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Domenica, 19 Settembre 2021

Mercoledì, 26 Maggio 2021 - nelPaese.it
 
Si chiama Hesed ed è il cd nato dall’idea di Don Pasquale Di Giglio. Il 28 maggio il parroco napoletano della chiesa del Buon Pastore di Fuorigrotta lancerà l’iniziativa per sostenere la Caritas Inter Parrocchiale e anche i messaggi dei 3 brani contenuti nel disco. I proventi saranno devoluti in beneficenza all’Associazione “Caritas Inter Parrocchiale Don Pasquale Borredon”.
La parola “Hesed” è una delle più rilevanti della Bibbia in particolare dell’Antico Testamento.
 
Compare per circa 245 volte e ha un valore sia teologico che spirituale: definisce l’alleanza tra Dio e il suo popolo come un legame tra due persone che si amano. “Tenerezza, misericordia, comprensione, chinarsi su dolori e gioie altrui - spiega Don Pasquale - è questo il Dio che Project Hesed vuole raccontare, sulla scorta dell’esperienza biblica e personale di ciascuno”.
 
I tre brani prodotti da Stefano Gargiulo sono “Cantico dei Cantici” featuring Joe Mallo (Giovanni Marigliano), Qoelet featuring Veronica Simioli, Osea featuring Alex Romano. 
Don Pasquale ha deciso di tradurre testi dalla Bibbia in napoletano per rendere accessibile a tutti la parola del Signore. “Project Hesed - continua il parroco - nasce proprio da questo desiderio, incontrare la parola di Dio in maniera giovane e fresca in un contesto, quello attuale, dove i termini che leggiamo o ascoltiamo, rischiano di rimanere vuoti perchè non legati ad una concreta esperienza di vita. Attraverso i testi della Bibbia, soprattutto quelli dell’Antico Testamento, la volontà è quella di raccontare il desiderio di Dio che costantemente chiede relazione, affinchè nessuno si senta mai più solo”.
 

Brani e significato

Qoelet (IV - III sec. A.C.): “Dà un senso nuovo al tempo che passa perchè in questa dinamica di tenerezza è lui che aspetta riempiendo il tempo e la storia di speranza e vita”.
 
Osea (VII - VIII sec. A.C.): “Racconta un amore-desiderio che si infrange sulle nostre resistenze e che nonostante tutto continua a raggiungerci incessantemente”.
 
Cantico dei Cantici (VI sec. A.C.): “Racconta un amore liberato e gioioso senza resistenza nel desiderio dell’altro, un rincorrersi giocoso nel tentativo di incontrarsi in profondità”.
 
 

Note biografiche

 

Don Pasquale Di Giglio 

Nasce a Napoli, nel quartiere Fuorigrotta il 22 giugno 1975. Dopo la qualifica in “Maestro D’Arte Applicata” e il diploma in “Grafica Pubblicitaria e Fotografia” frequenta la facoltà di Conservazione dei Beni Culturali dove non consegue la laurea a causa della nascente vocazione sacerdotale che nel 1997 lo porta a  lasciare i suoi progetti per seguire il cuore e iniziare discernimento vocazionale presso il Seminario Maggiore di Pozzuoli “Redemptor Hominis”. Consegue poi la laurea in Teologia e nel 2003 inizia il suo ministero sacerdotale come presbitero della diocesi di Pozzuoli. Da agosto 2010 è Parroco della Parrocchia del Buon Pastore e San Francesco da Paola a Fuorigrotta.
 

Stefano Gargiulo

Nasce a Napoli il 17 marzo 1981. Dal Rock al Prog, dal Folk alle Colonne Sonore. Autodidatta, per poi studiare negli ultimi anni Armonia & Composizione con il M°Keith Goodman, dedicandosi alla musica orchestrale. Nel 2014 da Capodimonte approda a Hollywood vincendo il Los Angeles Music Awards come “Best Instrumental Album of the Year”, ricevendo al suo ritorno la Medaglia della Città di Napoli. Da qui nasce un bellissimo concerto inedito da lui diretto con l’Orchestra San Giovanni al Teatro San Ferdinando. Ha scritto un brano cantato per la Grecia commissionato da una produzione di Hollywood 48Film Project dal titolo “Respect Greece”. Ha firmato la Colonna Sonora dello spettacolo teatrale “Patrizio Vs Oliva” e la sigla “Glory” per le Universiadi di Napoli.
 

Giovanni Marigliano 

In arte Joe Mallo, nasce a napoli il 23 gennaio 1990. A dodici anni comincia a scrivere i suoi primi testi. Ha frequentato l’Istituto d’Arte Palizzi di Napoli. Le prime influenze musicali sono state quelle americane come Eminem, Snoop Dog, 50 Cent e Missy Elliott, successivamente quelle italiane come Articolo 31, Sottotono, 13 Bastardi e Dj Enzo. Ha partecipato a vari contest, festival ed eventi tra cui le Universiadi. 
 

Veronica Simioli

Nasce a Marano di Napoli nel 1987. La sua carriera inizia nel 2005 quando venne scritturata nel cast di “C’era una volta…Scugnizzi” di Claudio Mattone, all’epoca edizione capitanata da Sal Da Vinci dove comincia la sua più grande esperienza formativa che la vedrà impegnata per due anni in una tournèe in giro per l’Italia. Nel 2008 partecipa alla rassegna “Napoli Teatro Festival” con uno spettacolo di Peppe Lanzetta “L’opera di Periferia” dove coniugherà ancora più fortemente il connubio tra canto e recitazione. Con i Sud58 ha avuto la fortuna di collaborare con artisti come Enzo Avitabile, Gigi D’Alessio, Rocco Hunt, Edoardo Bennato e Valerio Iovine. Nell’estate del 2018 incide una rilettura di “Indifferentemente” con la dj internazionale Deborah De Luca che porterà in giro per il mondo la sua voce in una versione techno di questo pezzo che conta milioni di streaming e visualizzazioni.
 

Alessandro Romano

Nasce a Napoli nel 1984, cantante, musicista e cantautore. Si avvicina alla musica in tenera età, in adolescenza è frontman di svariate formazioni musicali. Finalista regionale dell’Emergenza Music Contest, collabora con artisti del territorio e soprattutto si dedica all’arte di strada in qualità di cantante-chitarrista, prima in Spagna e poi a Napoli. Si esibisce allo stadio Diego Armando Maradona in occasione delle Universiadi Napoli 2019 e nello stesso anno esce il suo primo singolo “Resta qui”.
Pubblicato in Cultura

Creare valore economico, sociale e relazionale per i territori di appartenenza sia attraverso una gestione prudente dell’attività bancaria, ma sempre attenta al sostegno delle realtà sociali e delle amministrazioni locali, sia attraverso l’impegno diretto e indiretto a favore della società civile. È questo il significato attribuito dalle Casse Rurali Trentine al concetto di funzione sociale, identificato e studiato nelle sue applicazioni da Euricse nella ricerca “La pratica della mutualità nel credito cooperativo trentino”, presentata oggi nella sala Congressi della Cooperazione trentina alla presenza del presidente Euricse, Carlo Borzaga, della ricercatrice Euricse Stefania Turri, del presidente del Fondo Comune delle Casse Rurali Trentine, Silvio Mucchi, e del presidente della Federazione della Cooperazione, Roberto Simoni.

I numeri delle Casse Rurali Trentine

L’indagine è basata sui dati riferiti all’esercizio 2019 messi a disposizione da Cassa Centrale Banca e su questionari ed interviste somministrati nel corso del 2020 a tutte le Casse Rurali. Ad inizio 2020 il sistema delle Casse Rurali Trentine si componeva di 16 banche di credito cooperativo (oggi diventate 15), con 262 sportelli in Provincia di Trento e 48 fuori Provincia. In media, quindi, ogni Cassa Rurale possiede 19 sportelli, con un numero massimo di 45 (registrato per la Cassa di Trento) ed un minimo di 4 (per la Cassa Rurale di Ledro). Sui 166 comuni trentini, le Casse Rurali sono presenti in 143 con almeno uno sportello, mentre in 12 Comuni si registra la presenza di più Casse Rurali. In totale sono 2.018 i lavoratori dipendenti, 130.624 i soci e oltre 499 mila i clienti serviti, dei quali si stima quasi 422 mila siano trentini. Il valore del totale attivo è pari a 16,2 miliardi di euro.

La definizione della funzione sociale e le sue interpretazioni

Ciò che permette alle banche di credito cooperativo di differenziarsi dagli altri istituti di credito è la loro funzione sociale. La ricerca di Euricse la definisce come creazione di “valore economico, sociale e relazionale per i territori di appartenenza sia attraverso una gestione dell’attività bancaria prudente, ma sempre attenta al sostegno delle realtà sociali e delle pubbliche amministrazioni, sia attraverso l’impegno diretto e indiretto a favore della società civile”.

L’indagine, curata dal presidente Carlo Borzaga e da Stefania Turri, va poi a identificare le modalità attraverso le quali la funzione sociale si concretizza, guardando alle attività bancarie svolte, alla gestione delle risorse umane e alle altre attività a sostegno del territorio e della comunità.

Le attività di carattere bancario

Il rapporto conferma che le Casse Rurali sono banche del territorio, vicine alle famiglie (88,9% della clientela servita), ma anche alle organizzazioni senza scopo di lucro, a cooperative, enti pubblici, consorzi di miglioramento fondiario che, insieme, costituiscono l’1,9% della clientela. Tra coloro ai quali il credito cooperativo trentino dichiara di prestare particolare attenzione ci sono i giovani: a loro sono rivolti prodotti bancari specifici. Inoltre, dal lato della concessione di credito, la maggior parte delle Casse dichiara di non aver registrato una diminuzione negli ultimi cinque anni. La garanzia maggiormente richiesta è mediamente quella fideiussoria dei genitori piuttosto che la presenza di un contratto a tempo indeterminato. Si aggiungono poi molte iniziative di carattere extra bancario, a supporto ad esempio della formazione, dell’orientamento o della mobilità internazionale. Di rilievo per quanto riguarda la funzione sociale sono anche i servizi di tesoreria per enti pubblici e assimilati del territorio che le Rurali svolgono anche senza una marginalità significativa. Se si guarda al rapporto con il Terzo settore e le cooperative, sono 7.578 i clienti che fanno parte di questa tipologia ed agli stessi sono spesso offerti prodotti e servizi dedicati.

Le risorse umane

La funzione sociale in questo caso traspare nel numero di soggetti che compongono le basi sociali, che a fine 2019 erano 130.624 (il 97,3% sono persone fisiche) e nella partecipazione alla vita sociale, con un tasso medio di partecipazione alle assemblee del 14,8%. Dal lato delle condizioni economiche applicate ai soci, rispetto a chi non lo è, si riscontrano condizioni solo limitatamente vantaggiose. Per raggiungere la parità di genere negli organismi di governance il percorso è invece ancora lungo: l’84,2% dei consiglieri è maschio, in quattro Casse Rurali i cda risultano composti esclusivamente da uomini e i presidenti sono maschi in 15 casi su 16. Tra i dipendenti, invece, il 45,2% è donna, con una prevalenza nella fascia d’età 30-50 anni ma, di nuovo, tutti i dirigenti ed il 78,7% dei quadri direttivi è uomo. Il 16,6% dei contratti è a part-time, nella quasi totalità stipulati da donne, potenzialmente per favorire la conciliazione lavoro-famiglia.

Lo sviluppo del territorio attraverso le attività non strettamente bancarie

Tra beneficenza e sponsorizzazioni, nel solo 2019, l’esborso per le Casse Rurali è stato di 11 milioni a beneficio di 8.973 iniziative tra sport e aggregazione (38,6%), promozione del territorio (34,1%), cultura (20,1%) e iniziative socio-assistenziali (7,2%). La creazione di benessere sociale è legata poi a diverse iniziative di coinvolgimento dei giovani, alla creazione di network imprenditoriali e di implementazione delle attività economiche e commerciali. Infine, la ricerca di Euricse identifica nella creazione di dieci enti di Terzo settore, in maggioranza fondazioni, un altro aspetto di rilevo legato alla funzione sociale.

Guardando al futuro, dalle interviste con i vertici delle Casse Rurali Trentine emerge la volontà di puntare, anziché sulle infrastrutture e sugli spazi fisici, sulla creazione di opportunità per i giovani, per gli anziani e per le persone fragili, oltre al sostegno delle attività economiche e sociali.

"La recente riforma del credito cooperativo, la costituzione dei gruppi bancari, i processi di fusione e l'aumento della concorrenza - anche in territori che una volta erano presidiati solo dalle Casse Rurali come quello trentino - hanno sollevato tra i cooperatori molte preoccupazioni per il possibile venir meno della distintività delle loro banche e per la perdita della loro funzione sociale. La ricerca sulla Casse Rurali Trentine dà una prima documentata risposta a queste preoccupazioni, indagando se e come esse hanno saputo mantenere e rinnovare l'attenzione al socio e alla comunità“, ha detto il presidente di Euricse, Carlo Borzaga.

“Il Fondo Comune delle Casse Rurali Trentine oggi gestisce il marketing di settore in Trentino ed è il maggiore azionista del gruppo Cassa Centrale Banca. In questo plurimo ruolo, operativo e politico bancario, punta a valorizzare azioni, scopi e finalità delle Casse Rurali. Dimostrare e rafforzare l’importante ruolo che - anche oggi - il credito cooperativo svolge per le comunità, è lo scopo principale. Per fare ciò si avvale anche di approfondimenti scientifici come quello realizzato da Euricse. Ancora una volta la sinergia e la valorizzazione di ciò che questo lungimirante territorio offre si rivela forza e concreta azione di prospettiva”, ha sottolineato il presidente del Fondo Comune delle Casse Rurali Trentine, Silvio Mucchi.

“Il credito cooperativo sta attraversando una fase di profonda trasformazione. Abbiamo una grande fortuna ed opportunità di avere una delle due capogruppo del credito cooperativo nazionale a Trento, anche per l’attivismo delle Casse rurali. In questa grande riforma il tema dell’autonomia e del rapporto con i soci è stato messo in dubbio e ha provocato qualche crepa. Le Casse rurali trentine devono rilanciare il proprio ruolo di socialità anche all’interno di un gruppo”, ha evidenziato il presidente della Federazione Trentina della Cooperazione, Roberto Simoni.

Pubblicato in Economia sociale

Le politiche di accoglienza e integrazione, il lavoro come strumento decisivo, le storie di migranti che hanno aiutato a crescere le comunità. Sono stati tanti i temi della due giorni “Come si cambia” del progetto europeo Max - Maximizing Migrants contribution to society: il progetto europeo che intende rafforzare - con mezzi e tecniche innovative - il tessuto esistente di reti e parti coinvolte nel fornire una rappresentazione più giusta e più accurata dei migranti, concentrandosi sul contributo che essi danno alla società e fornendo gli strumenti e le linee guida per farlo, in un quadro flessibile ed evolutivo.

Nell’evento svolto il 20 e il 21 maggio, organizzato e promosso da Legacoopsociali, Dedalus, Consorzio Cosm e Consorzio Communitas, si sono alternati esperti, politici, giornalisti, scrittori e organizzazioni sociali. Le presidenti di Legacoopsociali e Dedalus, Eleonora Vanni e Elena De Filippo, hanno salutato relatori e partecipanti puntando proprio sul ruolo della cooperazione sociale non solo in questo progetto ma in tutta l’accoglienza diffusa del Paese.

“Noi, cooperative sociali, continuiamo a lavorare per l’inclusione – ha affermato Vanni - e ci assumiamo il compito di lavorare per portare a sistema quelle che oggi sono testimonianze e buone prassi, ma anche qui non abbiamo la forza, né la presunzione di farlo da soli e al meglio. Occorre una sintesi e la collaborazione direi meglio cooperazione fra la politica che definisce le norme, gli interventi e le risorse, la società civile e il mondo economico e – ha aggiunto - particolarmente il mondo dell’economia sociale che noi rappresentiamo per creare le migliori condizioni per un’inclusione a tutti i livelli che valorizzi il meglio di ognuno”

“Al centro la narrazione delle migrazioni. Tanti sono stati i cambiamenti – ha spiegato De Filippo - sia rispetto ai numeri che alle traiettorie, ma un elemento costante è quello relativo alla collocazione nel mercato del lavoro dei migranti che li vede ai margini”

A mettere un accento politico sulla questione è stata Laura Boldrini, presidente Comitato diritti umani nel mondo Camera dei deputati: “abbiamo doveri imprescindibili come salvare le vite in mare. Sarebbe difficile immaginare una mare nostrum europea? È appannato anche il diritto d’asilo. C’è chi a posta non vuole gestire il problema, ma usa il fenomeno come uno strumento per alimentare il consenso, per rendere il tema esplosivo”.

A queste parole ha fatto eco l’intervento di Josè Antonio Diaz Moreno del Cese: “bisogna cambiare la narrativa, normalizzare il linguaggio positivo. Bisogna lottare contro questi discorsi neofascisti contro le migrazioni perché la popolazione deve essere interculturale perché questo arricchisce tutti noi”.

Nel dibattito sono stati snocciolati i dati che in buona parte smentiscono le narrazioni mediatiche e politiche correnti. Giovanni Di Dio di Anpal servizi ed esperto Labour migration ha ribadito come nel nostro Paese abbiamo “poco più di 5milioni di stranieri in Italia e i non comunitari poco più di 4milioni. Il paese europeo con più stranieri è l’Austria, l’Italia ha un livello di incidenza più basso rispetto al resto dell’Europa”. Enrico Di Pasquale, ricercatore della Fondazione Leone Moressa, ha parlato di “inverno demografico” per l’Italia e di come non si parla di emigrazione dal nostro Paese secondo i dati degli ultimi anni.

Con Valeria Piro, ricercatrice Università di Padova, e Marco Cilento, confederazione sindacati europei Etuc, si è acceso il focus sul lavoro in alcuni settori e sui diritti. “Gli effetti della pandemia sui migranti: aumento delle disuguaglianze, in primo luogo dal punto di vista sanitario ha affermato Piro - e aumento del rischio nei loro settori di lavoro, impoverimento delle condizioni abitative”.

Patrizia Luongo di Forum Disuguaglianza Diversità ha focalizzato l’intervento sulla condizione dei riders: “con la pandemia è aumentata la consapevolezza dell’importanza dei riders e questo può essere un fattore di spinta per il cambiamento nell’ambito dei diritti”. Filomena Costanzo (consorzio Sale della terra) e Federico Boccaletti (Cooperativa soc. Anziani e non solo) hanno fatto il punto su agricoltura e servizi alla persona.

La giornata del 21 ha visto una tavola rotonda con la giornalista dell’agenzia stampa Redattore Sociale e lo scrittore algerino Tahar Lamri che hanno discusso di linguaggi e media sulle migrazioni e sulle evoluzioni delle narrazioni in questi ultimi anni. A concludere l’evento è stata la proclamazione delle due realtà vincitrici delle “storie di successo” a cui hanno partecipato 300 votanti: Associazione Sabir e cooperativa sociale IPAD.

La prima, nella categoria “meno di 5 anni” è stata raccontata dall’Asssociazione Sabir e riguarda il giovane educatore gambiano Malick, costretto a lasciare il suo Paese perchè perseguitato. Oggi Malick, grazie ad una borsa di studio sostenuta dal progetto “Apri” della Caritas di Crotone studia  facoltà di Scienze Politiche.

La seconda storia è di Dionkem, un migrante maliano che ha fondato la cooperativa sociale IPAD Mediterranean. Arrivato nel 2010 in Italia, Dionkem è stato prima ospitato nella parrocchia del paese di Tiggiano. Dopo aver lavorato in agricoltura e nella ristorazione, nel 2019 dà vita alla Cooperativa che gestisce tutt’oggi. Nell’ottobre del 2020, dopo oltre 10 anni, ha potuto riabbracciare sua moglie e sua figlia che aveva lasciato nel Mali.

“Tra le finaliste del contest, erano presenti, in rappresentanza del Consorzio, anche la Cooperativa Diaconia di Frosinone e la Cooperativa L'Arcobaleno di Lecco. - dichiara il Consorzio Communitas - Tutte le storie raccontate hanno in comune la voglia delle persone accolte di dare il loro contributo attivo alla società. Storie di integrazione che sono state possibili solo grazie al grande lavoro sul campo di associazioni e cooperative e di comunità locali accoglienti, in stretto raccordo con le Caritas Diocesane. Dionkem, Dicko, Morick ed Eric, i protagonosti delle storie del Consorzio Communitas, sono esempi bellissimi di un’Italia che sa fare dell’accoglienza un’opportunità di crescita”.

 

 

 

 

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