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Sabato, 06 Giugno 2020

Martedì, 19 Maggio 2020 - nelPaese.it

Le coop sociali dell'Emilia-Romagna si “ribellano” per la mancanza di centri estivi per i bambini nella fascia zero-tre anni. In una lettera aperta, Emanuele Monaci di Agci Solidarietà, Luca Dal Pozzo di Federsolidarietà Emilia-Romagna ed Alberto Alberani di Legacoopsociali, prendono atto "con enorme dispiacere" che le linee guida varate dal Governo non comprendano la fascia di età da zero a tre anni "se non per attività gestite dai genitori nei parchi e quindi le attività svolte all'interno dei nidi".

E allora, scrivono i rappresentanti delle coop sociali, "ricordiamo il grande valore educativo e di sostegno alla genitorialità rappresentato dai nidi d'infanzia e il valore delle esperienze di servizi educativi zero-sei nel territorio della nostra regione". Come cooperazione sociale, si legge ancora nella lettera aperta, "da molti anni nei mesi estivi trasformiamo gli spazi dedicati durante l'anno ai servizi zero-tre o alle scuole per l'infanzia tre-sei in spazi e attività rivolti a bambini zero-sei anni con grande soddisfazione dei bambini e delle famiglie. Non abbiamo compreso le motivazioni che hanno portato all'esclusione dei bambini di eta' zero-tre anni dalle linee guida e sarebbe interessante capire perchè un bimbo che ha 38 mesi puo' partecipare ai centri estivi e un bimbo di 34 mesi non può farlo".

Le coop sociali dell'Emilia-Romagna ritengono quindi "urgente integrare le linee guida comprendendo anche i bambini di età inferiore ai 3 anni per favorire l'apertura di servizi dedicati alla fascia d'età 0-6 naturalmente prevedendo tutte le misure necessarie per salvaguardare la salute, dei bambini, delle operatrici, dei familiari".

 

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

Severa la presa di posizione della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap sul protocollo sottoscritto in questi giorni tra il Governo Italiano e la Conferenza Episcopale Italiana per “la ripresa delle celebrazioni con il popolo” nella cosiddetta Fase 2. Una protesta spiccatamente etica e propria della cultura dell’inclusione quella della FISH che in una nota al Presidente del Consiglio ma anche al Presidente della Conferenza Episcopale Italiana ha chiesto l’abrogazione di uno specifico passaggio.

Ben lo spiega nella missiva Vincenzo Falabella, Presidente della FISH: “la lettura del protocollo ha (...) suscitato in noi grande sorpresa e sconcerto per il contenuto della norma riguardante le persone con disabilità. Ci riferiamo al punto 1.8 del protocollo che così testualmente recita: ‘Si favorisca, per quanto possibile, l’accesso delle persone diversamente abili, prevedendo luoghi appositi per la loro partecipazione al le celebrazioni nel rispetto della normativa vigente’. Parlare di ‘appositi’ per le persone con disabilità significa tornare indietro di almeno mezzo secolo rispetto agli importanti passi in avanti compiuti dal nostro Paese per l’inclusione delle persone con disabilità. Appartiene infatti a un passato ormai lontano l’idea di prevedere, per le persone con disabilità, ‘ambienti separati’, ‘percorsi speciali’ e ‘luoghi appositi’. Ogni norma o misura riguardante le persone con disabilità deve così tendere a garantire le pari opportunità, evitando sia privilegi sia soluzioni ghettizzanti. Tale è, invece, quella prevista dal punto 1.8 del protocollo: il ‘luogo apposito’ è un a discriminazione che esclude palesemente le persone con disabilità dal resto della comunità dei fedeli. Discriminazione inoltre che non viene giustamente espressa in nessuno dei protocolli concernenti le altre confessioni religione.”

Sulla base di queste considerazione ed altre compiute argomentazioni che si possono leggere nella lettera pubblicata nel sito ufficiale della FISH, la Federazione ha chiesto al Governo Italiano e alla Conferenza Episcopale Italiana che sia abrogato l’articolo 1.8 del Protocollo e che nel frattempo sia emanata una circolare di chiarimento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in Nazionale

Si è aperta la 73° Assemblea dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) chiamata in particolare a pronunciarsi su una bozza di risoluzione, presentata dai paesi dell'Unione Europea, sulla risposta alla pandemia di Covid-19. Medici Senza Frontiere (MSF), tra le organizzazioni accreditate a seguire i lavori, rinnova il suo appello ai governi a non depositare brevetti su farmaci, test diagnostici e vaccini utili per la risposta alla pandemia di Covid-19. In particolare, sul vaccino, MSF chiede che una volta disponibile, sia economicamente accessibile, consentendo una produzione su larga scala per soddisfare la domanda globale.

"Dall'inizio della pandemia abbiamo visto molti esempi di Paesi che hanno agito nel proprio interesse e di multinazionali farmaceutiche che hanno ricercato facili assegnazioni di brevetti e altre forme di esclusività. L'approccio usato abitualmente dalle imprese farmaceutiche non può funzionare in una pandemia di questa portata" afferma Silvia Mancini, esperta di salute pubblica di MSF. "Recentemente la Gilead ha siglato accordi di licenza volontaria sul suo farmaco remdesivir con 5 aziende produttrici di generici escludendo da questo accordo un intero continente come l'America Latina e Paesi come la Cina, ovvero metà della popolazione mondiale."

"In una pandemia globale non dovrebbero esserci brevetti, né possiamo affidarci alla buona volontà delle aziende farmaceutiche per rispondere a un'emergenza di salute pubblica mondiale. L'accesso ai farmaci è un diritto di tutti. L'OMS dovrebbe avere un ruolo guida nello stabilire la gestione collettiva globale degli strumenti medici disponibili contro il Covid-19. Tecnologie, dati e know-how devono essere condivisi su base obbligatoria con il diritto all'utilizzo e alla produzione riconosciuto per tutti i paesi" conclude Silvia Mancini di MSF.

Nelle ultime settimane sono state lanciate alcune iniziative volte ad accelerare le attività di ricerca e sviluppo e l'accesso equo agli strumenti medici necessari per trattare, prevenire e diagnosticare il coronavirus, tra cui il lancio dell'Acceleratore per l'Accesso agli strumenti medici  per il Covid-19 (ACT), l'impegno di governi e altri attori di salute pubblica globali in termini di finanziamento, le proposte per la condivisione di tecnologie e  proprietà intellettuale da parte del Costa Rica sotto l'egida e la guida dell'OMS e la risoluzione presentata all'Assemblea Mondiale della Sanità.

MSF chiede all'Assemblea Generale dell'OMS che: i nuovi strumenti medici e prodotti farmaceutici sviluppati per rispondere al COVID-19 (dati, tecnologie, know-how) siano condivisi a livello globale; tutti i provvedimenti politici e legali esistenti, incluse le misure di flessibilità sui diritti di proprietà intellettuale (i cosiddetti  TRIPS - Agreement on Trade Related Aspects of Intellectual Property Rights), siano utilizzati per rimuovere i brevetti e altri monopoli che creano barriere all'accesso ai farmaci; sia garantita piena trasparenza su tutti gli accordi di finanziamento della ricerca e sviluppo (R&S) con obblighi vincolanti a rendere disponibili ed equamente accessibili tutti i prodotti farmaceutici.

Pubblicato in Nazionale

La fase 2, quella del ritorno alla normalità, impone la collegialità, la condivisione delle scelte tra istituzioni e parti sociali, in un'ottica di patto per lo sviluppo che veda una ripartenza in sicurezza, valorizzando il ruolo che ognuno svolge, a partire dalla rappresentanza delle imprese e dei lavoratori. Regione Marche, con Asur e Anci Marche, facendo proprio il percorso che ha portato alla sigla del protocollo nazionale della sicurezza, ha promosso "Lavoro-Sicurezza", un protocollo d'intesa regionale, sottoscritto da Legacoop Marche, il cui obiettivo è quello di supportare imprese e lavoratori nello svolgimento delle attività produttive, commerciali e dei servizi nel rispetto delle disposizioni anti Covid-19.

Il protocollo, condiviso e sottoscritto anche da Cgil Marche, Cisl Marche, Uil Marche, Confartigianato, Cna, Confapi, Confesercenti, Confcommercio, Claai, Casartigiani, Confcooperative, Agci, Coldiretti, Cia, Confagricoltura, Copagri, è stato presentato, nel corso di una videoconferenza stampa, dal presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli, dal direttore generale Asur Marche, Nadia Storti, e dal presidente Anci Marche, Maurizio Mangialardi, con tutte le parti sociali collegate in video fra cui il presidente di Legacoop Marche, Gianfranco Alleruzzo.

Il protocollo "Lavoro-Sicurezza", è stato spiegato, integra la normativa nazionale sull'emergenza coronavirus con impegni calibrati alle esigenze manifestate nelle Marche, con le parti firmatarie che si impegnano a garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro, una adeguata consapevolezza dei livelli di protezione personale, un'organizzazione dei servizi misurati alle esigenze lavorative. La Regione Marche favorirà la mappatura del contagio anche tramite il ricorso ai test sierologici validati: il loro utilizzo, tra i lavoratori, è regolato da un'apposita delibera regionale. Si impegnerà, inoltre, a dare un contributo alle imprese per i costi affrontati in merito alle misure di contenimento del Covid. La Regione approverà, poi, un piano straordinario di potenziamento degli organici Asur dei Servizi per la prevenzione e la sicurezza negli ambienti di lavoro.

"Il tutto – ha sottolineato il presidente Ceriscioli - sempre in un'ottica non certo repressiva, ma di accompagnamento e supporto per una ripresa in assoluta sicurezza". Asur Marche metterà a disposizione la piattaforma web "Marche Prevenzione" per raccogliere le segnalazioni da verificare prioritariamente. "Sarà accessibile ai firmatari – ha detto Nadia Storti – e raccoglierà anche i protocolli aziendali anti-contagio che le imprese dovranno inviare e ospiterà le risultanze delle attività di vigilanza. Forniremo anche assistenza e informazione attraverso sportelli dedicati e materiali divulgativi".

Il presidente di Legacoop Marche, Gianfranco Alleruzzo, ha sottolineato come l'accordo "sia uno strumento di fondamentale importanza per il riavvio delle attività in sicurezza, che vede cooperare le organizzazioni di rappresentanza e la Regione". Secondo Alleruzzo "con la ripartenza viene ancora una volta sottolineata l'importanza della rete dei servizi di welfare ed il ruolo centrale della cooperazione sociale".

Anci Marche sensibilizzerà gli Enti locali sui servizi alle famiglie, promuovendo una loro rimodulazione in base alle nuove disposizioni. La firma del protocollo, secondo il presidente Maurizio Mangialardi, "è un momento veramente importante per la nostra comunità che segue il filo conduttore vincente sviluppato nelle Marche: abbiamo sempre fatto tutto tutti insieme, puntando su una pianificazione calata e condivisa con il territorio". 

Pubblicato in Marche
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