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Venerdì, 29 Maggio 2020

Lunedì, 18 Maggio 2020 - nelPaese.it

Negli ultimi giorni, l’Uisp è intervenuta in più occasioni, anche con una lettera indirizzata direttamente al ministro per le Politiche giovanili e lo Sport Vincenzo Spadafora, per chiedere al Governo la necessità di fare uno sforzo in più, nella stesura delle Linee-Guida per le azioni di mitigazione legate alla ripresa dello sport, al fine di evitare il moltiplicarsi di protocolli applicativi di dettaglio che non garantirebbe, nei fatti, la salute dei praticanti.

“Il testo del DPCM firmato questa sera dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in attesa della pubblicazione delle Linee-Guida nazionali, da parte dell’Ufficio per lo Sport – spiega Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp - assegna ancora ai singoli Enti sportivi riconosciuti dal Coni e/o dal Cip (si tratta di 78 Organismi Sportivi riconosciuti dal Coni e 49 dal CIP, per un totale di 127), il compito e la responsabilità di emanare o integrare dsingoli protocolli applicativi di dettaglio, che dovranno tenere conto delle specificità delle singole discipline e delle indicazioni tecnico-organizzative, al fine di garantire il rispetto delle misure di sicurezza da parte dei soggetti che gestiscono impianti sportivi”.

“Resta quindi aperto il problema legato ai comportamenti discrezionali da parte dei singoli enti, che a parità di disciplina sportiva (si tratta di 385 discipline sportive approvate dal Coni) e anche per finalità di concorrenza sleale – aggiunge Tommaso Dorati, segretario generale Uisp - potranno adottare protocolli applicativi a scapito della sicurezza delle persone che frequenteranno il sito sportivo. Oltre all’altissimo numero di protocolli specifici che ingenererebbe grande confusione, c’è il rischio che nello stesso impianto sportivo si possano avere a parità di disciplina sportiva sino a 16 protocolli diversi, a seconda dell’affiliazione che il soggetto gestore/organizzatore potrebbe avere a ciascuno dei 15 EPS e alla Federazione di riferimento.  Da questo punto di vista, il Rapporto Coni «Lo sport riparte in sicurezza», per il quale avevamo scelto di non rispondere, dà l’esatta rappresentazione plastica della assoluta eterogeneità, a parità di disciplina sportiva, della valutazione del rischio da parte degli Organismi sportivi coinvolti”.

“A tutto ciò - aggiunge Manco - si sommano ulteriori complicazioni dovute al fatto che lo stesso DPCM stabilisce la riapertura dei siti sportivi a decorrere dal 25 maggio, e allo stesso tempo lascia però ad ogni singola Regione la facoltà di anticipare la riapertura, con Regioni che hanno già pubblicato proprie ordinanze di riapertura da domani, lunedì 18 maggio. Non si comprende pertanto come, ancora in assenza delle Linee-Guida nazionali, debbano comportarsi, tra poche ore, le associazioni e le società sportive”.

“Non vogliamo sottrarci né alla nostra responsabilità né al nostro dovere di rappresentanza nei confronti dei nostri tesserati e delle nostre associazioni e società sportive, ma abbiamo il dovere di chiedere – aggiunge il presidente Manco - che le prescrizioni per contenere il rischio di contagio siano chiare ed uguali per tuttie che sia tenuta alta l’attenzione nella fase dei controlli da parte delle pubbliche amministrazioni, affinché il diritto alla salute e alla pratica sportiva siano garantiti nella piena sicurezza dei praticanti. Stesso tema abbiamo posto all’attenzione del presidente del Coni Giovanni Malagò in una recente call alla presenza degli Enti di Promozione sportiva”.

 

 

Pubblicato in Sport sociale

La Sicilia ha da anni una delle comunità Erasmus+ più numerose e attive in Italia, in particolar modo nell'ambito dell'Istruzione scolastica. Ad aprile, nonostante l'emergenza covid-19, l'Agenzia Erasmus+ Indire ha ricevuto dalla regione ben 139 nuove candidature per progetti di cooperazione, nei settori scuola ed educazione degli adulti. Inoltre, la Sicilia è prima in Italia per domande di partenariati di scambio tra scuole, con 92 candidature, che propongono progetti europei coordinati da scuole siciliane.

Malgrado il lockdown, la comunità Erasmus siciliana prosegue con le attività già in corso, grazie anche all'uso di strategie innovative e risorse online. È il caso di CEIPES – Centro Internazionale per la Promozione dell'Educazione e lo Sviluppo, con sede a Palermo, che realizza progetti Erasmus+ Scuola con l'uso di una tra le tecnologie a maggiore tasso di innovazione: la stampa 3D. I partenariati 3D4KIDS ed E3D+VET hanno coinvolto rispettivamente due scuole e un'associazione di Palermo, l'Istituto Comprensivo Monsignor Gagliano di Altavilla Milicia, l'Istituto di Istruzione Superiore Pio La Torre e l'Associazione psicoeducativa Si.da, che lavora con bambini che hanno disturbi specifici dell'apprendimento. Il progetto 3D4KIDS mira a promuovere l'uso delle stampanti 3D nelle scuole secondarie di primo grado, ed è finanziato nell'ambito dei partenariati strategici per l'innovazione e lo scambio di buone pratiche. Stessa tipologia di progetto anche per E3D+VET, che ha due obiettivi: migliorare la formazione degli insegnanti sulla modellazione CAD e stampa 3D e accrescere le abilità degli studenti nel fabbricare un oggetto solidi in 3D. Un processo che permette di migliorare la comprensione, mettendo in gioco la dimensione visuo-percettiva, visuo-spaziale e tattile di un concetto. 

Nonostante l'emergenza sanitaria, le attività sono state riorganizzate con l'uso di strumenti digitali, che hanno permesso la prosecuzione dei lavori e due meeting conclusivi. "La rete che si è creata nei partenariati strategici – dichiara la project manager Alessia Di Francesca - ha valorizzato il concetto di comunità che si è creato grazie al programma Erasmus+. Una grande rete europea composta da individui che lavorano sinergicamente per portare a termine gli stessi obiettivi, ovvero: senso di appartenenza all'Europa e crescita degli individui, sia da un punto di vista culturale, sia sociale che tecnologico". Info: http://www.erasmusplus.it/storie/iorestoerasmus-apprendimento-crescita-e-innovazione-ai-tempi-del-covid-19-ceipes-si-racconta-ceipes/

È andato avanti anche il progetto dell'Istituto Comprensivo "Laura Lanza – Baronessa di Carini", Palermo "European Year of Cultural Heritage 2018", dedicato alla promozione del patrimonio culturale in Sicilia e negli altri 4 paesi del partenariato: Spagna, Turchia, Romania e Polonia. Le attività hanno coinvolto alunni della scuola primaria e si sono sviluppate attraverso lo scambio di leggende e miti del proprio territorio, raccontati con la tecnica dello storytelling digitale e tradizionale.

Tra i primi risultati la creazione di un ebook con 10 storie della tradizione e la produzione di uno spettacolo frutto di una storia collaborativa con tutte le scuole partner coinvolte. Durante l'emergenza sanitaria, dopo un primo momento di sconforto, le attività del progetto sono proseguite grazie alle risorse di eTwinning, la community europea per scuole, che hanno permesso incontri virtuali, con grande partecipazione e creatività da parte degli studenti e dei docenti coinvolti. Info: http://www.erasmusplus.it/storie/iorestoerasmus-la-nostra-piccola-scuola-in-sicilia-aperta-alleuropa-sempre/.

Le soluzioni adottate nelle sedi scolastiche hanno spesso accelerato le innovazioni. La didattica a distanza è stata al centro del dibattito anche nell'ambito dell'Educazione degli adulti. Punto d'incontro europeo per i professionisti del adult learning è la community EPALE – Piattaforma elettronica per l'apprendimento degli adulti in Europa, che è parte integrante del Programma Erasmus+. Sulla piattaforma è stato affrontato spesso il tema dell'educazione online in ambito carcerario, durante la pandemia. Negli istituti di detenzione l'introduzione di videolezioni in remoto ha rappresentato una rivoluzione. La Sicilia è stata la prima regione in Italia a sperimentare didattica a distanza nella Casa circondariale di Siracusa, e in seguito negli istituti di Catania e Messina. Sono state adottate modalità e scelte tecnologiche diverse che hanno permesso agli studenti di riprendere le lezioni. 

"Dal prossimo anno scolastico - annuncia la Dirigente Antonietta Panariello -  il Cpia Catania diventa anche una scuola digitale per la didattica a distanza. Ci dispiace solo pensare che tutto questo sia stato il frutto di un periodo difficile da sostenere, che ha tenuto il mondo con il fiato sospeso". La formazione a distanza non è solo un'opportunità per i detenuti studenti di proseguire gli studi ma anche, come spiega Wilma Greco, ambasciatrice per la Sicilia di Epale, "l'occasione per cercare di colmare il gap del digitale che limita ulteriormente la possibilità di cittadinanza. Hanno cominciato a sperimentare le videochiamate con i familiari e per alcuni di loro si è trattato del primo 'appuntamento' con lo smartphone". Epale ha consentito a molti docenti e dirigenti siciliani di condividere in tempo reale le nuove strategie adottate nelle scuole, nei Cpia, nelle carceri per rendere l'educazione degli adulti più consapevole della sua capillarità nella società. "Un'altra grande lezione di civiltà del nostro Paese, in tempi difficili come questi, è rappresentata dal fatto di aver garantito il diritto all'istruzione anche ai soggetti più deboli come i detenuti" aggiunge la docente Serena Freni Sterrantino (Cpia Messina). Info: epale.ec.europa.eu/).

Tutte le testimonianze sono state raccolte nell'ambito di #IoRestoErasmus, un'iniziativa dell'Agenzia Erasmus+ Indire per dare voce alle tante storie virtuose che il Programma sostiene, anche in questo momento di crisi internazionale: http://www.erasmusplus.it/storie/.

 

Pubblicato in Sicilia

Per far ripartire al meglio e nella giusta direzione il nostro agroalimentare è essenziale prima conoscere l'impatto sul settore delle misure di contenimento della pandemia da covid19. Ed è proprio questo l'intento dello studio "Valutazione dell'impatto sul settore agroalimentare delle misure di contenimento COVID-19" pubblicato dal Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia del CREA.

Lo studio, coordinato da Annalisa Zezza e realizzato da Roberto Solazzo e Federica Demaria, riporta le simulazioni sul medio periodo dell'andamento del settore, effettuate con AGMEMOD e CAPRI, due modelli econometrici ben consolidati nell'analisi dei trend dell'agroalimentare. In particolare, AGMEMOD (del cui network CREA Politiche e Bioeconomia fa parte)  è  utilizzato dalla Commissione Europea e consente, quindi di avere risultati comparabili con quelli degli uffici di analisi della Commissione e con quelli di altri Stati membri.

 Nei modelli sono stati ipotizzati scenari alternativi di riduzione del PIL, compresi in una forbice che va da -1,5 a -5 punti percentuali, sulla base delle indicazioni inizialmente fornite dai diversi studi internazionali. Di fatto, tale riduzione risulta oggi sottostimata, per cui gli effetti potrebbero essere amplificati in una misura variabile  dalla durata del lockdown. All'interno dei modelli, il calo della domanda dell'Horeca (Hotellerie-Restaurant-café) è catturato dalla contrazione del PIL. Laddove, come prevedibile, il calo del valore aggiunto nella ristorazione fosse maggiore rispetto alla variazione del PIL, considerato il suo peso sugli acquisti totali di prodotti agroalimentari, i riflessi in termini di domanda e di reddito sull'agroalimentare sarebbero amplificati.

I risultati dei modelli e il raffronto con le evidenze degli altri studi, mostrano come l' agroalimentare non sia tra i più colpiti dal calo del PIL, sebbene per alcuni comparti (in particolare, zootecnici) vi siano criticità anche rilevanti. Non vi dovrebbe essere una riduzione significativa della produzione,  quindi,  considerato anche il livello delle scorte mondiali, la sicurezza alimentare non sarà un problema. Anche la domanda interna si dovrebbe mantenere su livelli sostanzialmente stabili.

Scenario AGMEMOD : in calo fino al 2023, rispetto alle previsioni pre-COVID, soprattutto i consumi di mele e di latte; quelli di carni, formaggi, cereali e derivati risulterebbero in linea, o in lieve diminuzione, rispetto alle precedenti stime. La bassa elasticità della domanda dei prodotti agroalimentari, come nella crisi del 2008-09, permette al comparto di rispondere meglio alle crisi economiche rispetto ad altri settori produttivi. Questo avviene anche per gli scambi internazionali, dove , però,ciononostante, si prevedono in calo sia le esportazioni che le importazioni. Quest'ultimo dato, considerato la natura "trasformatrice" del nostro agroalimentare, potrebbe determinare situazioni di difficoltà in alcune filiere. I prodotti più interessati da una riduzione delle importazioni, rispetto alle stime pre-COVID, sarebbero le carni di pollo e di maiale. Rimarrebbero, invece, sostanzialmente in linea con le previsioni, gli acquisti dall'estero di cereali e formaggi. Per il comparto avicolo si evidenzia anche un rallentamento della crescita delle esportazioni, che sono, invece, in ulteriore miglioramento per le mele. Riguardo ai prezzi, una flessione rispetto alle stime pre-crisi riguarderebbe carne di pollo, grano duro e derivati e formaggi. Per questi ultimi si tratterebbe di un'attenuazione della crescita prevista dalle stime precedenti.

Scenario CAPRI mostra una riduzione consistente del reddito agricolo (per ettaro) e zootecnico (per capo allevato), in entrambi i casi superiore all'ipotizzata variazione del PIL. Il comparto zootecnico sarebbe maggiormente colpito dal calo di redditività. In confronto agli altri paesi europei, il settore agricolo italiano sembra, comunque, meglio sopportare lo shock pandemico, probabilmente per il peso rivestito dall'ortofrutta che risentirebbe in misura minore di altri comparti della crisi di reddito. Tale effetto potrebbe essere imputato, almeno in parte, alla maggiore diffusione sul territorio nazionale delle filiere agroalimentari (nazionali e locali). 

Indicazioni  conclusive sulle politiche da attuare emerse dallo studio

"Evitare che una carenza di manodopera (non considerata nei modelli utilizzati per lo studio) si traduca in una crisi dell'offerta e quindi facilitare l'accesso delle imprese al lavoro sia degli immigrati che della forza lavoro disponibile da altri settori, garantendo la sicurezza delle condizioni di lavoro;

Facilitare il trasporto e la logistica dei prodotti deperibili (latte fresco, ortofrutticoli) ,che sono quelli a maggiore rischio;

Riconoscere come "essenziali" tutte le parti della filiera, a monte e a valle, comprese ad esempio mangimistica e packaging, al fine di non intaccare la catena produttiva;

Garantire l'integrità della filiera attraverso misure che rafforzino la tracciabilità, in modo da evitare ingiustificate crisi di fiducia sulla food safety e, al tempo stesso, rafforzare i controlli anche alle frontiere;

Nelle relazioni commerciali, vigilare su eventuali barriere sanitarie e fitosanitarie (SPS) non giustificate e collaborare con il settore privato per individuare eventuali problematiche che dovessero manifestarsi;

Garantire liquidità alle imprese, evitando restrizioni del credito, introducendo misure come i sussidi salariali, la sospensione dei pagamenti delle imposte sulle società e l'applicazione del regolamento dei minimis, opportunamente rivisto, che possono alleviare le tensioni finanziarie e aiutare le aziende;

Evitare ogni forma di speculazione che potrebbe avere un impatto negativo sui consumatori attraverso ingiustificati aumenti dei prezzi;

Garantire l'accesso al cibo alle fasce più vulnerabili della popolazione".  

 

Pubblicato in Lavoro

L'Istat ha reso noti i dati dell'inflazione di aprile, sulla base dei quali l'Unione Nazionale Consumatori ha stilato la classifica delle città e delle regioni che hanno registrato i maggiori rincari annui per quanto riguarda i soli prodotti alimentari.

Il dato dell'inflazione generale di oggi, infatti, è falsato dall'effetto Coronavirus. In Italia si registra una variazione nulla dei prezzi, e anche nel territorio è sempre prossima allo zero. Sei regioni sono addirittura in deflazione, così come 10 delle 29 città sopra i 150 mila abitanti monitorate in aprile dall'Istat. Solo che si tratta della solita media del pollo di Trilussa.

Mentre il calo della voce Trasporti (-2,5% in media nazionale) non produce alcuna riduzione di spesa reale per le famiglie costrette a stare a casa dal lockdown, il rialzo dei prodotti alimentari (+2,8% in media nazionale) produce una maggior spesa di 155 euro per una famiglia media, 213 per una coppia con 2 figli, 187 per una coppia con 1 figlio.

Ecco perché l'Unione Nazionale Consumatori non ha stilato oggi l'ormai tradizionale classifica delle città e delle regioni più care d'Italia, in termini di aumento del costo della vita complessivo, ma, eccezionalmente, quella dei maggiori rincari registrati per gli acquisti alimentari (prodotti alimentari e bevande analcoliche), l'unica voce che durante l'emergenza Coronavirus non ha subito riduzioni delle vendite, come dimostrano i dati Istat sul commercio al dettaglio.

Inoltre è proprio su questa divisione che si sono registrate le maggiori speculazioni sui prezzi, tanto che l'Antitrust ha avviato un’indagine preistruttoria sull’andamento dei prezzi di generi alimentari di prima necessità, oltre che su detergenti, disinfettanti e guanti, basandosi proprio sui dati Istat emersi a marzo. Nella nostra classifica, i nuovi dati tendenziali di aprile.

 Ebbene, la città con i maggiori rincari alimentari (tabella n. 1) è Caltanissetta, +5,7% su base annua, più del doppio rispetto alla media italiana, pari a +2,8%. Al secondo posto Trieste (+5,3%) e al terzo Palermo (+4,8%). Le più virtuose Siena, +0,6%, Macerata (+0,9%) e Arezzo e Pistoia (entrambe +1,4%).

Per quanto riguarda le regioni (tabella n. 2), il cibo più caro, in termini di aumento dei prezzi, si trova in Friuli, +4,1%. Seguono Liguria e Umbria (+3,6% per ambedue), al terzo la Sicilia (+3,4%). La regione migliore, le Marche, con un rialzo dei prodotti alimentari del 2,1 per cento.

 

Pubblicato in Economia sociale

Le emergenze sanitarie non si fermano con il Covid-19, a partire dall'epidemia di morbillo che continua a diffondersi in diversi paesi dell'Africa Subsahariana. È la preoccupazione di Medici Senza Frontiere (MSF) che osserva come in Repubblica Democratica del Congo (RDC), come in altri paesi, le misure di prevenzione della pandemia stiano influenzando gli sforzi per tenere altre malattie letali sotto controllo e invita a tenere alta la guardia per evitare altre morti future.

Solo nel 2018, il morbillo ha causato la morte di più di 140.000 persone nel mondo, la maggior parte delle quali bambini e si teme che nel 2020 il numero sarà ancora più elevato, a causa delle ampie e devastanti epidemie in corso in diversi paesi.

"L'attuazione di misure preventive per ridurre la diffusione di Covid-19 è fondamentale per proteggere le comunità e gli operatori sanitari, specialmente in un paese come la RDC in cui il sistema sanitario è molto limitato" dichiara Emmanuel Lampaert, capomissione di MSF in RDC. "Sfortunatamente, queste misure stanno avendo un impatto sulla risposta globale all'epidemia di morbillo, incluso il trasporto di vaccini, la creazione di team dedicati e il lancio di campagne di vaccinazione".

Oscurata prima da Ebola e oggi dal Covid-19, l'epidemia di morbillo in RDC continua a uccidere ogni giorno. Le decine di migliaia di bambini colpiti e gli oltre 6.600 deceduti dal gennaio 2019 la rendono la più grande epidemia di morbillo al mondo e la più grave mai registrata nel paese da decenni. Nonostante le campagne di vaccinazione organizzate dalle autorità negli ultimi mesi del 2019, in alcune aree del paese i casi continuano ad aumentare. Solo nel 2020 si contano 50.000 persone contagiate e 600 morti.

"Ogni ritardo e ogni ostacolo aumenta il rischio che il morbillo continui a diffondersi, uccidendo ancora più bambini. Una situazione simile è già capitata durante l'epidemia di Ebola in Africa occidentale quando le attività di vaccinazione del morbillo furono interrotte, portando ad una ripresa dell'epidemia. Ridurre i nostri programmi vaccinali e nutrizionali potrebbe portare ad altre crisi, peggiorando ulteriormente la situazione. Dimenticare le altre malattie oggi ci renderebbe complici di molte altre morti in futuro" aggiunge Lampaert di MSF.

Le équipe di MSF sono in azione in una dozzina di province del paese, da Haut-Uélé a Kongo Central, dal Nord Ubangi a Sud Kivu, dove da gennaio hanno vaccinato più di 260.000 bambini e offerto cure ad oltre 17.500 bambini affetti da morbillo. Raggiungere alcune di queste aree è una vera sfida logistica: a volte occorrono fino a sei ore di viaggio, principalmente in moto su terreni impervi, a cui si sommano gli ostacoli alla "catena del freddo", ovvero la necessità di mantenere sempre i vaccini tra i 2°C e gli 8°C.

Scoppiata nel 2018 e inizialmente trascurata, l'epidemia è stata dichiarata ufficialmente solo nel giugno 2019. Le campagne di vaccinazione guidate dalle autorità sono state caratterizzate da ritardi, problemi di coordinamento e mancanza di partner di supporto, molti dei quali concentrati sulla risposta a Ebola.

Il morbillo nel resto del mondo

Le preoccupazioni si estendono anche al resto del mondo. Le campagne di contrasto al morbillo sono già state posticipate in 24 paesi, mentre in 13 potrebbero non essere effettuate. Secondo l'OMS 117 milioni di bambini rischiano di non ricevere il vaccino contro il morbillo nei prossimi mesi, anche perché molti paesi sono focalizzati sulla prevenzione del Covid-19.

La situazione è particolarmente critica nell'Africa sub-sahariana, dove i casi di morbillo sono saliti alle stelle nell'ultimo anno. Un accesso ridotto alle vaccinazioni creerà pericolose lacune immunitarie e si teme che questa malattia altamente contagiosa, ma prevenibile con i vaccini, si diffonderà nei prossimi mesi, causando molte più morti. In Repubblica Centrafricana (RCA), dove l'epidemia di morbillo è stata dichiarata ufficialmente a gennaio 2020, MSF ha lanciato una campagna di vaccinazione di massa, in collaborazione con le autorità locali, rivolta a 340.000 bambini che abitano in 7 zone sanitarie del paese.

Dichiarata nel maggio 2018, l'epidemia di morbillo in Ciad colpisce oggi 118 distretti sanitari su 126 e nelle province meridionali vicino al confine con la RCA si sta registrando un rapido incremento dei casi. Un team d'emergenza di MSF ha già vaccinato 25.117 bambini tra i 6 mesi e i 9 anni a Betobo, una delle aree maggiormente colpite. Le équipe di MSF stanno valutando la possibilità di vaccinare i bambini a casa, con una strategia porta a porta, per aiutare a limitare assembramenti e assicurare che le campagne di vaccinazione non contribuiscano alla diffusione del Covid. Organizzare assembramenti con meno di 50 persone è possibile, con file che rispettino le misure di distanziamento sociale e garantendo che tutti, pazienti, familiari e operatori sanitari possano ricevere dispositivi di protezione. In Ciad, a N'Djamena, MSF ha anche avviato una produzione di mascherine di tessuto lavabile, ma la disponibilità di dispositivi di protezione individuale adatti per gli operatori sanitari è ancora limitata, come ovunque nel mondo.

 

 

Pubblicato in Dal mondo
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