a domicilio, con la possibilità di somministrazione del tampone.

La linea telefonica, già attivata da MDM all’inizio della crisi, è stata rafforzata per rispondere al meglio in questa seconda fase di gestione dell’epidemia. “Sarà necessario ottenere la fiducia dei nostri pazienti e a questo proposito sarà centrale il ruolo dei mediatori interculturali che affiancheranno il medico” dichiara Chiara Lizzi, coordinatrice in Italia di MDM.

Un team di MSF formato da un infermiere, un promotore della salute e un tecnico per il controllo delle infezioni, visiterà centri di accoglienza e insediamenti informali, e interverrà sia nell’identificazione e gestione di eventuali casi sospetti, sia nell’attuazione di misure di prevenzione, tra le quali attività di formazione per gli operatori e, nel caso di insediamenti autogestiti, per i referenti delle stesse comunità. L’intervento mira anche a individuare misure che consentano l’isolamento in sicurezza di casi sospetti o confermati che non necessitano di ricovero in strutture ospedaliere, all’interno delle stesse comunità.

MSF è anche presente in strutture residenziali gestite dalla Protezione Civile Regionale in accordo con la ASL Roma 2 che ospitano persone risultate positive al Covid-19 e che non presentano sintomi, fornendo un servizio di mediazione interculturale e di supporto psico-sociale di base. Il Protocollo di intesa prevede l’individuazione e il rafforzamento di un ambulatorio di medicina generale STP, tra quelli presenti sul territorio della ASL Roma 2, dove riferire i pazienti stranieri privi di documenti che saranno individuati attraverso la linea telefonica e gli altri servizi di sorveglianza sanitaria attiva.

“Da oggi le comunità presenti nei centri di accoglienza e negli insediamenti informali nel territorio della ASL Roma 2, incluso il Selam Palace, saranno monitorate nell’ambito del sistema di sorveglianza medica ed epidemiologica attivato in collaborazione con MSF e MDM” conclude il dottor Giuseppe De Angelis, Direttore del Dipartimento di Prevenzione della ASL Roma 2.

 

 

Pubblicato in Salute

"Mettiamoci in gioco", la Campagna nazionale contro i rischi del gioco d'azzardo esprime la propria ferma contrarietà alla norma approvata dall'Assemblea della Regione Calabria con cui si rinvia il termine per adeguarsi al distanziometro ­­- rispetto ai luoghi ritenuti "sensibili" (scuole, parrocchie...) - previsto per sale giochi, scommesse e rivendite di generi di monopolio. La norma è contenuta in un disegno di legge non ancora sottoposto a voto finale. La norma è stata presentata dal presidente del Consiglio regionale della Calabria, Mimmo Tallini.

La stessa Regione Calabria, con la legge regionale n. 9 del 26-04-2018, aveva vietato "la collocazione di apparecchi per il gioco in locali che si trovano ad una distanza, misurata in base al percorso pedonale più breve, non inferiore a trecento metri per i comuni con popolazione fino a cinquemila abitanti e non inferiore a cinquecento metri per i comuni con popolazione superiore a cinquemila abitanti dai luoghi ritenuti sensibili". Ora si starebbe per effettuare un clamoroso dietrofront.

In campagna elettorale la presidente della Regione Jole Santelli ha affermato che il gioco d'azzardo non è una priorità per la Calabria. Sarà il caso di ricordare che nei soli primi sei mesi del 2018, in Calabria, si sono persi al gioco oltre 280 milioni di euro, in una regione dove nel 2018 il PIL pro capite era di 12.700 euro. Soldi sottratti al resto dell'economia reale e, come oramai accertato da centinaia di indagini giudiziarie, in parte finiti alle consorterie malavitose. L'ultima Relazione al Parlamento delle Forze di Polizia, infatti, ha confermato che la 'ndrangheta mostra una spiccata vocazione imprenditoriale anche nel settore dei giochi e delle scommesse, i cui proventi vengono riciclati in attività legali.

Per tutte queste ragioni, Mettiamoci in gioco chiede alla Giunta e all'Assemblea della Regione Calabria di non favorire la diffusione del gioco d'azzardo con il rinvio dell'applicazione del distanziometro.

 

 

 

 

 

Pubblicato in Calabria

“Lo sport dà il meglio di sé quando ci unisce”. In questa breve citazione di Frank Deford, noto scrittore e commentatore sportivo americano, si cela anche la convinzione da parte della Fondazione CON IL SUD di promuovere il suo primo bando dedicato alla promozione della pratica sportiva “con” tutti. Una scelta che acquista anche un valore simbolico in un periodo in cui proprio la socialità e il valore dello stare fisicamente insieme rappresentano dei limiti che purtroppo mettono a dura prova le comunità locali e il mondo del Terzo settore, oltre che i singoli cittadini. E’ indispensabile attenersi alle disposizioni del decreto del governo sul covid-19 e al rispetto delle regole necessarie per arginare la diffusione del virus, ma è altrettanto necessario e opportuno pensare anche al futuro, si spera sempre più prossimo, di un pieno ritorno alla socialità.

Attraverso il bando “Sport #dopolapaura – l’importante è partecipare” la Fondazione mette a disposizione 2,3 milioni di euro di risorse private per sostenere interventi da attivare nel 2021 capaci di mettere al centro l’attività sportiva come strumento di inclusione, partecipazione e integrazione tra persone che vivono in uno stesso, circoscritto, territorio (quartiere, rione, borgo, paese) del Sud Italia.

L’iniziativa si rivolge agli enti di Terzo settore di Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia. Le partnership di progetto dovranno essere composte da un minimo di tre organizzazioni: almeno due non profit, a cui potranno aggiungersi realtà del mondo economico, delle istituzioni, dell’università, della ricerca. E’ auspicabile, inoltre, il coinvolgimento di organizzazioni sportive. Il Bando promuove una idea di sport inclusivo, aperto a tutti, senza limiti di età o di appartenenza, ma capace di incidere positivamente sulla coesione sociale di una comunità territoriale. L’iniziativa prevede due fasi: la prima, finalizzata alla selezione delle proposte con maggiore potenziale impatto sul territorio e la seconda, di progettazione esecutiva, con l’obiettivo di ridefinire eventuali criticità rilevate nella fase di valutazione.

Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione CON IL SUD: “L’emergenza sanitaria ci costringe al minimo delle relazioni sociali, siamo in una fase di grande paura che ha effetti concreti ma è necessario seguire le direttive e il buon senso. Dobbiamo pensare però anche al dopo, riprogettare la nostra socialità. La pratica sportiva e aperta a tutti, in spazi sicuri secondo quanto prevedono le direttive, può essere un segnale di speranza e coraggio per le nostre comunità, per riappropriarsi finalmente della bellezza dello stare insieme. L’attività sportiva è incontro, condivisione, è sentirsi parte di qualcosa che ci unisce, soprattutto nella possibilità di raggiungere insieme un traguardo. E’ un potente strumento per rafforzare il senso di appartenenza, per questo motivo abbiamo previsto interventi circoscritti in piccole comunità locali. Lo sport inoltre promuove il rispetto delle regole e in tal senso è anche un’occasione per rafforzare le responsabilità individuali e collettive”.

Le proposte potranno puntare sullo sviluppo di un’offerta sportiva multidisciplinare e inclusiva, la rigenerazione di spazi in un’ottica di condivisione e cura del bene comune, la diffusione di valori educativi e culturali, la promozione del benessere psicofisico attraverso stili di vita sani e attivi, le relazioni basate sulla gratuità e sul dono.

Le proposte dovranno essere presentate online, attraverso la piattaforma Chàiros dal sito www.fondazioneconilsud.it.

Il bando scade il 17 luglio 2020.

 

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