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Domenica, 11 Aprile 2021

Lunedì, 08 Marzo 2021 - nelPaese.it

Secondo quanto è emerso dall’ultima ricerca condotta dalla Fish alla fine dello scorso anno sul tema delle violenze nei confronti delle donne con disabilità, circa il 63% del campione delle persone intervistate ha dichiarato di aver subito nel corso della propria vita almeno un abuso. Si va dalla violenza psicologica, riscontrata nella metà dei casi, a quella sessuale, che ha coinvolto circa una persona disabile su tre, tra quelle intervistate.

E ancora: atti di violenza fisica ed economica che sono stati riscontrati in tantissimi altri casi. Sono i dati e le storie di vita che emergono dal progetto “Disabilità: la discriminazione non si somma, si moltiplica”, promosso dalla Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, nell’ambito del quale sono state condotte due distinte ricerche. La prima edizione si è conclusa nel 2019 ed è stata svolta in collaborazione con l’associazione Differenza Donna, mentre la seconda è stata curata interamente dalla Fish.

«È la discriminazione multipla, quella che colpisce le persone che si trovano in una doppia condizione», dice Silvia Cutrera, vice-presidente nazionale della Fish e responsabile del gruppo donne della Federazione: «essere una donna con disabilità, infatti, vuol dire subire una doppia discriminazione. Perché si tratta di confrontarsi con tutte le barriere che già limitano o impediscono alle persone con disabilità la piena partecipazione alla vita sociale e il godimento dei propri diritti e delle libertà fondamentali». Una condizione di esclusione che si è aggravata, ulteriormente, durante la pandemia, un periodo in cui sono aumentate le richieste di aiuto ai numeri anti-violenza, così come è peggiorata la condizione lavorativa e sociale delle donne con disabilità e delle caregiver.

Prosegue Cutrera: «il combinato disposto di queste due condizioni di esclusione provoca, altresì, un effetto moltiplicatore sulle disuguaglianze, rendendole non solo più discriminate rispetto alle altre donne, ma anche, ovviamente, rispetto agli altri uomini con disabilità. E con particolare riferimento ai contesti familiari, domestici o di cura, perciò, producendo discriminazioni multiple». E ancora, la vice-presidente Fish ribadisce che «la mancanza di dati specifici e statistiche elaborati dagli enti pubblici sulle discriminazioni che colpiscono le donne e le ragazze con disabilità, rendono anche impossibile l’analisi sulla loro partecipazione alla vita sociale e così il riconoscimento di pari opportunità in tutti i settori della vita, ostacolandone, di fatto, l’adozione di misure e azioni politiche dedicate».

E poi conclude così - Silvia Cutrera - ricordando l’evento digitale, il digital talk sulla vita indipendente che si terrà oggi, 8 Marzo, a partire dalle 17 sulla piattaforma zoom: “Siamo donne”, che si apre con una mostra fotografica curata da Massimo Podio, prima di lasciare spazio alle riflessioni delle donne con disabilità, per poter rendere visibili così le loro vite, e le loro storie. Nel frattempo, «la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap, quotidianamente, non solo l’8 marzo», dichiara il presidente della Fish, Vincenzo Falabella: «continuerà ad assumere il compito di stimolare e informare, raccogliendo e diffondendo quei dati che promuovano la consapevolezza rispetto alle discriminazioni multiple, per far sì che vengano adottate politiche e strategie adeguate, in linea con gli atti internazionali come la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità». Non soltanto. Continua Falabella: «le politiche da adottare, in questo stesso senso, dovranno tener conto della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica, e delle norme previste dalla nostra carta costituzionale». E poi conclude: «una speranza, senza dubbio, viene dall’Agenda dell’Onu che, tra i suoi 17 obiettivi da raggiungere per il 2030, prevede di raggiungere l’uguaglianza di genere».

Per cominciare a costruire un mondo migliore in cui nessuno venga più lasciato indietro, «in questo 8 marzo, proprio come ogni anno, alziamo la voce per condannare le discriminazioni multiple e intersezionali che noi donne continuiamo a subire e per chiedere che la società e i poteri pubblici adottino un'agenda inclusiva che abbracci la diversità delle donne senza eccezioni», come si ribadisce, proprio oggi, nella “dichiarazione femminista” elaborata dall’European Disability Forum

Pubblicato in Parità di genere

“Anche quest’anno l’Alleanza celebra distanza l’8 Marzo, per il perdurare degli effetti della Pandemia, che continua a preoccuparci e a incidere pesantemente sulla vita personale, sociale economica in particolare delle donne. Vengono via via confermati i dati che temevamo rispetto all’impatto del Covid: a livello nazionale il 54% delle donne ha subito una perdita di reddito, alcune sino al 50%, mentre tra le persone che hanno perduto il lavoro nel 2020 le donne rappresentano il 70%. Le donne italiane sono più povere, più precarie e sovraccaricate da attività di cura! – afferma il Presidente Lusetti, anche a nome dei Co Presidenti Gardini e Schiavone- “Come movimento cooperativo intendiamo guardare al futuro impegnandoci concretamente in progetti ed azioni che opportunamente inseriti nel New Generation EU, come già ampiamente ribadito alle istituzioni, devono accompagnare il Paese ad un cambio di rotta non più procrastinabile, nel pieno rispetto dell’Agenda 2030, con particolare riferimento al Goal 5.”

“E’ l’occasione per ripensare percorsi più inclusivi, equilibrati e consapevoli della partecipazione di tutti, le donne in primis, per costruire un nuovo paradigma sociale e intervenire tempestivamente per ripensare il futuro, avere una visione di comunità, di sanità, di qualità della vita, di economia, di relazioni, ma soprattutto di lavoro.” Afferma Anna Manca Presidente della Commissione Donne e parità dell’Alleanza – “Come abbiamo avuto modo di scrivere alla Ministra Bonetti, se il tema delle infrastrutture, della connettività digitale quanto fisica è importante, altrettanto lo sono le infrastrutture sociali, ovvero la diffusione e l’accessibilità a servizi educativi, sociali, culturali, di housing quali opportunità e risorse senza le quali non vi sarà efficacia per le misure volte ad incentivare occupazione femminile, autonomia economica.”

“Il sostegno all’autoimprenditorialità rappresenta altresì uno dei settori strategici per il raggiungimento di un pieno empowerment femminile anche nel contesto lavorativo, specie se giovanile. Un presenza significativa la cooperazione al femminile che, con riferimento ai dati dell’Alleanza delle cooperative italiane, rappresenta oltre 10.000 imprese ( 34,2% del totale delle cooperative associate).” prosegue Annalisa Casino Co Presidente della Commissione” Guardiamo con speranza alle workers buy out che potranno avere importanti sviluppi specie alla luce di recenti provvedimenti. Riteniamo strategico affrontare in maniera strutturale, con il coinvolgimento di tutte le agenzie competenti, il tema del Digital Division in ottica di genere per rendere competitive le imprese femminili.”

“Affatto trascurabile il tema del lavoro agile “ conclude Sandra Miotto altra Co Presidente” se questa pandemia ha costretto molte imprese all’adozione del lavoro a distanza, abbattendo barriere fino a ieri apparentemente insormontabili, ci ha posto di fronte all’eterno problema della necessità di una maggiore condivisione dei carichi di cura tra uomini e donne, giacchè permane la figura femminile a gestire prevalentemente carichi di lavoro e di cura, in solitudine e in una sorta di segregazione, compresa l’assistenza, oggi più complessa, dei genitori anziani e soli. I congedi parentali vedono come sempre una selezione tra padre e madre lavoratore, sulla base di stereotipi ancora fortemente radicati e su una valutazione economica che visto il gender gap salariale, previlegerà la scelta delle figure materne lavoratrici a fermarsi. “

 

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