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Martedì, 24 Novembre 2020

Lunedì, 28 Settembre 2020 - nelPaese.it

L’accesso sicuro e consapevole alla rete è un diritto di tutti, anche di chi, per età, ha meno familiarità con le nuove tecnologie e da queste potrebbe trarre beneficio.
Per questo CIDAS dallo scorso anno è impegnata nella gestione del Punto di Facilitazione Informatica all’interno del Laboratorio Aperto – Ex Teatro Verdi in via Castelnuovo 10 a Ferrara.

Il 28 Settembre, dopo la sospensione per l’emergenza sanitaria, ripartirà una delle attività più richieste del Punto di Facilitazione, ovvero i corsi di informatica di Pane e Internet, il progetto della Regione Emilia-Romagna, nell’ambito dell’Agenda Digitale Regionale, per favorire lo sviluppo delle competenze digitali dei cittadini al fine di garantire una piena cittadinanza digitale.
I primi a riprendere saranno i corsi di primo livello per un massimo di 8 persone ciascuno, nel rispetto delle disposizioni sanitarie, incentrati sull’utilizzo del computer e dei tablet, per prendere dimestichezza con i dispositivi e acquisire autonomia. Saranno fornite anche le competenze necessarie per destreggiarsi liberamente con l’utilizzo di internet, dei social network e delle email.
Successivamente verranno avviati anche i corsi di secondo livello, incentrati sulla fruizione di informazioni sul web e sulla condivisione di informazioni con altri utenti in tutta sicurezza, protezione dei dispositivi e dei dati personali e su come risolvere alcuni problemi tecnici di piccola entità.
Lo scopo è quello di eliminare il divario culturale fra chi ha avuto accesso alle tecnologie e chi ne è stato escluso totalmente o in parte.
Per informazioni e iscrizioni si può chiamare CIDAS al numero 0532 861597 o scrivere alla mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Nell’attesa della riapertura, giovedì 24 Settembre dalle 15 alle 18, presso il Laboratorio Aperto, il Punto di Facilitazione organizza l’incontro “Shopping Online”, nell’ambito di Pane e Internet, per approfondire la possibilità di fare acquisti in rete, conoscendone opportunità e rischi. Il docente dell’evento, curato da CIDAS, sarà Alessandro Canella, Consulente ICT, Forensic Expert e Security Evangelist.
Ci si può iscrivere compilando il modulo nella sezione eventi del sito www.laboratorioapertoferrara.it o chiamando al numero 0532 861597.

È inoltre nuovamente possibile recarsi di persona allo sportello del “Punto di Facilitazione Digitale”, che nei mesi scorsi era attivo solo on line per motivi di sicurezza. Un consulente sarà a disposizione per supportare e affiancare i cittadini di tutte le età che hanno poca dimestichezza nell’uso dei propri dispositivi digitali. L’apertura è dal lunedì al giovedì dalle 9.00 alle 12.00 e l’accesso è gratuito.

Il Laboratorio Aperto di Ferrara contenitore di queste iniziative, è un progetto inserito nel network dei Laboratori Aperti della Regione Emilia Romagna, che sinergicamente collaborano per apportare un cambiamento tangibile in materia di innovazione su tutto il territorio regionale. Il laboratorio nasce come incubatore di attività che hanno come obiettivo comune la valorizzazione del patrimonio culturale e umano del territorio di Ferrara, nato grazie al Fondo Europeo per lo Sviluppo regionale POR FESR 2014-2020, al contributo del Comune di Ferrara e dall’unione di Fondazione Giacomo Brodolini, ETT, MBS e CIDAS, soggetti gestori dello spazio.

Pubblicato in Emilia-Romagna

Apre oggi il bando “Coop 2030 – Impatto, sostenibilità, transizione” che Coopfond, il Fondo mutualistico di Legacoop, lancia per aiutare le cooperative a ripartire in modo più sostenibile, avviando un percorso di riposizionamento per avvicinarsi agli Obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU. Il bando può contare su uno stanziamento superiore ai 650mila euro ed è aperto a tutte le imprese associate a Legacoop con un valore della produzione compreso fra i 480mila e i 50 milioni di euro.Per partecipare: https://www.bandocoop2030.it

“Il ritorno alla normalità – spiega il direttore generale del Fondo mutualistico, Simone Gamberini – implicherà profondi cambiamenti nelle modalità di produzione e di offerta di servizi. Tutte le imprese dovranno considerare elementi di impatto sull’ecosistema, dalle fonti di energia utilizzate alle modalità di trasporto dei beni e di mobilità delle persone. È un passaggio fondamentale. Per questo Coopfond ha scelto di accompagnare le cooperative lungo questo percorso con un programma dedicato”.

Il bando Coop 2030 è articolato in quattro fasi ed è stato pensato in sinergia con l’avviso Fon.Coop. n. 46 Rilancio del 14 luglio 2020, dedicato alla riconversione nel medio-lungo periodo, alla trasformazione e l’innovazione delle attività delle imprese aderenti. Il finanziamento di Fon.Coop potrebbe, tra l’altro, co-finanziare la seconda fase del bando di Coopfond, assicurando una premialità nella valutazione da parte della commissione che opererà la selezione.

La prima fase del bando prende avvio oggi ed è finalizzata alla raccolta delle candidature e alla loro valutazione, in base a qualità della proposta, team dedicato dell’organizzazione, indici di bilancio, capacità di co-investimento, reale volontà di perseguire un percorso di riposizionamento. Per la seconda fase saranno selezionate, si stima, una decina di cooperative che riceveranno, per otto settimane, affiancamento e supporto da parte di un team specializzato di mentor e esperti costruito in base alla singola iniziativa, per un valore di 15mila euro per ogni cooperativa.

Alla fase 3 si stima accederanno sette cooperative i cui progetti, dimostrata la loro reale sostenibilità, saranno sostenuti con co-investimento da parte del Fondo (fino al 70%) e degli strumenti di sistema per l’avvio della sperimentazione. La fase 4 vedrà la presentazione dei risultati della sperimentazione e del piano di sviluppo a fondi di finanza di impatto e investitori istituzionali.

Pubblicato in Economia sociale

Medici Senza Frontiere (MSF) è seriamente preoccupata per l'impatto delle pesanti inondazioni su migliaia di persone costrette a lasciare le proprie abitazioni nell'area del Greater Pibor, in Sud Sudan. Le intense piogge, ancora in corso, stanno peggiorando una già devastante emergenza umanitaria e per questo MSF chiede alle organizzazioni nell'area di aumentare la loro risposta per prevenire una situazione ancora più disastrosa.

Per il secondo anno consecutivo, fiumi in piena e inondazioni stanno colpendo le comunità nella regione del Grande Nilo Superiore a una velocità allarmante. Da luglio, le inondazioni hanno sfollato centinaia di migliaia di persone e ne hanno lasciate molte altre senza accesso a cibo e acqua potabile. Sono esposte a malaria, malattie trasmesse dall'acqua, insicurezza alimentare e ai morsi di serpente, mentre le alluvioni travolgono le loro case e le loro fattorie.

"Quando sono iniziati i nuovi combattimenti, lo scorso giugno, siamo fuggiti nella boscaglia con il nostro bestiame" dice Martha, un'abitante locale. "Prima mi hanno rubato quaranta mucche, mentre oggi, a causa delle inondazioni, ho perso le altre sessanta per malattia. Praticamente non ho più nulla". Intanto Kony, suo nipote di sei mesi, si sta riprendendo da una malaria cerebrale in una clinica di MSF nella città di Pibor. Per raggiungerla, Martha e sua nuora hanno trasportato il piccolo per due giorni, il tempo necessario per raggiungere Pibor dal loro insediamento di Neemach.

Nella città di Pibor, dove MSF fornisce cure mediche salvavita, la situazione umanitaria sta diventando disastrosa. Nel 2019, una massiccia inondazione ha devastato l'area, costringendo i team di MSF a ridurre le attività e a dimettere i pazienti a seguito dell'allagamento dell'ospedale e dell'intero compound. Le ostilità riprese nella prima metà del 2020 hanno provocato sfollamenti su larga scala e hanno causato morti e perdite di risorse. Nell'agosto del 2020, con il miglioramento delle condizioni di sicurezza, MSF ha rilanciato un intervento di emergenza per rispondere ai bisogni delle persone sfollate a causa del conflitto, aprendo una clinica nell'unico luogo in città risparmiato dalle alluvioni del 2019.

"È stato un anno duro per questa comunità" dice Josh Rosenstein, vice capomissione di MSF in Sud Sudan. "Più volte MSF si è attivata per diverse emergenze e, anche in questo caso, il nostro ultimo intervento per assistere gli sfollati del conflitto si sta trasformando in una risposta alle inondazioni. Ora ci concentriamo su malaria, morbillo e le conseguenze delle alluvioni".

"Raggiungiamo ogni giorno le comunità con le nostre cliniche mobili per curare le malattie più gravi" aggiunge Rosenstein di MSF. "Stiamo anche implementando il nostro piano di emergenza per le alluvioni, che include la costruzione di ulteriori barriere intorno alla clinica per poter continuare a fornire cure mediche mentre il livello dell'acqua aumenta ad una velocità impressionante".

Il fiume Pibor si è ingrossato e ha invaso parti della città, lasciandole inaccessibili. Molte aree non possono essere raggiunte a piedi perché l'acqua è troppo alta e i mezzi di trasporto locali sono costosi per la popolazione. Un team mobile di MSF, composto da un medico, un infermiere e un promotore della salute, sta fornendo assistenza medica per prevenire e trattare le condizioni di salute più gravi nelle aree più difficili da raggiungere.

"Non riesco ancora a credere al livello di distruzione di infrastrutture e risorse che ho visto a Pibor" dice Simon Peter Olweny, coordinatore di MSF per le attività legate all'acqua e l'igiene. "Mancano bagni pubblici in città. Nella nostra clinica ne abbiamo solo due e non c'è spazio per costruirne di più per garantire uno standard minimo per le centinaia di pazienti che curiamo ogni giorno. Queste condizioni rappresentano un terreno fertile per le malattie".

MSF è turbata per il peggioramento della situazione: le continue crisi, l'impatto della pandemia di Covid-19 sulla capacità di risposta alle emergenze e la crescente insicurezza alimentare nella regione destano preoccupazione per il prossimo futuro.

"L'emergenza di oggi è solo un'altra situazione che aggrava le condizioni di vita delle comunità locali" continua Rosenstein di MSF. "Il peggio delle inondazioni deve ancora arrivare e le comunità sono già preoccupate per l'insicurezza alimentare. Nelle prossime settimane sarà più difficile accedere alle cure mediche e così le condizioni di vita delle persone saranno ancora più precarie".

Da luglio, MSF ha fornito acqua potabile, distribuito 7.252 zanzariere, assistito 1.493 bambini sotto i cinque anni affetti da malaria e curato 79 pazienti con il morbillo.  In un paese con uno dei più alti tassi di malattie e decessi infantili, MSF sta esortando tutte le organizzazioni a mobilitare risorse e aumentare la loro risposta nel Greater Pibor, includendo la distribuzione di cibo e altri generi di prima necessità, rifugi, acqua e servizi medici, per evitare lo stesso impatto disastroso delle alluvioni dell'ottobre scorso.

Pubblicato in Dal mondo

Dal primo ottobre l’esecuzione del servizio informativo 060606 di Roma Capitale e del contact center dell’Autorità Nazionale Anticorruzione sarà affidata alla Cooperativa Sociale Integrata aCapo.

La cronaca di questi ultimi giorni, però, riporta la preoccupazione di alcuni lavoratori di Crotone e di Roma in vista del cambio appalto per un fantomatico peggioramento delle condizioni contrattuali di tutela del lavoratore che il CCNL della cooperazione sociale comporterebbe rispetto all’attuale contratto nazionale delle telecomunicazioni. “Si tratta di preoccupazioni ingiustificate forse dovute alla mancanza di informazione o a cattive informazioni ricevute dai lavoratori” spiega Roberta Ciancarelli, Presidente della Cooperativa Sociale Integrata aCapo.

In effetti, la Cooperativa aCapo ha già assicurato a tutti lavoratori la possibilità del mantenimento del posto di lavoro con contratto a tempo indeterminato, riconoscimento dell’attuale monte ore e inquadramento all’interno del Contratto Nazionale della Cooperazione Sociale, con la prosecuzione delle attività sia a Crotone che a Roma. Questo Contratto collettivo è adottato da sempre nella Cooperativa Sociale Integrata aCapo, anche per i servizi di Contact Center, retribuendo e tutelando in modo dignitoso il lavoro di soci e dipendenti.

aCapo, adottando questo contratto, è stata pioniera in Italia di soluzioni di telelavoro, di inserimento lavorativo di persone con disabilità, di pratiche di conciliazione vita-lavoro. È opportuno ricordare che il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro delle Cooperative Sociali è di riferimento per oltre 400.000 lavoratori e 15.000 imprese attive in servizi chiave per il Paese e delle Amministrazioni Pubbliche.

“Si tratta un contratto collettivo nazionale serio, peraltro rinnovato a marzo del 2019, dalle principali centrali cooperative: Confcooperative Federsolidarietà, Legacoopsociali e Agci Solidarietà con le parti sindacali della funzione pubblica: Fp-Cgil, Fisascat-Cisl, Fps-Cisl, Uil-Fpl, Uil Tucs.

Oltre 40 lavoratori dello 060606 di Crotone hanno già compreso il valore e la serietà della nostra proposta sottoscrivendo il nuovo contratto” aggiunge Ciancarelli, che assicura: “I servizi di Contact Center 060606 e  Anac saranno pienamente attivi dal 1 ottobre con efficienza e garanzia di qualità come sempre dimostrato dalla Cooperativa aCapo“.

Pubblicato in Lavoro
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