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Martedì, 04 Agosto 2020

Giovedì, 09 Luglio 2020 - nelPaese.it

 Sul nelpaese.it prosegue la pubblicazione delle prove finali degli studenti del Master Sociocom in comunicazione sociale dell'Università Roma Tor Vergata: qui l'articolo di Pamela Fabiano

 

La Basilicata è una regione piccola e isolata. Sconosciuta ai più, ha visto negli anni un crescente fenomeno di spopolamento dei suoi borghi, città e campagne, e i suoi residenti attuali sono poco meno di 560.000, dei quali oltre il 20% ha più di 65 anni.  In questo contesto di isolamento e di solitudine, è maturato, negli anni, un urgente bisogno di creare una capillare rete di assistenza sanitaria alle persone affinché nessuno resti escluso dal circuito dei servizi sanitari e di cura che in regione sono di buona qualità, ma difficili da raggiungere per chi è anziano, non pienamente autosufficiente o solo.

Negli ultimi 20 anni, si è fatta strada la Cooperativa sociale Auxilium  che gestisce, in Basilicata e in alcune province della Puglia, il servizio di Assistenza domiciliare integrata (ADI) per conto delle ASL e assiste quotidianamente circa diecimila pazienti che, in maggioranza anziani,  hanno bisogno di cure legate in particolare alla condizione di fragilità dovuta all’invecchiamento. Auxilium, con la sua equipe di medici, infermieri, fisioterapisti, operatori socio sanitari, psicologi, entra proprio nelle case di migliaia di anziani, disabili o malati, per prendersene cura e per dare supporto ai loro famigliari che, spesso, non vivono in regione. È, Auxilium, una sorta di vicino di casa che entra in dialogo con il paziente fragile e anziano e se ne prende cura, continuando a farlo vivere all’interno del suo mondo, dei suoi affetti, delle sue relazioni.

Il modello Auxilium è nato grazie alla caparbia volontà di aiutare i propri conterranei di Angelo Chiorazzo, fondatore, e di un gruppo di amici:  «Auxilium è nata vent’anni fa per iniziativa un gruppo di universitari originari della Basilicata e fin dall’inizio ha operato nell’assistenza domiciliare, sia perché è un servizio alla persona che mette in campo professionalità sanitarie qualificate, ma anche perché permette di esprimere al meglio i valori fondanti della cooperazione, che sono il mettersi insieme per creare lavoro e sviluppo sociale nei territori. L’ADI non solo aumenta il benessere del paziente, ma crea inclusione e nuova socialità». Grazie alla cooperativa, infatti, molti giovani professionisti sono rimasti in Basilicata e partecipano a dare nuove possibilità di sviluppo sociale al territorio.

Oggi, in tempi in cui bisogna ripensare il sistema sanitario rafforzando la rete di assistenza territoriale a causa della pandemia da COVID-19 e dei suoi possibili ritorni stagionali, questo servizio di assistenza domiciliare integrata si rivela essere una risposta alla necessità di lasciare le persone sicure in un ambiente protetto. La sfida è proprio questa: arrivare lì dove vi sarà più bisogno, nelle masserie isolate, nei borghi di montagna, proprio in quei luoghi dove vivono i più fragili e soli. Chiorazzo, che è anche vice-presidente dell’AGCI, ne è sicuro: “L'ADI Basilicata è un'eccellenza italiana e potrà essere molto utile nei prossimi mesi. La cosiddetta Fase 2 deve prevedere maggiore assistenza domiciliare per sconfiggere la pandemia. Tamponi nei casi sospetti, isolamento domiciliare in caso di positività e trattamento/monitoraggio dei casi domiciliari, anche con telemedicina, per evitare ricoveri inappropriati che potenzialmente potrebbero diffondere il contagio. È questa la premessa per la vittoria finale sulla malattia!”.

 Pamela Fabiano

 

Pubblicato in Basilicata

 Sul nelpaese.it prosegue la pubblicazione delle prove finali degli studenti del Master Sociocom in comunicazione sociale dell'Università Roma Tor Vergata: qui l'articolo di Roberta Varola.

 

E’ disponibile il nuovo bando per il programma di accelerazione Foundamenta#10, ad annunciarlo è SocialFare, il primo centro italiano interamente dedicato all’Innovazione Sociale e incubatore certificato dal MISE, con sede a Torino.

Fino al 12 luglio, sarà possibile candidare le proprie soluzioni imprenditoriali a impatto sociale, capaci di offrire risposte innovative alle sfide sociali contemporanee. Gli ambiti di proposta possono spaziare dal walfare, alla salute, dall’istruzione alla tecnologia, fino ad arrivare all’ambiente e al patrimonio culturale.

I candidati selezionati, potranno partecipare al programma residenziale e beneficiare di: 4 mesi di accelerazione intensiva, seed fund fino a centomila euro, team di accelerazione dedicato, accesso al network di investitori a impatto sociale, postazioni di lavoro nell’area co-working e sale riunioni nel cuore di Torino.

Dal 2015 SocialFare ha supportato 57 startup, attraverso 9 programmi di accelerazione. Molte delle startup selezionate nelle passate edizioni hanno avuto modo di riscuotere un grande successo, alcuni esempi sono Blind Console la prima console per non vedenti e ipovedenti di Novis vincitrice del premio Startup4Good, Humus la prima piattaforma di ricerca lavoro dedicata all’agricoltura e impegnata a favorire contratti regolari, e ancora gli ausili magnetici per disabili del progetto Tactee di Functionable, vincitori del premio More than DIS di Fondazione Accenture.

SocialFare è attiva dal 2013, fondata a Torino dalla Congregazione dei Giuseppini del Murialdo, in poco tempo è stata in grado di emergere a livello internazionale classificandosi dopo un solo anno dalla sua fondazione, tra i finalisti del prestigioso concorso European Social Innovation Competition dedicato all’innovazione sociale. Nel 2017 lancia una nuova call dal nome Design Your Impact, un'opportunità unica nel suo genere che aiuta team con idee e soluzioni innovative a rafforzare le proprie competenze, accompagnando e fornendo tutti gli strumenti necessari per dare vita ai propri progetti di innovazione sociale.

Un'eccellenza italiana, un laboratorio di idee e un team di professionisti propulsivo, una vera e propria sfida, quella che Laura Orestano, Amministratore Delegato di SocialFare, spiega:

“Le sfide sono quelle di creare sostenibilità, di far crescere le startup in modo che l'impatto sociale possa diventare veramente evidenza di crescita economica e sviluppo economico, solo lì e solo in quel modo noi potremmo dire di aver fatto veramente un passo avanti.”

 Roberta Varola

Pubblicato in Piemonte

Sul nelpaese.it prosegue la pubblicazione delle prove finali degli studenti del Master Sociocom in comunicazione sociale dell'Università Roma Tor Vergata: qui l'articolo di Isabel Alfano

 

Il “Giardino dei Semplici” è un progetto di grande impatto sociale nato nel 2017 dalla collaborazione tra la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma e Ro.Da Onlus - Associazione Roma Diversamente Abile.  

La finalità del progetto è la realizzazione di un percorso di formazione inclusivo per offrire a giovani diversamente abili, una concreta opportunità di integrazione sociale e occupazionale, valorizzando allo stesso tempo, uno spazio verde di grande importanza storica e ambientale per la città di Roma.

Ai giovani viene data la possibilità di imparare a manutenere e curare una sezione dello splendido “Giardino dei Semplici” dell’antico complesso edilizio Collegio Romano, luogo strettamente collegato alla Spezieria, punto di riferimento per la sanità romana dal XVII al XIX secolo.

In uno spazio inizialmente incolto messo a disposizione dalla Biblioteca Nazionale, l’obiettivo è quello di coinvolgere in attività di giardinaggio giovani diversamente abili dai 16 anni in poi che, terminato il percorso scolastico, dimostrino interesse per attività pratiche.

Il progetto si pone, dunque, come un vero e proprio ponte di integrazione tra la fine del ciclo scolastico e l’ingresso nel mondo occupazionale e nella vita sociale, come spiega Marco Ucciero, coordinatore dell’associazione Ro.Da Onlus:

 “Dopo la fine del ciclo scolastico sembra che per i ragazzi la disabilità sia sparita, anche dopo il raggiungimento della maggiore età i ragazzi continuano ad essere trattati spesso come “bambini”. La nostra missione è, dunque, quella di assicurare il diritto dei ragazzi alla vita indipendente e al lavoro, mirando all’inserimento degli stessi nel tessuto sociale, attraverso la creazione di un ponte di continuità tra la fine della scuola e l’ingresso nella vita sociale e occupazionale. Ancor più, l’intento è quello di integrare, quanto più possibile, le risorse territoriali e del comune di Roma al fine di promuovere dei percorsi realmente inclusivi capaci di soddisfare i bisogni dei giovani disabili”.

La mission fondante del progetto è l’aspetto integrativo e occupazionale. Il lavoro nobilita l’uomo, ma per chi è diversamente abile assume una valenza ancora più profonda: libera le energie, aumenta l’autostima, restituisce dignità e autorealizzazione ed ha un forte impatto sul benessere fisico ed emotivo.Allo stesso tempo è fonte di relazioni, scambio, confronto e forse è il mezzo più efficace per combattere pregiudizi e discriminazioni  sociali e culturali.

Purtroppo però l’inclusione dei diversamente abili nel mondo del lavoro è ancora un traguardo lontano. Traguardo che comunque il progetto ha raggiunto a partire da Febbraio 2019, attraverso la costituzione di una Cooperativa sociale di tipo B, i cui soci lavoratori sono i ragazzi, diventati ormai giovani adulti.

 Per questo motivo il “Giardino dei Semplici” non è solo un progetto di grande valore culturale e sociale, ma è una vera e propria oasi che custodisce oltre che rare e rigogliose specie floreali, boccioli di solidarietà, speranza e futuro.

Isabel Alfano

Pubblicato in Lazio
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