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Martedì, 04 Agosto 2020

Martedì, 23 Giugno 2020 - nelPaese.it

Le discriminazioni in Italia esistono: più di 3 italiani su 10 ritengono determinate forme di razzismo o discriminazione giustificabili; buona parte dei giovani afferma che le discriminazioni siano un elemento sistematico della nostra società. Lo rileva il Radar di Swg di questa settimana che mostra un dato anche dopo le polemiche per l’esibizione di Silvestre durante la finale di Coppa Italia dove ha cantato l’inno nazionale alzando il pugno chiuso.

Il fenomeno sembra però essere sommerso dato che la maggior parte degli intervistati afferma che la maggioranza delle persone sono razziste anche se non si espongono apertamente. È un problema sicuramente presente ma ritenuto marginale dalla maggioranza dei cittadini.

Le proteste statunitensi di questi giorni contro le discriminazioni nei confronti della popolazione afroamericana sono ritenute condivisibili ma in parte eccessive. Solo il 16% le ritiene inopportune.

La protesta non deve inoltre passare attraverso lo sfregio di statue e simboli che elogiano figure storiche connesse alla segregazione razziale: sono personaggi storici e vanno contestualizzati al periodo in cui sono vissuti.

Pubblicato in Nazionale

Mutualità interna, rinnovo del Contratto, sicurezza e formazione sono alcuni dei punti fermi evidenziati nel bilancio 2019 che la Cooperativa sociale Itaca ha approvato nelle scorse settimane a Pordenone. “Nonostante l’emergenza da Covid-19 ci abbia costretti e ci costringa a rimodulare parte delle nostre attività e servizi, l’analisi del bilancio 2019 – afferma la presidente Orietta Antonini - è un punto di partenza che ci consente di tracciare alcune traiettorie per il futuro che riguardano il miglioramento dell’occupazione, il consolidamento delle attività innovative, lo sviluppo dei progetti di investimento da avviare, l’efficientamento organizzativo, il miglioramento degli impatti sociali delle nostre attività. Restando fedeli a quella che è la nostra visione di società e di comunità, che per definirsi sostenibile non può prescindere dai diritti di cittadinanza e dal riconoscimento della specialità e della dignità di ogni persona”.

La mutualità interna

Nel corso del 2019, la mutualità consolidata verso i soci è stata di quasi 400 mila euro annui, interessando una platea di più di 1100 beneficiari, con interventi per migliori inquadramenti rispetto al Contratto collettivo di lavoro, per la valorizzazione dell’anzianità associativa (sesto scatto di anzianità e un giorno di ferie aggiuntivo per gli over 55), per il sostegno alla maternità, per il sostegno ai lavoratori dei servizi domiciliari e territoriali e altri strumenti, a cui si aggiunge da agosto 2019 il riconoscimento dell’inquadramento al C2 per tutti gli Oss. A tale importo si aggiunge il ristorno in conto retribuzione, a valere sul Bilancio 2018, erogato anche nel 2019 per più di 400 mila euro, totalizzando la mutualità complessiva del 2019 a oltre 800 mila euro.

Rinnovo del Ccnl

In tema di trattamento dei soci e dei lavoratori, a maggio 2019 è stato definitivamente approvato il rinnovo del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro Coop Sociali, scaduto da oltre sei anni. L’accordo, relativo al triennio 2017-2019, ha previsto incrementi salariali medi a regime di € 80 (circa il 6%) con decorrenza novembre 2019, con un’una tantum di € 300. Circa gli arretrati, Itaca, grazie al fondo a ciò appostato, ha provveduto con una spesa di circa 600 mila euro senza che ciò minasse il bilancio.

Sicurezza e formazione

La gestione di un universo di lavoratori e servizi – rispettivamente 2068 e 230 nel 2019 - così diffuso richiede investimenti costanti anche attraverso una costante attività formativa, sulla sicurezza e professionalizzante. Sono stati 340 i corsi di formazione (sia professionalizzanti, sia sulla sicurezza) progettati e svolti che hanno coinvolto più di 2 mila soci e lavoratori, alcuni in più di un corso (la somma individuale ai singoli corsi somma oltre 5 mila partecipazioni). La validità di tale attività è confermata anche dagli eventi ECM organizzati da Itaca in qualità di provider per il Friuli Venezia Giulia, che hanno visto la partecipazione di 200 operatori esterni, prevalentemente del settore pubblico. Nel 2019 l’organizzazione di tali attività, anche in relazione alla frammentazione territoriale dei lavoratori coinvolti, ha visto un potenziamento della formazione a distanza, che nell’attuale contesto da Covid-19 si sta rivelando decisiva.

Distintivo è stato l’apporto di risorse aggiuntive, 285 tra tirocinanti, persone coinvolte in progetti di inclusione lavorativa, giovani in alternanza scuola lavoro, che hanno costituito apporti “straordinari” (non sostitutivi) per la qualità relazionale dei nostri servizi, oltre che occasione di formazione professionale e “umana”.

“Un particolare ringraziamento a tutte le socie e i soci e a tutti i lavoratori di Itaca – conclude la presidente Orietta Antonini -, non solo per l’attività svolta durante tutto l’anno, ma anche per il senso di responsabilità con cui hanno tempestivamente reagito ai necessari cambiamenti organizzativi e alle difficoltà imposte dall’attuale emergenza da Covid-19, garantendo la piena continuità, anche con modalità diverse, dei servizi pubblici essenziali a persone fragili e alle comunità”.

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

 Creare insieme un nuovo futuro per le cooperative. E' la volontà emersa dalla direzione regionale di Legacoop Marche a cui hanno partecipato, in video conferenza, il presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli, e il presidente di Legacoop nazionale, Mauro Lusetti. Un confronto su come la cooperazione ha affrontato con fermezza il periodo dell'emergenza sanitaria e su quello che adesso, nelle fasi della ripartenza, è necessario fare per fronteggiare le difficili conseguenze economiche e sociali dovute al coronavirus.

Il presidente di Legacoop Marche, Gianfranco Alleruzzo, ha confermato il disegno di proseguire nel progetto di riorganizzazione dell'associazione in modo tale da "creare una Legacoop Marche solida, per le cooperative associate, per chi ci lavora e per il fondamentale ruolo di rappresentanza". "Dobbiamo ricordare – ha detto parlando del periodo dell'emergenza -, le persone che non ci sono più. Lo dobbiamo fare sia come singoli individui sia come imprese e organizzazione. Potremmo pensare ad una giornata dedicata alla memoria delle persone scomparse, per rendere onore alle famiglie che sono state colpite".

Proprio per "non dimenticare quello che abbiamo vissuto – ha aggiunto Alleruzzo -, vogliamo compiere, come Legacoop Marche, un piccolo gesto simbolico donando al presidente della Regione, al presidente di Legacoop e ai componenti della direzione regionale il libro "Rantologia", scritto dal nostro cooperatore Michele Gianni per parlare della sua esperienza con il Covid-19, un racconto leggero per descrivere, in prima persona, la drammaticità di quello che è successo".  

Il direttore di Legacoop Marche, Fabio Grossetti, ha illustrato il bilancio 2019 e le opportunità offerte dai bandi della Regione Marche che ha messo a disposizione 210 milioni per la comunità e le imprese per affrontare le conseguenze della crisi.

Un tema, quello delle risorse economiche, ripreso dal presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli, che ha spiegato l'impegno di velocizzare i tempi fra le richieste di contributo nella "Piattaforma 210", le misure urgenti per l'economia, il lavoro, le imprese e il welfare, e l'effettivo pagamento. Ha illustrato gli interventi di organizzazione e prevenzione, tramite il Gores-Gruppo operativo regionale per le emergenze sanitarie, nel prepararsi ad una possibile nuova ondata del coronavirus ma soprattutto "l'impegno nel voler essere vicini alle persone, alle comunità, alle imprese che si trovano ad affrontare questo una grande incertezza collettiva – ha detto Ceriscioli - cercando di rispondere, per quello che possiamo fare come Regione, a qualcuna delle tante domande che ci sono in questo periodo nelle nostre vite". Ceriscioli si è anche confrontato con alcuni cooperatori su temi specifici legati a diversi settori, come turismo, sociali, servizi.

Il presidente di Legacoop nazionale, Mauro Lusetti, ha sottolineato come "la nostra associazione debba impegnarsi per essere a fianco delle imprese cooperative nell'affrontare questo difficile periodo, di cui oggi vediamo solo le prime conseguenze, contribuendo ad aumentare la consapevolezza di quello che stiamo vivendo e di quali possono essere le strategie per affrontare la crisi economica e sociale dopo aver vissuto, come cooperazione, con grande tenuta e solidarietà la fase del lockdown. Un ruolo di tenuta sociale ampiamente riconosciuto dalla collettività. Adesso è il momento di reinvertarsi anche come cooperazione nel modo di lavorare, di comunicare, nella gestione in sicurezza del lavoro avviando nuovi percorsi di rete e di collaborazione".

Pubblicato in Marche

Con l’aumentare dei casi confermati di Covid-19 in India, Medici Senza Frontiere (MSF) ha aperto un centro di trattamento da 100 posti letto a Patna, la capitale dello stato del Bihar, nel nord-est del paese, uno degli stati più poveri e più popolati, con circa 100 milioni di abitanti. La struttura, allestita all’interno di un centro sportivo al coperto, fornisce cure mediche ai malati con sintomi lievi o moderati, garantendo l’isolamento dei pazienti Covid-19 e di conseguenza l’interruzione della catena del contagio nella comunità.

MSF sta collaborando con il governo del Bihar e le autorità sanitarie, a cui spetta di portare i pazienti nella struttura. Questa collaborazione permetterà una decongestione degli ospedali dedicati al trattamento del Covid-19 gestiti dal governo, consentendogli di concentrarsi sui casi critici e più gravi. I servizi offerti dal centro MSF, al cui interno lavorano 180 operatori, spaziano dalle cure mediche alle attività di educazione sanitaria e all’assistenza psicologica. E se la crescita della domanda di ossigeno dovesse non essere soddisfatta con le forniture esistenti, l’attenzione si sposterà sulla somministrazione di ossigeno ad alto flusso per i casi moderatamente gravi e su cure palliative dignitose ove richieste.

“La risposta alle emergenze è al centro delle attività di MSF” dichiara il dr. Prince Mathew, capomissione di MSF per l’Asia. “Stiamo condividendo le nostre esperienze nella gestione delle epidemie per aiutare a mitigare l’impatto del Covid-19 nello stato del Bihar. Questa pandemia colpisce tutti noi. Per questo motivo, la risposta richiede un lavoro di squadra. La nostra collaborazione con le autorità sanitarie locali ci consente di aumentare la capacità di trattamento, ridurre la mortalità e prevenire le infezioni nello stato”.

Il numero di casi Covid-19 registrati in India ha raggiunto oltre 440.000 persone. Le restrizioni alla circolazione, in atto dall’inizio di marzo, sono diminuite nelle ultime settimane in molte aree, ma si prevede che i casi continueranno a salire. Alcune aree del paese sono considerate particolarmente vulnerabili alle epidemie, come il Bihar, che ha visto milioni di persone tornare nello stato da altre parti dell’India con l’inizio del lockdown.

“In questi tempi in cui il mondo è alle prese con una pandemia è essenziale che tutte le parti interessate lavorino insieme e combattano questa battaglia contro il Covid-19” dichiara Mangal Pandey, ministro della salute dello stato di Bihar. “L’iniziativa di MSF è un eccellente esempio di come ogni contributo conti e il governo del Bihar sostiene pienamente il loro lavoro”.

Lo stato del Maharashtra ha attualmente il maggior numero di casi registrati in India. Nella capitale Mumbai MSF ha avviato progetti per contrastare la diffusione del coronavirus e migliorare le strutture idriche e igieniche e, nelle prossime settimane, inizieranno le attività per il trattamento dei pazienti Covid positivi.

MSF in India

MSF lavora in India dal 1999, fornendo cure mediche gratuita in Andhra Pradesh, Bihar, Chhattisgarh, Delhi, Jammu & Kashmir, Jharkhand, Maharashtra, Manipur, Telangana e Uttar Pradesh. MSF ha ricevuto il Premio Indira Gandhi per la pace, il disarmo e lo sviluppo nel 1996 e il Premio Nobel per la pace nel 1999.

Da oltre 10 anni MSF è attiva nel Bihar con diversi programmi che vanno dalla lotta alla malnutrizione alla cura del Kkalaazar (leishmaniosi viscerale). Attualmente a Patna, MSF gestisce un reparto di cura presso il Guru Gobind Singh Hospital per il trattamento di pazienti con HIV avanzato e con gravi complicanze.

Su www.msf.it/covid19 gli aggiornamenti sulle nostre attività mentre su www.msf.it/coronavirus è possibile sostenere il Fondo Emergenze Covid-19 aperto da MSF a livello internazionale per supportare i nostri interventi sul coronavirus in oltre 70 paesi.

Pubblicato in Salute

Sabato scorso dunque la FISH ha partecipato agli Stati Generali promossi dal Governo italiano nell'intento di delineare le strategie e le linee per il rilancio del nostro Paese dopo la Fase 1 dell'emergenza COVID.

Nei confronti di natura principalmente economica l'Esecutivo ha voluto ascoltare anche le organizzazioni delle persone con disabilità. A nome e in rappresentanza della FISH ha partecipato al confronto Vincenzo Falabella, il presidente della Federazione. È stata l'occasione anche per la presentazione del documento sottoscritto da FISH intitolato Le politiche future per la disabilità: un nuovo welfare per tutti e condiviso con FAND.

Il documento è disponibile e liberamente consultabile, nella logica della consueta trasparenza, nel sito ufficiale della Federazione.

"Le due notizie più enfatizzate dalla stampa ed anche da parte di alcune organizzazioni sono quelle relative ad un ipotizzato aumento delle pensioni di invalidità ed all'impegno del Presidente del Consiglio ad elaborare quanto prima un Codice sulla disabilità che non solo metta ordine nella materia ma ne innovi i contenuti e le direttrici nei principi della Convenzione ONU ma anche nella logica del rilancio che tutti stiamo cercando dopo l'emergenza COVID."

Così sintetizza e conferma gli elementi più evidenziati dalla stampa dopo il confronto di sabato scorso a Villa Pamphilj. Tuttavia al Presidente Falabella preme esporre alcune precisazioni per restituire completezza ai contenuti del confronto avvenuto.

"Innanzitutto quell'occasione non era una 'partita' da cui portare a casa risultati politici o attribuzioni di qualche tipo. Si deve comprendere che ci troviamo all'inizio di un percorso che sarà lungo e che investirà molti aspetti della vita quotidiana di milioni di persone ed anche quindi delle persone con disabilità e dei loro familiari. Il risultato politico vero è il fatto che le nostre organizzazioni sono attivamente all'interno di questo confronto e di questa elaborazione. E risultati, esiti, successi o insuccessi li valuteremo poi o li giudicherà la storia.

Il nostro dovere morale è oggi profondere impegno, capacità di analisi, mantenere attenzione in una delicatissima fase di ripensamento delle regole dello stare assieme e delle strategie che possono rendere il Paese più equo, giusto, inclusivo e solidale. Se sbagliamo rischiamo di lasciare nel Paese sacche di ingiustizia, povertà, esclusione, discriminazione.

Ridurre quell'incontro solo all'aumento delle pensioni, scenario comunque importante e rilevante, o alla mera compilazione di nuovi testi di legge significa non aver compreso la portata del momento storico, della qualità dei confronti, della mole di risorse potenzialmente disponibili.

L'incontro è stato lungo, non era presente solo il Presidente del Consiglio dei Ministri ma i principali dicasteri con i quali normalmente ci rapportiamo: il MEF, il Ministero del Lavoro, il Ministero della Famiglia, il Ministero della Salute, il Ministero della Pubblica istruzione e quello dell'Università ed il Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie. Pur in tempi ristretti è emersa una quantità di elementi tale da impegnare in imponenti confronti successivi ma che non ci spaventano.

Non è un caso che abbiamo sottolineato l'importanza di usare quelle che sono riflessioni e considerazioni mature e compiute che il movimento delle persone con disabilità ha elaborato negli ultimi anni e su cui si è già confrontato con le istituzioni e le amministrazioni. Primo fra tutti il programma d'azione biennale a favore delle condizioni delle persone con disabilità che risale a fine 2017, ma è ancora in larga misura lettera morta. È l'occasione per usarlo, implementarlo, farne la leva a lungo braccio dell'inclusione, della coesione, dell'innovazione sociale e quindi dell'effettivo rilancio delle politiche per le persone con disabilità e dell'intero welfare italiano. FISH è pronta".

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Una babysitter condivisa, che aiuti le famiglie nella gestione dei propri figli abbattendo i costi e incentivandone la socializzazione. È la nuova idea della cooperativa sociale Open Group, che a Bologna inaugura questo nuovo servizio pensato per i genitori che hanno bisogno di un aiuto nel badare ai propri bambini mentre sono al lavoro e che vogliono creare una rete con altre famiglie.

“Dopo questi mesi di lockdown, avere un gruppo protetto di bambini che si possono incontrare tra di loro senza rischi, con un servizio educativo pensato ad hoc sulle loro necessità, è una grande opportunità – commenta Alessia Dall’Olio, responsabile dell’area infanzia della cooperativa –. In questo modo, si viene incontro alle esigenze di socializzazione e di condivisione dei piccoli, oltre che abbattere il costo della babysitter per le famiglie. Abbiamo già ricevuto decine di richieste, simbolo del fatto che in città questa proposta incontra le esigenze delle persone”.

I gruppi saranno formati da un massimo di cinque bambini, preferibilmente della stessa fascia di età (2-3 anni, 4-6 anni o 6-11 anni): saranno le famiglie stesse ad accordarsi scegliendo chi inserire nel gruppo. Ma anche chi non ha una rete di conoscenti con cui organizzarsi può comunque rivolgersi singolarmente a Open Group, che provvederà a mettere in contatto genitori con esigenze simili. 

“Pensiamo a tutto noi: se la babysitter si ammala, o va in ferie, o cambia lavoro, saremo noi a trovare una sostituta con tutti i requisiti del caso, senza che i genitori si debbano preoccupare – commenta Dall’Olio –. L’unica cosa che dev’essere messa a disposizione dalle famiglie è la casa o lo spazio di ritrovo, un luogo protetto adatto alle attività che si svolgeranno con i bambini”.

Il servizio comincerà da luglio e andrà avanti per tutta l’estate, ma anche oltre. “Vogliamo lavorare in prospettiva – conclude Dall’Olio –. Anche quando le scuole riapriranno, vogliamo continuare a offrire il nostro aiuto alle famiglie bolognesi: la babysitter condivisa può andare a prendere i bambini a scuola, oppure accompagnarli a eventuali corsi o a fare sport. Si tratta di un servizio utile tutto l’anno, che vogliamo continuare a portare avanti anche in prospettiva futura”.

(Fonte: Redattore Sociale)

Pubblicato in Emilia-Romagna

L'ultimo rapporto del progetto AIDA (Asylum Information Database) sull'Italia, aggiornato ai primi mesi del 2020, è una bussola fondamentale per capire cosa accade realmente a chi chiede protezione in Italia. Dalla politica dei porti chiusi, alle procedure accelerate di accesso all'asilo fino all'accoglienza ridotta o negata dove i regimi di capitolato d'oneri adottati dal Ministero dell'Interno hanno portato a una progressiva chiusura dei piccoli centri di accoglienza e ad un consistente coinvolgimento nel sistema di accoglienza di grandi organizzazioni a scopo di lucro, dalla detenzione di fatto dei richiedenti ai diritti mai garantiti dopo il riconoscimento della protezione internazionale, il rapporto, finanziato dall'European Programme for Integration and Migration (EPIM) e curato da Ecre (European Council on Refugees and Exiles) e dall'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione (ASGI), mostra un paese in cui i diritti di difesa e protezione dei richiedenti asilo sono sempre più compromessi.

Misure correlate a Covid-19

A seguito dello scoppio dell'emergenza sanitaria per COVID-19 in Italia, sono state adottate misure che incidono sulle procedure di asilo e sulle disposizioni in materia di accoglienza. Una breve panoramica è disponibile all'inizio della sezione "Panoramica delle principali modifiche dall'aggiornamento precedente del rapporto". Ad esempio, il 7 aprile 2020 l'Italia ha emesso un decreto ministeriale in cui ha dichiarato i suoi porti non sicuri. Le persone che arrivavano in Italia erano soggette all'isolamento fiduciario per 14 giorni. Solo dopo che è trascorso questo periodo, le persone possono accedere alle strutture di accoglienza per i richiedenti asilo. Anche se le attività di registrazione non sono state sospese, la chiusura delle Questure ha causato difficoltà, ritardi e in molti casi l'impossibilità di accedere alla procedura di asilo. Alcuni tribunali civili, come quello di Roma, sono intervenuti per ordinare alle Questure di registrare le domande di asilo. L'accoglienza è stata prorogata fino alla "fine delle misure in atto per l'emergenza sanitaria", anche per coloro che non ne avevano più diritto. Malgrado i richiedenti asilo possano legalmente essere ospitati nelle strutture Siproimi, potranno di fatto beneficiare solo dei servizi forniti nei centri governativi e CAS, a causa della mancanza di posti.

Accesso al territorio e procedura di asilo

Il 2019 è stato segnato dalla politica dei porti chiusi, dai respingimenti indiretti in Libia e da respingimenti privatizzati. Almeno 8.406 persone sono state rintracciate dalla guardia costiera libica e riportate in Libia. Nonostante l'opposizione di numerose associazioni tra cui l'ASGI e l'appello del commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, il protocollo d'intesa tra Italia e Libia, giudicato non conforme alla Costituzione italiana e alle leggi internazionali da un tribunale penale, è stato rinnovato nel febbraio 2020.

Nel 2019 il Tribunale civile di Roma ha consentito l'accesso alla procedura di asilo dall'estero ad alcuni eritrei che erano stati illegalmente rimpatriati in Libia nel 2009. In altri due casi, ha ordinato di rilasciare visti umanitari per consentire l'ingresso di minori, uno dei quali era in Libia.

A seguito di un decreto ministeriale è stata introdotta una procedura di frontiera, presente dallo scorso anno nel quadro giuridico e ora applicabile nelle zone di confine e nelle zone di transito. Questo decreto identifica le aree di confine e di transito in cui si applica la procedura accelerata per l'esame delle domande di asilo quando una persona elude o tenta di eludere i controlli alle frontiere. Le prime applicazioni del decreto hanno già rivelato la controversia del concetto di "evasione dei controlli alle frontiere". È stato inoltre adottato un elenco di 13 paesi di origine sicuri.

È inoltre documentata che tra le domande di asilo esaminate nell'ambito di procedure accelerate sussiste un uso sproporzionato e scorretto di decisioni manifestamente infondate, il che compromette i diritti di difesa e protezione dei richiedenti asilo.

Condizioni di accoglienza

Come previsto, i regimi di capitolato d'oneri adottati dal Ministero dell'Interno hanno portato a una progressiva chiusura dei piccoli centri di accoglienza e ad un consistente coinvolgimento nel sistema di accoglienza di grandi organizzazioni a scopo di lucro. Le prefetture sono state autorizzate ad adeguare le basi d'asta per i costi di locazione e sorveglianza, ma senza un miglioramento della scarsa qualità dei servizi offerti ai richiedenti asilo nei centri di accoglienza. Nonostante il calo degli arrivi, la maggior parte delle strutture di accoglienza sono ancora centri di accoglienza d'emergenza.

Alla fine del 2019, il numero di richiedenti asilo e beneficiari di protezione internazionale nel sistema di accoglienza era di 67.036, distribuiti tra 10 centri di accoglienza e hotspot governativi e 6.004 in CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria). Rispetto al 2018, il numero di CAS è diminuito del 33% ma le modifiche imposte dal capitolato d'oneri hanno portato alla chiusura di molti CAS di piccole dimensioni e alla distribuzione di migranti in grandi CAS con pochi, se non nessun servizio. Con decreto del 18 novembre 2019, sono state emesse nuove linee guida per il sistema Sprar / Siproimi, tra cui nuovi servizi per i minori non accompagnati.

Le modifiche introdotte dal decreto legislativo 113/2018, in particolare il divieto della registrazione anagrafica, hanno reso estremamente difficile l'accesso ai servizi territoriali per i richiedenti asilo. Tuttavia, molti tribunali hanno ritenuto illegale l'esclusione dei richiedenti asilo dalla registrazione della residenza.

Detenzione di richiedenti asilo

Le prefetture non hanno istituito strutture di detenzione dedicate a scopo identificativo. Di fatto, la detenzione dei richiedenti asilo ha continuato a essere segnalata negli hotspot.

Accoglienza dei beneficiari di protezione internazionale

Sono state emesse le nuove  linee guida relative all'accoglienza dei beneficiari della protezione internazionale nel sistema Siproimi. Il decreto ha introdotto delle condizioni molto stringenti per poter continuare il percorso di accoglienza oltre i primi sei mesi. Il numero di posti a Siproimi è diminuito a 31.284 rispetto ai 35.650 posti esistenti a gennaio 2019.

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