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Sabato, 11 Luglio 2020

Lunedì, 25 Maggio 2020 - nelPaese.it

Fa riflettere la proposta del ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Francesco Boccia, e il presidente dell’Anci, Antonio De caro, di lanciare un bando per il reclutamento di 60.000 ‘assistenti civici’ che saranno impiegati dai sindaci per lo svolgimento di attività sociali e per collaborare al rispetto del distanziamento sociale.

“I cosiddetti ‘assistenti civici’ non possono essere scambiati per volontari’– dichiara Enzo Costa, Coordinatore della Consulta Volontariato del Forum del Terzo Settore –. I volontari infatti non si reclutano per bando e tanto meno possono essere ‘usati’, ma come afferma la legge agiscono esclusivamente per fini di solidarietà e in risposta ai bisogni delle persone e delle comunità” «Il volontario è una persona che, per sua libera scelta, svolge attività in favore della comunità e del bene comune, anche per il tramite di un ente del Terzo settore, mettendo a disposizione il proprio tempo e le proprie capacità per promuovere risposte ai bisogni delle persone e delle comunità beneficiarie della sua azione, in modo personale, spontaneo e gratuito, senza fini di lucro, neanche indiretti, ed esclusivamente per fini di solidarietà» (art. 17 del dl 117/17 Codice del Terzo settore).

“I volontari – prosegue Costa – non hanno mai smesso di dare il lor o contributo sia nei periodi di normalità che nei frangenti di grande emergenza, compiendo una scelta di libertà individuale che non può essere attivata attraverso il reclutamento né tanto meno subordinata ad una ordinanza. Nel nostro Paese ci sono migliaia di associazioni che impiegano milioni di volontari, e in maniera sussidiaria, mai sostitutiva, collaborano con gli enti pubblici realizzando un gran numero di attività di interesse generale. Un provvedimento come questo, che vorrebbe i volontari come controllori del distanziamento sociale, sostituendosi in modo inappropriato a chi ha il compito di svolgere questa funzione, ci lascia molto perplessi. E sarebbe ancora più grave una eventuale erogazione di rimborsi forfetari.”

“Dispiace non essere stati interpellati su una tale iniziativa, sulla quale abbiamo risorse e competenze maturate in moltissimi anni. Credo che la figura del volontario nel nostro Paese – conclude Costa – abbia bisogno di una attenzione diversa, e meriti rispetto e sostegno.”

 

Pubblicato in Nazionale

La scarcerazione dei boss che un tempo hanno terrorizzato Ercolano attraverso estorsioni e spaccio di stupefacenti non preoccupa l’opera di promozione della legalità e della cultura antimafia della Cooperativa Sociale Giancarlo Siani, attiva sul territorio ormai da 10 anni.

Grazie al progetto “Voce di Comunità” finanziato dal P.O.R. Campania FSE 2014-2020, i soci e gli operatori della Cooperativa sociale continuano il lavoro di diffusione della cultura dell’antimafia sociale e della legalità in diverse scuole del territorio. La questione è che l’antimafia, la legalità, il civismo sono concetti profondi sui quali bisogna lavorare sempre, quotidianamente.

La città di Ercolano ha mostrato nel tempo di essere capace di generare gli anticorpi per reagire a dei momenti di forte recrudescenza camorristica, grazie all’impegno sociale di associazioni e cooperative, alle denunce dei commerciati, e al grandissimo lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine. Il tema è questo: l’impegno antimafia e di promozione della cultura delle legalità deve essere quotidiano e attuato da ogni singolo cittadino. Occorre mantenere alta l’attenzione sul fenomeno e sul suo possibile riproporsi, senza sventolare la bandiera per mero opportunismo.

Progetti concreti come antidoto contro le mafie

“Voce di comunità” un progetto svolto con le scuole del territorio e che tratta temi fondamentali della cultura antimafia: il ricordo delle vittime innocenti di mafia, promozione della legalità attraverso la cultura, rispetto e cura dell’ambiente, e infine realizzazione di laboratori formativi sui mestieri della comunicazione, soprattutto di quella web-radiofonica.

“Terra Comune” che consiste nella pratica della coltivazione di un’eccellenza vesuviana: il pomodoro del piennolo. Tale attività sarà spiegata agli alunni delle scuole partener del progetto attraverso un laboratorio di formazione agronomica e alimentare, tenuto da esperti del settore.

Entrambi i progetti sono collocati nell’ambito del circuito dell’antimafia sociale e non solo perché prendono vita all’interno di beni confiscati.

“Provare tutti ad essere concreti è il miglior antidoto contro le mafie, ad oggi la nostra Cooperativa nonostante il Covid19, è impegnata sul progetto “Voce di Comunità”- afferma il presidente Giuseppe Scognamiglio- e sulla trafila del pomodoro del Vesuvio. Colgo l’occasione per ringraziare l’Assessore L. Fortini per la visione progettuale e i Dirigenti degli Istituti Scolastici, con cui stiamo collaborando, per il loro impegno in questo momento difficile ma soprattutto per la loro sensibilità alla causa. La lotta alle mafie si fa costruendo l’entusiasmo e la partecipazione- continua Scognamiglio-non la paura, formando e sensibilizzando le nuove generazioni a partire dalla scuola, restando responsabili e integerrimi quando si è davanti a scelte sui temi della giustizia sociale, dell’ambiente, delle diseguaglianze, dei diritti. Molto spesso si sentono parole vuote e finti proclami, che servono solo a rafforzare chi vuole ritornare a quella cultura camorristica fatta di oscurantismo, compromessi, ricatti e favoritismi biechi che come ben sappiamo- conclude poi -vanno soltanto a ledere e inficiare le cose belle, l’impegno disinteressato di tanti, ma soprattutto il futuro migliore dei nostri territori”.

Anche quest’anno, sabato 23 maggio 2020,  la Cooperativa Giancarlo Siani e l’associazione Antiracket Ercolano ricorderanno il magistrato Giovanni Falcone, che nella tragica strage di Capaci venne assassinato assieme alla moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro attraverso la deposizione di una corona di fiori alle ore 10:00, presso piazzale colonna e di una diretta streaming di approfondimento alle 17.30  sui canali social di Radio Siani la Radio della Legalità.

Pubblicato in Campania

In questo periodo di emergenza epidemiologica da Covid-19 è rimasta attiva in tutta la provincia di Gorizia la rete del servizio di consegna pasti caldi a domicilio, un presidio fondamentale che raggiunge ogni giorno una media di 400 persone fragili. Ad occuparsene una equipe composta da 16 operatori e un coordinatore della Cooperativa sociale Itaca, che a bordo di 12 automezzi percorrono oltre 24 mila chilometri al mese per consegnare quotidianamente gli approvvigionamenti in 21 Comuni tra Basso e Alto Isontino. Tutti gli alimenti sono conservati rigorosamente in appositi bauletti termici chiusi, mentre gli operatori sono sempre dotati dei dispositivi di protezione individuale, necessari a garantire la sicurezza delle persone che ricevono i pasti e la propria.

Il mantenimento del servizio è stato in questi mesi di lockdown un presidio fondamentale, soprattutto nell’ambito del contenimento della diffusione del Coronavirus oltre che in ottemperanza alle indicazioni ministeriali e regionali. I tanti anziani over 65 che continuano a ricevere i pasti a domicilio sono persone in difficoltà, in situazioni di fragilità o sono affetti da patologie croniche. Per questo, sono la fascia di popolazione più debole invitata a contenere le uscite dalla propria abitazione, in quanto maggiormente a rischio di contrarre il Covid-19.

In questi mesi, l'attenzione è rimasta – e lo resta ancora pur in Fase 2 - centrata sulla continuità del servizio e sul monitoraggio giornaliero degli anziani beneficiari ma anche sulla relazione personale. “Ogni giorno entriamo in centinaia di case portando anche il nostro sorriso – afferma una delle operatrici -. In questo momento, per tutti difficile, in particolare per le persone più fragili, noi intendiamo rimanere al loro fianco”.

Del gruppo di lavoro fanno parte anche un volontario, Enzo, che si occupa per due volte la settimana della consegna pasti (il cui apporto è al momento sospeso), e Alessandra, che con una borsa lavoro supporta in ufficio il coordinamento del servizio per quattro mattine la settimana e che in questo momento lavora da casa grazie allo smart working.

Fondamentale resta la connessione costante con i Servizi sociali dei 21 Comuni coinvolti, principalmente nello scambio di informazioni utili ad intervenire per portare l’aiuto necessario alle persone. Per il Basso Isontino i Comuni di Monfalcone, Ronchi dei Legionari, Doberdò del Lago, Fogliano, Sagrado, San Canzian d’Isonzo, San Pier d’Isonzo, Staranzano e Turriaco; per l’Alto Isontino i Comuni di Gorizia, Capriva del Friuli, Farra d’Isonzo, Mariano del Friuli, Medea, Moraro, Mossa, Romans d’Isonzo, Savogna, San Floriano, Villesse, Dolegna del Collio.

“Sebbene i primi giorni non siano stati semplici da gestire – riferisce il coordinatore del servizio, Pasquale Ascone -, ad averci aiutato molto è stato il reciproco rapporto di fiducia instauratosi negli anni all’interno dell’equipe”. La valorizzazione del personale passa, a volte, anche attraverso la soddisfazione dell’utenza: “un’assistente sociale ci ha riportato che una delle persone alle quali consegniamo i pasti ha evidenziato come, nonostante l’emergenza, il servizio sia riuscito a mantenere un alto livello di efficienza. In altre occasioni, i nostri operatori hanno trovato un semplice “Grazie” scritto a mano sui fogli dove si scelgono i pasti, per non parlare dei sorrisi che li accolgono quando arrivano. Sono riconoscimenti e manifestazioni di gratitudine importanti per chi si fa anche quattro ore consecutive, e senza pause, di sali e scendi dalla macchina e di su e giù per le scale dei condomini. Il riconoscimento dell’importanza del ruolo svolto, da chi fa un lavoro che spesso viene dimenticato, ha portato nei nostri operatori ad un potenziamento della spinta valoriale. In diversi ci hanno ringraziato per essersi sentiti sostenuti, per non essere stati lasciati soli. Tenere i nostri valori alti e vivi, ripaga”.

L’intera equipe si è dimostrata sempre disponibile ad affrontare l'aumento del carico di lavoro sopraggiunto in pochi giorni, e che continua ancora oggi, incremento che ha richiesto, spesso, una riprogrammazione giornaliera dei giri di consegna. Una equipe che si è dimostrata matura, oltre che professionale, e che, nel farsi carico delle esigenze degli anziani ancor più in difficoltà in questi mesi, ha dimostrato e dimostra il proprio senso di appartenenza ai valori cooperativi, il senso dell’essere soci lavoratori e di sentirsi appartenenti ad una comunità più ampia.

 

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

Con l'avvio della Fase due, la recessione economica è ciò che spaventa maggiormente due terzi degli italiani, preoccupati anche per la difficoltà di modificare le proprie abitudini di vita rispetto a quelle pre-Coronavirus.

E' quanto emerge dalle risposte ad un sondaggio condotto, alla fine della scorsa settimana, nell'ambito dell'Osservatorio Coronavirus nato dalla collaborazione tra SWG e Area Studi Legacoop per testare opinioni e percezioni della popolazione di fronte ai problemi determinati dall'emergenza in corso.

La recessione economica costituisce l'elemento che spaventa maggiormente per il 68% degli intervistati appartenenti al ceto popolare. Percentuali analoghe si registrano nel ceto medio-basso (65%) e nel ceto medio (64%). La preoccupazione per il virus fa invece registrare la percentuale più alta nel ceto-medio (36), seguito dal ceto medio-basso (35) e dal ceto popolare (32%). 

Dal sondaggio emerge inoltre con chiarezza il quadro delle preoccupazioni dei cittadini riguardo la necessità di cambiare il proprio stile di vita. Gli intervistati, ai quali è stato chiesto quali sono gli aspetti del modo di vivere più difficili da cambiare rispetto alle abitudini consolidate prima del coronavirus (con quattro risposte possibili), hanno indicato al primo posto il come stare con gli altri (42%), seguito a ruota dal come frequentare i locali (41%) e dal come andare in vacanza (41%). A percentuali decisamente inferiori si collocano le preoccupazioni riguardo al come fare acquisti e al come stare a scuola (entrambe al 25%), al come divertirsi (22%), al come stare al lavoro (21%) e al come lavorare (20%). Degno di nota il dato relativo alla preoccupazione sul come uscire la sera, dove al dato medio del 18% fa riscontro il 30% registrato nella fascia di età 18-34 anni.

Agli intervistati è stato inoltre chiesto (con 4 risposte possibili) di indicare, sulla base di quanto accaduto in questi mesi, i luoghi di maggior contagio. A guidare la classifica sono il case di cura (60%), seguite a ruota dagli ospedali (59%) e dai mezzi di trasporto (53%). Un terzo circa degli intervistati (32%) ha poi indicato i luoghi pubblici e le discoteche (31%). Il luogo di lavoro è stato indicato solo dal 18% degli intervistati. In coda, entrambi con il 12%, gli uffici pubblici e la famiglia.

“Nella Fase 2, mentre il Virus sembra allentare la presa” – commenta Mauro Lusetti, Presidente di Legacoop – “Le nostre vite riprendono, ma con nuove paure: gli italiani avvertono l’ombra della recessione economica, ma temono i cambiamenti, le nuove abitudini, le distanze sociali fisiche e metaforiche che sembrano allargarsi. Questi timori vanno interpretati: se molti avvertono un nesso tra la pandemia e i danni inferti all’ambiente, occorrono soluzioni nuove e un’economia che rispetti il pianeta e contribuisca alla uguaglianza e alla giustizia sociale”

In conclusione, infatti, il 59% degli intervistati ha affermato che esiste una stretta correlazione tra malattie infettive come il Coronavirus e i mutamenti ambientali causati dall'uomo; il 25%, invece, non vede correlazioni. Da rilevare l'evoluzione, in direzioni opposte, delle percentuali registrate dalle due opinioni. Da marzo a maggio, la percentuale di chi vede una correlazione è passata dal 39% al 59%; quella di chi non ne vede dal 43% al 25%.

Pubblicato in Nazionale

"L'Unione europea non può voltarsi dall'altra parte e tradire se stessa: deve agire affinché in Ungheria non venga violato il rispetto dei diritti umani". Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay, commenta duramente l'approvazione in Ungheria della cosìdetta "Legge Insalata" proposta da Viktor Orbàn, in particolare dell'articolo 33 che vieta la rettifica anagrafica del sesso assegnato alla nascita alle persone transgender e intersessuali.

 "L'Ungheria - prosegue Piazzoni - è tenuta a rispettare quantosancito dalla Corte Europea dei Diritti Umani, che impegna gli stati membri a garantire il riconoscimento legale del genere ed è tenuta a dare valore alle raccomandazioni del Parlamento Europeo in merito al riconoscimento dei diritti e a favore della protezione da ogni discriminazione delle persone transgender".

La Rete Trans di Arcigay, in questo senso, esprime forte preoccupazione per la comunità transgender ungherese riguardo l'ondata di stigma e di violenza a cui questa legge inevitabilmente la sottopone: "La deriva autoritaria di Orbàn - dicono le attiviste e gli attivisti della rete - ha portato all'approvazione di questa legge atta a definire permanentemente il genere di una persona soltanto "sulla base dei caratteri sessuali primari e dei cromosomi", sebbene le identità non si possano definire esclusivamente e solo sulla base di un mero dato biologico. Si tratta di un atto gravissimo di cancellazione delle vite di migliaia di persone, del loro diritto ad esistere e ad autodeterminarsi. Presteremo tutta l'assistenza possibile al fine di contribuire alla battaglia iniziata dalle associazioni e attivisti per i diritti delle persone Transgender in Ungheria per contrastare questa norma. Ci appelliamo alla Presidente della commissione Europea Ursula von der Leyen affinchè intervenga con azioni concrete volte a ristabilire il pieno rispetto dei diritti umani in Ungheria e invitiamo la cittadinanza alla sottoscrizione della petizione lanciata sulla piattaforma ALL OUT https://action.allout.org/it/m/cb6ca9cb/#panel-action-form", concludono.

Pubblicato in Parità di genere

Move Week è la più grande manifestazione europea per il movimento, lo sportpertutti e la salute, con 38 Paesi coinvolti e 2.941 città. La manifestazione è promossa da Isca-International Sport and Culture Association in tutta Europa e l’Uisp è l’associazione capofila in Italia. Come previsto, la manifestazione giunta quest’anno alla IX edizione si terrà dal 25 al 31 maggio e si articolerà su vari canali on line, attraverso la pubblicazione di video tutorial e dirette durante tutta la settimana. Si terranno tre lezioni al giorno in diretta, alle 8 alle 11, e alle 19. Nella mattinata si terranno lezioni con attività a basso impatto/risveglio muscolare/anziani. All’ora di pranzo sono previste attività ad alto impatto/musica e alla sera attività di rilassamento/musica/bambini.

Anche in questa edizione l’Uisp farà la sua parte e sarà capofila in Italia. L'emergenza sanitaria che da gennaio 2020 ha colpito l'intero pianeta, ci ha spinti a modificare largamente le nostre abitudini, dalla vita al sociale al lavoro, dagli spostamenti all'attività motoria. Lo sa bene l'Uisp che, prima con la campagna "La palestra è la nostra casa" e adesso con "Futuri movimenti" sta accompagnando le persone attraverso questi cambiamenti, proponendo, insieme ai propri Comitati territoriali, Asd ed operatori sportivi, dei tutorial (al momento circa 750) con esercizi per mantenersi in forma, diretti a persone di tutte le età, dai bambini agli anziani, da eseguire a casa o seguendo le regole del distanziamento sociale.

"Sarà per l'Uisp un'ulteriore occasione per rilanciare il bisogno di promuovere attività fisica, salute, socialità, partecipazione, per quanto mediate a causa del distanziamento fisico causato dalla crisi sanitaria – dice Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp - All'interno di una dimensione internazionale che sia capace di produrre futuri movimenti verso un modello di sviluppo sostenibile, equo e solidale".

Nel riprogettare lo svolgimento di questa edizione di Move Week, Isca si è mossa sulla stessa linea dell’Uisp e di altre associazioni, adattando all’emergenza Covid -19 le modalità di svolgimento della Move Week.

Infatti, anche Move Week quest'anno diventa virtuale, proponendo tre blocchi di attività: una libreria europea di tutorial sportivi, che vanno a "sostituire" i classici eventi che si sarebbero dovuti tenere nelle varie città; la Move Week Gym, tre sessioni in diretta di allenamento al giorno, durante tutta la settimana, tenuti da operatori sportivi dei vari paesi e due webinar sulla gestione in Europa della attività sportive nel post-emergenza.

Attraverso Move Week l'Uisp valorizzerà alcuni dei tutorial pubblicati nella campagna "La palestra è la nostra casa" e parteciperà con una propria insegnante ad una delle lezioni che verranno proposte in diretta: Ilaria Nobili, operatrice dell'Uisp Roma, terrà un allenamento in diretta martedì 26 maggio alle 8. Sarà possibile seguire la sua video lezione e tutte le altre attraverso i social: pagina Facebook Move Week Italia; pagina Facebook campagna Now We Move; profilo Instagram Now We Move.

Dalla sua istituzione la Move Week ha coinvolto, a livello europeo, 4.000.000 di persone. Lo scorso anno l'Italia ha organizzato centinaia di eventi in 80 città, ed è risultata al primo posto in Europa per eventi organizzati e numero di partecipanti.

Per il programma completo della MoveWeek si trova sul sito https://italy.moveweek.eu/. “Sono felice di vedere che l'attività fisica, in alcuni dei suoi numerosi formati pratici, è inclusa tra le prime ondate di riapertura un po’ in tutta Europa – dice Mogens Kirkeby, presidente Isca – le limitazioni di questi mesi hanno innescato la necessità di offrire al nostro corpo un po' di esercizio. L’attività motoria è un bisogno primario e anche questa edizione di Move Week, seppur con modalità diverse da quelle consuete, vuole dimostrarlo”.

Pubblicato in Sport sociale
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