Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Venerdì, 29 Maggio 2020

Lunedì, 04 Maggio 2020 - nelPaese.it

In vista della fase 2, la Fish Campania questa mattina ha indirizzato al Presidente De Luca e all’Assessore alle Politiche Sociali Lucia Fortini un documento per la programmazione della seconda fase che contiene delle proposte per le persone con disabilità e le loro famiglie.

“Il presente documento – dichiara Daniele Romano, presidente della Fish Campania - ha il compito di proporre misure necessarie per fronteggiare l’emergenza Covid 19, e stimolare, allo stesso tempo, l’azione coordinata e sinergica del Governo Regionale con le Amministrazioni locali e le Associazioni delle Persone con disabilità e le loro famiglie più rappresentative  per una ripresa graduale dei servizi nei diversi settori delle attività sociali e socio-sanitarie, anche attraverso l’individuazione di nuovi modelli organizzativi e relazionali che tengano conto delle esigenze di contenimento e prevenzione dell’emergenza”.

“Il richiamo forte, chiaro e ineludibile all’eguaglianza – continua la nota - e alle pari opportunità delle Persone con disabilità con il resto della popolazione, affermato dalla Convenzione ONU. La priorità per la nostra Federazione è garantire la sicurezza, riteniamo necessari che migliori la sicurezza delle strutture e dei servizi residenziali, semiresidenziale, ambulatoriali e domiciliari nonché delle strutture a minore intensità assistenziale e a prevalente attività educativo/abilitativa che quotidianamente si prendono cura delle PcD anche a tutela della salute degli operatori e dei familiari”.

La Fish Campania ha chiesto alla Regione Campania di intraprendere le seguenti azioni a medio termine:  “approvare con urgenza il nuovo Piano Regionale per la Non-Autosufficienza, coinvolgendo le Associazioni delle Persone con disabilità e delle loro famiglie; attivare un Protocollo in caso di positività della persona con disabilità, del caragiver e/o dell’assistente o di entrambi; istituire un fondo regionale di euro 15 milioni che potenzi i progetti per il Dopo di Noi e/o la Vita Indipendente. Tale soluzione potrà riguardare sia il finanziamento diretto dell’assistenza autogestita, che il pagamento di soluzioni abitative assistite di tipo familiare; approvare le Linee di indirizzo del Programma attuativo regionale “Dopo di noi” Fondo per l'assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare 2019;sollecitare gli Ambiti Sociali ad attivare l’assistenza specialistica perché mai come in questo momento occorre avere una figura di riferimento come l’assistente specialistico per l’autonomia e la comunicazione anche per supportare gli alunni e studenti a comunicare ed interagire proprio mediante lo strumento tecnologico, attraverso un intervento individuale domiciliare,  si propone la predisposizione di un protocollo per riattivare i servizi, di intesa generale, che applichi gli art. 47 e 48 del DL Cura Italia, che costituisce la cornice delle regole da rispettare, tra Enti Locali, Forum Terzo Settore, Parti Sociali, definendo i costi delle prestazioni individuali, sulla base dei fondi già assegnati agli operatori economici per il periodo della durata della rimodulazione; la Regione Campania, attraverso gli Ambiti Sociali, deve garantire il Servizi di Trasporto per le persone con disabilità verso i Centri Diurni e Semi-Residenziali, come previsto dal Decreto n. 83 del 9/04/2020”.

“Abbiamo apprezzato, concludono dalla Federazione campana, molto il Piano Socio Economico per contrastare l’emergenza, prevedendo un bonus di 600 euro per le persone con disabilità, ma teniamo anche a ribadire che la priorità per la nostra Organizzazione è l’attivazione dei supporti e dei sostegni rivolti alle persone con disabilità e delle famiglie”, il presidente di Fish Campania.

 

Pubblicato in Campania

Solo attraverso una regolarizzazione delle persone migranti che preveda il rilascio di un permesso di soggiorno per lavoro o per "ricerca occupazione" rinnovabile, sarà possibile dare visibilità giuridica e dignità a coloro che vivono in Italia in condizioni irregolari o con permessi di tipo precario.

Lo ribadisce l'ASGI che ha inviato al Governo e ai Ministeri una proposta di regolarizzazione sottoscritta da centinaia di associazioni e di persone di ambiti sociali differenti in cui sottolinea l'importanza di una regolarizzazione non per settori e che favorisca una reale integrazione sul territorio con il rilascio dei permessi di soggiorno rinnovabili e convertibili.

La proposta, se approvata, supera la regolarizzazione limitata a determinati settori produttivi, come indicato dalla bozza governativa, e la amplia per tutti coloro che vivono in Italia sia  in condizione di irregolarità ma anche di precarietà giuridica, come i richiedenti asilo, dando il diritto al singolo cittadino straniero di presentare la richiesta di emersione.

Si vuole così "svincolare la regolarizzazione dal contratto di lavoro, consapevoli del grave fenomeno del "traffico" dei contratti che ha contraddistinto tutte le precedenti regolarizzazioni" afferma l'avvocata Nazzarena Zorzella (ASGI) "Non è la sola ipotesi prevista, in quanto è senz'altro delineata anche la possibilità di far emergere il lavoro in nero, ma si è ritenuto importante indicare l'ulteriore ipotesi, alternativa, che permetta il rilascio di un permesso per "ricerca occupazione", previsto dall'originario Testo Unico immigrazione, d.lgs. 286/98, ma abrogato nel 2002 dalla legge Bossi-Fini, nonostante fosse l'unico meccanismo che non costringeva al farraginoso meccanismo del decreto flussi ed evitando pertanto il crearsi di ampie sacche di irregolarità.

"Riteniamo" afferma il presidente ASGI, avv. Lorenzo Trucco " che sia necessario agire unitariamente per dare più forza ad una proposta che risponda al duplice obiettivo di garantire la tutela della salute collettiva (possibile se tutte le persone che vivono in Italia hanno accesso al Servizio Sanitario Nazionale e sono giuridicamente visibili, così da potere accedere al monitoraggio sanitario che verosimilmente verrà attuato nelle prossime settimane, per garantire la salute collettiva) e per riconoscere dignità alle centinaia di migliaia di persone straniere che, prive di permesso di soggiorno per lavoro, sono esposte a maggiori rischi di sfruttamento e di emarginazione sociale". 

"Si tratta di una proposta che considera i diritti di tutte le persone che vivono in Italia "senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali" (art. 3 Costituzione). Un'occasione per prefigurare una società più uguale, evitando che, dall'emergenza sanitaria astrattamente "democratica", possa uscire una società ancora più escludente e divisiva", conclude l'avv. Nazzarena Zorzella.

Tra le centinaia di adesioni si sottolineano quelle di Luigi Ciotti, Roberto Saviano, Clotilde Pontecorvo, Gherardo Colombo, Enrico Pugliese , Armando Spataro, Alessandro Robecchi, Ida Dominijanni, Giuliano Pisapia, Gustavo Zagrebelsky, Annamaria Rivera, Leoluca Orlando, Luciana Castellina, Gad Lerner

Pubblicato in Nazionale

Le organizzazioni sindacali e le centrali cooperative – Fp Cgil Umbria, Fisascat Cisl Umbria , Fpl Uil Umbria, Legacoopsociali Umbria, Federsolidarietà Umbria, Agci Solidarietà – chiedono alla presidente Tesei di fare quanto necessario per assicurare che le Asl rispettino senza ulteriori ritardi quanto concordato.

"Abbiamo sottoscritto un accordo con la Regione – affermano i rappresentanti sindacali e delle cooperative – in base al quale in applicazione dell'Art. 48 del decreto Cura Italia, e della DGR 232 della Regione Umbria, i servizi di welfare sospesi a causa del COVID-19 sarebbero stati rimodulati dalle cooperative sociali e integralmente pagati dalle ASL. Questo accordo ad oggi non è applicato dalle ASL della nostra regione, che stanno disattendendo una legge dello Stato e si rifiutano di applicare gli accordi sottoscritti dalla Regione Umbria".

Una situazione inaccettabile, per sindacati e centrali cooperative, che sta creando un oggettivo danno agli educatori e operatori sociali che si prendono cura di anziani, minori e disabili e si trovano ora senza lavoro e senza salario. "Una situazione che – aggiungono i rappresentanti di lavoratori e cooperative - sta anche danneggiando i cittadini della nostra regione che hanno il diritto di fruire nell'emergenza di servizi di welfare essenziali che non possono essere sospesi, ma che devono essere ripensati e riorganizzati. Servizi per i quali le Asl hanno già le risorse in bilancio".

Insomma, per sindacati e cooperative è "inaccettabile" che di fronte ad un quadro normativo chiaro ed a un altrettanto chiaro impegno politico assunto dalla Regione Umbria le ASL stiano "discriminando i lavoratori delle cooperative sociali e i fruitori dei servizi di welfare".

"Il 29 aprile scorso – concludono Fp Cgil Umbria, Fisascat Cisl Umbria, Fpl Uil Umbria, Legacoopsociali Umbria, Federsolidarietà Umbria, Agci Solidarietà - abbiamo segnalato con una lettera questa situazione alla Presidente Tesei, alla quale chiediamo un interevento immediato per garantire l'applicazione dell'accordo per i mesi di marzo ed aprile e per permettere la riorganizzazione dei servizi. È una questione vitale per migliaia di cittadini e lavoratori". In caso di mancate risposte, sindacati e cooperative si dicono pronti ad "aprire vertenze e mobilitazioni in difesa dei diritti e della dignità dei lavoratori e dei cittadini"

Pubblicato in Umbria
  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Maggio 2020 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
        1 2 3
4 5 6 7 8 9 10
11 12 13 14 15 16 17
18 19 20 21 22 23 24
25 26 27 28 29 30 31