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Martedì, 04 Agosto 2020

Giovedì, 18 Giugno 2020 - nelPaese.it

La chiusura di nidi e scuole di ogni ordine e grado a causa della pandemia ha messo in grave difficoltà il mondo delle cooperative sociali, che hanno dovuto utilizzare in modo estensivo gli ammortizzatori sociali e che in assenza di interventi avrebbero visto in alcuni casi azzerati i fatturati.

Grazie ai vari decreti governativi che si sono succeduti in questi mesi per le cooperative c'è stata la possibilità di riprogettare i servizi e di vedersi riconosciute quote dei costi di mantenimento delle strutture. Questo è avvenuto grazie ad un dialogo costante con l'amministrazione comunale di Ravenna, conclusosi la scorsa settimana, con un accordo che prevede che per i mesi di marzo, aprile, maggio e giugno venga erogato dal Comune circa il 40% di quanto previsto dalle convenzioni. Come previsto dalla normativa, oltre alle attività che sono state e che verranno riprogettate in queste ultime settimane, è stata anche inclusa una quota a riconoscimento delle spese incomprimibili e del mantenimento della struttura.

Piena soddisfazione viene espressa dal consorzio Dadonew, di cui fanno parte le cooperative sociali Zerocento e Il Cerchio, associate a Legacoop Romagna. "Siamo molto soddisfatti per l'accordo raggiunto. Lo siamo in particolar modo per i nostri soci, perché vedono riconosciuto il loro impegno quotidiano nei servizi pubblici che siamo chiamati a gestire. Questo testimonia come con il loro lavoro e la loro professionalità  sia stato possibile per le nostre cooperative diventare parte attiva di un sistema integrato dei servizi educativi rivolti alla cittadinanza. Ora abbiamo la possibilità anche economica di poter proseguire il lavoro di riprogettazione che stiamo portando avanti ormai da mesi e immaginare l'evoluzione dei servizi alla prima infanzia nel rispetto delle norme di contenimento della diffusione del virus con cui saremo costretti a confrontarci per i mesi a venire ".

Il consorzio, ha partecipato al tavolo in quanto gestisce i nidi d’infanzia comunali Darsena, Marina di Ravenna, Orsa Minore, Sant'Antonio, Sira, Il Riccio e L'Era dei Bimbi, il servizio Spazio Bimbi "Tanti Bimbi" presso il Polo Lama Sud ed i Centri ricreativi estivi nidi e materne.

«Si tratta del primo accordo di questo tipo in Romagna - dice il presidente di Legacoop Romagna, Mario Mazzotti - e crediamo che testimoni la capacità di tutte le componenti del nostro territorio di lavorare insieme per il bene comune, anche nei momenti più difficili. Apprezziamo la sensibilità del Sindaco e degli amministratori, che dando piena applicazione alla normativa hanno deciso di valorizzare il partenariato tra pubblico e privato e la capacità di coprogettazione di servizi e funzioni sociali importanti per la comunità, supportando la cooperazione sociale così come è stato fatto in altri importanti settori economici della città».

«Nelle prossime settimane - prosegue Mazzotti - continueremo a lavorare per far si che intese come queste si sviluppino in tutto il territorio romagnolo così come richiesto in questi mesi insieme alle altre centrali cooperative nei numerosi incontri promossi con le amministrazioni locali».

Pubblicato in Emilia-Romagna

La Regione del Veneto ha approvato il Piano regionale per la non autosufficienza con la dgr n. 670 del 26 maggio intitolata “Approvazione del Piano regionale per la non autosufficienza 2019 – 2021 di cui al Dpcm 21 novembre 2019 per l’utilizzo delle risorse del Fondo nazionale per le non autosufficienze del triennio 2019 – 2021”, pubblicata sul Bur n. 86 del 9 giugno 2020.

La Giunta ha dunque approvato il Piano da realizzare tramite l’utilizzo delle risorse assegnate alla Regione dal Fondo nazionale per le non autosufficienze.

L’Allegato A, nel dettaglio, illustra il contesto indicando le norme regionali che disciplinano gli interventi in materia di non autosufficienza e vita indipendente. In merito all’integrazione sociosanitaria, il Terzo Settore e la cooperazione sociale assumono una funzione strategica nella sua realizzazione, soprattutto nell’ambito della valorizzazione della partecipazione delle comunità locali.

Sempre nell'allegato sono descritte anche le modalità di individuazione dei beneficiari e illustrati gli interventi e i servizi programmati, la previsione delle risorse finanziarie, il monitoraggio, e gli ambiti territoriali coinvolti nell’implementazione delle linee di indirizzo per i progetti di vita indipendente.

Pubblicato in Veneto

A distanza di quasi 10 anni da quando la Shell, insieme ad altre compagnie petrolifere, fu sollecitata a bonificare le aree inquinate nella zona del Delta del fiume Niger, in Nigeria, queste attività sono iniziate solo sull’11 per cento dei territori coinvolti, mentre gli altri risultano ancora pesantemente contaminati.

È questa l’accusa lanciata oggi da Amnesty International, Friends of the Earth Europe, Environmental Rights Action e Milieudefensie. 

Nel 2011 il Programma delle nazioni Unite per lo sviluppo (Unep) diffuse in rapporto sul devastante inquinamento prodotto dalle compagnie petrolifere nell’Ogoniland, raccomandando azioni urgenti di bonifica. Le quattro Ong rivelano oggi che le “misure di emergenza” proposte dall’Unep non sono state attuate e che il progetto di bonifica da un miliardo di dollari lanciato dal governo della Nigeria nel 2016 si è rivelato inefficace.

Nel corso di mezzo secolo le estrazioni di petrolio e di gas hanno causato la contaminazione continua e massiccia delle acque e dei terreni delle comunità ogoni. L’altrettanto continua e sistematica mancanza d’azione delle compagnie petrolifere ha lasciato centinaia di migliaia di persone a contatto con malattie e a lottare ogni giorno per avere accesso all’acqua potabile e a qualcosa di cui vivere.

Nel frattempo sono venuti alla luce numerosi conflitti d’interesse che coinvolgono la Shell rispetto all’operato dell’agenzia locale per la bonifica (Hyprep) e al governo nigeriano.

Ecco le principali conclusioni del rapporto delle quattro Ong: i lavori di bonifica sono stati avviati solo sull’11 per cento dei territori inquinati identificati dall’Unep e solo su un altro cinque per cento sono in fase di avvio; nessuno di questi territori è stato completamente bonificato; le azioni descritte dall’Unep come “misure di emergenza”, riguardanti l’accesso all’acqua potabile e la protezione dalle malattie, non sono state svolte adeguatamente; intere comunità non hanno ancora accesso a forniture di acqua potabile; non è stato svolto alcun monitoraggio sulla salute e sull’ambiente dei territori inquinati; non c’è stata alcuna rendicontazione pubblica su come i 31 milioni di dollari forniti dal 2018 siano stati spesi; 11 delle 16 imprese messe sotto contratto per la bonifica non hanno dichiarato pubblicamente alcuna competenza nei rimedi all’inquinamento da petrolio e ai problemi collegati; Hyprep è al centro di numerosi conflitti d’interesse e Shell continua a far parte degli organismi di bonifica, essendo riuscita persino a piazzare propri rappresentanti all’interno di Hyprep.

Le quattro Ong, nel ribadire la necessità di una rapida bonifica, chiedono in particolare: che il governo nigeriano garantisca alla popolazione dell’Ogoniland i diritti fondamentali, tra cui quello ad avere accesso a forniture di acqua potabile; elabori e attui una strategia che affronti le cause di fondo dell’inquinamento, coinvolgendo pienamente le comunità locali; rafforzi i poteri dell’Hyprep e assicuri la sua indipendenza e trasparenza, escludendo ogni coinvolgimento di Shell nella supervisione e nella partecipazione alle strutture dirigenziali e renda pubbliche tutte le informazioni sui progetti di bonifica e sulla loro esecuzione; che Shell fornisca risarcimenti adeguati a tutte le comunità che hanno subito le conseguenze della mancata o ritardata bonifica delle fuoriuscite di petrolio; metta fuori uso tutti gli oleodotti obsoleti e danneggiati; s’impegni a finanziare la bonifica dell’Ogoniland e delle altre aree del Delta del fiume Niger fino a quando questa bonifica non sarà terminata; che i governi europei in cui hanno sede legale le compagnie petrolifere che operano nel Delta del fiume Niger facciano un significativo passo avanti dando priorità, rispetto agli interessi delle compagnie, alla bonifica dell’Ogoniland e delle altre aree del Delta del fiume Niger; aumentino le pressioni e il sostegno nei confronti del governo nigeriano affinché siano effettivamente attuate le raccomandazioni dell’Unep, vi sia un monitoraggio indipendente sulle attività delle compagnie petrolifere e siano forniti rimedi giudiziari alle comunità colpite; istituiscano una rigida normativa internazionale sulla responsabilità per i danni causati all’estero, come ad esempio una legislazione dell’Unione europea che renda obbligatoria la due diligence nel campo dei diritti umani o un Trattato vincolante delle Nazioni Unite su imprese e diritti umani.

Nel 2020 Shell sta affrontando una serie di giudizi avviati nel 2019 nei tribunali europei circa il suo operato in Nigeria.

 

Pubblicato in Dal mondo

Hanno manifestato con un presidio in Piazza Italia i lavoratori delle cooperative sociali, insieme a cittadini, sindacati e centrali cooperative per difendere il welfare dell'Umbria convinti che dopo la pandemia servirà un welfare più forte e inclusivo.

"La pandemia ha lasciato delle ferite profonde nelle nostre comunità – affermano gli organizzatori della manifestazione – ha lacerato il tessuto economico e sociale dell'Umbria. Per questa ragione crediamo che la ripartenza delle attività economiche deve essere accompagnata da un forte investimento nella attività sociali valorizzando anche l'opera dei lavoratori e delle lavoratrici sociali che hanno garantito servizi essenziali nell'emergenza ed adesso rischiano di essere dimenticati. Per questa ragione riteniamo prioritario ripartire dai bambini, dalla cura degli anziani e delle persone con disabilità, garantire dignità e diritti a educatori e operatori sociali e non abbandonare i lavatori svantaggiati".

Durante l'emergenza da COVID-19 cooperative e lavoratori sono stati in prima linea, hanno fronteggiato il virus lavorando con dedizione e senso di responsabilità, oggi però le conseguenze economiche dell'emergenza mettendo in crisi l'intero sistema in cui lavorano 8000 persone di cui 800 lavoratori svantaggiati, mettendo a rischio sia gli occupati che la rete di servizi costruita negli ultimi decenni.

Per queste ragioni sindacati e centrali cooperative nell'incontro che hanno avuto con la Presidente Tesei hanno chiesto di dare immediata ed integrale applicazione del protocollo d'intesa sottoscritto il 21 aprile scorso dalla Regione Umbria con ANCI Umbria, centrali cooperative e organizzazioni sindacali in modo da garantire ai lavoratori del settore sociale il diritto ad essere integralmente retribuiti per i mesi di aprile e maggio e di convocare un tavolo di crisi per affrontare i problemi strutturali del settore e superare i ritardi accumulati negli ultimi 10 anni di governo regionale e, anche a causa del COVID-19 rendono la situazione esplosiva e non più gestibile.

"L'incontro con la Presidente Tesei – affermano i rappresentanti di sindacati e cooperative – è stato positivo. La Presidente ci ha ribadito la grande sensibilità della Giunta nei confronti del mondo delle cooperative sociali assicurandoci un'interlocuzione attenta, aperta, propositiva e ricettiva al tempo stesso. Abbiamo definito con la Presidente la convocazione di un tavolo di lavoro tecnico per applicare il protocollo sottoscritto sull'Art. 48 e la convocazione di un tavolo di crisi, anche con ANCI, sulla cooperazione sociale per affrontare i nodi strutturali come l'adeguamento delle rette, il tema delle gare di appalto e l'inserimento lavorativo delle persone svantaggiate. Adesso sarà importante rispettare il percorso condiviso oggi. Da parte nostra ci sarà la massima collaborazione per risolvere i problemi aperti nell'interesse della comunità". 

Pubblicato in Umbria

Ripartire dall'educazione e dai diritti delle nuove generazioni con investimenti e politiche per consentire all'Italia di risollevarsi, perché senza attenzione ai diritti dei bambini e degli adolescenti non può avvenire una vera ripartenza. Con un documento articolato in cinque punti, e una richiesta di incontro al Presidente del Consiglio, nove reti di organizzazioni impegnate nel campo dei diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, che comprendono centinaia di realtà del terzo settore, dell'associazionismo civile, professionale e del sindacato, chiedono di aprire un'interlocuzione con il Governo.

 In questi mesi di lockdown dovuti al diffondersi dell'epidemia, milioni di bambini e adolescenti, con i loro genitori, hanno subìto una doppia crisi, economica ed educativa, in un Paese che mostrava già dati allarmanti e gravi disuguaglianze nelle opportunità di crescita, di apprendimento e di sviluppo. Un milione e 137 mila, pari all'11,4% (dato 2019) sono i minorenni che in Italia vivono in povertà assoluta, il 14,5% degli e delle adolescenti abbandona la scuola, il 12,3% dei ragazzi/e tra 6-17 anni vive in case prive di strumenti informatici, pc o tablet, il 10,5% dei ragazzi/e tra 15 e 19 anni non è occupato e non é inserito in un percorso di formazione.

Si tratta di una emergenza acuita dalla pandemia, ma che ha radici più lontane. Le nove reti firmatarie ritengono fondamentale e strategico intervenire per colmare i gravi squilibri demografici e sociali a svantaggio delle nuove generazioni, erose dalla bassa natalità e ad alto rischio di povertà materiale ed educativa. Serve un forte segno di discontinuità dopo decenni di limitati investimenti su istruzione e politiche per l'infanzia e l'adolescenza, al fine di rilanciare il futuro del Paese, in coerenza con l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dell'Onu, sottoscritta da 193 Paesi inclusa l'Italia.

Le richieste contenute nel documento "educAzioni: cinque passi per contrastare la povertà educativa e promuovere i diritti delle bambine, dei bambini e degli e delle adolescenti", condiviso dalle reti firmatarie, si articolano su cinque priorità: l'attivazione, a partire dai territori più svantaggiati, dei Poli educativi 0-6 anni, sotto il coordinamento del Ministero dell'Istruzione, con garanzia di accesso gratuito per le famiglie in difficoltà economica; la costruzione di patti educativi territoriali per coordinare l'offerta educativa curriculare con quella extracurriculare, mantenendo le scuole aperte tutto il giorno, coordinati e promossi dagli enti locali, in collaborazione con le scuole e il civismo attivo; la possibilità di raggiungere i più colpiti dal black out educativo a partire dall'estate, con una offerta educativa personalizzata, da proseguire alla ripresa delle scuole, con un'attenzione speciale al benessere psicologico, alle necessità degli alunni disabili e agli adolescenti usciti dal circuito scolastico; l'allocazione del 15% del totale degli investimenti per il superamento della crisi in educazione per dotare le scuole delle risorse necessarie, migliorare la qualità dell'istruzione rendendola più equa e incisiva, contrastare la povertà educativa e la dispersione;  la definizione di un piano strategico nazionale sull'infanzia e sull'adolescenza, con obiettivi chiari e sistemi di monitoraggio, per promuovere il rilancio diffuso delle infrastrutture sociali e educative.

 Le reti firmatarie sono Alleanza per l'Infanzia, Appello della Società Civile per la ricostruzione di un welfare a misura di tutte le persone e dei territori, Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile – ASviS, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza – CNCA, Forum Disuguaglianze e Diversità – ForumDD, Forum Education, #GiustaItalia Patto per la Ripartenza, Gruppo CRC, Tavolo Saltamuri.

 

 

 

 

Pubblicato in Nazionale

Un grande piano nazionale per la transizione ecologica ed energetica, un pacchetto con 100 proposte di semplificazione normativa, la richiesta di interventi per sostenere la capitalizzazione e il rafforzamento patrimoniale delle imprese e nuovo patto sociale che defiscalizzi gli incrementi di produttività.

Queste, in sintesi, le principali proposte che l’Alleanza delle Cooperative ha presentato oggi al Governo nel corso degli Stati Generali. “DL rilancio e DL liquidità – spiega il presidente Mauro Lusetti, anche a nome dei copresidenti Maurizio Gardini e Giovanni Schiavone – hanno pensato soprattutto alla finanza, ma non al rafforzamento patrimoniale. Noi abbiamo invece avanzato diverse proposte che vanno proprio in questa direzione: Ace, fiscalità agevolata dei ristorni portati a capitale; favorire la rivalutazione dei beni di impresa. E ancora equity anziché debito per sostenere le PMI; sostegno ai Workers Buy Out non solo per imprese in crisi ma anche per successione generazionale e interventi nel capitale delle imprese da parte dei Fondi di previdenza integrativa”.

Vanno inoltre promosse, secondo l’Alleanza, l’autoimprenditorialità cooperativa e le molte esperienze di autoorganizzazione economica e sociale presenti nelle comunità e nei territori, con particolare attenzione alle cooperative di comunità, per valorizzare tutte le energie, le culture e gli interessi del Paese.

Sempre sul fronte delle imprese l’Alleanza ha chiesto all’esecutivo di garantire un maggior sostegno alle filiere tutte italiane, con stabilimenti e manodopera in Italia e che pagano le imposte nel nostro Paese. Altra leva su cui puntare per rilanciare la competitività delle imprese è l’allargamento e il potenziamento degli incentivi 4.0 “l’iper e super ammortamento -aggiunge il Presidente dell’Alleanza- rischiano di non essere fruibili ad un panorama ampio di imprese; per questo insistiamo perché si allarghi la platea per uno stimolo universale all’innovazione per tutte le imprese con l’automatismo del credito di imposta. Per incentivare la produttività del sistema imprenditoriale è necessario un nuovo patto sociale e la defiscalizzazione dei premi. Inoltre, per compensare il blocco dei licenziamenti, occorre almeno una compensazione alle imprese rendendo più flessibile i contratti a tempo determinato, superando l’obbligo di causale. Sottolineiamo inoltre la necessità di impegnare tutte le risorse messe a disposizione dall’Unione Europea per investimenti infrastrutturali materiali e immateriali”. 

Un’attenzione specifica -per l’Alleanza- va dedicata anche alle imprese attive nel settore turismo, cultura ed eventi, tra le più colpite dalle conseguenze della pandemia, che rappresentano un driver significativo di sviluppo e vanno aiutate con adeguate misure di sostegno.

Alleanza delle Cooperative Italiane ha infine proposto “un grande piano per la sostenibilità concertato insieme alle parti sociali che possa essere attuato attraverso un DL sostenibilità e che porti il nostro paese verso una transizione energetica ed ecologica”.

Pubblicato in Economia sociale

 L’Assemblea dell’impresa sociale Con i Bambini, su proposta del Consiglio di Amministrazione, ha nominato Vice Presidente Marco Rossi-Doria. Maestro elementare dal 1975, Marco Rossi-Doria ha insegnato in quartieri difficili di Roma e Napoli, ma anche all’estero e in particolare negli Stati Uniti, Kenya e Francia. Primo maestro di strada, ha fondato il progetto Chance – scuola pubblica di seconda occasione. Esperto dei processi di apprendimento e delle politiche di inclusione è stato Sottosegretario di Stato all'Istruzione. Ha ricevuto dal Presidente della Repubblica la Medaglia d’oro per la cultura, l’educazione e la scuola nel 2001. Ha fondato l’Associazione IF, Imparare a fare.

“Siamo particolarmente soddisfatti che Marco Rossi-Doria abbia accolto la nostra proposta ed entri, come Vice Presidente, nel Consiglio di Amministrazione di Con i Bambini – ha commentato il presidente Carlo Borgomeo –  La nostra ‘squadra’ si arricchisce di una figura di grande rilievo: Marco Rossi-Doria, per competenza, esperienza e motivazioni, rappresenta una risorsa decisiva per il consolidamento delle iniziative, fortemente innovative, avviate grazie al Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile”.

“Sono molto grato all’Assemblea e al Consiglio di Amministrazione di Con i Bambini, per la fiducia che oggi mi accorda – ha dichiarato il neo Vice Presidente Marco Rossi-Doria. E’ un tempo difficile per troppi bambini e bambine, ragazzi e ragazze poveri, fragili, esclusi dalle opportunità. In Italia vi sono troppe disuguaglianze all’inizio della vita . Ma è anche un tempo di crescente impegno e innovazione. Insieme a Con i Bambini si sono attivate, in questi anni, tante energie positive che, in ogni angolo d’Italia, hanno costruito sviluppo educativo locale e comunità educanti. Per me è un vero onore poter lavorare con nuovo impegno in questo grande cantiere per l’eguaglianza in educazione”.

 

Il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile nasce da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD.

Con i Bambini ha pubblicato ad oggi sette bandi (Prima Infanzia 0-6 anni, Adolescenza 11-17, Nuove Generazioni 5-14 anni, Un passo avanti, Ricucire i sogni, Cambio Rotta, A braccia aperte), selezionando complessivamente 355 progetti in tutta Italia, con un contribuito di circa 281 milioni di euro. Gli interventi coinvolgono oltre 480.000 bambini e ragazzi, insieme alle loro famiglie, che vivono in condizione di disagio, interessando direttamente circa 6.600 organizzazioni, tra Terzo settore, scuole, enti pubblici e privati. www.conibambini.org

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Con metà cooperazione sociale sospesa dal lavoro da fine febbraio, l'Inps che non paga ancora il Fis - dopo quattro mesi - le stazioni d'appalto che appena ora cominciano a considerare il fatto di dover pagare i costi incomprimibili ai sensi delle varie leggi, ed i bilanci delle cooperative ridotti alla canna del gas, la questione della riapertura dei servizi sociali, sanitari, educativi e di inserimento lavorativo è ormai drammatica.

Nel frattempo, si è perso quasi un anno educativo (soprattutto per i bambini e ragazzi più fragili), i legami sociali si sono allentati, è aumentata esponenzialmente la violenza domestica, e non parliamo ovviamente dell'economia.

Ora, pian piano, iniziano a riaprire i servizi: perfino, dopo tante incertezze, i centri estivi per i più piccoli. Con prescrizioni draconiane, per cui si pretende che dei bambini si comportino come caporali ... della sanità militare svizzera. Come ripete una collega da tempo: si pretende che i bambini rispettino diligentemente la distanza sociale, mentre i loro genitori si rilassano in un happy-hour senza tante precauzioni (generalizzazione ingenerosa, ma immagine efficace).

Stamane, però, il bicchiere è tracimato, guardando alle 7.40 il Tgr Fvg.

Cadono le frontiere e - senza commento alcuno - un sindaco di una città friulana abbraccia (così calorosamente da far pensare al desiderio di un brezneviano bacio in bocca...) il collega di una città slovena. Altrove, il comandante dei vigili della parte italofona di una valle alpina stringe calorosamente la mano al collega tedescofono. E poi giù ombre.

Commento finale (e qui non sappiamo come tradurre il nostro titolo in tedesco) del sindaco di Arnordstein che, forse ormai ottenebrato dai fumi delle libagioni, impreca contro l'Europa che ha chiuso le frontiere. L'Europa! Mica il suo governo! La distorsione ideologica ha ormai seppellito la realtà

E poi, cosa dovremmo insegnare noi, ai bambini ed alle bambine dei centri estivi?

Gianluigi Bettoli - responsabile Legacoopsociali Friuli Venezia Giulia

 

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia
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