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Sabato, 11 Luglio 2020

Giovedì, 04 Giugno 2020 - nelPaese.it

Non c’è pace per la cooperazione sociale in Calabria: continuano furti e atti vandalici alle strutture di chi opera nell’agricoltura sociale.

“Dopo la cooperativa Terre Grecaniche di Palizzi, un'altra nostra cooperativa sociale subisce il furto di macchinari e attrezzature agricole. La Casa di Miryam è impegnata da anni, a Reggio Calabria, nel recupero e nel reinserimento lavorativo di ragazzi a rischio di esclusione sociale. I macchinari servivano non tanto per coltivare la terra, quanto la speranza di un futuro diverso per quei ragazzi”. A denunciarlo è Giancarlo Rafele, presidente del Consorzio Macramè.

“Insieme a quei macchinari avete rubato i loro sogni. Ma non ci fermerete. Non ce la toglierete mai la voglia di cambiare questa terra, di renderla migliore. Daremo una mano e ricompreremo tutto. E continueremo a sognare”, promette Rafele

Pubblicato in Calabria

Oltre il 60% degli italiani è preoccupato per la cessione dei propri dati personali ai gestori di app e siti web, e il 72% è consapevole che si tratta di informazioni dall’elevato valore economico. È quanto emerge dalle risposte a un sondaggio, condotto da SWG e dall’Area Studi Legacoop la scorsa settimana, per testare l’attenzione degli italiani riguardo la gestione dei Big data e il tema della privacy. In particolare, a considerare “preziosi” i dati personali risultano i giovani tra i 18 e i 34 anni che possiedono un’alta scolarità.

I dati* sono stati presentati in occasione del Consiglio di indirizzo della Fondazione PICO, il Digital Innovation Hub di Legacoop riconosciuto dal Network impresa 4.0 del Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE), che oggi ha approvato il programma delle attività, il bilancio consuntivo 2019 e rinnovato le cariche sociali.

«I risultati dell’analisi - dichiara Giancarlo Ferrari, Direttore Generale di Legacoop e Presidente della Fondazione PICO – dimostrano chiaramente che una risposta alternativa alle esigenze dell’economia digitale non solo è possibile, ma è necessaria. Nell’epoca in cui i dati personali sono considerati il “nuovo petrolio” le piattaforme cooperative, anziché guardare al mero profitto generato dall’uso dei dati, permettono a soci e utenti di partecipare alla creazione di valore e ricchezza comuni, attraverso il controllo democratico, la formazione continua, la tutela degli interessi di ognuno e la ripartizione equa dei vantaggi economici». 

A destare interesse sono soprattutto le piattaforme cooperative: ben un terzo degli intervistati è favorevole a diventare socio di una piattaforma online per la vendita di prodotti e servizi in cui è possibile mantenere la proprietà dei dati, e deciderne l’utilizzo. Simili piattaforme sono infatti considerate uno strumento di crescita per i diritti delle persone, la democrazia nel web, il benessere economico di chi vi aderisce – sia esso utente, produttore o consumatore – e in generale per l’economia del Paese.

«La cooperazione – sostiene Mauro Lusetti, presidente di Legacoop, associazione che assieme a Coopfond ha promosso la nascita della Fondazione PICO - è riuscita a rispondere al difficile momento che stiamo vivendo sia attraverso i principi della partecipazione e della condivisione, sia grazie alle adeguate dotazioni tecnologiche. Il Covid-19 ha dato una nuova centralità ai temi dell’innovazione, rendendo la trasformazione digitale un percorso necessario per le imprese cooperative, che devono ora più che mai implementare e adottare soluzioni costantemente aggiornate e innovative».

“Il primo compito che si è posto il nuovo Consiglio – afferma Giancarlo Ferrari, che presiede la Fondazione – è di estendere la rete PICO in almeno dieci regioni d’Italia. Siamo già al lavoro per raggiungere l’importante traguardo. La Fondazione, attraverso i suoi esperti e le sue attività di formazione, consulenza e assistenza tecnica per la transizione digitale, è e sarà in grado di interpretare una simile scommessa”.

Il Consiglio di indirizzo ha eletto il nuovo Consiglio di Gestione così composto: Giulia Alberti, Responsabile Innovazione e Sostenibilità Consorzio Integra; Katia De Luca, Coordinatrice nazionale Generazioni Legacoop; Barbara Farina, Direttrice Legacoop Lombardia; Giancarlo Ferrari, Direttore Generale Legacoop, nominato Presidente della Fondazione Pico; Angelo Migliarini, Vice Presidente Legacoop Produzione e Servizi, nominato Vice Presidente della Fondazione Pico; Francesca Montalti, Vice Presidente Innovacoop; Alessandro Panazza, Financial control & Investment Manager Consorzio CNS; Filippo Parrino, Presidente Legacoop Sicilia; Aldo Soldi, rappresentante Coopfond.

*I dati sono tratti da due distinte analisi svolte da SWG e l’Area Studi di Legacoop: 1) indagine tra le cooperative aderenti a Legacoop sull’impatto dell’epidemia COVID19, report di maggio 2020; 2) piattaforme cooperative, report 28 maggio 2020 su indagine svolte su un campione di cittadini rappresentativo dell’universo della popolazione italiana.

 

 

Pubblicato in Nazionale

È Luca Zingaretti, nel ruolo di Presidente di Giuria, a proclamare i tre vincitori della prima fase del Concorso di scrittura teatrale "Prove generali di solitudine" ideato e promosso da Carrozzeria Orfeo, con il sostegno di Fondazione Cariplo, Marche Teatro, Teatro dell'Elfo, Teatro Bellini di Napoli, Teatro Nazionale di Genova e in collaborazione con PAC Paneacquaculture.net

La Giuria, composta da Gabriele Di Luca, Alessandro Federico, Paolo Li Volsi, Massimiliano Setti, Raffaella Ilari, Natascia Sollecito Mascetti, Aleph Viola, e presieduta in questa prima fase da Luca Zingaretti, ha proclamato sui social di Carrozzeria Orfeo i tre vincitori su 819 testi pervenuti da tutta Italia, da professionisti e non professionisti di tutte le età. chiamati a scrivere un testo a partire dalla parola chiave Contagio e ispirato alla forma della stand up comedy.

Primo classificato: "Nun se potremo più passà 'e canne" di Francesco Michele Laterza, 36 anni, pugliese, attore, performer, insegnante, con la seguente motivazione: «un testo che diverte, sorprende e si rinnova, pronto per essere rappresentato.»

Secondo classificato: "La guerra umida" di Chiara Bonome, 31 anni, romana, e Mattia Marcucci, 30 anni, viterbese, entrambi attori, registi e sceneggiatori, con la seguente motivazione «un testo divertente, denso di contenuti, con una comicità, a tratti feroce, che conquista.»

Terzo classificato "La peggiore apocalisse di sempre" di Rodolfo Ciulla, 28 anni, lavoratore a chiamata, palermitano di nascita e milanese di adozione, con la seguente motivazione «un testo divertente, con un buon ritmo, che funziona.»

Al vincitore è assegnato un Premio di 500 Euro, al secondo classificato di 300 Euro, al terzo di 200 Euro. Al termine, compatibilmente con i prossimi decreti ministeriali, sarà chiesto di sviluppare ulteriormente i propri testi in vista di una futura messa in scena. I testi vincitori di ciascuna fase saranno pubblicati sulla rivista online PAC Paneacquaculture.net.

Nuova parola chiave della seconda fase del Concorso - composto da quattro diverse tappe autonome con cadenza bisettimanale, nato per contribuire attivamente all'emergenza che il mondo della cultura si trova oggi ad affrontare – è COMPLOTTO: gli autori avranno una settimana di tempo - entro le 23,59 dell'8 giugno -  per inviare un monologo di massimo quattro pagine, ispirato alla forma della stand-up comedy, che durante la settimana successiva sarà valutato da una Giuria interna formata dagli attori e dai collaboratori di Carrozzeria Orfeo (Angela Ciaburri, Beatrice Schiros, Aleph Viola, Paolo Li Volsi, Alessandro Federico, Francesca Turrini, Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Raffaella Ilari, Natascia Sollecito Mascetti). Dopo Luca Zingaretti, la Giuria sarà presieduta, da Vinicio Marchioni (prossimi Presidenti di Giuria saranno invece Paola Minaccioni e Lino Guanciale) che il 13 giugno premierà i 3 monologhi vincitori sul Canale IGTV Instagram di Carrozzeria Orfeo.

Ogni parola chiave è accompagnata da uno stimolo drammaturgico (un breve brano, una poesia o una riflessione) selezionato dal drammaturgo della compagnia Gabriele Di Luca; da uno stimolo musicale originale composto da Massimiliano Setti e da uno stimolo grafico proposto dall'illustratore Federico Bassi, come ulteriori spunti iniziali ai quali "aggrapparsi" per indagare al meglio il tema/parola proposto.

Pubblicato in Cultura

"Complimenti sinceri a Rosa Maria Lucchetti e Alessandro Bellantoni per l'onorificenza ricevuta dal Presidente della Repubblica ed un ringraziamento di cuore per aver offerto una testimonianza concreta di partecipazione alla vita della comunità e di solidarietà, principi essenziali dell'esperienza cooperativa".

Il Presidente di Legacoop, Mauro Lusetti, sottolinea così il prestigioso riconoscimento di Cavaliere al merito della Repubblica del quale sono stati insigniti Rosa Maria Lucchetti, cassiera dell'Ipercoop di Pesaro, che a marzo ha voluto ringraziare gli operatori del 118 della sua città inviando loro delle carte prepagate del valore di 250 euro, e Alessandro Bellantoni, socio della cooperativa di tassisti Prontotaxi 6645 di Roma, che a fine aprile ha offerto gratuitamente il suo servizio per accompagnare una bambina di tre anni di Vibo Valentia al Bambino Gesù di Roma per una visita oncologica.

"Nelle lunghe settimane del lockdown - aggiunge Lusetti- le cooperative, imprese profondamente radicate nel territorio, hanno assicurato il loro impegno per portare avanti le loro attività e per dare il proprio contributo per alleviare, per quanto possibile, i problemi di una comunità nazionale alle prese con un'emergenza inedita che ha inciso profondamente sulla vita quotidiana di milioni di persone".

"La generosità e l'attenzione al prossimo che Rosa Maria e Angelo hanno dimostrato in modo così sincero - conclude il Presidente di Legacoop - testimoniano la presenza, nella società, di valori positivi e importanti: su questi dobbiamo fare leva per alimentare quel senso di unità morale che il Presidente della Repubblica ha giustamente indicato come parte essenziale dello spirito necessario per far ripartire il nostro paese".

 

 

Pubblicato in Lavoro

È uscito da pochi giorni "Volontari inattesi. L'impegno sociale delle persone di origine immigrata" (Edizioni Erickson, pagg. 352), rapporto della prima ricerca nazionale svolta sull'argomento.

Promossa da CSVnet, l'indagine è stata realizzata dal Centro studi Medì di Genova e curata da Maurizio Ambrosini (università di Milano) e Deborah Erminio (università di Genova, Centro Medì). L'intera rete dei Centri di servizio per il volontariato, per buona parte del 2019, ha partecipato direttamente alla raccolta dei dati attraverso centinaia di questionari e interviste in profondità. 

CSVnet aveva già parlato dei contenuti dell'opera, che sarà presentata on line il 22 giugno (ore 16-17.30).
 
"Un piccolo gesto rivoluzionario"

primi dati quantitativi, presentati lo scorso ottobre, individuavano già una figura di immigrato per lo più giovane e con un alto grado di istruzione e di integrazione. Ma soprattutto ribaltavano l'immagine dei migranti come solo destinatari di accoglienza e aiuto, rivelando al contrario l'esistenza di un gran numero di essi impegnati nelle forme più disparate di solidarietà a favore degli italiani. È il frutto di quel "piccolo gesto rivoluzionario", come spiegano nella prefazione il presidente di CSVnet Stefano Tabò e il consigliere delegato Pier Luigi Stefani, compiuto nel 2018, quando fu scelto di indagare in modo "invertito" la relazione tra volontariato e immigrazione.

Il libro colloca ora quei dati in un contesto di grande ricchezza: lo fa analizzando i racconti di 110 immigrati volontari di più o meno lungo corso, che confidano i timori, le soddisfazioni e le lezioni imparate nella loro esperienza; lo fa raccontando come cinque grandi reti nazionali del non profit (Avis, Aido, Fai, Misericordie, Touring Club) hanno gestito il contributo di questi "nuovi" volontari nelle loro attività; lo fa, infine, attraverso dieci buone pratiche che descrivono i rapporti tra i volontari di origine straniera e altrettante realtà associative locali sparse in tutta Italia.
 
Un argomento inesplorato

A dare origine alla ricerca era stata una doppia intuizione: da una parte, di come stesse crescendo il ricorso alla consulenza dei Csv da parte di aspiranti volontari stranieri; dall'altra, di come questo fosse "un argomento pressoché inesplorato nelle dimensioni e nei significati". CSVnet ha quindi contribuito a definire il metodo e il focus della ricerca, "prendendo come riferimento la definizione del volontariato più classica (...): un'attività più o meno organizzata, svolta gratuitamente, in modo spontaneo e a beneficio dell'intera collettività. Pur consapevoli delle infinite sfumature che il nostro oggetto d'indagine presenta, - spiegano Tabò e Stefani, - abbiamo voluto affermare fin dal principio che intendevamo osservare nuovi protagonisti del volontariato nel solco del tradizionale impegno sociale del nostro Paese".

"La ricerca ha dimostrato che gli immigrati sono 'carne e sangue' di questo Paese anche nel volontariato, - dice Ambrosini, - e del resto ciò si evidenzia anche nell'attuale periodo di emergenza sanitaria, in cui gli stranieri sono presenti, oltre che nei lavori essenziali, in tantissime azioni solidali, organizzate e non. Il volontariato, inoltre, si conferma come soggetto più accessibile e ricettivo della politica nel dare la possibilità a queste persone di esercitare una cittadinanza sostanziale".
 
La sfida al non profit

L'altro grande filone della ricerca è più "interno" e riguarda la sfida che gli immigrati volontari pongono al mondo non profit. "In che modo, - si era chiesto CSVnet, - questa nuova presenza sta influenzando l'identità delle associazioni ospitanti, il loro modo di organizzarsi e di relazionarsi? Quali opportunità si svelano? Quali criticità si incontrano?". La risposta è nella grande quantità di argomenti che viene ora consegnata "a tutte le realtà del terzo settore affinché ne traggano motivi di riflessione e piste di lavoro per l'immediato futuro".
"Il volontariato è chiamato a vivere anche internamente quei valori di accoglienza e rispetto della persona che professa, - è la conclusione di Ambrosini. – Dovrebbe ad esempio chiedersi sempre di più come valorizzare culture 'altre' e in generale come fare cultura nel paese attraverso queste nuove figure. Ad esempio, alcuni giovani di origine straniera rivendicano il loro portare il velo o il colore della loro pelle come un messaggio costitutivo della loro pratica di volontariato: ed è solo uno dei risvolti interessanti su cui le associazioni potrebbero interrogarsi".

Pubblicato in Migrazioni

Complessità delle procedure per ottenere il Reddito di Emergenza (Rem), assenza di una campagna di informazione e mancanza di strategie per regolarizzare il sommerso. Sono questi i limiti principali di una misura di sostegno pensata per le fasce più deboli della popolazione e che rischia di non raggiungere chi ne ha più bisogno tra gli aventi diritto. È la preoccupazione espressa dal Forum Disuguaglianze e Diversità (ForumDD), dall'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) e da Cristiano Gori, che hanno analizzato le differenze tra la misura proposta al Governo a fine marzo con quella inserita nel Decreto Rilancio.

In particolare, la necessità di comunicare l'ISEE per presentare la domanda per il Rem (non prevista nella proposta ForumDD-ASviS-Gori), potrebbe scoraggiare le persone che oggi sono fuori dalla rete del welfare pubblico e rendere la misura meno accessibile per i lavoratori del sommerso, per i quali non è prevista una strategia di "aggancio" con la prospettiva di regolarizzazione. Inoltre, la frammentazione delle misure e la compresenza del Reddito di Cittadinanza e del Reddito di Emergenza, senza un'adeguata campagna informativa mirata, renderà difficile per molti sapere se si rientra o meno tra gli aventi diritto al Rem. I

l raggiungimento di tutti i possibili beneficiari dipenderà molto anche dal lavoro di accompagnamento sui territori di enti locali, associazioni e altri soggetti del terzo settore. Infine, è rimasta inesaudita la richiesta di uniformare la durata del Rem a quella di altre prestazioni straordinarie di tutela del reddito. Sebbene gli importi mensili del Rem siano assimilabili a quelli del Reddito di Cittadinanza, le due mensilità previste, indipendentemente dalle caratteristiche della misura e dei correttivi che potranno risultare utili dal monitoraggio della sua applicazione, appaiono limitati a un arco temporale troppo breve per rispondere alle necessità fondamentali della popolazione interessata.

Da qui il timore di non riuscire a sostenere la parte della popolazione economicamente più fragile. Nelle prossime settimane sarà necessario monitorare non solo l'attuazione della misura nei territori, ma anche le condizioni delle persone e delle famiglie alle quali è rivolta. Ciò anche allo scopo di identificare possibili azioni finalizzate ad aiutare gli utenti del Rem a beneficiare di sostegni di natura non monetaria (formazione, assistenza per i minori, lotta alla povertà educativa, ecc.) oppure a usufruire di altri strumenti di sostegno.

 

 

Pubblicato in Economia sociale
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