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Martedì, 04 Agosto 2020

Martedì, 30 Giugno 2020 - nelPaese.it

“Oggi più che mai c’è bisogno di un’Europa che metta al centro la dignità della persona, promuovendo politiche in grado di realizzarne il benessere in armonia con l’ambiente, senza lasciare indietro nessuno. Per questo, come rappresentanti di imprese che della centralità della persona hanno fatto la leva della loro crescita, chiediamo che le misure messe in campo dall’UE siano rese disponibili in tempi rapidi e che le cooperative possano accedervi, riconoscendo le loro specificità; auspichiamo, inoltre, che nel 2021 venga approvato il piano di azione per l’economia sociale, con un focus sul ruolo dell’economia sociale nel Mediterraneo”.

È quanto hanno affermato Mauro Lusetti, Presidente dell’Alleanza delle Cooperative, ed i Copresidenti Maurizio Gardini e Giovanni Schiavone, nell’incontro in videoconferenza con i capigruppo degli europarlamentari italiani, ricordando il ruolo svolto, durante il lockdown, dalle cooperative impegnate nelle attività essenziali, pur con carenza di manodopera e di dispositivi di protezione, e le gravi difficoltà di quelle attive nei settori più colpiti: turismo, cultura e spettacolo, ristorazione, costruzioni, industria, noleggio.

“La pandemia e la recessione globale si affrontano con maggiore cooperazione tra gli Stati” -hanno detto i rappresentanti dell’Alleanza- “tutte le misure già adottate -da Sure al programma di acquisto dei titoli di Stato della BCE, agli interventi della BEI al MES- e quelle in discussione, come il Next Generation EU e il quadro finanziario pluriennale 2021/2027, debbono essere frutto della solidarietà tra gli stati membri ed essere inclusive, tempestive e congrue per affrontare la crisi”.

“La necessità di politiche europee straordinarie -hanno aggiunto Lusetti, Gardini e Schiavone- figura tra le priorità che abbiamo indicato al Governo italiano, insieme con l’importanza di garantire procedure snelle e veloci per far arrivare liquidità alle imprese (incluse le PMI e le labour intensive) e sussidi ai lavoratori, l’urgenza di pagare i debiti pregressi della PA e di incentivare i settori più colpiti con interventi straordinari, l’importanza di predisporre un piano per lo sviluppo ispirato ad una visione complessiva e attento al ruolo dei corpi intermedi”.

“Terminata l’emergenza -hanno detto i Presidenti- è ora necessario cogliere positivamente il momento attuale per il rilancio e la ricostruzione del Paese nel segno dell’innovazione, di uno sviluppo sostenibile, inclusivo e cooperativo. Questa convinzione ispira il nostro documento “Ricostruire l’Italia cooperando, un piano nazionale della sostenibilità”, che punta sulla capacità degli italiani di investire, consumare e raccogliere risorse per lo sviluppo del proprio Paese, sul recupero del senso civico e su un grande piano di sviluppo dell’impresa culturale e solidale. Oltre ad alcuni interventi  prioritari per la ripartenza -sblocco dei cantieri, liquidità per imprese, pagamenti dei debiti della PA, sburocratizzazione, riduzione degli oneri per le imprese, sostegno alla capitalizzazione e alla trasmissione delle imprese in favore dei lavoratori dipendenti- proponiamo 31 interventi per la transizione ecologica, per lo sviluppo comunitario, per l’innovazione e la digitalizzazione, per la strutturazione dell’assistenza primaria e lo sviluppo della white economy, per l’internazionalizzazione e il lavoro”.

I capigruppo degli europarlamentari italiani, ribadendo la consapevolezza del ruolo svolto dalla cooperazione nel contesto economico e sociale del nostro Paese, hanno espresso interesse ed apprezzamento per le richieste e le proposte illustrate da Alleanza delle Cooperative nel corso dell’incontro ed hanno confermato la disponibilità a proseguire l’interlocuzione già avviata e a tenere presenti le esigenze delle cooperative in relazione ai dossier in discussione nelle istituzioni comunitarie.

Pubblicato in Nazionale

Medici Senza Frontiere (MSF) ha aperto un centro di trattamento per il Covid-19 nella provincia di Herat, la seconda più colpita dall'epidemia dopo Kabul. La struttura, situata all'interno del Gazer Ga Hospital, conta 32 posti letto e si prende cura dei casi più gravi che necessitano di ossigenoterapia, alleviando così il carico sugli altri due centri esistenti, Shaidayee e Liberty Hospitals, ancora affollati di pazienti.

"Abbiamo aperto questo centro di trattamento per assistere i malati più gravi e supportare l'intervento del ministero della salute nella gestione dei casi Covid-19. Dopo 40 anni ininterrotti di conflitto, questa epidemia sta ulteriormente aggravando una situazione già catastrofica" dichiara Claire San Filippo, coordinatore di MSF a Herat.

Dal primo caso di Covid-19 in Afghanistan confermato ad Herat a fine febbraio, il numero dei contagi è aumentato ininterrottamente. All'inizio della pandemia, un numero molto elevato di afgani - più di 159.000 solo nel mese di marzo secondo l'Organizzazione internazionale per le Migrazioni (OIM) - sono rientrati dall'Iran, un paese fortemente colpito dalla pandemia. Per questo, Herat, usata da molti afghani come area di passaggio in direzione delle diverse province, era diventato il primo epicentro dell'epidemia nel paese ed è attualmente la seconda area più colpita con quasi 4.500 casi confermati il ​​22 giugno.

Tuttavia, questi numeri non forniscono un quadro completo della situazione generale. I casi di Covid-19 a Herat, così come in tutto il paese, restano in gran parte sottostimati a causa della mancanza di test diagnostici, come dimostrano i soli 64.585 esami effettuati su un totale di oltre 37 milioni di abitanti.

Il numero di casi gravi all'ospedale Shaydahee di Herat è aumentato da 50 all'inizio di maggio a 125 all'inizio di giugno. Al triage dell'ospedale regionale di Herat, su circa un centinaio di pazienti visitati al giorno, da 5 a 10 presentano condizioni gravi o critiche. Sembra, dunque, che il livello reale di trasmissione della malattia all'interno della comunità sia chiaramente sottovalutato.

All'inizio dell'epidemia, le équipe di MSF a Herat avevano iniziato a implementare misure di prevenzione e controllo delle infezioni in alcune strutture sanitarie, in una clinica per gli sfollati alla periferia della città e nel centro di alimentazione terapeutica presso l'ospedale regionale. Ad aprile, i team di MSF hanno anche organizzato il triage nella clinica per gli sfollati e nell'ospedale regionale per garantire la diagnosi precoce dei casi e creare un sistema efficace volto al trasferimento dei casi sospetti in strutture sanitarie adeguate.

A quattro mesi dalla segnalazione del primo caso, la prevenzione della diffusione del virus rimane problematica. Famiglie numerose, alloggi sovraffollati e con scarso accesso all'acqua, alti livelli di interazioni sociali e povertà rendono quasi impossibile il lavaggio regolare delle mani, l'isolamento domiciliare e il distanziamento sociale. Alcune persone con sintomi correlati a Covid-19 continuano a non ricercare l'assistenza medica necessaria, anche per il timore che i rituali di sepoltura possano non venire rispettati in caso di morte durante i trattamenti.

Per i pazienti non Covid-19, la situazione si fa sempre più difficile a causa dell'elevato numero di personale sanitario contagiato. Da metà maggio, un alto numero di bambini malnutriti è stato ammesso nel centro di alimentazione terapeutica di MSF dove si sta facendo di tutto per mantenere la piena capacità di posti letto nonostante i contagi tra il personale.

Pubblicato in Dal mondo

Insieme per promuovere lo sviluppo sostenibile e mettere volontari, cooperative e associazioni al centro delle sfide poste dall’Agenda 2030 dell’Onu. È questo il fulcro del protocollo d’intesa siglato il 23 giugno Genova fra Altromercato e CSVnet, due reti consolidate che hanno fatto della presenza capillare sul territorio il tratto distintivo del loro agire: CSVnet, che associa tutti i 55 Centri di servizio per il volontariato, conta infatti più di 400 fra sedi e sportelli operativi; mentre 225 sono le Botteghe gestite dalle 94 cooperative e organizzazioni non profit socie di Altromercato.

Alla base dell’impegno di Altromercato c’è lo sviluppo del Commercio Equo e Solidale e la diffusione dei principi dell’economia sostenibile a livello nazionale e internazionale, grazie alla presenza dell’impresa sociale fra i soci di “Equo Garantito”. Tematiche che ben si integrano con la mission dei Csv, impegnati da più di vent’anni nel sensibilizzare i cittadini alla solidarietà e che, con la riforma del terzo settore, sono stati chiamati a rafforzare la presenza e il ruolo dei volontari in tutti gli enti del terzo settore.

Una connessione, quella con la riforma, ripresa anche nell’accordo che cita gli articoli del Codice del terzo settore a cui si riferiscono le due organizzazioni, come l’art. 5 che cita il Commercio Equo fra le attività di “interesse generale” che qualificano gli Enti di terzo settore (Ets) oppure gli articoli 17 e 63 che riguardano il volontariato e l’accreditamento dei Csv.

Diverse le azioni in programma, illustrate nell’accordo che integra il protocollo d’intesa. Oltre allo sviluppo di sinergie fra i soggetti delle due reti che operano nei territori “concordando iniziative comuni, comunicazioni mirate e definendo periodici accordi applicativi”, le due organizzazioni hanno intenzione di pianificare un’indagine sul profilo dei volontari che operano nel circuito di Altromercato, grazie all’esperienza maturata nella ricerca sociale da CSVnet con alcuni studi importanti come il primo rapporto sugli empori solidali realizzato insieme a Caritas italiana e la recente indagine “Volontari Inattesi” sull’impegno delle persone di origine straniera nel volontariato.

Previsti inoltre interventi di tipo formativo, progettuale e consulenziale, con particolare riferimento ai temi dell’Agenda Onu, al fine di valorizzare le rispettive competenze ed il coinvolgimento nei rispettivi eventi istituzionali “di punta” come la Conferenza nazionale di CSVnet e la Giornata mondiale del Commercio Equo e Solidale, in programma ogni anno il secondo weekend di maggio.

“Per poter costruire un futuro più equo per tutti, - afferma Cristiano Calvi, vicepresidente e amministratore delegato di Altromercato, - è indispensabile concorrere alle sfide culturali che caratterizzano il nostro tempo. Grazie all'accordo con CSVnet vogliamo valorizzare sempre più i volontari presenti nella nostra rete, incrementarne il numero e qualificarne il ruolo. Il protocollo d’intesa e l’accordo con CSVnet sono l'inizio di un percorso che vedrà in numerosi ambiti una collaborazione per la promozione del volontariato, tassello fondamentale in questo momento storico, in cui assieme dobbiamo agire per ricostruire un'economia più giusta”.

“Questo accordo giunge in un momento particolarmente complesso non solo per il mondo del non profit, ma per tutta la società, - dichiara il presidente di CSVnet Stefano Tabò - e rientra in una logica di adesione concreta all’Agenda 2030 che tutta la rete dei centri di servizio sta perseguendo, attraverso l’integrazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile in tutte le attività e favorendo la diffusione di comportamenti e pratiche sostenibili all’interno e fuori dai centri stessi. Le azioni messe in atto ci consentiranno di capire meglio il fenomeno del volontariato in questo ambito e di definire obiettivi strategici che orientino anche la nostra azione”.

Pubblicato in Economia sociale

Legacoopsociali organizza, nell’ambito della Direzione Nazionale, un confronto sul tema: “Il ruolo della cooperazione sociale nella creazione di coesione territoriale (Strumenti ed esperienze al Sud e per la rigenerazione di beni confiscati alla criminalità organizzata). Il 2 luglio 2020 ore 10.30-12.00 con un collegamento in videoconferenza.

L’iniziativa è aperta: chi è interessato può iscriversi e riceverà le credenziali per partecipare. Introduce Eleonora Vanni, Presidente Legacoopsociali.

Ne parlano Bruno Frattasi, Direttore dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata; Camillo De Berardinis, Amministratore Delegato di CFI, Cooperazione Finanza Impresa; Carlo Borgomeo, Presidente Fondazione con il Sud; Mauro Lusetti, Presidente Legacoop. Poi ci saranno le esperienze cooperative che gestiscono beni, terreni e aziende confiscate.

Per iscriversi all’evento on line www.legacoopsociali.it

 

Pubblicato in Economia sociale

Home Verso Casa, è un progetto della cooperativa Nuovi Vicini di Pordenone, organizzato in collaborazione con i comuni enti attuatori dei progetti di accoglienza per rifugiati di Pordenone, Sacile e San Vito al Tagliamento, che ci parla della dimensione della casa: come luogo fisico, ma anche dimensione degli affetti, dove si intrecciano vissuti, storie, progetti e ricordi.

A causa dell'emergenza sanitaria mondiale dovuta al coronavirus, tutti per oltre due mesi abbiamo vissuto in modo nuovo, più intenso e denso il focolare domestico: il progetto, attraverso un video, cerca di raccontare e indagare cosa è casa per un rifugiato, un migrante forzato. Al centro ci sono le immagini, i volti, i disegni e le preziose parole di chi vive parte della propria vita in sospeso. La dimensione della casa per una persona titolare di protezione internazionale è luogo di ricordo, di famiglia, ma anche riparo transitorio, soluzione abitativa temporanea che cerca di porre le basi per la costruzione di un progetto di vita che si proietta sul domani, con i suoi sogni, desideri e speranze.

 Il video ci presenta un'umanità che cerca ''casa'' nei gesti, nelle persone, negli edifici, in un mondo e in una civiltà lontana dalle origini, diversa, a volte accogliente, a volte ostile. Un'umanità che ci parla di piccole cose, significati, fatti quotidiani che alla fine ci fanno superare le barriere della diversità per ritrovarci in quella casa che per tutti è culla di vita, paure, appartenenza, sogni e speranze.   

 L'iniziativa è stata lanciata in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, il 20 giugno scorso. Il video è visibile sul sito della Nuovi Vicini www.nuovivicini.it

Pubblicato in Friuli-Venezia Giulia

Sono state dunque presentate le Linee guida per la riapertura delle scuole a settembre, un atto di indirizzo atteso da tutti e in modo particolare da chi considera l'istruzione anche come fondamentale ambito di inclusione. "Apprezziamo lo sforzo messo in atto dalla Ministra Lucia Azzolina che ha ascoltato le nostre richieste, recependone lo spirito anche se la loro complessiva attuazione richiede l'apertura e il mantenimento di un cantiere e di un monitoraggio costante", commenta il presidente della FISH Vincenzo Falabella.

La FISH dimostra comunque di cogliere appieno il significato di quello specifico passaggio delle Linee guida che recita "Priorità irrinunciabile sarà quella di garantire, adottando tutte le misure organizzative ordinarie e straordinarie possibili, sentite le famiglie e le associazioni per le persone con disabilità, la presenza quotidiana a scuola degli alunni con Bisogni educativi speciali, in particolar modo di quelli con disabilità, in una dimensione inclusiva vera e partecipata. Per alcune tipologie di disabilità, sarà opportuno studiare accomodamenti ragionevoli [...]."

Ed è proprio in quello studio di accomodamenti ragionevoli, concetto ben espresso dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, che FISH punta per rendere effettivo quello che è il cardine delle richieste della Federazione: sicurezza e didattica in presenza per gli alunni con disabilità.

"È chiaro che non ci possiamo certo accontentare di indicazioni su mascherine e dispositivi di protezione ed eventuali eccezioni o criteri. L'inclusione – reale, quotidiana, sostenibile – richiede molti e variegati accorgimenti, accomodamenti ragionevoli appunto, tarati e adattati alle specifiche e personalissime esigenze. Ci auguriamo che dirigenti, operatori ed enti locali sappiano cogliere la disponibilità e il supporto delle famiglie e delle organizzazioni delle persone con disabilità come appunto auspicato dalle Linee guida." Così ancora Vincenzo Falabella che conclude: "Anche il prossimo anno scolastico vale, più forte che mai, la solita raccomandazione: la scuola deve iniziare lo stesso giorno per tutti, anche per gli alunni e le alunne con disabilità."

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Durante la pandemia le organizzazioni del Terzo Settore in Umbria hanno dato un contributo essenziale alla vita di migliaia di famiglie: volontari, associazioni e operatori hanno garantito servizi essenziali, si sono prese cura di anziani soli, si sono impegnate nella consegna del cibo, in altre parole si sono prese cura della comunità.

Questo impegno è stato riconosciuto dal Presidente Mattarella che ha premiato i tanti operatori del Terzo settore in prima linea durante l'emergenza sanitaria e dal Presidente del Consiglio Conte che si è confrontato con il Forum del Terzo Settore sia nell'emergenza che nei recenti stati generali dell'economia dove il Forum del Terzo Settore ha partecipato portando proposte e idee.

“In Umbria invece la Giunta Regionale, dal momento del suo insediamento, non ha mai avviato un confronto con le organizzazioni del Terzo settore, non ha mai invitato il Forum del Terzo Settore ai tanti momenti di confronto con le parti sociali e cosa ancora più grave in molte occasioni ha cercato di evitare il confronto con le organizzazioni più rappresentative del Terzo settore aprendo il dialogo con alcune realtà individuate in modo arbitrario e poco trasparente, forse perché politicamente vicine alla Giunta di centro destra?”, si domanda il Forum dell’Umbria.

“Esemplare è quanto sta accadendo con il percorso partecipativo del PRINA – continua la nota - al quale sono state invitate alcune associazioni ed escluse in modo ingiustificato altre sino ad arrivare alla censura preventiva avvenuta a danno di alcune associazioni di familiari invitate ai primi incontri e poi non più invitate, forse perché portatrici di punti di vista non in linea con l'indirizzo politico della Regione. In queste settimane siamo stati sollecitati da numerose associazioni escluse dal confronto con la Regione Umbria”.

“A nome di queste associazioni chiediamo all'Assessore Coletto ed alla Presidente Tesei quali criteri sono stati utilizzati per organizzare il confronto con le organizzazioni dei familiari? Come mai non sono state invitate solo alcune associazioni? Perché il Forum del Terzo Settore non è mai stato consultato e non è mai stato invitato agli incontri sul PRINA? Forse perché non ci si vuole confrontare con chi intende difendere la rete dei servizi di welfare che la Regione con il nuovo PRINA intende smantellare? La partecipazione è una cosa seria, il confronto è alla base del processo democratico, non può essere strumentale alla costruzione del consenso politico di una parte. La legge sul Terzo settore impone precisi obblighi agli enti locali che devono coinvolgere gli enti del Terzo settore nella fase di programmazione”, conclude il Forum terzo settore Umbria. 

Pubblicato in Umbria
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