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Sabato, 06 Marzo 2021

Lunedì, 25 Gennaio 2021 - nelPaese.it

Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp: "Credo per tutto il paese e, nello specifico dello sport, per tutti coloro che hanno a cuore le sorti e la sopravvivenza stessa di una grande infrastruttura sociale rappresentata dalle quasi centomila associazioni e società sportive presenti su tutto il territorio nazionale. Siamo stanchi di sentir parlare solo ed esclusivamente delle Olimpiadi e dell'eventuale sospensione del Coni. Esprimiamo il più alto rispetto verso il movimento olimpico, soprattutto alle atlete e agli atleti che sono chiamati a rappresentarlo ma si eviti di agitare costantemente il vessillo dell'autonomia come se fosse una presunta extraterritorialità verso tutto e tutti. Non si facciano passi per tornare al passato".

"Abbiamo avuto ripetute occasioni per apprezzare il cambiamento che c'è stato nell'assetto ordinamentale del sistema sportivo italiano - prosegue Manco - che ha determinato maggiore trasparenza, efficienza e soprattutto attenzione alla promozione sportiva. Non si vada nella direzione di una nuova società pubblica che aumenterebbe ancora di più i costi, lasciandone sempre meno a disposizione della promozione delle attività motorie e sportive. Se un ancoraggio ci deve essere, oggi più che mai, esso deve riguardare le indicazioni che le grandi agenzie europee e mondiali stanno offrendo sul terreno della promozione e prevenzione della salute, verso gli investimenti nella cultura motoria e del benessere che possa contribuire ad una società resiliente e sostenibile".

"Ovvero - conclude Manco - occorre garantire risorse per le attività che si svolgono sul territorio, per rigenerarlo, per migliorare la qualità della vita messa oggi in crisi dall'emergenza sanitaria ancora in atto. In sostanza, rendendo protagonista e garantendo la sussistenza ed il rilancio allo sport di prossimità, che è alla base di una buona e sana cittadinanza attiva. Gli strumenti ci sono, si riconoscano al Coni i dipendenti che già oggi utilizza e si chiuda una querelle che sta diventando stucchevole. Di fronte alla crisi di tantissime realtà sportive si eviti di continuare a guardare la pagliuzza rispetto ad una enorme trave che abbiamo davanti a tutti noi!"

Pubblicato in Sport sociale

Da molti anni ormai il Teatro delle Ariette realizza eventi per la Giornata della Memoria in Valsamoggia: nel 2004 la manifestazione intitolata Dentro la memoria, poi, negli anni successivi eventi e spettacoli che coinvolto tantissimi cittadini, sia come spettatori che come collaboratori, fino al 2019 con Per una memoria del presente e al 2020 con Cieli di ferro.

«Ci saremo, malgrado tutto, ci saremo anche questa volta, in piazza a Bazzano, al freddo, per il 27 gennaio». Così, scrive il Teatro delle Ariette nel presentare quest'anno "Un fiore per la memoria" un'installazione partecipata, realizzata in collaborazione con il Collettivo La Notte e con il sostegno del Comune di Valsamoggia, che si svolgerà in Piazza Garibaldi a Bazzano dalle ore 8 di mercoledì 27 gennaio sino alle ore 18 di venerdì 29 gennaio, con il desiderio di costruire insieme un'opera d'arte comune: un campo di fiori che sbocceranno in mezzo alla piazza. Chiunque potrà partecipare alla creazione di quest'opera portando un fiore (vero, finto o costruito) da piantare nel campo, un fiore che sboccerà come testimonianza muta, umile e leggera. Un gesto 'in presenza', da fare materialmente e che può unirsi a tanti altri piccoli gesti e ci faccia sentire cittadini che "insieme" costruiscono qualcosa per tutta la comunità.

«Abbiamo un cuore troppo grande, non ci sta dentro un file, uno schermo, un hard disk, una diretta streaming, ha bisogno di respirare aria, vedere occhi, muovere gambe, sentire freddo, sapere che in giro ci sono ancora uomini, donne, corpi, voci, odori, sapori, volumi, tre dimensioni, che ci vuole del tempo per prendersi cura, pensare. Quell'immane tragedia, che il 27 gennaio interroghiamo ogni anno perché faccia luce sull'animo di ognuno di noi, si è consumata nel fango dei campi, nella pulizia asettica degli uffici, nelle stanze lussuose del potere, nelle strade di città silenziose, nelle case, nelle stazioni, sui treni. L'abbiamo imparata leggendo libri, guardando film, documentari, ma più di tutto ci ha straziato il cuore, in un giorno di molti anni fa, il racconto di Gino Venturi, il suo sguardo, la sua voce profonda e gentile spezzata dalle lacrime, dai singhiozzi, l'indicibile storia della sua vita nei Campi di Concentramento. Ci ha segnato per sempre abbracciare il suo corpo, che era stato là ed era tornato, adesso potevamo accarezzare la sua faccia, bere con lui un bicchiere di vino, in silenzio, seduti a guardarci negli occhi. Lui ci ha detto con gentile certezza che il nostro bene più grande è la libertà interiore, che quella nessuno te la può portare via diceva, la libertà interiore te la prendono solo se ti ammazzano. Oggi il corpo di Gino non c'è più, il nostro c'è ancora».

Il Teatro delle Ariette sarà presente anche online - a partire dalle ore 7 del 27 gennaio - con il video "Una notte memorabile" che raccoglierà le impressioni dei giovani del Collettivo La Notte che hanno partecipato in questi anni agli spettacoli realizzati per la Giornata della Memoria.

Pubblicato in Cultura
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