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Martedì, 24 Novembre 2020

Martedì, 25 Agosto 2020 - nelPaese.it

Dai primi giorni del mese di agosto quasi tutti i Centri diurni per anziani gestiti dalla Cooperativa sociale Cadiai hanno riaperto le porte agli ospiti, nel rispetto della normativa vigente e dei protocolli di sicurezza. Le strutture, che a causa della epidemia da COVID-19 erano state chiuse all’inizio di marzo, sono tornate operative grazie ad un vero e proprio percorso di riprogettazione dei servizi che ha richiesto la rimodulazione di spazi, la definizione di gruppi e delle singole attività.

Nei Centri, gli ospiti sono ora suddivisi in piccoli gruppi con operatori dedicati. A ciascun gruppo è stato assegnato uno spazio definito ed un bagno, mentre gli ingressi sono stati organizzati in modo tale che gli utenti di ogni gruppo non incrocino utenti di un gruppo differente. I gruppi sono inoltre formati sempre dagli stessi utenti per evitare la commistione tra troppe persone e garantire, in caso di contagio, l’immediata tracciabilità.

Grande attenzione anche al momento del pasto composto da monoporzioni e consumato con stoviglie usa e getta in maniera distanziata.  Sono stati, inoltre, ripensati i trasporti, aumentando il numero dei giri di ciascun pulmino per assicurare il distanziamento fisico e sanificando il veicolo al termine di ogni giro. La temperatura corporea viene rilevata prima di salire sul mezzo di trasporto o, in caso di accompagnamento da parte dei familiari, all’ingresso della struttura così come per chiunque vi acceda sia operatore o fornitore.

È stata inoltre elaborata una specifica “Autocerticazione per l’accesso al servizio” che ogni utente è tenuto a sottoscrivere. Tutti gli operatori sono provvisti di adeguati DPI e agli ospiti è richiesto, compatibilmente con la propria condizione, l’uso della mascherina e il rispetto del distanziamento fisico oltre all’igienizzazione frequente delle mani.

Sono infine previsti protocolli specifici in caso di comparsa di sintomi o di contatti con casi sospetti che prevedono – tra l’altro – l’immediata segnalazione alla task force dell’Azienda USL

 

“L’apertura dei Centri diurni è un passo importante che ha richiesto un grande sforzo organizzativo per garantire al massimo la sicurezza degli ospiti e degli operatori – sottolinea Franca Guglielmetti, Presidente Cadiai –. Tutto il percorso di progettazione, pur seguendo alla lettera la normativa, è stato concordato con le famiglie, tenendo conto dei relativi bisogni. Allo stesso tempo le modalità di riammissione ai servizi sono state condivise con i responsabili, con le famiglie e, nel caso fosse possibile, con gli interessati. Proprio in considerazione delle esigenze individuate sono stati attivati anche alcuni interventi a distanza attraverso live sul canale Youtube Cadiai e materiale video registrato dagli operatori, trasmesso alle famiglie via mail oppure caricato in un Cloud da noi predisposto e con accesso riservato”.

 

 

 

 

Pubblicato in Emilia-Romagna

Letture animate, filastrocche virtuali, ricette, proposte di gioco, idee progettuali: ARCAlab racconta mette in rete sulla pagina web www.arcalab.org, a disposizione delle famiglie e della comunità, le azioni educative rivolte a bambini e ragazzi da 0 a 14 anni intraprese durante il lockdown dagli educatori e insegnanti dei servizi educativi e sociali gestiti dalla cooperativa sociale Arca.

La cooperativa con sede a Firenze gestisce circa 80 servizi rivolti alla fascia di età 0-6 anni (nidi, spazi gioco e scuole dell’infanzia, la maggior parte a Firenze e provincia), che accolgono circa 3500 bambini. A questi si aggiungono 29 servizi sociali da 0-18 anni di cui 17 servizi di educativa scolastica, domiciliare e territoriale, 2 comunità per minori, 6 ludoteche e centri di aggregazione che vedono impegnati circa 160 educatori.

“L’emergenza sanitaria ci ha portato a non poter riaprire alcuni servizi come li abbiamo sempre gestiti e a ripensare radicalmente il lavoro educativo, un lavoro che da sempre mette al centro la relazione in presenza -afferma Elisa Ciotoli, coordinatrice del Centro Arcalab - Abbiamo utilizzato le risorse digitali per rimanere in contatto con i bambini, i ragazzi e i genitori, cercando di trasformare il momento critico in una opportunità di crescita dal punto di vista progettuale e formativo”.

È nato così “Il volo del calabrone”, un luogo virtuale in cui educatori della cooperativa, bambini, ragazzi e famiglie hanno continuato in questi mesi a incontrarsi a distanza, a svolgere attività educative e a progettare. Un lavoro educativo che il personale della cooperativa Arca ha svolto per nidi, scuole dell'infanzia, servizi sociali e che ha coinvolto circa 600 tra coordinatori, educatori, insegnanti, operatori e cuochi nella progettazione e realizzazione di percorsi specifici per le famiglie.
Il progetto ha visto anche la collaborazione di altre realtà del territorio, come InsettoStecco, Scuola di formazione Teatri d’Imbarco, Teatrodilina, Samuel Osman & Aurelie Henceval - Laboratorio Arca, Omar Cecchi - Duo Roboros, Simone Faloppa.

Ora la cooperativa ha deciso di non disperdere questo grande patrimonio accumulato nel periodo di emergenza, ma di tenerne traccia pubblicandolo on line su una pagina web specifica, per condividerlo con le famiglie e con tutta la comunità.

La pagina web raccoglie i contributi prodotti archiviandoli in 6 percorsi: letture di Arcalab: letture animate, drammatizzazioni, scatole narranti. I concerti di Arcalab: canzoni animate, filastrocche musicali e canti di gruppo. L’officina di Arcalab: proposte di gioco, invenzioni e laboratori. La cucina di Arcalab: ricette e proposte di gioco con gli alimenti. Segui la traccia: idee progettuali per proporre atelier e contesti di gioco. Pensieri in cantiere: iniziative, riflessioni e proposte rispetto al tema della riapertura dei servizi e del lavoro a distanza.

La pagina sarà via via alimentata con nuovi contenuti. Il percorso ARCAlab racconta è un progetto di Arcalab, il Centro di documentazione per l’infanzia e le famiglie della cooperativa sociale Arca inaugurato due anni fa a Firenze presso l’Exfila, uno spazio dedicato ad educatori e insegnanti come luogo di ricerca e formazione e un ambiente dedicato alle  famiglie in cui la cooperativa organizza laboratori dedicati ai bambini dagli 1 ai 6 anni e ai ragazzi delle scuole primarie e secondarie inferiori.

Pubblicato in Toscana

Cosa sappiamo sulla presenza delle mense in Italia? Analizzando i dati disponibili, si nota come dei 40.160 edifici scolastici statali presenti sul territorio, 10.598 (il 26,4%) siano dotati di mensa. Questo però non vuol dire che gli alunni che frequentano le altre scuole non abbiano accesso al servizio.

In primo luogo perché una stessa struttura può essere utilizzata da più istituti. In primo luogo perché una stessa struttura può essere utilizzata da più istituti. E poi perché i dati raccolti dal Miur si basano sulle dichiarazioni dei soggetti proprietari degli immobili, perciò fanno riferimento all’edificio scolastico e non alla scuola.

Il livello di presenza del servizio, inoltre, varia molto da regione a regione: in Valle d’Aosta il 70 per cento degli edifici scolastici statali ha la mensa, in Toscana il 62,9 per cento, in Friuli-Venezia Giulia il 62,1 per cento, in Piemonte il 61,3 per cento. Agli ultimi posti della classifica ci sono invece Umbria (13,1% di edifici scolastici dotati di mensa), Campania (9,6%) e Sicilia (8,2%). Si nota dunque una forte polarizzazione tra una minoranza di regioni del centro-nord dove la mensa è presente in più del 60% degli edifici scolastici e un mezzogiorno dove il dato non arriva al 20% (con l'eccezione della Sardegna). Da sottolineare però che anche regioni settentrionali come Lombardia e Veneto si trovano al di sotto della media nazionale.

In quasi tutte le regioni meridionali la presenza del servizio mensa è maggiore nelle aree interne rispetto ai poli. Questo dato è dovuto al fatto che generalmente al sud il numero di comuni classificati come periferici e ultra periferici è maggiore. Di conseguenza anche il numero degli edifici scolastici, delle mense e dei residenti, nelle aree interne sarà più elevato.

In questa classifica, al primo posto c'è la Basilicata che conta 67 edifici scolastici con mensa nelle aree interne su un totale di 92 scuole (72,8%). Seguono il Molise con 23 mense su 44 (52,3%), la Sardegna con 227 su 436 (52,1%), la Calabria con 158 su 385 (41%) e la Sicilia con 106 su 300 (35,3%). Si deve sempre tenere presente, però, il numero totale delle scuole esistenti. Ad esempio, in Molise le mense nei comuni periferici e ultra periferici sono il 52% del totale degli edifici dotati di mensa. Parliamo però di appena 23 scuole su un totale di 322. Stesso discorso vale anche per altre regioni come Sicilia (106 mense nelle aree interne su 3.669 istituti scolastici) e Abruzzo (35 su 1.080).

Al 2018, sono oltre mezzo milione i ragazzi che risiedono nei comuni periferici e ultra periferici. Una cifra non trascurabile dato che rappresenta circa il 7% della popolazione scolastica italiana. La Sicilia è la regione che ne ospita di più (oltre 105mila). Al secondo posto si trova la Sardegna (quasi 62mila), al terzo la Calabria (oltre 53mila) e al quarto la Basilicata (oltre 40mila). In queste quattro regioni vive più della metà degli studenti che risiedono in aree interne.

Mettendo in relazione il numero di residenti 6-18 nelle aree interne e il numero di mense presenti nelle aree interne delle varie regioni, il Friuli-Venezia Giulia risulta la regione migliore. Qui, infatti, sono presenti 25 edifici con mense a fronte di 2.113 giovani, quasi 12 mense ogni 1.000 studenti. Al secondo e terzo posto Liguria e Valle d’Aosta.

Agli ultimi posti ci sono invece la Sicilia con 106 mense per 105.347 giovani (una mensa ogni 1.000 studenti), la Lombardia (55 mense per 38.580 studenti) e il Lazio (39 mense per 26.500 studenti).  In totale, sono 1.112 gli edifici scolastici dotati di mense nei comuni periferici e ultra periferici.

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in Nazionale

Con quasi 500 incendi da nord a sud è un'estate di fuoco per Italia con pesanti danni all'ambiente, all'economia, al lavoro e al turismo.

È quanto emerge da una elaborazione di Coldiretti su dati del Dipartimento della Protezione civile nel periodo compreso dal 15 giugno a oggi in relazione all'ultimo violento incendio che sta devastando l'area di Budoni in Sardegna in una estate 2020 dove il fuoco ha colpito dalla Puglia all'Emilia Romagna dalla Sicilia al Lazio, dalla Calabria alla Campania, dall'Umbria alla Basilicata, con migliaia di ettari bruciati, animali morti, alberi carbonizzati, oliveti e pascoli distrutti e fiamme che arrivano a lambire le città come la stessa Capitale Roma costringendo a intervenire anche dall'aria con canadair ed elicotteri oltre che sulla prima linea di terra con le squadre dei vigili del fuoco.

Il diffondersi dei roghi è favorito dalle alte temperature con il 2020 che è stato fino adesso di oltre un grado (+1,01 gradi) superiore alla media storica classificandosi al quarto posto tra i più bollenti dal 1800, sulla base dell'analisi Coldiretti su dati Isac Cnr relativi ai primi sette mesi dai quali si evidenzia anche la caduta del 30% di pioggia in meno nonostante le ultime bombe d'acqua e grandine che hanno colpito il nord Italia.

“L'evidente tropicalizzazione del clima - spiega la Coldiretti - oltre a favorire il verificarsi di eventi estremi che negli ultimi dieci anni hanno causato oltre 14 miliardi di euro di danni a produzioni e infrastrutture crea anche le condizioni per l'esplodere di roghi devastanti nelle aree dove la siccità colpisce con maggiore violenza”.

(Fonte: Agenzia Dire)

Pubblicato in Ambiente&Territorio
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