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Martedì, 24 Novembre 2020

Mercoledì, 30 Settembre 2020 - nelPaese.it

"La giusta distanza". Tornano a Roma, sotto il segno del momento di eccezionale emergenza che stiamo vivendo, le contaminazioni artistiche e sociali di Restart: il tradizionale festival delle creatività antimafia e dei diritti organizzato e promosso da Associazione daSud che quest'anno giunge alla sesta edizione col rinnovato impegno a offrire un punto di vista nuovo e inedito sull'Italia di oggi.

In programma dall'8 al 10 ottobre, dalle ore 17 alle 23, negli spazi di ÀP - l'Accademia Popolare dell'antimafia e dei diritti con sede all'interno dell'IIS Enzo Ferrari di Via Contardo Ferrini, 83 -, incontri, dibattiti, musica, cinema, arte, fotografia, fumetto e il tradizionale Premio Restart alle migliori opere e realtà antimafia in Italia.

Una tre giorni, in presenza e nel rispetto delle norme sul distanziamento sociale, per parlare delle nuove geografie – educative, sociali, culturali, economiche, politiche, criminali e mafiose – generate dal CoVid-19 e per meglio cogliere – con analisi, esperienze e proposte – le sfide e le opportunità offerte dalla portata straordinaria di questa emergenza che, già domani, potrebbe rimettere in discussione di nuovo tutto.

«Viviamo l'equilibrio più precario: la pandemia - dichiara il presidente di daSud Danilo Chirico - ci minaccia, il rischio licenziamenti incombe su milioni di persone, aumentano le disuguaglianze, la scuola e la cultura soffrono come mai, le mafie – denunciamo da mesi – si cibano del bisogno dei cittadini. Dentro questo quadro così complicato e incerto, senza avere mai interrotto le nostre attività e i nostri servizi territoriali per le scuole e i cittadini della periferia sud est della Capitale, nasce il nostro festival Restart: l'edizione più difficile. Lo facciamo perché la crisi epocale ci propone nuove emergenze e povertà, ma anche la straordinaria opportunità di ripensare l'Europa, l'Italia, la nostra città. Il re ormai è nudo e le solite ricette non bastano più. Restart sarà un'occasione per cercarne di nuove, dal Recovery Fund alle prossime Comunali di Roma. Per ridefinire un impegno pubblico nelle scuole, nelle periferie, nella lotta alle mafie, nella cultura, in economia, nelle città da reimmaginare, nella pratica della trasformazione sui territori. Per costruire un nuovo patto sociale che ci accompagni nel mondo nuovo».

Tanti i nomi di rilievo che comporranno il programma dell'edizione 2020 del festival. Tra questi Luigi Manconi, Fabrizio Barca, Carola Carazzone, Marco Rossi-Doria, Giulio Cederna, Giovanna Boda, Ida Crea, Eleonora Camilli, ma anche Amin Nour, Francesca Mosiello, Selene Regio, Giulia Minoli, Stefania Mancini, Salvatore Monni e Marco Carta chiamati a discutere a diverso titolo - nel corso dell'8, 9 e 10 ottobre - di democrazia e diritti, di disuguaglianze e conflitti, di sociale e povertà educativa, di diritti in marcia, di violenza di genere, di comunità e territori capitali.

Anche quest'anno, particolare attenzione sarà riservata al tema "mafie". Più attive che mai anche in tempo di pandemia, saranno oggetto di discussione della seconda giornata del festival dedicata a #MaiDireMafia, un approfondimento che prenderà le mosse dal'inchiesta partecipata su Roma promossa da daSud e che si arricchirà degli interventi del sociologo Rocco Sciarrone e dei magistrati Franca Imbergamo e Francesco Cascini sull'economia parallela e complessiva generata dagli affari illeciti dei clan e delle analisi dei giornalisti Enrico Bellavia, Giuseppe Di Piazza e Ernesto Menicucci in relazione alle cronache del potere criminale nella città di Roma. Ancora sullo stesso tema, l'omaggio alla figura e al ricordo di Peppino Impastato con la presentazione - in apertura della terza giornata di Restart - del fumetto "Western a Mafiopoli" di Luca Scornaienchi e Luca Ralli (ed. Round Robin Editrice) a cui prenderanno parte gli autori.

Special guest della prima giornata di Restart saranno Fiorella Mannoia (ore 20) e i fratelli registi Fabio e Damiano D'Innocenzo (ore 21) e mentre il cantautore Maldestro chiuderà la seconda giornata con le sue canzoni (ore 21), i Lunatici di Radio2 Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio saranno tra i protagonisti della terza giornata (ore 19). Il festival si chiuderà il 10 ottobre alle ore 21 con il concerto in acustico degli A67 con ZULU, frontman dei 99 Posse.

Occasione importante per tornare a fare comunità attorno ad ÀP – lo spazio rigenerativo nel cuore di uno dei territori più fragili della Capitale (il VII Municipio), finalmente pronto a ripartire dopo il lungo periodo di chiusura straordinaria – il festival quest'anno coinciderà con i 15 anni dell'associazione daSud: un anniversario che gli organizzatori non mancheranno di festeggiare durante i tre giorni e, in particolare, nel corso della cerimonia per il Premio Restart 2020 (10 ottobre, ore 20).

A ricevere l'annuale riconoscimento alle migliori opere e realtà antimafia in Italia saranno il cantante Daniele Sanzone, la politica e scrittrice Elettra Deiana, il direttore del Museo delle Periferie Giorgio De Finis e gli operatori dell'Associazione Vintola 18 di Bolzano. Novità di quest'anno, il Premio Speciale Gleam che verrà assegnato ai creatori del blog "Bradipi in Antartide" che affronta in maniera atipica, originale e autobiografica le gioie e i dolori delle persone che soffrono di disturbi del neuro sviluppo. 

Altrettanto importanti, inoltre, gli eventi extra del festival (8-9-10 ottobre, dalle ore 17 fino a chiusura): Photo Box, il selfie-corner d'autore sul tema de "La giusta distanza" a cura di Marco Caputi (ÀP Foto); Pensieri liberi, la mostra-installazione all'aperto a cura della giovane e promettente Hagar Keshk, e l'esposizione di fumetto con le tavole originali tratte dalla graphic novel "Peppino Impastato. Western a Mafiopoli" (ed. Round Robin Editrice).

Ancora fuori programma, letture ad alta voce per bimbe e bimbi in collaborazione con Il Baule Magico (sabato 10 ottobre, ore 11) e due appuntamenti per i più giovani con il cantautore Maldestro, che il 9 ottobre alle ore 11 sarà protagonista di ÀP Tracce per raccontarsi agli studenti dell'IIS Enzo Ferrari e poco più tardi (ore 15) terrà una masterclass per gli appassionati di musica nell'ambito del progetto P.A.M. – Popular Academy Masterclass, il percorso altamente formativo avviato in collaborazione con Alta Mane Italia.

L'ingresso al festival è gratuito con tessera daSud. Obbligatoria la prenotazione a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. per ogni singolo appuntamento. Prevista la diretta streaming sui canali social ufficiali di Associazione daSud.  L'intero programma è consultabile a questo link: www.dasud.it/restart-festival-2020-programma/ 

Pubblicato in Cultura

Il cannabidiolo puro, uno dei tanti componenti della cannabis, riduce i la frequenza delle crisi epilettiche fino al 54% nei pazienti affetti da Sindrome di Dravet o di Lennox-Gastaut con epilessia farmaco-resistente, ed il suo effetto è riscontrabile anche nel lungo periodo. È quanto emerso nel corso della giornata di apertura del 43° Congresso Nazionale della Lega Italiana contro l’Epilessia (LICE), al via oggi e fino al 2 ottobre, il primo completamente virtuale e ad accesso libero presso la piattaforma http://lice2020.livebit.it/.

Secondo i dati presentati oggi dal Gruppo di studio Cannabis Terapeutica della LICE nell’ambito di un workshop dedicato in apertura del Congresso e al termine di un anno di studi clinici su un campione di circa 100 pazienti attualmente in terapia con Cannabidiolo puro assumendo il farmaco Epidyolex, è stato possibile verificare una riduzione mediana della frequenza delle crisi epilettiche dell’ordine del 40-54%, anche dopo 12 mesi di trattamento in 51 pazienti. Eventi avversi (non dose-relati) sono stati riferiti dalla metà dei pazienti in trattamento, ma di entità seria soltanto nel 9% dei casi.

“La sensazione comune di chi si è dedicato a questo importante campo di interesse – ha spiegato la dott.ssa Monica Lodi, Consigliere della LICE e coordinatrice del gruppo di studio “Cannabis terapeutica” -è che la strada sia ancora lunga ma interessante, soprattutto alla luce delle nuove prospettive che allargano ad altre potenziali molecole il mondo dei cannabinoidi con un "effetto entourage". Il nostro obiettivo è approfondire ulteriormente questo ambito di azione partendo da dati clinici oggettivi che abbiamo potuto riscontrare”.

In particolare, la raccolta dei dati clinici portata avanti dal gruppo di studio LICE ha interessato un campione di pazienti, sia bambini che adulti, con una epilessia farmaco-resistente nell’ambito della Sindrome di Dravet o della Sindrome di Lennox-Gastaut.

“Questi risultati - ha concluso il Professor Oriano Mecarelli, Presidente LICE – sono molto incoraggianti ed andrebbero verificati in casistiche più numerose di persone con epilessia farmacoresistente, anche con sindromi diverse da quelle per cui il farmaco Epidyolex sarà autorizzato. In Italia il Cannabidiolo “puro” potrà essere prescrivibile infatti a carico del Sistema Sanitario Nazionale speriamo entro la fine dell’anno, sulla base di un Piano di Trattamento specifico per pazienti con Sindrome di Dravet e Sindrome di Lennox-Gastaut di età superiore ai due anni ed in contemporaneo trattamento con Clobazam”.

 

 

Pubblicato in Salute

Che aria si respira nelle città italiane e che rischi ci sono per la salute?  Di certo non tira una buona aria e con l’autunno alle porte, unito alla difficile ripartenza dopo il lockdown in tempo di Covid, il problema dell’inquinamento atmosferico e dell’allarme smog rimangono un tema centrale da affrontare.

A dimostrarlo sono i nuovi dati raccolti da Legambiente nel report Mal’aria edizione speciale nel quale l’associazione ambientalista ha stilato una “pagella” sulla qualità dell’aria di 97 città italiane sulla base degli ultimi 5 anni – dal 2014 al 2018 – confrontando le concentrazioni medie annue delle polveri sottili (Pm10, Pm2,5) e del biossido di azoto (NO2) con i rispettivi limiti medi annui suggeriti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): 20µg/mc per il Pm10; 10 µg/mc per il Pm2,5; 40 µg/mc per il NO2.

Limiti quelli della OMS che hanno come target esclusivamente la salute delle persone e che sono di gran lunga più stringenti rispetto a quelli della legislazione europea (limite medio annuo 50 µg/mc per il Pm10, 25 µg/mc per il Pm2,5 e 40 µg/mc per il NO2) e il quadro che emerge dal confronto realizzato da Legambiente è preoccupante: solo il 15% delle città analizzate ha la sufficienza contro l’85% sotto la sufficienza.

Delle 97 città di cui si hanno dati su tutto il quinquennio analizzato (2014 – 2018) solo l’15% (ossia 15) raggiungono un voto superiore alla sufficienza: Sassari (voto 9), Macerata (8), Enna, Campobasso, Catanzaro, Grosseto, Nuoro, Verbania e Viterbo (7), L’Aquila, Aosta, Belluno, Bolzano, Gorizia e Trapani (6). Sassari prima della classe con voto 9 in quanto dal 2014 al 2018 ha sempre rispettato i limiti previsti dall’OMS per le polveri sottili (Pm10 e Pm2,5) e per il biossido di azoto (NO2) ad eccezione degli ultimi 2 anni in cui solo per il Pm10 il valore medio annuo è stato di poco superiore al limite OMS; analoghe considerazioni con Macerata (voto 8), in quanto pur avendo sempre rispettato nei 5 anni i limiti, per il Pm2,5 non ci sono dati a supporto per gli anni 2014, 2015 e 2016 che quindi la penalizzano.

Le altre città sopra la sufficienza, pur avendo spesso rispettato i limiti suggeriti dall’OMS mancano di alcuni dati in alcuni anni, a dimostrazione che per tutelare la salute dei cittadini bisognerebbe comunque garantire il monitoraggio ufficiale in tutte le città di tutti quegli inquinanti previsti dalla normativa e potenzialmente dannosi per la salute.

La maggior parte delle città – l’85% del totale – sono sotto la sufficienza e scontano il mancato rispetto negli anni soprattutto del limite suggerito per il Pm2,5 e in molti casi anche per il Pm10. Fanalini di coda le città di Torino, Roma, Palermo, Milano e Como (voto 0) perché nei cinque anni considerati non hanno mai rispettato nemmeno per uno solo dei parametri il limite di tutela della salute previsto dall’OMS. Dati che Legambiente lancia oggi alla vigilia del 1 ottobre, data in cui prenderanno il via le misure e le limitazioni antismog previste dall’«Accordo di bacino padano» in diversi territori del Paese per cercare di ridurre l’inquinamento atmosferico, una piaga dei nostri tempi al pari della pandemia e che ogni anno, solo per l’Italia, causa 60mila morti premature e ingenti costi sanitari. Il Paese detiene insieme alla Germania il triste primato a livello europeo.

Per questo con Mal’aria edizione speciale Legambiente chiede anche al Governo e alle Regioni più coraggio e impegno sul fronte delle politiche e delle misure da mettere in campo per avere dei risultati di medio e lungo periodo. Un coraggio che per Legambiente è mancato alle quattro regioni dell’area padana (Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto) che, ad esempio, hanno preferito rimandare all’anno nuovo il blocco alla circolazione dei mezzi più vecchi e inquinanti Euro4 che sarebbe dovuto scattare questo 1 ottobre nelle città sopra i 30 mila abitanti. Una mancanza di coraggio basata sulla scusa della sicurezza degli spostamenti con i mezzi privati e non pubblici in tempi di Covid, o sulla base della compensazione delle emissioni inquinanti grazie alla strutturazione dello smart working per i dipendenti pubblici.

“Per tutelare la salute delle persone – dichiara Giorgio Zampetti, Direttore Generale di Legambiente – bisogna avere coraggio e coerenza definendo le priorità da affrontare e finanziare. Le città sono al centro di questa sfida, servono interventi infrastrutturali da mettere in campo per aumentare la qualità della vita di milioni di pendolari e migliorare la qualità dell’aria, puntando sempre di più su una mobilità sostenibile e dando un’alternativa al trasporto privato. Inoltre serve una politica diversa che non pensi solo ai blocchi del traffico e alle deboli e sporadiche misure anti-smog che sono solo interventi palliativi. Il governo italiano, grazie al Recovery Fund, ha un’occasione irripetibile per modernizzare davvero il Paese, scegliendo la strada della lotta alla crisi climatica e della riconversione ecologica dell’economia italiana. Non perda questa importante occasione e riparta dalle città incentivando l’utilizzo dei mezzi pubblici, potenziando la rete dello sharing mobility e raddoppiando le piste ciclopedonali. Siamo convinti, infatti, che la mobilità elettrica, condivisa, ciclopedonale e multimodale sia l’unica vera e concreta possibilità per tornare a muoverci più liberi e sicuri dopo la crisi Covid-19, senza trascurare il rilancio economico del Paese”.

“L’inquinamento atmosferico nelle città – aggiunge Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente –  è un fenomeno complesso poiché dipende da diversi fattori: dalle concentrazioni degli inquinanti analizzati alle condizioni meteo climatiche, passando per le caratteristiche urbane, industriali e agricole che caratterizzano ogni singola città e il suo hinterland. Nonostante le procedure di infrazione a carico del nostro Paese, nonostante gli accordi che negli anni sono stati stipulati tra le Regioni e il Ministero dell’Ambiente per ridurre l’inquinamento atmosferico a cominciare dall’area padana, nonostante le risorse destinate in passato e che arriveranno nei prossimi mesi/anni con il Recovery fund, in Italia manca ancora la convinzione di trasformare concretamente il problema in una opportunità. Opportunità che prevede inevitabilmente dei sacrifici e dei cambi di abitudini da parte dei cittadini, ma che potrebbero restituire città più vivibili, efficienti, salutari e a misura di uomo”.

I focus

 Tornando ai dati del report Mal’aria edizione straordinaria i giudizi che ne seguono per le 97 città analizzate sono il frutto quindi del “rispetto” o “mancato rispetto” del limite previsto per ciascun parametro (inteso come concentrazione media annuale) rispetto a quanto suggerito dall’OMS per ogni anno analizzato. Tra gli altri dati che emergono: per le polveri sottili la stragrande maggioranza delle città abbia difficoltà a rispettare i valori limite per la salute: infatti per il Pm10 mediamente solo il 20% delle 97 città analizzate nei cinque anni ha avuto una concentrazione media annua inferiore a quanto suggerito dall’OMS; percentuale che scende drasticamente al 6% per il Pm2,5 ovvero le frazioni ancora più fini e maggiormente pericolose per la facilità con le quali possono essere inalate dagli apparati respiratori delle persone. Più elevata la percentuale delle città (86%) che è riuscita a rispettare il limite previsto dall’OMS[1] per il biossido di azoto (NO2). Il non rispetto dei limiti normativi imposti comporta l’apertura da parte dell’Unione europea di procedure di infrazione a carico degli Stati membri con delle conseguenze economiche per gli stessi.

Nel report Legambiente, inoltre, dedica un focus sulle auto come fonte principale di inquinamento in città e ricorda che le emissioni fuorilegge delle auto diesel continuano a causare un aumento della mortalità, come è emerso anche da un recente studio condotto da un consorzio italiano che comprende consulenti (Arianet, modellistica), medici ed epidemiologi (ISDE Italia, Medici per l’Ambiente) e Legambiente, nonché la piattaforma MobileReporter. Lo studio in questione stima per la prima volta in assoluto la quota di inquinamento a Milano imputabile alle emissioni delle auto diesel che superano, nell’uso reale, i limiti fissati nelle prove di laboratorio alla commercializzazione.  Se tutti i veicoli diesel a Milano emettessero non più di quanto previsto dalle norme nell’uso reale, l’inquinamento da NO2 (media annuale) rientrerebbe nei limiti di qualità dell’aria europei (già nel 2018). Invece il mancato rispetto ha portato alla stima di 568 decessi in più per la sola città di Milano, a causa dell’esposizione “fuorilegge” agli NO2 per un solo anno. Quindi per Legambiente si dovrebbero bloccare tutti i veicoli diesel troppo inquinanti, persino gli euro6C venduti sino ad agosto 2019. Lo studio si inquadra nella più ampia iniziativa transfrontaliera sull’inquinamento del traffico urbano Clean Air For Health (https://cleanair4health.eu/), progetto lanciato dall’Associazione europea sulla salute pubblica (EPHA) che coinvolge healthcare partner in diversi Stati Membri.

Proposte

Per aggredire davvero l’inquinamento atmosferico e affrontare in maniera concreta il tema della sfida climatica, servono misure preventive, efficaci, strutturate e durature. Tutto quello che non sta avvenendo in Italia. Per questo Legambiente torna a ribadire” l’urgenza di puntare su una mobilità urbana sempre più condivisa e sostenibile, di potenziare lo sharing mobility e raddoppiare i chilometri delle piste ciclabili, un intervento, quest’ultimo, già previsto nei PUMS, i Piani urbani per la mobilità sostenibile, che i Comuni devono mettere in campo al più presto”.

Legambiente ricorda che la Legge di Bilancio 2019, che ha visto stanziare i primi bonus destinati ai veicoli elettrici (auto e moto), “ha permesso di sperimentare la micromobilità elettrica, mentre con la Legge di Bilancio 2020 è stato possibile equiparare i monopattini con la ciclabilità urbana a cui si è aggiunto il bonus mobilità senz’auto”. Tutte misure convergenti e allineate che sono proseguite, anche in tempo emergenziale attraverso i “decreti Covid-19”, con la definizione di nuovi percorsi ciclabili urbani, la precedenza per le bici e le cosiddette “stazioni avanzate”

 

 

 

Pubblicato in Nazionale

“Comincio da zero” è il nuovo bando di Con i Bambini promosso nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile per incrementare l’offerta di servizi educativi e di cura per la prima infanzia, con particolare riferimento alla fascia 0-3 anni, nei territori in cui si registra una maggiore necessità.

Giunto alla seconda edizione, il bando per la prima infanzia si rivolge a partenariati promossi dal mondo del Terzo settore. Le partnership devono essere composte da almeno tre organizzazioni: due enti non profit, di cui uno con il ruolo di “soggetto responsabile”, e almeno un altro ente, che potrà appartenere anche al mondo della scuola, delle istituzioni, dei sistemi regionali di istruzione e formazione professionale, dell’università, della ricerca e al mondo delle imprese.

Le proposte presentate dovranno prevedere interventi volti a incrementare e qualificare le possibilità di accesso e fruibilità dei servizi di cura ed educazione dei bambini nella fascia di età 0-6 anni e delle loro famiglie, in particolare quelle più fragili. I progetti potranno avere una dimensione regionale (con un plafond complessivo dedicato pari a 22 milioni di euro) oppure interregionale (con un plafond complessivo pari a 8 milioni di euro), prevedendo in questo caso interventi al Nord, al Centro e al Sud. Complessivamente, sono a disposizione 30 milioni di euro.

Sarà importante sviluppare iniziative che prevedano l’integrazione di tutti i servizi per la prima infanzia, adottando un approccio multidimensionale (servizi educativi, sanitari, sociali, culturali, legali, ecc.) capace di rispondere in modo flessibile e integrato ai diversi bisogni dei bambini e delle famiglie, ampliare l’offerta e superare la frammentazione, nell’ottica di una presa in carico globale e di welfare comunitario. Per tali motivi, è fortemente auspicata l’integrazione dei nuovi servizi educativi con i piani di zona, anche nell’ottica di favorire la loro continuità.

Le iniziative dovranno, inoltre, prevedere azioni di sostegno e potenziamento della genitorialità, della maternità e della conciliazione famiglia – lavoro, e azioni di rafforzamento delle relazioni, del ruolo, delle competenze e delle professionalità di tutti gli attori della “comunità educante” coinvolti nel processo educativo.

Il ruolo dei servizi per la prima infanzia, che integrano la funzione educativa e formativa con quella di sostegno alla famiglia nella cura dei figli e nella conciliazione dei tempi di lavoro, è fondamentale. Investire sui servizi educativi per la prima infanzia significa intervenire in quella fase della vita in cui i divari sociali di partenza possono essere ridotti. Per ridurre la povertà educativa è pertanto necessario promuovere la diffusione dei servizi di qualità, soprattutto per bambini che non abbiano ancora raggiunto i tre anni di età.

 Secondo i dati di Eurostat, l’Italia ha raggiunto e superato il livello di copertura riguardo all’accoglienza dei bambini tra i tre e i sei anni (92,6 %), mentre risulta ancora lontana dall’obiettivo del 33% di bambini accolti nei servizi 0-3. Nell’anno scolastico 2017/2018 i posti disponibili nei servizi per l’infanzia (complessivamente 13.145 sul territorio nazionale, di cui il 51% offerti da servizi pubblici) hanno coperto solamente il 24,4% dei potenziali utenti con meno di tre anni.

Emergono, inoltre, forti disparità nella copertura territoriale dei servizi. Secondo il rapporto dell’Osservatorio #conibambini del giugno 2020, promosso da Openpolis e Con i Bambini, circa la metà dei comuni italiani è sprovvisto di asili nido, e le carenze maggiori si registrano in particolare nelle aree interne e al Sud. In Calabria, per esempio, la percentuale dei comuni senza asili nido arriva al 74,7%, in Basilicata al 67,2%, in Abruzzo al 65,9%. Mentre in Emilia Romagna si raggiunge quota 14,1%, in Toscana il 16,9% e in Veneto il 21,1%.

I progetti devono essere presentati esclusivamente on line, attraverso la piattaforma Chàiros raggiungibile tramite il sito www.conibambini.org, entro il 4 dicembre 2020. Le proposte valutate positivamente saranno sottoposte ad un’ulteriore fase di progettazione esecutiva in collaborazione con gli uffici di Con i Bambini, al termine della quale si procederà all’eventuale assegnazione del contributo.

Il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile nasce da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Coni Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD. Con i Bambini ha pubblicato ad oggi nove bandi, selezionando complessivamente 355 progetti in tutta Italia, con un contribuito di circa 281 milioni di euro. Gli interventi coinvolgono oltre 480.000 bambini e ragazzi, insieme alle loro famiglie, che vivono in condizione di disagio, interessando direttamente circa 6.600 organizzazioni, tra Terzo settore, scuole, enti pubblici e privati. www.conibambini.org

 

Pubblicato in Diritti&Inclusione

Amnesty International India ha annunciato la sospensione di tutte le sue attività dopo che il governo ha ordinato il congelamento dei conti bancari dell'associazione: l'ennesimo atto di una caccia alle streghe nei confronti delle organizzazioni per i diritti umani che operano nel paese, basata su accuse infondate e fabbricate.

"L'accanimento mostrato dal governo negli ultimi due anni nei confronti di Amnesty International non è affatto causale. Le costanti intimidazioni da parte di varie agenzie governative, tra cui quella che si occupa di fisco, sono la risposta alle nostre richieste di trasparenza e accertamento delle responsabilità e alle nostre denunce sulle gravi violazioni dei diritti umani nella capitale Delhi e nel Jammu e Kashmir. Per un movimento che non ha mai fatto nulla se non alzare la voce contro l'ingiustizia, quest'ultimo attacco equivale a congelare il dissenso", ha dichiarato Avinash Kumar, direttore generale di Amnesty International India.

La persecuzione nei confronti di Amnesty International India era iniziata il 25 ottobre 2018, quando un gruppo di funzionari dell'agenzia delle Entrate aveva fatto irruzione nella sede centrale dell'organizzazione, chiudendo gli ingressi e trattenendosi per 10 ore alla ricerca di documentazione contabile che era disponibile pubblicamente o era stata già trasmessa alle autorità competenti.

Erano stati coinvolti anche diversi donatori di Amnesty International India che, dopo aver ricevuto lettere di richiesta di informazioni, avevano cessato di finanziare l'associazione. Nel giugno 2019 ad Amnesty International India era stato impedito di tenere una conferenza stampa per presentare il suo rapporto sulle violazioni dei diritti umani in Jammu e Kashmir. Il 15 novembre dello stesso anno c'era stato un nuovo raid negli uffici dell'associazione e, in questa occasione, anche nell'abitazione del direttore generale.

Il 15 aprile 2020 la direzione di polizia per i reati informatici dello stato di Uttar Pradesh aveva chiesto a Twitter di fornire informazioni sull'account di Amnesty International India. "Trattare un'organizzazione per i diritti umani alla stregua di un'impresa criminale senza alcuna prova fa parte del deliberato tentativo del governo indiano e delle sue agenzie di instaurare un clima di paura e smantellare le voci critiche", ha aggiunto Kumar.

"È un giorno vergognoso per l'India: una potenza emergente, uno stato membro del Consiglio Onu dei diritti umani, la cui Costituzione contiene impegni per i diritti umani, cerca di ridurre al silenzio chi chiede giustizia. Molti dei nostri colleghi hanno perso il lavoro grazie all'azione del governo indiano. Continueremo a dare loro il massimo sostegno e a chiedere al governo di Delhi di porre fine a questa vergognosa repressione nei confronti di coloro che stanno dalla parte dei diritti della popolazione indiana", ha dichiarato Julie Verhaar, segretaria generale ad interim di Amnesty International.

Pubblicato in Dal mondo

Rilanciare la partecipazione per avviare una vasta mobilitazione delle intelligenze, delle competenze e dei “saperi” della Tuscia, per conseguire una più forte e condivisa decisione pubblica attivando processi partecipativi e rafforzando la trasparenza. Questo uno dei passaggi salienti del Documento di lavoro, presentato da Legacoop Lazio nel corso dell’iniziativa “SCENARI COOPERATIVI PER IL FUTURO DELLA TUSCIA” e realizzato grazie al supporto delle Cooperative aderenti e attive nel territorio.

Un invito a “cooperare” partito dal mondo della Cooperazione viterbese, che ha raccolto l’entusiastica approvazione di tutti i principali stakeholder del territorio presenti all’iniziativa del 28 settembre: dalle Istituzioni locali alle imprese (non solo Cooperative), dal mondo dell’associazionismo all’Università della Tuscia, passando per gli Assessori regionali Paolo Orneli, Alessandra Troncarelli e Giovanna Pugliese.

Anche il Ministro per gli Affari regionali e Autonomie, Francesco Boccia, ha voluto portare il suo saluto ai presenti, ribadendo l’importanza dei percorsi partecipativi per le politiche di sviluppo dei territori e l’apporto fondamentale che la Cooperazione può portare su questo versante. Ad aprire i lavori della mattinata il Presidente di Legacoop Lazio, Placido Putzolu, e il Responsabile Legacoop Lazio Distretto Lazio Nord, Massimo Pelosi. A seguire l’intensa sessione plenaria, moderata dalla Presidente della Cooperativa Eticae – Stewardship in Action e della Commissione Pari Opportunità di Legacoop Nazionale, Annalisa Casino. Una scelta non casuale, visto che lo scenario workshop di Legacoop Lazio è stato inserito nel calendario delle attività del Festival dello Sviluppo Sostenibile di ASVIS – Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile.

La sostenibilità è stata infatti il tema di fondo dell’intera iniziativa, nella convinzione che per raggiungere l’obiettivo di un pieno sviluppo sostenibile, anche in uno specifico territorio, occorra un cambio di rotta da parte di tutti i soggetti coinvolti. La Cooperative, come società di persone a carattere intergenerazionale, hanno sicuramente molto chiaro come la conservazione delle risorse naturali e del pianeta debba essere elemento fondante anche dell’attività economica.

Dopo la pausa pranzo, i lavori sono proseguiti con i due tavoli tematici “WELFARE TERRITORIALE: L’ESPERIENZA COOPERATIVA NELLA TUSCIA” coordinato dalla Responsabile Legacoopsociali Lazio, Anna Vettigli, e “TURISMO E CULTURA PER IL FUTURO SOSTENIBILE DELLA TUSCIA”, coordinato dal Responsabile CulTurMedia Lazio, Fabio Mestici. Due momenti di confronto separati ma legati da un unico filo conduttore: il rilancio di un territorio dalle potenzialità straordinarie, ricco di storia, cultura, patrimonio naturalistico e prodotti agroalimentari d’eccellenza ma, al tempo stesso, oggetto di un progressivo spopolamento e impoverimento del tessuto economico e sociale.

Un’idea di rilancio che parte dalla comunità, dai suoi bisogni e dalle sue peculiarità, per trovare nella forma cooperativa e nel concetto di collaborazione il suo punto di arrivo e, al tempo stesso, di partenza.

L’iniziativa “SCENARI COOPERATIVI PER IL FUTURO DELLA TUSCIA” è stata realizzata nell’ambito delle attività previste dal progetto “L.A.N.D. | Lazio Actions for Needs and Development”, finanziato dalla Regione Lazio, con il supporto della Cooperativa Speha Fresia.

Pubblicato in Lazio

Con ordinanza emessa il 29 settembre 2020 il giudice di Trento Flaim ha accolto il ricorso promosso da ASGI e da un cittadino etiope  – assistiti dagli avvocati Giovanni Guarini e Alberto Guariso – per contestare il requisito di 10 anni di residenza in Italia richiesto dalla  legge provinciale 5 del 2019 per accedere sia agli alloggi pubblici sia a un  contributo economico per il pagamento dei canoni.

Secondo la Provincia il requisito di 10 anni di residenza sul territorio nazionale andava introdotto in analogia con le norme sul reddito di cittadinanza, ma i ricorrenti hanno contestato sia l'illogicità di richiedere un requisito di lungo residenza sul territorio nazionale per una prestazione di carattere provinciale, sia gli effetti discriminatori della norma che portava alla esclusione di molti cittadini stranieri anche se inseriti da tempo nel contesto nazionale e trentino; sia il suo contrasto con la direttiva dell'Unione 109 del 2003 che garantisce parità di trattamento ai titolari di permesso di lungo periodo.

Il giudice ha ritenuto superfluo anche il rinvio alla Corte Costituzionale perché l'obbligo di garantire parità di trattamento discende direttamente dalle norme dell'Unione e prevale sulla legge provinciale. Ha quindi ordinato alla Provincia di "disapplicare" la legge provinciale e di modificare il regolamento attuativo eliminando il requisito dei 10 anni di residenza in Italia.

La decisione del giudice è immediatamente esecutiva e la Provincia è stata anche condannata a pagare 50 euro per ogni giorno di ritardo nell'esecuzione della ordinanza.

"La decisione dovrebbe essere materia di riflessione anche per il Governo rispetto alle norme sul reddito di cittadinanza – hanno dichiarato i legali dei ricorrenti – Per il Trentino poi è un primo passo molto importante per rimuovere le norme introdotte dalla Provincia negli ultimi anni in materia di welfare (come ad esempio la modifica della disciplina sull'assegno unico provinciale) che hanno determinato effetti gravissimi di esclusione in danno degli stranieri, in contrasto con le politiche di inclusione che l'Unione Europea ci sollecita e che andrebbero a vantaggio di tutta la comunità".

 

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