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Martedì, 24 Novembre 2020

Giovedì, 10 Settembre 2020 - nelPaese.it

L'Italia ha ufficializzato la proposta di realizzare in Sardegna, nel territorio del Nuorese, l'Einstein Telescope (ET), un osservatorio pionieristico di terza generazione per le onde gravitazionali che contribuirà in modo decisivo a migliorare la nostra conoscenza dell'universo e dei processi fisici che lo governano. 

L'Italia è alla guida del gruppo di nazioni che hanno presentato la proposta nell'ambito dell'aggiornamento per il 2021 della roadmap ESFRI, il forum strategico europeo che definisce quali saranno le future grandi infrastrutture di ricerca in Europa, in virtù della sua lunga tradizione scientifica nel settore della rivelazione diretta della Onde Gravitazionali. 

L'impegno assunto dal Ministero dell'Università e della Ricerca italiano ad ospitare in Sardegna questa infrastruttura è supportato dalle espressioni di interesse da tre enti di ricerca nazionali italiani: l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN, coordinatore del progetto insieme agli olandesi del Nikhef, Istituto Nazionale di Fisica Subatomica), l'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). La regione Sardegna, così come le università di Sassari e di Cagliari hanno espresso il loro vivo interesse all'installazione di questa infrastruttura di ricerca avanzata.

"Le grandi infrastrutture di ricerca sono volano per la crescita scientifica, tecnologica ed economica", sottolinea Antonio Zoccoli, presidente dell'INFN. "Ospitare grandi infrastrutture di ricerca – prosegue Zoccoli –  significa attrarre nel proprio Paese giovani ricercatori e scienziati di altissimo livello da tutto il mondo, significa favorire lo sviluppo di un tessuto industriale dell'alta tecnologia, significa conquistare una leadership internazionale in campo scientifico".

"Poter realizzare questi ambiziosi progetti in Italia rappresenterebbe un'opportunità unica per catalizzare sul nostro territorio l'afflusso di nuove risorse, in termini sia di competenze scientifiche e tecnologiche sia economici, rafforzando l'eccellenza della ricerca italiana in questi ambiti, e favorendo l'innovazione e la competitività dell'industria nazionale sul mercato globale", conclude il presidente dell'INFN.

"ET consentirà agli scienziati di rivelare eventi di coalescenza di due buchi neri di massa media nell'intero universo contribuendo alla comprensione della sua evoluzione - spiega Michele Punturo, responsabile internazionale del progetto - e consentirà di vedere sotto una nuova luce l'universo oscuro chiarendo quali ruoli giochino l'energia e la materia oscura nella struttura dell'universo".

ET esplorerà in dettaglio la fisica dei buchi neri. Questi corpi celesti, caratterizzati da un campo gravitazionale di intensità estrema e la cui esistenza è predetta dalla relatività generale di Albert Einstein, ma per questo sono anche il luogo dove cercare di osservare fenomeni non predicibili da questa teoria, aprendo nuovi capitoli della Fisica. ET rileverà migliaia di eventi di coalescenze di stelle di neutroni binarie all'anno migliorando la nostra comprensione del comportamento della materia in condizioni estreme di densità e pressione, impossibili da riprodurre in qualsiasi laboratorio. Inoltre, potremo avere la possibilità di studiare la fisica nucleare che domina le esplosioni delle supernove.

"Si tratta di un progetto molto ambizioso, che apre prospettive di follow-up nello spettro elettromagnetico a tutte le lunghezze d'onda, in cui l'INAF, con le sue avanzate infrastrutture da terra e il suo coinvolgimento in prestigiose missioni spaziali, darà un contributo di portata storica" afferma Nichi D'Amico, Presidente dell'INAF e Professore Ordinario a Cagliari. "Il progetto - prosegue D'Amico - vede come territorio ospite la Sardegna, una regione che già ha dato prova della sua determinazione nel facilitare e sostenere l'insediamento nell'Isola delle nostre Infrastrutture scientifiche; l'Ateneo di Cagliari è già coinvolto in progetti di avanguardia dell'astrofisica moderna, e possiede al suo interno expertise di fisica e ingegneria, che trovano pieno riscontro nelle tematiche scientifiche e tecnologiche che nell'Einstein Telescope rappresentano una vera sfida. L'iniziativa - conclude D'Amico - vede istituzioni scientifiche e accademiche non solo di alto profilo, ma già radicate in un territorio che manifesta una evidente volontà di investire nella scienza e nella cultura".

ET sarà installato in una nuova infrastruttura e utilizzerà tecnologie molto avanzate e innovative e lo renderanno almeno dieci volte più sensibile nella rilevazione di onde gravitazionali rispetto agli strumenti attuali, gli interferometri per onde gravitazionali di seconda generazione Advanced Virgo, che si trova in Italia, all'osservatorio EGO European Gravitational Observatory gestito dall'INFN e dal CNRS francese, e i due LIGO negli Stati Uniti.

Per questo ET, ricoprirà un ruolo unico e fondamentale nell'ambito dell'astronomia multimessaggera. L'eccezionale scoperta del 17 agosto 2017, con l'osservazione di onde gravitazionali e di radiazione elettromagnetica emesse dalla stessa sorgente, ha aperto una finestra su questo nuovo campo scientifico che verrà pienamente esplorato da ET insieme alla nuova generazione di telescopi per la rivelazione di onde elettromagnetiche da terra e dallo spazio nei quali INAF è coinvolto direttamente, come ELT, SKA, CTA, Vera Rubin Telescope, ATHENA, THESEUS, per citarne alcuni.

Per operare al meglio delle sue potenzialità, l'osservatorio ET dovrà essere realizzato in un'area geologicamente stabile e scarsamente abitata; le vibrazioni del suolo di origine sia artificiale (traffico di veicoli, attività industriali) che naturale (terremoti) possono infatti mascherare il debole segnale generato dal passaggio di un'onda gravitazionale. Dal marzo 2019 l'INGV ha installato, in collaborazione con l'INFN e Sapienza - Università di Roma, alcune stazioni sismiche presso la miniera dismessa di Sos Enattos (nel comune di Lula, in provincia di Nuoro) che potrebbe ospitare uno dei vertici del futuro osservatorio. I primi risultati, in corso di pubblicazione sulla rivista "Seismological Research Letters", indicano che Sos Enattos è caratterizzato da un rumore sismico estremamente ridotto, tanto da collocarsi tra le 50 installazioni più "silenziose" al mondo.

"L'INGV sta contribuendo nella scelta dell'area più idonea per l'infrastruttura che rappresenterà anche una grande opportunità di misure del funzionamento della Terra, delle sue oscillazioni continue, della sua struttura interna, degli effetti astronomici che la deformano quotidianamente" affermano Carlo Doglioni e Gilberto Saccorotti, rispettivamente presidente e consigliere dell'INGV.

Il nuovo rivelatore gravitazionale è una occasione di sviluppo unica nel suo genere: si tratta di un investimento infrastrutturale di almeno un miliardo e mezzo di euro. In fase di costruzione porterà lavoro a più di 2500 persone in un territorio poco popolato; sul lungo termine sarà un grande polo scientifico di valore internazionale, destinato ad attrarre nuove risorse da investire alla frontiera della scienza e della tecnologia nuove, un motore di sviluppo e di crescita culturale per la Sardegna e per l'Europa intera.

"Il coinvolgimento dell'Università di Cagliari è una nuova dimostrazione delle politiche che l'Ateneo cagliaritano porta avanti – dichiara il Rettore Maria Del Zompo – La cultura è la base dell'innovazione, a sua volta fondamento della crescita economica. Le eccellenze presenti nell'Università di Cagliari nel campo della fisica, dell'ingegneria mineraria, energetica ed elettronica, dell'informatica, della geologia e delle telecomunicazioni rendono il contributo dell'Ateneo non solo di conoscenza, ma anche di competenza, e sarà sbocco naturale per i nostri studenti, dottorandi e ricercatori contribuendo a rafforzare la candidatura italiana. L'innovazione è il risultato di un percorso in cui la conoscenza aumenta di valore nel tempo fondandosi sulle scoperte del passato che diventano la base delle conoscenze future: l'esempio sono le miniere. Poter utilizzare una realtà del passato della Sardegna come base per lo sviluppo del futuro dimostra l'importanza della cultura universitaria, perché sono più solide le basi di chi costruisce sul passato rispetto a chi si limita solo al presente, anche in realizzazioni come questa che negli anni supereranno l'attuale stato dell'arte".

"ET è un'impresa scientifica e tecnologica di rilevanza globale, ed esprimo quindi tutta la mia soddisfazione per questo primo traguardo, che è stato possibile raggiungere grazie in primo luogo all'impegno dell'Università di Sassari, dell'INFN e di tutti gli enti scientifici coinvolti" commenta il Rettore dell'Ateneo di Sassari Massimo Carpinelli. "Ora ci auguriamo che il nostro grande progetto venga incluso nella prossima Roadmap di ESFRI e che possa essere ospitato in Sardegna. La presenza di un centro di ricerca di prima grandezza in territorio sardo apre prospettive di eccezionale rilevanza per lo sviluppo della Regione e per il futuro di tutti i giovani sardi", conclude Carpinelli.

Il secondo sito in fase di valutazione per la realizzazione dell'infrastruttura ET è l'Euregio Meuse-Reno, ai confini di Belgio, Germania e Paesi Bassi. La decisione sulla futura localizzazione di ET sarà presa entro i prossimi 5 anni.

 

Pubblicato in Ambiente&Territorio

Cresce l'interesse per l'evento "Un aquilone per Patrick Zaky" pensato da Amnesty International – Italia, Festival dei Diritti Umani e Articolo21. Segno che l'ingiusta carcerazione subita dallo studente egiziano sta indignando chi crede nei valori della libertà.

Il Comune di Bologna e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana si aggiungono ai patrocini concessi all'iniziativa, cui hanno dato la propria adesione anche la casa editrice People, Libera – Emilia-Romagna, il Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli, Pressenza Italia e il Festival del giornalismo civile Imbavagliati.

Sono passati sette mesi da quando Patrick Zaky è stato imprigionato in Egitto. Pochissime le visite permesse, censurate le lettere spedite e ricevute dallo studente egiziano. È accusato di incitamento alla protesta e terrorismo, ma in realtà paga il prezzo del suo attivismo per i diritti umani.

L'iniziativa "Un aquilone per Patrick" fa parte dell'intesa mobilitazione in Italia - dove Patrick studiava, presso l'Università di Bologna - per la sua liberazione. Nasce dopo aver appreso la notizia del divieto deciso dal governo egiziano di far volare gli aquiloni: l'ennesima libertà negata in uno stato dove dal 2017 è tornato in vigore lo stato di emergenza e in cui arresti, condanne, sparizioni forzate e torture sono prassi comuni.  

Amnesty International Italia, il Festival dei Diritti Umani e Articolo21 hanno lanciato l'idea di far volare Patrick metaforicamente fuori dalla prigione. Come? Con un aquilone, uno di quelli vietati in Egitto.  L'idea è diventata concreta grazie all'Associazione Cervia Volante che ha costruito l'aquilone, all'artista Gianluca Costantini che ha realizzato il disegno che ritrae Patrick e al Comune di Cervia che ha appoggiato l'iniziativa.

L'aquilone con l'immagine di Patrick Zaky volerà il pomeriggio del 12 settembre, alle 14.30, nel corso dell'iniziativa Sprint Kite, a Tagliata di Cervia. Prima del volo dell'aquilone per Patrick si svolgerà un incontro sulla situazione dei diritti umani in Egitto, alle 10.30 al Bagno Sabrina, sempre a Tagliata di Cervia (Viale Sicilia, 99). Incontreranno il pubblico e la stampa Bianca Maria Manzi (assessore al Welfare, Volontariato, Politiche Giovanili del Comune di Cervia), Giulia Groppi (Amnesty International Italia), Danilo De Biasio (Festival dei Diritti Umani), Donato Ungaro (Articolo 21), Gianluca Costantini (artista attivista), Roberto Guidori (Cervia Volante).  Emma Petitti, presidente dell'Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, invierà un saluto via videomessaggio. Sempre in videomessaggio sarà possibile ascoltare le parole di Bahey El Din Hassan, il fondatore del Cairo Institute for Human Rights Studies, da pochissimo condannato a 15 anni da un tribunale egiziano.

L'iniziativa ha il prezioso patrocinio dell'Alma Mater Studiorum Università di Bologna, l'ateneo che Patrick Zaky frequentava e che spera di rivederlo presto tornare agli studi.

 

Pubblicato in Nazionale

Valentina Petrillo è la prima atleta transgender italiana a correre per qualificarsi nelle Paralimpiadi di Tokyo 2021. L’11 e 12 settembre, ai Campionati italiani paralimpici di atletica leggera di Jesolo, gareggerà per la prima volta nella categoria femminile. La sua storia verrà raccontata nel film documentario “5 nanomoli - Il sogno olimpico di una donna trans”.

Il film, attualmente in lavorazione, è prodotto da Ethnos e da Gruppo Trans, con il sostegno di Uisp-Unione Italiana Sport Per tutti e Arcigay- Associazione Lgbti italiana. Il film viene sviluppato con la consulenza di Joanna Harper, studiosa canadese, autrice di numerosi studi sugli atleti transgender, e con il coinvolgimento di organizzazioni statunitensi, tra le quali la rivista Outsports, che si occupano della corretta rappresentazione delle persone trans nei media.

“5 nanomoli-Il sogno olimpico di una donna trans” racconterà la vicenda sportiva di Valentina Petrillo, atleta ipovedente che da poco più di un anno ha iniziato la sua transizione, anche farmacologica, verso il genere femminile. Forte dei titoli italiani conseguiti in passato nella categoria maschile, ha intenzione di coronare la sua carriera sportiva tentando di centrare la qualificazione alle Paralimpiadi di Tokyo. Se ci riuscisse, sarebbe la prima atleta trans* a rappresentare l’Italia in una competizione internazionale.

“L’idea di raccontare attraverso un documentario la mia vicenda di persona e di sportiva mi ha incuriosita sin da quando mi fu proposta – dice Valentina Petrillo - Ho consentito alla telecamera di entrare nella mia vita e di raccontare quello che mi succedeva. Attraverso questa esperienza mi sono trovata a specchiarmi nel mio mondo e a riguardarmi dall’esterno. Vorrei trasmettere quello che provo ogni giorno nella mia vita, quando corro e quando affronto le mie difficoltà ad esprimere quella che sono, in una società che per forza vuole darti un nome, una collocazione e definirti attraverso un genere sessuale. Vorrei arrivare soprattutto a chi, ancora oggi, crede che essere trans* sia un peccato, a chi crede che esistano solo due colori. Vorrei trasmettere la mia esperienza a tanti ragazzi smarriti che sentono dentro ‘qualcosa’ ma sono costretti a nascondersi e si chiudono in se stessi. Vorrei non sentire mai più dire avevo paura”.

Il film seguirà il percorso sportivo e umano di Valentina fino a Tokyo 2021, e le sue battaglie contro il pregiudizio e contro la burocrazia. Particolarmente importante è il coinvolgimento dell'Uisp, l'unico Ente di promozione sportiva italiano che contempli la presenza di persone trans* fra i suoi iscritti, tutelandoli con lo strumento del tesseramento Alias.

“Da tempo siamo impegnati per i diritti delle persone Lgbti nello sport – dice Manuela Claysset, responsabile nazionale Uisp per le politiche di genere e i diritti -  Insieme al Gruppo Trans abbiamo avviato un lavoro comune per far sì che Valentina potesse gareggiare come chiedeva: per questo abbiamo contattato Fispes e Cip presentando loro i nostri progetti sui diritti Lgbti, in particolare il tesseramento Alias per le persone transgender. Come Uisp diamo la possibilità alle persone che lo richiedono di acquisire una identità Alias, cioè essere riconosciute con un nome allineato al genere a cui si sentono di appartenere e differente dal sesso attribuito loro all'anagrafe, superando così una delle difficoltà che atleti trans possono riscontrare nello svolgimento dell'attività sportiva. Questa scelta è stata possibile grazie alla collaborazione di Rete Lenford Avvocatura Lgbt e la disponibilità di Marsh, broker assicurativo. Crediamo che questi impegni vadano assunti anche da altre associazioni e federazioni, per uno sport sempre più inclusivo e sensibile ai diritti di tutte le persone”.

"La tematica delle persone trans e del loro diritto allo sport è da anni oggetto di progetti e iniziative sia a livello nazionale che territoriale nella nostra associazione – dice Marco Arlati della segreteria nazionale Arcigay con delega allo sport - Questo film può essere uno strumento funzionale nel dare rilievo all’argomento e iniziare un dibattito approfondito su quali azioni mettere in atto per garantire a tutte le persone trans l’accesso allo sport, a tutti i suoi livelli, in tutta Italia. Arcigay vuole nei prossimi anni abbattere al minimo il tasso di abbandono delle attività sportive da parte delle nuove generazioni di persone trans".

“Raccontare la storia di Valentina in un film documentario è una grande sfida – dice Elisa Mereghetti di Ethnos - Troppo spesso l’approccio alle storie di transizione scade nello stereotipo, nello sguardo morboso, nella condiscendenza. Per evitare queste trappole, questi luoghi comuni, abbiamo scelto un approccio condiviso. Ci relazioniamo quasi quotidianamente con Valentina e con il Gruppo Trans, cerchiamo il giusto modo di inquadrare questa storia, le giuste sfumature. Sarà un film che mostra come lo sport e l’agonismo siano un possibile terreno di crescita sociale e di confronto sui diritti delle persone. Sarà anche uno dei primi casi in Italia in cui un’associazione di attivisti trans e una persona trans sono responsabili in prima persona della scrittura di una narrazione documentaristica. Noi, in quanto osservatori e interpreti della realtà, metteremo a disposizione immaginazione ed esperienza professionale, ma la storia di Valentina è veramente una storia unica. Lavorare così, attraverso il confronto creativo continuo, rappresenta una grandissima opportunità di crescita per tutti noi".

“In questi anni abbiamo lavorato molto per rivendicare l’esistenza di persone trans anche nel mondo dello sport – dice Milena Bargiacchi, del Gruppo Trans - l’incontro con Valentina ha alzato l’asticella dei nostri obiettivi. Quando l’ho incontrata per la prima volta era combattuta fra la necessità di essere se stessa e la consapevolezza delle sue doti atletiche. Non si dava pace all’idea di dover abbandonare la pista. Correre con le donne le era impedito perché legalmente non è riconosciuta come tale; continuare a farlo con gli uomini avrebbe significato tradire se stessa e il suo percorso. Ci chiese di restarle vicin*. È nata così l’idea di documentare la sua storia, anche per provare ad offrire a Valentina il supporto di cui avrebbe avuto bisogno per poter continuare a lottare. Le sue vicende, infatti, restituiscono un quadro di transfobia diffusa, ma sono anche un bellissimo esempio di quei valori di impegno e tenacia che lo sport, ad ogni livello, dovrebbe valorizzare e difendere. Grazie all’introduzione di norme internazionali che regolano la partecipazione di persone trans alle competizioni sportive, e all’iniziativa dell’Uisp di introdurre il tesseramento Alias, che rappresenta un primato a livello italiano, la storia di Valentina è già diventata il racconto di una grande vittoria, indipendentemente dai risultati in gara”.

Il film

Film documentario prodotto da Ethnos e Gruppo Trans aps con il sostegno di Uisp - Unione Italiana Sport Per tutti e Arcigay - Associazione Lgbti italiana. Da un’idea di Milena Bargiacchi, Christian Leonardo Cristalli. Sceneggiatura: Leonardo Arpino, Elisa Mereghetti, Valentina Petrillo. Regia: Elisa Mereghetti e Marco Mensa. Consulenza: Joanna Harper

Ethnos è una società di produzione cinetelevisiva fondata nel 1995, con base a Bologna e attiva a livello internazionale, specializzata in documentari e campagne di comunicazione sociale. www.ethnosfilm.tv

Gruppo Trans aps è un progetto di empowerment sociale fondato a Bologna nel 2016 da un collettivo di persone trans*. L’azione politica del gruppo mira a promuovere la visibilità delle persone trans*, decostruendo stereotipi e combattendo lo stigma legato alla transfobia. www.gruppotransbologna.com

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