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Lunedì, 21 Settembre 2020

Martedì, 08 Settembre 2020 - nelPaese.it

Le imprese cooperative stanno contribuendo a sostenere la ripartenza dell’economia nazionale in settori cruciali, ma scontano difficoltà e preoccupazioni per il futuro nelle attività colpite più duramente dalla pandemia. Per questo, oltre a ritenere fondamentali i provvedimenti dedicati alla limitazione dei danni economici e sociali, considerano indispensabili soprattutto quelli per la ricostruzione del tessuto economico del Paese.

È quanto hanno affermato i rappresentanti dell’Alleanza delle Cooperative nel corso dell’audizione sul decreto agosto presso la Commissione Bilancio del Senato, avanzando alcune proposte di modifica del provvedimento sia in materia di lavoro sia di natura economica e fiscale.

Tra le proposte in materia di lavoro, l’anticipazione al 29 giugno (rispetto al 13 luglio indicato nel decreto) della data per l’applicazione della proroga per ulteriori 18 settimane degli ammortizzatori sociali (in modo da non lasciare scoperte le imprese che fin da subito hanno presentato domanda di CIG con causale COVID 19); l’inserimento di una deroga alla norma che esclude la possibilità, per le imprese dei settori servizio mensa e pulizia in appalto, di accedere agli ammortizzatori sociali nel caso in cui il committente non li abbia utilizzati (dal momento che l’esteso ricorso allo smart working ha comunque determinato riduzioni o sospensioni di questi servizi); la previsione di un periodo più lungo, rispetto ai sei mesi attuali, per il riconoscimento dell’esonero contributivo totale alle imprese che assumono o trasformano rapporti di lavoro a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato; l’estensione, almeno fino al 15 ottobre, della possibilità, per i lavoratori considerati fragili del settore pubblico e privato, di equiparare l’assenza dal servizio al ricovero ospedaliero ai fini del trattamento economico, in modo da garantire la sicurezza di questa categoria di lavoratori senza appesantire le imprese di maggiori oneri.

Per quanto riguarda gli interventi di natura economica e fiscale, i rappresentanti dell’Alleanza hanno chiesto di riconsiderare la proroga dello split payment, una misura che ha compromesso l’equilibrio finanziario delle imprese operanti con la Pubblica Amministrazione, sottraendo ad esse più di 6 miliardi di liquidità. Altro tema affrontato, quello della patrimonializzazione delle imprese. Pur apprezzando l’introduzione della rivalutazione dei beni di impresa, i rappresentanti dell’Alleanza hanno indicato l’esigenza di potenziare l’Aiuto alla Crescita Economica e di sostenere la capitalizzazione delle cooperative rivedendo la fiscalità del ristorno, con la proposta di prevedere che le somme destinate ad aumento del capitale sociale possano essere soggette ad imposta all’atto della loro attribuzione, con l’applicazione di una ritenuta del 12,50%.

Tra le altre proposte avanzate nel corso dell’audizione, la previsione di strumenti analoghi al workers buyout nella successione di impresa, per favorire la trasmissione di piccole imprese ai lavoratori attraverso la costituzione di società cooperative (in Italia il 14% delle imprese familiari non supera il secondo passaggio generazionale); l’attivazione di un piano di investimenti per il settore agroalimentare che consenta di rafforzare la competitività delle imprese, puntando soprattutto sui contratti di filiera e di distretto; l’estensione degli incentivi fiscali per sismabonus, ecobonus e ristrutturazione anche alle cooperative di abitazione per gli immobili di loro proprietà concessi in locazione; un incremento delle risorse stanziate dal decreto per il servizio civile; l’innalzamento del limite per l’applicazione del regime “de minimis” agli enti del Terzo Settore; l’introduzione di un meccanismo di riequilibrio contrattuale per consentire alle stazioni appaltanti di procedere ad una revisione dei contratti in essere con le imprese culturali e creative operanti in settori che implicano attività a contatto con il pubblico; l’adozione di alcuni interventi di completamento della riforma del diritto delle banche di credito cooperativo e di sostegno all’attività delle banche di territorio.

 

Pubblicato in Nazionale

Il 13 settembre a Strettura di Spoleto, nella Fattoria Sociale Le Pecore Gialle, si terrà il ControMano Festival, un evento dedicato all'artigianato, all'agricoltura e alle eccellenze locali in cui non mancheranno appuntamenti con la musica e lo svago. Organizzato dalla Cooperativa Sociale E.Di.T., dall'Emporio Tre Civette sul Comò e dalla Fattoria Le Pecore Gialle, il Festival si avvale della preziosa collaborazione in campo artistico-musicale di Metrodora Booking & Promotions.

La giornata sarà un'interessante miscellanea di stimoli ed esperienze di diverso indirizzo: una grande Mostra Mercato impegnerà gli spazi del noceto antistante l'ingresso della Fattoria, mentre nel parco della stessa saranno allestiti due palchi che ospiteranno alcune performance dal vivo.

ControMano Festival rispecchia l'ampia rete di contatti e collaborazioni che la Cooperativa E.Di.T. ha saputo mettere in campo durante questi ultimi anni di attività e che hanno reso attuabili alcuni ambiziosi progetti in ambito sociale. Fra gli espositori presenti alla Mostra Mercato, infatti, figurano realtà virtuose della nostra regione che si sono distinte per capacità di innovazione in campo sociale ma anche artigiani locali che portano avanti percorsi di grande qualità artistica. A questi, si affiancano alcune aziende del settore agroalimentare che hanno saputo riscoprire le eccellenze del nostro territorio e declinarle in maniera sostenibile.

A partire dalle ore 10, i visitatori potranno accedere gratuitamente (muniti di mascherina) alla Mostra Mercato, parcheggiando comodamente nell'apposito spazio a bordo strada messo a disposizione per l'occasione.

Nel parco della Fattoria, invece, sarà allestita un'area dedicata al ristoro, a ridosso della Piscina e dei palchi: a partire dalle ore 17 si terranno le esibizioni dal vivo di Rosewood, Tv Lumière e Dario Rossi. Il costo di ingresso all'area concerti (con prenotazione obbligatoria) è di €10, comprensivo di aperitivo nel prato.

Nel rispetto della vigente normativa in ambito di contenimento del contagio da Covid-19 e con l'intento di garantire il corretto svolgimento dell'evento, gli organizzatori hanno messo a disposizione un contatto telefonico (371.4941419) per informazioni e prenotazioni.

Pubblicato in Umbria

Questa mattina una delegazione di Amnesty International Italia ha tentato invano di consegnare questa mattina all'ambasciata d'Egitto a Roma 150.352 firme per chiedere l'annullamento delle accuse e la scarcerazione di Patrick Zaki. 

"Esprimiamo profondo disappunto per la totale indisponibilità manifestata dalla rappresentanza egiziana in Italia di fronte una richiesta formalizzata e notificata giorni prima", ha dichiarato Tina Marinari, campaign manager su Individui a rischio di Amnesty International Italia. 

"Avevamo scelto la data di oggi in coincidenza col settimo mese dalla formalizzazione dell'arresto dello studente dell'Università di Bologna. Riproveremo, se necessario, l'8 ottobre con un numero ancora maggiore di firme", ha aggiunto Marinari. 

Patrick Zaki è stato fermato il 7 febbraio all'aeroporto del Cairo, dove era atterrato da Bologna per trascorrere alcuni giorni con la sua famiglia. È stato poi posto in detenzione preventiva e indagato per cinque pretestuosi diversi capi d'accusa contenuti in un mandato di cattura emesso nel settembre 2019, quando era già in Italia: minaccia alla sicurezza nazionale, incitamento a manifestazione illegale, sovversione, diffusione di notizie false e propaganda per il terrorismo. 

Da allora la detenzione preventiva è stata prorogata numerose volte e non è noto quando si svolgerà la prossima udienza.  Nel pomeriggio è in programma a Milano un sit-in organizzato da Amnesty International Lombardia, con appuntamento alle 18.30 in piazza della Scala. 

Sabato 12 settembre a Cervia si leverà in volo un aquilone col volto di Patrick, disegnato dall'artista-attivista Gianluca Costantini. L'iniziativa, che si terrà alle 14.30 nell'ambito di "Sprint Kite", sarà preceduta alle 11 da una conferenza sui diritti umani in Egitto: è promossa da Amnesty International Italia, Festival dei diritti umani e Articolo 21, in collaborazione con l'associazione Cervia Volante e col patrocinio dell'Università di Bologna e del Comune di Cervia.

Pubblicato in Nazionale

Continua a diffondersi nella provincia dell'Equatore, un'area estesa e difficilmente accessibile, l'undicesima epidemia di Ebola in Repubblica Democratica del Congo (RDC). Medici Senza Frontiere (MSF), in azione fin dall'inizio per portare cure mediche e svolgere attività di promozione della salute, supporta oggi nove centri di trattamento e isolamento Ebola in cinque zone sanitarie tra le più remote.  

 Dichiarata lo scorso giugno, quando era ancora in corso la decima e il Covid-19 era già ampiamente diffuso, questa epidemia non presenta i problemi di sicurezza della precedente, ma enormi sfide logistiche. Si propaga infatti su un'area grande quasi quanto il Nord Italia, con alcune aree e villaggi raggiungibili solo via fiume a bordo di canoe o dopo ore di viaggio nella foresta su strade sconnesse. Le organizzazioni umanitarie hanno a disposizione un solo elicottero per spostarsi nella regione. Secondo gli ultimi dati ufficiali, sono 110 i casi registrati (104 confermati, 6 probabili) e 47 i morti.

 "Per rispondere alle emergenze sanitarie, il nostro team di emergenza ha a disposizione forniture medicali e veicoli, motociclette o motori fuoribordo da installare su barche o canoe" dice Mathias Dembo, coordinatore per la logistica di MSF. "Gli stock vengono distribuiti in base alle difficoltà delle zone in cui interveniamo e oggi nella provincia dell'Equatore le sfide sono enormi. Per raggiungere la zona sanitaria di Bolomba, ad esempio, abbiamo dovuto risalire il fiume Likelemba con tutta l'attrezzatura e il nostro team a bordo di canoe".

 Agire il più vicino possibile ai focolai attivi

 MSF si è attivata subito dopo la dichiarazione dell'epidemia inviando équipe nei distretti sanitari di Bolomba, Bikoro, Monieka, Ingende e Lotombe per frenare la diffusione della malattia, supportare la sorveglianza della comunità e fornire trattamenti rapidi ai pazienti che vivono nelle zone più difficili da raggiungere.

 "L'epidemia si muove insieme alle persone via terra e via fiume, in aree remote, in una provincia dove le infrastrutture sono scarse e i villaggi distanti tra loro" spiega la dott.ssa Maria Mashako, coordinatore medico di MSF (video). "Ecco perché MSF ha scelto una risposta decentrata che impiega le équipe nelle aree sanitarie più remote e colpite, con piccole strutture facilmente accessibili alle comunità".

Nella zona sanitaria di Bolomba, oltre al supporto fornito al centro di trattamento Ebola presso l'ospedale locale, MSF ha allestito anche due piccole strutture di cura e isolamento nelle aree remote di Boso Mondomba e Yuli. Lo stesso approccio decentrato è stato adottato nelle zone di Monieka e Bikoro, dove MSF supporta quattro piccoli centri Ebola in zone di difficile accesso.

 "Non ci limitiamo a sostenere solo la risposta all'epidemia di Ebola" aggiunge Mashako di MSF. "Supportiamo anche centri sanitari vicini ai focolai e quelli situati sulle principali assi di collegamento a Bolomba e Bikoro per garantire la continuità delle cure mediche di base e consentire l'individuazione precoce dei casi sospetti. Doniamo farmaci, offriamo formazione sull'Ebola al personale medico locale e rafforziamo le misure di prevenzione e controllo delle infezioni".

L'importanza del coinvolgimento delle comunità

Sull'Ebola la popolazione non è sufficientemente informata e visto che l'epidemia sta colpendo alcune zone sanitarie per la prima volta in assoluto, i team di promozione della salute di MSF stanno supportando le autorità sanitarie locali per rafforzare l'azione di sensibilizzazione e sorveglianza delle comunità. A Bolomba, Bikoro e Monieka, questa è una delle attività principali svolte da MSF. "Mia figlia è morta di Ebola. Due giorni dopo sono stata ricoverata anch'io" dice Samwengi Bokuma. "Sono stata più fortunata, sono sopravvissuta. Per evitare ulteriori tragedie nella comunità, mi sono unita al team di sensibilizzazione di MSF per condividere la mia storia e spiegare alle persone quali sono i sintomi della malattia".

"Questo approccio comunitario consente di rilevare i casi sospetti e gestire rapidamente gli allarmi" conclude la dott.ssa Mashako di MSF. "Permette inoltre alle comunità stesse di acquisire conoscenze utili per contribuire alla risposta dell'epidemia". Questi approcci decentrati e basati sulla comunità per rispondere all'epidemia sono integrati da un programma di vaccinazione supportato da altri partner. Dal 5 giugno 2020 il vaccino (ZEBOV-GP, già utilizzato nelle province nord-orientali durante la decima epidemia), è stato somministrato a circa 26.500 persone.

La provincia dell'Equatore, in particolare le aree sanitarie di Bikoro e Iboko, così come la città di Mbandaka, è già stata l'epicentro della nona epidemia di Ebola in RDC tra maggio e luglio 2018.

Pubblicato in Dal mondo

Amnesty International ha denunciato oggi in un nuovo rapporto che il governo di Malta ha fatto ricorso a misure pericolose e illegali per la gestione degli arrivi di rifugiati e migranti via mare, esponendo numerose persone a terribili sofferenze e ponendo la loro vita a rischio.

Nel 2020, inasprendo l'approccio nei confronti degli arrivi nel Mediterraneo centrale, il governo di Malta ha adottato misure illegittime e in alcuni casi inedite per evitare di prestare assistenza a rifugiati e migranti – fra cui l'organizzazione di respingimenti illegittimi verso la Libia, la deviazione delle imbarcazioni verso l'Italia invece del salvataggio delle persone in difficoltà, l'arresto illegale di centinaia di persone su traghetti male equipaggiati al largo delle coste maltesi e la firma di un nuovo accordo con la Libia per non permettere alle persone di raggiungere Malta.

"Malta si sta piegando a tattiche sempre più orribili e illegali per sfuggire alle proprie responsabilità nei confronti delle persone in difficoltà. L'Unione europea (Ue) e l'Italia hanno vergognosamente normalizzato la cooperazione con la Libia in materia di controllo frontaliero ma rimandare le persone verso la pericolosa situazione libica è tutt'altro che normale", ha dichiarato Elisa De Pieri, ricercatrice regionale di Amnesty International.

"Gli stati membri dell'Ue devono smettere di collaborare al rinvio di persone in un paese dove si trovano ad affrontare orrori indicibili", ha aggiunto De Pieri. Alcune delle azioni intraprese dalle autorità maltesi possono aver comportato la perpetrazione di reati che hanno dato luogo a morti che potevano essere evitate, regimi di detenzione arbitrari e prolungati e rinvii illegali verso la Libia dilaniata dalla guerra. Le autorità hanno anche utilizzato la pandemia da Covid-19 come pretesto per dichiarare Malta luogo non sicuro per lo sbarco, al fine di scoraggiare le persone in cerca di sicurezza e di una vita dignitosa in Europa.

Il comportamento ingiusto di Malta è parte integrante della più ampia attività degli stati membri e delle istituzioni dell'Ue tesa a esternalizzare il controllo del Mediterraneo centrale alla Libia, affinché le autorità libiche, sostenute dall'Ue, possano intercettare rifugiati e migranti in mare prima che questi raggiungano l'Europa. Successivamente, le persone vengono rinviate in Libia e arbitrariamente detenute in luoghi dove torture e maltrattamenti sono altamente probabili. Dall'inizio di gennaio al 27 agosto 2020, sono state 7256 le persone riportate in Libia da parte della Guardia costiera libica, sostenuta dall'Ue, che spesso è stata avvisata della presenza di imbarcazioni in mare da aeroplani impegnati nelle operazioni Frontex e in altre operazioni dell'Ue.

Il respingimento del lunedì di Pasqua

Il caso del "respingimento del lunedì di Pasqua" mostra fin dove le autorità maltesi sono disposte ad arrivare per evitare gli arrivi sulle proprie coste.

Il 15 aprile 2020, un gruppo di 51 persone, tra le quali sette donne e tre bambini, sono state rinviate illegittimamente a Tripoli dopo essere state soccorse dal peschereccio commerciale Dar Al Salam 1 nella zona di ricerca e soccorso maltese.

L'imbarcazione, su incarico dal governo maltese, dopo averli presi a bordo li ha riportati verso la Libia e li ha consegnati alle autorità libiche, esponendo rifugiati e migranti, appena sopravvissuti a un terribile naufragio, ad altri rischi per la propria vita.

Quando la nave ha raggiunto la Libia, cinque persone erano morte e secondo i superstiti altre sette erano scomparse in mare. Inoltre, i superstiti hanno raccontato che non è stata offerta alcuna assistenza medica a chi era a bordo. In una nota ufficiale, le autorità maltesi hanno confermato di aver coordinato l'operazione.

L'accertamento delle responsabilità a Malta

L'inchiesta condotta della magistratura ha lasciato molte domande senza risposta. Ancora non si conoscono le cause della morte delle 12 persone e come sia stato possibile rinviarne in Libia 51 nonostante fosse illegale trasferirvi persone. Il magistrato a capo dell'inchiesta non ha ascoltato le testimonianze delle 51 persone trasferite in Libia, né ha chiarito la catena di responsabilità nell'incarico alla Dar El Salam 1 e nelle istruzioni per il trasferimento delle persone in Libia.

L'Ong Alarm Phone ha prove di altri possibili respingimenti ad opera delle autorità maltesi avvenuti nel 2019 e 2020, sui quali non è stata svolta alcuna indagine.

La cooperazione di Ue e Italia con la Libia

L'Italia ha lavorato particolarmente a stretto contatto con la Libia, avendo prestato aiuto alle autorità marittime libiche attraverso la fornitura di navi, la formazione e l'assistenza nella creazione di una zona Sar (zona di ricerca e soccorso) libica per facilitare alla Guardia costiera libica l'operazione di riportare a terra i migranti.

Nonostante il conflitto in crescita e l'arrivo del Covid-19 a minacciare la situazione umanitaria di rifugiati e migranti in Libia, l'Italia ha continuato ad attuare politiche tese a far restare le persone nel paese. Ciò comporta la proroga per altri tre anni del Memorandum d'intesa sulla migrazione Italia-Libia finalizzato a incrementare le risorse delle autorità libiche per evitare le partenze, potenziare le operazioni militari nella regione – che si concentrano sul sostegno delle autorità marittime libiche – e a mantenere in essere le normative e le pratiche tese alla criminalizzazione delle Ong impegnate nel salvataggio di persone nel Mediterraneo centrale.

Il Mediterraneo centrale è la più recente zona di frontiera sulla quale Amnesty International sta facendo luce sulle violazioni a opera delle autorità degli stati membri dell'Ue. Nel 2020, Amnesty International ha anche documentato violazioni alla frontiera tra Croazia e Bosnia, e tra Grecia e Turchia. L'Ue ha urgente bisogno di un sistema di monitoraggio dei diritti umani indipendente ed efficace nelle zone di frontiera esterne per garantire un accertamento delle responsabilità per violazioni e abusi.

 

"La Commissione europea deve voltare pagina con il lancio, dopo l'estate, del nuovo patto su migrazione e asilo e garantire che il controllo delle frontiere europee e le politiche migratorie europee siano a sostegno dei diritti di rifugiati e migranti", ha commentato Elisa De Pieri.

 

"Gli orrori affrontati dalle persone rinviate in Libia devono mettere in guardia i leader europei dal cooperare con paesi che non rispettano i diritti umani. Continuando a incoraggiare chi perpetra queste violazioni e a nascondere la testa sotto la sabbia quando vengono commesse, quei leader sono altrettanto responsabili", ha concluso Elisa De Pieri.

Pubblicato in Nazionale
 
Il Centro di accoglienza di Lampedusa è stato svuotato: tutti i migranti che lo occupavano fino ad oggi sono stati trasferiti a bordo della nave inviata dal governo nazionale, su richiesta del ministro degli Interni Luciana Lamorgese.  Nel frattempo, sempre nella giornata di oggi, è arrivata una seconda nave per l’accoglienza, ed è previsto l’arrivo di una terza unità navale.
I migranti che sbarcheranno da adesso in poi sull’isola, saranno accompagnati al Centro di accoglienza per le sole visite mediche e per l’identificazione, quindi saranno trasferiti a bordo di una delle navi che stazionerà nel mare di Lampedusa. 
 
All’interno del Centro di accoglienza saranno effettuati interventi per adeguare la struttura alle norme sanitarie legate all’emergenza Covid19, sarà inoltre installata una nuova recinzione estera.
 
Questi temi sono stati al centro della riunione che si è tenuta oggi a Lampedusa, con il sindaco Totò Martello e i rappresentanti di Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco, Capitaneria di Porto, Usmaf, Agenzia Dogane, Asp, Protezione Civile, Croce Rossa, Invitalia. La riunione è stata coordinata al Prefetto Michele Di Bari, capo Dipartimento libertà civili ed immigrazione del Ministero degli Interni.
 
“Tutto sta procedendo secondo le direttive concordate nel corso della riunione della scorsa settimana a Palazzo Chigi con il presidente Conte, il ministro Lamorgese, il presidente della Regione Musumeci ed altri esponenti del governo nazionale”, ha detto il sindaco di #Lampedusa e #Linosa Totò Martello. “Finalmente a Lampedusa la situazione sta tornando alla normalità”, ha aggiunto.
 
 
 
 
 
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