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Mercoledì, 05 Agosto 2020

Giovedì, 14 Maggio 2020 - nelPaese.it

Rifinanziamento per 100 milioni di euro del fondo per le attività delle associazioni, un fondo specifico per aiutare nel post emergenza il Terzo settore del Mezzogiorno, ulteriori risorse pe r interventi di contrasto alla povertà educativa nelle Regioni del Sud .

Queste alcune delle anticipazioni sui contenuti del Decreto Rilancio, approvato ieri sera dal Consiglio dei Ministri. Ma non ci saranno solo risorse: gran parte delle misure di sostegno già previste per le imprese saranno finalmente estese anche a tutti gli enti del Terzo settore comprese le agevolazioni sugli affitti, quelle per l’acquisto dei dispositivi di protezione individuale e il credito di imposta per le spese di sanificazione degli ambienti e dei mezzi. Fondamentali misure a sostegno della liquidità degli enti saranno la possibilità di accedere al credito agevolato e l’accelerazione delle procedure di riparto del cinque per mille per l’esercizio finanziario 2019.

“Una manovra che apprezziamo – dichiara la portavoce nazionale del Forum Terzo Settore Claudia Fiaschi – e che accoglie la maggior parte delle richieste avanzate in occasione degli ultimi confronti con il Governo. Potremo contare su una serie di aiuti che daranno ossigeno alle nostre organizzazioni, le aiuteranno ad impostare la fase di ricostruzione post emergenza, confermando e innovando il nostro impegno per le persone e le comunità più fragili del Paese. Importante che il provvedimento preveda misure di sostegno alle persone in situazione di particolare disagio (non autosufficienza e dis abilità, senza tetto, bambini e minori, persone in povertà) e per l’emersione dei rapporti di lavoro degli stranieri presenti sul territorio nazionale.”

“Riteniamo importante l’attenzione riservata al mondo dello sport e della cultura – prosegue Fiaschi – particolarmente colpiti da questa emergenza, con l’auspicio di poter individuare soluzioni a supporto anche della cooperazione allo sviluppo e del servizio civile universale. L’analisi puntuale del decreto ci consentirà una valutazione più dettagliata; ci riserviamo di lavorare per l’inclusione delle questioni rimaste fuori dal provvedimento nella fase di conversione del decreto alle Camere.”

“Adesso – conclude Fiaschi – ci auguriamo che ad ogni livello istituzionale si intensifichi la collaborazione strategica con il nostro mondo. Solo così potremo dare una risposta efficace alle tante problematiche sociali e ai nuovi bisogni legati a questa emergenza.”

 

Pubblicato in Nazionale

Nella Fase 2 la solidarietà non si ferma, anzi si intensifica per sostenere le fasce più deboli ed aiutarle ad orientarsi nella giungla di nuove norme. Nell'ambito della campagna di sensibilizzazione 'Una goccia nell'oceano #pocomatanto' la Fondazione Banco di Napoli ha attivato lo sportello 'Ri-partire', destinato a piccoli imprenditori, artigiani, nuclei familiari e semplici cittadini a cui offrire gratuitamente e nel rispetto dell'anonimato servizi di consulenza legale, economica, psicologia e relativa alle norme anti-contagio. 

A tale scopo sono stati sottoscritti appositi protocolli d'intesa tra la Presidente della Fondazione Banco di Napoli, Rossella Paliotto, il presidente dell'Ordine degli Avvocati di Napoli Antonio Tafuri, il presidente dell'Ordine dei Commercialisti Napoli Nord Antonio Tuccillo e Annamaria Santangelo psicologa dell'Associazione Edmr (Eye Movement Desensitization and Reprocessing, approccio terapeutico utilizzato per il trattamento del trauma). 

"Siamo partiti distribuendo aiuti alimentari e mascherine ai medici di base, ma ora siamo consapevoli che nella fase 2, così piena di norme e misure da applicare, le restrizioni per molte attività non consentiranno subito la ripresa – ha spiegato la presidente Paliotto -. Constatando la lentezza da parte del Governo nell'erogazione delle somme annunciate, ci sono migliaia di persone in difficoltà: il nostro obiettivo è riuscire a far ottenere i benefici previsti dalle varie misure. Con questo sportello di professionisti saremo una sorta di facilitatori per decriptare il linguaggio delle norme. Dobbiamo evitare che la criminalità organizzata avvicini chi si trova in una situazione di disperazione".

Lo sportello intende supportare le persone, le famiglie e le imprese - non solo della Campania ma di tutte le regioni meridionali di competenza della Fondazione - per:  inquadrare le situazioni di difficoltà; informare su strumenti, procedure, opportunità; orientare nell'espletamento delle procedure presso gli Enti pubblici e gli istituti di Credito; offrire il primo sostegno psicologico per affrontare una situazione di crisi. Sono stati attivati canali preferenziali: il contatto telefonico per la prima richiesta di accesso al numero 3473807357; il canale whatsapp per la richiesta scritta di informazioni al numero 3473807357; la casella email specifica: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Pubblicato in Campania

Amnesty International ha dichiarato che il trattamento inumano cui sono sottoposti migranti e rifugiati nel mondo rischia di fermare i passi avanti nel contrasto alla pandemia da Covid-19.  L’organizzazione per i diritti umani ha ammonito che se non si agirà con urgenza, il sovraffollamento dei campi e dei centri di detenzione produrrà nuovi focolai della pandemia. 

Inoltre, sottolinea Amnesty International, "il confinamento e le limitazioni ai movimenti hanno aggravato condizioni già drammatiche di vita, mettendo milioni di persone in pericolo di morire di fame o di malattie". 

Per queste ragioni, Amnesty International sta sollecitando un’azione globale condivisa per assicurare che centinaia di migliaia di migranti e rifugiati abbiano accesso adeguato a cibo, acqua, cure mediche e servizi igienico-sanitari.

“Non è possibile contrastare il virus quando così tante persone nel mondo vivono in campi e centri di detenzione incredibilmente sovraffollati e insalubri. In un periodo in cui ci sarebbe bisogno più che mai di compassione e collaborazione, alcuni governi hanno intensificato discriminazioni e violenze: impedendo la fornitura di cibo e acqua, intrappolando le persone o addirittura rimandandole indietro verso la guerra e la persecuzione”, ha dichiarato Iain Byrne, direttore del programma Diritti dei rifugiati e dei migranti di Amnesty International.

“In molti campi il rischio di morire di fame è più grande di quello del coronavirus. Di fronte a questa agghiacciante rinuncia alla responsabilità collettiva di proteggere i rifugiati e i migranti, sollecitiamo tutti gli stati ad agire immediatamente per impedire che accada una catastrofe dei diritti umani”, ha aggiunto Byrne.

Le azioni di molti governi, denuncia Amnesty International, sono state guidate da discriminazione e xenofobia. Ad esempio, le autorità locali della Bosnia ed Erzegovina hanno intenzionalmente smesso di fornire acqua al campo di Vucjak per costringere gli abitanti a spostarsi altrove.

Molti rifugiati vivono in condizioni economiche precarie e l’isolamento e il coprifuoco hanno reso ancora più difficile trovare di che sopravvivere.  In Giordania, nel campo di Zaatari, l’isolamento ha impedito alle persone di svolgere qualsiasi tipo di lavoro e queste non sono più in grado di pagare anche i servizi minimi essenziali. 

In Francia ad aprile, nel campo informale di Calais, cibo e acqua hanno iniziato a scarseggiare e il confinamento ha impedito di muoversi per comprare qualcosa da mangiare anche a coloro che avevano il denaro per farlo. Molti governi hanno proseguito a imprigionare senza motivo persone che avevano chiesto asilo, ponendoli così a rischio di contrarre il virus.

Ovunque, manca un numero sufficiente di tamponi e dispositivi di protezione, tanto per i detenuti quando per il personale dei centri. Le persone che si trovano nei centri di detenzione per migranti dell’Australia hanno supplicato di essere rilasciate perché temono che il personale, privo di dispositivi di protezione, possa contagiarli.

Altri governi hanno violato il diritto internazionale rimandando indietro persone con la scusa delle misure di contenimento della pandemia. Gli Usa, dove continua a vigere un’agenda politica anti-immigratoria e opportunistica, tra il 20 marzo e l’8 aprile sono state rimandate indietro 10.000 persone neanche due ore dopo il loro arrivo.

Le autorità della Malesia hanno rifiutato l’approdo a un’imbarcazione di rifugiati rohingya alla deriva da due mesi, alla fine soccorsa dalla Guardia costiera del Bangladesh; nel frattempo però erano morte almeno 30 persone che si trovavano a bordo. Diverse centinaia di rohingya sono in disperato bisogno di un intervento di ricerca e soccorso in mare.

Costringere le persone a tornare in paesi dove è presumibile che subiranno persecuzione e tortura è una violazione del principio di non respingimento, al cui rispetto non è prevista alcuna eccezione.

Amnesty International chiede a tutti i governi di “garantire forniture adeguate di acqua, cibo e cure mediche all’interno dei campi e alle persone in quarantena; prendere in considerazione la regolarizzazione temporanea di tutti i migranti a prescindere dal loro status, assicurare che le misure di stimolo economico e le protezioni valgano per tutti i richiedenti asilo e i rifugiati e che i programmi di ricollocamento proseguano ove ve ne siano le condizioni; decongestionare i campi, i centri di detenzione per migranti e gli insediamenti informali, individuando strutture abitative degne e sicure e in cui siano garantite forniture adeguate di cibo, acqua e cure mediche; rilasciare tutte le persone detenute per ragioni legate all’immigrazione se in quelle condizioni il loro diritto alla salute non può essere garantito; rispettare i diritti dei richiedenti asilo e il principio di non respingimento.

“I governi continuano a dire che ci salveremo tutti insieme. Una frase che non ha senso fino a quando non si inizieranno a proteggere milioni di persone che stanno convivendo con la pandemia lontano dalle loro case e dai loro cari. Quei governi che lasceranno morire di fame o di sete i rifugiati avranno affrontato la crisi in modo clamorosamente sbagliato”, ha concluso Byrne.

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in Migrazioni

Il Disability Pride Network è un organismo che promuove i diritti civili delle persone con disabilità e ne persegue la piena inclusione sociale. Si tratta di una rete internazionale aperta e in continua espansione, formata da realtà che condividono gli stessi valori e obiettivi al fine di promuovere e affermare un nuovo modo di vivere, pensare e valorizzare le persone con disabilità.

Carta comune del Disability pride network

Storicamente la disabilità è spesso stata stigmatizzata, ingenerando paura, suscitando vergogna. In molti contesti, ancora oggi si guarda alle persone con disabilità esclusivamente come soggetti fragili, trascurandone, invece, le potenzialità che potrebbero renderli, in grado di apportare un reale contributo all’interno della collettività.

Accogliere condizioni, situazioni ed esigenze differenti significa scardinare le coordinate che ancora oggi conducono all’esclusione delle persone considerate non conformi ai criteri di presunta normalità e facilmente esposte a situazioni di possibile multi-discriminazione in ragione delle loro condizioni biologiche, sociali e culturali.

Il Disability Pride Network si propone come interlocutore che opera a livello internazionale al fine di incidere su un reale cambiamento culturale, e “garantire e promuovere la piena realizzazione di tutti i diritti umani e delle libertà fondamentali per tutte le persone con disabilità senza discriminazioni di alcun tipo sulla base della disabilità”, come ricorda la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.

Fintanto che le persone con disabilità saranno discriminate ed escluse, sentendo perciò di esistere senza partecipare, sarà necessario adoperarsi per rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno esercizio dei diritti.

Anche nei Paesi che possono vantare un quadro normativo avanzato, fintanto che ci si rapporterà alle persone con disabilità con atteggiamenti paternalistici e meramente assistenziali, avremo davanti una prova di carattere culturale, che dovremo affrontare e superare.

Ecco perché bisogna promuovere a livello globale un rinnovamento culturale che si sviluppi lungo tre direttrici: inclusione, empowerment, esercizio dei diritti.  Ecco perché è necessario comprendere che la disabilità non è altro che una mera condizione umana. È uno stato in cui ciascuno di noi, in uno o più momenti della propria vita, potrebbe incorrere, in modo permanente o temporaneo, se non altro in ragione dell’età.

Per promuovere e rivendicare questo rinnovamento culturale le realtà che si riconoscono negli intenti del Disability Pride decidono di condividere i seguenti principi, impegnandosi a far sì che diventino obiettivi da realizzare: sostenere e promuovere l’autodeterminazione delle persone con disabilità, rispettandone dignità, autonomia e indipendenza. Rispettare e promuovere il valore delle differenze tra gli individui.  Sostenere e incentivare ricerca scientifica e innovazione tecnologica.  Educare a una cultura che non contempli la discriminazione. Sostenere e promuovere le pari opportunità, in particolare nei settori formativo e lavorativo, tra persone con e senza disabilità. Affermare il valore del contributo attivo delle persone con disabilità, valorizzandone attitudini e competenze. Incoraggiare il percorso evolutivo e le capacità dei bambini con disabilità, preservandone identità e potenziale evolutivo. Promuovere linguaggi e comportamenti in grado di superare stereotipi e pregiudizi riferiti alle persone con disabilità. Rivendicare, sostenere e promuovere l’accessibilità universale, in ogni sua declinazione, con particolare riguardo a oggetti, luoghi, linguaggi, saperi. Promuovere un turismo sostenibile per le persone con disabilità, con un’attenzione particolare al superamento delle barriere architettoniche, alla reale accessibilità ai mezzi  pubblici, alle strutture alberghiere, ai luoghi di svago. Rendere realmente fruibile il patrimonio materiale e immateriale dell’umanità. Senza discriminazione alcuni  nei confronti delle diverse forme di disabilità.

 

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione
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