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Mercoledì, 05 Agosto 2020

Mercoledì, 06 Maggio 2020 - nelPaese.it

Un pacco dono con 500 tute protettive e tantissime mascherine per un valore complessivo di oltre 20mila euro è arrivato nelle ore scorse alla residenza Parco del Navile - struttura gestita da Cadiai - direttamente dalla Corea del Sud.

Il perché lo spiega Franca Guglielmetti, Presidente della Cooperativa: “I rapporti che Cadiai intrattiene da numerosi anni con la Corea del Sud e con le sue numerose associazioni, istituzioni e realtà formative che sono venute più volte a studiare il nostro modello cooperativo, fino alla sottoscrizione di un memorandum per future attività l’autunno scorso, si dimostrano solidi e solidali anche in questo frangente in cui l’epidemia ha coinvolto tutto il mondo. Il materiale, che rappresenta un significativo rifornimento alle nostre scorte, è arrivato alla residenza Parco del Navile, che tante volte ha ospitato le delegazioni”.

La donazione, indirizzata a “Our Italian Friends”, è sostenuta da ben 76 soggetti tra privati cittadini e organizzazioni tra cui le principali sono: Korea Health Welfare Social Cooperative Federation, Association of Communal Childcare Cooperatives, Christian Young Medical Association, Hansalim e International Jubilee Foundation.

“Vogliamo ringraziare queste realtà – dichiara la Presidente –, i loro rappresentanti istituzionali, ma anche tutti i singoli che hanno preso parte a questa donazione che ci ha colpito molto e che dimostra come i rapporti che si sono curati nel tempo diano frutti, anche inaspettati. La Corea del Sud è stata coinvolta anch’essa dall’epidemia eppure hanno rivolto il pensiero anche a noi, quando altri Paesi e altre realtà facevano a gara per accaparrarsi DPI e scorte, in un gesto di grande solidarietà”.

 

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

Il governo degli Stati Uniti deve sospendere tutte le espulsioni di migranti e richiedenti asilo verso i paesi dell’America latina e centrale che, spostando persone dall’epicentro dell’epidemia di Covid-19 negli Stati Uniti verso paesi con un tasso di trasmissione del virus più basso, aggraveranno la crisi sanitaria nell’area. È l’avvertimento di Medici Senza Frontiere (MSF) che offre assistenza medico-umanitaria lungo la rotta migratoria, in particolare al confine settentrionale del Messico.

“Nonostante il rischio di contagio e le implicazioni per la salute delle persone, gli Stati Uniti hanno continuato ad organizzare voli per riportare migranti e richiedenti asilo nei loro paesi d’origine, molti dei quali hanno un sistema sanitario fragile” afferma Marc Bosch, responsabile per le operazioni di MSF in America Latina.

Anche il Messico continua le espulsioni e i rimpatri volontari dei migranti che vogliono tornare nel loro paese d’origine. Complessivamente, tra marzo e metà aprile, USA e Messico hanno riportato indietro oltre 6.500 persone provenienti dal Guatemala, 5.000 dall’Honduras e 1.600 da El Salvador. Dalla fine di marzo, l’amministrazione Trump ha chiuso i confini degli USA ai richiedenti asilo, mettendo ulteriormente a rischio persone che oltre a fuggire dalla violenza saranno in pericolo anche per il Covid-19.

Le équipe di MSF stanno già vedendo l’impatto sulla salute causato dalle espulsioni durante il picco della pandemia. Uno dei rifugi per migranti in cui MSF lavora a Nuevo Laredo, in Messico, ha dovuto bloccare le nuove ammissioni dopo che 15 persone hanno contratto il Covid-19 da un paziente positivo espulso recentemente dagli Stati Uniti.

“Quello che è successo a Nuevo Laredo dimostra come continuare le espulsioni dagli Stati Uniti, nonostante il paese abbia il più alto numero di persone positive al mondo, può mettere a rischio innumerevoli altre persone e che i rifugi per migranti hanno bisogno di risorse adeguate per adattarsi e minimizzare la trasmissione del virus” afferma Sergio Martin, capomissione di MSF in Messico.

La chiusura dei rifugi, attuata in tutto il Messico dall’inizio dell’epidemia, ha lasciato migranti e richiedenti asilo particolarmente esposti al virus e ha limitato l’accesso di queste persone ai servizi di base. Gli Stati Uniti, nella cornice delle misure d’emergenza per il coronavirus, stanno espellendo tutti i migranti al confine con il Messico, dove non c’è un sistema sicuro per garantire la quarantena o l’isolamento dei pazienti espulsi. La situazione è particolarmente critica nelle città settentrionali del Messico, notoriamente pericolose e caratterizzate da un alto tasso di violenza contro i migranti, dove si sta registrando il più alto numero di casi di Covid-19 proprio per la loro vicinanza agli Stati Uniti e i più frequenti movimenti di persone.

MSF inizierà presto delle attività a Tijuana, al confine con San Diego, dove l’alto numero di casi di Covid-19 minaccia di far collassare il sistema sanitario. Le implicazioni sanitarie delle continue espulsioni dagli Stati Uniti non sono limitate al Messico. Il presidente del Guatemala ha recentemente sospeso i voli per le espulsioni nel paese, dopo che alcune persone erano rientrate malate. Recentemente alcune persone espulse dagli Stati Uniti e rientrate ad Haiti sono risultate positive al test.

“La maggior parte dei paesi dove le persone vengono forzatamente riportate ha sistemi sanitari fragili. Bisogna fermare immediatamente tutte le azioni che contribuiscono a diffondere il virus a livello regionale e a mettere le persone a rischio” afferma Martin di MSF. “Nei Paesi come Honduras, El Salvador, Guatemala e Haiti c’è una capacità di diagnosi, controllo e trattamento molto limitata. Lo stesso vale per le forniture di dispositivi medici fondamentali come i ventilatori. Un’epidemia diffusa di Covid-19 sarebbe una catastrofe”.

Le persone in attesa di essere espulse dagli Stati Uniti sono spesso trattenute in centri di detenzione per settimane o addirittura mesi. Queste e altre strutture di detenzione negli Stati Uniti sono diventate un terreno ideale per la diffusione dell’epidemia. MSF chiede alle autorità degli USA di rilasciare le persone dai centri di detenzione per rallentare la trasmissione del virus.

In Messico, MSF ha chiesto al governo di chiudere i centri di detenzione per migranti a seguito di una protesta avvenuta a fine marzo, durante la quale ha perso la vita una persona originaria del Guatemala. I detenuti stavano protestando per le condizioni di sovraffollamento del centro e le scarse informazioni sulle misure di prevenzione da Covid-19 delle autorità in Messico. MSF chiede alle autorità messicane di garantire anche che il processo di rimpatrio volontario dei migranti, verso El Salvador, Honduras o altri paesi, sia gestito con le garanzie necessarie per evitare la diffusione dell’epidemia. Al momento, in questi paesi mancano dei meccanismi di quarantena che garantiscono l’isolamento in sicurezza delle persone che arrivano dall’estero e il loro pieno accesso ai servizi di diagnosi e di cura.

“Al loro ritorno in El Salvador, le persone espulse vengono messe in centri di quarantena separati rispetto a chi entra nel paese per altre ragioni” aggiunge Stéphane Foulon, coordinatore MSF in El Salvador. “Anche se l’assistenza medica è garantita, le misure sanitarie e di isolamento non possono sempre essere rispettate a causa del costante flusso di arrivi dagli Stati Uniti.”

MSF sta adattando le sue attività in Messico, Guatemala, Honduras, El Salvador e Haiti, così come negli USA, per supportare la risposta al Covid-19, oltre agli altri Paesi del continente in cui è presente.

 

 

 

Pubblicato in Dal mondo

L’estensione delle misure di sostegno previste per le imprese a tutti gli enti del Terzo settore, a partire dall’accesso agevolato al credito, una copertura finanziaria adeguata del fon do per gli acquisti dei dispositivi di protezione individuale e per attività di sanificazione, una copertura assicurativa ad hoc per i volontari. Sono questi alcuni degli interventi richiesti dal Forum del Terzo Settore che il Governo si è impegnato a inserire nel prossimo provvedimento dando così seguito agli impegni presi in occasione dell’ultima Cabina di Regia sul Terzo settore tenuta lo scorso 29 aprile.

È quanto emerge dall’incontro di ieri in tarda serata fra il Governo e le Parti sociali a cui ha partecipato anche il Forum Nazionale del Terzo settore con la sua portavoce Claudia Fiaschi. Erano presenti il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo e il ministro per lo Sviluppo economico Stefano Patuanelli.

“Siamo sicuramente soddisfatti di questo ulteriore confronto a pochi giorni di distanza dall’ultima riunione – spiega Fiaschi – che dimostra la volontà da parte del Governo di coinvolgerci preliminarmente nella stesura di nuovi provvedimenti relativi alla gestione dei prossimi mesi. A questo proposito saranno necessari alcuni adeguamenti sulle norme già predisposte mentre su alcun e richieste, come ad esempio quella di un Fondo strategico per il rilancio di tutto il Terzo Settore, non abbiamo ancora avuto risposta ma il Governo ha di fatto confermato se non ampliato la gamma di iniziative a favore delle nostre organizzazioni.”

Fra le misure previste che sa ranno inserite nei prossimi provvedimenti si segnalano inoltre la sospensione dei pagamenti degli affitti in locazioni di proprietà degli enti pubblici, misure di sostegno per la sanificazione dei locali e dei mezzi, la proroga degli ammortizzatori sociali, l’immediato pagamento dei crediti vantati dal Terzo settore nei confronti della Pubblica Amministrazione , un cospicuo rifinanziamento del Fondo nazionale per le attività di interesse generale.

“Ci auguriamo – conclude Fiaschi – che il prossimo provvedimento possa essere presentato e approvato in tempi brevi così come annunciato dal Governo in modo da permettere ai nostri enti di poter ricevere da subito un sostegno concreto per superare l’emergenza e affrontare con più forza la fase successiva.”

Pubblicato in Nazionale

In Piemonte ormai da molti anni opera una rete di enti costituita per contrastare la tratta di esseri umani. La rete è composta da associazioni e cooperative che operano coordinando interventi su tutto il territorio regionale e in accordo con la piattaforma nazionale, il Ministero delle Pari Opportunità e la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

“Il sistema piemontese antitratta è stato costruito negli anni con impegno e professionalità. Questo sistema è stato preso a modello dall'Unione Europea che ha deciso di potenziarlo e definendolo una buona prassi europea con l’auspicio che sia replicabile anche in altre Nazioni. Ci troviamo di fronte ad un'eccellenza internazionale”, spiegano in una nota associazione Piam Asti, associazione Liberazione e Speranza Novara, Sermig Centro Come Noi Sandro Pertini e cooperativa Progetto Tenda.

“Fare antitratta significa combattere i trafficanti di esseri umani – continua la nota - e le reti criminali e mafiose. Fare antitratta è fare contrasto alla criminalità organizzata e alla mafia. Proprio partendo dalle informazioni fornite dalle vittime di tratta, le Procure hanno avuto la possibilità di individuare e smantellare importanti gruppi criminali, soprattutto nigeriani”.

“Nelle nostre strutture accogliamo e proteggiamo le giovani donne che scappano dagli sfruttatori e che con coraggio decidono di denunciarli alle Forze dell'Ordine” afferma Alberto Mossino di PIAM Onlus”, proseguono le organizzazioni sociali.

Ma questo sistema oggi è messo a rischio: oltre 200 i posti di accoglienza dovranno essere chiusi perché da molti mesi, ormai dal lontano luglio 2019 gli enti gestori non vengono pagati dalla Prefettura di Torino. La Commissione Europea ha già trasferito da tempo i finanziamenti alla Prefettura e ha già da tempo dato indicazioni di saldare l’attività, Prefettura che però “inspiegabilmente continua a non voler trasferire i finanziamenti agli enti gestori, che ormai sono pesantemente indebitati avendo anticipato quasi un anno di spese di gestione”.

Finora gli enti hanno garantito la sicurezza delle donne e il pagamento degli stipendi degli operatori impiegati sul servizio, ma ormai sono allo stremo e tra pochi giorni gli affidamenti bancari scadranno. “Cosa succederà a queste donne? chi le proteggerà? Chi potrà salvare gli oltre 70 posti di lavoro degli operatori sociali che lavorano ogni giorno a fianco di queste donne?”

“L'amarezza più grande è constatare che le istituzioni dello Stato, che dovrebbero sostenere le iniziative da loro promosse, le ostacolano. È una sconfitta civica e morale per tutti”, concludono le associazioni.

 

 

 

 

 

Pubblicato in Piemonte

Buona parte del futuro delle organizzazioni che erogano servizi sociali e socio - sanitari in Campania dipende da come Comuni, Asl e Ambiti sociali applicheranno l’art. 48 del decreto legge n. 18 del 17 marzo 2020 c.d. “Cura Italia”. Infatti, il dl 18/2020 recita all’art. 48, comma 2: “Durante la sospensione dei servizi educativi e scolastici e dei servizi sociosanitari e socioassistenziali (…), le pubbliche amministrazioni sono autorizzate al pagamento dei gestori privati dei suddetti servizi per il periodo della sospensione”; in sostanza si dà atto che l’interruzione del servizio deriva da cause di forza maggiore e che le sue conseguenze non possono dunque ricadere sul gestore e i suoi lavoratori.

La norma prevede per i servizi sospesi per l’emergenza sanitaria da Covid-19 (servizi all’infanzia, asili nido, centri diurni, educative territoriali, educative domiciliari, assistenza domiciliare sociale e socio-sanitaria, ecc.) la rimodulazione degli interventi insospendibili nel rispetto delle disposizioni di sicurezza e in una modalità di coprogettazione ed invita le amministrazioni locali al pagamento per le somme già stanziate a bilancio. Il direttivo del Forum del Terzo settore della Campania e l’Alleanza delle Cooperative della Campania, settore sociale (Agci, Confcooperative, Legacoop), rivolgono un appello alla Regione affinché si intervenga con una delibera di Giunta che dia un indirizzo sull’applicazione dell’art. 48 che, ad oggi, viene disatteso o interpretato in maniera differente sui diversi territori.

“La maggior parte dei servizi territoriali socio – educativi (servizi all’infanzia, asili nido, centri diurni, educative territoriali, educative domiciliari, assistenza domiciliare sociale e socio-sanitaria, ecc.,) sono sospesi, tanti sono gli Ambiti territoriali che non hanno provveduto a riprogrammarli insieme alle strutture e agli operatori che li erogano. Ne consegue una non applicazione delle disposizioni di legge che, invece, salvaguardano da una parte le persone bisognose di assistenza e dall’altra il lavoro di centinaia e centinaia di addetti. Gli effetti sono due: un maggior isolamento di chi già vive in condizioni difficili e un indebolimento delle strutture erogatrici che, però, stanno cercando, responsabilmente, di non far mancare la vicinanza agli utenti. Per questo riteniamo urgente una presa di posizione della Regione Campania, sulla falsariga di quanto fatto da altre Regioni italiane, affinché guidi gli enti locali ad una applicazione univoca della norma e in linea con la sua stessa ratio” osserva il direttivo del Forum del Terzo settore della Campania.

E incalza l’Alleanza regionale delle Cooperative, settore sociale: “Senza un ragionamento condiviso sull’art. 48 sarà impossibile immaginare l’avvenire dei servizi alla persona. Non è possibile lasciare la questione ai singoli territori, creando disuguaglianze tra i cittadini innanzitutto e di riflesso tra le organizzazioni erogatrici. Bisogna tener presente che le strutture già soffrono per i ritardi nei pagamenti: servizi prestati quattro anni fa in alcuni casi non sono stati ancora pagati. È necessario un atto di responsabilità da parte della Pubblica Amministrazione o si rischia di minare la tenuta dei livelli essenziali di assistenza e del welfare locale. Confidiamo in una posizione chiara e unificatrice della Regione Campania”.

Pubblicato in Campania

Mare, giardini, parchi, l’abbraccio dei nonni, i primi amori. Ma anche strade vuote, lampeggianti, bare e corona virus in alcuni disegni dei bimbi di Milano. E per fortuna tanti arcobaleni di speranza. Piccoli segnali di come la sofferenza dei bambini e dei ragazzi, così come i loro sogni, rimangano spesso dietro la finestra, in silenzio tra le paure dei grandi.

È il racconto dei bambini alla finestra, il resoconto dei primi 1.200 disegni arrivati in appena una settimana da tutta Italia grazie al contest gratuito #conibambiniallafinestra lanciato da Con i Bambini su Instagram lo scorso 27 aprile per la Giornata internazionale del disegno.

Lontani dalla scuola, dagli amici, dai nonni, dalla socialità, i bambini e i ragazzi hanno espresso attraverso un semplice disegno tante emozioni, dall’angoscia al dolore, dalla gioia, all’amore, alla speranza. Hanno aperto le loro finestre anche a tanti sogni “speciali”, ovvero fatti di normalità mancata, di abbracci a nonni e amici, di parchi, giochi all’aperto, di primi amori, di classi scolastiche. La scuola e i nonni sono i soggetti più ricorrenti.

I racconti dalla finestra delle loro camerette sono arrivati un po' da tutta Italia. Nel contest sono stati coinvolti anche i progetti selezionati da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. In particolare hanno partecipato i progetti di Prima Infanzia e Nuove Generazioni, due bandi rivolti a bambini e ragazzi fino ai 14 anni.

“Le scuole chiuse, come ha giustamente sottolineato il Presidente Mattarella, sono una ferita per tutto il Paese – evidenzia Carlo Borgomeo, presidente di Con i Bambini. Dopo questi mesi di chiusura, di grandi difficoltà con la didattica a distanza, gestione delle dinamiche familiari, interruzione delle relazioni affettive e tra pari, dovremmo mettere al centro la questione minori. Non preoccupa solo il ritardo negli studi o le difficoltà, purtroppo soprattutto per le donne, nel conciliare tempi di vita e di lavoro, preoccupano anche i risvolti di questa socialità mancata per i minori. Per tantissimi bambini e ragazzi, la scuola rappresenta ancora l’unico luogo di socializzazione, di pasto quotidiano, di fuoriuscita temporanea dalle difficoltà familiari, l’unica opportunità di presente e soprattutto di futuro. I disegni, nella loro semplicità, ci restituiscono questo primo campanello di allarme e ci invitano, silenziosamente, a porre molta attenzione alle esigenze dei nostri ragazzi. La sicurezza della salute resta prioritaria, confidiamo comunque che si possano trovare soluzioni concrete anche per affrontare questo aspetto. Per quanto ci riguarda, in piena emergenza abbiamo invitato i 355 progetti sostenuti con il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile ad attivare servizi di apprendimento a distanza nelle scuole sprovviste o di programmare attività di educazione e socializzazione nei periodi estivi se saranno possibili dai decreti del governo”.

Il racconto delle esperienze di apprendimento a distanza sono disponibili online, per non disperdere le buone pratiche messe in atto e per condividere modelli di intervento. Oltre 400 racconti e testimonianze dei progetti, con la possibilità di ricercare le esperienze anche a livello territoriale, sono consultabili al seguente link www.percorsiconibambini.it/apprendimento-a-distanza

 I disegni vengono pubblicati man mano sul profilo Instagram di Con i Bambini  https://www.instagram.com/conibambini/. Il contest è ancora aperto.

 

Pubblicato in Nazionale

“Condividiamo ed apprezziamo l’obiettivo del Governo di integrare, nella strategia di promozione dell’export e dell’internazionalizzazione del Sistema Paese, le nuove esigenze delle imprese, emerse a seguito dell’impatto economico e sociale dell’emergenza Covid- 19. Per contenerne al massimo l’impatto devastante sull’export del paese e rilanciare la proiezione internazionale del Made in Italy, le imprese cooperative, al pari delle altre, hanno necessità di poter utilizzare subito e al meglio le risorse destinate dai Decreti Cura Italia e Liquidità che si sono aggiunte agli stanziamenti annuali del Piano Straordinario per il Made in Italy”.

Ad affermarlo è il Presidente dell’Alleanza delle Cooperative Italiane, Mauro Lusetti, anche a nome dei Copresidenti Maurizio Gardini e Giovanni Schiavone, trasmettendo al Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, un documento di proposte multisettoriali relative al “Patto per l’export”.

In proposito, l’Alleanza delle Cooperative, che giudica positivamente il rifinanziamento per 400 milioni del fondo per l’export gestito da Simest, sottolinea che vanno resi subito disponibili gli ulteriori 70 milioni, previsti dal decreto Cura Italia per il cofinanziamento a fondo perduto al 50% dei finanziamenti agevolati concessi da Simest alle imprese, al momento “congelati” perché non sono ancora stati pubblicati i decreti attuativi del “Decreto crescita” del 2019 dove è contenuta la norma che renderebbe concretamente utilizzabili queste risorse. L’Alleanza delle Cooperative chiede, inoltre, che le misure in discussione vengano estese a tutte le filiere, sia produttive che dei servizi (alle imprese e alla persona), concentrando le energie verso la riattivazione delle filiere più importanti con il criterio dell’impatto sull’export, favorendo nel breve termine quelle che sono più pronte a rispondere alle attuali sfide per poi aprire gradualmente a tutte le altre.

Bene, a giudizio di Alleanza, lo stanziamento di 50 milioni di euro per un piano internazionale straordinario di comunicazione nation branding, per restituire al made in Italy e alle imprese la credibilità di cui godevano prima della pandemia, e la proposta di un programma strategico di attività promozionali nelle grandi catene distributive internazionali, soprattutto riguardo alla promozione delle filiere italiane dei prodotti agroalimentari.

Infine, una delle criticità più importanti riscontrata dall’Alleanza riguarda la carenza di assicurazione del credito da export che, in molti casi, si sta traducendo in una carenza di liquidità per molte cooperative che, per non perdere clienti, concedono dilazioni di pagamento anche a 120 giorni. Una situazione che non può durare a lungo.

Pubblicato in Economia sociale

“Condividiamo ed apprezziamo l’obiettivo del Governo di integrare, nella strategia di promozione dell’export e dell’internazionalizzazione del Sistema Paese, le nuove esigenze delle imprese, emerse a seguito dell’impatto economico e sociale dell’emergenza Covid- 19. Per contenerne al massimo l’impatto devastante sull’export del paese e rilanciare la proiezione internazionale del Made in Italy, le imprese cooperative, al pari delle altre, hanno necessità di poter utilizzare subito e al meglio le risorse destinate dai Decreti Cura Italia e Liquidità che si sono aggiunte agli stanziamenti annuali del Piano Straordinario per il Made in Italy”.

Ad affermarlo è il Presidente dell’Alleanza delle Cooperative Italiane, Mauro Lusetti, anche a nome dei Copresidenti Maurizio Gardini e Giovanni Schiavone, trasmettendo al Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, un documento di proposte multisettoriali relative al “Patto per l’export”.

In proposito, l’Alleanza delle Cooperative, che giudica positivamente il rifinanziamento per 400 milioni del fondo per l’export gestito da Simest, sottolinea che vanno resi subito disponibili gli ulteriori 70 milioni, previsti dal decreto Cura Italia per il cofinanziamento a fondo perduto al 50% dei finanziamenti agevolati concessi da Simest alle imprese, al momento “congelati” perché non sono ancora stati pubblicati i decreti attuativi del “Decreto crescita” del 2019 dove è contenuta la norma che renderebbe concretamente utilizzabili queste risorse. L’Alleanza delle Cooperative chiede, inoltre, che le misure in discussione vengano estese a tutte le filiere, sia produttive che dei servizi (alle imprese e alla persona), concentrando le energie verso la riattivazione delle filiere più importanti con il criterio dell’impatto sull’export, favorendo nel breve termine quelle che sono più pronte a rispondere alle attuali sfide per poi aprire gradualmente a tutte le altre.

Bene, a giudizio di Alleanza, lo stanziamento di 50 milioni di euro per un piano internazionale straordinario di comunicazione nation branding, per restituire al made in Italy e alle imprese la credibilità di cui godevano prima della pandemia, e la proposta di un programma strategico di attività promozionali nelle grandi catene distributive internazionali, soprattutto riguardo alla promozione delle filiere italiane dei prodotti agroalimentari.

Infine, una delle criticità più importanti riscontrata dall’Alleanza riguarda la carenza di assicurazione del credito da export che, in molti casi, si sta traducendo in una carenza di liquidità per molte cooperative che, per non perdere clienti, concedono dilazioni di pagamento anche a 120 giorni. Una situazione che non può durare a lungo.

Pubblicato in Economia sociale

 L’emergenza coronavirus ha avuto un impatto fortissimo su coloro che sono affetti da una patologia e in modo particolare sui 2 milioni di malati rari del nostro paese. Durante la Fase 1 sono stati ben poco considerati, ma nella Fase 2 bisogna mettere in campo delle misure di tutela, e ci sono diverse cose che si possono fare con poca spesa per il Servizio Sanitario Nazionale. È questo il messaggio lanciato oggi dall’Osservatorio Malattie Rare (O.Ma.R.) in audizione al Senato sui profili sanitari della cosiddetta Fase 2. A fare da portavoce è stato il direttore di O.Ma.R., Ilaria Ciancaleoni Bartoli, davanti alla Commissione Igiene e Sanità.

“Le oltre 2.000 richieste di aiuto arrivate al nostro servizio gratuito ‘Esperto Risponde per il COVID-19’ hanno evidenziato che i malati rari hanno avuto difficoltà nell’eseguire esami diagnostici e visite di controllo e spesso hanno interrotto le abituali terapie per l’impossibilità di recarsi in sicurezza in ospedale, per mancanza di percorsi dedicati e di un’alternativa domiciliare praticabile”, ha dichiarato Ciancaleoni Bartoli.

Secondo l’Osservatorio Malattie Rare, quindi, una delle questioni da risolvere urgentemente è la continuità terapeutica da garantire intanto con l’implementazione delle terapie domiciliari e con una maggior diffusione della distribuzione dei farmaci ospedalieri sul territorio. “L’Osservatorio Malattie Rare si è unito a diversi appelli proposti dalle Associazioni dei pazienti che richiedevano di facilitare le terapie domiciliari anche attraverso accordi a titolo gratuito con società private (come cooperative di infermieri) per l’erogazione delle terapie su tutto il territorio nazionale, in un momento in cui al pubblico non poteva essere chiesto questo servizio. Purtroppo tutti gli emendamenti che diversi senatori e deputati avevano presentato in tal senso non sono stati accolti. Il pregiudizio verso un ruolo suppletivo del privato, se pur in un momento emergenziale, è stato più forte del dovere di tutelare la salute delle persone e garantir loro il diritto costituzionale alle cure”.

Nel corso dell’audizione a Palazzo Madama, poi, Ilaria Ciancaleoni Bartoli si è soffermata sull’assistenza domiciliare. “Molti dei problemi che abbiamo elencato sono ‘storici’ e sono legati al tema dell’assistenza domiciliare, quella che avviene al di fuori degli ospedali quando l’urgenza finisce e cominciano le battaglie della vita quotidiana.  In parte queste difficoltà avrebbero dovuto essere affrontate adottando un nuovo Piano Nazionale delle malattie rare: l’Italia ne ha fatto solo uno, senza fondi, che è scaduto nel 2016. La Fase 2 potrebbe essere un ottimo momento per approvarlo e finanziarlo. Potrebbe essere in parte sovvenzionato attraverso le risorse derivanti dall’aumento della tassazione sul cosiddetto ‘Tabacco riscaldato’: 1 miliardo e 200mila euro che arriverebbero senza alcun aggravio per lo Stato”. Il direttore ha evidenziato: “Ad aprile O.Ma.R. ha sostenuto e appoggiato l’appello delle Associazioni dei pazienti a favore della determinazione di un piano triennale relativo alla prevenzione e assistenza di una serie di patologie tra cui quelle rare, finanziato proprio attraverso questi fondi. Ma fra tutelare il tabacco e tutelare i malati ha avuto la meglio la prima e gli emendamenti sono caduti. Se c’è volontà di far qualcosa deve intervenire il Governo”.

Ciancaleoni Bartoli, in Senato, ha sottolineato l’importanza della creazione non solo di percorsi dedicati, ma anche di ospedali sicuri dove si possa andare in un centro di riferimento per malattia rara con la certezza di non uscirne con una malattia pandemica. Infine, sugli ostacoli burocratici, il direttore di Osservatorio Malattie Rare ha suggerito: “I malati rari hanno avuto problemi gravi a farsi riconoscere i certificati di soggetti a rischio, perché i medici legali non conoscono le loro malattie. Una prima soluzione potrebbe essere quella di stabilire che le persone con una malattia rara siano per definizione categorie a rischio e in quanto tali destinatarie prioritarie delle varie misure preventive o di supporto che saranno disponibili, dai test a norme chiare nello stabilire la possibilità di smart working o misure di congedo retribuito, ed anche, quando ci sarà, un accesso prioritario al vaccino in quanto soggetti a rischio”.

 

 

 

 

 

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