Login to your account

Username *
Password *
Remember Me
Lunedì, 26 Ottobre 2020

Lunedì, 21 Settembre 2020 - nelPaese.it

Medici Senza Frontiere (MSF) chiede l'evacuazione dei casi più vulnerabili all'interno della Missione Speranza e Carità Biagio Conte a Palermo, che gestisce quattro strutture di prima accoglienza dichiarate zona rossa dopo l'elevato numero di contagi Covid-19 registrato.

Nel fine settimana MSF ha risposto all'appello alla città lanciato dalla Missione e ha inviato il proprio team, già impegnato in Sicilia per l'emergenza Covid-19 da aprile, per identificare i casi più vulnerabili dal punto di vista sanitario e socio-sanitario e supportare i volontari delle strutture nel rafforzamento delle misure in contrasto al coronavirus. L'intervento si svolge in collaborazione con il Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione della ASP (Azienda Sanitaria Provinciale) di Palermo.

"Ci troviamo di fronte a una situazione non semplice perché nelle quattro strutture sono ospitate molte persone ed è difficile garantire il distanziamento fisico. Se i più vulnerabili dovessero contrarre il Covid-19, la loro precaria situazione verrebbe seriamente aggravata. Comprendendo il difficile momento per la città di Palermo e apprezzando lo sforzo delle istituzioni, uniamo la nostra voce a quella dei volontari della Missione per chiedere una risposta più rapida possibile" dichiara il dott. Pier Occorso, medico di MSF impegnato a Palermo.

MSF avvierà a breve anche sessioni di formazione e promozione alla salute per tutte le persone presenti in due delle quattro strutture sulle misure di prevenzione e l'utilizzo dei dispositivi di protezione.

Sempre in collaborazione con l'ASP di Palermo, un team MSF continua l'affiancamento delle autorità sanitarie locali a Lampedusa durante gli screening medici agli sbarchi nel rispetto delle misure anti-Covid.

Pubblicato in Migrazioni

Il Forum Disuguaglianze e Diversità organizza il 23 settembre dalle 15.00 alle 17.30, nell'ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile di ASviS, l'evento "PROTAGONISTI DI FUTURO. VOCI, STORIE E PROPOSTE DI GIOVANI", che ha come tutor Global Thinking Foundation.

In Italia i giovani vivono una pesante crisi generazionale che si esprime nel basso tasso di laureati rispetto alla media EU, alto numero di ragazzi che non studiano e non lavorano, abbandono scolastico, salari bassi di entrata, pervasivo ricorso al lavoro gratuito, forte peso della ricchezza familiare nella realizzazione del proprio progetto di vita.

Una situazione pre-esistente ma aggravata dalla severa crisi provocata dal Covid-19. Obiettivo dell'evento è riflettere su questo tema e sul ruolo dei giovani, che rischiano di essere le principali vittime delle pesanti ricadute economico-sociali che la crisi sta provocando e di capire quali misure e politiche possano favorire la diminuzione della povertà educativa, il riequilibrio della ricchezza e un trasferimento di potere alle nuove generazioni. Durante l'evento alcuni giovani racconteranno i loro progetti di vita e gli ostacoli da rimuovere affinché venga loro garantito un "pieno sviluppo", come sancito dalla nostra Costituzione.

 Aprirà l'evento Enrico Giovannini, Portavoce dell'Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile. La sessione "GIOVANI – Grave crisi generazionale, oggi ancora più grave", vedrà gli interventi di Alessandro Rosina, Docente dell'Università Cattolica di Milano, Coordinatore scientifico Rapporto giovani dell'Istituto Toniolo e di Chiara Saraceno del Collegio Carlo Alberto di Torino e fondatrice di Alleanza per l'Infanzia. La sessione "IMPARO – Educazione: crescere insieme per un Paese più giusto" sarà introdotta da Marco Rossi Doria, vice-presidente Impresa sociale "Con i bambini" e a seguire interverranno Elena Cappai, Dirigente scolastico dell'Istituto Comprensivo "Sandro Pertini" di Torino, Giorgia Trotta, di SottoSopra, Movimento giovani per Save the Children, Claudia Segre, Presidente di Global Thinking Foundation, tutor dell'evento e Andrea Morniroli del Forum Disuguaglianze e Diversità. Salvatore Morelli, ricercatore al The Graduate Center at City University of New York e membro del ForumDD, introdurrà la sessione "REALIZZO – Una strada per riequilibrare la ricchezza fra i giovani. Cosa ne pensano?" in cui interverranno Rebecca De Fiore, di Senti Chi Parla, Vito Gesia, studente all'Università Bocconi, Marianna Pederzolli, di Genova che osa e Luca Garibaldi, Consigliere della Regione Liguria. L'ultima parte dell'evento, coordinata dalla scrittrice e giornalista Benedetta Tobagi, dal titolo "RICOMINCIO; PARTO; TORNO – Ricostruire un progetto di vita nel post Covid19. Opportunità e ostacoli" vedrà le testimonianze di Miguel Acebes Tosti, Tularù, Andrea Paoletti, Wonder Grottole, Daniela Bellomonte, Centro Tau e Andrea Pinchera, Pinchera web Group. Le conclusioni sono affidate a Fabrizio Barca, Coordinatore del Forum Disuguaglianze e Diversità. Modera l'incontro Silvia Vaccaro del Forum Disuguaglianze e Diversità.

 Il pubblico potrà seguire la diretta dell'evento sul  sito del ForumDD, sul sito del festivalsvilupposostenibile.it e sulle pagine Facebook dell'ASviS e del Forum Disuguaglianze e Diversità.

 

 

 

 

 

 

Pubblicato in Economia sociale

"Abbiamo accettato di salire sul treno del cambiamento affermando in ogni stazione intermedia del viaggio l'importanza di raggiungere la meta, poiché la posta in gioco è la modernizzazione del sistema sportivo - scrive Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp, nella lettera aperta diffusa questa mattina - la Uisp nel bagaglio di viaggio ci ha messo tutto il carico della propria storia fatta di battaglie per il diritto di tutte e tutti di accedere all'attività motoria e sportiva e farne strumento di emancipazione sociale, di affermazione della dignità della persona nel rapporto con la comunità".

"Siamo stati chiari fin dall'inizio, prima di prendere posto nella carrozza, che affrontavamo il percorso pieni di speranza e rispettosi come sempre del ruolo delle istituzioni e degli organi di rappresentanza dello sport. Più volte abbiamo detto che non eravamo e non siamo interessati alle diatribe di palazzo, agli schieramenti pro o contro qualcuno. Noi stiamo dalla parte delle libertà e non dei privilegi, dalla parte delle società sportive di base, dei nostri istruttori, dirigenti, tecnici, volontari, che attendono risposte chiare per migliorare la propria condizione quotidiana. Alcune realtà stanno chiudendo a causa della crisi sanitaria che ancora ci tiene bloccati, con conseguenti ricadute sociali non indifferenti che vanno ad aggravare la non facile condizione complessiva. Il mondo dello sport di base chiede risposte certe per uscire dalla situazione di grande difficoltà nella quale si trova, sul piano delle risorse da allocare nonché delle regole certe su cui programmare la propria attività nel prossimo futuro", continua Manco.

"Non vogliamo stare nel gioco della strumentalizzazione di chi annuncia l'unanimità degli organismi sportivi contro la riforma e di chi chiede smentite.  La Uisp ha sottoscritto insieme ad altri dodici Enti di Promozione Sportiva una proposta sul Testo Unico di attuazione della legge delega per il   riordino del sistema sportivo. Questa proposta è da tempo nelle mani del Ministro Vincenzo Spadafora e se si vuole fugare ogni dubbio basta rispondere in modo chiaro e definitivo a quel lavoro che rappresenta un punto di convergenza raggiunto con un preciso impegno nel merito dell'articolato", prosegue il presidente Uisp.

"Il viaggio sta per concludersi e sarebbe necessario arrivare a destinazione in tempo anche perché a breve c'è un Consiglio Nazionale del Coni. L'altoparlante ha appena annunciato l'ultima fermata: si chiama Coraggio!", conclude Manco. 

Pubblicato in Sport sociale

Hanno chiuso le sedi al pubblico, ma in poche ore hanno riorganizzato il personale a distanza e non hanno mai smesso di fornire i servizi: quelli tradizionali e quelli richiesti dalla nuova situazione. Per via digitale o per telefono hanno erogato un’infinità di consulenze su come fare volontariato in sicurezza. Hanno mobilitato decine di migliaia di volontari, in gran parte giovani e alla prima esperienza di impegno gratuito. Sono diventati delle “centrali” di smistamento di informazioni e di storie, ma anche di richieste d’aiuto da persone in difficoltà, svolgendo con lo spirito di un “pronto soccorso” una funzione cruciale di raccordo tra associazioni, cittadini e istituzioni.

Hanno osservato come una buona fetta del non profit abbia saputo reagire con flessibilità e straordinaria creatività (e anche con una sorprendente “conversione” al digitale) ai nuovi bisogni generati dall’emergenza sanitaria. Ma anche come il volontariato, e non solo quello “di base”, continui generalmente a essere trattato dalle pubbliche amministrazioni in modo “improprio e residuale: una manovalanza veloce e a costo zero, buona per tappare i buchi”. E soprattutto hanno capito cosa bisogna fare nell’immediato futuro e quali errori non si devono ripetere: non solo per rispondere a eventi improvvisi e straordinari, ma per svolgere con più efficacia il ruolo loro assegnato.

Una grande intervista collettiva

La pandemia da coronavirus non è stata la prima emergenza affrontata in questi anni dai Centri di servizio per il volontariato (Csv), ma è stata certamente quella che per la prima volta ha interessato tutta la rete nazionale. Una prova difficile, ma anche una sfida esaltante per verificarne le capacità di tenuta, e per riflettere in profondità su quanto avvenuto nei primi mesi del 2020. È ciò che si è tentato di fare con “Il volontariato e la pandemia. Pratiche, idee, propositi dei Centri di servizio a partire dalle lezioni apprese durante l’emergenza Covid-19”, il report realizzato da CSVnet dopo la “consultazione” di tutti i Csv svolta a giugno 2020.

Un questionario on line sulla fase 1, contributi scritti, otto sessioni di ascolto (oltre 20 ore in totale), le voci di oltre 150 dirigenti e operatori interpellati su quattro blocchi di domande: “cosa abbiamo fatto, cosa abbiamo imparato, cosa dovremmo fare (ed evitare) col senno di poi, cosa ci aspettiamo da CSVnet”. Il report è la sintesi questa “grande intervista collettiva”, scritta utilizzando centinaia di citazioni virgolettate e letta anche, nel capitolo finale, alla luce della teoria della “generatività sociale”.

Nonostante tutto

Benché si tratti di una riflessione ancora provvisoria - e a epidemia non conclusa - l’analisi e le prime conclusioni dei Csv appaiono già piuttosto definite, sia riguardo allo stato del non profit sul territorio che all’individuazione degli insegnamenti lasciati dall’emergenza.
Nel primo caso, gli Ets (enti del terzo settore, sigla dettata dalla riforma e usata nel report) sono stati a loro volta consultati dalla maggioranza dei Csv, con sondaggi strutturati sulle attività svolte e i problemi incontrati durante e dopo il lockdown: un lavoro di scavo che ha orientato quasi in tempo reale i Csv a rimodulare i servizi sulle reali esigenze degli interessati. I risultati, richiamati in parte nel report, parlano di una quota oscillante tra il 50 e l’80% di associazioni che nonostante tutto hanno continuato a operare, sia nei loro ambiti tradizionali che reinventandosi rapidamente - in presenza o on line - sui bisogni emergenti (consegna cibo e farmaci, assistenza telefonica, lezioni su web ecc.). Ma parlano anche di una difficoltà tuttora diffusa in alcune zone a lavorare in rete e di una quota non irrilevante di associazioni fragili o dall’età media dei volontari molto elevata, che probabilmente dovranno chiudere o fare comunque i conti con la ben nota qu estione del “ricambio generazionale”.

Dal digitale non si torna indietro

Quanto agli insegnamenti, in primo luogo i responsabili dei Centri di servizio hanno preso atto di come le emergenze funzionino da “acceleratori di processi già in corso” e di come, di converso non diano mai modo di improvvisare: si raccoglie insomma “ciò che si è seminato”, per citare uno dei concetti più ricorrenti. Il processo più visibile è senz’altro quello della digitalizzazione, accolta in modo sorprendente dal volontariato (ma non tutto) e dagli stessi Csv, e dalla quale “non si deve tornare indietro”. Una piccola rivoluzione per un associazionismo che ha sempre esaltato la socialità e la relazione fisica con le persone, e che invece si è accorto di come il web permetta di attuare forme di aiuto a persone in difficoltà in modo talvolta perfino più efficace che “dal vivo”; per non parlare dei vari tipi di incontri trasferibili on line: associativi, di formazione, di consulenza ecc. Certo occorrerà trovare un equilibrio tra modalità in presenza e a distanza: in sintesi, sostengono tutti i Csv, “il futuro è misto”.

Dalla “questua” alla pari dignità

Una delle questioni più delicate riguarda poi i rapporti del volontariato con le istituzioni, con i comuni in particolare. Un rapporto che durante la pandemia ha mostrato in modo eclatante i suoi limiti. Salvo alcuni territori in cui è più avanzata la cultura del fare rete e della pari dignità tra pubblico e privato, gran parte dei Centri di servizio convengono nel giudicare strumentale e regressivo l’atteggiamento delle istituzioni locali verso i volontari, considerati spesso come “utili idioti” o “questuanti inopportuni”. Per arrivare a una reale collaborazione, nella quale si riconoscano anche le idee e le competenze del volontariato, i Csv ritengono urgente consolidare le connessioni con gli enti pubblici e privati, la co-progettazione delle politiche, rafforzando però la consuetudine a lavorare in rete anche all’interno dello stesso terzo settore. Un lavoro a media-lunga scadenza che consiste nel “riempire gli spazi vuoti” e che deve partire subito.

L’onda emotiva

La terza questione urgente è come fare tesoro di quella “onda emotiva” di migliaia di cittadini che hanno mostrato la disponibilità a fare volontariato durante la pandemia; come tenerla viva? Come raccogliere e gestire quell’alto numero di volontari potenziali di cui spesso si parla, ma che si riesce ad attrarre solo raramente?

Un’agenda ambiziosa

Il report mette insomma sul tavolo un’agenda “ambiziosa, ma realistica”, dice il presidente di CSVnet Stefano Tabò nella prefazione, e il modo stesso in cui è stata costruita è un “investimento che risulterebbe sprecato se non ne derivassero puntuali conseguenze operative”, già a partire dalla prossima Programmazione annuale dei Csv.
Ma quell’agenda avrà bisogno di un adeguato sostegno sul livello nazionale da parte di CSVnet. Per questo un intero capitolo contiene le forti sollecitazioni della rete dei Csv all’associazione che la coordina, sia sul piano della formazione e del supporto tecnico, sia su quello dell’interazione con i soggetti di riferimento: dal governo nazionale all’Anci, dalle imprese alle associazioni di categoria, dalla Protezione civile alle Regioni, dal Forum del terzo settore all’Organismo nazionale di controllo degli stessi Csv.

Pubblicato in Nazionale

Rigenerare le comunità coinvolgendo i cittadini, un processo che parte dal basso anche grazie alla neo-costituita Monte Peglia Cooperativa di Comunità. Presentata nel Comune di San Venanzo dal Presidente Adriano Rossi, dal Sindaco Marsilio Marinelli e dal suo omologo del comune di Parrano Valentino Filippetti e da Andrea Bernardoni responsabile coop di comunità di Legacoop Umbria, avrà come finalità quella di creare la prima comunità energetica del centro Italia con l'ambizione di far diventare questo territorio "area ad emissioni 0".

Altri obiettivi importanti saranno quelli della valorizzazione dei prodotti locali, della promozione dell'attività turistica compresa l'ospitalità diffusa e l'innovazione nell'agricoltura biologica. A disposizione per questa sfida ci sarà un'oasi naturale di 40 mila ettari, la maggior parte dei quali di demanio regionale con più di cento casolari abbandonati, patria di oltre mille specie di vegetali, quarantaquattro specie di mammiferi selvatici ed oltre trentaquattro varietà di uccelli.

Tutto questo per cercare di arginare il rischio di spopolamento, negli ultimi 5 anni l'andamento nel Comune di San Venanzo è in trend negativo con 169 morti e solo 54 nati. L'obiettivo è quello di collegare tutte le imprese, le associazioni e i cittadini della zona per la valorizzazione del territorio e migliorare le condizioni sociali della popolazione creando nuova occupazione anche con l'autoproduzione di energia per tutti i soci.

In loro aiuto è arrivata sia la legge regionale sulle cooperative di comunità che si ispira al principio di sostenibilità sociale e ambientale che Legacoop Umbria che li ha seguiti nella fase di start-up e li accompagnerà nelle prime fasi di attività.

"Crediamo che le cooperative di comunità – dice Andrea Bernardoni di Legacoop – hanno grandi potenzialità di sviluppo nella valorizzazione delle aree rurali, nella rigenerazione delle aree urbane degradate e nella gestione dei beni comuni. Per questa ragione stiamo affiancando i cittadini che vogliono costituire nuove cooperative di comunità offrendo loro servizi specializzati e consulenze gratuite in modo da sostenere lo start-up e lo sviluppo di queste imprese".

Particolare sensibilità è arrivata anche dalle istituzioni del territorio che hanno accolto con entusiasmo l'iniziativa ed in particolari il Sindaco di San Venanzo Marsilio Marinelli e quello di Parrano Valentino Filippetti.

In questa fase costitutiva ci sono gia state ottime adesioni, si parte da 48 soci, con la speranza di allargare il bacino d'utenza a tutti quelli che vorranno aderire a questa nuova sfida.

"Con la chiusura della Comunità Montana Monte Peglia e Selva di Meana – dice Adriano Rossi Presidente della cooperativa- e la totale assenza di una politica per le aree marginali, il nostro territorio rischia il completo abbandono. Tuttavia abbiamo dalla nostra parte la "risorsa/territoprio in quanto il nostro ambiente è uno dei pochi a livello nazionale non antropizzati tanto che ha ricevuto il riconoscimento da parte dell'Unesco di Riserva Mondiale Biosfera".

Una nuova comunità diffusa volta al potenziamento delle risorse e al miglioramento della qualità della vita delle comunità locali attraverso lo sviluppo di una combinazione di attività quali, per esempio, interventi finalizzati alla riqualificazione di beni che rispondono a un interesse pubblico, alla tutela dell'ambiente, del decoro urbano e al recupero di luoghi in disuso, alla valorizzazione del patrimonio storico e culturale, allo sviluppo di energie rinnovabili, al riuso e al riciclo. Questa la nuova cooperativa di comunità Monte Peglia.

 

Pubblicato in Umbria
  1. Popolari
  2. Tendenza
  3. Commenti

Articoli Correlati

Calendario

« Settembre 2020 »
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
  1 2 3 4 5 6
7 8 9 10 11 12 13
14 15 16 17 18 19 20
21 22 23 24 25 26 27
28 29 30